Il the verde

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Cosa ne pensa Valdo Vaccaro

In linea generale, le bevande calde, le tisane e i the, assunti regolarmente, non incontrano i miei favori in quanto tolgono spazio all’acqua biologica naturale della frutta, sottoforma di succo zuccherino e mineralvitaminico e all’acqua verde clorofillata delle verdure crude. Accetto invece che essi vengano assunte a volte come scopo terapeutico, come nel caso di tisane di ortica, di malva, di camomilla, di tiglio e così via.

Il commercio mondiale del the raggiunge i 2,5 milioni di tonnellate ma, avendo peso specifico minore, si pone ai primi posti mondiali come bevanda effettiva. Il 78% del totale è costituito dal the nero, il 20% dal the verde e il 2% da altri tipi minori. Il contenuto in caffeina del the nero è di 40-80 mg per una tazza da 225 grammi. Quello del the verde è di 30-50 mg di caffeina per tazza da 225 grammi, inferiore sì ma non tanto. Nonostante il the verde contenga meno caffeina del the nero o del caffè, ciò non significa che sia immune dagli effetti collaterali che tale veleno può causare. Inoltre, si è scoperto che se consumato in quantità eccessive, in qualunque forma, può risultare tossico, soprattutto per fegato e reni, per cui si raccomanda di evitarne l’abuso.

Ricordiamo che caffeina e theina sono la stessa cosa. L’unica differenza consiste nel fatto che la prima viene chiamata così perché contenuta nel caffè, mentre la seconda viene estratta dalle foglie del the. Solo tardivamente si è venuti a conoscenza che le due formule chimiche erano identiche, quando ormai gli era stato dato un nome differente. Dunque si tratta della stessa sostanza.

La caffeina o theina è una sostanza appartenente alla famiglia degli alcaloidi naturali ed è presente in numerose piante, come quella del caffè, del the, del cacao (teobromina), della cola, del guaranà. La caffeina è uno stimolante del sistema nervoso centrale, oltre che un potente veleno con effetti dopanti. Stimola ed accelera il sistema nervoso e causa aritmie. Irrita lo stomaco e danneggia il fegato. É parente non lontana dell’acido urico, ed è considerata una delle 20 sostanze più nocive al mondo. È una versione leggermente meno potente della cocaina. Obbliga il cibo a lasciare lo stomaco troppo presto e rallenta la peristalsi intestinale. Appesantisce l’alito e ingiallisce i denti.

Tornando al the verde, esso non sta lontanissimo dal caffè. Tra i suoi effetti collaterali ci sono insonnia, nervosismo e altri sintomi simili, come ad esempio aumento della pressione arteriosa, quindi il suo consumo deve essere limitato in caso di ipertensione. L’azione diuretica, aumenta l’eliminazione di liquidi contenenti elettroliti, pertanto proprio come il the nero, se bevuto in quantità eccessive, potrebbe avere un effetto demineralizzante. Per via del suo contenuto di tannini, in infusi concentrati o a digiuno, può causare nausea e vomito. Inoltre, i tannini interferiscono nell’assorbimento del ferro, pertanto il consumo eccessivo di the verde può causare anemia.

È sconsigliato per i bambini, dato che può causare insonnia, nervosismo e irritabilità. In caso di anemia sideropenica, evitare il consumo di the verde, immediatamente prima o dopo i pasti, in modo che i suoi tannini non interferiscano con  l’assorbimento del ferro.

http://valdovaccaro.blogspot.it/2014/04/i-danni-del-verde-e-della-caffeina.html

Sono contrario al the verde, ma anche a tutte le bevande calde alle quali la gente ricorre, perché:

