Il metodo Kousmine – Prima parte

I pilastri del metodo

Il metodo Kousmine non è solo un regime alimentare: è una terapia complessa che comporta un piano differenziato di interventi.

Pur essendo un metodo medico/scientifico (la dott. Kousmine è stata un’accurata ricercatrice ed ha esercitato la professione di medico per tutta la vita) si differenzia profondamente dalla mentalità che oggi presiede alla pratica della medicina nel mondo occidentale. Normalmente la medicina convenzionale affronta la malattia come un evento a sé stante, indipendentemente dalla personalità, dallo stile di vita, dalle abitudini alimentari del malato. Conseguentemente la cura è sempre rivolta contro le cause specifiche immediate della malattia, spesso semplificate in agenti virali o batterici. Quasi mai si cerca di aumentare le difese naturali contro gli agenti patogeni; raramente si opera per consolidare lo stato di salute, il benessere psico-fisico della persona. Tutti sappiamo che invece la medicina orientale cura la persona anziché la malattia e tende perciò più alla prevenzione che a fare terapia quando la malattia è già in atto. Malgrado ciò ha avuto un successo storico nettamente inferiore della nostra medicina nella cura delle malattie più gravi.

Il merito della dott. Kousmine è stato quello di privilegiare l’aspetto preventivo e il rispetto della totalità della realtà umana, integrandolo però con la scientificità e le scoperte terapeutiche della medicina moderna. Ha ottenuto così di non perdere nulla delle conquiste scientifiche recenti, ma anche di scendere in profondità nelle cause delle malattie, con risultati più efficaci e duraturi. In particolare ha focalizzato la sua attenzione e i suoi interventi terapeutici sulla relazione tra alimentazione e salute, intuendo il rapporto profondo, spesso determinante, che c’è tra il modo di nutrirsi e lo stato di salute generale dell’organismo. In questo modo il metodo Kousmine riesce a raggiungere le cause profonde della malattia, senza fermarsi ad eliminare i sintomi, come spesso succede nelle terapie convenzionali.Il metodo Kousmine non rifiuta l’impiego di farmaci né di nessuna delle normali terapie mediche; tende però a diminuirne la necessità (e quindi anche le conseguenze indesiderate) rafforzando il sistema immunitario del malato, che riesce perciò a combattere sempre più efficacemente gli agenti patogeni. Persino con terapie estreme e debilitanti come le chemioterapie, il metodo di cura Kousmine aiuta un recupero più rapido ed attenua i sintomi negativi della terapia.

Fonte: http://www.kousmine.net/i-pilastri-del-metodo/

 

L’alimentazione

 

“La durata e la qualità della vita dipendono in gran parte dall’ingestione ed utilizzazione dei nutrienti. La nutrizione è la scienza che collega l’alimentazione alla salute dell’uomo. 

Il fenotipo umano è il prodotto dell’espressione del suo patrimonio genetico in rapporto alle sollecitazioni dell’ambiente.
In questa interdipendenza, la durata e la qualità della vita dipendono in gran parte dalla ingestione e utilizzazione di nutrienti, come momento primario dell’azione dell’ambiente sul genotipo. Rispetto alla nutrizione, le malattie e le terapie sono fenomeni accidentali”. 

(prof. Giuseppe Rotilio, Ricerca & Futuro – 6/1996) 

 

Il nostro organismo può vivere perché continuamente si svolgono in esso due funzioni fondamentali: 

La funzione plastica 

In dieci mesi circa il 70% delle cellule del nostro organismo vengono sostituite. Il nostro corpo è una realtà in continuo e rapido rinnovamento. Questo incessante ricostruirsi richiede “materiale di costruzione”: aminoacidi, acidi grassi essenziali, sali minerali, vitamine … , che devono essere forniti in quantità e qualità adeguata. Se questo non avviene la ricostruzione dei tessuti avviene male, con carenze che portano a malattie degenerative o a gravi disturbi metabolici. 

La funzione energetica 

Il nostro organismo per funzionare deve essere rifornito costantemente di energia. Questa funzione è talmente fondamentale che vengono costituite delle riserve nel nostro organismo, per sopperire all’eventuale mancanza di ingestione di nutrienti. L’ingestione del cibo quindi, oltre alla funzione plastica, ha lo scopo fondamentale di fornire energia e rinnovare le scorte energetiche. Queste due funzioni sono interamente sopperite dall’alimentazione. Una buona o una cattiva alimentazione fanno la differenza tra stato di salute o stato di malattia. L’ingestione di cibi, la loro digestione, lo smaltimento delle scorie dei processi di assimilazione sono le attività più importanti per la nostra salute. Aver dimenticato questo principio fondamentale, che è stato alla base di milleni di medicina fino a pochi anni fa, ha predisposto il mondo contemporaneo ad una frequenza sempre più alta di malattie degenerative e di squilibri del sistema immunitario.

Una lunga storia 

Il nostro corpo viene da una lunga storia. Si è evoluto per milioni di anni, adattandosi progressivamente attraverso insuccessi e cambiamenti alla realtà ambientale che lo circondava. Il mammifero uomo si è scavato una sua nicchia, interfacciandosi con determinati nutrienti e rifiutandone altri. È una storia di cambiamenti lenti, quasi inavvertiti, che hanno prodotto il corpo che oggi abbiamo: con le sue esigenze e con i suoi limiti. I cibi adatti a questo corpo sono quelli che lo hanno accompagnato in questo percorso di millenni. I cambiamenti sono a rischio: provocano crisi che richiedono adattamenti faticosi per l’equilibrio del nostro organismo. Il nostro corpo ha una certa adattabilità, ma solo entro un’oscillazione non troppo vasta e non troppo intensa. Quando il cambiamento è troppo radicale entra in crisi e si ammala. In questi ultimi cinquant’anni sono avvenuti nel campo alimentare più cambiamenti che negli ultimi duemila anni. I nostri organismi non hanno avuto il tempo di adattarsi (occorrono migliaia di anni per l’evoluzione!) e reagiscono con disordini metabolici, con il crollo o il disordine delle difese immunitarie. Questa è la ragione per cui gli enormi miglioramenti nel campo dell’igiene e della terapie di emergenza non hanno dato che effetti limitati, molto inferiori alle possibilità che le scoperte scientifiche degli ultimi decenni hanno aperto alla salute umana. 

Due possibilità

 Abbiamo davanti a noi, per ottenere o mantenere una buona salute, solo due possibilità: correggere le abitudini alimentari e le altre impostazioni di vita (stress, inquinamento, condizioni climatiche …) che danneggiano la salute  o intervenire con strumenti di emergenza per correggere le conseguenze delle distorsioni alimentari. Cioè interventi di mantenimento della salute o interventi di correzione della salute compromessa.

Il primo modo è quello scelto dal metodo kousmine, il secondo è quello della medicina convenzionale. Scegliere il secondo come modo ordinario di mantenersi in buona salute è scegliere l’emergenza invece della normalità. Il primo garantisce le massime possibilità di tamponare i limiti del nostro patrimonio genetico, di evitare danni al nostro organismo, di avere il massimo dalle nostre difese immunitarie. Cioè di avere il massimo di benessere che è possibile al tipo di organismo che la natura ci ha fornito.

Breve sintesi dei principi fondamentali

Le prescrizioni alimentari del metodo Kousmine non sono diverse da qualsiasi regime alimentare moderno scientifico: semmai tendono ad essere più complete e rigorose, soprattutto in considerazione delle gravi malattie che si devono curare. Proprio questa completezza e scientificità tendono a scoraggiare o a confondere all’inizio della pratica. Proprio per questo tentiamo di dare una breve sintesi dei principi assoluti e dei consigli più importanti. Non per sostituire la lettura delle altre pagine di questo sito, ma solo per agevolare l’inizio del cambiamento alimentare. 

Ciò che è indispensabile 

Nel metodo Kousmine vi sono alcuni principi assoluti da cui non si può derogare mai. Sono la base essenziale per evitare gravi rischi e dare all’organismo apporti indispensabili. Non consentono mai eccezioni.

I grassi

Diminuire al massimo i grassi animali e quelli vegetali di palma, cocco e palmisti, eliminare completamente gli oli spremuti a caldo, cioè tutti gli oli industriali e le margarine e sostituirli con olio extravergine di oliva, integrato con due cucchiaini di olio di lino spremuto a freddo o meglio con un cucchiaio e mezzo di semi di lino macinati al momento e con un cucchiaio di olio di girasole o di soia spremuto a freddo (o una manciatina di semi oleosi: semi di girasole, noci, nocciole, mandorle, ecc.). 

Zucchero 

Eliminare zucchero bianco raffinato: sostituirlo con zucchero integrale e/o miele. Evitare prodotti “light” perché contengono edulcoranti. 
Lo zucchero va comunque diminuito (anche quelli “buoni” come il miele, ecc. : max = 3 cucchiaini al giorno) perché :

squilibra l’alimentazione 
aumenta l’insulina 
 provoca fermentazioni intestinali.  Attenti agli zuccheri nascosti!

Dolci 

Eliminare tutta la pasticceria industriale, soprattutto cioccolato e surrogati, gelati cremosi, caramelle. Cercate di produrre in casa biscotti e torte (evitate le ricette con molte uova e molti grassi). Sono consentiti i gelati a sorbetto, con moderazione onde evitare l’eccesso di zuccheri.

Non fumate: mai

Diminuire radicalmente l’alcool 

Eliminare i liquori e il vino bianco. Non superare mezzo bicchiere di rosso al pasto (da eliminare in caso di malattia). È una regola pesante per tutti coloro che sono abituati all’uso di vino (o peggio di liquori) Ma non è evitabile: i danni dell’ alcol sono estremamente gravi, per i malati di malattie degenerative o autoimmuni rendono impossibile il controllo della malattia. 

Un cucchiaio di cereali crudi 

Occorre ogni giorno consumare almeno un cucchiaio di cereali crudi macinati finemente al momento. Si usano in genere nella crema Budwig, ma possono essere mescolati alla minestre (lasciandole raffreddare un po’ nel piatto prima di aggiungere la farina), ai succhi di frutta, ai frullati di verdure, allo yogurth. I cereali devono essere biologici integrali. I più indicati sono riso, orzo mondo, avena, grano saraceno … .

Ciò che è molto utile 

Nella dieta del metodo Kousmine vi sono altri elementi molto importanti, da osservare con rigore, ma possiamo permetterci qualche eccezione. Naturalmente anche le prescrizioni di questa seconda categoria ridiventano essenziali e assolute in caso di malattia. 

Latte e latticini

Consumate ridotte quantità di latticini e di latte, solo magro e non UHT: meglio biologico di mucche al pascolo. I formaggi: saltuariamente ricotta magra e senza esagerare formaggi di alpeggio con mucche nutrite solo ad erba di pascolo.

Caffè ed eccitanti 

Controllare gli effetti del caffe sulla vostra salute. Il caffè non è negativo, anzi può avere effetti positivi; ma ha un forte effetto eccitante, che per qualcuno può essere dannoso (max due o tre al giorno).

Il tè pur contenendo la stessa quantità di caffeina del caffè è meno eccitante. Preferite però il tè verde  che è un potente antiossidante. Il tè nero è un fattore di rischio cancerogeno. 

Acqua e bibite gassate 

Bere almeno un litro e mezzo di acqua al giorno. Preferite bere lontano dai pasti, ma va bene un uso moderato anche a pasto. E’ meglio usare acque non gassate. È importante bere un bicchiere abbondante di acqua appena alzati. In genere in Italia va benissimo la normale acqua potabileLe bibite gassate sono troppo ricche di zuccheri o di edulcoranti artificiali: vanno completamente eliminate. Sono utilmente sostituibili con succhi di frutta (non zuccherati) diluiti con acqua. 

