Il latte

Latte scremato: perchè farsi del male?

dr. Francesco Perugini Billi – 24 maggio 2007

I prodotti “scremati” o “magri” che imperversano nei nostri negozi non sono sani. State pagando denaro per alimenti scippati di una delle loro componenti più preziose, il grasso. Capisco, siete stati condizionati da 50 anni di menzogne alimentari e imboniti dall’industria del “light” e del “dietetico”, ma rendetevi conto che quelli che consumate non sono cibi, almeno non quelli originali che hanno nutrito i nostri avi per migliaia di anni.

Latte scremato e tumori

Il latte scremato è stato presentato per anni con entusiasmo come la bevanda perfetta, che fornisce minerali e vitamine, ma non i pericolosi grassi che fanno venire l’infarto, presenti invece nel latte intero. Diversi studi hanno anche attribuito ai grassi la colpa dell’aumento di tumore riscontrato nelle persone che fanno abituale consumo di latte e derivati. Tuttavia, recenti studi dimostrano che la verità potrebbe essere l’esatto contrario: è l’eliminazione del grasso dal latte che aumenta l’effetto cancerogeno. Uno studio americano (National Health and Nutrition Examination Epidemiologic Followup Study), che ha coinvolto 3.600 uomini ed è durato 10 anni, ha messo in evidenza che il maggiore consumo di latticini era associato alla più alta incidenza di tumore alla prostata e viceversa. Tuttavia, quando i ricercatori hanno analizzato attentamente il tipo di latticino si sono accorti che il rischio di tumore era alto solo con i latticini “magri” o “scremati”, latte compreso, e non con quelli “interi”. Addirittura, il consumo di latte intero conferiva una certa protezione verso il cancro. Lo “Harvard’s Physicians’ Health Study”, che ha coinvolto 20.000 uomini ed è durato 11 anni, è giunto alla stessa conclusione: il rischio di tumore alla prostata era maggiore in chi beveva latte scremato. Stesso risultato lo hanno dato altri studi come quello prospettico norvegese che ha coinvolto 25.000 uomini e uno condotto da un ricercatore della NASA (Dr. W.B. Grant, NASA Langley Research Center Virginia), che ha valutato la relazione tra tumore della prostata e consumo di latte in 41 nazioni.

Il calcio – Il grasso del latte, che ormai rifiutiamo con orrore, contiene le vitamine D e A, entrambe necessarie per l’assorbimento e l’utilizzo del calcio e delle proteine a livello intestinale. Senza queste vitamine non solo il calcio e le proteine hanno difficoltà ad entrare nel corpo, ma, se non utilizzate e in eccesso, possono addirittura fare dei seri danni. Inoltre, se al latte scremato l’industria alimentare ci aggiunge intenzionalmente altro calcio (perché il calcio fa tanto bene alle ossa … ma anche alle vendite) allora le cose si possono complicare. Il calcio, soprattutto in quantità eccessive, ha alcuni effetti indesiderati: sopprime la produzione di calcitriolo, che è la forma ormonale della vitamina D. Siccome il calcitriolo ha proprietà anticancerogene a livello delle cellule prostatiche gli scienziati credono che la riduzione dei livelli di questa vitamina nel sangue aumenti il rischio di tumore alla prostata. In effetti, un recente studio dell’Università di Harvard ha mostrato che l’assunzione di quantità eccessive di calcio – sia con integratori, sia con la dieta – è associato ad una riduzione dei livelli di calcitriolo e ad un aumento del tumore della prostata. Anche lo studio norvegese, che ho già citato, ha mostrato un’associazione tra calcio e questo tipo di tumore. Mentre gli effetti soppressivi del calcio presente nel latte intero sono probabilmente contrastati dalla contemporanea presenza di vitamina D, che si trova nel grasso, questo non succede nel latte magro, che tende ad essere povero della preziosa vitamina. La conferma ci viene da alcuni studi che hanno messo a confronto vari tipi di latte: il consumo di quello scremato o parzialmente scremato è associato ad una maggiore incidenza di tumore alla prostata. Per inciso, la vitamina D che molte aziende oggi aggiungono al latte scremato non conta, considerato che in mancanza di grasso viene poco assorbita. Quindi, si può ragionevolmente concludere che quando il calcio è separato dal grasso del latte diventa potenzialmente tossico.