1) Tutte le bevande riscaldate innescano la leucocitosi, persino la bollitura della semplice acqua, in quanto il sistema immunitario evidentemente non gradisce le sostanze smagnetizzate e diselettrizzate dal calore.
2) Tutte le varietà di the, incluso il magnificato the verde, abbassano orribilmente l’assorbimento della quota globale di ferro introdotta con gli alimenti del giorno.
3) Tutte le bevande di comodo, preparate, dolcificate, salinizzate ed aromatizzate nei vari modi, tolgono irrimediabilmente ed inequivocabilmente spazio alla super-importante quota giornaliera di acqua biologica della frutta acquosa (che nessuno cita, e nessuno considera, prendendo un grosso e abominevole abbaglio continuato).

http://valdovaccaro.blogspot.it/2010/03/cistifellea-calcoli-corsa-e-pugilato.html

Sappiamo poi che il the verde o il the Matcha dei giapponesi non è affatto innocente come tanti pensano. Un consumo regolare può produrre notevoli danni epatici. Riduce pure l’acido folico B9 ed interferisce pesantemente con l’assimilazione del ferro. Teniamo presente che sia la curcumina che il the verde contengono caffeina, uno dei 20 veleni più dannosi in circolazione. Ridurre l’acido folico implica interferenze negative col gruppo B e la B12.

http://valdovaccaro.blogspot.it/2016/09/frutta-e-verdura-migliori-alleati-per.html

Tè giapponesi

La bevanda si può scrivere in diversi modi: tè oppure the, in inglese tea. A me piace usare tè! I tè giapponesi sono i miei preferiti. Tra essi il Bancha e del Bancha, in particolare amo frequentare il Kukicha biologico.

Perché giapponese e perché biologico?

Coltivato con cura in maniera biologica, il cespuglio del tè può giungere a vivere fino a duecento anni; le coltivazioni chimiche, al contrario, esauriscono la pianta già in un ventennio: in quei vent’anni chiaramente i raccolti sono più ricchi sul piano quantitativo, ma non su quello qualitativo perché nella coltivazione bio il tè ha più sapore e maggiori proprietà.

Giapponese. Tè in giapponese si dice cha, ideogramma e pronuncia che derivano dal cinese ch’a. Nello slang britannico si dice chay, stesso etimo. La pianta del tè è unica (in latino è la Camelia Sinensis) ed è originaria dell’Asia tropicale: sono stati i cinesi del quarto secolo della nostra era a farcelo conoscere come bevanda. Il tè divenne ben presto popolare oltre che in Cina anche in Giappone. Nel XVI secolo i commercianti ce lo fecero conoscere nel nostro continente e gli inglesi se ne innamorarono subito, sostituendolo alla birra leggera che bevevano a colazione e introducendolo anche nel pomeriggio: ne divennero i primi grandi importatori e cominciarono a piantarlo anche nelle loro colonie indiane. All’origine dell’uso della pianta per farne bevanda c’è dunque la Cina. Il merito del Giappone, che quando “copia” qualcosa lo migliora e lo custodisce nel tempo (vedi arti marziali), è stato quello di introdurne la coltivazione sul proprio territorio nel XII secolo, con il maestro buddista Zen Eisai, che intendeva così contrastare l’abuso di alcolici che sempre più prendeva piede, soprattutto negli strati più ricchi della popolazione.

Il tè (si scrive con l’accento per differenziarlo dal pronome te) piace anche perchè contiene caffeina (teina) che – come sappiamo – è presente nel tè verde e nel tè nero indiano, nel cacao, nella cola, in tante altre bevande analcoliche. I contenuti di caffeina, però, variano notevolmente a seconda di tanti fattori: il tè è raccolto a mano dallo stesso tipo di pianta e dunque le diverse qualità e contenuti di caffeina si ottengono a seconda che questo sia prodotto da germogli giovanissimi, da gemme, da foglie aperte, da rametti, e anche a seconda della stagione in cui è raccolto dalla pianta, invecchiato, fermentato e tanto altro ancora. Ricordate comunque che la pianta del tè è sempre la stessa.

