L’uva

L’uva è ricca di numerosi composti polifenolici ad azione antiossidante e che risultano ottimali per la protezione dell’apparato cardiovascolare e per la prevenzione dei processi degenerativi (tumore, ecc.). Flavonoidi, resveretrolo, vitamine e minerali concorrono infatti alle proprietà benefiche della pianta. L’uva rossa risulta più ricca in questi composti. Svariati sono ormai gli studi clinici pubblicati su riviste di prestigio che segnalano come il succo d’uva rossa svolga un ruolo importante nella prevenzione delle malattie cardiovascolari (miglioramento della funzione endoteliale di parete, aumento capacità antiossidante del sangue, diminuzione del colesterolo “cattivo” LDL, diminuzione della pressione arteriosa, ecc.). Altri studi hanno evidenziato che il consumo giornaliero può migliorare la memoria e le funzioni cognitive in genere nelle persone anziane con lieve compromissione della funzione cerebrale (British Journal of Nutrition, 2010, vol. 103): “è stato osservato un minor numero di errori in compiti dove era richiesto uno sforzo mnemonico. Inoltre, la risonanza magnetica ha mostrato una maggiore attivazione delle regioni anteriore e posteriore sul lato destro del cervello e quindi un aumento dell’attività neuronale. Quindi il consumo di un bicchiere di succo d’uva alla dieta quotidiana può migliorare le prestazioni della memoria e migliorare la funzionalità neurocognitiva di persone anziane con declino della memoria breve” (Sinut). Precedenti studi sull’animale avevano segnalato che il suo consumo riduce l’invecchiamento a livello neuronale nei ratti (Nutrition, 2006, Vol. 22). Un recente studio, infine ha segnalato che pazienti in chemioterapia hanno visto ridurre la frequenza di nausea e vomito grazie all’assunzione di succo d’uva.

Fonte: http://fitonews.wordpress.com/2012/09/13/un-bicchiere-di-salute-il-succo-duva/

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Quest’uva è un tesoro

C’è sempre un valido motivo per cui l’uva continua a far parlare di sé. L’ultimo esempio sono le recenti ricerche che indicano l’uva e il suo succo come possibili e importanti fattori di prevenzione delle malattie cardiovascolari e di altre patologie degenerative come il morbo di Alzheimer.

Ma di questo non c’è da stupirsi troppo. Basta conoscere le numerose proprietà presenti in questo frutto, davvero degne di nota: accanto all’80 per cento d’acqua (elemento prezioso per reintegrare le perdite provocate dalla sudorazione e per mantenere attivo il metabolismo), troviamo un buon 16 per cento di zuccheri semplici, di facile e immediata utilizzazione a fini energetici, l’1,5 per cento di fibre e solo tracce di lipidi e proteine.

Infine, ma non per importanza, in questo frutto sono presenti una buona quantità e varietà di minerali (potassio, ferro, calcio, zinco, rame …), vitamine del gruppo B, vitamina A e C.

L’uva è energetica, rimineralizzante, disintossicante, diuretica e lassativa. È adatta, quindi, ad essere consumata con una certa abbondanza nelle anemie e nelle convalescenze, in gravidanza e nel periodo dell’allattamento, durante sforzi fisici e psichici;ne traggono inoltre giovamento i sofferenti per dolori artroreumatici, gli obesi, gli stitici e tutti coloro che hanno il metabolismo rallentato.

L’uva è anche ottima per gli ipertesi, per chi ha eczemi e impurità cutanee e per mantenere giovani e attive tutte le cellule. Essa infatti stimola soprattutto i tre grandi organi (il fegato, i reni e l’intestino) che eliminano dall’organismo le sostanze inquinanti e tossiche.

Benedetti flavonoidi

Quello che ha fatto fare all’uva un ulteriore salto in avanti nella top ten dei frutti nutrienti è stata la scoperta di alcune componenti dell’uva, presenti soprattutto nella buccia: i flavonoidi e in particolare l’antocianina, la proantocianidina e il resveratrolo.Quest’ultimo è stato indicato come un fattore attivo di protezione dall’arteriosclerosi.

