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“Coraggio, presto la pulizia etnica sarà portata a termine!” di Rudi Barnet

adotto da  Curzio Bettio

Ci sono crimini contro l’umanità che i cittadini si trovano ad affrontare con inquietudine ed imbarazzo: sono quelli commessi dai loro stessi leaders. Questo è quello che è successo ai cittadini tedeschi che ancora oggi si devono confrontare con la difficile storia dei crimini dei capi nazisti. Senza dubbio è lo stesso “fastidio” sperimentato da molti spagnoli quando sono costretti a confrontarsi con le angherie del regime di Franco. Lo stesso malessere dei serbi per il massacro di Srebrenica, degli Hutu per il genocidio in Ruanda, dei belgi per i crimini commessi in Congo, dei francesi per quelli perpetrati in Algeria, ecc. È quindi probabile che i cittadini israeliani e i sionisti in buona fede saranno costretti dolorosamente a confrontarsi con le informazioni sul crimine contro l’umanità costituito dal sinistro “Piano Daleth”. Questo documento è solo il risultato delle ricerche di un comune cittadino che vuole “capire”. Fatta eccezione per comprensibili dimenticanze, per ogni citazione ed informazione si potranno trovare riferimenti specifici. Così, il lettore potrà verificare le fonti e completare le sue conoscenze. Ma che sia ben chiaro, con ciò non si tratta di stigmatizzare e criminalizzare una popolazione!

Solo coloro che hanno istigato questo Piano e commesso questi crimini devono essere denunciati. Sperando che questo testo permetterà ad alcuni di affrontare una realtà dolorosa, che si vuole loro nascondere … o che essi si rifiutano di vedere.  

Pulizia etnica? Piano Daleth ? [1] Voi delirate!

Come per ogni crimine, i mandanti, gli esecutori di questo piano “D” e i propagandisti di servizio hanno cercato subito di negarne l’esistenza. Ma dal momento che alcuni archivi sono stati resi pubblici e che le prove si sono accumulate, costoro cercano di minimizzare l’importanza del piano, affermando che si trattava di un semplice piano di operazioni militari nel contesto di una guerra, o cercano di screditare coloro che hanno scoperto e rivelato i fatti.

Così la storiografia ufficiale israeliana e le fucine della propaganda di Israele cercano di far credere che la distruzione, 65 anni fa, di 530 villaggi, la fuga di quasi 800.000 abitanti e le migliaia di morti palestinesi siano state semplicemente le conseguenze disgraziate della guerra ... E che la stragrande maggioranza dei “profughi” se ne sia andata di sua spontanea volontà!

Affermare questo è menzognero e ingiurioso per la verità storica e per le innumerevoli testimonianze raccolte da eminenti storici, come Avi Shlaïm [2], Walid Khalidi [3], Ilan Pappe [4], Elias Sanbar [5] o Nur Masalha [6]L’analisi degli archivi israeliani disponibili ha permesso a questi storici di verificare la triste realtà: durante quegli anni ha avuto il suo inizio una pulizia etnica! Lo stesso Benny Morris [7], lo storico sionista (!) che fu il primo a parlare dell’esistenza di questo Piano D, riconosceva che c’era stata sicuramente una “pulizia etnica”, comunque sminuendone l’importanza e giustificandola: 

Esistono circostanze nella storia che giustificano la pulizia etnica. Mi rendo conto che nel discorso del 21.esimo secolo questo termine risulta completamente negativo, ma quando la scelta è fra pulizia etnica e genocidio – l’annichilimento del vostro popolo – io preferisco la pulizia etnica (…) Uno stato ebraico non avrebbe mai potuto essere creato senza sradicare 700.000 palestinesi. Di conseguenza si è reso necessario sradicarli. Non c’era altra scelta, se non quella di espellere questa popolazione”. [8]

Yoav Gelber [9], storico sionista di estrema destra e fautore dell’espulsione totale dei palestinesi, dal canto suo afferma che si è trattato di un piano elaborato per rispondere agli attacchi di ALA (l’Esercito di liberazione arabo, che però non ha mai avuto più di 5.000 volontari, per lo più non-palestinesi!) e della “Legione Araba”, 6.000 soldati guidati da ufficiali britannici per conto di Abdullah, il re di Transgiordania, che comunque era contrario alla creazione di uno stato palestinese.

L’affermazione di Benny Morris a proposito del pericolo di genocidio è del tutto assurda perché questa pulizia etnica è iniziata nel 1947, ben prima della decisione della spartizione della Palestina da parte delle Nazioni Unite e l’entrata in guerra dei paesi confinanti. Quelli presi di mira erano essenzialmente i civili palestinesi! A quel momento, dove stava il rischio di genocidio per i coloni sionisti? Per i palestinesi è stata tutta un’altra storia!