L’acido linoleico coniugato – Con il grasso al latte scremato non vengono tolte solo preziose vitamine, ma anche un importante fattore protettivo per la salute, l’acido linoleico coniugato (CLA = conjugated linoleic acid). Il CLA è stato scoperto circa 20 anni fa ed è considerato un potente anticancerogeno. In laboratorio il CLA del latte di mucche allevate brade è stato in grado di ridurre le dimensioni del tumore del seno e del colon rispettivamente del 58 e del 90%. Nonostante il fatto che i moderni metodi di allevamento abbiano ridotto notevolmente la presenza di questa sostanza nel latte e nei suoi derivati, uno studio ha messo in evidenza che le donne che consumavano quattro o più porzioni di latticini grassi avevano la metà del rischio di cancro al colon rispetto a donne che ne consumavano meno di una … i latticini scremati e magri non hanno mostrato lo stesso risultato. I ricercatori credono che l’effetto protettivo sia dovuto al CLA, ma non escludono altri fattori che si trovano sempre nel grasso, come la sfingomielina e i lipidi eterici. Il CLA potrebbe essere in grado di proteggere dal cancro della prostata cancellando gli effetti di alcuni fattori di crescita potenzialmente cancerogeni, come l’Insulin Growth Factor-1 (IGF-1). Per altro questo fattore è presente sia nel latte vaccino, sia in quello umano. Siccome le mucche sono munte durante e dopo la gravidanza – quando i fattori di crescita sono al massimo della loro concentrazione – gli scienziati sono preoccupati del fatto che consumare formaggi e latte possa aumentare i livelli di IGF-1 nel corpo umano e stimolare reazioni tumorali. In effetti, alti livelli di IGF-1 nel sangue sono stati recentemente associati ad una maggiore incidenza dei tumori dello stomaco, del seno, dei polmoni, della pelle, del pancreas, della prostata e dei tumori infantili. L’associazione con quello della prostata appare piuttosto forte: in uno studio, negli uomini con i più alti livelli di IGF-1 il rischio era quattro volte maggiore. Che l’IGF-1 nel latte sia così pericoloso non è ancora del tutto confermato. Tuttavia, per quanto riguarda il rischio di tumore una cosa è certa: il latte scremato è decisamente più pericoloso di quello intero. 

Latte scremato e infertilità

I pericoli del latte scremato non riguardano solo gli uomini e non è limitato al tumore. Gli scienziati di Harvard hanno recentemente confermato un legame tra il consumo di latticini magri e l’aumento del rischio di infertilità nelle donne dovuto all’incapacità di ovulare (infertilità anovulatoria). Nelle donne, di età compresa tra i 24 e i 42 anni, che consumavano due o più porzioni di latticini magri al giorno, come latte e yogurt, l’infertilità aumentava dell’85% rispetto alle donne che consumavano quantità inferiori. Al contrario, l’aggiunta di una porzione giornaliera di latte intero riduceva il rischio di infertilità di oltre il 50%. Anche altri prodotti “grassi” derivati dal latte, come il gelato, sono stati associati ad un minore rischio di infertilità. In alcuni precedenti studi si era pensato che il lattosio potesse essere la vera causa dell’infertilità anovulatoria, ma più recenti valutazioni hanno scartato questa ipotesi. I ricercatori sono invece convinti che nel latte scremato venga meno la presenza di un fattore liposolubile che stimola la funzione ovarica.

Latte scremato e tumori ovarici

Anche per quanto riguarda il rischio di tumore all’ovaio i ricercatori hanno mostrato come questo sia associato al consumo di latte scremato o parzialmente scremato. Nello studio “Brigham and Women’s Hospital Nurses’ Health Study” che ha preso in considerazione oltre 80.000 donne si è visto che quelle che consumavano una o più porzioni di latte scremato o parzialmente scremato al giorno avevano un rischio di tumore ovarico di qualsiasi tipo superiore del 32% e un rischio del 69% per i tumori più aggressivi, rispetto alle donne che ne consumavano meno di tre porzioni al mese. Similmente, il “Iowa Women’s Health Study” ha dimostrato che il consumo di latte scremato e non di quello intero è associato in modo significativo al rischio di cancro.

Conclusione

A onor del vero non tutti gli studi dimostrano che il consumo del latte scremato è associato al rischio di tumore. In uno di questi, per esempio, si è visto che era il consumo del latte intero ad aumentare di tre volte del rischio di tumore ovarico e che il latte scremato invece aveva un effetto protettivo. Tuttavia questo studio si è basato sulla raccolta di casi clinici, cioè si tratta di uno studio retrospettivo, metodologia meno affidabile di quella che prende in considerazione lo studio di persone in cui la malattia non si è ancora manifestata (studio prospettico). Questo fatto è stato recentemente confermato da alcuni studiosi che hanno raccolto e analizzato tutti gli studi che mettevano in relazione il consumo di latticini con il tumore dell’ovaio: gli studi prospettici mostravano che il consumo di latte scremato e non quello di latte intero è associato ad un aumento del rischio di tumore. Per quanto riguarda la relazione tra consumo di latte e altri tipi di tumori (prostata, polmoni, colon, stomaco e pancreas), dagli studi complessivamente emerge, ancora una volta, che il pericolo si nasconde soprattutto nel latte e nei latticini privati del loro grasso.