Non consumare farine bianche 

I cereali integrali apportano zinco e manganese, elementi indispensabili all’equilibrio del sistema nervoso, che normalmente sono distrutti dalla stacciatura. Dal cereale raffinato si producono farine “morte”, conservabilissime, nemmeno ambite dai parassiti, che possono produrre maggior viscosità del sangue con rallentamenti e disturbi circolatori. Preferite pane integrale di sicura provenienza biologica e a lievitazione naturale. Nei limiti del possibile evitate pane bianco e biscotti industriali. Bisogna comunque diminuire l’uso del pane: cercate di non consumare pane e pasta nello stesso pasto. I cereali in fiocchi e la pasta sono elementi con valore nutritivo diminuito, a meno che siano fatti al momento: sia i fiocchi di cereali, i pop corn sia la pasta industriale. L’uso della pasta va limitato a due-tre volte alla settimana (un poco di più per quelli con gruppo sanguigno A).  Un uso appropriato dei cereali lo si ha usando il chicco intero bollito (ottimi, oltre al riso, il frumento, il farro, il miglio, il grano saraceno, l’avena). 

Cibi confezionati 

Limitate i prodotti in scatola: usateli solo raramente (legumi), tenendo però presente che è meglio consumare legumi in scatola che consumarne poco per mancanza di tempo o di esperienza  e scegliendo quelli con scatole rivestite all’interno e senza conservanti.
Evitate tutti i cibi industriali precucinati. 

La cottura 

Evitate alimenti troppo cotti: possono consumarsi crudi anche: zucchine, fagiolini, cavolini di Bruxelles, broccoli, cavolfiori, rape, spinaci, ecc. ;
mai friggere: preferite cotture al cartoccio, al sugo, i brasati, gli umidi;
privilegiate la cottura al vapore. 

La conservazione dei cibi 

Fate molta attenzione all’ossidazione dei cibi a contatto dell’aria:  non conservateli a lungo, utilizzate recipienti a chiusura ermetica, non d’alluminio (nemmeno la carta d’alluminio a diretto contatto dei cibi). Se siete attrezzati usate la conservazione sotto vuoto. I surgelati sono preferibili alle conserve, ma i prodotti freschi sono migliori.

Carni 

Riducete il consumo di carne; favorite i legumi come fonte di proteine. Tenete comunque conto che il metodo Kousmine non è un metodo vegetariano, anche se è perfettamente compatibile con le pratiche vegetariane. Preferite pesce (almeno due volte alla settimana). Scegliete carne di pollo, tacchino, coniglio, cavallo, qualora non riusciate ad essere vegetariani. In ogni caso cercate di evitare carne da allevamenti in batteria.

Masticare, masticare, masticare …

Masticate il cibo accuratamente e a lungo. Gli antichi dicevano che “la prima digestione avviene nella bocca”, più si mastica, più la digestione avviene velocemente e l’assorbimento intestinale sarà facilitato, senza fermentazioni dannose.

Crudo 

Una dieta prevalentemente cruda:
apporta più facilmente gli indispensabili elementi nutrizionali,
comporta più rapida sazietà e dimagrimento,
favorisce il regresso in certe forme di leucemia,
arresta la formazione della carie,
impedisce lo “scalzamento” dei denti,
riduce/elimina gas intestinali.

Ma sono altrettanto utili anche le verdure cotte: meglio abbinare i due tipi.

Intolleranze 

Nella dieta è bene inserire cambiamenti e nuovi alimenti in progressione graduale, introducete un solo tipo di nuovo cereale in ogni pasto, verificandone la facilità di digestione per il vostro organismo, fatta questa verifica, i vari nutrienti possono anche essere mescolati, migliorando così la ricchezza di aminoacidi essenziali e di vitamine del pasto. 

Il peso

Controllate il vostro peso. Ricordate che l’obesità non è solo un fattore estetico, ma una malattia. Se è importante non essere ossessionati dalle mode correnti, è altrettanto importante avere presente che l’obesità è sempre (anche se non solo) indice di cattiva alimentazione: squilibrata e/o eccessiva. L’altro fattore è l’eventuale mancanza di esercizio fisico. Se la vostra dieta è equilibrata e risultate ugualmente obesi, basta diminuire proporzionatamente la quantità dei componenti, senza alterare l’equilibrio generale. State attenti alle piccole “cose” prese fuori pasto: possono compromettere l’equilibrio della dieta.

L’equilibrio tra i pasti 

Colazione da re
Pranzo da principi
Cena da poveri 

L’equilibrio nei pasti 

Attuate un equilibrio ragionevole tra i principali componenti della dieta. Assumete ad ogni pasto:
verdure crude (ma anche verdure cotte);
carboidrati (cereali, patate, ricordo che le patate non sono verdure ecc.);
proteine;
il piccolo quantitativo dei grassi indicati.

Tutte le regole che abbiamo dato finora sono soltanto un insieme di no e di sì: ci dicono cosa non dobbiamo fare e cosa è necessario aggiungere alla nostra alimentazione, ma non sono sufficienti per un giusto equilibrio. Anche se varie sezioni del libro che seguiranno daranno molte indicazioni pratiche, l’esperienza mi insegna che non sono sufficienti. Molti s’illudono di seguire un regime alimentare corretto e ne traggono solo benefici parziali, perché non rispettano due principi fondamentali:

il giusto equilibrio tra proteine e carboidrati;
la giusta proporzione di aminoacidi essenziali.

Tutto questo si ottiene senza troppe complicazioni, evitando solo esagerazioni ed eccessi.

Il giusto equilibrio tra proteine e carboidrati: 

ad ogni pasto consumate sia proteine che carboidrati: prodotti animali non più di una volta al giorno (meglio anche meno), nel pasto senza proteine animali: legumi e cereali;
per un peso medio calcolate circa 150 gr. di pesce o 120 gr. di carni bianche oppure un insieme di cereali/legumi come è indicato nel prossimo paragrafo;
diminuite un poco i carboidrati se consumate verdure con zuccheri (carote, barbabietole, zucca, ecc.).
Ultimo e importantissimo criterio: se ingrassate diminuite proporzionalmente le dosi, se dimagrite aumentatele. Tutto qui! 

Il giusto equilibrio tra legumi e cereali

Quando non mangiamo proteine animali (che vanno assunte in maniera ridotta) dobbiamo tener conto che nessuna fonte di proteine vegetali, tranne la soia e il lupino) hanno proteine equilibrate. Diventano tali solo se combiniamo tra loro legumi e cereali. In questo modo la mancanza di lisina dei cereali viene compensata dall’abbondanza con cui questo aminoacido essenziale è presente nei legumi e la mancanza di aminoacidi solforati dei legumi è compensata dall’abbondanza con cui sono presenti nei cereali. La classica combinazione di pasta e fagioli, riso con lenticchie, pasta e ceci, ecc. della nostra tradizione italiana ho formulato piatti completi, gustosi e nutrienti. Imparate a usare il più spesso possibile, nei pasti senza prodotti animali, la combinazione di cereali e legumi. Quanti? Per la soia e i lupini la proporzione è di circa ⅔ di cereali e ⅓ di soia o lupini. Per gli altri legumi circa metà e metà.

Fontehttp://www.kousmine.net/i-pilastri-del-metodo/lalimentazione.html

 

L’acidosi

L’acidosi è una stato pericoloso del nostro organismo: crea stanchezza, stati infiammatori nei tessuti, sofferenza della mielina del sistema nervoso, aumento dei radicali liberi normalmente è sottovalutata, malgrado la gravità dei disturbi che può procurare.
Il livello di acidità del nostro organismo va perciò tenuto sotto controllo.

Il metodo migliore è il controllo dell’acidità delle urine, che può essere effettuato facilmente da chiunque. Occorre procurarsi in farmacia un misuratore del pH (cartina di tornasole): sono venduti sotto forma di stiks (striscioline) o di rotolini di carta speciale (più economici).

L’acidità si misura in tre momenti della giornata:

seconda urina del mattino (quella dopo colazione);
prima di pranzo;
prima di cena.

Come? Basta staccare un pezzo di strisciolina dal rotolo e bagnarne la punta mentre si orina. La parte bagnata cambia colore: sulla scala colorata riportat sulla confezione si può rilevare il numero relativo e segnarlo su una scheda (un modello può essere scaricato qui). La misurazione deve continuare per 10 – 15 giorni.

È essenziale per la salute del nostro organismo che il pH delle nostre urine non scenda sotto 7 (l’ideale sarebbe 7,3). Normalmente se l’alimentazione è equilibrata, l’acidità rientra nella norma, ma non sempre, perché le cause dell’acidificazione sono numerose:

a) l’assunzione eccessiva di alimenti acidificanti  (proteine animali, cereali, legumi);

b) la scarsa assunzione di cibi deacidificanri (verdura e frutta);

c) la carenza di oligoelementi e vitamine;

d) le sostanze chelanti provenienti dall’inquinamento;

e) la scarsità di ossigenazione nei soggetti sedentari;

f) un’insufficienza funzionale endocrina;

g) il sovraffaticamento fisico;

h) disturbi degli organi emuntori (per es. insufficenza renale);

i) l’uso di farmaci di tipo chimico;

l) alcuni stati psicologici (collera, preoccupazione, paura, ecc.).

 

I sintomi dell’acidosi tessutale:

stanchezza cronica, sonnolenza;

scarsa concentrazione;

crampi e dolori muscolari;

dolori articolari;

infiammazioni frequenti;

candidosi;

osteoporosi;

ritenzione idrica e cellulite;

calcoli acidi.

Riequilibrare l’acidosi

Occorre evitare di pensare che basti correggere l’acidità con un deacidificante: l’acidità delle urine è sintomo di uno squilibrio quasi sempre alimentare. Bisogna quindi innanzi tutto correggere l’alimentazione con una dieta più equilibrata. Ecco una tabella di sostanze acidificanti, neutre o deacidificanti che vi può aiutare a correggere l’alimentazione. Questa nuova tabella, diversa da quella presente nella prima edizione del mio libro (La dieta del metodo Kousmine) è stata completamente revisionata e corretta sulle base delle ultime ricerche scientifiche, che hanno fatto giustizia degli errori del passato, nati da osservazioni empiriche e soggettive. Il riferimento più importante è:  T. Remer, F. Manz, “Potential renal acido load of food and its influence on urine pH”,  in Journal of American Dietetic Association, 1995, pp. 791-797.

Molte informazioni, anche molto ripetute, non sono vere. Per esempio: la capacità acidificante di un cibo non ha rapporto con la sua acidità naturale e il fatto che possa creare acidità di stomaco. Soprattutto non ha rapporto con le informazioni assurde che circolano in rete: pomodori e caffè non sono acidificanti!

Ecco una breve sintesi di cibi acidificanti, neutri, deacidificanti.

Sostanze animali molto acidificanti:

pesce;
frutti di mari ed altri molluschi;
crostacei;
tutte le carni e soprattutto i salumi;
uova intere;
formaggi stagionati (il più acidificante è il parmigiano!).

Sostanze animali moderatamente acidificanti:

formaggi freschi spalmabili.

Sostanze animali sostanzialmente neutre:

latte;
burro;
yogurt.

Sostanze vegetali molto acidificanti:

arachidi tostate;
noci;
banane;
riso (anche  integrale).

Sostanze vegetali moderatamente acidificanti:

ciliegie;
tutti i cereali e le farine;
pane di segale e di frumento;
le paste;
i legumi (tranne i fagioli che sono deacidificanti).

Sostanze vegetali deacidificanti:

Tutta la frutta, soprattutto l’uva (quasi dieci volte più deacidificante della media della frutta!) e tutte le verdure, soprattutto spinaci, sedano, cavolfiore, carote, zucchini.

Bevande

Il caffè, la birra e il vino non sono acidificanti. Lo sono molti superalcolici.

Osservazione importante

Non occorre (anzi non si deve) eliminare tutte le sostanze acidificanti, ma solo equilibrarle con le altre. Ci sono altri problemi alimentari importanti di cui dobbiamo tenere conto: per es. il pesce è, dopo il formaggio, il prodotto animale più acidificante. Ma è una fonte importante di omega-3, quindi va assunto almeno due volte alla settimana, equilibrandolo con verdure nello stesso pasto. Tenete conto anche della quantità consumata. La banana, che è abbastanza acidificante, è mescolata nella crema Budwig con altra frutta decisamente deacidificante. Ne risulta un pasto sostanzialmente deacidificante. Come sempre evitate ogni ossessione per la precisione: in genere è sufficiente la regola fondamentale di variare molto gli alimenti e di fare pasti composti di cibi diversi, mescolando nello stesso pasto verdure e frutta (tendenzialmente deacidificanti) con cereali (spesso acidificanti) e proteine animali (sempre acidificanti). Ricordatevi che occorre bere molto (anche durante i pasti, ma soprattutto lontano dai pasti): almeno un litro e mezzo di acqua al giorno (due litri d’estate).