Se è vero che nel maggio 1948, al momento della dichiarazione di indipendenza, l’esercito israeliano contava “solo” 40.000 uomini, questo esercito raggiungerà rapidamente più di 100.000 uomini (di dimensioni ben più importanti del complesso delle forze dei paesi limitrofi … e molto meglio equipaggiato per carri armati, bombardieri …). Dal canto loro, i palestinesi erano dispersi, disorganizzati e male armati ed erano perfettamente consapevoli del fatto che i rapporti di forza erano troppo squilibrati.

Lo stesso Ben Gurion l’aveva sottolineato: “Credo che, a stragrande maggioranza, le masse palestinesi accettino la spartizione come un fatto compiuto e non reputino possibile impedirla o respingerla (…) La grande maggioranza non desidera combattere contro di noi”. [10] Ma, non c’è nulla da fare! La propaganda israeliana ha sempre presentato questa guerra come la lotta di un piccolo Davide ebreo che affronta un Golia arabo, quando le ricerche degli storici moderni hanno messo in piena luce il fatto che, nella realtà, sul terreno Israele non ha mai corso un rischio effettivo di distruzione. …Ma risulta fondamentale conservare il mito fondatore del “piccolo popolo obbligato a difendersi contro i barbari che vogliono sterminarlo”, in modo quindi di evitare qualsiasi accusa di crimini contro l’umanità! Nondimeno, il crimine è incontestabile. 

Quando si prendono in considerazione gli elementi raccolti dall’Haganah [11] per ciascun villaggio palestinese (pianta topografica, nomi ed indirizzi degli abitanti di sesso maschile, ecc.), contenuti negli allegati del Piano D e si confrontano con le relazioni sugli avvenimenti e con le testimonianze degli abitanti dei medesimi villaggi, è giocoforza constatare che le coincidenze sono, per la maggiore, perfette! Si vede bene che ci si trova in presenza dell’applicazione stretta e metodica di un progetto di pulizia etnica [12] Si possono sempre negare i fatti, negare la Storia, negare i crimini … Questo porta solo un nome: negazionismo!

Dal Piano A al Piano C o come perfezionare un piano 

Quando Ben Gourion e i comandanti dell’Haganah mettevano a punto il “Piano D” il 10 marzo 1948, già da molti mesi il piano era stato “testato”. Effettivamente, gli archivi israeliani rivelano che non si era aspettata la decisione della spartizione ad opera dell’ONU (29/11/1947), nemmeno la fine del Mandato britannico (14/5/1948), per passare all’attacco. Quando il 14 maggio 1948  Ben Gourion proclama l’indipendenza di Israele, le forze sioniste avevano già espulso con la violenza quasi 250.000 palestinesi e distrutto 200 villaggi. [13] … Quasi sei mesi prima dell’inizio del conflitto con i paesi arabi limitrofiOvviamente, c’erano già stati i Piani A, B e C.

Il Piano A datava 1937 e delineava le linee direttrici per la conquista della Palestina in caso di ritiro delle truppe britanniche. I due Piani seguenti raffinavano il progetto. Il Piano C enumerava con precisione, in modo particolare, le azioni punitive da mettere in esecuzione nei confronti della popolazione: “Uccidere i dirigenti politici, gli agitatori e i sostenitori finanziari, attaccare i trasporti e i mezzi di sussistenza (pozzi, mulini, ecc.)”. [14] Il “Piano D” completava e metteva a punto i primi tre Piani. Specialmente, il Piano D dettagliava i mezzi di azione per l’espulsione totale e sistematica della popolazione palestinese da tutto il paese. L’operazione godeva anche di tutte le informazioni raccolte dai “collettori” del JNF (Fondo Nazionale Ebraico) a partire dagli anni ’30: piante di villaggi, foto, composizione sociale, la popolazione di sesso maschile (16-50 anni), i nomi dei notabili, ecc. Per ogni paese, veniva individuato un elenco di palestinesi che si erano opposti ai britannici e avevano combattuto il movimento sionista. Questi elementi sono stati il motore delle peggiori atrocità commesse contro i civili.

