Caffé

Caffé: meriti e demeriti

dr. Francesco Perugini Billi  12 giugno 2011

Negli ambienti salutistici il caffé non viene visto di buon occhio, ma considerato spesso un alimento voluttuario, inutile, troppo eccitante, acidificante e persino tossico. Molti guru dell’alimentazione sana ne sconsigliano l’uso e raccomandano la sostituzione con bevande più “naturali” come infusi e succedanei del caffé, come tostati di orzo e tarassaco.

Ma il caffé è davvero così nefasto per la nostra salute?

Nell’ultimo secolo sono stati condotti circa 19.000 studi sul caffé e la maggioranza di quelli più recenti mostra che questa bevanda pare avere più effetti positivi che negativi sulla nostra salute. Tuttavia, attenzione, molti di questi studi non provano un sicuro legame causa-effetto. Ai partecipanti agli studi è stato solo chiesto se bevano o no il caffé, ma poi il loro stato di salute potrebbe essere motivato da altre loro abitudini o dalla loro genetica. Quindi, si tratta di effetti potenziali e non di prove solide.

Diabete 2

Nel 2005 è stata condotta un’analisi di 9 studi sulla relazione tra caffé e diabete senile (tipo II). E’ risultato che su 193.000 persone che bevevano più di 6 tazze di caffé al giorno l’incidenza del diabete si riduceva del 35% rispetto a coloro che dichiaravano di berne meno di due tazze. Per le persone che bevevano dalle 4 alle 6 tazze la riduzione del rischio risultava del 28%.

Più di recente, alcuni ricercatori australiani hanno analizzato altri 18 studi che hanno coinvolto 458.000 persone in totale. E’ emerso che ogni tazza di caffé in più al giorno corrispondeva ad una riduzione del rischio di diabete del 7%. Stessi risultati si ottenevano con il caffé decaffeinato. Tuttavia i ricercatori hanno il dubbio che gli studi più piccoli possano avere sovrastimato i benefici del caffé.

Da cosa deriva il possibile effetto positivo del caffé nei riguardi del diabete? Secondo i ricercatori, è il totum a funzionare, una miscela di sostanze ad effetto potentemente antiossidante. Inoltre, il caffé contiene magnesio e cromo, che aiutano il corpo ad usare meglio l’insulina, la quale a sua volta controlla la glicemia. Come è noto, nel diabete II il corpo perde la capacità di regolare gli zuccheri del sangue. E’ probabile che la caffeina c’entri poco, considerato che gli stessi risultati si sono ottenuti anche con il decaffeinato. Tuttavia, siamo ancora nel campo delle ipotesi. Nessuno ha ancora dimostrato che bere caffé faccia alzare i livelli di antiossidanti nel sangue.

Patologie cardiovascolari

Innanzitutto, considerato che il diabete porta ad un maggiore rischio cardiovascolare e che bere il caffé potrebbe prevenire il diabete, allora questa bevanda potrebbe essere utile nella prevenzione degli accidenti cardiovascolari. Oltre a questo, il consumo di caffé è stato associato ad un ridotto rischio di disturbi del ritmo cardiaco (altro fattore di rischio per infarto e ictus), sia nelle donne che negli uomini.

In una ricerca che ha coinvolto 130.000 persone si è visto che 1-3 tazze al giorno di caffé riducevano del 20% il rischio di ospedalizzazione per aritmie cardiache.

Nel 2009, uno studio che ha interessato 83.700 infermiere ha mostrato che bere da due a più tazze di caffé al giorno riduceva del 20% il rischio di ictus, indipendentemente dai valori pressori, del colesterolo e della eventuale presenza di diabete.

Parkinson e Alzheimer

Per quanto riguarda il Parkinson i benefici del caffé pare siano piuttosto solidi: un alto consumo di caffé riduce il rischio di Parkinson. In questo caso pare che l’effetto sia imputabile alla caffeina, ma non ci sono certezze.

Il caffé è anche stato associato ad un ridotto rischio di demenza, incluso l’Alzheimer. Uno studio finlandese del 2009, durato 20 anni e che ha coinvolto 1400 persone, ha mostrato che tra coloro che bevevano 3-5 tazze al giorno di caffé il rischio di ammalarsi di Alzheimer si riduceva del 65%.

Tumori

Diversi studi mostrano che il consumo regolare di caffé è associato ad una riduzione del rischio di cancro del fegato e di cirrosi. Tuttavia, ancora una volta il meccanismo d’azione rimane sconosciuto e come per altre patologie l’ “associazione” non dimostra una causa-effetto.

Il caffé potrebbe ridurre la mortalità dovuta al cancro alla prostata, secondo un recentissimo studio. Negli uomini che assumevano sei tazze al giorno il rischio di avere un tumore alla prostata si riduceva del 18% in generale e del 60% nel caso di forme particolarmente letali. Questo valeva anche per il consumo di caffè decaffeinato. Il rischio si riduceva del 6% per ogni tazza di caffé normale e del 9% per quello decaffeinato.

Secondo i ricercatori il risultato del loro studio è molto importante, ma aggiungono che è ancora presto per raccomandare ufficialmente ai pazienti con cancro prostatico avanzato di consumare molti caffè. Questa bevanda potrebbe provocare anche degli effetti collaterali che andrebbero valutati caso per caso. I ricercatori sono comunque convinti che il caffé ha un effetto protettivo perché in grado di assicurare al nostro organismo molti degli antiossidanti con azione antitumorale. Alcuni di questi sono gli acidi clorogenici, i lignani e fitoestrogeni.

Secondo recenti studi, il consumo di caffé potrebbe anche giovare nella prevenzione del tumore mammario, soprattutto quello recettore estrogeno negativo. Il meccanismo non è ancora chiaro e comunque sono necessari altri studi per avere una conferma definitiva. Invece uno studio finlandese condotto su circa 60.000 soggetti ha escluso che bere anche fino a 10 tazze al giorno di caffé possa causare il cancro al colon.

Effetti indesiderati

Stando ad altri studi, il consumo di caffé ha indubbiamente anche degli effetti negativi, ma questi variano moltissimo da soggetto a soggetto. Infatti alcune persone sembrano particolarmente sensibili agli effetti soprattutto della caffeina. Gli effetti negativi più frequenti sono: dipendenza, crisi tachicardiche, ipertensione, acidità gastrica, insonnia, esaurimento surrenalico e quindi stanchezza, inappetenza, agitazione, irritabilità, ansia, depressione, cefalea, possibile rischio di infertilità, rischio di nascituri sotto peso (oltre le due tazze), osteoporosi, aumento del rischio di smagliature, permeabilità intestinale.

 Bibliografia

 – Barrett-Connor E et al, Coffee-Associated Osteoporosis Offset by Daily Milk Consumption JAMA. 1994;271(4):280-283.

 – Kathryn M. Wilson et al. Coffee Consumption and Prostate Cancer Risk and Progression in the Health Professionals Follow-up Study JNCI J Natl Cancer Inst (2011) doi 10.1093/jnci/djr151 First published online: May 17, 2011

 – Li J et al. Coffee consumption modifies risk of estrogen-receptor negative breast cancer. Breast Cancer Research, 2011

 – León-Carmona JR, Galano A. Is Caffeine a Good Scavenger of Oxygenated Free Radicals? The Journal of Physical Chemistry B, 2011; 115 (15)

 – Osterweil N, Coffee and Your Health Say it’s so, Joe: The potential health benefits — and drawbacks –- of coffee. http://www.webmed.com

 – Bidel S et al. Coffee consumption and risk of colorectal cancer. European Journal of Clinical Nutrition (2010) 64, 917–923; doi:10.1038/ejcn.2010.103; published online 23 June 2010

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Caffè

Bevanda ricavata dalla macinazione dei semi di alcuni alberi che appartengono al genere Coffea e facenti parti della famiglia delle Rubiacee.