Per gli ossessionati dalla precisione

Qui di seguito le nostre tabelle in base a ricerche scientifiche accurate e recenti. PRAL positivi corrispondono a cibi più acidi, PRAL negativi a cibi deacidificanti.


 

 

 

 

 

 Fonte:http://www.kousmine.net/i-pilastri-del-metodo/lacidosi/

 

 

L’igiene intestinale

L’intestino è il più grande organo di scambio del nostro organismo. La sua superficie totale (comprendendo le complesse estensioni dei villi) supera i 100 m2. Il suo epitelio è sottilissimo: in molte zone solo uno strato di cellule. E’ quindi un organo (o meglio, un insieme di organi) delicatissimo ed essenziale per le funzioni che svolge. 

I suoi compiti essenziali sono: 

digestione; 
assorbimento dei nutrienti e dell’acqua;
funzione immunitaria; 
detossificazione; 
produzione di ormoni.

La difesa dell’integrità intestinale è l’azione protettiva più importante che possiamo compiere verso il nostro organismo, attraverso l’osservazione della defecazione giornaliera e delle feci: 

facendo attenzione a gonfiori intestinali e a dolori; 
controllando la produzione di gas putridi; 
controllando un eventuale malassorbimento; 
feci untuose; 
scarso utilizzo del cibo con residui di cibo ancora interi o mal digeriti.

Perché sia garantita la sua integrità e le sue funzioni sono importanti:

lo svuotamento regolare dell’alveo (una o due volte al giorno);  vedi: “Regolarità intestinale”;
la presenza di fibre; vedi: “I nutrienti/le fibre”;
la presenza di una popolazione batterica; vedi “La flora batterica”, con i microrganismi “giusti” e con i “tipi” giusti; 
la riduzione della flora putrefattiva e l’assenza di fecalomi; vedi : “Gli enteroclismi”;
l’integrità epiteliale; vedi :“I nutrienti/le fibre”.

La regolarità intestinale

È importante avere regolarità intestinale. La stipsi o stitichezza è il nemico principale dell’intestino e di conseguenza, dello stato di salute dell’intero organismo. L’irregolarità dell’intestino è alla base di molte malattie. La costipazione intestinale è, nello stesso tempo, una conseguenza e una causa dei disordini intestinali. Occorre regolarizzare il proprio intestino ad almeno una evacuazione giornaliera (l’ideale sarebbero due). È impossibile raggiungere questa regolarità senza una corretta alimentazione. Ma anche dopo aver ristabilito un’alimentazione ricca di fibre e di acqua può essere difficile regolarizzare le scariche se: 

si è fatto uso di purganti per molto tempo; 
si è impossibilitati a fare del moto (come accade per es. a tutti i malati costretti a letto o su una carrozzina).

Il fenomeno non deve mai essere sottovalutato: è alla radice di irritazioni intestinali e di un avvelenamento generale dell’organismo.

La soluzione non sono i purganti 

Prima di tutto bisogna dire di no ai purgantianche a quelli vegetalisono una soluzione apparente. Da una parte svuotano l’intestino  ma dall’altra lo abituano a funzionare solo sotto uno stimolo esterno, impigrendolo ancora di più. Possono essere accettati solo in casi eccezionali e per poche volte. Le vere soluzioni vanno cercate altrove. 

Aumentare le fibre 

Il primo rimedio è aumentare senza paura le fibre alimentari. Devono essere sia solubili che insolubili. Vanno introdotte con l’alimentazione: cereali integrali, verdure e frutta. Ma potrebbero non essere sufficienti dopo una stipsi ostinata. Nella maggior parte dei casi occorre aggiungere fibre oltre all’alimentazione ordinaria. Per questo, oltre all’abbondanza di verdure e ad un consumo regolare di frutta, occorre alimentarsi con cereali integrali. Solo dopo questo cambiamento, se non è sufficiente, si ricorre ad aggiunte: 

la migliore è la crusca di avena, che è parzialmente solubile. Il quantitativo normale è di 2 cucchiai colmi al giorno, ma per qualche settimana può salire anche a 3 cucchiai al giorno. Come tutte le fibre deve sempre essere assunta durante il pasto (appena prima o durante). Inoltre un cucchiaino di semi di Psillio con un bicchiere d’acqua (sempre durante i pasti) una volta al giorno. In alternativa una bustina al giorno di Psyllogel, sciolta in acqua e lasciata riposare per pochi secondi (sempre durante i pasti). 

Gli stitici devono stare attenti a bere molto

Alcune forme di stitichezze possono nascere da scarso contenuto idrico delle feci. In questi casi (e sempre quando si assume crusca) conviene assumere liquidi anche durante i pasti: è preferibile il lieve inconveniente di una diluizione dei succhi gastrici, rispetto alla mancanza di liquidi nei contenuti intestinali. 

Regolarità nelle scariche 

Non reprimete mai l’impulso a defecare: tentate di andare al gabinetto alla stessa ora, preferibilmente il mattino dopo la colazione (anche quando non c’è l’impulso), aiutandovi eventualmente con stimoli meccanici (supposte, ecc.). 

Camminate, camminate … 

Fare moto è indispensabile. E’ importante fare ginnastica, ma soprattutto camminare. Non tutti possono farlo (persone in carrozzella o comunque immobilizzate): aumentare comunque le attività fisiche possibili, fisioterapia, ecc. 

Microclismi e supposte 

In attesa che gli altri rimedi elencati funzionino consiglio l’uso di microclismi o di supposte di glicerina. Se usate le supposte, curate che permangano nell’alveo il minor tempo possibile: vi è qualche sospetto che la glicerina possa fare danni permanendo a lungo nell’intestino. 

Lassativi? 

Quando comunque la defecazione è impossibile si consiglia uso di lassativi di origine vegetale o di citrati per non più di una settimana, prendendoli la sera prima di andare a letto. Vanno diminuiti progressivamente del 50% alla settimana fino ad eliminarli completamente. Anche l’assunzione di prugne secche cotte rientra nell’uso dei lassativi vegetali. 

Gli enteroclismi 

Naturalmente non bisogna trascurare gli altri pilastri del metodo Kousmine: gli enteroclismi. Nei casi estremi conviene ricorrere all’idrocolonterapia. 

Infine…
Uscire da un lungo periodo di stipsi intestinale non è rapido. 
Occorre avere costanza e pazienza, ma insistendo con una corretta metodologia si riuscirà nella quasi totalità dei casi a giungere in poco tempo ad un’accettabile regolarità.

Gli enteroclismi

In caso di malattie gravi (tumori, sclerosi multipla, ecc.) è importante praticare, due volte alla settimana, degli enteroclismi (fatti con 1 litro e mezzo o due litri di camomilla; naturalmente nei bambini la dose deve essere proporzionalmente ridotta). La pratica degli enteroclismi, anche se gravosa, è un aiuto essenziale nella fase acuta della malattia e comunque all’inizio della cura. È comunque di grande utilità per tutti quelli che decidono di cambiare la propria alimentazione. La dottoressa Kousmine non accettava di seguire malati che non praticassero regolarmente gli enteroclismi. 

La camomilla va preparata con circa 5 bustine, lasciate in infusione finché la tisana si raffredda (temperatura adatta: 38°-39°), va poi immessa nell’apposito apparecchio (che potrete acquistare per pochi euro in farmacia) che va appeso ad un paio di metri di altezza. Si svuota il tubo dall’aria, si richiude il rubinetto, ci si mette in ginocchio accucciati a terra, con la testa e il busto il più bassi possibile. Si introduce il beccuccio nell’ano e si apre il rubinetto. Il liquido deve entrare tutto: se si sente l’impulso irrefrenabile di una evacuazione, dopo aver provveduto occorre raboccare ancora il liquido ad un litro e mezzo. Se non si introduce tutto il litro e mezzo non si perviene ad un lavaggio efficace del colon. Può accadere che la discesa del liquido si blocchi: è opportuno in questo caso massaggiare la pancia con movimenti energici, come se si impastasse, per smuovere le anse dell’intestino e staccare eventuali fecalomi. Dopo che il liquido è stato interamente introdotto, avviene la defecazione, che deve essere completa. Appena l’intestino si è calmato dopo l’evacuazione, procedete all’introduzione dell’olio di girasole. L’introduzione di olio di girasole biologico spremuto a freddo è sempre necessaria per un risanamento completo delle pareti intestinali. La quantità: 4 cucchiai = 60 ml . Il modo: mediante una peretta da bambini o, meglio, una siringa da 100 ml, (ovviamente priva di ago!). Dopo un po’ di enteroclismi potrebbe essere necessario ridurre la quantità di olio (anche a 10 ml). Può essere opportuno, almeno per le prime volte, mettere dopo l’introduzione dell’olio di girasole un pannolone, per evitare che eventuali piccole perdite di olio macchino i vestiti o le lenzuola (normalmente non accade, ma talvolta è successo). Normalmente una cura efficace dura da 2-4 mesi nei casi leggeri a 2 anni nei casi più gravi. Gli enteroclismi vanno comunque ripresi, anche a malattia stabilizzata, di fronte a rischi di attacchi (cambio di stagione, stress, attacchi influenzali, ecc.). Può accadere che gli enteroclismi affatichino molto o provochino costipazione: avviene soprattutto nel caso di sclerosi multipla, se la malattia è avanzata. In questo caso conviene diminuire la frequenza a una volta alla settimana o ogni dieci giorni, per aumentare poi progressivamente quando l’intestino si è stabilizzato. 

Gli enteroclismi sono una pratica adatta anche per persone sane, ogni volta che interviene qualche fattore che disturba il normale funzionamento dell’intestino o in presenza di malesseri ricorrenti. È comunque opportuno per tutti praticarli qualche volta all’anno, preferibilmente in cambio stagione. 

L’idrocolonterapia 

Un lavaggio intestinale più completo e accurato può essere attuato mediante l’idrocolonterapia. È un lavaggio praticato in ambulatorio mediante apparecchi altamente specializzati, che permettono anche l’osservazione dei prodotti di scarico durante l’evacuazione. L’idroterapia del colon è adatta soprattutto per i malati che non possono praticare gli enteroclismi; ma è importante anche per gli altri, quando ci troviamo di fronte ad un intestino particolarmente “sporco”. Abbiamo avuto casi di malati che hanno avuto miglioramenti significativi anche dopo una sola applicazione. Oggi in Italia si sono diffusi gli ambulatori di idrocolonterapia, con un abbassamento dello standard qualitativo. Affidatevi solo a centri che hanno una lunga esperienza, gestiti da personale affidabile. Personalmente preferisco quelli che fanno una pulizia accurata e radicale in una sola seduta (e ricorrono a sedute successive solo in casi di intestini in cattive condizioni) a quelli che propongono più sedute ravvicinate. Ma nella maggior parte degli ambulatori si praticano metodiche diverse, ugualmente accettabili. 

Il lavaggio intestinale con brodo salato 

Chi non riesce a fare gli enteroclismi, può sostituirli con un altro metodo più agevole, anche se meno efficace. Si fa bollire un litro d’acqua con verdure, possibilmente biologiche (per es. una piccola cipolla, una costa di sedano, una carota, una piccola rapa o un pezzo di cavolo), si aggiungono due cucchiai di sale marino non raffinato, si lascia raffreddare fino a quando la temperatura permette di berlo. Lo si beve tutto in un quarto d’ora (è importante che sia ancora caldo). Qualcuno trova il brodo vomitevole: dipende dai gusto personali, personalmente io lo trovo solo molto salato. Si ottiene l’evacuazione dell’intestino in pochi minuti. È meglio utilizzare questa tecnica a digiuno. È raccomandabile farla seguire da un piccolo clistere di olio di girasole (come per gli enteroclismi) o dallo sciacquo della bocca con olio (vedi sotto)È assolutamente controindicata agli ipertesi, a soggetti in terapia cortisonica, ai cardiopatici. 