Il vero latte

Se non avete particolari intolleranze al latte, bevetelo tranquillamente. Si tratta solo di scegliere il migliore. Quale? Innanzitutto, quello munto da una mucca che si nutre principalmente di erba, che ha la possibilità di muoversi all’aperto, che non viene imbottita di farmaci, che non viene spremuta come un limone da chi la alleva … scartiamo subito la gran parte del latte commerciale, proveniente da allevamenti intensivi in cui le mucche sono macchine più che esseri viventi. Poi, il latte deve essere intero, assolutamente intero! Per poterlo commercializzare, la pastorizzazione è obbligatoria, sebbene la tecnologia moderna può rendere superflua la pastorizzazione e restituirci il latte di una volta. Recentemente piccoli produttori si sono attrezzati con distributori automatici di latte intero, fresco, non pastorizzato e non omogeneizzato. I consumatori si recano direttamente in cascina e riempiono le loro bottiglie. È un latte sicuro e, se le mucche sono allevate anche ad erba, allora diventa una fonte garantita di benessere. In questo modo, per altro, i piccoli allevatori evitano di scomparire schiacciati dalle grandi aziende che producono tanto e a poco prezzo, condizionando il mercato. Da evitare, seppur interi e biologici, sono anche quelli omogeneizzati. “Interi” devono essere anche lo yogurt e i latticini (ad esclusione di alcuni prodotti tradizionalmente fatti con latte scremato). Da evitare tutto il resto: quelli non biologici (spesso zeppi di residui di pesticidi e di farmaci), quelli scremati, parzialmente scremati, quelli “ad alta digeribilità”, quelli senza lattosio, quelli addizionati con vitamine (chiedetevi dove sono finite quelle che aveva in origine), quelli con omega-3, quelli a lunga conservazione, anche se interi e di origine biologica, insomma, tutti quelli manipolati, trasformati, cui qualcosa è stato tolto o aggiunto. Non lasciate che un alimento completo come il latte venga manomesso per assurde mode e puri interessi economici.

Bibliografia

Evans J. “Low-down on low-fat milk” . WDDTY, Vol. 18, N°1, April 2007.

Masterjohn C. “Does milk cause cancer ? Evaluating the betacellulin hypothesis. WiseTraditions” . Vol.8, N°1, Spring 2007.

Perugini Billi F. “Mangia grasso e vivi bene”. Ed Junior, 2006.

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10 ragioni per eliminare latte e formaggio

Da VegSource ecco un breve riepilogo del perchè i latticini vanno evitati:

1. I prodotti caseari distruggono le ossa. I paesi del mondo in cui si beve più latte hanno più osteoporosi e fratture del bacino. Di pari passo con l’aumento del consumo di latte/latticini e di calcio aumentano anche i fattori di rischio per l’osteoporosi e le fratture ossee. Gli alti livelli di sodio e proteine animali procurano all’organismo acidosi metabolica (in pratica il sangue diventa acido). Per compensare questo, l’organismo estrae i minerali dalle ossa (tra cui il calcio, appunto) – per sfruttare il loro grande effetto alcalinizzante – e poi li elimina nell’urina. In sintesi: più latte e latticini si assumono, più si hanno perdite ossee.

2. Ci sono eccellenti fonti vegetali di calcio che non provocano acidosi metabolica.I broccoli, il cavolo, gli altri ortaggi a foglia verde, i semi di sesamo, il tahini, il tofu con aggiunta di calcio e i latti vegetali e succhi di frutta fortificati hanno quantità adeguate di calcio che soddisfano il fabbisogno giornaliero.

3. Il fattore in assoluto più importante per la salute delle ossa è il movimento.Per aumentare e mantenere la densità ossea, è necessario porre sotto tensione le ossa regolarmente. Per aumentare la massa e prevenire l’osteoporosi introducete allenamenti di resistenza e qualche attività come il camminare o lo jogging. Questo fattore è di gran lunga più importante di qualsiasi componente nutrizionale.

4. La caseina – la principale proteina del latte – provoca dipendenza psicologica.Avete notato che più formaggio si mangia, più se ne desidera? Nel cervello, quando si beve latte o si mangiano formaggi, si formano le casomorfine. Si tratta di sostanze simil-oppiacee che producono euforia, e fanno sentire il bisogno di ingerire altro latte/formaggio. L’unico modo per interrompere questo ciclo di dipendenza è smettere completamente.

5. La caseina è un potente cancerogeno. Il dott. T. Colin Campbell, autore di The China Study, in decenni di ricerche ha scoperto che la caseina è un potente promotore del cancro.

6. I prodotti caseari producono alti livelli di grassi saturi e colesterolo, note cause l’aterosclerosi. Questa conduce alla cardiopatia.

7. La vitamina D ha un importante ruolo nella salute delle ossa. Indipendentemente dalla quantità di calcio che si consuma, per assorbirlo serve la vitamina D. Inoltre, il 70-97% della popolazione ha livelli di vitamina D insufficienti o carenti. Domandate al vostro medico un esame della 25-idrossivitamina D e se il livello risulta essere al di sotto di 35-50 ng/mL, aggiungete una dose giornaliera di luce solare (basta qualche minuto nelle ore centrali della giornata senza filtri solari). Se questo non migliora i vostri livelli di vitamina D c’è bisogno di un integratore.