La pianta da caffè è una sempreverde che può raggiungere i 10 m di altezza; è originaria dell’Africa tropicale (Abissinia). Il frutto, di colore rosso scuro, viene prodotto a partire dai tre ai cinque anni di vita della pianta; racchiude due noccioli all’interno dei quali si trova un seme (chicco di caffè).

La pianta da caffè vive fra i 600 e i 2.000 m  d’altezza in terreni umidi con temperature fra i 15 e i 25 °C; vi sono però alcune piante da caffè che vegetano anche in pianura. Se conoscono almeno sessanta specie di pianta da caffè.

Un pò di storia. Inizialmente le bacche rosse venivano mangiate intere o spappolate, mischiate con grasso animale; successivamente si passò agli infusi. Fra il XIII e il XIV sec. la bevanda si diffuse in tutto l’oriente islamico. Il caffè arrivò a Venezia (1615) con navi turche e già con Clemente VIII si hanno le prime richieste di bandire la cosiddetta bevanda del diavolo. Nel 1637 a Oxford si aprì la prima Coffee House. Dal XVIII sec. gli olandesi a Giava e i francesi nei Caraibi iniziarono la coltivazione, facendo nascere l’industria del caffè. Attualmente i Paesi maggiori produttori di caffè sono il Brasile, il Vietnam, la Colombia, il Guatemala, il Messico, il Costa Rica e l’Honduras. I Paesi maggiori consumatori di caffè sono la Finlandia (10,58 kg di caffè pro capite l’anno), la Danimarca, l’Olanda, la Norvegia e la Svezia; curiosamente l’Italia, Paese nel quale il caffè è considerato come bevanda nazionale, si trova soltanto al dodicesimo posto di questa particolare classifica (5,69 kg pro capite l’anno), superato persino dalla Francia.

Le varie specie di pianta da caffè

Delle numerose specie delle piante da caffè, solo poco più di un terzo sono ritenute interessanti per la commercializzazione dei frutti; quattro di esse occupano un posto di notevole rilievo nel commercio dei chicchi da caffè:

Coffea arabica

Coffea robusta

Coffea liberica

Coffea eccelsa.

La Coffea arabica è una pianta coltivata da moltissimo tempo; ne esistono diverse varietà; di queste, quella ritenuta migliore è senz’altro la moka la quale viene coltivata in particolar modo in Arabia; i grani di questa varietà sono piccoli, ma particolarmente aromatici; sono semi color verde rame e hanno una forma allungata e appiattita. Altre varietà interessanti di Coffea arabica sono la tipica, la bourbon e la maragogype. La Coffea arabica ha il suo habitat naturale in quei terreni ricchi di minerali posti ad altezze superiori ai 600 m. La temperatura media ideale per lo sviluppo di questa pianta da caffè si aggira sui 20 °C. La Coffea Robusta è una specie molto simile alla precedente; fiorisce per tutto il corso dell’anno; i suoi chicchi di caffè sono più piccoli di quelli prodotti dalla Coffea arabica, ma il loro contenuto in caffeina risulta superiore. La Coffea robusta può vegetare anche in terreni posti in pianura. Fu scoperta in Congo ed attualmente è molto coltivata perché è caratterizzata da un’abbondante produzione e rispetto ad altre specie è molto più resistente agli agenti patogeni; è inoltre in grado di vegetare anche se le condizioni non sono ideali. Da un incrocio fra questa specie e la Coffea arabica si è ricavata l’arabusta. La Coffea liberica è una pianta originaria delle foreste che si trovano nella Liberia e nella Costa d’Avorio. La Coffea liberica è una pianta particolarmente robusta e longeva. I suoi semi sono circa il doppio di quelli della specie arabica e sono anche particolarmente resistenti all’assalto degli agenti parassitari. La sua coltivazione richiede temperature particolarmente elevati e notevoli quantità di acqua. Sebbene il caffè ottenuto dalla liberica sia ritenuto meno pregiato di quello ottenuto da altre specie, è comunque ritenuto una bevanda gradevole e profumata il cui gusto, anni addietro, era particolarmente apprezzato dai Paesi del Nord Europa. La Coffea excelsa è una pianta da caffè commercialmente molto interessante in quanto mostra una notevole resistenza alla siccità e alle patologie; la sua resa è particolarmente abbondante e la qualità del caffè da essa ottenuto è molto simile a quella della specie più rinomata, l’arabica. Vi sono poi altre specie utilizzate commercialmente, anche se sono ritenute meno interessanti. Tra queste si ricordano la Coffea stenophylla, la Coffea Mauritiana, la Coffea Racemosa, la Coffea Congencis, la Coffea Dewevrei ecc.

La raccolta del caffè

La maturazione del caffè ha una durata variabile fra i sei e gli undici mesi circa. Le stagioni in cui avviene la fioritura e si procede con il raccolto dipendono sostanzialmente dal clima e dalla tipologia del terreno. In linea generale, fatte salve le varie eccezioni, nelle zone che si trovano a nord della linea equatoriale la fioritura avviene durante il nostro periodo primaverile, mentre il raccolto viene effettuato durante i mesi del nostro inverno. Nelle zone che invece si trovano a sud dell’equatore, la fioritura si ha al termine del nostro periodo estivo e il raccolto inizia nel periodo primaverile e termina nel periodo estivo. La maturazione dei frutti non è contemporanea, ma avviene durante tutto l’arco del raccolto, in dipendenza dal clima e dalla localizzazione delle piantagioni. Man mano che i frutti sono maturi, si procede con la raccolta; le drupe possono essere staccate una a una a mano oppure con l’ausilio di strumenti appositi. La maturazione non deve essere protratta troppo a lungo perché le drupe potrebbero fermentare e inacidirsi oppure cadere spontaneamente e la produzione risulterebbe compromessa. La raccolta del caffè è operazione complessa e dispendiosa, tant’è che spesso, per ridurre i costi, vengono anche raccolte le drupe non ancora maturate alla perfezione. Nelle piantagioni più moderne ed estese, dove la maturazione è contemporanea (come accade per esempio in Brasile) si utilizzano macchinari particolari grazie ai quali la procedura di raccolta diventa molto meno complessa; sostanzialmente si tratta di mezzi cingolati condotti da un operatore che li fa passare sopra ai filari; tali macchinari, durante il loro passaggio, scuotono e raccolgono i frutti. A seconda delle zone e delle particolari varietà di piante da caffè, la raccolta di prodotto può variare dai 200 kg ai 700 kg per ettaro.

La torrefazione del caffè

La torrefazione (anche tostatura) è una fase ritenuta fondamentale nella lavorazione del caffè; la tostatura infatti è quella lavorazione che conferisce alla bevanda i suoi caratteristici aroma e sapore. La torrefazione del caffè avviene grazie a correnti di aria calda la cui temperatura può variare dai 200 ai 240 °C; tali correnti investono i chicchi del caffè contenuti in particolari recipienti metallici continuamente agitati. Con la torrefazione i chicchi del caffè diminuiscono di peso a causa della perdita di acqua e di altre sostanze; aumentano però di volume; il loro colore diventa nerastro; la variazione cromatica è dovuta essenzialmente a due motivi: la carbonizzazione della cellulosa e la caramellizzazione degli zuccheri contenuti nei chicchi. La torrefazione inoltre fa sì che sulla superficie dei chicchi di caffè compaia un olio di colore brunastro (detto caffeone) che gli conferisce l’aroma che caratterizza la bevanda. Durante la torrefazione si assiste anche a una lieve diminuzione del contenuto di caffeina. La tostatura è seguita dalla cosiddetta fase di raffreddamento; il raffreddamento serve a condensare le sostanze aromatiche del caffè. Si possono utilizzare due metodiche, una è basata sull’acqua, mentre l’altra è basata sull’aria. Quanto più la temperatura di tostatura è elevata, tanto più la perdita di caffeina risulta minore. Nel nostro Paese la tostatura è molto più intensa rispetto a quella effettuata in altre zone e la bevanda che si può ottenere in seguito sarà particolarmente aromatica. La torrefazione del caffè rende i chicchi più friabili e conseguentemente ne agevola la macinazione; dal momento che la procedura di torrefazione incrementa anche la capacità di assorbimento di umidità, è necessario che la conservazione venga fatta in recipienti sotto vuoto. Il tenore di caffeina nelle due varietà di caffè più utilizzate è il seguente:

dall’1,1 all’1,7% nell’arabica

dal 2 al 4,5% nella robusta.

