Archivio per maggio 2014

Ucraina. Dal 25 novembre 2013 al 18 febbraio 2014

L’Ucraina in piazza: vogliamo l’Europa

25 novembre 2013

Kiev.  Da nove anni, dalle notti della rivoluzione arancione, non si vedeva una così grande folla di manifestanti per le strade di Kiev. In centomila, forse di più, hanno attraversato con bandiere e striscioni la capitale ucraina chiedendo di non perdere l’occasione di agganciarsi alla Ue. «L’Ucraina è l’Europa» gridavano i sostenitori di Yiulia Tymoshenko arrestata due anni fa e il cui partito resta comunque il secondo del paese. Ma insieme ai fan di Yiulia c’era un pò di tutto: i nazionalisti di “Svoboda” e di altre formazioni con i capelli rasati ed inquietanti simil svastiche sulle maniche; l’onnipresente gruppo femminista delle Femen, per l’occasione a seno coperto; i sostenitori di Udap, il partito fondato dall’astro nascente della politica locale, l’ex campione del mondo di pugilato Vitalyj Klitcko. Tutti a gridare insieme slogan contro “la banda al potere” e appelli alla Ue: «Non lasciateci strangolare da Putin». E non vogliono fermarsi. Gli organizzatori hanno invitato tutti a «continuare la protesta a oltranza». Almeno diecimila hanno accolto l’appello e sembrano intenzionati a resistere. La polizia rispetta gli ordini ricevuti che tendono a minimizzare la protesta e a tenere un profilo il più basso possibile. Ma la tensione comincia a salire. Il raduno improvvisato pro Europa occupa gran parte della Majdan, la piazza che vide la prima svolta democratica ucraina nel 2004. E blocca anche il corso principale e la piazza adiacente. Nei weekend è tutta zona pedonale ma se continuasse lunedì sarebbe la paralisi totale del traffico cittadino. Qualche provocazione da entrambe le parti ha già fatto qualche ferito e un paio di arresti tra lanci di fumogeni, spinte e manganellate. Arrivati da tutto il paese, anche dalle zone più vicine alla Russia, i manifestanti sostengono di sperare ancora in una ennesima marcia indietro del presidente Yanukovich e in una firma in extremis, il 28 novembre, del trattato di associazione con la Ue. Alternandosi sul palco i promotori continuano a precisare di non avere niente contro la Russia ma di voler passare in Europa per una «questione di democrazia e di diritti umani». Il presidente e il premier ucraino non sembrano però intenzionati a cambiare posizione. Tra interviste e comunicati continuano a sostenere i vantaggi economici che l’Ucraina avrebbe da una più stretta alleanza commerciale con la Russia a cominciare dal fondamentale dimezzamento del prezzo del gas. E rivelano che «quello della Ue era soltanto un bluff. Ci offrivano aiuti ridicoli e umilianti».

Fonte: http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2013/11/25/lucraina-in-piazza-vogliamo-leuropa.html?ref=search

oOo

Ucraina, europeisti di nuovo in piazza: scontri con la polizia

Kiev. Nuovi scontri tra manifestanti europeisti e polizia in assetto anti-sommossa sono scoppiati in mattinata nel centro di Kiev, capitale dell’Ucraina, vicino al Palazzo del Governo. Lo hanno riferito fonti giornalistiche presenti alla scena, secondo cui una parte dei dimostranti, in tutto un migliaio di persone, hanno tentato di fare irruzione all’interno del palazzo, ma sono stati respinti con lanci di lacrimogeni. La protesta era stata convocata per premere sul presidente ucraino, il filo-russo Viktor Yanukovych, a firmare il Trattato di Associazione con l’Unione europea, congelato giovedì scorso.

Ieri decine di migliaia di persone hanno dimostrato nella capitale ucraina e in centinaia hanno passato la notte in piazza Europa per continuare “ad oltranza” la protesta.

Il premier Mykola Azarov ha detto alla tv russa che il suo governo non teme la protesta, la più imponente dalla rivoluzione arancione del 2004 e controllerà se le proteste sono state finanziate lecitamente. Azarov ha aggiunto che la tranche iniziale di aiuti all’Ucraina offerta da Bruxelles, per un miliardo di euro, non è altro che un’elemosina “cosa è un miliardi di euro?” si è chiesto. Il premier ha anche smentito che Mosca abbia promesso a Kiev 20 miliardi di dollari in cambio del fallimento della intesa con la Ue.

Le pressioni russe

La scorsa settimana il governo ucraino ha annunciato che rinuncia al progetto di firmare il Trattato di Associazione con l’Unione europea, perché rischia di danneggiare i suoi rapporti economici con la Russia.

La Ue ha accusato Mosca di aver fatto saltare l’intesa esercitando pressioni senza precedenti su Kiev, accusa respinta dal presidente russo Vladimir Putin, il quale ha affermato che Bruxelles ha ricattato e minacciato l’Ucraina per convincerla a firmare.

La critica della Ue

L’offerta di accordo della Ue all’Ucraina “è sempre sul tavolo”, rappresenta “il miglior sostegno possibile per la situazione economica ucraina”. Perciò la Ue “disapprova con forza le posizioni e le azioni russe”, hanno scritto José Manuel Barroso e Herman Van Rompuy in una dichiarazione congiunta in cui affermano che “le pressioni esterne” di Mosca “non dovrebbero prevalere sui benefici di lungo termine che la partnership porterebbero”.

Fonte: ttp://www.repubblica.it/esteri/2013/11/25/news/ucraina_scontri_tra_europeisti_in_piazza_e_polizia-71879044/?ref=search

oOo

Ue-Ucraina, niente accordo. A Kiev monta la protesta

28 novembre 2013

Nulla di fatto al vertice di Vilnius: il governo di Yanukovich voleva un tavolo allargato alla Russia, richiesta che l’Ue non poteva accettare. Migliaia di persone in piazza

Vilnius. Mentre a Kiev migliaia di persone sfidano il freddo e il vento gelido per chiedere che l’Ucraina prosegua sulla strada dell’avvicinamento all’Unione europea, a Vilnius naufragano le speranze di riprendere il cammino convincendo il presidente Viktor Yanukovich a firmare l’accordo di associazione all’Ue, congelata formalmente con motivazioni economiche. Ma le pressioni di Mosca su Kiev sono evidentemente troppo forti e il governo ucraino conferma la chiusura annunciata nei giorni scorsi, in concomitanza con la decisione di non trasferire all’estero Yulia Tymoshenko, leader dell’opposizione in carcere dal 2011 con l’accusa di abuso d’ufficio.

Il vertice di Vilnius

Nella capitale lituana il summit dell’Unione europea con i sei Paesi partner dell’est europeo (Ucraina, Georgia, Moldavia, Armenia, Azerbaigian e Bielorussia) inizia con una flebile possibilità di superare le resistenze del governo di Kiev. Ma Yanukovich cerca di rinviare i problemi da risolvere ad un tavolo a tre allargato alla Russia, con cui ha avviato di recente un chiaro riavvicinamento. I leader Ue non possono accettare una cosa del genere e sottolineano che un accordo di associazione ha carattere esclusivamente bilaterale. In buona sostanza l’Unione europea non si presta a gareggiare con Mosca a chi offra di più da un punto di vista economico.