8. Noi siamo l’unica specie che beve le secrezioni della lattazione di un’altra specie. Nonchè l’unica specie che continua a bere latte dopo lo svezzamento. 

9. Oltre ad essere in sé poco salutari e a favorire malattie, i prodotti caseari sono pieni di pesticidi,www.agireora.org/info/news_dett.php?id=1071http://universoolografico.forumfree.it/ antibiotici, ormoni (anche se provenienti da allevamento biologico), steroidi, metalli pesanti e altre tossine somministrate ai bovini per aumentare la produzione di latte.

10. Il 70% della popolazione mondiale è intollerante al lattosio.Il fatto che la maggior parte degli esseri umani reagisca con dolorosi sintomi gastrointestinali al consumo di prodotti caseari dimostra che l’organismo umano non è fatto per il consumo di latte e latticini. Attualmente medici e dietisti spingono per l’uso dell’enzima lattasi e di altri medicinali che alleviano i sintomi per assicurare “adeguata” assunzione di prodotti caseari. Ma se dobbiamo forzare il nostro corpo ad accettare qualcosa che non vuole, non è forse segno che c’è qualcosa di sbagliato?

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I bari e l’osteoporosi da latticino

dr.  Valdo Vaccaro – 9 maggio 2009

Circola in rete un articolo dal titolo “Troppi drink e poco latte, e rischio osteoporosi”, dove l’endocrinologa Maria Luisa Brandi, direttrice dell’Unità operativa malattie del metabolismo osseo dell’Ospedale Careggi di Firenze, lancia un allarme sul pericolo osteoporosi in seno al IX Congresso Europeo sulla Osteoporosi e sulla Osteoartrite in corso ad Atene.Leggiamo e commentiamo punto per punto quanto afferma la Brandi. La teoria della Brandi in 8 punti sull’osteoporosi ( le osservazioni critiche, tra parentesi ed in corsivo sono invece del sottoscritto).

1) L’osteoporosi, che colpisce in Italia 5 milioni di persone, sta diventando comune persino tra i giovani mentre nei tempi passati essi non venivano toccati da questa piaga fisica . (E fin qui va bene).

2) Senza un’alimentazione adeguata i giovani sono a rischio. (E fin qui va bene).

3) Dobbiamo fare di più per la prevenzione e insegnare ai nostri bambini l’importanza della salute dello scheletro. (Quando mai si è insegnato qualcosa di vero e di giusto ai bambini da parte della pediatria mondiale? Quando mai si è insegnato loro che il latte della loro mamma è il solo latte giusto e che si tratta di un latte trasparente, leggero, privo di colla caseinica, basso- proteico e dolce al livello medesimo della frutta? Quando mai si è insegnato ai bambini che svezzarsi significa liberarsi per sempre dal latte come fanno saggiamente tutti gli animali mammiferi del pianeta? Quando mai si è insegnato ai bambini che il latte di mamma indica a ciascun bebè di ciascuna specie quale dovrà essere la strada nutrizionale da intraprendere, per cui il latte basso-proteico umano testimonia che il cibo per la vita dovrà essere pure basso-proteico, esattamente come la frutta e la verdura?).

4) Le abitudini dei giovani sono devastanti per le ossa . (E fin qui va bene).

5) Oggi maschi e femmine hanno una passione insana per la magrezza. (E fin qui va bene, anche se è giusto preferire una certa magrezza all’obesità ed al grasso, tipici di chi si alimenta a proteine animali).

6) L’amore per i drink e gli aperitivi alcolici rischia di rendere lo scheletro fragilissimo. (E fin qui va bene, anche se poteva specificare meglio che tutte le bevande gassate e dolcificate, tipo cole, fante, gazzose, e così via, sono le più micidiali per le ossa, assieme a tè, caffè, e alcolici e analcolici vari).

7) Bevono acque minerali povere di calcio per paura d’ingrassare. (Insegnare alla gente a prendere il calcio dall’acqua dura significa diseducare, perché si insegna a prenderlo pure dal latte bollito che è anche carico di calcio duro ed inservibile, ovvero di calcio inorganico, reso tale dalla necessaria bollitura o pastorizzazione. E, in quel modo, si insegna anche a prendere il calcio dalle pasticche degli integratori, distogliendo i giovani dall’unica vera fonte di calcio che è la frutta e la verdura, rigorosamente cruda. Frutta e verdura che assorbe il calcio inorganico dal terreno e lo organica grazie all’azione del sole e della fotosintesi clorofilliana e lo mantiene tale (organicato) finché qualche lanzichenecco incompetente mette la frutta e verdura a cuocere o bollire, ritrasformando quel calcio in inorganico ed inservibile per l’organismo umano. In altre parole: c’è il calcio buono della frutta e della verdura viva e il calcio pessimo e micidiale delle acque dure, quel calcio che intasa i tubi e le lavatrici col calcare, tanto per intenderci. Insegnare in quel modo significa spingere i giovani lontano dalla frutta e dalla verdura e verso invece la macelleria, la latteria e la farmacia, come vuole esattamente il Codex Alimentarius mondiale).