Lo sciacquo della bocca con olio di girasole

Sono molto utili gli sciacqui della bocca con un cucchiaio di olio di girasole spremuto a freddo: devono esere fatti a digiuno (al mattino, o prima dei pasti). Bisogna “agitarlo” a lungo in bocca, risucchiandolo tra la lingua e tra i denti, per una ventina di minuti (comunque non meno di un quarto d’ora). Poi va sputato completamente (attenzione a non ingoiarlo: contiene residui tossici) e ci si deve sciacquare la bocca e lavare i denti. Il segno che la tecnica è riuscita è il colore dell’olio: deve essere biancastro. Se è ancora giallo, significa che il lavaggio non è durato a sufficienza. È una pratica che si può ripetere anche due o tre volte al giorno, soprattutto in caso di malattie acute. Non sostituisce gli enteroclismi!

Il ripristino della flora batterica intestinale

Non è da fare in caso di candidosi intestinale. Occorre invece mettere in pratica ciò che viene indicato nel documento sulla terapia della candidosi o altre terapie indicate dal vostro medico.

I batteri che compongono la nostra flora batterica intestinale sono, quando la flora è integra e ottimizzata, i nostri migliori alleati per mantenere una buona salute. Il problema è che nella flora intestinale ci può essere di tutto:

batteri efficaci per la protezione dell’intestino, la “digestione” delle fibre, la pulizia e l’integrità dell’epitelio intestinale. Senza questa flora benefica siamo in condizione di disbiosi intestinale;

 batteri opportunisti, che non fanno grandi danni e non danno grandi benefici;

batteri patogeni, che provocano infiammazioni,  fermentazioni anomale con gas intestinali e vere e proprie patologie;

candida, un lievito/fungo che è sempre presente in piccole quantità, ma quando aumenta a dismisura (per es. dopo terapie antibiotiche) provoca una candidosi intestinale, un’infezione molto più pericolosa di quanto si ritiene normalmente.

Quando si è in stato di disbiosi intestinale, caratterizzata da difficoltà digestive, gonfiori addominali, dolori dopo la digestione, alito fetido, ecc., occorre fare il rinnovo della flora batterica. Affidatevi al vostro medico per una terapia adeguata. Nei casi meno gravi è efficace la seguente terapia:

Per i primi 3 giorni

6 goccie di Bergaseed + 4 goccie di Tea-tree-oil (olio di melaleuca) in un po’ d’acqua a colazione, 2 capsule di Enterelle (Bromatech) a pranzo e a cena

Per i 3 giorni successivi

 2 capsule di Enterelle (Bromatech) a colazione e a cena.

Per altri 6 giorni successivi

 2 capsule di Bifiselle (Bromatech) a colazione e a cena.

Per altri 6 giorni

2 capsule di Ramnoselle (Bromatech) a colazione e a cena.

In seguito, per un mese o due è opportuno:

Al lunedì, al mercoledì e al venerdì: una capsula a colazione e una mezz’ora prima di cena di Ferzym Plus (Specchiasol).

Oppure, nei casi con molto gas intestinale, derivato da abbondanza di cereali consumati:

Al lunedì, al mercoledì e al venerdì: una capsula a colazione e una mezz’ora prima di cena di Milonet (Bromatech).

Una terapia come questa è utile anche per chi non ha gravi disbiosi intestinali all’inizio del cambiamento alimentare del metodo Kousmine.

In presenza di candidosi

La candidosi è un infezione diffusa e grave, molto più di quanto si pensa. Influenza negativamente l’apparato digerente, il sistema immunitario e anche la psiche. Può essere la causa nascosta di allergie, intolleranze alimentari, stanchezza, ecc. Malgrado la diffusione e la pericolosità, è ampiamente sottovalutata. E’ difficile guarirne completamente. Ricordiamo che la candidosi può aggravarsi notevolmente ed emigrare dall’intestino o dalla vagina alla bocca, alla zona anale, al circolo sanguigno. La cura deve essere rigorosa e assolutamente fedele, senza eccezione. Comporta un rigoroso regime alimentare e una terapia di integratori e farmaci. Nessuno pensi di risolvere il problema della candidosi con semplici fungicidi: correrebbe il rischio che il microrganismo si incisti, con ricomparse e maggiori difficoltà a sradicarlo. 

Fonte: http://www.kousmine.net/i-pilastri-del-metodo/ligiene-intestinale.html

 

Integratori

Si definiscono integratori, con un termine scientificamente impreciso ma ormai in uso, nutrienti che si aggiungono alla dieta in quantità ridottissime (in genere nell’ordine dei milligrammi) per completare l’equilibrio nutrizionale. Un regime alimentare equilibrato non dovrebbe aver bisogno di integratori e nessun integratore supplisce adeguatamente ad una dieta squilibrata. Ma in circostanze particolari può rendersi necessario aggiungere ad una nutrizione anche equilibrata una dose adeguata di integratori perché: 

le verdure e la frutta che troviamo in commercio danno spesso un apporto inadeguato di vitamine e flavonoidi; 
in alcune zone i terreni sono carenti di alcuni oligoelementi (per es. il selenio) e trasmettono questa carenza ai vegetali che vi sono coltivati;
occorre fornire un supplemento nutrizionale, anche in caso di diete equilibrate, ad alcuni malati che non sono in grado di assimilare le vitamine che assumono o non sono in grado, proprio per le condizioni di malattia, di elaborare sostanze essenziali per l’organismo (è il caso dell’acido gammalinoleico);
in organismi particolarmente debilitati dalla malattia occorre fornire un apporto maggiore di alcuni micronutrienti essenziali per riportare l’organismo alle condizioni di salute. 

Vanno privilegiati i concentrati di frutta e di vedura (verdure e frutte di alta qualità spremuti e liofizzati a freddo), perché sono gli unici completi non solo di vitamine ma di fitonutrienti.

Il fabbisogno di questi nutrienti varia da malattia a malattia e nell’ambito della stessa malattia, da malato a malato. Ecco perché deve essere il medico a determinare quali integratori debba assumere un ammalato e in quali quantità. Non raccomanderemo mai abbastanza di evitare in questo ambito pratiche pericolose di autoterapia.

Per alcune malattie, in caso d’urgenza, indichiamo una terapia minima d’emergenza, che deve, appena possibile, essere sottoposta ad un medico kousminiano. Vedi in documenti.

 Fonte: http://www.kousmine.net/i-pilastri-del-metodo/integratori.html

 

I vaccini

pagina a cura del dott. Angelo di Fede, immunologo

Quando parliamo di metodo Kousmine, noi parliamo non di patologie congenite, ma di patologie autoimmuni o acquisite. Cosa vuol dire malattia autoimmune? Noi abbiamo un sistema di difesa anticorpale per cercare di neutralizzare tutti i batteri, tutti i virus, tutti i microrganismi patogeni che vengono a contatto, quotidianamente, con il nostro organismo. Dove principalmente? A livello cutaneo e a livello intestinale. La sola differenza è che la superficie cutanea è circa 2 m2 , mentre la superficie intestinale è circa 350 m2. Pertanto la quantità di patogeni intestinali, che vengono a contatto quotidianamente con il nostro sistema di difesa intestinale, è notevolmente sproporzionato rispetto a quello cutaneo. Dalla nascita il nostro sistema di difesa manda in avanscoperta, quotidianamente, i “soldatini” più scalcinati nel nostro intestino (i linfociti B) i quali “spareranno” contro i patogeni presenti dei “proiettili” più o meno efficaci che sono le immunoglobuline (IGA IGG IGM), nella speranza remota di essere abbastanza efficaci. Lo saranno tanto di più efficaci quanto il PH intestinale sarà idealmente neutro (tra 6-7) cosa eccezionale di questi tempi in cui la nostra dieta è tutta votata all’acidità. 

I linfociti T 

Se qualche patogeno passa la barriera intestinale, cosa che succede normalmente e tanto più facilmente quanto più il nostro PH intestinale è acido, il nostro sistema di difesa immediatamente manda nel torrente circolatorio i “carri armati” ( i linfociti T) i quali tenderanno a bloccarli per evitare che si diffondano nel nostro organismo. Noi non nasciamo con i linfociti T. Il bambino comincia a produrli dopo l’anno di vita, completamente verso il 6°-7° anno di età. Di linfociti T se ne formeranno uno per ogni batterio, uno per ogni virus, uno per ogni microrganismo patogeno. Per formarsi completamente ha bisogno di 6-7 gg., ecco perché i bambini sino a 6-7 anni avranno sempre e frequenti episodi febbrili che dureranno in media 6-7 gg. Questo è il tempo che occorre ad un linfocita T per formarsi. La febbre è l’unico nostro sistema di difesa (‘cottura’ dei patogeni circolanti ) in attesa che si formi il linfocita T specifico. Una volta formatosi distrugge il patogeno e “muore” anche lui, ma lascia in eredità un linfocita TM o T memoria o T  figlio che circolerà per tutta la vita nel nostro organismo (‘ronda immunitaria’) pronto ad attivarsi quando un patogeno uguale o simile a quello per il quale il “padre” si è formato ed è morto, penetrerà nel nostro organismo. I linfociti B e T non hanno “occhi” per riconoscere un patogeno amico da uno nemico. Il riconoscimento avviene tramite i determinanti antigenici di superficie. Qualora questa “chiave di lettura” assomigliasse ad una qualsiasi cellula del nostro organismo si avrà l’autodistruzione o la malattia autoimmune. 

Tutto quanto è stato detto, in maniera molto semplificata, è il frutto di anni di ricerca immunologica, che ha avuto un notevole impulso con l’inizio dei trapianti d’organo, grazie al dott. Barnard con il primo trapianto di cuore (HLA di classe 1-2; sottopopolazioni linfocitarie, gruppo sanguigno e fattore Rh; citochine; ecc., ecc.).

La dott. Kousmine ha avuto il pregio di intuire, con largo anticipo, l’importanza della regolazione del sistema immunitario alterato dalle noxae patogene penetrate nel nostro organismo. Da buona biologa, oltre che da ottimo medico, aveva capito che la causa iniziale di una risposta immunitaria, ad una patologia cronica o autoimmune o tumorale, era dovuta per lo più ai batteri gram- che lei testava sistematicamente a tutti i suoi pazienti per poi ordinare un vaccino con il quale stimolare in senso positivo il sistema immunitario alterato del paziente. 

Attualmente le conoscenze immunologiche si sono notevolmente evolute per nostra fortuna. Pertanto si può abbinare o alternare alla terapia vaccinica la microimmunoterapia. 

La microimmunoterapia agisce modulando lo stato immunitario del paziente nel corso di una patologia autoimmune utilizzando, in dosi infinitesimali, sostanze immuno-competenti di sintesi quali le citochine o altri fattori di regolazione immunitaria o gli acidi nucleici specifici del gene implicato nella patologia in questione in modo da modulare l’azione patogena in maniera positiva. È possibile rivolgersi ad un medico kousminiano per ottenere una o l’altra delle terapie, quando egli ritenesse necessario per il paziente completare i quattro pilastri fondamentali del metodo con il quinto pilastro.

Fonte: http://www.kousmine.net/i-pilastri-del-metodo/i-vaccini.html

 

Per cominciare

Cambiamo i ritmi di vita

La malattia è frutto di fattori complessi: i fattori esterni (batteri, virus) non sono quasi mai sufficienti a spiegare da soli l’insorgere di una patologia. C’è sempre un “terreno di coltura” che è dato da uno stress generale, fisico e psichico, della persona: superlavoro, crisi esistenziali, grandi dolori, lutti, isolamento, cattivi rapporti umani, sensazione di fallimento Se non si cambia profondamente lo stile di vita, se non si risolvono le cause dei nostri malesseri interiori, se non si rimediano gli errori più gravi, tutte le terapie, anche il metodo Kousmine, saranno scarsamente efficaci: daranno risultati modesti o poco duraturi. Aumentate la qualità della vostra vita: prendetevi più spazi di riposo, diminuite le situazioni che aumentano le vostre tensioni, alimentate le vostre amicizie, migliorate il vostro rapporto con la natura. Una passeggiata in campagna con gli amici, lontano dalle preoccupazioni normali della vita, è probabilmente la più efficacie di tutte le terapie, non basterà da sola, ma è la premessa migliore per la riuscita di tutte le altre. Più a fondo ancora, occorre imparare ad essere più in pace con sé stessi: accettarsi, anche con i propri limiti, i propri handicap; elaborare i lutti; alimentare la propria vita interiore; imparare a vivere momenti di solitudine “ricca”. Sarà così possibile vivere positivamente anche i momenti difficili della sofferenza: scoprire che è una prova dolorosa, ma che fa parte della vita, non la rende impossibile.