Va quindi a vuoto anche l’appello di Tymoshenko che chiede ai 28 di firmare l’accordo “senza alcuna esitazione o condizioni, inclusa quella del mio rilascio”. In precarie condizioni di salute, la leader dell’opposizione ucraina è da lunedì in sciopero della fame, in segno di solidarietà con la protesta che continua in piazza Maidan, luogo simbolo della rivoluzione arancione. In contemporanea con il vertice di Vilnius circa 10 mila persone manifestano fino a tarda sera al grido di “l’Ucraina è l’Europa”. Tra la folla sventolano le bandiere blu stellate dell’Ue e quelle gialle e blu dell’Ucraina. Sono sparite quelle dei partiti dell’opposizione, ma non quelle rosse e nere dell’Upa, l’Armata insurrezionale d’Ucraina che durante al Seconda guerra mondiale appoggiò l’invasore nazista.

In piazza ci sono persone di diverso orientamento politico, dai liberali ai nazionalisti, di ogni estrazione sociale e di ogni età, con moltissimi giovani, provenienti da varie città e soprattutto dalla parte occidentale del Paese, culturalmente meno vicina alla Russia.

Fonte: http://www.repubblica.it/esteri/2013/11/28/news/ucraina_28_novembre-72233519/?ref=search

oOo

Ucraina, la polizia carica i manifestanti: decine di feriti

 sabato 30 novembre 2013

A Kiev disperse le centinaia di persone che erano rimaste a presidiare la piazza dopo la dimostrazione contro il presidente Yanukovich, che non ha firmato l’accordo di associazione con l’Unione europea.

Kiev. La polizia ha disperso con la forza i manifestanti radunati in piazza Indipendenza a Kiev per chiedere le dimissioni del presidente Viktor Yanukovich, contestato per non aver voluto firmare l’accordo di associazione con la Ue. Nella notte le forze dell’ordine hanno utilizzato gli sfollagente e i gas lacrimogeni. Decine di dimostranti sono rimasti feriti. Almeno 35 sono stati arrestati.

Le violenze hanno provocato la condanna della comunità internazionale, a partire da Stati Uniti e Unione europea, nonché la reazione decisa dell’opposizione e della sua leader in carcere, Yulia Tymoshenko, che nel suo sesto giorno di sciopero della fame “per solidarietà con i manifestanti” ha esortato gli ucraini a continuare la protesta “finché il regime non sarà abbattuto”.

Il capogruppo del partito Patria di Tymoshenko, Arseni Iatseniuk e il campione di pugilato e leader di Udar, Vitali Klitschko, hanno chiesto elezioni presidenziali e legislative anticipate e simultanee e le dimissioni di Yanukovich e del ministro dell’Interno Vitali Zakharcenko. Intanto preparano uno sciopero generale.

Il presidente ucraino ha sollecitato un’indagine “obiettiva” sull’intervento della polizia e si è anche detto “indignato” per le violenze.

Dopo giorni di manifestazioni, nella piazza simbolo della rivoluzione arancione del 2004 non ci sono più dimostranti. Al loro posto un centinaio di poliziotti e cinque autobus pieni di teste di cuoio, i Berkut. Ma la protesta continua: migliaia di “europeisti” si sono spostati ad appena un chilometro di distanza, nella piazza antistante il monastero di San Michele e alcuni proprio all’interno dell’edificio sacro, dove in circa 200 hanno trovato riparo costruendo una barricata di panchine quando i ‘Berkut’ sono entrati in azione con i manganelli. E’ da una decina di giorni che gli “europeisti” ucraini manifestano contro la decisione del governo di sospendere la firma di un accordo di associazione con l’Unione europea e ieri sera in piazza Maidan c’erano circa 10.000 persone. Ma le forze speciali hanno aspettato che fosse notte fonda per intervenire, quando i dimostranti rimasti nella zona erano solo mille o anche meno. Secondo quanto hanno raccontato alcuni testimoni all’Ansa, gli agenti in assetto antisommossa erano tantissimi, duemila secondo alcuni e sono intervenuti verso le 4.30 del mattino colpendo “chiunque, anche la gente a terra”.
Una rappresentante della polizia, Olga Bilik, ha detto in tv che l’intervento delle teste di cuoio è stato deciso dopo il “lancio di lattine” da parte di alcuni dimostranti contro degli operai che stavano iniziando a installare le decorazioni natalizie. Poi è stato il turno di Vitali Koriak, comandante della polizia di Kiev, che ha “assicurato” che “gli agenti sono stati provocati”.
La repressione è stata violenta: 35 manifestanti hanno avuto bisogno di cure mediche e sette sono stati ricoverati in ospedale, a questi si aggiungono i numerosi contusi e secondo il ministero dell’Interno, gli “almeno 12 agenti feriti”. Le persone arrestate sono 35: le accuse sono teppismo e resistenza a pubblico ufficiale. Ma molti di loro sarebbero già stati rilasciati.

Il premier Mikola Azarov si dice “profondamente preoccupato e indignato” per quanto avvenuto, maintanto sul governo si sta abbattendo un fuoco incrociato di critiche: lo attaccano la società civile, l’opposizione, i leader religiosi e persino chi “europeista” non è di certo, come il putiniano doc Viktor Medvedchuk, che ha fatto tappezzare Kiev con manifesti anti-Ue.

Ma forse il colpo più duro contro Yanukovich e il suo clan potrebbe arrivare a livello internazionale: condanne alle violenze sono arrivate dal commissario Ue all’allargamento Stefan Fule e dal capo della diplomazia Ue Catherine Ashton, oltre che dai governi di Washington, Londra, Varsavia, Stoccolma e Riga. Inoltre, i leader dell’opposizione ucraina hanno incontrato gli ambasciatori di “alcuni Paesi Ue”. Intanto la petizione per chiedere agli Stati Uniti sanzioni personali per Yanukovich e per i membri del governo ha raccolto finora più di 85.000 firme.

Fonte: http://www.repubblica.it/esteri/2013/11/30/news/ucraina_polizia_disperde_manifestanti-72313508/?ref=search

oOo

Yiulia infiamma Kiev. Restate nelle piazze finché non cadrà il regime

1 dicembre 2013

Forse è ancora presto per evocare la Rivoluzione arancione, ma Kiev è tornata in piazza subito dopo il fallimento delle trattative per l’adesione all’Europa. E, una volta spenti i riflettori, la polizia ucraina si è tolta la maschera di gentilezza perfino eccessiva degli ultimi giorni e ha picchiato duro: retate, manganellate, una trentina di feriti, un fotografo della Reuters pestato a sangue. Persino il presidente Yanukovich ha dovuto condannare le violenze. L’obiettivo era liberare la “Majdan”, l’immensa piazza che nel 2004 aveva visto la resistenza e la vittoria delle folle guidate dalla treccia bionda di Yiulia Tymoshenko. Proprio ieri, mentre si organizzava una controffensiva e una manifestazione permanente che già oggi potrebbe mettere in ginocchio la capitale, “Yiulia la Tigre” affidava dal carcere un grido di guerra, alla figlia Evgenja: «Continuate a protestare, senza fermarvi, fino alla caduta del regime».