8) Per la stessa ragione (paura d’ingrassare) i giovani eliminano latte, formaggi, yogurt, gelati e latticini in genere, mentre bevono liquidi gassati che aumentano l’acidità nelle ossa. (E qui non va bene niente. Perché si parla di acidità delle ossa e non di acidificazione del sangue che porta alla acidificazione delle ossa? Siamo d’accordo sul fatto che le bevande gassate e zuccherate fanno malissimo. Ma fa ancora più male il latte e tutti i latticini, in particolare a livello di acidificazione del sangue e del sistema, acidificazione che richiama minerale alcalino organico, cioè calcio organico, che non sta nel latte ma solo nelle ossa umane, le quali obbediscono agli ordini urgenti del sistema immunitario di rilasciare calcio-osseinico per tamponare l’emergenza acidificante causata dal medesimo latte e dalla carne. Aggiungere poi che bastano due bicchieri di vino o di birra al giorno per danneggiare lo scheletro e non solo quello è troppo risaputo. Ma, il bicchiere giornaliero di latte e di yogurt, i 50 grammi/giorno di parmigiano e l’acqua minerale ricca di calcio sono i primi responsabili dell’acidificazione del nostro corpo fruttariano (alcalino) e del nostro sangue fruttariano (alcalino). E restano essi i responsabili del ricorso automatico all’osseina che, andando fuori a tamponare le imbecillità acidificanti della gente lattivoro-carnivora, svuota le nostre povere ossa, provocando loro il fenomeno debilitante chiamato osteoporosi. Il fatto che dei 5 milioni di italiani malati di osteoporosi ben 3,5 milioni siano donne, conferma quanto sosteniamo. Sono infatti proprio le donne a consumare più calcio nei loro amati cibi cotti e nei loro adorati latticini. Le donne non bevono di certo più alcolici e più bevande gassate e dolcificate dei maschi. Sono anzi più attente a non commettere tali banali negligenze. Sono invece le prime ad ascoltare e seguire le raccomandazioni e le prescrizioni dei loro maestri pediatri, tutti lattofili scatenati, istruiti ed ipnotizzati dalle loro tabelle e dalle loro piramidi FDA, stracariche di analfabetismo alimentare, stracariche di clamorose sviste e di odiose disinformazioni su proteine, vitamina C e B12, vitamina B9, su livelli proteici, su acqua biologica (addirittura inesistente nel loro dizionario). I maschi non frequentano i pediatri, ma preferibilmente osti e baristi. Si ammalano anch’essi di osteoporosi, ma molto di meno. Il vino e le varie bevande da bar non fanno di certo bene, ma sono il male minore rispetto al materiale allucinante che le donne mettono nei loro corpicini, gonfiandosi, creandosi osteoporosi e calcoli renali, sviluppandosi tumori al seno ed alla vagina. Quali sono le “miniere di calcio” da portare sul piatto? Non saranno le acque dure ed alcaline raccomandate dalla dott. Brandi, capaci solo di creare ulteriori calcoli ed osteoporosi, con tutto quel calcare che nell’uomo fa ancora più danno che nei tubi delle lavatrici? Non saranno i latticini che acidificano il sangue e che offrono calcio cattivo inorganico (latte pastorizzato) mentre rubano calcio buono e vivo dalle ossa (osseina) per stoppare chimicamente l’acidificazione da latte? Quali sono quindi le vere miniere di calcio per l’uomo? Tutta la frutta fresca e secca e le verdure verdi e altrimenti colorate, allo stato crudo, sono cariche di calcio, a partire dai cavoli.Uno degli scienziati più illuminati sul latte è il dott. Ralph Cinque, titolare della omonima clinica igienistica di Buda nel Texas, meta di miliardari e artisti di Hollywood, e autore di “Quit for Good “(Evitalo per il tuo bene). Le sue tesi sono ampiamente condiviso dai maggiori salutisti indipendenti e liberi del mondo intero. Dodici esatti motivi per evitare, come la peste, il latte e tutti i latticini. Tra le cose prime da evitare sono i latticini. Perche?

1) Il latte è carne liquida. E’ giusto pensarlo come sangue della mucca che viene auto trasformato e filtrato nelle ghiandole mammarie dell’animale per alimentare i primi momenti del suo piccolo.

2) Il latte è cibo per lattanti. Ma per lattanti della propria specie. Solo per quelli. Alimento vietato e velenoso dunque per altri tipi di animali e per bambini già svezzati (per non dire dei ragazzi, degli adulti e degli anziani).