Sencha vuol dire tè (cha) verde (sen). Ne esistono diverse qualità e varietà, é il più amato e quindi diffuso in Giappone e da noi. E’ ricchissimo di caffeina e quindi ha un ottimo effetto stimolante che, nel contempo, non stressa come il caffè. Nel mese di marzo si potano le foglie vecchie e l’arbusto emette in circa sei settimane nuovi germogli del colore verde brillante della lunghezza di circa dieci centimetri. Queste nuove foglioline germogliate vengono quindi tagliate, passate al vapore per un paio di minuti (quindi cotte lievemente), arrotolate e passate poi rapidamente nel forno (seconda cottura). Alla fine si fa una cernita delle foglie medie, eliminando le piccoline e le grandi, ed il sencha è pronto.

Bancha vuol dire tè (cha) che cresce tardi (ban). Si tratta di tè grezzo che viene raccolto alla fine della stagione e quindi è il più vecchio. Se ne conoscono due tipi: Hojicha e Kukicha, che restano comunque dei tè verdi. E’ importante che sappiate che, quando il Tè Bancha è usato e presentato dai macrobiotici, essi si riferiscono in tal modo alla sola qualità Kukicha. Tali cose le ho imparate sin da subito con René Levy ma sono ampiamente ignorate da molti “addetti ai lavori”; recentemente, infatti, ho partecipato come allievo (per tenermi aggiornato ed informato di ogni sviluppo possibile della macrobiotica) ad un corso di cucina presso una prestigiosa e famosa catena di ristoranti macrobiotici: il cuoco ignorava completamente la distinzione tra Hojicha e Kukicha e non l’ha saputa spiegare ad un partecipante che gliene chiedeva conto.

  1. Hojicha – Tè Bancha in foglie. E’ preparato con foglie della pianta ottenute dopo la raccolta dei germogli che servono a preparare il Sencha. Le foglie vengono , dopo il raccolto, passate a vapore 2-3 minuti, arrotolate e quindi asciugate lentamente in forno per fermare i processi di fermentazione; le si lascia poi riposare un anno, dopo si tostano e  si impacchettano. Hojicha possiede una piccola quantità di caffeina (circa la metà dei tè verdi e neri) e, pertanto, ha effetti delicatamente stimolanti.
  2. Kukicha – Tè di tre anni. Tè in rametti. E’ composto da una miscela di tre tipi di tè: rametti di tre anni di età tagliati dalla parte inferiore della pianta = 40% del totale; rametti più robusti raccolti ogni dieci anni, generalmente in autunno/inverno (quando la caffeina è naturalmente abbastanza scemata nella pianta) = 40% del totale; rametti sottili e foglie raccolte ogni anno in marzo e giugno = 20% del totale; sono il prodotto della potatura della pianta che la stimola a produrre nuovi germogli da usare per il Sencha. Le tre tipologie di rametti sono lasciati asciugare all’aria aperta, messi a riposare un anno per rafforzarne il sapore piacevole. In seguito vengono tagliati, scelti secondo la dimensione e tostati per circa 20 minuti; poi vengono impacchettati.

Oolong – Ulon-cha. E’ un tè in stile cinese, preparato con le stesse foglie del Sencha, ma che – a differenza – sono state fatte fermentare un poco meno di dieci ore prima di essere asciugate in forno. E’ un tè stimolante a metà tra il tè verde giapponese e il tè nero indiano.

Tra le differenti qualità, il tè bancha nella qualità in rametti e invecchiato tre anni, cioè il kukicha, è la bevanda per eccellenza, quella preferita dai macrobiotici, sia a tavola che a colazione, che durante la giornata. E’ il più yang rispetto agli altri tè, sia perché in rametti sia perché invecchiato, ed quello che contiene meno teina/caffeina (bassissime percentuali – per alcuni cede tutta la caffeina/teina) rispetto alle qualità diverse. Lasciato crescere per tre anni, infatti, perderebbe secondo i più tutta la teina che quindi resta nella pianta. Lo si può rendere più yang ancora,tostandolo. 