Radunati sulla piazza Mikhailovska, almeno diecimila persone si preparano ad una battaglia lunga circondati dai “Berkut”, agenti speciali dall’aria cattiva e dal manganello facile. Sul sagrato del monastero c’erano arrivati all’alba inseguiti e malmenati dagli agenti lungo una ripida strada in salita tra ristoranti per turisti e botteghe d’ artigianato. Arrivati ad un passo dalle cupole d’oro e da un luogo sacro per tutti gli ucraini, la polizia si è fermata. Ma intanto l’eco della repressione era arrivato all’esterno. La Ue, protagonista interessata in questa disputa che rischia di sfociare in violenza, ha subito condannato «l’eccessivo uso della forza». Comunicato secco che tra le righe contiene un messaggio facile da decrittare: «Continuando così, sarà difficile parlare in futuro di nuovi accordi con l’Europa». Vaghi e imbarazzati, i tentativi di rimediare. Il premier Azarov è apparso in tv dicendosi «indignato e preoccupato per le violenze», criticate pure da Washington, e invitando la polizia «a non accettare provocazioni». Ma la miccia è accesa e la situazione sembra a un passo dal precipizio. I rappresentanti di Batkvishina (Patria), il partito della Tymoshenko, chiedono già le dimissioni del ministro degli Interni e immediate elezioni anticipate. E intanto preparano uno sciopero generale in tutto il Paese. E la tensione cresce. Le parole di Yiulia, lette dalla figlia in piazza Mikhailovska e ripetute tutto il giorno da radio e siti web, sono minacciose e senza possibilità di equivoci: «La polizia ha attaccato alle 4 del mattino, proprio come fece Hitler quando invase il nostro Paese». E poi, mixando retorica e orgoglio di appartenenza agli arancioni del 2004: «Il presidente Yanukovich è entrato ufficialmente nel club mondiale dei dittatori. Cacciamolo! Prendete aerei, treni, auto private, andate tutti a Kiev e restateci fino a quando la tirannia non sarà abbattuta. Alzatevi dalle vostre poltrone e andate. O resteremo schiacciati dalla umiliazione e dalla dittatura». Un’oratoria che già funzionò per caricare il morale di decine di migliaia di manifestanti che tra il 2003 e il 2004 costrinsero proprio Yanukovich a rinunciare a una vittoria elettorale ormai ufficiale e consegnare il potere all’ opposizione democratica e filo occidentale che lo accusava di brogli e prevaricazioni. E tra i manifestanti che hanno passato questa notte in piazza davanti al monastero ci si prepara a una giornata che potrebbe essere decisiva. Se il governo scegliesse la linea dura potrebbero esserci sviluppi tragici, mai visti nella storia recente dell’Ucraina. Se sceglierà invece il contenimento delle proteste, l’intenzione è di andare avanti a oltranza. Qualcuno vagheggia scenari che ricordano la Rivoluzione di Velluto di Praga del 1989, con il potere che si arrende e magari con il leader morale della protesta (allora Vaclav Havel, adesso Yiulia Tymoshenko) liberato dal carcere a furor di popolo. Attendibile o no, è una buona ragione per organizzarsi e continuare una protesta lunga e difficile  davanti agli scudi e ai manganelli di una polizia sempre più nervosa.

Fonte: http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2013/12/01/yiulia-infiamma-kiev-restate-nelle-piazze-finche.html?ref=search

oOo

Ucraina, teste cuoio in azione: cariche e manganelli. Manifestanti occupano municipio

Ucraina, teste cuoio in azione: cariche e manganelli. Manifestanti occupano municipio

Kiev. Nella capitale e in altre città del Paese dalle 350 alle 700 mila persone, secondo l’opposizione, 150mila secondo le autorità, hanno protestato contro la decisione del governo di congelare la firma di un accordo di associazione con l’Ue. Gli scontri sono stati violenti. Per sgomberare i manifestanti davanti al palazzo presidenziale di via Bankovskaya sono intervenuti i Berkut, le teste di cuoio. Cariche e manganellate anche ai giornalisti, ai quali sono state distrutte le telecamere. Una cinquantina i manifestanti feriti e circa 100 i poliziotti.

Il presidente ucraino, Viktor Yanukovich, che venerdì ha detto no al trattato di associazione con l’Ue, per cercare di tranquillizzare la piazza ha detto che farà “tutto il possibile per avvicinare il paese all’Unione europea”.

Gli attivisti del partito nazionalista di opposizione Svoboda (libertà) hanno preso possesso del municipio di Kiev. Hanno rotto i vetri e sono entrati. Lo ha reso noto il loro leader, Oleg Tiagnibok da un palco improvvisato in piazza Maidan, cuore della protesta pro Ue. “Dislocheremo temporaneamente il nostro quartier generale nell’edificio, poi lo trasferiremo in via Bankovskaya” ha dichiarato. In precedenza gli attivisti avevano occupato la sede dei sindacati.

La polizia ha lanciato gas lacrimogeni contro i manifestanti davanti alla sede della presidenza ucraina. Un gruppo ha cercato di sfondare il cordone degli agenti usando anche un trattore, ferendo un poliziotto. I cittadini favorevoli all’Unione europea sono scesi in piazza sfidando il divieto del governo che ha proibito i cortei in centro. Si sono radunati nel parco Taras Shevchenk e poi hanno marciato verso Piazza dell’Indipendenza, dove hanno abbattuto le transenne erette attorno a un albero di Natale per scoraggiare gli assembramenti. “Abbasso la gang!”, uno degli slogan più ripetuti dalla folla più imponente vista a Kiev dai tempi della Rivoluzione arancione, che sventolava migliaia di bandiere giallo-blu ucraine.

I leader delle forze di opposizioni ucraine però hanno preso le distanze dagli incidenti avvenuti davanti alla presidenza a Kiev, sostenendo che sono stati deliberatamente pianificati per dare al presidente Viktor Yanukovich la possibilità di proclamare lo stato di emergenza. “Sappiamo che il presidente vuole dichiarare lo stato di emergenza nel Paese”, ha affermato l’ex ministro dell’economia Arseny Yatsenyuk. Durante la notte un tribunale di Kiev aveva proibito fino al 7 gennaio qualsiasi tipo di manifestazione nella zona di Piazza dell’Indipendenza. Il ministro dell’Interno ucraino, Vitaly Zakharchenko, ha avvertito che se ci saranno disordini di massa le forze di sicurezza reagiranno ancora: “Non siamo la Tunisia o la Libia”, ha spiegato alludendo alle rivolte arabe che hanno deposto i regimi dei due Paesi nordafricani.

Intanto il premier, Mykola Azarov, ha annunciato che presto il presidente Viktor Yanukovich si recherà a Mosca per discutere di un rafforzamento dei rapporti economici, dopo il no al trattato di associazione con l’Ue dettato proprio dalla necessità di scongiurare un boicottaggio commerciale da parte di Mosca. Yanukovich vuole “firmare una roadmap per la cooperazione che presuppone il ritorno alla normalità nei rapporti economici e commerciali”, ha aggiunto Azarov, senza precisare la data della visita che avverrà sulla via del ritorno da una missione in Cina prevista da martedì a venerdì prossimi.

Nella sua dichiarazione Yanukovich ha ribadito di voler lasciare aperta la porta a un futuro accordo con l’Unione europea: “Farò tutto quanto è in mio potere per accelerare il processo di avvicinamento di Kiev all’Ue”, ha affermato in una nota diffusa per l’anniversario del referendum che portò all’indipendenza, nel 1991. “L’Ucraina ha fatto la sua scelta geopolitica, siamo un popolo europeo e la nostra strada è stata tracciata dalla storia”, ha aggiunto il presidente, “ma al tempo stesso è mia profonda convinzione che il nostro governo debba far valere il suo ruolo di partner alla pari nell’associazione alle nazioni europee”.

Le proteste in Ucraina si sono intensificate dopo che venerdì scorso, al vertice con l’Ue a Vilnius, Yanukovich ha ufficializzato il no al trattato di associazione, anticamera per l’adesione all’Unione europea. Intanto tra ieri e oggi i siti internet della presidenza, del governo e del ministero dell’Interno sono stati più volte attaccati dagli hacker e resi non funzionanti.