La riuscita della torrefazione sta nell’equilibrio che si riesce a raggiungere fra tempo e temperatura.

Caffè e decaffeinizzazione La decaffeinizzazione è un processo che consente l’estrazione di caffeina dal caffè. In base alla legislazione attualmente vigente, può essere considerato decaffeinato il caffè nel quale non si trovi un quantitativo di caffeina superiore allo 0,1%. La caffeina che viene estratta non va perduta, ma viene invece utilizzata dalle industrie alimentari, chimiche e farmaceutiche. Il procedimento di decaffeinizzazione può essere effettuato con metodi diversi; i quattro metodi utilizzati sono i seguenti:

  • estrazione tramite acetato di etile
  • estrazione tramite acqua
  • estrazione tramite cloruro di metilene
  • estrazione tramite anidride carbonica.

Caffè e caffeina

Il contenuto di caffeina in una tazza di caffè può dipendere da molti fattori, per esempio: a) il metodo di preparazione b) la miscela usata c) la quantità di caffè usata.

Contrariamente a quanto si crede la quantità di caffeina non dipende dal volume di caffè bevuto. I dati medi sono:

  • Espresso: 60-120 mg
  • Caffè fatto con Moka (35-50 ml): 60-120 mg
  • Caffè americano (100 ml): 95-125 mg.

Per quanto riguarda la miscela, una miscela robusta ha un contenuto 2,5 volte più alto di caffeina di una miscela arabica.

 A chi fa male il caffè – Per il suo contenuto di caffeina il caffè è sconsigliato :

a) a chi soffre di aritmie, ulcera, gastrite, patologie dell’orecchio interno; b) ai soggetti stressati, ansiosi, eccitabili o che soffrono d’insonnia; c) ai soggetti ipertesi; d) ai soggetti affetti da ipercolesterolemia.

La caffeina ha parecchi effetti sull’organismo umano. Alcuni di essi sono molto conosciuti: leggero aumento della pressione arteriosa, eccitabilità, insonnia, tachicardia, aumentata secrezione gastrica (da evitare quindi in caso di ulcera o gastrite), aumento della diuresi, aumento del metabolismo basale (500 mg di caffeina possono aumentare il metabolismo basale del 10 e talora del 25% con un massimo fra la prima e la terza ora dall’assunzione).

Da segnalare lo studio di Thelle (1983) e collaboratori che studiò 7.213 donne e 7.368 uomini fra i 20 ed i 58 anni e dal quale risultò una stretta connessione tra il consumo di caffè e l’aumento del tasso di colesterolo totale. Lo studio fu confermato anche da una ricerca di Arsen (1984). Nel 1990 Bak quantificò l’aumento medio di colesterolo totale in 0,08 mmol/l per ogni tazza di caffè (100 mg di caffeina). Lo “Scottish Health Study” di Brown e collaboratori ha preso in esame 10.359 bevitori di caffè di ambo i sessi fra i 40 e i 59 anni, concludendo che non esiste relazione fra assunzione di caffè e patologie coronariche. Non ha influito nemmeno il consumo di quattro o più tazze di caffè americano al giorno.

Non esistono prove concrete di correlazione fra caffeina e cancro (molte ricerche che affermavano la correlazione per tipi di tumore sono state poi smentite da altre successive).

Dal momento che la caffeina viene trasmessa con il latte materno, durante l’allattamento è consigliabile evitare di consumarla.

Alcune sostanze contenute nel caffè e nel tè possono interferire con l’assorbimento del ferro, specialmente se si assumono bevande con caffeina durante i pasti. La caffeina non provoca osteoporosi, ma le donne che consumano forti quantità di caffè, tè e bevande con caffeina  possono avere un livello di rischio più elevato nei riguardi di questa patologia. Accertatevi di consumare la quantità quotidiana consigliata di calcio e non preoccupatevi se bevete un paio di caffè al giorno.

La caffeina rilassa la valvola che si trova fra la parte bassa dell’esofago e la parte alta dello stomaco. Quando questa valvola si apre i liquidi contenuti nello stomaco possono passare nella gola, provocando bruciori. Inoltre, caffè, tè e bevande con caffeina possono aggravare eventuali ulcere provocando un aumento delle secrezioni acide nello stomaco (benché sia stato dimostrato che anche il caffè decaffeinato causa lo stesso problema). Se soffrite di bruciori di stomaco o ulcere e non intendete smettere di bere caffè o tè, cercate almeno di evitarli in associazione ad altri alimenti che possono aggravare la situazione, come gli alcolici, la menta, le arance, i pomodori ecc. (aggiungere latte al caffè non migliora la situazione; anche i derivati del latte stimolano la secrezione degli acidi). Poiché la caffeina incrementa il flusso sanguigno nei reni, agisce anche come un diuretico, favorendo la minzione. In ogni caso diversi studi hanno dimostrato che il consumo di caffeina prima di una corsa non provoca un eccesso di minzione né disidratazione, anche se i ricercatori non sono certi delle cause; può darsi che l’adrenalina o altre sostanze prodotte con lo sforzo agonistico precludano l’effetto abituale della caffeina sui reni. Inoltre la caffeina può anche stimolare la defecazione.

In realtà gli effetti negativi del caffè vengono amplificati da altri fattori come lo stress, il fumo e gli alcolici, in sostanza dallo stile di vita sbagliato. Si potrebbe cioè sostenere che negli individui in cui il caffè fa male si deve correggere lo stile di vita non smettere di bere caffè!

A chi fa bene il caffè – Nell’individuo sano la caffeina attenua la stanchezza, agisce sul tono muscolare e sull’umore, migliora la concentrazione, riduce l’incidenza di cefalee, stimola la digestione. Altri due vantaggi notevoli sono l’effetto dimagrante e la sua azione negli sport di resistenza.

Caffeina e dimagramento. Chi si rivolge ai dimagranti da banco per dimagrire in genere ottiene ben poco. Uno degli effetti che i dimagranti propongono è l’innalzamento del metabolismo basale. In realtà non c’è nulla di meglio che la caffeina per innalzare il metabolismo basale senza avere forti controindicazioni. Non a caso il tè verde è spesso citato come dimagrante. Il problema sono le dosi corrette per avere questo effetto. Non è sperabile avere risultati bevendo uno o due caffè al giorno. La ricerca dimostra che una dose di 500 mg di caffeina innalza il metabolismo basale dal 10 al 25 %. Come dire che una persona sovrappeso con metabolismo basale di 1900 kcal (per esempio un quarantenne di 85 kg con il 20% di massa grassa) può risparmiare da 190 a 475 kcal al giorno, una quantità superiore a quella risparmiata con i comuni costosi dimagranti. L’importante è come assumere questa quantità (o una inferiore, ma comunque significativa; una dose ragionevole può essere 400 mg al giorno); i dettagli nell’articolo sul caffè americano.

Caffeina e sport. La caffeina può essere usata realmente per migliorare la prestazione, ma non con le finalità con cui è usata dalla maggior parte degli atleti. Molti infatti ritengono che la caffeina possa migliorare le prestazione perché sveglia o perchésostiene il cuore. In realtà non esistono prove che la caffeina sia valida per aumentare la potenza o la reattività dell’atleta, al di là dell’effetto psicologico di un buon caffè. Per ulteriori informazioni consultate l’articolo “Caffeina e prestazione.