Secondo Aldo Bertelli, farmacologo clinico dell’Università di Milano, il resveratrolo ha notevoli caratteristiche.

Prima di tutto riduce la tendenza delle piastrine ad aggregarsi (migliorando così la scorrevolezza del sangue e prevenendo la formazione di trombi). In secondo luogo, inibisce la produzione di fattori (come Icam-1 e Vcam-l) coinvolti non solamente nell’avvio della lesione arteriosclerotica, ma anche nella diffusione di metastasi tumorali. Infine, il resveratrolo è dotato di una potente attività antiossidante, particolarmente utile per inibire l’ossidazione del colesterolo-Ldl e, come sembra da recenti ricerche, anche per prevenire o rallentare la degenerazione progressiva delle cellule cerebrali, fenomeno che sta alla base di patologie gravi come la demenza senile e, come si diceva prima, il morbo di Alzheimer. Dal canto suo, l’ossidazione del colesterolo-Ldl è uno degli eventi che innescano (su diversi piani) il processo di alterazione delle arterie e la degenerazione del sistema cardiovascolare. Questa attività antiossidante ha costituito, tra l’altro, lo spunto per una serie copiosa di studi (per il momento solo su modelli sperimentali e non direttamente sull’uomo) che hanno saggiato il resveratrolo in riferimento ai suoi potenziali effetti antitumorali, con risultati definiti molto interessanti.

Meglio del solito bicchierino

C’è ancora un’informazione che interesserà i nostri lettori. Al congresso dell’American College of Cardiology (l’associazione dei cardiologi statunitensi) tenutosi nel 1997, il prof. John Folts dell’Università del Wisconsin consigliò di bere ogni giorno un bicchiere di succo d’uva (preferibilmente nera) per ridurre in modo significativo il rischio di trombosi e di infarto cerebrale. Secondo Folts, infatti, il succo d’uva nera rallenta l’attività delle piastrine del 75 per cento. Più di quanto non faccia il vino rosso o la stessa aspirina, entrambi con una attività antiaggregante piastrinica che si attesta attorno al 45 per cento.

L’ampeloterapia

Ce n’è abbastanza per inserire con regolarità l’uva o il suo succo nella nostra dieta. E magari per fare in questo mese la tradizionale “cura dell’uva” o ampeloterapia (dal greco ampelos, vite). Si tratta di una forma di digiuno mitigato tradizionale nei paesi di lingua tedesca. La cura va fatta possibilmente con uva appena colta e si prolunga generalmente per un paio di settimane.

Si può iniziare consumando circa 500 g di uva al giorno, almeno la metà in sostituzione della prima colazione e il resto suddiviso in due spuntini a metà mattino e metà pomeriggio.

La quantità di uva va gradatamente aumentata, in modo che alla fine della prima settimana si arrivi a consumarne un chilo e, nel corso della seconda, anche due chili al giorno.

Parallelamente vanno progressivamente abbandonati tutti gli altri alimenti. Dopo due o tre giorni di alimentazione basata solamente sull’uva, si possono reintrodurre poco a poco pane, riso e pasta, tenendo per ultimi grassi e proteine.

In ogni caso, proprio per evitare l’insorgere di fastidi intestinali, l’uva andrebbe sempre consumata da sola.

A chi non è consigliata. Anche un alimento eccellente come l’uva può presentare delle controindicazioni, soprattutto se consumata in quantità consistenti. La cura dell’uva, per esempio, è sconsigliata a chi soffre di ulcera gastrica, ai diabetici e ai colitici. In questi casi, tuttavia, è possibile consumare con moderazione, a piccoli sorsi, qualche bicchiere del suo succo.

Non dimentichiamo l’uvetta

L’uva essiccata al sole (oggi anche in speciali forni) è un alimento eccellente e un ingrediente largamente usato in cucina. Le varietà più comuni sono la Sultanina (piccola e dorata), quella di Corinto (piccola e molto scura, quasi bluastra), l’uva di Smirne (più grande) e di Malaga (grossa e chiara).