Il Piano contiene ordini specifici alle “brigate operative” :

Distruzione dei villaggi (darli alle fiamme, farli esplodere e posizionare mine tra le macerie), in particolare quei centri abitati il cui controllo continuo risulta difficile. (…) Realizzare operazioni di ricerca e di controllo in funzione delle seguenti linee guida: accerchiamento dei villaggi e rastrellamento degli stessi. In caso di resistenza, le forze armate avversarie devono essere distrutte e la popolazione espulsa al di fuori dei confini dello stato ebraico”. [15]  Alla fine del 1948, Yaël Yadin, uno dei comandanti militari del “Piano D”, ha dichiarato che era stata questa ricognizione minuziosa e dettagliata di ciò che avveniva in ogni villaggio palestinese a consentire al comando militare sionista di affermare: “Senza la presenza britannica, avremmo schiacciato la rivolta araba in un mese! … perché gli arabi palestinesi non avevano nessuno che li organizzasse in modo corretto.” [16]

La volontà di distruggere la Palestina rurale con l’espulsione dei suoi abitanti per la creazione di uno stato “etnicamente puro” è evidente. La parola “pulizia” appare altrove a chiare lettere sugli ordini impartiti dall’“Alto Comando” alle unità sul campo.

D’altronde, Ben Gurion non esiterà ad affermare: “Sono i contadini arabi i nostri nemici!” [17] 
Non gli oppositori politici, non i proprietari … No! Sono i coltivatori pacifici coloro che ostacolano il Piano D, dato che si rifiutano di battersi contro i sionisti, come è possibile leggere a più riprese nei rapporti delle riunioni di Ben Gourion con i suoi accoliti.  

Sessant’anni più tardi, Lieberman non farà che confermare questo obiettivo di “pulizia” proclamando: “Andiamo a fare di Israele uno Stato etnicamente omogeneo!”[18].

 

 

Piano di spartizione della Palestina decisa dall’ONU (1947)

La linea nera continua indica le frontiere della Palestina sotto Mandato britannico fino al 15 maggio 1948. L’area arancione rappresenta lo Stato ebraico, quella verde scuro lo Stato arabo, l’area bianca la zona internazionale comprendente Gerusalemme.

Così, il 31 dicembre 1947, venne “testato” il Piano D in diversi luoghi, tra cui Balad al-Sheikh, un villaggio a pochi chilometri da Haifa e nello stesso giorno, in uno dei quartieri arabi di questa città. Per Balad al-Sheikh, l’ordine era di “accerchiare il villaggio, uccidere il maggior numero possibile di uomini, saccheggiare le proprietà, ma astenersi dall’aggredire donne e bambini”. [19]  L’assalto durò tre ore e causò più di sessanta morti … non tutti uomini! Gli inglesi rimanevano indifferenti a queste atrocità … A volte hanno fornito la loro assistenza, come dopo il massacro di Sa’sa (paese vicino a Safed, al confine con il Libano), nel febbraio 1948. Un commando israeliano era penetrato di notte nel villaggio e aveva installato cariche esplosive contro abitazioni civili. Sotto le case demolite si poterono contare tanti morti. Però i britannici trasportarono all’ospedale solo due israeliani feriti dalle schegge. A partire dal marzo 1948, le operazioni di “pulizia” subirono un’accelerazione. Ciascun comandante delle dodici brigate dell’Haganah aveva ricevuto una lista di villaggi o di quartieri di città da distruggere, informazioni su palestinesi da ammazzare o da espellere … e la data di esecuzione dell’operazione! [20] Bisogna sottolineare che ogni massacro di abitanti di villaggio sarà sempre presentato come il risultato involontario di un’aspra battaglia in risposta ad un attacco, le case civili dei palestinesi raffigurate come fortini stracolmi di armi e i contadini trasformati in combattenti feroci. Decisamente, dopo più di sessanta anni, il discorso non è assolutamente cambiato! [21]

Inizio del “Grande Repulisti”

Il massacro di Deir Yassin [22], piccolo villaggio di pastori e contadini, non è stato quello in cui sono state fatte più vittime (“meno” di 200 civili, fra cui numerosi bambini), ma è rimasto nella memoria come modello del carattere sistematico dell’applicazione del “Piano D”. 

Il colonnello israeliano Païl descrive l’orrore:

“Facendo fuoco con tutto il loro armamentario, scagliavano i loro esplosivi nelle case. Abbattevano tutte le persone che incontravano, compresi donne e bambini. Per di più, quasi 25 uomini, che erano stati fatti uscire dalle loro case, sono stati caricati su un camion ed esposti, come al tempo dei romani, attraverso i quartieri di Yehuda Mahahneh e Zakron Josef. Dopo di che, furono trascinati in una cava di pietra e uccisi a sangue freddo” [23].