Prudenza e gradualità nell’iniziare

L’alimentazione Kousmine va iniziata gradualmente oppure dopo un digiuno di 6 giorni, a giudizio del medico. Iniziare bruscamente un cambio alimentare può creare eccesso di gas intestinale, addome gonfio, lingua bianca, fenomeni di inappetenza. La progressione del cambiamento, se non viene fatto il digiuno, può essere la seguente:

Ricostruzione della flora batterica intestinale, secondo le indicazioni del vostro medico;
Da subito diminuzione drastica dei grassi saturi: eliminazione delle carni bovine, eliminazione degli insaccati, diminuzione dei latticini (solo yogurt magro e poco latte scremato non a lunga conservazione = 150 cl al massimo);
Introduzione da subito dell’olio extravergine di oliva spremuto a freddo come unico condimento oltre ad un cucchiaio di olio di girasole bio spremuto a freddo;
Fate una colazione abbondante a base di frutta e una proteina (yogurt, tofu o ricotta molto magra). Se non siete abituati ad una colazione abbondante, aumentate gradualmente fino ad arrivare a regime ottimale. La colazione ideale è la crema Budwig;
Aumentate gradualmente le verdure crude e cotte;
Introducete gradualmente i legumi: dapprima in piccole quantità e a giorni alterni, poi in quantità maggiori;
Introducete gradualmente i cereali integrali: cominciate con riso semintegrale e con piccoli quantitativi di farro, orzo, ecc. nelle minestre; proseguite introducendo due volte alla settimana il riso integrale; passate dopo un paio di settimane ad usare solo cereali integrali. 

L’eventuale digiuno iniziale

La dottoressa Kousmine consiglia di iniziare la dieta con un digiuno di sei giorni, accompagnato da enteroclismi quotidiani. Serve a svuotare completamente l’intestino e prepararlo a rinnovare la sua flora batterica ed anche a simolare l’organismo, depurandolo nello stesso tempo da intossicazioni e acidità. Proprio quest’ultimo aspetto può far sì che durante il digiuno possano riemergere dolori o sintomi di attacchi precedenti della malattia: non sono segnali negativi, ma solo normali manifestazioni della trasformazione che il digiuno opera nell’organismo.

Secondo la dottoressa Kousmine

Il digiuno kousminiano non è totale. Il paziente è invitato a consumare: un bicchiere da bibita (200 cc) di succo di frutta fresco a colazione; altrettanta quantità di succo di verdure a mezzogiorno, altrettanto di succo di frutta o succo di verdure alla sera, acqua in quantità leggermente più abbondante del normale (circa 2 litri). Avvertenza: i succhi devono essere freschi (appena spremuti) e senza polpa. Se non avete la centrifuga, potete usare spremute di aranci o pompelmi per tutte le tre dosi giornaliere. 

Secondo noi 

L’esperienza ci dice che è più utile e quasi sempre più facile fare il digiuno a sola acqua. L’organismo entra completamente in stasi digestiva entro due-tre giorni e si dedica più efficacemente alle attività depurative. Il passaggio alla fase della neoglucogenesi (il tipo di alimentazione del cervello durante il digiuno ottimale) avviene prima e più efficacemente. E’ però anche vero che la prima volta, per ragioni psicologiche, il digiuno come consigliato dalla Kousmine può essere emozionalmente più agevole. Sempre l’esperienza ci porta a suggerire che il digiuno sia preceduto da un paio di pasti ricchi di fibre: meglio se a base di soli ortaggi, pochi cereali integrali con un po’ di pesce; può essere utile aggiungere dei supplementi di fibre: crusca di avena ed estratti di Psyllio. Stimolate l’evacuazione, se non avviene spontaneamente nel primo giorno di digiuno.

Durante il digiuno occorre: 

bere molto, ma senza esagerazioni;
limitare le attività fisiche stressanti. Il lavoro normale può essere continuato ed è opportuno fare esercizi fisici, tipo camminate o una ginnastica moderata;
praticare enteroclismi secondo le prescrizioni del metodo,  almeno nei primi tre giorni;
sospendere l’assunzione di medicinali: consultate il vostro medico a proposito. Unica eccezione possibile: vitamine antiossidanti (A, C, E) ed eventualmente antiacidi nel primo giorno, se l’acidificazione dell’organismo dovesse rivelarsi eccessiva (in digiuno vi è quasi sempre un aumento dell’acidosi). 

Normalmente lo stimolo della fame cessa a partire dal secondo giorno o al massimo all’inizio del terzo. Un digiuno di questo tipo è facilmente tollerabile e negli individui di peso normale, può essere effettuato anche senza controllo medico, quando non ci sono complicazioni cardiocircolatorie o renali. Negli ultimi due giorni è opportuno ridurre il ritmo giornaliero, riposando di più alla sera, anche se la nostra esperienza ci ha segnalato numerosi casi di persone che hanno proseguito le attività normali senza sentirne conseguenze (io stesso, che lo pratico una volta all’anno, continuo il lavoro normale per tutti i sei giorni di digiuno). Maggiore cautela deve essere osservata da persone sottopeso, sofferenti di disturbi cardiocircolatori ed altre patologie che indeboliscono fortemente l’organismo: prescrittivo in questi casi è sempre il consiglio di un medico. 

Le settimane di dieta speciale

Dopo il digiuno non si può tornare immadiatamente all’alimentazione normale, ma occorre qualche settimana di regime alimentare speciale:

l’ultima sera di digiuno mangiate una mela poco prima di andare a letto;

nella prima settimana: il primo giorno dopo il digiuno: una mela a colazione, un’altro frutto a metà mattina, insalata di verdure miste con olio e limone a pranzo e cena;

dal secondo al quinto giorno della prima settimana: frutta a colazione, verdure come sopra a pranzo, frutta e verdure a cena. Tra le verdure evitate i pomodori;

negli ultimi due giorni della prima settimana introducete un po’ di pesce cotto al vapore (80 gr. circa) a mezzogiorno;

nella seconda settimana: crema Budwig a colazione (mezza porzione nei primi due giorni), senza latticini, riso semintegrale a pranzo con verdure crude e cotte con olio e tamari o limone, pesce al vapore (100 gr.) e un paio di volte uovo alla coque, verdure crude o cotte a cena, anche in minestra. Negli ultimi due giorni introducete un po’ di legumi ben cotti;

nella terza settimana: come nella seconda, continuando ad evitare carne e latticini che rintrodurrete gradualmente nella quarta settimana, riso integrale a mezzogiorno e piccoli quantitativi di farro, orzo, ecc. nelle minestre della sera, passate dopo un altro paio di settimane ad usare solo cereali integrali.

Se praticavate già regolarmente l’alimentazione del metodo Kousmine, potete usare direttamente riso integrale invece che semintegrale fin dall’inizio.

Il digiuno va ripreso in caso di attacco acuto della malattia, in forma totale o più abbreviata a seconda della gravità dell’attacco.

Fonte: http://www.kousmine.net/in-pratica/per-cominciare/

 

I pasti

Criteri generali 

Curate che il pasto della sera sia il pasto più leggero. Sappiamo che questa regola è difficile da praticare per chi non torna a casa durante la pausa di lavoro: nel caso siamo costretti a fare della cena il pasto principale, distanziamola molto dal momento di andare a letto, anticipandola il più possibile. 

Preoccupatevi di utilizzare una grande varietà di alimenti. Poiché è difficile e faticoso calcolare con cura l’equilibrio dei vari componenti della nutrizione, solo una grande varietà di nutrienti diversi (soprattutto cereali, legumi, verdure) può garantire un buon equilibrio alimentare. È pericoloso, perché si rischia la carenza di qualche nutriente fondamentale, cibarsi sempre dello stesso cereale o di poche verdure sempre uguali. I fanatici di pastasciutta e insalata dovrebbero gradualmente scoprire la bontà di riso, farro, miglio, orzo, avena, grano saraceno ecc.  e di cavoli, finocchi, carote, carciofi, cardi, barbabietole, zucche, ecc.  In Italia possiamo trovare una varietà incredibile di proposte. Soprattutto con i legumi, andate alla scoperta di nuove possibilità. L’equilibrio di aminoacidi essenziali varia molto da una specie all’altra. Vi sono famiglie che non sanno uscire dall’uso di pochi legumi: fagioli, piselli … . Scoprite fave, ceci, cicerchie, i diversi tipi di lenticchie, la varietà sconfinata di fagioli, soia gialla, azuchi, soia verde, lupini. Sperimentate nuovi alimenti, come l’amaranto o la quinoa, ma anche i derivati della soia, il tempeh e le alghe  che non appartengono alla nostra tradizione ma ormai si trovano in tutti i negozi biologici. Curate molto il gusto e la presentazione: si mangia anche con gli occhi e con il cervello …! Che tristezza vedere presentare come “biologici” piatti sciatti e scotti, che allontanano il desiderio di cibo. È meglio proporre un piatto unico ben curato e saporito che menù di molte porzioni mal preparate.  Iniziate il pasto con frutta non troppo dolce o verdure in foglia. Sono facilmente assimilabili, diminuiscono lo stimolo della fame. 

I tre pasti principali in dettaglio

Diamo ora qualche indicazione più concreta sui pasti principali, mescolando consigli e prescrizioni. Chi ha solo un breve intervallo per il pranzo e deve lavorare “sodo” al pomeriggio può, contrariamente alle indicazioni date dalla Kousmine e riportate sotto, invertire pranzo e cena, consumando un pranzo più frugale. 

Colazione: crema  Budwig

Costituisce un pasto completo, ricco di vitamina F, delle vitamine e degli zuccheri semplici della frutta e delle auxine e dei carboidrati dei cereali integrali crudi. Non richiede cottura ed è ben tollerata da tutti, ammalati compresi. Si può prendere con tè leggero o meglio con infusi di cereali tostati o di erbe o frutta. Se non è possibile prepararla a colazione, gli elementi che lo compongono vanno presi (anche separatamente) durante la giornata. Il vantaggio della crema Budwig è il garantire ogni giorno la presenza di questi componenti essenziali della dieta. È difficile fare equilibratamente la dieta del metodo Kousmine senza assumere ogni giorno questa crema. Per imparare concretamente a preparare la crema Budwig potete vedere il filmato del dott. Paolo Bellingeri, medico Kousmine.

 

 la chiara pagina della dott. Laura, biologa di Bassano del Grappa a queesto indirizzo: 

http://www.cucinadellanima.it/2013/01/crema-di-budwig-istruzioni-per-luso-2/

e un brano di una conferenza del prof. Chiesa dedicato alla crema Budwig e la sua importanza:

 

Pranzo 

È opportuno iniziare il pasto con verdure crude, anche la frutta è meglio assumerla prima del pasti: la digestione ne risulterà facilitata. Ottime anche le verdure ad acidità naturale, che è possibile preparare in casa. Se si usa frutta, va presa un quarto d’ora o più prima dei pasti: comunque mai dopo i pasti (mentre può essere assunta opportunamente a merenda. 

Cereali integrali biologici: cotti in minestra o bolliti e conditi con olio crudo e aromi. Verdure cotte, prevalentemente a vapore e il più brevemente possibile. Ottimi i crauti naturali fermentati, non troppo cotti. Cereali e verdure  (ma anche leguminose e carni) vanno conditi con gli oli indicati, sale marino (o alghe, se gradite),  limone o aceto. Si possono aggiungere spezie (timo, curry, cipolla, aglio, cumino, peperoncino…), tamari o shoiu (salse di soia), gomasio (semi di sesamo tostati con sale marino, macinati).  Alcune verdure cotte (zucca, patate, radici tipo scorzonera ecc.) possono talvolta sostituire il piatto di cereali. 

Proteine

leguminose cotte a fuoco lento; 
pesce; 
uova (alla coque o al tegame, in camicia, riducendo le frittate); 
più raramente, formaggio bianco molto magro, ricotta magra (inferiore all 8% di grassi); 
carne in quantità moderata (tacchino, pollo, coniglio, struzzo, cavallo. Riducete al minimo la carbe bovina). 