 

Fonte: http://www.albanesi.it/Alimentazione/cibi/caffe.htm

            http://www.albanesi.it/Alimentazione/cibi/caffeina.htm

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Molte culture hanno dato una particolare importanza ai cibi e alle bevande che contengono caffeina. La caffeina è uno degli ingredienti più studiati, ma le ricerche scientifiche non hanno chiarito in modo esauriente tutto ciò che noi dovremmo sapere. In questo articolo discuteremo gli effetti fisiologici a breve termine di questa comune sostanza. Inoltre, esamineremo se gli effetti della caffeina siano o non siano un rischio di malattia, come quelle vascolari e il cancro, e il suo impatto in gruppi particolari come le persone che fanno abuso di caffeina.

La caffeina è una xantina, un alcaloide che si trova in diverse piante come i chicchi di caffé e i semi di cacao, le foglie di tè,  le bacche di guarana e le noci di cola, e che viene aggiunta a bevande analcoliche e a diversi farmaci sia con ricetta sia da banco. Agisce come pesticida naturale, proteggendo le piante dagli insetti che si nutrono su di loro. Il contenuto medio di caffeina è di circa 85 mg per 150 ml (1 tazza) nel caffé tostato macinato, di 60 mg nel caffé istantaneo, di 3 mg nel caffé decaffeinato, di 30 mg nella foglia o nella busta di tè, di 20 mg nel tè istantaneo e di 4 mg nel cacao o nella cioccolata calda. Un bicchiere (200 ml) di una bevanda analcolica che contiene caffeina, ha un contenuto medio di caffeina di circa 20-60 mg.

In Europa, la popolazione adulta ne consuma una media giornaliera di 200 mg (con un range di 100-400 mg), per la maggior parte derivante da caffé e tè, ma anche da bevande analcoliche comprese le “bevande energetiche”. Tuttavia, la dose dipende molto dalle abitudini culturali. I paesi del Nord Europa sono noti per le loro bevande ad alto contenuto di caffeina: in Danimarca, Finlandia, Norvegia o Svezia, il consumo medio di caffeina raggiunge i 400 mg al giorno. I bambini, gli adolescenti e le persone che non consumano caffé assumono caffeina per lo più dal tè e da bevande analcoliche.

La presenza di caffeina, in accordo con la Direttiva Europea 2002/67/CE, deve chiaramente figurare sull’etichetta delle bevande che contengono più di 150 mg/L. Questa norma si applica ad alcune bevande analcoliche e alle bevande energetiche che contengono caffeina, ma non al tè, al caffé, e ai prodotti che ne derivano, infatti si suppone che i consumatori sappiano che questi prodotti sono una fonte significativa di caffeina e che il contenuto di caffeina dipenderà dal metodo di preparazione (un lungo tempo di infusione o il tempo di estrazione). Gli Stati Membri hanno una legislazione nazionale che recepisce questa Direttiva.

Metabolismo della caffeina

La caffeina raggiunge il circolo ematico nel giro di 30-40 minuti dall’ingestione. Poi viene distribuito in ogni parte dell’organismo, e in seguito metabolizzato ed escreto con le urine. L’emivita della caffeina nell’organismo è di 4 ore (la stima varia da 2 a 10 ore). La gravidanza rallenta il tempo nel quale la caffeina viene metabolizzata e una donna in cinta di solito mantiene valori di caffeina per un tempo più lungo.

La capacità della caffeina di aumentare la soglia di allerta e di sostenere l’attenzione più a lungo è stata ben documentata, e il suo principale modo di agire come stimolante del sistema nervoso centrale è dato dalla sua azione di antagonista dell’adenosina. L’adenosina è una sostanza chimica, prodotta in modo naturale, che agisce da messaggero nella regolazione dell’attività cerebrale e modulando lo stato di veglia e di sonno (è un “segnale di stanchezza”). La caffeina blocca i recettori per l’adenosina presenti nel tessuto nervoso, in particolare nel cervello, mantenendo lo stato di veglia. Attraverso questo meccanismo la caffeina può potenziare la capacità di realizzare uno sforzo fisico e mentale, prima che si presenti la stanchezza. Il blocco di recettori dell’adenosina può inoltre essere responsabile della costrizione dei vasi sanguigni, che allevia la pressione dell’emicrania e del mal di testa, e spiega perché molti analgesici contengono caffeina.1, 2

Sensibilità alla caffeina

La sensibilità alla caffeina varia molto da una persona all’altra. Gli studiosi hanno recentemente scoperto un “gene che rallenta il metabolismo”: le persone con questo gene eliminano la caffeina più lentamente. Un recente studio epidemiologico, condotto fra persone con questa caratteristica, ha rilevato che il consumo di caffé è associato a un rischio più alto di attacchi di cuore non fatali, suggerendo che la caffeina possa avere un ruolo in questa associazione. Questa teoria dovrà essere confermato da ulteriori studi.

Le donne in gravidanza e le persone che soffrono per problemi medici o sono sensibili alla caffeina dovrebbero essere controllate e moderarne il consumo. La maggior parte dei dati epidemiologici disponibili fa pensare che non vi siano problemi se la quantità assunta è inferiore a 300 mg al giorno. Rimane aperta la questione dei possibili effetti sulla gravidanza e i neonati, dovuti a un consumo abituale superiore a questo livello. Alla luce di questo e del lento metabolismo della caffeine durante la gravidanza è consigliabile moderare il consumo di caffeina, indipendentemente dalla sua origine, durante la gravidanza. Per i bambini, che di solito non consumano molto tè o caffé, le bevande “energetiche”, cola o altre bevande analcoliche potrebbero rappresentare una fonte di 5,3 mg per Kg di peso corporeo al giorno (per es., di 160 mg di caffeina per un bambino di 10 anni). Questo potrebbe causare un transitorio cambio di comportamento, come una maggior eccitazione, irritabilità, nervosismo o ansia.

Effetti acuti della caffeina

Dosi di caffeina di 200-600 mg permettono di pensare con maggior rapidità e chiarezza, e migliorano le condizioni fisiche. La caffeina può dare irrequietezza e perdita di un buon controllo motorio. Quantità superiori a 2000 mg possono causare insonnia, tremori e una respirazione accelerata. Tal volta questi sintomi si manifestano anche a dosaggi più bassi. Tuttavia, con un consumo regolare si sviluppa una tolleranza verso molti di questi effetti – le proprietà stimolanti della caffeina agiscono meno sui bevitori abituali di caffé rispetto ai bevitori occasionali.

La caffeina ha molti altri effetti acuti. Stimola il rilascio di cortisolo e adrenalina, che aumentano la pressione sanguigna e un battito cardiaco accelerato. Inoltre ha effetti diuretici, causa rilassamento bronchiale, aumenta la produzione di acidi gastrici e aumenta l’indice metabolico.

Caffeina e salute

La maggior parte degli studi dedicati alla caffeina e alla salute si basano in realtà sul caffé. Ciò rende molto difficile distinguere i soli effetti della caffeina da quelli della bevanda in generale.

Un consumo giornaliero moderato di caffé, superiore a 300 mg, o l’equivalente di 3 tazze di caffé, di solito non rappresentano un problema per la salute, sempre che si abbia uno stile di vita sano (dieta, consumo d’alcool, fumo ed esercizio).

Malattie cardiovascolari

Per molte decadi la caffeina ha destato interesse nella ricerca sulle malattie cardiovascolari, perché la si riteneva in relazione  con dislipidemie e alterazione della pressione, aritmie  e altri danni della funzionalità cardiaca. Tuttavia, un consumo moderato di caffeina non è normalmente associato a un aumento del rischio di malattie cardiache in assenza di problemi medici, risulta difficile escludere completamente questa relazione in caso di un consumo elevato. Un alto consumo di caffeina è di solito legato a un consumo eccessivo di caffé, che in altre occasioni va associato ad altri fattori che influiscono sulla possibilità di sviluppare questa malattia – come, per esempio, il fumo, l’inattività fisica, il consumo di grassi saturi o l’abuso di alcool.