Ucraina, teste cuoio in azione: cariche e manganelli. Manifestanti occupano municipio

Il presidente ucraino, Viktor Yanukovich

Fonte:  http://www.repubblica.it/esteri/2013/12/01/news/ucraina_ancora_proteste_e_tensioni_ianukovich_far_possibile_per_avvicinare_il_paese_alla_ue-72395400/?ref=search

 oOo

Kiev, assalto ai palazzi del potere 200 mila in piazza contro Yanukovich

2 dicembre 2013

Hanno l’aria sicura di chi l’ha già fatto una volta e sa che una folla può rovesciare il mondo. Si contano, si abbracciano, si fanno coraggio davanti ai manganelli, agli scudi e alle bombe assordanti lanciate dalla polizia, che circonda minacciosa la Majdan, la piazza più grande di Kiev, mai così piena di gente dai tempi memorabili della Rivoluzione arancione del 2004. Erano duecentomila a metà giornata. E sono rimasti in almeno la metà fino a tarda sera, decisi a fare l’alba e a ricominciare, agitando le bandiere blu con le stelle d’oro, simbolo un po’ burocratico della Ue, che qui in Ucraina sono invece diventate, per la prima volta nella loro storia, stendardi rivoluzionari. Non chiedono poco, vogliono che  governo e presidente che hanno detto “no” all’Europa si dimettano in blocco. Non sarà facile ma quelli della Majdan resistono. Nonostante il freddo gelido, le minacce delle autorità, e gli incidenti gravi avvenuti a poche centinaia di metri sotto al Palazzo presidenziale e dentro alla monumentale sede del Comune lungo il viale Kreshatik. Vere e proprie scene di guerra. Inseguimenti, pestaggi, e fumogeni da parte degli agenti e lanci di sassi, assalti con le spranghe, perfino una carica con un bulldozer da parte dei manifestanti. Ci sono decine di feriti, tanti arresti, accuse di violenza da una parte e dall’altra. Il risultato è che il presidente Yanukovich è confinato nella sua dacia di Mezhigorie a 50 chilometri dalla capitale. Le truppe speciali hanno circondato la palazzina temendo assalti nella notte. Lui convoca riunioni su riunioni, fa trapelare di voler dichiarare lo stato d’emergenza ma poi preferisce far finta di niente e appare in tv per fare un discorso surreale in occasione dell’anniversario dell’indipendenza ucraina. Dall’altra parte del Paese, nella lontana Kharkiv, la polizia ha blindato tutta la zona attorno all’ospedale dove è rinchiusa Yiulia Tymoshenko. «Precauzione», dicono, ma suona come una minaccia dopo i proclami di fuoco lanciati sabato dalla ex pasionaria che chiamava il popolo a «cacciare il tiranno». L’effetto è stato incendiario e certamente questa seconda edizione della Rivoluzione ucraina contiene qualcosa di più inquietante e minaccioso di quella di dieci anni fa. Gran parte della folla sembra più o meno la stessa, scanzonata e serena, di allora: giovani universitari che fanno a gara a inventare slogan originali o che sfilano in maschera improvvisando scenette satiriche; cantanti folk che salgono sul palco improvvisato e suonano canzoni interminabili; anziani estimatori di Yiulia Tymoshenko con al collo la foto della loro ex premier dietro alle sbarre; famiglie con bambini che inneggiano convinte all’Europa e poi si fermano a fare un giro sulla giostra con i cavallucci allestita proprio al centro della zona calda, sotto agli sguardi allibiti dei poliziotti. Ma ci sono anche facce più determinate e decise a tutto. Quelli che, per esempio, ieri hanno attaccato il Palazzo del Comune. Un gruppo di nazionalisti del partito Svoboda (Libertà) ha lasciato il raduno sulla vicina Majdan e ha puntato dritto al portone principale. Le poche guardie di turno sono state aggredite da un plotone di bombolette di gas irritante e sono fuggite. E il palazzo è adesso in mano ai manifestanti. Occupato. «Restituito al popolo», dice Aleksandr Shevchenko, leader degli assaltatori che dirige le operazioni di resistenza e ordina a un gruppo di giovanotti in mimetica di disporre sedie e tavoli contro le finestre per evitare brutte sorprese durante la notte. Intanto l’ingresso è libero. Un nerboruto “rivoluzionario” con bandana europea, fa ruotare la porta girevole e lascia entrare, curiosi, manifestanti, chiunque. È così che diverse migliaia di persone hanno potuto far visita al palazzo del potere cittadino, che un tempo fu la sede del Soviet di Kiev. Salire perfino fino alla sala delle colonne, quella delle grandi riunioni politiche. In un clima che ricordava l’apertura alle masse del Palazzo di Inverno alla folla dopo la Rivoluzione del ’17. Chi faceva fotografie con il telefonino, chi si perdeva tra i corridoi, chi portava chissà dove ritratti, sedie, portacenenere. «Abbiamo vinto», ripeteva Shevchenko, «lasceremo l’edificio solo quando il sindaco verrà qua a dichiarare la sua capitolazione». E poi, rivolto alla gente che vagava tra stucchi e velluti della sala delle colonne: «Restate qui, non abbiate paura. La polizia non colpirà se saremo in tanti e se manterremo la calma». La voce tremava un pò ma si rivelava abbastanza efficace. Più complicato capire cosa sia realmente accaduto poco più in là, in via Bankova davanti al Palazzo presidenziale. Un gruppo di giovani con tanto di bandiere ucraine ed europee al braccio, ma con cappucci e bastoni, si sono scagliati contro lo schieramento di “Berkut” gli speciali agenti anti-sommossa. E’ finita con una ventina di arrestati e qualche ferito ma le scene, date in diretta dalla tv di Stato, hanno fatto paura. Mai era successo prima in quella strada dove, nel 2004, la rivoluzionaria Yiulia Tymoshenko metteva i fiori nelle canne dei fucili dei soldati di guardia facendo innamorare il mondo della rivolta arancione e della sua indimenticabile treccia bionda. Evgenja, la figlia di Yiulia e gli altri leader dell’opposizione si sono affrettati a condannare l’assalto. Vitalji Klitschko, ex campione mondiale di pugilato e ora aspirante leader politico «di una Ucraina europea», è sicuro che sia stata «una ben preparata opera di provocatori, voluta dal governo». Come quella di uno strano gruppo di giovani venuti dalla provincia che ieri mattina girava con una sporta di bottiglie molotov pronte all’uso. Dettagli che aumentano la tensione ma che spaventano gli stessi manifestanti. Tra provocazioni volute e qualche testa calda in buona fede, il rischio di giustificare una forte repressione è concreto. Per questo si sono prese le prime contromisure: una catena umana composta da non violenti dall’aria molto robusta, che protegge i manifestanti stessi da possibili infiltrazioni. Il presidente invece tace. Ieri mattina aveva provato a far vietare ogni manifestazione fino al 7 gennaio. Poi, la massa di gente arrivata da tutto il Paese lo ha convintoa lasciar fare. Nei prossimi giorni dovrebbe andare a Mosca per definire la ripresa degli accordi con Mosca. Quelli che allontanerebbero ancora di più ogni prospettiva europea. Sulla Majdan si canta, si balla e si ripete: «Da qui non ci muoviamo»

Fonte: http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2013/12/02/kiev-assalto-ai-palazzi-del-potere-200.html?ref=search

oOo

Ucraina, opposizione al palazzo presidenziale. Premier: “Dialogo, ma liberate le istituzioni”

3 dicembre 2013

Kiev. Guidati dai leader dei tre partiti dell’opposizione Arseniy Yatsenyuk, Vitali Vitalyj Klitcko e Oleg Tiagnibok, centinaia di manifestanti filo-europeisti che stamane presidiavano piazza del’Indipendenza, nel cuore di Kiev, l’hanno improvvisamente abbandonata e si sono messi in marcia verso la Presidenza della Repubblica, dalla quale è peraltro assente il capo dello Stato Viktor Yanukovich, partito per una visita di tre giorni in Cina. Lo hanno riferito fonti giornalistiche.