È meglio consumare un solo tipo di proteine per pasto, soprattutto se si tratta di proteine animali: vi accorgerete meglio di eventuali intolleranze. 

Cena

La cena sia molto più frugale che il pranzo, con verdure crude e minestra di cereali cotti o crudi (tritati a freddo) in zuppe di verdura con legumi o anche solo (soprattutto per gli anziani) frutta fresca con uno yogurt magro o una macedonia di frutta fresca con semi oleosi (noci, nocciole, mandorle) e cereali macinati di fresco. La cena deve essere consumata almeno tre ore prima di andare a letto: in caso di cena copiosa, la flora batterica intestinale si moltiplica e può causare incubi notturni, meteorismo, alitosi, lingua patinata e inappetenza al mattino successivo. 

Altro 

Bevande: acqua naturale (o aromatizzata con spremute fresche di frutta), tisane. Ricordatevi di bere molto durante la giornata, ma meglio se lontano dai pasti (un litro e mezzo al giorno, anche 2 nei periodi caldi). Una pratica importante è iniziare la giornata bevendo a digiuno un bicchierone (circa 250 cc) di acqua non fredda. È possibile, fuori da crisi della malattia, consumare mezzo bicchiere di vino rosso al pasto. Per una eventuale merenda, consumare: frutta secca o fresca; yogurt magro con una fetta di pane… 

Fonte: http://www.kousmine.net/in-pratica/i-pasti.html

 

I cibi

I carboidrati

L’organismo umano può trarre energia dai tre principali gruppi di nutrienti: i carboidrati (o glucidi), i lipidi (o grassi) e le proteine. Ma il modo più efficace e più “pulito” di produrre energia è quello di utilizzare i carboidrati e tra i carboidratiquelli a più basso indice glicemico: cioè quelli che si trasformano più lentamente in zuccheri direttamente utilizzabili dal nostro organismo. Grassi e proteine  hanno altre funzioni nel nostro organismo.

Una delle preoccupazioni fondamentali di chi pratica il metodo Kousmine sarà quindi quella di:

aumentare la frazione di carboidrati nella produzione di energia;

scegliere quelli a più basso indice glicemico, in modo da evitare picchi insulinici.

Le fonti di carboidrati sono varie, ma possiamo ridurle a fini pratici a quattro gruppi:

Cereali

Sono la fonte più equilibrata di carboidrati, soprattutto nella loro forma in chicco. Vanno sempre usati integrali e scelti rigorosamente tra quelli provenienti da coltivazioni biologiche. Devono costituire la base del pasto kousminiano, perché:

sono ottime fonti di carboidrati complessi;

hanno una dose significativa di proteine: carenti di lisina, è vero, ma perfettamente equilibrate se assunti con legumi;

danno un notevole apporto di sali minerali;

sono un’importante fonti di fibre della varietà non solubile, che completano bene quelle  solubili della frutta, dei semi e degli ortaggi.

Tra di loro comprendiamo anche semi come il grano saraceno, la quinoa e l’amaranto che non sono propriamente cereali, ma sono assimilbili a questi per le loro caratteristiche.

I cereali non sono tutti uguali: vanno alternati tra di loro per compensare carenze e garantire ricchezza nutritiva. Non sono uguali neppure per l’indice glicemico: alcuni, come il riso, hanno un indice glicemico molto alto (tranne il riso basmati che ce l’ha medio-alto e il parboiled, che l’ha medio). Il riso quindi deve sempre essere combinato con cibi a basso indice glicemico, come i legumi. Altri cereali hanno invece un indice glicemico basso, come l’orzo e destano quindi meno preoccupazioni.

Verdure ricche di carboidrati

Abbiamo inserito in questa categoria ortaggi come la patata, la patata americana, l’igname, la tapioca e radici come la scorzonera o la carota, frutti come la zucca ecc. che sono ricche di zuccheri o di amidi e costituiscono perciò fonti più o meno importanti di carboidrati, che possono essere alternate, sia pur meno abitualmente, ai cerali.

Altri ortaggi

Gli ortaggi a foglia (cavoli, lattughe, cicorie, spinaci …), a fiore immaturo (broccoli, cime di rapa …), a bulbo (aglio, porro, cipolla …), a frutto (pomodoro, peperone, melanzana, zucchino, fagiolino) sono fonti a basso livello di carboidrati, importanti però per la straordinaria ricchezza di vitamine, di flavonoidi antiossidanti e di fibre solubili pregevoli e perché, proprio per le fibre e la scarsità di apporto energetico, sono utilissime nei casi di obesità.

Le solanacee (tuberi e frutti)

Questi ortaggi, della famiglia della patata (patata normale, pomodoro, melanzana, peperone …), sono stati spesso accusati di gravi “colpe” dietetiche e bandite da molte diete. Diremo più avanti le ragioni per cui patate, pomodori, peperoni, ecc. sono cibi che danno un apporto straordinario di nutrienti, È assurdo criminalizzarli ed è normalmente una grave perdita escluderli dalla dieta. Ma bisogna anche dire che sono alimenti a più alto rischio di intolleranza di altri. Perciò alcuni consigli:

i malati di osteoartrosi dovrebbero verificare se hanno un miglioramento con l’abolizione totale delle solanacee: in parecchi casi è così (non in tutti);

interrompete ogni anno per qualche mese (quando sono fuori stagione) l’assunzione delle solanacee;

non assumeteli mai tutti i giorni per periodi prolungati. Per esempio, dopo 3 o 4 giorni in cui assumete pomodori, state due o tre giorni senza mangiarne, per ridurre il rischio di intolleranze.

Il licopene, il potente antiossidante del pomodoro, è scarsamente assimilabile nel pomodoro crudo, mentre lo è nel pomodoro cotto, soprattuto combinato con olio. Privilegiate quindi i pomodori cotti (salse, pomodori al forno e alla griglia, ecc.) se volete approfittare di questa ricchezza antiossidante.

Frutta 

Oltre ad essere una buona fonte di carboidrati, oltre tutto prevalentemente a basso indice glicemico, danno un apporto fondamentale in vitamine, sali minerali e flavonoidi: sono perciò irrinunciabili. L’unico inconveniente è la sua eccessiva fermentabilità se presa in dosi eccessive. Proprio per questo si consiglia di assumerli in quantità ragionevole, prevalentemente nella prima colazione e fuori pasto: mai dopo i pasti. Poiché gli antiossidanti sono prevalentemente nella buccia o appena sotto, preferite la frutta molto colorata (i colori della frutta sono legati all’abbondanza di bioflavonoidi) ed evitate di sbucciarla.

In particolare i cereali

Ci fermiamo un poco sui cereali, che sono per la popolazione mondiale la fonte principale di carboidrati. E’ meglio consumare i cereali in chicco, anziché sotto forma di prodotti trasformati, tipo pasta, farine, fiocchi, a meno che siano macinati o prodotti da poco. Questo perché l’ossidazione dei cereali macinati è molto rapida: dopo qualche settimana comincia il degrado di preziosi nutrienti.

Come abbiamo già detto è bene usare varietà di cereali diversi, poiché ognuno ha qualità differenti, che arricchiscono la nostra dieta. Usciamo dall’uso intensivo e pericoloso del frumento che caratterizza la dieta italiana: mangiare ogni giorno pasta e pane rappresenta una monoalimentazione pericolosa. Impariamo a consumare maggiormente riso, miglio, grano saraceno, orzo, segale, quinoa, ecc.

I cereali si abbinano bene ai legumi. Insieme, in una proporzione che va da circa due terzi di cereale ed un terzo di legume fino a metà e metà, costituiscono un pasto equilibrato di proteine e carboidrati, che deve solo essere completato con un pò di verdure crude e cotte e un pò d’olio. Così un piatto di riso e fagioli, di pasta e lenticchie, di orecchiette con le cicerchie, un minestrone di farro e legumi sono quasi una cena completa se preceduta da un’insalata cruda.

Tutti i cereali hanno, più o meno, due caratteristiche parzialmente negative:

le loro proteine sono carenti di lisina, un aminoacido essenziale, mentre sono ricchi di aminoacidi solforati del tipo metionina. Ecco perché vanno abbinati ai legumi, che sono invece carenti di aminoacidi solforati e sono ricchi di lisina: assieme, come abbiamo detto, ci forniscono un ottimo equilibrio di proteine.

quelli integrali sono quasi tutti ricchi di acido fitico, che può combinarsi ai metalli presenti nel nostro organismo, formando dei fitati non assimilabili: ciò può comportare una carenza di ferro, di rame o di calcio nel nostro organismo. In realtà questo problema è stato esagerato perché i cereali integrali sono molto più ricchi di metalli dei cereali raffinati, per cui le perdite si compensano con il maggiore apporto. Inoltre l’acido fitico si degrada parzialmente con il calore della cottura ed è comunque un importante agente antiossidante e antitumorale (Graf E., Empson K. L., Eaton JW., -Phytic acid. A natural antioxidant, J Biol Chem 1987; 262: 11 647-11 650. Vucenik I., Tomazic V.J., Fabian D. e al. Antitumor activity of phytic acid in murine transplanted and metastatic fibrosarcoma, a pilot syudy, Cancer Lett 1992; 65; 9-13).

Il problema della fitina è risolvibile con due metodi:

per i cereali in chicco, l’ammollo prolungato: i processi di germinazione attivano enzimi che neutralizzano la formazione di fitati. Conviene perciò sempre l’ammollo per cereali più ricchi di fitina come la segale, il grano, il farro, la spelta … ;

nella panificazione: conviene usare la lievitazione a pasta acida (pasta madre), più efficace e completa di quella con il lievito di birra.

Il glutine

La presenza di glutine può favorire intolleranze alimentari. È presente nel frumento, nell’orzo, nel farro, nella segale e nell’avena (anche se il glutine dell’avena è profondamente diverso dai precedenti. Ma per precauzione è bene evitarlo in caso di morbo celiaco). È proibito per gli affetti da morbo celiaco; per gli altri è importante controllare, senza allarmismi, il livello di tolleranza personale. In Italia stanno aumentando sempre di più i casi di intolleranza al frumento, legata alla gliadina del glutine, fino alla celiachia. In casi di intolleranza è bene sospenderne per un paio di mesi l’assunzione, per poi riprendere con moderazione. Comunque è importante per tutti diminuire il consumo di frumento (pasta, pane, biscotti …), che nella dieta italiana è eccessivo. Sostituite il più possibile i prodotti a base di frumento con farro e grano kamut. Nella celiachia ovviamente l’astinenza è assoluta; anche il farro e il grano Kamut, come la segale e l’orzo, sono proibiti.

Fonte: http://www.kousmine.net/i-cibi/i-carboidrati.html

 

Le proteine

Le proteine sono una componente fondamentale e irrinunciabile di ogni alimentazione. Al di là del valore energetico (in una alimentazione normale, il 15% del totale giornaliero), il loro ruolo fondamentale è plastico: fornire il materiale di base per la costruzione di nuove cellule, indispensabile per sostituire quelle demolite dal ritmo del nostro metabolismo di base. Il rischio di chi inizia l’alimentazione secondo il metodo Kousmine è quello di trascurare le proteine, soprattutto se opta per una dieta esclusivamente vegetariana. Poichè nella nostra dieta viene ridotto drasticamente l’apporto di latticini, se non si fa uso di carne (carni bianche e pesce), di uova e di una buona quantità e varietà di legumi (esclusivamente di questi ultimi se si è vegetariani puri) l’apporto di nutrienti plastici è incompleto e si va incontro a gravi carenze.

Il nostro organismo sintetizza le proteine di cui ha bisogno:

per costruire nuove cellule;
per fabbricare enzimi;
per trasportare nutrienti;

a partire da una ventina di aminoacidi, che oltre alla sintesi proteica hanno anche altre importanti funzioni.

Per esempio:

il triptofano e la tirosina partecipano alla sintesi dei neuromediatori;
altri aminoacidi presiedono alla sintesi degli acidi nucleici, fondamentali per la duplicazione del DNA;
alla sintesi delle poliammine;
alla sintesi dei fosfolipidi delle membrane cellulari (dove è indispensabile anche l’apporto di acidi grassi essenziali).

Di questa ventina di aminoacidi nove vengono definiti essenziali, perché non possono essere sintetizzati dal nostro corpo, ma devono essere introdotti con il cibo, in modo equilibrato.