L’uva secca (uva passa o uvetta) è una buona fonte di calorie facilmente utilizzabili (l’energia proviene totalmente da carboidrati semplici: l’uvetta infatti contiene solamente lo 0,6 per cento di grassi), come sanno bene tutti coloro (camminatori, ciclisti e atleti in genere) che la utilizzano regolarmente per la sua praticità. Un etto di uvetta contiene circa 290 kcal, è un cibo subito pronto per il consumo e non necessita di essere cotto o manipolato; può essere mangiato lentamente secondo il bisogno e si conserva senza problemi.

E poi l’uva secca è un’ottima fonte di potassio (indispensabile durante sforzi fisici intensi e per regolare l’ipertensione arteriosa), fibre, calcio e ferro. Per tutti questi buoni motivi sulla tavola della prima colazione l’uvetta dovrebbe avere regolarmente un suo spazio, in modo che ognuno se ne possa servire liberamente secondo il proprio gusto e le proprie necessità. In gastronomia può essere utilizzata per piatti dolci, ma anche per preparazioni salate. Nei dolci è perfetta per ridurre l’impiego di zucchero (meno sano e nutrizionalmente sbilanciato): i 100 g di zucchero bianco della ricetta possono tranquillamente essere sostituiti da 70 g di uvetta e da 40 g di zucchero di canna.

Diverse cucine regionali inseriscono l’uvetta in piatti salati, come in Sicilia con la pasta con i broccoli o con la caponata di Natale (cuori di sedano stufati con uvetta, capperi, aceto e olive); a Napoli con la pizza con la scarola (una cicoria piuttosto amara); oppure in Veneto con il risotto co’ la ua (uva) o con le polpettine di spinaci con pinoli e uvetta.

Veniamo al succo

Il succo dell’uva è una bevanda che conserva sostanzialmente tutte le caratteristiche nutrizionali del frutto da cui è ricavata.

Tutte tranne una: le fibre.

Mentre l’uva contiene 1,5 g di fibre ogni 100 g (che insieme agli zuccheri del frutto possono costituire una miscela micidiale per chi soffre di colite), il succo ne è completamente privo e per questo può essere consumato da tutti coloro che non possono mangiare il frutto fresco o non devono assumere troppe fibre con la dieta (bambini, anziani, colitici, ammalati e convalescenti in genere). Si trova facilmente in commercio dell’ottimo succo biologico, ma chiunque abbia a disposizione uva in abbondanza lo potrà ottenere semplicemente ponendo in una centrifuga gli acini. Se adeguatamente pastorizzato e mantenuto in un luogo fresco e buio, il succo d’uva si conserva molto bene anche per diversi anni. I contenitori più adatti sono vasi di vetro muniti di chiusura tipo twist-off (quella delle marmellate, per intenderci) oppure le classiche bottiglie da sigillare preferibilmente con tappi a corona. È indispensabile, per una perfetta conservazione, pulire i contenitori in modo impeccabile e che i tappi siano in ottime condizioni (non esitate ad eliminare quelli che si presentano in qualsiasi modo deteriorati).

Per la necessaria pastorizzazione i vasi e le bottiglie riempiti di succo e già chiusi vanno messi in una pentola, appoggiando previamente sul fondo della stessa un paio di strofinacci. La pentola sarà poi riempita d’acqua in modo da coprire completamente i contenitori. A questo punto non resta che far bollire il tutto per almeno 30 minuti. Spento il fuoco, lasciate raffreddare prima di riporre il succo nella vostra dispensa.

Una curiosità che risale ai Romani : lo zucchero alternativo

Quando lo zucchero non era ancora disponibile, gli unici dolcificanti erano il miele e lo sciroppo d’uva. Quest’ultimo (i Romani lo conoscevano come defrutum, in Francia si chiama raisiné, nel nostro paese sapa o saba) si ottiene facendo bollire il succo d’uva fino a ridurlo al 20-30 per cento del volume iniziale. Si conserva senza particolari accorgimenti (vista la sua altissima concentrazione di zuccheri) e può essere utilizzato per confezionare dolci oppure, opportunamente diluito con acqua, per ottenere bevande dissetanti e tonificanti.