Pressione sanguigna

Sebbene per molte decadi si sia ritenuto che il consumo di caffeina aumentasse la pressione sanguigna, gli ultimi studi clinici e di laboratorio hanno fallito nel dimostrare che livelli di consumo normali diano questo effetto. Nonostante i risultati contraddittori, è stato osservato un aumento della pressione sanguigna con maggior frequenza nelle persone non abituate alla caffeina, nei soggetti giovani e dopo un’assunzione eccessiva di caffeina. In assenza di dati scientifici definitivi, si raccomanda un consumo moderato nelle persone che soffrono di ipertensione.3

Colesterolo nel sangue

Vari studi, realizzati principalmente nei paesi Scandinavi, suggeriscono che il caffé possa aumentare il livello di colesterolo totale e di colesterolo-LDL, uno dei fattori di rischio conosciuti per le malattie cardiache. Sembra che questo effetto sia limitato al caffé non filtrato (il caffé filtrato, espresso o solubile non aumenta il colesterolo del sangue) e non è in relazione con la caffeina. Questo effetto sembra, invece, dovuto ad alcuni componenti del caffé chiamati di terpeni, che sono presenti in quantità elevate in alcune varietà di chicchi di caffé, che però vengono rimossi attraverso la filtrazione.

Cardiopatia coronarica

L’indice con cui si stabilisce un legame tra consumatori abituali di caffé a lungo termine e il rischio di Cardiopatia coronaria (CHD, Coronary Heart Disease) non dimostra che un consumo moderato di caffé rappresenti un rischio. Un ampio studio prospettico di coorte pubblicato nel 2006,che ha coinvolto più di 120.000 americani per un periodo che va da 14 a 20 anni, non ha apportato nessuna evidenza scientifica che il caffé o il consumo in generale di caffeina aumenti il rischio di CHD, anche tra grandi bevitori di caffé (da 6 tazze in su). Tuttavia, due recenti studi indicano che il consumo di caffé può provocare infarto del miocardio non fatale in alcuni soggetti: consumatori occasionali di caffé (1 tazza o meno di caffé al giorno), persone con tre o più fattori di rischio per CHD e persone che metabolizzano la caffeina lentamente. Vari studi dimostrano che le persone che bevono caffé in modo moderato presentano un minor rischio di cardiopatia coronaria, probabilmente dovuto agli antiossidanti presenti nel caffé.5

Non è provato che ci sia una relazione tra la caffeina e le aritmie, una condizione in cui il battito del cuore è irregolare e accelerato.

Cancro

Non esiste alcuna prova che il consumo di caffé rappresenti un fattore di rischio per lo sviluppo del cancro nell’uomo, e questa opinione è supportata dal Fondo Mondiale di Ricerca sul Cancro (World Cancer Research Fund) che ha dichiarato in un esaustivo articolo che “La maggior parte delle evidenze scientifiche suggerisce che il consumo abituale di caffé e tè non ha nessuna relazione significativa con qualunque tipo di cancro”. Anche se alcune ricerche recenti segnalano che il consumo di caffé può proteggere da alcuni tipi di cancro, come il cancro del colon-retto e del fegato, ma si sta ancora studiando l’effetto.

Altri potenziali benefici per la salute

È possibile che il caffé abbia un effetto protettivo contro il diabete di tipo 2, il Parkinson e patologie epatiche (cirrosi e carcinoma epatocellulre).

Ci sono sempre più evidenze che suggeriscono che il consumo di caffé possa essere protettivo contro lo sviluppo del diabete tipo 2. Come in molte aree di ricerca, il meccanismo esatto di questo apparente effetto protettivo deve ancora essere chiarito. Il più probabile sembra essere che le altre sostanze presenti nel caffé, oltre alla caffeina, siano responsabili di questo effetto che è stato osservato sia nei prodotti con caffeina sia decaffeinati.

Vi sono inoltre sempre più recenti evidenze che il consumo di caffé possa contribuire a mantenere le funzioni cognitive durante l’invecchiamento.

Questi vantaggi a lungo termine possono essere vincolati alla caffeina e ai flavonoidi del caffé, entrambi antiossidanti, comunque questo dato deve essere ancora confermato.

Bibliografia

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  2. Fredholm B. et al (1999). Actions of caffeine in the brain with special reference to factors that contribute to its widespread use. Pharmalogical Review 51,1:83-133
  3. Myers M.G. (2004). Effect of Caffeine on Blood Pressure Beyond the Laboratory. Hypertension 43:724-5
  4. López-García L. et al (2006). Coffee Consumption and Coronary Heart Disease in Men and Women: A Prospective Cohort Study. Circulation 113:2045-53
  5. Cornelis M.C. and El-Sohemy A. (2007). Coffee, caffeine and coronary heart disease. Current Opinion in Lipidology 18(1):13-9

STORIA DELL’USO DELLA CAFFEINA

2737 B.C. I cinesi cominciarono a preparare infusioni con foglie di tè 575 A.D. Il caffé ebbe origine in Africa XI Secolo Gli arabi iniziarono a consumare caffé 1519 Gli Aztechi iniziano gli esploratori spagnoli al consumo di cioccolato 1880s Prime bevande con la caffeina

Ulteriori informazioni

1. Direttiva 2002/67/CE del 18 luglio 2002 relativa all’etichettatura dei prodotti alimentari che contengono chinina, e dei prodotti che contengono caffeina: http://eur-lex.europa.eu/LexUriServ/site/en/oj/2002/l_191/l_19120020719en 00200021.pdf 2. Tutto quello che bisogna sapere sulla caffeina:http://www.ific.org/publications/brochures/caffeinebroch.cfm 3. La caffeina e la salute delle donne:http://www.ific.org/publications/brochures/caffwomenbroch.cfm 4. Opinione della Commissione Scientifica sul cibo sulle bevande energetiche: 21 gennaio 1999 e 5 marzo 2003 http://ec.europa.eu/food/fs/sc/scf/out22_en.htmlhttp://ec.europa.eu/food/fs/sc/scf/out169_en.pdf 5. www.cosic.org

Fonte: http://www.eufic.org/article/it/nutrizione/alimenti-funzionali/artid/Caffeina-salute/

____________________________________________________________________

La caffeina é una sostanza appartenente alla famiglia degli alcaloidi, un gruppo di composti assai variabili diffusi nelle piante.

La caffeina, così come gli altri alcaloidi (atropina, nicotinastricninamorfina ecc.) é fisiologicamente attiva sugli animali anche a concentrazioni molto basse e probabilmente viene impiegata dalla pianta come meccanismo di difesa dagli erbivori.

Anche nell’uomo la caffeina influenza numerosissime reazioni biologiche. Alcune di queste interazioni sono favorevoli per l’organismo mentre altre sono responsabili degli effetti collaterali di questa sostanza.

La caffeina (estratta soprattutto dal caffè, Coffea arabica, famiglia Rubiaceae), appartiene al gruppo degli alcaloidi purinici come lateofillina (dal té, Camellia sinensis, fam. Theaceae), e la teobromina(dal cacao, Theobroma, famiglia Sterculiaceae).

La caffeina non é contenuta soltanto nel caffè ma si trova anche in altre piante ed alimenti. E’ il caso, ad esempio, della coca cola, dell’erba mate, del cioccolato, delle bevande energizzanti a base di Cola, dei prodotti erboristici come il guaranà, per non parlare poi degli analgesici, dei cosmetici anticellulite o dei farmaci per malattie da raffreddamento. E’ curioso notare, ad esempio, come le foglie di the abbiano un contenuto in caffeina circa doppio (2-4%) rispetto ai semi di caffè (1-2%); tuttavia, a causa del diverso metodo estrattivo, l’infuso contiene all’incirca quattro volte meno caffeina del percolato.