Menahem Begin (comandante dell’Irgoun che, con il “gruppo Stern” aveva condotto l’operazione), negò qualsiasi massacro, parlando di “propaganda menzognera”.  Ma, davanti all’indignazione della comunità internazionale, Ben Gurion e i suoi collaboratori finirono per condannare l’azione. Gli storici vicini al regime ritennero in seguito che il massacro era avvenuto per “una combinazione di circostanze, quasi inevitabili”, senza alcuna connessione con il “Piano D”. Ovviamente! 

Ma Deir Yassin non era che l’inizio del “Grande Repulisti”.

Haïfa fu “desarabizzata” in una giornata delle sue migliaia di abitanti palestinesi da parte della malfamata brigata Carmeli. Per prima cosa, la città fu martellata di colpi di mortaio dalle colline circostanti, spingendo la popolazione terrorizzata verso il mare. Poi, le milizie invasero il posto. Gli ordini di Mordechai Maklef, al comando delle operazioni, erano chiari e semplici: “Uccidete tutti gli arabi che incontrate, bruciate tutto ciò che si può incendiare e abbattete le porte con l’esplosivo”. [24] E questo fu fatto!  Ben Gourion visitò i quartieri arabi dopo la pulizia e annotò nel suo diario: “Uno spettacolo spaventoso e fantastico. Una città morta, la carcassa di una città … senza un’anima vivente, a parte qualche gatto errabondo” [25]. 

Ciò che è capitato ad Accra – il piano di spartizione dell’ONU attribuiva la città allo stato arabo, come da progetto – è esemplificativo del metodo di esecuzione del “Piano D”. La città era stata sottoposta ad assedio, ma resisteva ai bombardamenti. All’inizio del maggio 1948, la Croce Rossa rilevava l’avvelenamento dell’acqua degli acquedotti che rifornivano la città. L’origine? … Inquinamento per immissione di germi del tifo. [26] Indeboliti dall’epidemia e dagli intensi bombardamenti, i residenti si arresero … e se ne andarono, lasciando gli israeliani a saccheggiare le loro case.

Allo stesso modo esemplare è il caso di GiaffaQuesta è l’ultima città conquistata da parte di 5.000 “soldati” dell’Haganah e dell’Irgoun, prima della fine del Mandato britannico. Dopo tre settimane di assedio i  50.000 abitanti vennero espulsi sotto la “protezione” dei britannici. A quel tempo, non si trovavano più palestinesi nei grandi centri urbani e 200 villaggi erano stati distrutti e i loro abitanti massacrati o espulsi. Tutto questo era accaduto prima della proclamazione di indipendenza, nell’indifferenza o con la complicità delle truppe britanniche. Come scrive Ilan Pappe: “È un dato di fatto, da dire e da ripetere, perché ricordare questi avvenimenti annienta il mito israeliano secondo cui gli “arabi” sarebbero fuggiti quando ha avuto inizio l’“invasione araba” (…) Si tratta di una pura invenzione sostenere che ci sono stati tentativi da parte degli ebrei di convincere i palestinesi a restare, come affermano ancora oggi i libri scolastici israeliani”. [27] Prima dell’“entrata in guerra” dei paesi vicini, quasi la metà dei villaggi palestinesi del territorio che l’ONU aveva loro attribuito era già stata attaccata e conquistata dai sionisti. Molti altri villaggi saranno spazzati via dalla carta geografica nei mesi successivi la dichiarazione di indipendenza dello stato di Israele.

… e la pulizia finale?

Dopo il 14 Maggio 1948, la “pulizia etnica” godette di una profonda accentuazione. L’arrivo, nel mese di giugno, di nuovi aerei, di armamenti “pesanti”, rafforzò in modo significativo i mezzi della conquista. Yigael Yadin, capo di stato maggiore aggiunto dell’Haganah lanciava le sue truppe: “Oggi, abbiamo tutte le armi di cui abbiamo bisogno (…) Gli inglesi se ne stanno andando (…) Tutta la situazione sul fronte cambierà.” Ed esisteva più di qualche ragione per rallegrarsi. Ben-Gurion aveva ordinato all’Haganah: “La pulizia etnica della Palestina rimane l’obiettivo primario del Piano Daleth!” [28]  Dei 64 villaggi fra Tel-Aviv ed Haïfa, solo due furono risparmiati … su richiesta dei coloni che avevano bisogno dei villaggi per lavorarvi. [29]  