Il fabbisogno giornaliero di proteine nell’uomo adulto viene normalmente calcolato in 0,8 gr. per chilo corporeo (calcolando il peso deprivato dell’eccesso di grasso). Questa percentuale è stata contestata con argomenti apparentemente persuasivi da Sears, in un serie di opere divulgate anche in Italia. Secondo il biochimico americano il fabbisogno di proteine sarebbe discretamente più alto. In realtà il fabbisogno è difficilmente calcolabile, perché il nostro organismo varia molto il catabolismo proteinico in base all’apporto di proteine che abitualmente riceve. Una dieta ricca di proteine (quella occidentale può arrivare a 120 gr. al giorno) trasforma il catabolismo di chi la pratica, rendendolo capace di consumare tutte le proteine apportate. Con due conseguenze:

un aumentata produzione di scorie azotate, con un iperlavoro per fegato e reni;
un aumentato ricambio delle cellule, che entro certi limiti può essere positivo, ma al di sopra di un certo livello può accelerare i processi di invecchiamento.

Le porzioni che indichiamo nella pagina dell’equilibrio dei pasti sono calcolate per dare un apporto ragionevolmente abbondante di proteine, in modo da evitare carenze che potrebbero essere pericolose (alcuni aminoacidi come la metionina sono fattori importanti di protezione cellulare). Nei nostri corsi aiutiamo le persone a calcolare con esattezza il loro fabbisogno proteinico in modo da non soffrire di eccessi o di carenze. Però, proprio perché il nostro organismo riadatta il suo metabolismo e il suo catabolismo al diverso apporto di proteine e ciò avviene con una certa lentezza, è importante che chi inizia la dieta del metodo Kousmine lo faccia con una certa gradualità, per dar modo ai ritmi del suo organismo di riadattarsi. Il digiuno iniziale viene da noi raccomandato anche perché rappresenta un passaggio “drammatico”, che riesce in poco tempo a riadattare senza sovraccarichi i ritmi catabolici dell’organismo.

Le fonti di proteine

Le principali fonti di proteine della dieta moderna occidentale sono i cibi animali: carni, prodotti caseari, uova … Ma non è sempre stato così. In passato la carne si mangiava solo una o due volte alla settimana, un pò di più le uova e il latte o i formaggi in misura variabile a seconda delle condizioni di vita.

A prima vista sembra un progresso. Il nostro corpo non utilizza direttamente le proteine ma gli aminoacidi che le compongono. Le proteine introdotte dal regime alimentare devono essere scomposte in questi “mattoni” fondamentali della vita, per essere poi ricomposte a seconda delle esigenze del nostro organismo. Alcuni di questi aminoacidi, dieci (o 8 secondo le valutazioni), sono chiamati essenziali perché il nostro organismo non è in grado di costruirli, ma deve introdurli già sintetizzati. Occorre che gli alimenti che utilizziamo non solo abbiano questi aminoacidi, ma li abbiano nelle proporzioni ottimali per l’alimentazione umana.

Solo le proteine animali e in campo vegetale la soia e i lupini si avvicinano molto a questo equilibrio (l’uovo intero arriva quasi alla perfezione). Le proteine vegetali sono carenti di qualcuno di questi elementi: le proteine dei cereali sono scarse di lisina, quelle dei legumi scarse di aminoacidi solforati. Ecco perché qualcuno dichiara che le diete vegetariane non sono equilibrate. Non è vero. Basta mescolare legumi e cereali, come ha sempre fatto al sapienza dei popoli, per ritrovare un perfetto equilibrio. La dieta vegetariana, anche quella rigida senza latticini e uova, chiede solo più cura per evitare carenze. Non la consiglieremmo per l’alimentazione dei bambini, dove un apporto ricco e costante di proteine e vitamine liposolubili è essenziale per una crescita equilibrata, ma può essere effettuata se ci si impegna con cura ed equilibrio.

Meglio le proteine vegetali

Ma se stanno così le cose perché rivolgerci alle fonti di proteine vegetali, più difficili da regolare, quando abbiamo quelle animali, facili da equilibrare e gustose? Le ragioni sono forti:

le proteine animali sono accompagnate sempre da grassi saturi, dannosi per il nostro organismo perché attivano processi infiammatori a carico dei vasi sanguigni e perché interferiscono con il metabolismo degli acidi grassi;

sono molto più acidificanti di quelle vegetali;

hanno scorie azotate più dannose di quelle vegetali; 

hanno un alto costo commerciale;

soprattutto hanno un alto costo ecologico (la loro produzione consuma più risorse della natura e inquina maggiormente il pianeta).

Occorre quindi diminuire le fonti di proteine animali e aumentare quelle vegetali. È quello che suggeriamo nell’alimentazione kousminiana. Rinunciare però completamente agli alimenti di origine animale per una dieta “vegana” costituisce un cammino più difficile: occorre molta attenzione nell’equilibrio dei nutrienti, altrimenti si rischia una carenza di aminoacidi essenziali o di vitamina B12.

Per aiutare nella scelta degli alimenti più idonei, forniamo ora qualche notizia sui vari gruppi di fonti di proteine, iniziando da quelle più “povere” verso quelle più ricche.

Le proteine dei cereali e delle patate

I cereali sono la più importante fonte di energia dell’organismo ma sono anche una fonte non trascurabile di proteine, che possono arrivare al 7% nel riso, al 10-12% nel frumento (cioè la metà di quelle della carne) o addirittura al 15% nell’amaranto o nella quinoa. 

Un discorso a parte va fatto per la patata. Le sue proteine sono poche, ma sono più ricche di lisina rispetto ai cereali, quindi rappresentano un apporto limitato, ma più completo ed equilibrato. Per questo è meglio non accompagnarle ai legumi ma abbinarle a prodotti animali. Un piatto di patate con un piccolo completamento di proteine animali (per es. un uovo alla coque o un classico spezzatino di pollo in umido con molte patate) può rappresentare, unito ad un abbondante piatto di verdure crude, un pasto equilibrato. Teniamo però conto che le patate hanno un alto indice glicemico (importante cominciare il pasto con un’insalata!).

Le proteine dei legumi

Fattori positivi dei legumi

I legumi sono un cibo straordinario. Assieme ai cereali hanno nutrito per milleni le popolazioni indoeuropee e americane, creando piatti che hanno costituito la base della cucina dei popoli. Devono essere considerati, abbinati ai cereali, la fonte più frequente di proteine, la più sana, quella che comporta meno rischi. La loro diminuzione progressiva nella dieta contemporanea (in parecchi casi addirittura la loro scomparsa) deve essere considerata una delle cause delle malattie legate all’alimentazione.

I loro vantaggi, rispetto alla carne sono:

scorie azotate meno dannose;

minore acidificazione;

ricchezza straordinaria di fibre;

basso costo;

facile conservabilità allo stato secco.

Nella dieta Kousmine dovrebbero essere consumati almeno una volta al giorno. Aumentateli nella vostra dieta, ma fatelo gradualmente. Dovrete dare il tempo alla vostra flora batterica intestinale di riadattarsi alla nuova dieta. La gradualità dovrebbe essere protratta per un mese circa. Tenete conto che i legumi non ammettono i “turisti” gastronomici: è opportuno mangiarne una dose ragionevole ogni giorno, variando opportunamente le specie, piuttosto che farne un pasto copioso ogni tanto.

Fattori negativi dei legumi

I legumi contengono tutti, più o meno, alcuni componenti tossici, che vengono distrutti dai normali trattamenti alimentari. Non devono destare preoccupazioni, purché i legumi siano trattati con i normali metodi culinari.

Possiamo raggruppare in tre gruppi i rilievi negativi:

a) presenza di sostanze tossiche e antinutrizionali (completamente neutralizzate da una cottura adeguata):

antivitamina E;

inibitori della tripsina;

emagglutinine (agenti aggreganti dei globuli rossi).

b) fattori di fermentazione intestinale, che causano la produzione di gas, da 3 a 6 volte quello prodotto da altri nutrienti (cfr. Strong, Frank M., Chairman, Subcommittee on Naturally Occurring Toxicants in Food, Toxicants Occurring in Foods, National Accademy of Science, 1973 pp. 487-489). I gas intestinali non sono nocivi alla salute, possono solo essere causa di fastidio, soggettivamente più o meno accentuato. Sono dovuti alla presenza nei legumi di raffinosio e stachiosio, oligosaccaridi che non vengono digeriti dagli enzimi del tratto gastrointestinale e fermentano nel colon ad opera della flora batterica intestinale. Il problema si pone soprattutto per i legumi secchi: fagioli e piselli freschi danno pochissimi problemi. La produzione di gas può essere ridotta notevolmente attraverso uno (o più) dei seguenti accorgimenti:

eliminazione di zuccheri mediante ammollo e precottura, con cambio dell’acqua. Si procede così:

ammollo prolungato (per i fagioli almeno 12 ore; per i ceci e la soia almeno 20 ore), gettare più di una volta l’acqua e poi risciacquare abbondantemente;

cuocerli in nuova acqua non salata, partendo a freddo; raggiunto il bollore cuocere per 5 minuti (lenticchie) o per 15 minuti (fagioli, soia, ceci …). Gettare l’acqua di cottura, sciacquare con acqua calda, aggiungere nuova acqua calda e terminare la cottura, possibilmente in pentola a pressione. La pentola a pressione è quasi obbligatoria in alta montagna, perché cuocendo a meno di 90° si aggrava l’effetto degli antinutrienti;

fermentazione acida: non fatela se non siete pratici di cibi fermentati, perché è molto impegnativa. Si possono attivare enzimi digestivi degli zuccheri con fermentazione in ambiente acido. Si procede così: si ammollano i legumi come sopra, senza superare le 9 ore; si cambia l’acqua aggiungendo acqua tiepida leggermente acidulata (per es. un bicchiere di aceto ogni 3 litri di acqua: il pH dovrebbe essere tra 5 e 5,5; collocate il recipiente in ambiente caldo (35° o poco più) per uno o due giorni, perché avvenga la digestione enzimatica. È la parte più complicata di questo metodo, che però è il migliore, perché aumenta anche la digeribilità dei legumi;

aggiunta di erbe aromatiche antifermentazione: timo, origano, chiodi di garofano aggiunte a fine cottura ai legumi diminuiscono la fermentazione intestinale e quindi la produzione di gas.

c) l’ultimo problema dei legumi è lo squilibrio (evitabile) nei nutrienti. È un problema comune a tutti i gli alimenti, anche, sia pure in misura minore,  alla carne o ai latticini. In particolare gli squilibri dei legumi si manifestano:

1) negli aminoacidi essenziali. Le leguminose hanno un apporto quantitativo di proteine equivalente ai prodotti animali come carni, formaggi o uova. Ma l’equilibrio degli aminoacidi non è altrettanto favorevole: i legumi sono leggermente carenti di aminoacidi solforati, tipo metionina e cistina. Questo problema è stato esagerato nelle osservazioni dietetiche del passato, basate sul metabolismo dei topi in laboratorio. In realtà il nostro organismo ha meno bisogno di questi aminoacidi: basta un completamento con proteine dei cereali (l’ottimale è 50% di entrambi nello stesso pasto) per ottenere un indice alimentare ancora più equilibrato di quello della carne.

2) nel rapporto calcio-fosforo. L’apporto di calcio dei legumi è estremamente importante e ben assimilabile (contrariamente a ciò che potete leggere in qualche pubblicazione) se convenientemente ammollati e ben cotti. Questo vale certamente per i legumi secchi. In quelli freschi vi è un leggero squilibrio a sfavore del calcio, specialmente nei fagioli. Conviene quindi consumarli con altri alimenti ricchi di calcio.

Specie diverse di legumi

Azuchi (phaseolus angularis). Ha un gusto simile a quello del nostro borlotto (ma più delicato) ed ha pure caratteristiche simili: 21% di proteine, carboidrati, ferro, calcio e fosforo: un buon apporto contro l ‘osteoporosi. Più veloce da cuocere. Viene chiamato «soia rossa», ma è un normale fagiolo, dei quali condivide le proprietà alimentari, valori e limiti.