Contenuto medio di caffeina in bevande di uso comune

 
CAFFE’ 85 mg (una tazzina).
COCA-COLA 35-40 mg (una lattina)
THE 28 mg/150 ml (tanto maggiore quanto più lungo è l’infuso)
CACAO 100 mg/100 g
RED BULL 30 mg/100 ml
   
NOTA BENE: negli sportivi occorre tener conto dell’effetto sommatorio della caffeina assunta con i vari alimenti in modo da non superare i limiti imposti dalle normative antidoping.Il contenuto in caffeina del caffè moka tradizionale è superiore rispetto all’espressoNelle donne l’utilizzo di alcuni contraccettivi (etinilestradiolo) incrementa la durata di azione della caffeina di circa il 50%.
TEMPO DI ASSORBIMENTO INTESTINALE: c.a. 45 minuti. EMIVITA: 2.5- 4.5 ore.

Effetti della caffeina

La caffeina é il farmaco psicoattivo più usato al mondo, la sua conformazione chimica la rende infatti idonea ad interagire con specifici recettori biologici che regolano la funzionalità del sistema cardiovascolare, endocrino e nervoso.

Il tratto intestinale assorbe la caffeina molto rapidamente ed i picchi di concentrazione plasmaticasi osservano dopo circa un’ora dalla sua ingestione. Il suo metabolismo è tuttavia rapido e decisamente superiore rispetto ad altri stimolanti come le amfetamine. Già dopo 3-6 ore dall’assunzione i livelli plasmatici di caffeina si riducono del 50%.

Essendo lipofila, la caffeina ha la capacità di passare rapidamente la barriera emato-encefalica(una specie di parete virtuale presente nel cervello, preposta ad impedire il passaggio di molte molecole trasportate dal sangue).

La caffeina riesce ad attraversare anche la placenta e può essere presente nel latte materno. Durante la gravidanza e l’alattamento é pertanto consigliabile ridurre fortemente l’assunzione dicaffè e degli altri alimenti ricchi in caffeina.

Anche se gli effetti di questa sostanza sono numerosissimi (come vedremo nel dettaglio tra poche righe) la maggior parte di essi é dovuta agli effetti stimolanti che la caffeina esercita sull’intero organismo.

SISTEMA NERVOSO:

eccitabilità, miglioramento dei riflessi e della capacità di concentrazione, azione analgesica,

AZIONE MEDIATE DALL’INTERAZIONE CON RECETTORI BIOLOGICI (sistema cardiocircolatorio e respiratorio):

grazie alla sua azione di antagonista competitivo nei confronti dei recettori dell’adenosina, la caffeina favorisce il rilascio di due ormoni chiamati adrenalina e noradrenalina.

Le catecolamine favoriscono l’aumento del metabolismo corporeo, della frequenza cardiaca, della pressione arteriosa e del numero di atti respiratori (aumentando così l’ossigenazione del sangue)

ULTERIORI FUNZIONI:

aumento della sintesi acida a livello gastrico, aumento della diuresi;

se applicata sulla cute tramite cosmetici specifici (creme, gel e patch), risulta utile nel trattamento delle adiposità localizzate.

Caffeina, sport e doping

Se assunta entro i livelli massimi consentiti la caffeina ha un’azione positiva sulla performance della maggior parte degli atleti. Anche dosi tutto sommato moderate (200-400 mg) ingerite un’ora prima della competizione migliorano l’attenzione, la concentrazione e la resistenza. Considerata la grande variabilità individuale si consiglia comunque di sperimentarne l’utilizzo in allenamento prima di assumerla in gara.

Un atleta risulta positivo ai controlli antidoping quando la concentrazione di caffeina nelle sue urine supera i 0.012 mg/ml (= 12 mcg/ml). Non é facile stabilire con esattezza quale sia la dose di assunzione in grado di far superare tale soglia. In genere si consiglia di non assumere più di 6-8 tazzine di caffè espresso o due tre tazze di caffè tradizionale, nelle tre ore precedenti la competizione.

Caffeina e dimagrimento

In virtù del loro elevato contenuto in caffeina, the e caffè vengono spesso consigliati per favorire il dimagrimento (in associazione ad una dieta corretta). Diversi studi hanno confermato tale proprietà, che trova una spiegazione logica nel suo effetto stimolatorio sul metabolismo basale. In particolare 500 mg di caffeina (l’equivalente di 5 o 6 caffè) aumentano il metabolismo basale del 10-15%. Tradotto in termini più semplici ed immediati un simile livello di assunzione permette di consumare 100-500 calorie in più al giorno (in relazione alla taglia corporea e soprattutto alla massa muscolare del soggetto).

ALTRE INFORMAZIONI UTILI: masticare 1-2 chicchi di caffè aiuta a purificare l’alito dopo un pasto abbondante. Il caffè non favorisce la digestione, anzi, se preso con molto zucchero o peggio ancora con panna o alcolici, la rallenta. Gli effetti stimolanti della caffeina possono comunque dare la sensazione di una digestione apparentemente migliore.

Effetti negativi della caffeina

Il caffè riduce l’assorbimento e la biodisponibilità di alcune sostanze:

riboflavina o vitamina B2
calcio (ridurre il consumo in presenza di osteoporosi e fratture ossee)
ferro
creatina

Un intossicazione da caffeina causata dalla massiccia assunzione di questa sostanza (oltre 500-1000 mg in relazione alla sensibilità individuale) causa eccitazione smodata, nervosismo, insonniae tachicardia

La caffeina va quindi assunta con moderazione in caso di:

esofagite e reflusso gastroesofageo (oltre ad aumentare il potere lesivo dei succhi gastrici la caffeina rilassa lo sfintere esofageo, una specie di valvola che impedisce la risalita del contenuto gastrico nell’esofago)

ulcera allo stomaco

anemia

ipertensione

tachicardia, aritmie e problemi cardiaci in genere

osteoporosi

L’utilizzo prolungato di caffeina tende a smorzare gli effetti benefici visti precedentemente e, se assunta ad alte dosi, ne accentua quelli collaterali (acidosi, edema polmonare, allucinazioni).

Diversi studi hanno descritto la presenza di una lieve sindrome da astinenza.

Fonte: http://www.my-personaltrainer.it/caffeina.html

oOo

Caffè e salute

Il caffè è un infuso, preparato (quasi sempre) con rapido passaggio dell’acqua bollente su una miscela di semi torrefatti della pianta del caffè, macinati finemente. Il risultato, da un punto di vista chimico, è una miscela di
• carboidrati
• lipidi
• aminoacidi
• vitamine
• alcaloidi: soprattutto caffeina
• composti fenolici.
I componenti significativi dal punto di vista dell’attività biologica sono:
L’acido clorogenico: il caffè ne è una delle fonti più significative. Una tazzina di caffè (50 ml) ne contiene
da 18 a 90 mg. Ha una potente azione antiossidante, anche se questa viene un po’ persa nei metabolismi digestivi [1].