Il corteo degli “europeisti”, che da sabato scorso manifestano contro la mancata firma dell’accordo di associazione e libero scambio con l’Ue da parte di Yanukovich, si è formato in risposta all’appello lanciato da Oleksandr Turcinov, coordinatore del Comitato Nazionale di Resistenza e tra i dirigenti dell’Unione Pan-Ucraina ‘Patria’, il partito dell’ex premier Yulia Tymoshenko, ora in carcere. Le altre due formazioni sono l’Alleanza Democratica Ucraina per le Riforme (Udar) e i nazionalisti di Svoboda.

Le forze di sicurezza hanno lasciato entrare nel cortile del palazzo i tre esponenti politici mentre i manifestanti sono rimasti fermi nella strada adiacente, teatro domenica degli scontri più violenti con la polizia. Obiettivo, rilanciare la richiesta di dimissioni del governo – dopo che il Parlamento ha respinto la mozione di sfiducia presentata dall’opposizione – e la convocazione di elezioni anticipate.

Di fronte alla protesta, il premier Mykola Azarov si è detto “pronto a dialogare con i dimostranti”, a condizione che essi “cessino il blocco della sede del governo e degli altri palazzi istituzionali”. “Siamo aperti alle critiche e al dialogo con i rappresentanti della protesta e con i partiti dell’opposizione – si legge nel comunicato di Azarov – purché cessi un’occupazione che impedisce all’amministrazione dello Stato di lavorare”.

Secondo quanto riporta l’agenzia di stampa ucraina Unian, 186 dei 338 deputati hanno votato per la sfiducia, non raggiungendo la soglia necessaria dei 226 voti. Che la mozione passasse era insperato, dato che la Verkhovna Rada (il Parlamento ucraino) è numericamente dominata dal partito di Yanukovich. Prima del voto, il presidente dell’assemblea, Volodymir Rybak, ha accolto la richiesta avanzata da un gruppo di deputati dell’opposizione e ha autorizzato la diffusione del dibattito sulla mozione all’esterno del Parlamento tramite altoparlanti.

Intervenendo in Parlamento, il premier Mykola Azarov ha parlato di un compenso economico offerto dall’Unione europea all’Ucraina per la firma dell’accordo di associazione e libero scambio, dicendosi testimone di una telefonata tra il presidente Yanukovich e il presidente della Commissione Ue Barroso. Il primo ministro ha quindi ribadito la sua proposta di un tavolo a tre Ucraina, Russia e Ue per affrontare i problemi legati all’eventuale intesa con Bruxelles.

Azarov ha chiesto scusa a nome del governo e del presidente Viktor Yanukovich per l’operato delle teste di cuoio Berkut contro i manifestanti pro Ue lo scorso fine settimana. Azarov ha anche esortato i parlamentari a non ripetere la Rivoluzione Arancione del 2004 che, sulla spinta delle proteste di massa, portò a una cambio al vertice del Paese.

“A nome del governo, vorrei scusarmi per le azioni delle nostre forze dell’ordine a Piazza dell’Indipendenza”, ha affermato Azarov nel corso di una sessione parlamentare d’emergenza. Tendendo la mano, il premier ha però esortato i deputati a “respingere gli intriganti, quelli che vogliono il potere e che stanno cercando di ripetere lo scenario del 2004”.

Ieri il presidente Yanukovich aveva ammesso che la polizia aveva reagito in maniera eccessiva. Pur in un momento tanto turbolento, Yanukovich non ha cambiato di una virgola i suoi piani. Questa mattina è partito per una visita ufficiale che lo vedrà in Cina fino a giovedì, viaggio programmato da tempo.

Mentre Azarov rievocava la Rivoluzione Arancione, colui che ne fu leader e quindi presidente, Viktor Juščenko, ha condannato i violenti scontri tra polizia e manifestanti auspicando un dialogo tra autorità e opposizione mediato dagli Stati europei e dall’Ue. “Visto che la situazione politica sta rapidamente perdendo le caratteristiche di una democrazia civile – ha detto Juščenko in una nota -, la polizia e le forze armate dovrebbero essere fedeli al loro giuramento di servire il popolo e non dovrebbero obbedire ad alcun ordine criminale”. L’ex presidente ha quindi affermato che “i poliziotti responsabili delle violenze dovrebbero essere puniti secondo la legge” e ha ribadito la sua solidarietà ai manifestanti ‘europeisti’.

Dopo la mozione respinta, l’opposizione ha chiesto ai cittadini di continuare a protestare e ai dimostranti di marciare verso l’ufficio del presidente Yanukovich per chiedere che firmi un decreto che indica elezioni anticipate, sciogliendo il governo del premier Azarov. “Se pensa di poter evadere le proprie responsabilità, si sbaglia”, ha detto il leader dell’opposizione Arseniy Yatsenyuk. Il campione di pugilato e leader del partito d’opposizione ucraino Udar, Vitalyj Klitcko, ha così arringato la folla in piazza Indipendenza a Kiev: “Bloccheremo pacificamente l’edificio del governo e non gli permetteremo di lavorare”.

Questa volta, in piazza sono scesi anche i sostenitori del presidente ucraino: l’inizio di una campagna nazionale del partito delle Regioni a supporto del capo dello Stato è stato annunciato oggi in un primo raduno di simpatizzanti, circa mille persone che si sono radunate nell’area tra il Marinski Palace e il Parlamento. Un’iniziativa che ha attirato circa 5mila dimostranti ‘europeisti’ verso il Marinski park, con la polizia che ha subito eretto dei cordoni per evitare contatti tra le fazioni.

Sul piano internazionale, si registra l’annullamento del viaggio in Ucraina del segretario di Stato americano John Kerry, prevista per questa settimana, probabilmente per la mancata firma dell’accordo di associazione di Kiev con l’Unione europea. Kerry domani sarà in visita in Moldavia.

C’è poi la condanna di Anders Fogh Rasmussen, segretario generale della Nato, all’eccessivo uso della forza da parte della polizia ucraina. Rasmussen ha detto di aspettarsi dall’Ucraina, che con la Nato ha un rapporto di partenariato ma ha smesso di perseguire il percorso di adesione, il rispetto dei “principi fondamentali della democrazia come la libertà di manifestare e quella di espressione”.

E domani a Kiev arriva il segretario generale del Consiglio d’Europa, Thorbjorn Jagland, per incontrare i leader dei partiti politici, il primo ministro e il ministro degli Esteri ucraini. Scopo della visita, di cercare di ridurre le tensioni e vedere se ci sono possibilità di aprire un dialogo tra le parti.

Fonte: http://www.repubblica.it/esteri/2013/12/03/news/ucraina_premier_si_scusa_per_la_repressione-72575383/?ref=search

oOo

Ucraina, ultimatum del tribunale: 5 giorni per sgomberare edifici

5 dicembre 2013

Kiev. I manifestanti pro-Ue che hanno occupato il municipio di Kiev e la sede dei sindacati ucraini hanno cinque giorni per sgomberare gli edifici. Lo ha deciso un tribunale di Kiev. Se l’ordine non sarà eseguito, la polizia entrerà in azione. Non ammette rinvii la decisione del governo ucraino. Un messaggio forte che si rivolge alle migliaia di persone che da giorni protestano nel paese contro la decisione del presidente Viktor Yanukovych di non firmare l’accordo di avvicinamento con l’Europa. Dopo le violenze di questi giorni della polizia contro i manifestanti pro-Ue a Kiev, il leader dell’opposizione Yulia Tymoshenko, in carcere per scontare una condanna a sette anni, ha chiesto che i paesi occidentali adottino sanzioni contro il presidente e la sua famiglia.