3) Il latte bovino è troppo ricco in grasso e colesterolo. Il latte scremato è troppo ricco in proteine. Gli eccessi, sia di grasso che di proteine, sono micidiali per il corpo umano, sono la fonte delle peggiori malattie.

4) Il latte bovino è il più allergenico cibo conosciuto. Contiene oltre 100 diverse sostanze che causano allergia. La scrematura addirittura aumenta e concentra ulteriormente tale pessima caratteristica. Le allergie da latte vanno dalle irritazioni intestinali, all’asma e alla sinusite.

5) Il latte è difficile da digerire. Gli adulti non hanno l’enzima lactasi per demolire il lattosio (lo zucchero del latte). Il latte causa gas intestinali, dilatazione, crampi, costipazioni.

6) La caseina, principale proteina del latte, è indigesta ed è aterogenica (aterosclerosi). La lattoglobulina, proteina più allergenica, non viene demolita facilmente dal caldo e nemmeno dagli enzimi del corpo (e causa pertanto putrefazione intestinale).

7) Il lattosio del latte si trasforma in galattosio e diventa così causa nota di cataratta.

8) Il latte contine l’ormone pro-lattina, noto come stimolatore di crescite tumorali (al seno e agli organi genitali).

9) Il latte è un catturatore di inquinanti di ogni specie, ed in particolare di Iodina 121 e di Stronzio 90 (entrambe sostanze radioattive).

10) Le statistiche mondiali della salute evidenziano con inequivocabile chiarezza che le nazioni consumatrici di più latticini possiedono la più alta incidenza di malattie degenerative, inclusa sclerosi multipla, artrite, cardiopatie, cancro e diabete.11) Il latte è un cibo anemizzante, essendo fortemente deficiente in ferro.12) Il formaggio contiene dieci volte più grasso del latte intero ed è un grasso per ossidato, ultracarico di radicali liberi per i processi di invecchiamento cui è sottoposto. Più vecchio il formaggio (vedi grana) più insidiosi e numerosi i suoi radicali liberi.

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Latte che fa bene, latte che fa male

dr. Francesco Perugini Billi – 21 ottobre 2009

Un tempo il latte era un alimento il cui valore non si metteva in discussione. Oggi, molti di noi si sentono meglio se lo evitano. Si è detto che il latte non è più quello di una volta, che le mucche invece di pascolare sui prati e brucare l’ erba vivono in allevamenti intensivi dove vengono nutrite con pastoni, imbottite di antibiotici e vengono munte a ritmi così innaturali che alla fine crepano prima del previsto. Si è anche detto la  pastorizzazione e l’ omogeneizzazione hanno cambiato le qualità originarie del latte, trasformando questa bevanda in qualcosa di poco salutare. Più di recente, è stata proposta una nuova teoria, che pone l’accento sulla genetica della vacca, più che sulla manipolazione del latte.

Secondo il Dr Kevin Woodford, Professore di  Farm Management and Agribusiness alla Lincoln University, Nuova Zelanda,  circa 5000 anni fa  la Beta-Caseina, una proteina presente nel latte, si è trasformata. Nella sua catena di 229 amminoacidi, in posizione 67, la prolina è stata sostituita con l’istidina. Da quel momento esistono due tipi di mucca, l’A2, quello più antico e l’A1, quello  che produce il latte con la proteina trasformata, chiamata Beta-Caseomorfina-7 (B-CM7).

Per ragioni ancora poco chiare, il gene della caseina A1 si è largamente diffuso in Europa. Secondo alcuni, la ragione sta nel fatto che i vitelli che ricevono dalla madre il B-CM7 sono più docili  e quindi l’uomo li ha preferiti. Sta di fatto, che le razze più antiche producono ancora latte A1, come ad esempio la Jersey, la Guernesey e la Zebu africana. Vacche della razza Holstein e Frisona producono un latte che per la metà è A1 e per l’altra è A2. Il bufalo e lo yak producono latte A2, così come la capra e la pecora.

La B-CM7, mille volte più narcotica della beta-caseina, proteina che si trova nel latte umano, agisce come potente oppioide nel nostro organismo. Il Dr  Woodford è convinto che il latte A1 provochi risposte infiammatorie a livello dei vasi sanguigni, da cui il rischio cardiovascolare, e porti alla produzione di un eccesso di muco. C’è anche una crescente evidenza che questo latte sia alla base dei sempre più frequenti disturbi cognitivi dei bambini, come ad esempio l’autismo e la dislessia. Gli studi epidemiologici mostrano una relazione tra consumo di latte A1 e mortalità per disturbi mentali. Per altro, il latte A1 è spesso utilizzato per produrre latte in formula per i neonati e i bambini piccoli.

In condizioni normali, la B-CM7 non può attraversare la barriera mucosa intestinale, ma nel caso di un aumento di permeabilità intestinale  le cose posso cambiare. Un eccesso di vaccinazioni,  l’abuso di farmaci e un’alimentazione moderna devitalizzata potrebbero facilmente causare questa permeabilità.