La caffeina: una tazza di caffè espresso (50 ml) ne contiene da 50 a 80 mg 2. La caffeina è un’antagonista
dell’adenosina, un inibitore del sistema nervoso centrale, ed è quindi stimolante. Viene rapidamente assorbita
e distribuita in tutte le parti del corpo.
Diterpeni (cafestolo e cafeolo): rialzano il colesterolo LDL. Ma molto dipende da come viene preparato il
caffè. La quantità di cafestolo e cafeolo del caffè turco, di quello alla scandinava o alla francese (6-12 mg) e
di quello bollito (quello del pentolino delle nonne…). è molto alta, mentre è bassa nel caffè filtrato (il caffè
all’americana) 3
, più alta in percentuale, ma non così significativa vista la piccola quantità di liquido, nel caffè
espresso (4 mg), minore ancora nel caffè espresso all’italiana. Molto alta è la quantità dei due diterpeni
quando si masticano direttamente chicchi di caffè 4.
I lati positivi del caffè
Morbo di Parkinson
Diversi studi significativi hanno dimostrato una significativa diminuzione del rischio di contrarre il morbo di
Parkinson nei consumatori di caffè: la diminuzione del rischio nei successivi dieci anni è risultata del 40% 5.
Lo stesso studio non ha evidenziato risultati positivi nel caso di donne che hanno usato estrogeni postmenopausali
6 . Risultati positivi analoghi a quelli degli uomini sono stati messi in luce su donne che non hanno
mai fatto uso di estrogeni postmenopausali 7.
Il meccanismo di azione, che concerne la caffeina, anche assunta isolatamente dal caffè, sembra dovuto al
fatto che la caffeina attiva un antagonista del recettore A2A dell’adenosina, proteggendo così i neuroni dopaminergici
8.
Occorrono ancora studi per chiarire definitivamente l’azione della caffeina per la prevenzione del Parkinson, 
Il caffè 1
1 Sull’efficacia in vitro cfr. Iwai K, Kishimoto N, Kakino Y, Mochida K, Fujita T. In vitro antioxidative effects and tyrosinase inhibitory
activities of seven hydroxycinnamoyl derivatives in green coffee beans. J Agric Food Chem. 2004;52(15):4893-4898. Sui
fenomeni di metabolizzazione: Olthof MR, Hollman PC, Buijsman MN, van Amelsvoort JM, Katan MB. Chlorogenic acid, quercetin-3-rutinoside
and black tea phenols are extensively metabolized in humans. J Nutr. 2003;133(6):1806-1814.
2 Per il caffè U.S.A. cfr: McCusker RR, Goldberger BA, Cone EJ. Caffeine content of specialty coffees. J Anal Toxicol.
2003;27(7):520-522. Per l’Italia: un caffè ristretto da bar si colloca al livello più basso (50 mg, anche meno), mentre una moka
casalinga, soprattutto se la tazza non è piccola, può arrivare ad 80-90 mg.
3 Urgert R, Katan MB. The cholesterol-raising factor from coffee beans. Annu Rev Nutr. 1997;17:305-324. Gross G, Jaccaud E,
Huggett AC. Analysis of the content of the diterpenes cafestol and kahweol in coffee brews. Food Chem Toxicol.
1997;35(6):547-554.
4 Higdon J. COFFEE, Linus Pauling Institute Oregon State University, 08/16/2005
5 Ascherio A, Zhang SM, Hernan MA, et al. Prospective study of caffeine consumption and risk of Parkinson’s disease in men and
women. Ann Neurol. 2001;50(1):56-63. Lo studio ha coinvolto 17 mila uomini.
6 Confronta anche: Ascherio A, Weisskopf MG, O’Reilly EJ, et al. Coffee consumption, gender, and Parkinson’s disease mortality in
the cancer prevention study II cohort: the modifying effects of estrogen. Am J Epidemiol. 2004;160(10):977-984.
7 Ascherio A, Chen H, Schwarzschild MA, Zhang SM, Colditz GA, Speizer FE. Caffeine, postmenopausal estrogen, and risk of Parkinson’s
disease. Neurology. 2003;60(5):790-795. Vedi anche l’articolo già segnalato nella nota precedente.
8 Schwarzschild MA, Chen JF, Ascherio A. Caffeinated clues and the promise of adenosine A(2A) antagonists in PD. Neurology.
2002;58(8):1154-1160.

ma quelli già effettuati indicano una significativa azione positiva.
Diabete mellito (tipo 2)
Benché non si conoscano con precisione i meccanismi di azione, numerosi studi hanno evidenziato come
l’assunzione di almeno sei tazze al giorno di caffè diminuiscano il rischio di diabete 2 in modo significativo
(54% per gli uomini, 29% per le donne) 9. Altri studi hanno rilevato una percentuale del 35% in meno in chi
beve almeno 6 tazze di caffè al giorno e del 28% in chi beve tra 4 e 6 tazze . Entrambe le ricerche sono molto
vaste: più di 120 mila persone la prima, 193 mila la seconda. Malgrado queste indicazioni, i danni provocati
dal caffè nelle quantità indicate, come ricordiamo sotto, sconsigliano di considerare il caffè come una buona
prevenzione del diabete mellito 10.
Cancro del colon
Una serie di ricerche con metodologia case-control study hanno evidenziato una significativa diminuzione
del rischio di tumore al colon (24% più bassa in chi beveva 4 o più tazze di caffè al giorno rispetto a chi non
lo beveva) 11. Ma quando è stata usata la metodologia del prospective cohort studies non è più risultata
un’evidenza significativa 12. Un altro studio con la stessa metodologia, negli USA, ha comunque ritrovato
una diminuzione del rischio del 48% in chi consumava 2 o più tazze di caffè 13. Occorrono ancora ricerche
per giungere a chiarire l’azione del caffè contro il cancro al colon.
Cirrosi e tumore epatico
Numerose ricerche hanno evidenziato un significativa diminuzione del rischio di cirrosi epatica e di morte
per cirrosi in seguito al consumo di caffè. Ricerche su 120 mila persone in USA, per 8 anni evidenziano il
22% di rischio in meno per ogni tazza di caffè bevuta al giorno 14; su 51 mila persone in Norvegia per 17
anni evidenziano una diminuzione del 40% di rischio di morte di cirrosi con il consumo di almeno 2 tazze di
caffè al giorno 15. In Giappone viene evidenziata una diminuzione del rischio di carcinoma epatocellulare
del 50% in chi beve almeno una tazza di caffè rispetto a chi non lo beve 16. Così anche alcune ricerche europee,
in particolare italiane 17.
I lati negativi del caffè
Malattie cardiovascolari
Disturbi coronarici: malgrado alcuni studi case-control che sembrano indicare un rischio aumentato per chi
consuma 5 o più tazze di caffè al giorno 18, quasi tutte le altre ricerche, condotte in vari paesi e su basi molto
Il caffè 2
9 Salazar-Martinez E, Willett WC, Ascherio A, et al. Coffee consumption and risk for type 2 diabetes mellitus. Ann Intern Med.
2004;140(1):1-8.
10 van Dam RM, Hu FB. Coffee consumption and risk of type 2 diabetes: a systematic review. JAMA. 2005;294(1):97-104.
11 Giovannucci E. Meta-analysis of coffee consumption and risk of colorectal cancer. Am J Epidemiol. 1998;147(11):1043-1052.
12 Tavani A, La Vecchia C. Coffee, decaffeinated coffee, tea and cancer of the colon and rectum: a review of epidemiological studies,
1990-2003. Cancer Causes Control. 2004;15(8):743-757.
13 Michels KB, Willett WC, Fuchs CS, Giovannucci E. Coffee, tea, and caffeine consumption and incidence of colon and rectal cancer.
J Natl Cancer Inst. 2005;97(4):282-292.
14 Tre ricerche: Corrao G, Lepore AR, Torchio P, et al. The effect of drinking coffee and smoking cigarettes on the risk of cirrhosis
associated with alcohol consumption. A case-control study. Provincial Group for the Study of Chronic Liver Disease. Eur J Epidemiol.
1994;10(6):657-664. Corrao G, Zambon A, Bagnardi V, D’Amicis A, Klatsky A. Coffee, caffeine, and the risk of liver cirrhosis.
Ann Epidemiol. 2001;11(7):458-465. Gallus S, Tavani A, Negri E, La Vecchia C. Does coffee protect against liver cirrhosis?
Ann Epidemiol. 2002;12(3):202-205.
15 Tverdal A, Skurtveit S. Coffee intake and mortality from liver cirrhosis. Ann Epidemiol. 2003;13(6):419-423.
16 Inoue M, Yoshimi I, Sobue T, Tsugane S. Influence of coffee drinking on subsequent risk of hepatocellular carcinoma: a prospective
study in Japan. J Natl Cancer Inst. 2005;97(4):293-300.
Shimazu T, Tsubono Y, Kuriyama S, et al. Coffee consumption and the risk of primary liver cancer: Pooled analysis of two prospective
studies in Japan. Int J Cancer. 2005;116(1):150-154.
17 Gallus S, Bertuzzi M, Tavani A, et al. Does coffee protect against hepatocellular carcinoma? Br J Cancer. 2002;87(9):956-959.
Vedi anche: Gelatti U, Covolo L, Franceschini M, et al. Coffee consumption reduces the risk of hepatocellular carcinoma independently
of its aetiology: a case-control study. J Hepatol. 2005;42(4):528-534.
18 Greenland S. A meta-analysis of coffee, myocardial infarction, and coronary death. Epidemiology. 1993;4(4):366-374. Kawachi I,
Colditz GA, Stone CB. Does coffee drinking increase the risk of coronary heart disease? Results from a meta-analysis. Br Heart J.
1994;72(3):269-275.