Anche oggi sono migliaia di persone, continuano a manifestare nel centro di Kiev, mentre nella capitale ucraina sono arrivati i delegati per il vertice ministeriale dell’Osce (Organizzazione per la cooperazione e la sicurezza in Europa). Gli attivisti riempiono piazza Indipendenza e assediano gli edifici governativi. Mentre si moltiplicano gli appelli dei leader internazionali a favore dei manifestanti. Il ministro degli Esteri tedesco, Guido Westerwelle, riferendosi alla Russia durante un Consiglio ministeriale dell’Osce, ha detto che le minacce e le pressioni esercitate sull’Ucraina per allontanarla dall’Ue sono “inaccettabili”.

Nel corso del vertice Ocse, il premier ucraino, Mykola Azarov ha detto che il paese resta impegnato per l’associazione con l’Unione europea e la mancata firma del presidente Viktor Yanukovych è solo una pausa dovuta a motivi economici. Il governo di Kiev ha spiegato di non poter assorbire le perdite commerciali con la Russia, previste se avesse firmato il trattato con l’Ue. Il premier ha poi definito le manifestazioni pro-Europa in corso “uno sviluppo completamente normale, in un Paese dove la democrazia è in corso di evoluzione”.

Secondo il capogruppo del partito di Iulia Timoshenko ‘Patria’, Arseni Iatseniuk, la crisi che sta attraversando il paese “non può essere risolta con metodi parlamentari” perché “non è una crisi parlamentare”, ma “una crisi politica ed economica di tutta l’Ucraina”. Iatseniuk ha affermato che l’opposizione rivolge alle autorità tre richieste: “le dimissioni del governo, il rilascio di tutti i prigionieri politici, a partire da Iulia Timoshenko e le nove persone arrestate illegalmente dopo gli scontri con la polizia a Kiev domenica scorsa e l’arresto di tutte le ‘teste di cuoio’ Berkut coinvolte nelle violenze contro ragazzini in Maidan Nezalezhnosti” all’alba dello scorso sabato.

Fonte: http://www.repubblica.it/esteri/2013/12/05/news/ucraina_tribunale_5_giorni_per_sgomberare_edifici-72759301/?ref=search

oOo

Ucraina, cinquecentomila in piazza per l’Europa. Tymoshenko: “Yanukovich si dimetta”

8 dicembre 2013

Kiev. Sarebbero 500.000 le persone radunate nelle piazze di Kiev oggi per una manifestazione contro la decisione del governo ucraino di fermare il processo di integrazione del paese nell’Unione europea e di riallacciare il rapporto con Mosca. Una scelta contestata dai manifestanti che chiedono le dimissioni del presidente Viktor Yanukovich.

Abbattuta la statua di Lenin

Centinaia di persone hanno bloccato l’accesso alla sede del governo, erigendo una barricata con panchine, tronchi e barriere metalliche su un lato della strada. Sbarrato anche l’ingresso del palazzo del capo dello Stato. Duemila dimostranti hanno bloccato l’accesso all’edificio da via Luteranska, dove hanno eretto barricate e montato quattro grandi tende militari. Centinaia di agenti in assetto antisommossa sono schierati a difesa degli edifici. Tensione quando alcuni manifestanti hanno abbattuto la statua di Lenin nel centro della capitale. Secondo l’agenzia Itar-Tass, ad abbattere il monumento sono stati dei militanti del partito ultranazionalista Svoboda. I manifestanti hanno legato delle corde attorno alla statua, l’hanno fatta cadere al suolo e quindi l’hanno decapitata, al grido di “Yanukovich sei il prossimo”.

Tymoshenko: “Yanukovich si dimetta”

L’opposizione si è riunita in piazza dell’Indipendenza, cuore della Rivoluzione arancione del 2004 che portò al potere i filo-occidentali, già teatro delle proteste che vanno avanti da tre settimane. Moltissime le bandiere ucraine in piazza, insieme alle bandiere dell’Unione Europea. Il grande albero di Natale montato in piazza è stato riempito di vessilli dell’opposizione e striscioni con slogan contro il governo, tra cui anche una gigantografia con il volto di Yulia Tymoshenko. Presente la figlia dell’ex premier, adesso in carcere, che ha letto un messaggio della madre: “Il nostro obiettivo sono le dimissioni immediate del presidente dell’Ucraina. Vada via subito” ha gridato la figlia della Tymoshenko, mentre la folla urlava “dimissioni”. Anche un altro leader dell’opposizione, Vitalyj Klitcko, campione del mondo dei pesi massimi WBC, ha invitato Yanukovich alle dimissioni e ha chiesto di andare a elezioni presidenziali anticipate: “Combatteremo e siamo fiduciosi che vinceremo”.

L’opposizione tuttavia non ha una posizione compatta sulle dimissioni di Yanukovich e questa frammentazione è emersa anche oggi in piazza. L’altro alleato di Tymoshenko, Arseniy Yatsenyuk, si è soffermato sulla necessità di dimissioni del primo ministro Azarov lasciando aperte le porte ad un possibile negoziato con il presidente ucraino. Dura invece la posizione nei confronti della polizia che ha usato la forza contro i dimostranti, chiedendo punizioni esemplari e la liberazione di una decina di attivisti dell’opposizione che sono stati arrestati domenica scorsa.

Una contro-protesta è stata organizzata a parco Mariinskij dal partito delle Regioni di Ianukovich e vi stanno partecipando alcune migliaia di persone, 15.000 secondo gli organizzatori: un numero comunque molto inferiore a quello degli ‘europeisti’ presenti in piazza dell’Indipendenza. Le due parti sono state tenute lontane dalla polizia, ma i dimostranti si sono poi mischiati in un parco vicino e c’è il timore di scontri.

A complicare le cose è giunta venerdì  la notizia di un incontro fra Yanukovich e il presidente della Russia, Vladimir Putin, avvenuto a Sochi, che ha sollevato il timore che si fosse discusso di un possibile ingresso dell’Ucraina in un’unione doganale guidata dalla Russia. La notizia è stata smentita ieri dal portavoce di Putin, Dmitry Peskov, il quale ha detto che i due leader non ne hanno parlato.

L’inchiesta

Nel giorno della protesta “di un milione di persone” – così l’avevano definita gli organizzatori – i servizi segreti ucraini hanno aperto un’inchiesta per il presunto tentativo di singoli politici di “sovvertire l’ordinamento e di prendersi il potere”. Lo ha reso noto una portavoce dei servizi ucraini senza menzionare i nomi coinvolti, anche se è probabile che si tratti dei leader dell’opposizione.

Le mosse dell’Europa

L’Europa si è mossa per trovare una soluzione politica e Catherine Ashton, l’Alto rappresentante per la politica estera europea, sarà a Kiev la prossima settimana in missione “per sostenere una via d’uscita dalla crisi politica”. Intanto, il presidente della Commissione Europea, Josè Manuel Barroso, ha telefonato al presidente Yanukovich per ribadire “la necessità di una soluzione politica alle tensioni attuali, attraverso il dialogo con l’opposizione e la società civile”. Inoltre ha riconfermato la volontà dell’Unione di firmare l’Accordo di associazione una volta che saranno rispettate le condizioni poste da Bruxelles.