Fonte:  http://www.ilgrandevino.com/quest’uva%20e’%20un%20tesoro.htm

 

La cura dell’uva: proprietà di un frutto eccezionale

L’uva è estremamente digeribile e possiede numerose proprietà terapeutiche. Dolce, succosa ed energetica. Mezzo chilo di uva ha lo stesso potere antiacido di tre cucchiaini di bicarbonato. Ricca di vitamine A, B1, B2, C, PP e sali minerali. Rafforza le difese immunitarie ed è un buon ricostituente, combatte l’anemia, la stitichezza e aiuta a depurare il fegato dalle tossine. Nella buccia dell’acino d’uva è presente il resveratrolo che ha un’azione antitumorale, antiinfiammatoria e fludificante del sangue, che limita l’insorgenza di placche trombotiche e difende da batteri e funghi.

L’uva è il frutto della vite (Vitis vinifera), si ritiene sia comparsa sulla terra 100 milioni di anni fa, è originaria dell’Asia minore. I primi ritrovamenti di semi di uva conservati risalgono all’8.000 AC, nel 5.000 AC era coltivata in Mesopotamia, il primo documento ritrovato che descrive un deposito dove viene conservato vino, risale circa al 2.350 AC , da questo momento in poi l’uva ed il vino compariranno sempre più di frequente negli scritti antichi.

L’uva è ricca di sali minerali come potassio, manganese, ferro, calcio, rame e fosforo. E’ ricca di zuccheri facilmente assimilabili (al contrario degli zuccheri industriali che necessitano dell’intervento del fegato) ovvero glucosio e fruttosio.
Anche da secca conserva una parte delle vitamine, ma diventa più ricca di zucchero. E’ uno dei pochi frutti che contiene boro: il  boro facilita l’assimilazione del calcio e la deposizione all’ interno del tessuto osseo.

E’ rimineralizzante, disintossicante, diuretica e lassativa. Ha inoltre proprietà antiossidanti per il contenuto di polifenoli e resveratrolo, quest’ultimo in particolare è contenuto nella buccia dell’uva nera. Il resveratrolo fluidifica il sangue, ha attività antinfiammatoria ed antinvecchiamento, previene i trombi e rimuove le placche occludenti i vasi. Mantiene elastico il tessuto cutaneo, stimolando la sintesi del collagene, è un vero e proprio trattamento anti-age, sin dall’antichità le donne si lavavano il viso con uva per avere un effetto di ringiovanimento!

Per il contenuto in tannini e fenoli abbiamo proprietà antiviraliil succo di uva applicato sull’herpes labiale ne favorisce la guarigione.

La cura dell’uva

L’uva è un alimento terapeutico. La dieta dell’uva viene utilizzata come cura depurativa chiamata ampeloterapia, che prevede un regime dietetico fatto unicamente di uva.

La cura dell’uva, praticata sin dall’antichità dagli Arabi, dai Greci e dai Romani, era indicata per la stipsi, per problemi biliari, per gli artritici, per le intossicazioni, per le dermatosi, le emorroidi, la gotta, veniva praticata anche per le malattie polmonari come la tubercolosi, nelle anemie, nelle convalescenze , nell’ipertensione, ecc.. La cura dell’uva attiva le funzioni epatiche e digestive.

Nel 1920 la dottoressa sudafricana Johanna Brandt riuscì con l’ampeloterapia a curare un cancro allo stomaco come racconta nel suo libro La cura dell’uva.

Ai giorni nostri questo metodo è ormai diffuso ed è seguito da numerose persone con l’obiettivo principale di disintossicare l’organismo ed eliminare le tossine; in realtà l’ampeloterapia è sempre stata praticata fin dall’antichità, dove erano già conosciute le molte virtù terapeutiche dell’uva.