larghe non hanno evidenziato alcun rischio di disturbi coronarici anche in forti consumatori di caffè 19. Unica
eccezione uno studio in Norvegia, che metteva in luce di rischi per il caffè fatto alla Norvegese, rischi che
scompaiono se il caffè viene filtrato 20.
Significativi sono invece i rischi per chi soffre di ipertensione. Numerosi studi mettono in evidenza un significativo
rialzo della pressione sistolica (da 1,2 a 2,4 mm Hg) e diastolica (1,2 mm Hg) nei forti consumatori
di caffè (5 tazze al giorno) 21. Un rialzo di questo tipo, per quanto limitato, può aumentare il rischio di infarto
(10%) e di mortalità coronarica (7%) 22. Un moderato consumo di caffè (2 o 3 tazzine al giorno) non interferisce
significativamente con l’ipertensione.
Il caffè non filtrato (caffè del pentolino, caffè norvegese) incrementa il colesterolo totale e LDL. Non così il
caffè passato in carta filtro (all’americana o alla svizzera) 23: è evidente che il fattore di rialzo non è la caffeina,
ma i diterpeni (cafestolo e cafeolo). Questi passano anche nel caffè prodotto all’italiana, in misura minima
nel caffè ristretto da bar, in misura media nel caffè moka casalingo. Il consiglio per chi soffre di ipercolesterolemia
di non superare una tazza di caffè casalingo o due tazze di ristretto da bar. L’alternativa è di filtrare
il caffè con una carta da filtro.
Un elevato consumo di caffè (4 tazze al giorno) alza anche il livello dell’omocisteina, che come è risaputo
rappresenta un elevato fattore di rischio per le malattie cardiocircolatorie. Non vi sono studi sull’effetto del
caffè filtrato, per cui è ancora da appurare se il rialzo dell’omocisteina è dovuto alla caffeina o – come è più
probabile – di nuovo ai diterpeni.
Invece non è risultata nessuna correlazione tra l’assunzione anche elevata (più di 5 tazze) di caffè e le aritmie
e i rischi di morte associati 24. E neppure per i rischi di fibrillazione atriale (una delle più frequenti aritmie
sopraventricolari) 25
Tumori
Non vi è nessuna evidenza che il caffè sia un fattore di rischio per i tumori .
Gravidanza
Non vi è evidenza significativa di rischi nella gravidanza per un ragionevole consumo di caffè (2-3 tazze), né
per quanto riguarda il rischio di aborto 26 né per la crescita ponderale del feto 27. Il rischio di aborto può esserci
anche con consumo medio di caffè in presenza di forti nausee e nelle donne fumatrici 28.
Durante l’allattamento superare le 2-3 tazze di caffè al giorno può causare irritabilità e insonnia nel bambino
29.
Il caffè 3
19 Cito solo i principali: Kawachi I, Colditz GA, Stone CB. Does coffee drinking increase the risk of coronary heart disease? Results
from a meta-analysis. Br Heart J. 1994;72(3):269-275. Myers MG, Basinski A. Coffee and coronary heart disease. Arch Intern
Med. 1992;152(9):1767-1772.
20 Tverdal A, Stensvold I, Solvoll K, Foss OP, Lund-Larsen P, Bjartveit K. Coffee consumption and death from coronary heart disease
in middle aged Norwegian men and women. BMJ. 1990;300(6724):566-569.
21 Noordzij M, Uiterwaal CS, Arends LR, Kok FJ, Grobbee DE, Geleijnse JM. Blood pressure response to chronic intake of coffee
and caffeine: a meta-analysis of randomized controlled trials. J Hypertens. 2005;23(5):921-928.
22 Lewington S, Clarke R, Qizilbash N, Peto R, Collins R. Age-specific relevance of usual blood pressure to vascular mortality: a
meta-analysis of individual data for one million adults in 61 prospective studies. Lancet. 2002;360(9349):1903-1913.
23 Jee SH, He J, Appel LJ, Whelton PK, Suh I, Klag MJ. Coffee consumption and serum lipids: a meta-analysis of randomized controlled
clinical trials. Am J Epidemiol. 2001;153(4):353-362.
24 Chelsky LB, Cutler JE, Griffith K, Kron J, McClelland JH, McAnulty JH. Caffeine and ventricular arrhythmias. An electrophysiological
approach. JAMA. 1990;264(17):2236-2240. Myers MG. Caffeine and cardiac arrhythmias. Ann Intern Med.
1991;114(2):147-150
25 Due ricerche norvegesi: Frost L, Vestergaard P. Caffeine and risk of atrial fibrillation or flutter: the Danish Diet, Cancer, and
Health Study. Am J Clin Nutr. 2005;81(3):578-582. Wilhelmsen L, Rosengren A, Lappas G. Hospitalizations for atrial fibrillation
in the general male population: morbidity and risk factors. J Intern Med. 2001;250(5):382-389.
26 Nawrot P, Jordan S, Eastwood J, Rotstein J, Hugenholtz A, Feeley M. Effects of caffeine on human health. Food Addit Contam.
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27 Bracken MB, Triche EW, Belanger K, Hellenbrand K, Leaderer BP. Association of maternal caffeine consumption with decrements
in fetal growth. Am J Epidemiol. 2003;157(5):456-466. Effetti sulla crescita del feto ci sono soltanto superando le dieci
tazzine al giorno di caffè all’italiana.
28 Cnattingius S, Signorello LB, Anneren G, et al. Caffeine intake and the risk of first-trimester spontaneous abortion. N Engl J Med.
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29 American Academy of Pediatrics Committee on Drugs. Transfer of drugs and other chemicals into human milk. Pediatrics.
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Studi recenti (su 1063 donne incinte) sembrano indicare la pericolosità del caffè (oltre una tazzina) in gravidanza
30 . La caffeina aumenterebbe il rischio di aborto e di piccole malformazioni. Uno studio danese su
1207 donne, che ha tenuto conto di altri fattori, ha negato il rischio 31. Occorrono studi più accurati per avere
informazioni più complete.
Osteoporosi
Gli studi sul rapporto tra caffè e assorbimento del calcio sono controversi. Alcuni non danno alcuna relazione
32, altri – più numerosi – indicano una diminuzione dell’assorbimento del calcio ed un aumento del rischio di
frattura al femore decisamente significativo, soprattutto per le donne, 33 per alte assunzioni di caffè. Se non si
superano le due tazzine al giorno non è ipotizzabile un aumento significativo del rischio.
Altro
Una abbondante assunzione del caffè (più di 4 tazzine all’italiana) diminuisce l’assorbimento del ferro: sono
i componenti fenolici che inibiscono l’assorbimento 34.
Il caffè può essere controindicato dopo l’assunzione di alcuni cibi, per es. dopo aver consumato funghi Coprinus.
Infine, il caffè può interagire con alcuni farmaci: leggere attentamente le istruzioni accluse ad ogni farmaco
per evitare complicazioni o malassorbimento.

Fonte: http://www.kousmine.net/documenti/caffe.pdf

  1. #1 di Dimagranti naturali erboristeria il 14 novembre 2014 - 4:56 PM

    Grazie mille per dirci di più sugli effetti interessanti della caffeina sul nostro corpo.

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