Fonte: http://www.repubblica.it/esteri/2013/12/08/news/ucraina_manifestazione_europeista-72995439/?ref=search

oOo

Ucraina: sale la tensione in piazza, allontanati donne e bambini. Governo apre al dialogo

9 dicembre 2013

Kiev. Il centro di Kiev è barricato. Decine di poliziotti in tenuta antisommossa sono state dispiegate nei punti nodali della protesta pro Ue e contro il governo. Indossano caschi e scudi e sono piazzati intorno a piazza Maidan e nei pressi del municipio occupato dagli attivisti il primo dicembre. Oggi scade infatti l’ultimatum dato dal tribunale ai manifestanti di lasciare l’edificio. Gli attivisti dell’opposizione hanno chiesto ai dimostranti di allontanarsi in modo da evitare scontri e a donne e bambini di lasciare la Maidan, ma la presenza della polizia in assetto antisommossa alimenta i timori nonostante l’apertura del governo con l’offerta di una “tavola rotonda” per il dialogo accettata dal presidente Yanukovych. Nel tardo pomeriggio gli agenti hanno cominciato a smontare le tende e le barricate erette dai dimostranti all’ingresso del municipio in via Grushevski dove un grosso scudo blocca le scale verso il primo piano. Secondo la versione online del Kyiv Post ci sono stati tafferugli davanti al palazzo presidenziale di via Bankova, sempre presidiato dagli ‘europeisti’. La polizia ha anche bloccato quattro stazioni della metropolitana di Kiev che si trovano nella zona occupata (Teatralnaia, Zolotie Vorota, Khreshatik e Maidan Nezalezhnosti).

L’opposizione ha denunciato che la polizia antisommossa (Berkut) avrebbe fatto irruzione nel quartier generale del partito d’opposizione Batkivshchyna (Patria) dell’ex premier Yulia Timoshenko. “Stanno buttando giù le porte”, ha denunciato la portavoce del partito, Marina Soroka. Natalia Lisova, portavoce della Timoshenko, ha aggiunto che alcuni agenti “erano armati di pistole e hanno sfondato la porta oltre che distrutto alcuni computer” ma, ha aggiunto, “non è stata usata violenza sulle persone. La polizia però smentisce: “Né la polizia di Kiev, né la Berkut hanno condotto operazioni nella sede del Batkivshchyna”, ha detto la portavoce delle forza armate, Olga Bilyk.

L’appello a che non sia usata violenza per reprimere la protesta intanto è arrivata dall’Unione Europea e dagli Stati Uniti. L’ambasciatore dell’Unione europea in Ucraina, Jan Tombinski, ha chiesto al governo di Kiev di rispettare le libertà di pensiero e di assemblea mentre il rappresentante  Usa, Geoffrey R. Pyatt, ha ribadito: “Non usate la forza. Il mondo vi sta guardando”.

Il leader del partito d’opposizione Batkivshchyna, Arseniy Yatsenyuk, ha annunciato “cominceremo a difendere Maidan. Tutte le stazioni della metropolitana sono chiuse e i Berkut  hanno circondato la piazza”. Yatsenyuk ha chiesto ai “media di venire anche loro”. Il capo dell’occupazione, vice di Yatsenyuk, Andriy Parubiy ha chiesto agli uomini di andare a difendere le barricate e alle donne di cercare riparo.

Nelle strade la situazione resta in bilico: la polizia ha denunciato segnalazioni di bombe in almeno tre stazioni della metropolitana, ma per i dimostranti si è trattato soltanto di un espediente per “distogliere l’attenzione” e completare i preparativi per il paventato giro di vite finale.

La ‘marcia’.
Ieri oltre 500 mila persone avevano risposto all’appello dell’opposizione per realizzare la cosiddetta ‘marcia di un milione’, è stata la manifestazione più grande dai tempi della Rivoluzione arancione del 2004. Alcuni dimostranti hanno abbattuto la statua del leader sovietico Vladimir Lenin e l’hanno decapitata. Lo stesso giorno i servizi segreti ucraini hanno aperto un’inchiesta per il presunto tentativo di singoli politici di “sovvertire l’ordinamento e di prendersi il potere”, ha reso noto una portavoce dei servizi ucraini senza menzionare i nomi coinvolti, anche se è probabile che si tratti dei leader dell’opposizione.

L’apertura del governo. L’arrivo in Ucraina di Catherine Ashton per tentare una mediazione nella crisi politica in corso nel paese dell’Europa dell’est è previsto per domani. L’alto rappresentante per la politica estera dell’Ue sarà a Kiev per dieci giorni. Lady Ashton “incontrerà i principali rappresentanti delle due parti, compresa la società civile”, ha confermato una portavoce della Commissione Ue. Il presidente Yanukovych ha “accettato l’iniziativa” di una tavola rotonda proposta dall’ex presidente Leonid Kravchuk, il primo capo dello stato ucraino dopo la fine dell’Unione Sovietica. Domani, spiega un comunicato presidenziale, ” è in programma un incontro dei quattro presidenti dell’Ucraina per discutere le questioni centrali che il Paese deve affrontare”. Oltre a Kravchuk, gli altri ex presidenti sono Leonid Kuchma e Vicktor Yushchenko.

Pronto al dialogo con il presidente filo-russo si è detto anche il campione del mondo di pugilato Vitalyj Klitcko, dell’Alleanza Democratica Ucraina per le Riforme, che però insiste per le dimissioni del governo e teme un giro di vite della repressione. Evitare la guerra civile è anche l’appello del ministro degli Esteri italiano Emma Bonino: “L’Europa tenterà di nuovo di lanciare un nuovo negoziato, se possibile, nei prossimi giorni”. “Credo – ha continuato la titolare della Farnesina – che la priorità assoluta sia quella di evitare una guerra civile”.

Fonte: http://www.repubblica.it/esteri/2013/12/09/news/ucraina_kiev_proteste-73118979/?ref=search

oOo

Ucraina, polizia sfonda le barricate dei manifestanti europeisti

 mercoledì 11 dicembre 2013

Kiev. Notte di tensione e violenze della polizia contro i manifestanti europeisti. La polizia ucraina da ore sta cercando di sfondare le barricate in piazza Maidan. I manifestanti europeisti, per adesso, oppongono resistenza cantando l’inno nazionale. Al momento, ci sono almeno un migliaio di poliziotti in assetto antisommossa arrivati in piazza Maidan (dell’Indipendenza) dalla via dove c’è la sede del Governo ucraino. Gli agenti hanno attaccato le barricate, mentre circa 4000 manifestanti hanno bloccato loro la strada e quindi l’accesso alla piazza. Tra i manifestanti ci sono persone armate di mazze e bastoni. Dal palco la cantante Ruslana ha invitato i dimostranti alla calma. “Questa è una manifestazione pacifica, commettete un crimine!”, ha urlato dal palco, contro la polizia, la cantante che ha vinto l’ Eurovision Song Contest 2004. Piazza Indipendenza, nota anche come Maidan, era già stata il simbolo della rivoluzione arancione del 2004 che aveva portato al potere il partito pro-europeo, sconfitto poi nel 2010 da Viktor Yanukovich.

Il presidente ucraino ha denunciato “gli inviti alla rivoluzione”, che “minacciano la sicurezza nazionale”. In un gesto distensivo verso l’opposizione, invece, ha annunciato che avrebbe chiesto il rilascio dei manifestanti arrestati dopo gli scontri con la polizia durante una manifestazione di massa il 1 ° dicembre.