Tra i villaggi rasi al suolo vi era quello di Al-Tantura che contava su 1.500 abitanti. Dopo aver domato la resistenza, la soldataglia della brigata Alexandroni radunava gli uomini (compresi gli adolescenti) e scatenava un’orgia di esecuzioni a sangue freddo sulla spiaggia, la moschea o il cimitero. Più di 200 palestinesi furono assassinati. Nonostante le testimonianze dei sopravvissuti e le confessioni di alcuni membri della brigata, Israele ha sempre negato le accuse e diffamato coloro che facevano luce sugli avvenimenti. Ancora oggi, coloro che criticano Israele per questo massacro vengono considerati traditori e bugiardi. Tuttavia, come ha scritto Benny Morris, storico sionista, sarebbe sufficiente aprire gli archivi per conoscere i dettagli di questo che lui stesso considera un crimine di guerra. [30] Ma, con tutta evidenza, questo argomento tocca ancora profondamente le corde della sensibilità del regime… oltre 60 anni dopo!

Fino all’autunno del 1948, le varie brigate del nuovo esercito israeliano hanno continuato nel loro lugubre compito: espulsioni, distruzioni quanto più possibili di villaggi palestinesi ed esecuzioni dei resistenti. Come ad Al-Bassa, un grande villaggio di 3.000 abitanti, dove molti uomini e ragazzi furono messi in riga davanti alla chiesa e assassinati, mentre il resto della popolazione veniva deportato verso il Libano. [31]  C’erano momenti in cui il mediatore delle Nazioni Unite, il conte Folke Bernadotte [32] arrivava a rallentare i soprusi ed a ottenere delle brevi tregue, non sempre rispettate. Ma alla fine della tregua, il “rullo compressore” si sarebbe rimesso in moto per schiacciare, senza pietà. E così che da 50 a 70.000 persone furono espulse dalle città “palestinesi” di Lydda (oggi Lod), e Ramla. La brigata comandata da Yigal Allon e Yithzak Rabin [33] ammazzò in questi centri più di 250 abitanti. [34]

Benny Morris riferisce che durante questa “Operazione Hiram”, diretta dal generale Carmel, [35] le forze di Israele perpetrarono almeno nove massacri di civili palestinesi e di prigionieri di guerra. Tonnellate di bombe furono riversate dai “B-17” sui villaggi della Galilea, provocando la morte di quasi cento civili. L’esercito israeliano lanciò incursioni perfino contro villaggi del Sud del Libano, vicino alla frontiera. Alla fine dell’ottobre 1948, 80 persone furono massacrate ad Hula e 94 a Saliha.

L’ufficiale Shmuel Lahis, che giustiziò di sua mano 35 abitanti di Hula, verrà condannato a 7 anni di carcere, prima di essere amnistiato …e nominato direttore dell’Agenzia Ebraica. [36]  Israele sa onorare i suoi eroi!  Morris stima che la metà dei massacri commessi durante la “guerra” avvenne durante questa operazione. [37] Nazareth, che contava su un’importante comunità di religione cristiana, conobbe una sorte meno drammatica. Ben Gourion ordinò di arrestare le espulsioni in questa cittadina: “Qui, il mondo ci guarda!” [38] Anche i 90.000 Beduini del Néguev furono soggetti alla “pulizia” e rinchiusi nelle “riserve”. 

Al-Dawaimeh, villaggio martire!

Questo villaggio nei pressi di Hebron è stato teatro di una delle peggiori atrocità commesse dall’esercito israeliano durante le operazioni di pulizia etnica. Fu anche l’ultimo grande massacro … prima di quello di Kfar Kassem nel 1956.

Ad Al-Dawaimeh, più di 200 civili palestinesi hanno perso la vita il 28 ottobre 1948, quando il generale Yitzak Sadeh [39], comandante della “Brigata Huit”, agli ordini del generale Yigal Allon [40], scatenò i suoi assassini contro il villaggio. Le testimonianze, anche da parte di soldati israeliani e la relazione delle Nazioni Unite descrivono un massacro spietato, fino all’interno della stessa moschea. [41] Davanti al rischio dello scandalo, il primo di novembre i luoghi del massacro vennero sottoposti ad una rapida e profonda pulizia [42], cosa che permise, in un primo tempo, di negare l’ampiezza del massacro e di respingere le testimonianze. Solo qualche mese più tardi (giugno 1949) un rapporto delle Nazioni Unite ne fa citazione: “La ragione per cui si conosce tanto poco su questo massacro che, in buona sostanza, è stato più brutale di quello avvenuto a Deir Yassin, è dovuta al fatto che la Legione Araba (la forza giordano-britannica che controllava la regione) temeva che, se la notizia si fosse diffusa, avrebbe esercitato il medesimo effetto sul morale delle genti contadine di quello prodotto dopo Deir Yassin: un nuovo esodo di rifugiati arabi palestinesi verso la Giordania.” [43]

Questo è ciò che può definirsi “normale cinismo”? Solo raramente responsabili israeliani ebbero il coraggio di denunciare l’orrore, come Aharon Tzizling, ministro dell’Agricoltura, che dichiarò al Consiglio dei ministri in data 17 novembre 1948: “Non riesco più a dormire di notte. Ciò che è in corso ferisce la mia anima, quella della mia famiglia e quella di tutti noi (…) Ora, anche gli ebrei si comportano come i nazisti e il mio intero essere è scosso” [44].