Uno studio ha mostrato che la somministrazione di B-CM7 ai topi di laboratorio provocava, in soli 65 secondi, agitazione e nervosismo, che  dopo qualche minuto lasciavano il posto ad atteggiamenti passivi ed antisociali. In uno studio umano sono stati trovati alti livelli di anticorpi verso la caseina nel 90% dei pazienti autistici esaminati e nel 93% di quelli  schizofrenici.  Inoltre, sottoposti ad una dieta priva di caseina e di glutine, l’81% di questi pazienti mostrava miglioramenti cognitivi e comportamentali, entro tre mesi dall’inizio della dieta. Sembra che la barriera emato-encefalica dei bambini autistici sia molto più permeabile ai peptidi, inclusi quelli del latte.

Considerato il pericolo insito nel consumo di latte A1, molti allevatori stanno sempre più selezionando mucche del tipo A2. Diversi studi internazionali hanno mostrato che il consumo di latte di queste razze  è nutriente e allo stesso tempo benefico per la prevenzione di diverse malattie.

Bibliografia

– Lynn Berry A2 Milk: the Solution to Lactose Intolerance, Allergies and Other Illness?

http://www.naturalnews.com/023752_cows_lactose_intolerance_casein.html

– McTaggart L. Milk: don’t drink up. WDDTY. Vol 20; no 6.

– Williams L. The A1 vs A2 milk story. www.maternity.org.nz

– Woodford K. devil in the Milk. Chelsea gree Pub. 2009

Fonte: http://www.dottorperuginibilli.it/alimentazione-dietologia/438-latte-a1-a2-razze-vacche-mucche

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La cura del latte

dr. Francesco Perugini Billi – 4 luglio 2008

Indubbiamente oggi giorno il latte commerciale, quello pastorizzato ed omogeneizzato, è per molti solo fonte di problemi di salute, come  catarri, infiammazioni, ritenzione idrica, dermatiti, allergie, diarrea, stipsi,  ecc. Eppure, un tempo, il latte era invece usato per curare molti di questi disturbi. Cosa è successo ? La pastorizzazione è certamente la causa principali di questa perdita di virtù salutistiche del latte. Le altre sono da ricercarsi nel modo con cui vengono allevati e nutriti gli animali.

Numerosi autori di diverse culture e tradizioni  hanno lodato attraverso i secoli le virtù del latte come valido nutrimento e mezzo di cura per numerose malattie.  Ippocrate consigliava ai tubercolotici di bere grandi quantità di latte di asina. I medici arabi del Medioevo prescrivevano il latte di cammello. Omero chiamava i possenti guerrieri sciti  Galactophagi, ovvero mangiatori di latte.

Nel 19° secolo, grazie soprattutto alle esperienze di medici tedeschi e russi,  divenne molto popolare la “cura del latte”. Furono pubblicati libri e articoli che riportavano migliaia di casi guariti o migliorati con il latte. L’americano dr. Porter fece molti esperimenti con il latte. In 39 anni di pratica clinica ottenne sempre ottimi risultati. I suoi pazienti erano affetti dalle più diverse malattie: cardiache, renali, mentali, neurologiche, ulcerative, gastroenteriche, intossicatorie (mercurio, arsenico e altri metalli pesanti usati anche come medicine a quel tempo). Raccomandava che il latte fosse fresco, crudo e mai sottoposto a bollitura e tanto meno a pastorizzazione, pena l’insuccesso della cura. Il paziente doveva assumere al giorno da 1.8 a 3.7 litri di latte al 4% di grasso, senza consumare altri cibi per non disturbarne la digeribilità  e l’effetto curativo. Il trattamento minimo durava 1 mese. Nei suoi scritti, Porter affermava che con la sua cura era possibile affrontare diversi disturbi: stanchezza, malattie della pelle, cattiva digestione, stitichezza, asma, emorroidi, ulcere, coliti, gotta, artriti, orticarie, cistiti, dissenteria, impotenza, sciatica, ipertensione (1). Al tempo di Porter, c’erano anche casi di persone che vivevano da anni di solo latte. Un tale W.F.Kitzele, dello Iowa,  per via di una malformazione dell’esofago era costretto a nutrirsi di cibi liquidi. Da 42 anni viveva in piena salute bevendo solo latte (1). Ovviamente i successi del Dr Porter,  e degli altri del suo tempo, furono ottenuti utilizzando un latte, che oltre ad  essere non pastorizzato, proveniva da animali tenuti per la gran parte dell’anno al pascolo e non confinati in stalle di cemento, come spesso succede oggi. Nel latte di mucca stabulata, nutrita con pastoni di cereali, certe qualità benefiche mancano o sono scarse. Neanche un’integrazione di fieno secco sarebbe paragonabile all’erba fresca. Il latte ha proprietà ancora più curative se le vacche si nutrono dell’erba nuova di primavera (1). Inoltre, il tipo di animale conta. Oggi, la gran parte del latte proviene dalle ultime selezioni della razza cosiddetta Holstein, che produce grandi quantità di latte.  Infatti, in questi ultimi decenni la moderna zootecnia, che si basa principalmente su allevamenti intensivi, ha operato una forte selezione delle specie per renderle più produttive. Questo però è andato a danno della loro rusticità e diversificazione, oltre che della loro capacità di resistenza agli agenti patogeni. Ne consegue un massiccio uso di prodotti farmaceutici, anzitutto antibiotici per difendere la salute dell’animale minata dalle manipolazioni che ha subito  e dalle condizioni dell’allevamento(2). Per altro, il latte di questa razza conterrebbe più alte concentrazioni di ormone della crescita (3), potenzialmente pericoloso per la salute umana. Le razze autoctone e rustiche di una volta, erano più resistenti alle malattie,  facevano meno latte, ma decisamente più ricco e sano.