La cura dell’uva consiste nel nutrirsi degli acini, oppure nelbere esclusivamente il succo, o entrambe e va fatta se possibile con uva nera e si prolunga generalmente per un paio di settimane, alimentandosi di sola uva con 1-2 chili al giorno.

La durata dell’ampeloterapia può variare, ma alcuni infatti la praticano per 2-3 giorni e ripetuta per due volte al mese. La quantità iniziale è di circa 500 grammi d’uva, raggiungendo pian piano il consumo di 2 Kg o più ogni giorno, sostituendo progressivamente tutti gli altri alimenti, oltre all’assunzione di abbondanti volumi di acqua naturale per favorire il processo depurativo, completato eventualmente con succhi d’uva al 100%.

Se la cura si prolunga per parecchi giorni non ingerire mai i semi e le bucce. Infatti dopo diversi giorni di cura dell’uva l’intestino si pulisce eliminando ogni traccia di olio e lubrificanti vari, quindi le bucce ed i semini faticherebbero a scorrere rischiando di formare un tappo che potrebbe provocare un pericolosissimo blocco intestinale.

Se desiderate sfruttare al meglio i benefici dell’ampeloterapia, è importante anche preparare l’organismo in modo che si abitui gradualmente a questo trattamento, adottando quindi un regime alimentare dietetico e ricco soprattutto di alimenti di origine vegetale, sia nei giorni che precedono e seguono questa cura.

La cura dell’uva non è indicata ai diabetici,a chi soffre di ulcera, a chi ha problemi di colon irritabile o problemi renali, agli obesi, alle donne durante il periodo mestruale.

Per la cura, l’uva dovrebbe essere colta matura e fresca ogni giorno e possibilmente dovrebbe essere biologica!

L’olio di vinaccioli

Ricavato dei semi di uva, ha un elevato contenuto di acido linolenico (omega sei) e di polifenoli dalle proprietà antiossidanti, rispetto ad altri oli è meno ricco di Vit.E. Può essere di aiuto quando si ha colesterolo alto o ateromatosi (placche di colesterolo).

Questo olio è molto utilizzato dall’industria cosmetica per proteggere la pelle dai radicali liberi, per l’azione idratante e per mantenere la pelle elastica. Stimola anche la microcircolazione capillare.

Uso terapeutico

In fitoterapia le foglie della vite sono usate per insufficienza venosa degli arti inferiori, fragilità capillare ed emorroidi.

In gemmoterapia si utilizzano i germogli macerati indicati soprattutto nei processi infiammatori recidivanti o cronici come reumatismo articolare ed artriti e artrosi in generale, spesso associati a pino e ribes nigrum.

In passato anche il vino era usato come cura, attualmente la bio-chimica ha rintracciato nel vino oltre 300 sostanze con azione preventivo-terapeutica. Sulla dose giornaliera ci sono pareri discordanti, chi consiglia mezzo bicchiere, chi 1 bicchiere, per le donne metà dose, a stomaco pieno. Dosi eccessive annullano gli effetti positivi.

Sin dall’antichità gli enoliti (così erano chiamati i vini medicinali) erano usati come preventivo e come cura, erano vini in cui venivano messe a macerare delle piante, l’alcool, acqua e l’acidità (del vino) permettono infatti la completa solubilità dei principi attivi vegetali.
Questa pratica così diffusa in modo particolare nel Medioevo è ormai in disuso, soppiantata da nuovi metodi di estrazioni dei principi attivi , rimane comunque il vin brulèè.

Come scegliere l’uva

Dopo essere stata raccolta l’uva non matura più,scegliete acini di un bel colore intenso (il colore indica lo stato di maturazione) e ben attaccati al gambo, ricordate che la patina bianca indica freschezza. Cercate di consumarla nel giro di alcuni giorni e conservatela in luogo fresco.

Fonte: http://www.dionidream.com/la-cura-delluva-proprieta-di-un-frutto-eccezionale/

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