Ceci. Forse il più antico legume consumato dall’uomo. Sono anche probabilmente i più digeribili: adatti quindi anche all’alimentazione dell’infanzia. Hanno un buon equilibrio energetico, molto ricchi di vitamina A, di calcio, di ferro e di fibre. Adatti, per le saponine che contengono, agli ipertesi e agli obesi. Sono utili anche per gli uricemici. Hanno meno fosforo e vitamina B1, B2 e PP, degli altri legumi, pur contenendone un discreto quantitativo. Richiedono un lungo ammollo in acqua (anche più di 24 ore: ma non abbiate paura di arrivare anche a 48, naturalmente cambiando l ‘acqua).

Cicerchie. Molto ricche di proteine, di amido, di vitamina B1, B2 e PP, di calcio e di fosforo. Hanno anche una buona quantità di fibre alimentari. Meriterebbero di essere più conosciute. Andate un pò in disuso perché di basso rendimento nella coltivazione e perché contenevano una sostanza tossica, non più presente nelle selezioni moderne delle sementi.

Fagioli bianchi di Lima. Sono i fagioli più grandi e di gusto delicato. L’acqua di cottura deve essere gettata. Contengono quantità rilevanti di composti cianogenetici pericolosi: vanno quindi cotti molto bene. E’ meglio usarli poco.

Fagioli vari. Fagioli borlotti, fagioli messicani neri, fagioli rossi, ecc. Sono originari dell’America. Ottimo il rapporto calcio, fosforo, ferro. Alto il contenuto di proteine, di vitamine del gruppo B e PP. Contengono poche purine: sono quindi adatti anche ai gottosi. Sono più digeribili (contrariamente a quello che si pensa) se consumati con la buccia (ma nei casi di coliti la buccia va eliminata). Adatti anche all’alimentazione infantile (ma ben cotti e senza buccia). Polenta e fagioli e pasta e fagioli sono due piatti completi. Preferite i borlotti ai fagioli esotici (neri o rossi). Se non altro costano di meno.

Fagioli dell’occhio (vigna unguiculata). In realtà non sono fagioli. Hanno molto meno proteine e grassi degli altri legumi, sono quindi adatti a diete a basso tenore energetico. Sono gli autentici fagioli tradizionali dei romani e dei greci. Tenete conto, nelle combinazioni alimentari, del contenuto moderato di proteine. 

Fagiolini mangiatutto. Sono i caratteristici «fagiolini» o «tegoline» in veneto, in genere baccelli immaturi di alcune varietà selezionate per l’assenza di «filo». Molto meno energetici dei fagioli maturi, sono leggermente ipoglicemici, rimineralizzanti, ricche di vitamine (comprese tracce della E). Sono meno ricchi di proteine degli altri legumi. 

Fave. Uno dei legumi più ricco di proteine, assolutamente privo di grassi, con abbondanti viamine B2 e PP, oltre ad A, C, E e K. Contiene anche zuccheri semplici, facilmente assimilabili. Da anche meno problemi di meteorismi intestinali. Un certo numero di persone, soprattutto di razza mediterranea, soffrono di favismo, un errore metabolico genetico che causa la rottura dei globuli rossi quando si mangiano fave o si inala il polline. Fate attenzione: non è così raro. 

Fave decorticate. Comode perché prive della fastidiosa buccia (provocano quindi meno flatulenza). Rispetto alle fave intere  vi è il rischio che si siano ossidate e quindi abbiano perso qualche elemento nutritivo. Ma sono straordinariamente pratiche e di rapida cotture: insuperabili per il purè di fave.

Fieno greco (trigonella). Si usa più come condimento (tritato in piccole dosi) sui cibi che come alimento a se stante. Invece i germogli sono deliziosi per il loro gusto aromatico. Ricostituente e galattologo, ricchissimo anche di altri principi attivi. Adatto alla cura fisica dell’anoressia e dell’anemia. Se usato in quantità rilevanti, dà all’alito ma anche al corpo uno sgradevole odore «di capra». È difficile trovarlo nei negozi.

Lenticchie. Lenticchie medie di Rodi, lenticchie verdi grandi, lenticchie piccole dell’Appennino, ecc. La lenticchia è uno dei legumi di coltivazione più antica ed è anche il legume più ricco di amido, oltre tutto di una qualità facilmente digeribile, ma ricco anche di proteine, calcio, fosforo, vitamina B1, B2 e PP. Discreto anche il contenuto di ferro, per cui può essere utile nelle diete per gli anemici. Lenticchie rosse in due tipi: decorticate e normali. Rapidissime da cuocere, non devono essere ammollate. Sono un buon addensante per minestre. Possono insaporire risi ed altri cereali Quelle decorticate sono però legumi «morti», con diminuzione della qualità dovuta a processi ossidativi. Curate che siano di recente produzione.

Piselli freschi sono una buona fonte di vitamina C e di carotenoidi, precursori della vitamina A. Hanno livelli di proteine, carboidrati e grassi analoghi a quelli dei fagioli. Contengono meno calcio e fosforo.

Soia gialla. Il legume più ricco di aminoacidi essenziali, di lecitina (potente regolatore vascolare e modulatore della mielina), ha preziosi grassi polinsaturi, è ricca di calcio, ferro, potassio, fosforo, magnesio e di tiamina e di altre vitamine del gruppo B,  é anche molto digeribile e non dà flatulenze. Efficace nel ridurre il colesterolo LDL e nell’aumentare quello HDL. Molto attiva nel ridurre il rischio di tumori nella donna dopo la menopausa. Vi sono molti preparati a base di soia gialla: il latte di soia, lo yogurt di soia, il tempeh, il tofu, il natto, le salse di soia (tamari, shoiu, ecc.), il miso, ecc. La soia è comunque un pò carente di metionina e cistina: non è quindi un alimento così completo come si dice (lo è “quasi”). Va integrata con cereali nella proporzione di 1 a 4. Deve essere ben cotta: almeno due ore e mezza, per eliminare la fitina, che comunque riduce l’apporto mineralizzante di questo legume (un problema analogo a quello dei cereali integrali). Il problema non esiste nel caso del tempeh. I grani rimangono sempre un pò «duri» anche dopo la cottura: possono essere utilmente passati in un mixer, per farne polpette o ripieni. Per chi usa il tofu ricordo che prima di usarlo occorre farlo bollire per almeno 10 minuti. Ovviamente questo non occorre se il tofu viene usato in cibi che andranno cotti almento per un tempo analogo.

Soia verde o fagiolo mung. In realtà non è soia, ma un un fagiolo analogo al nostro fagiolo dell’occhio. Ha lo stesso tenore di nutrienti di questo. Ma si usa soprattutto sotto forma di germogli, ricchi di proteine e vitamine. Ha meno proteine della soia vera, ma anche meno allergeni: come equilibrio di aminoacidi essenziali è sostanzialmente analoga ai nostri fagioli

Taccole (piselli mangiatutto). Sono i baccelli immaturi di una varietà di pisello. Ricchi di vitamina C, A, potassio e  calcio. Danno anche un buon apporto di fibre. Sono ipocalorici. Ovviamente sono più poveri di proteine. 

La cottura

Le fasi della cottura dei legumi sono:

ammollo preventivo;

eventuale precottura con cambio di acqua (facoltativa);

cottura in abbondante acqua non salata o poco salata. Se avete fatto la precottura con cambio di acqua, il liquido di cottura (tranne quello della soia gialla, che va sempre gettato) può essere utilizzato per minestre: è ricco di sali minerali.

Una volta cotti i legumi possono essere preparati:

in insalata, da soli o con cereali;

in umido, con una base di aromi e verdure (cipolla, aglio, peperone, sedano, carote, ecc.);

da soli, caldi con olio extravergine d’oliva, origano (o maggiorana o timo) e sale;

frullati con un po’ di liquido di cottura, per ottenere ottime salse di accompagnamento o per condire riso o pasta;

mescolati al 50% con cereali (un terzo di legumi e due terzi di cereali per la soia gialla) per ottenere, preceduti da un piatto abbondante di verdure crude, un pasto completo.

Il pesce

Il pesce costituisce la proteina animale più idonea per l’alimentazione. Non solo è più digeribile dell’altra carne, ma contiene in misura notevole omega 3, nella forma più assimilabile di EPA e DHA. Proprio per questo si può parlare per il pesce di efficacia curativa nei confronti di numerose malattie infiammatorie e contro l’eccesso di colesterolo “cattivo” LDL. L’ideale sarebbe mangiare il pesce tre volte alla settimana, comunque almeno due volte. Per quanto sia un alimento estremamente salutare, evitate di consumarlo tutti i giorni.

Non tutto ciò che vive nel mare è pesce. Non tutto il pesce è ugualmente efficace. Occorrono perciò alcune avvertenze perché questo prezioso alimento sia veramente un nostro alleato nella prevenzione e cura delle malattie. Cercherò di dare qualche consiglio pratico:

preferite i pesci dei mari freddi (aringa, salmone ecc.), ma anche pesce azzurro del Mediterraneo, trota, ecc. Comunque anche gli altri pesci sono utili per l’alimentazione;

attenzione alle intolleranze. È rara un’intolleranza generale verso il pesce. Esistono piuttosto intolleranze individuali verso singoli pesci (più frequente verso il merluzzo, soprattutto nelle popolazioni nordiche). Ciascuno deve osservare con attenzione le proprie reazioni dopo aver mangiato del pesce, per individuarle, se ci sono;

come valore alimentare sono da accomunare ai pesci i frutti di mare, tipo cozze e soprattutto vongole, che sono ricchissime di omega 3. Non sono altrettanto validi grandi molluschi marini come polpi, seppie o calamari, che devono essere consumati in piccola quantità e non frequentemente;

curate che il pesce sia fresco o, se surgelato, che la catena del freddo che lo conduce a voi sia efficace;

non cuocetelo troppo e usate un calore basso. L’ideale è cuocerlo al vapore, al cartoccio, in umido. Più cautela con il pesce al forno non al cartoccio (tenete bassa la temperatura del forno), con il pesce alla piastra. Evitate il pesce fritto, anche con olio fresco.

Gli altri prodotti animali

Le uova  (paragrafo a cura di Giuliana Lomazzi)

Albume e tuorlo sono i costituenti principali  di questo gustoso alimento, accusato in passato delle peggiori nefandezze (in particolare di favorire il colesterolo), ma poi assolto a pieno titolo. Perciò inseriamo tranquillamente le uova nella nostra dieta, tanto più che hanno proteine provviste di un elevato valore biologico. Di fatto gli aminoacidi che le compongono sono in perfetto equilibrio per il nostro organismo; ma perché siano ben assimilati e l’uovo sia facilmente digeribile occorre scegliere la cottura ideale: meglio albume ben cotto e tuorlo non completamente rassodato. Questo perché l’albume contiene sostanze potenzialmente allergeniche come l’albumina e l’ovotransferrina e contiene avidina, una glicoproteina che impedisce l’assorbimento della biotina: sono tutte disattivate dalla cottura. Il tuorlo, invece, fornisce acidi grassi in gran parte insaturi che non vanno danneggiati con una cottura eccessiva. Perciò è consigliabile cucinare le uova bazzotte (si preparano mettendo l’uovo in acqua fredda e calcolando 5 minuti scarsi dall’ebollizione) o in camicia (ottime se servite con una salsa verde). Si può anche cucinare un’omelette in forno invece che in padella, oppure mettere a cuocere prima l’albume e quando è quasi pronto, unire il tuorlo. Ovviamente l’uovo non è fatto di sole proteine: ci sono le vitamine (esclusa la C) e i minerali,  in particolare ferro, selenio, rame, iodio. Ciò detto, le uova non sono tutte uguali: immaginate come possono essere quelle delle galline allevate con mangimi di cattiva qualità in gabbie grandi come un foglio A4. Per stare bene, la gallina deve essere libera e vivere all’aperto, così può becchettare liberamente e integrare  vantaggiosamente la dieta. Perciò meglio le uova bio, anche per un rispetto nei confronti del volatile. Quante mangiarne? Due per volta, anche per due-tre volte alla settimana. Le controindicazioni riguardano i sofferenti di calcolosi delle vie biliari, che devono rinunciare del tutto a questo alimento, e i bambini prima dei 18 mesi di vita, che non possono consumare l’albume pena il rischio di allergie indotte dall’ovoalbumina. 

Fonte:  http://www.kousmine.net/i-cibi/le-proteine.html

 

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