Nonostante le prove schiaccianti, nessuno degli autori o mandanti israeliani dei massacri e delle distruzioni nel corso di questi anni di pulizia etnica è stato mai incriminato per crimini di guerra! 

Eh via… sulla strada verso nuove avventure!?

La passività delle Nazioni Unite, poste di fronte al non-rispetto delle loro decisioni sulla spartizione del territorio, è impressionante. Mai Israele ha dovuto rendere conto per i suoi “eccessi” prima della creazione dello Stato e tutte le sue conquiste predatorie non hanno provocato la minima reazione al momento del suo riconoscimento come membro delle Nazioni Unite nel maggio 1949. Solo un attacco contro l’altipiano del Golan (siriano!) ha potuto essere evitato dalle Nazioni Unite … ma solo per qualche anno. Ma Ben-Gurion non aveva certo l’intenzione di fermarsi a quel punto! Egli prevedeva, in una prima fase, di estendere il territorio israeliano in Cisgiordania e nel Libano meridionale, ma gli ordini di attacco furono rimandati per timore di accordi di un’alleanza militare della Giordania con la Gran Bretagna. Egli rivela la sua sete di potenza e i suoi obiettivi per il futuro in un testo datato 24/05/1948: “Noi creeremo uno stato cristiano in Libano, la cui frontiera sarà costituita dal fiume Litani. Abbiamo l’intenzione di mandare in frantumi la Transgiordania, bombardare Amman e distruggere il suo esercito e quindi anche la Siria cadrà, dopo di che, se l’Egitto vorrà continuare a combattere, noi bombarderemo Port Said, Alessandria e il Cairo. Questa sarà la nostra vendetta per quello che hanno fatto ai nostri antenati nei tempi biblici” [45]. 

Ritornare? Voi,… dove vorreste ritornare?

Alla fine del 1948, questa pulizia etnica era stata portata a termine, ma le sofferenze dei palestinesi non stavano per finire. Per una buona parte di essi, il regime israeliano aveva messo in atto un secondo Piano, quello dell’“anti-rimpatrio”. Per impedire ogni possibilità di ritorno agli espulsi e ai profughi si accelerò la distruzione dei villaggi e la creazione di insediamenti ebraici, in modo da evitare qualsiasi pressione internazionale e ogni altra rivendicazione sulla base della risoluzione 194 dell’ONU dell’11/12/1948, che proclamava il diritto al ritorno dei profughi palestinesi. Venne creata un’unità speciale incaricata di impedire agli abitanti dei villaggi e delle città il ritorno alle loro case. Questa unità non ha esitato ad eseguire questi ordini senza preavviso, come evidenziato dagli archivi delle FDI (Forze di Difesa Israeliane) [46] E domani?

 

La carta a sinistra, come analizzato in precedenza, indica la situazione al momento del Piano di spartizione della Palestina deciso dall’ONU (1947); a destra la situazione dopo l’armistizio del 1949: in arancione il nuovo stato ebraico.

Sarebbe illusorio credere che questo sinistro “Piano D” non sia più attivo! Qualsiasi politica dell’attuale regime tende a perseguire il Piano Daleth, vale a dire la conquista di nuovi territori e l’assoggettamento dei palestinesi che non è stato possibile espellere.

Piano Daleth prima … e Piano Daleth dopo!