La pastorizzazione

La pastorizzazione (trattamento termico a 85°C per 2-3 secondi o a 62-65°C per 30 minuti) devitalizza il latte, distruggendo molti dei suoi componenti salutari. Il contenuto di vitamina C si riduce dal 10 al  50% e in misura minore anche molte altre vitamine, tra cui la B6, la B12 e la A. Vengono distrutti anche i fermenti lattici e denaturate le proteine. Secondo alcuni, anche l’aspetto chimico dei minerali subirebbe dei cambiamenti. Ma il calore distrugge soprattutto gli enzimi, che iniziano ad essere inattivati a temperature pari a circa  47° C. Questi enzimi non solo ci aiutano a digerire meglio il latte stesso, ma assolvono a numerose funzioni salutari. Vediamo quali sono gli enzimi più importanti presenti nel latte:
Lattasi – La pastorizzazione la distrugge completamente. Questo enzima scinde il lattosio in due zuccheri più semplici, glucosio e galattosio. E’ presente nel nostro intestino i primi anni di vita. Poi, crescendo, molti di noi lo perdono. Tuttavia, parecchie persone che non tollerano il latte pastorizzato digeriscono bene il latte crudo.
Galattasi – E’ completamente inattivata tra i 73 e i  79° C.  Digerisce il galattosio. Molti adulti che sono in grado di tollerare il lattosio non digeriscono il galattosio. Questo monosaccaride, accumulandosi, può creare una serie di problemi, tra cui muco intestinale che poi intasa le vie linfatiche con ripercussioni a livello delle vie respiratorie. Un eccesso di galattosio è anche correlato alla comparsa di cataratta e alla proliferazione della candida.
Catalasi – Temperature tra  i 67 e i 70° C inattivano questo enzima. Catalizza la conversione del perossido di idrogeno in acqua e ossigeno, proteggendo le cellule. Inoltre, libera le cellule da prodotti indesiderati derivati dal metabolismo.
Amilasi – La pastorizzazione la inattiva completamente. Digerisce gli amidi e ci fa risparmiare le amilasi prodotte dal nostro pancreas e della nostre ghiandole salivari.
Lipasi – La pastorizzazione la inattiva completamente. Digerisce i grassi e li rende più facilmente utilizzabili dall’organismo.
Fosfatasi – La pastorizzazione la distrugge completamente. Anzi, l’assenza di questo enzima è utilizzato proprio come prova che la pastorizzazione è stata condotta in modo corretto. Catalizza l’idrolisi degli esteri dell’acido fosforico, liberando ioni fosforo. Probabilmente, la mancanza di fosfatasi rende meno disponibile il calcio e il fosforo presenti nel latte.

Allergie e latte crudo

Dagli anni ’60 il problema delle allergie è diventato davvero epidemico. Il primo degli  alimenti che va decisamente eliminato in questi casi è il latte, quello pastorizzato e omogeneizzato. Per quanto riguarda il latte crudo invece alcuni significativi studi dimostrano addirittura un effetto preventivo nei riguardi delle allergie. Uno di questi studi è stato pubblicato su The Lancet nel 2001 (4) è  ha messo in evidenza che i bambini che vivono nelle fattorie e bevono latte crudo soffrono meno di asma, allergie primaverili, allergie agli acari e alla forfora di gatto.
L’effetto benefico del latte crudo sullo sviluppo delle allergie, oltre agli enzimi, vitamine e altri fattori protettivi, è da ascriversi anche al contenuto di microbi, che ha la funzione, soprattutto nei bambini, di modulare l’immunità intestinale e prevenire reazioni allergiche.

Bibliografia

1) Schmid R the untold story of milk. 2003 New trends publishing, Inc.Washington

4) Riedler J et al Exposure to farming in early life and development of asthma and allergy: a cross-sectional survey. The Lancet 2001; 358:1129-1133

Fonte: http://www.dottorperuginibilli.it/alimentazione-dietologia/364-la-cura-del-latte

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