Tè kukicha tostato: si pongono i rametti in una padellina e li si tosta a secco per un paio di minuti, a fiamma media. Ricordate che la tostatura fa perdere al tè ogni eventuale residuo di teina/caffeina.

Sia l’hojicha che il kukicha possono essere fatti in una teiera (che sopporti la fiamma) o anche in una qualsiasi casseruola. Si preparano con una breve bollitura: un cucchiaio di rametti o foglie ed un litro di acqua (non troppo calcarea) messi a bollire per qualche minuto (5-10 m.). Sia le foglie che i rametti (ma di più i rametti) possono essere riutilizzati (quando si asciugano) usando la metà dell’acqua e bollendo molto di più. Sarebbe raccomandato non usare teiere e colini metallici che non gioverebbero al delicato aroma di questo principe tra i tè.

Il Sencha e l’Oolong si preparano invece attraverso una infusione, come i normali tè in commercio.

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Il kukicha è anche la base per molti rimedi (preparazioni curative, secondo la macrobiotica) ed è versatile se coniugato con altri gusti e aromi. Nel suo “bugiardino” è scritto che ha notevoli proprietà digestive, è molto ricco in ferro e calcio, ha vitamina A – C – B3 (Niacina). Non avendo teina/caffeina può essere dato ai bambini 

Rimedi (yanghizzanti):

  • Kukicha e Tamari. E’ un tè che dà immediatamente forza ed energia. Momenti di debolezza e spossatezza. Sintomi influenzali. Aiuta la concentrazione contro la dispersione mentale. Si tratta di aggiungere mezzo cucchiaino (oppure intero secondo le vostre esigenze) di Tamari al tè! Ma attenzione. L’operazione deve essere effettuata mettendo prima nella tazza vuota il tamari e poi versandoci sopra il tè bollente, e mescolando. Ancora più forte se i rametti sono stati tostati.
  • Kukicha del “giorno dopo”. Se avete esagerato con il cibo “disordinato” e/o “eccessivo” della sera precedente potrete aggiungere alla/e tazza/e del tè del giorno dopo, un pezzo di prugna humeboshi e qualche goccia (fino a un cucchiaino) di Tamari.
  • Kukicha allo zenzero: aggiungete succo di zenzero (ginger) fresco al tè quando fa freddo e siete impelagati in malattie da raffreddamento.

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Tè con aggiunta di gusti e aromi (più yin: bevande rinfrescanti, estive, dolci, rilassanti):

  • Kukicha e limone. Un poco di succo di limone fresco in una tazza di tè caldo.
  • Kukicha al succo di mela. Da bere caldo o freddo nelle proporzioni desiderate, secondo le esigenze (yin-yang)
  • Kukicha al malto di cereali. Si può aggiungere un cucchiaio di malto, preferibilmente di riso, alla tazza, calda o fredda.

Fonti:

http://www.comecucinarelanostravita.it/te-giapponesi-tutto-quello-che-non-vi-hanno-raccontato/

http://www.comecucinarelanostravita.it/te-bancha-kukicha-il-te-dei-macrobiotici-bugiardino/

Come per tutti i Tè verdi, anche il Kukicha non subisce il processo di fermentazione tipico del Tè nero, mantenendo così invariati la maggior parte dei componenti presenti, in particolare i polifenoli, sostanze note per le loro proprietà depurative e antiossidanti, che favoriscono la lotta ai radicali liberi, responsabili dell’invecchiamento cellulare, e che promuovono il mantenimento di uno stato di benessere. Le catechine contenute nel tè stimolano la termogenesi, il metabolismo e la diuresi. E’ molto ricco di ferro e calcio, ha vitamine A, C e B3 . Aiuta a ridurre la pressione arteriosa, combatte la fatica e contribuisce ad abbassare il livello di colesterolo.

Fonte: https://www.toomaki.it/blog/kukicha-te-speciale/

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Fonte: “Il libro dei rimedi macrobiotici” di Michio Kushi

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