Se non è possibile agire come 65 anni fa e non è nemmeno immaginabile di soffocare le informazioni, è evidente che le attuali pratiche del regime israeliano sono in linea diretta con questo Piano. Semplicemente gli obiettivi del Piano hanno assunto caratteristiche diverse: sia nella parte araba di Gerusalemme, dove le espulsioni sono giornaliere, sia in Cisgiordania, dove l’esercito caccia via gli abitanti della Zona C, dove i coloni fanatici seminano il terrore, bruciano i raccolti e si impadroniscono delle terre, sia nel Negev, dove i beduini sono perseguitati, sia a Gaza, dove commandos della Marina israeliana aggrediscono i pescatori a poche centinaia di metri dalla riva … Siamo ben lontani, tutto l’esatto contrario, del “Piccolo popolo che ha dovuto difendersi contro gli eserciti degli arabi, che non accettano la sua esistenza!” e di “Due popoli che non possono andare d’accordo.” Questi sono leitmotiv di vili ed ignobili ipocriti! Ci sono certamente ancora molte zone d’ombra da chiarire – questo sarà possibile solo rendendo pubblici tutti i documenti di quel tempo racchiusi negli archivi – e ci sono molti fatti e comportamenti che restano da chiarire. Ma è innegabile, per ogni uomo onesto, che mai si sia verificata una pulizia etnica tanto terribile! Innegabile, anche, che questo “Piano D” sia stato realizzato molto prima della decisione delle Nazioni Unite di spartire i territori e che la spiegazione “se ne sono andati volontariamente” sia una menzogna spudorata. Inoltre, è preoccupante constatare che l’obiettivo del regime israeliano è ancora, visibilmente, quello di pulire il territorio dalla presenza palestinese attraverso misure sempre più oppressive: misure di apartheid, umiliazioni, blocchi stradali, espulsioni, la creazione di nuove colonie, occupazioni militari, demolizioni di abitazioni … ecc. Eppure si continua a parlare di una soluzione a due Stati … Miraggio per creduloni, gingillo per chiacchieroni! 

Questo piano “D” è un crimine di guerra e un crimine contro l’umanità. Bisogna essere in totale malafede per contestarlo! … Ma i tribunali che giudicano su questo tipo di crimini stanno quasi sempre dalla parte dei vincitori, sono i tribunali dei vincitori e quindi è purtroppo probabile che i criminali che hanno sviluppato, progettato e perpetrato questo programma atroce non finiranno mai sul banco degli imputati. La Storia li giudicherà. Si può essere anti-sionisti senza essere antisemiti … E si può essere sionisti e antisemiti! I palestinesi sono semiti, trattarli come subumani è fare dell’antisemitismo!

Note

 [1] “Daleth”: quarta lettera dell’alfabeto ebraico.

[2] “Le mur de fer. Israël et le monde arabe – La cortina di ferro. Israele e il mondo arabo” (Buchet Chastel, 2008) e “Israël face à son passé – Israele di fronte al suo passato” (Edizioni Arkhê, 2010).

[3] Walid Khalidi ha insegnato ad Oxford e ad Harvard ed è membro dell’American Academy of Arts and Sciences  <http://fr.wikipedia.org/wiki/American_Academy_of_Arts_and_Sciences>.

[4] Storico israeliano <http://fr.wikipedia.org/wiki/Isra%C3%ABl> , professore di storia all’Università di Exeter in Gran-Bretagna.

[5] “Palestine 1948, l’expulsion – Palestina 1948, l’espulsione” (Rivista di studi palestinesi, 1984).

[6] Storico britannico nato in Palestina, redattore capo della rivista Holy Land Studies (Studi sulla Terra Santa) (Edinburgh University Press).

[7] Benny Morris è professore all’Università Ben Gourion nel Néguev, <http://fr.wikipedia.org/wiki/Universit%C3%A9_Ben_Gourion_du_N%C3%A9guev> a Beer-Sheva <http://fr.wikipedia.org/wiki/Beer-Sheva>, ed ha insegnato anche negli Stati Uniti. 

[8] “Haaretz” del 15/1/2004.

[9] ufficiale nell’esercito per 13 anni, professore all’Università di Haïfa.

[10] Citato da Ilan Pappe in “Le Nettoyage ethnique de la Palestine – La pulizia etnica della Palestina” (Fayard, 2006).

[11] Principale milizia clandestina sionista <http://fr.wikipedia.org/wiki/Sionisme> creata nel 1920 <http://fr.wikipedia.org/wiki/1920>. 

[12] Walid Khalidi <http://fr.wikipedia.org/wiki/Walid_Khalidi> “Plan Daleth: Master Plan for the conquest of Palestine – Il Piano Daleth: il Piano guida per la conquista della Palestina” (Middle East Forum, novembre 1961). 

[13] Benny Morris, “The Birth of the Palestinian Refugee Problem 1947-1949 – La nascita del problema dei profughi palestinesi 1947-1949” (Cambridge University Press, 1989).

[14] Yehuda Sluzki “Le Livre de la Haganah – Il libro dell’Haganah”.

[15] “Archives de la Haganah”, citato da Ilan Pappe in “Le Nettoyage ethnique de la Palestine – La pulizia etnica della Palestina” (Fayard, 2006). 

[16] “Israel : The Establishment of a State – Israele: l’insediamento di uno Stato” di Harry Sacher (British Book Centre. 1952, Hyperion. 1976).

[17] Discorso al comitato esecutivo del Mapai, il 6/4/1948.

[18] “Le Monde” del 19/9/2010.

[19] Uri Milstein : “History of Israel’s War of Independence – Storia della guerra di indipendenza di Israele” (University press of America), citato da Ilan Pappe in “Le Nettoyage ethnique de la Palestine – La pulizia etnica della Palestina” (Fayard, 2006). 

[20] Archivi delle FDI (Forze di Difesa di Israële), 1950/2315, dossier 47, 11/5/1948.

[21] Teoria dello storico sionista Nathan Weinstock in “Terre Promise, Trop Promise – Terra Promessa, Troppo Promessa” (Odile Jacob, 2012). 

[22] Deir Yassin si trovava all’interno della zona attribuita dall’ONU alla parte araba. Spartizione, se si può dire, accettata da Ben Gourion.

[23] Colonnello Meir Païl in “100 clés du Proche-Orient – 100 chiavi per il Vicino Oriente” di Alain Gresh e Dominique Vidal (Huchette Pluriel, 2003).

[24] Archivi della Haganah (69/72) del 22/4/1948. Maklef divenne, in seguito, capo di stato maggiore dell’esercito israeliano.  

[25] Vedi in www.haifa-israel.info/Haifahistoire.html <http://www.haifa-israel.info/Haifahistoire.html> e in “Le Port dans la Tempête – Il porto nella tempesta” di Shay Fogelman (Haaretz del 3/6/2011).

[26] Archivi della Croce Rossa (Genève, dossier G59/1GC, G3/82).

[27] “Le Nettoyage Ethnique de la Palestine – La pulizia etnica della Palestina” (Fayard, 2006, pp.145 e 177).

[28] Diario di Ben Gourion, ripreso da Ilan Pappe in “Le Nettoyage Ethnique de la Palestine, p.174”.

[29] Archivi delle FDI (Forze di Difesa di Israële) 15/957, dossier 24.

[30] “L’affare del massacro di Al-Tantura” in “The Jerusalem Report” del 4/2/2004.

[31] È possibile trovare l’elenco dei misfatti su www.palestineremembered.com .

[32] Verrà assassinato nel settembre 1948 dal gruppo di Yitshak Shamir per avere, soprattutto, tentato di salvaguardare i palestinesi (diritto al ritorno) … come aveva cercato di salvare, in quanto presidente della Croce Rossa svedese, i suoi concittadini ebrei qualche anno prima. 

[33] Entrambi diverranno ministri.  

[34] Salim Tamari: “Journal of Palestine Studies” (Vol.27 n° 4, 7/1998).

[35] Originario della Bielorussia, emigrato nel 1924 in Israele, divenne in seguito ministro dei trasporti. 

[36] Dominique Vidal: “Comment Israël expulsa les Palestiniens – Come Israele ha espulso i Palestinesi (1947-1949)” (Editions de l’Atelier).

[37] Benny Morris: “Victimes. Histoire revisitée du conflit arabo-sioniste – Vittime. Storia rivisitata del conflitto arabo-sionista” (Editions complexe, 2003).

[38] Diario di Ben Gourion del 18/7/1948 (citato da Ilan Pappe).

[39] D’origine polacca (emigrato nel 1920), è il fondatore del “Palmah” (unità d’assalto paramilitare). 

[40] Futuro Primo ministro e ministro per gli Affari Esteri.  

[41] Benny Morris, “The Birth of the Palestinian Refugee Problem 1947-1949 – La nascita del problema dei profughi palestinesi 1947-1949” (Cambridge University Press, 1989). 

[42] Wikipedia : “Il massacro di Al-Dawayima”.

[43] Citato da Ilan Pappe in “Le Nettoyage Ethnique de la Palesatine” (Fayard, 2006).

[44] “Magazine Tel-Aviv” (23/4/2004) citato da Dominique Vidal in “Dix ans de recherches sur la guerre de 1947-1949 – Dieci anni di ricerche sulla guerra del 1947-1949” (Le Monde Diplomatique del dicembre 1997).

[45] Diario di Ben Gourion del 25/5/1948 (citato da Ilan Pappe).

[46] Archivi delle FDI, Forze di Difesa Israeliane, 51/957, dossier 1683.

Fonte:

http://www.tlaxcala-int.org/article.asp?reference=8791

 

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