Ha anche detto che una delegazione si recherà oggi a Bruxelles per proseguire le trattative per un accordo con l’UE. Dal canto suo, l’Unione Europa ha chiesto al governo ucraino di evitare ogni azione violenta nei confronti dei dimostranti.

La polizia antisommossa ha cominciato a disperdere i manifestanti con gli scudi poco prima di mezzanotte. Chiedendo ai manifestanti di mantenere la calma, gli agenti hanno attraversato le barricate poste in diverse estremità della piazza e si sono attestati all’interno. Circa 500 poliziotti sono entrati in piazza  e si sono fermati al centro. I poliziotti sono arrivati da piazza Europa, passando per viale Khreshchatyk. Sul lato da cui hanno fatto ingresso le forze dell’ordine, le ruspe hanno iniziato a smantellare le barricate, mentre sugli altri fronti i manifestanti hanno continuato a fronteggiare la polizia. Dal palco della manifestazione preti ortodossi intonano intanto canti religiosi. Nella notte, poi, la polizia ucraina ha cercato di entrare  di nuovo in piazza Indipendenza anche da via Institutskaya, ingaggiando un corpo a corpo con un cordone di circa 4.000 manifestanti che si sono opposti al loro ingresso e che ha già respinto un primo attacco. Circa 500 poliziotti erano già entrati nella piazza da viale Khreshchatyk. Hanno tentato di accerchiare i manifestanti che impedivano l’ingresso agli altri agenti, ma sono stati fronteggiati – al momento pacificamente – dagli almeno 10.000 manifestanti che occupano la piazza. Intanto barricate sono state rimosse anche dal municipio in viale Khreshchatyk. Ci sono stati alcuni tafferugli, con manifestanti portati via dalle forze dell’ordine. Non si registrano, per ora, gravi incidenti. Ma ci sono numerosi feriti tra i manifestanti che stanno fronteggiando i poliziotti in assetto antisommossa. Una dottoressa di un’ambulanza ha detto all’ANSA di aver soccorso personalmente almeno 25 persone. I poliziotti finora si sono fatti largo più a colpi di scudo che di manganello, ma alcuni scontri si sono verificati quando gli agenti hanno tentato di arrestare dei manifestanti.

Il municipio e la sede dei sindacati continuano intanto ad essere occupati dagli ‘europeisti’. L’ANSA ha potuto constatare che dei giovani in abiti civili scuri sono stati fatti passare dalla polizia per aiutare a portare via quello che rimaneva di una barricata. Un deputato dell’opposizione li ha accusati di essere dei “provocatori”. In viale Khreshatik dei manifestanti appartenenti a un gruppo paramilitare hanno a loro volta accusato quattro giovani armati di spranghe e bastoni di essere dei “provocatori” e sono venuti alle mani con loro, poi uno dei paramilitari ha afferrato uno dei quattro per il bavero della giacca e lo ha minacciato con una pistola.

La protesta era nata per il rifiuto del presidente Viktor Yanukovych di firmare, alla fine di novembre un accordo di associazione con l’Unione europea.

La polizia ha rimosso diverse tende che erano state erette dai dimostranti che devono anche fare i conti con temperature rigidissime, meno dieci gradi. “La polizia agisce in collaborazione con i servizi comunali per liberare le barricate che bloccano la strada”, ha detto un portavoce della polizia nella capitale ucraina. La TV ha mostrato trattori e dipendenti comunali smantellare le barricate formate dai manifestanti, spinti dentro la piazza stessa.

Le poche centinaia di manifestanti che erano presenti al momento dell’irruzione della polizia, hanno iniziato a cantare l’inno ucraino e rappresentanti dell’opposizione in piazza hanno cominciato a pregare insieme a molti dimostranti. Poi, man mano, la folla dei manifestanti si è andata ingrossando, mentre si diffondeva la voce dell’assalto della polizia. Così, nella notte, più di 10 mila persone si sono radunate nella piazza, mentre i capi dell’opposizione annunciano per oggi l’arrivo di “milioni di manifestanti”. 

Uno dei leader dell’opposizione ucraina, Arseniy Yatsenyuk, ha infatti convocato una manifestazione che coinvolgerà “milioni” di manifestanti in piazza dell’Indipendenza, luogo simbolo della mobilitazione pro-europea. “Noi non perdoniamo. Domani ci saranno milioni di persone qui e il regime dovrà cedere”, ha gridato dal palco il leader del partito all’opposizione di cui fa parte anche Yulia Tymoshenko, detenuta in carcere. “Il presidente ucraino Viktor Yanukovich ha sputato in faccia all’America e ai 28 paesi della Ue”.

Un altro leader dell’opposizione, il pugile Vitali Klitschko, ha chiamato alla mobilitazione gli abitanti di Kiev: “Alzate la testa, cittadini, partecipate insieme a noi alla lotta”, ha detto. “Solo insieme possiamo lottare per il diritto di vivere in un paese libero”, ha aggiunto, chiedendo le dimissioni del presidente. “L’Ucraina si sta lentamente trasformando in uno Stato di polizia. Ho questa impressione. Non ho mai visto così tanti poliziotti in Maidan Nezalezhnosti”, ha aggiunto il campione del mondo di pugilato e leader del partito d’opposizione ‘Udar’, commentando l’intervento di centinaia e centinaia di agenti in assetto antisommossa per sgomberare i manifestanti ‘europeisti’ da piazza Maidan. Klitschko ha poi aggiunto che a suo parere “in piazza ci sono circa 10.000 persone”.

L’operazione di polizia è iniziata dopo che il presidente ucraino aveva ricevuto per più di tre ore il capo della diplomazia della UE , Catherine Ashton. Prima del suo arrivo a Kiev, Catherine Ashton aveva espresso la preoccupazione che l’aumento della pressione di polizia poteva far “deragliare” la ricerca di una soluzione alla crisi. Il capo della diplomazia dell’Unione europea, dopo aver incontrato Yanukovich, aveva visitato  Piazza Indipendenza per parlare con i manifestanti. E nella notte, in una nota diffusa alla stampa, la Ashton ha denunciato con forza l’azione “non necessaria” della polizia.

Anche il segretario di Stato Usa, John Kerry, ha espresso il suo sdegno per l’azione repressiva in corso da parte del governo ucraino. “Gli Stati Uniti sono disgustati per l’uso della forza contro manifestanti pacifici – ha detto Kerry – Siamo con il popolo ucraino, siamo per il diritto a manifestare liberamente e pacificamente. Il governo di Kiev non ha il diritto di mandare contro manifestanti pacifici le forze di polizia in assetto da guerra, non ha il diritto di attentare così alle libertà democratiche e alla sicurezza dei cittadini. La vita umana deve essere rispettata. Il governo ucraino si porta tutta la responsabilità della sicurezza del suo popolo”.  Washington “esprime il suo disgusto per la decisione delle autorità ucraine di rispondere alla manifestazione pacifica in piazza Maidan a Kiev con polizia antisommossa, ruspe e manganelli, piuttosto che con il rispetto per diritti democratici e la dignità umana”, ha detto Kerry. “Questa risposta non è né accettabile né un bene per la democrazia”, ha aggiunto il segretario di Stato.

Nella notte tra lunedì e martedì, la polizia aveva sgomberato i manifestanti che presidiavano barricate nel vicino quartiere governativo, interrompendo il passaggio ai rappresentanti del governo e allo stesso presidente.

Fonte: http://www.repubblica.it/esteri/2013/12/11/news/ucraina_polizia_sfonda_le_barricate-73276194/?ref=search

oOo

Ucraina, Yanukovich: “Niente più forza contro manifestanti”. Kiev chiede a Ue 20 mld euro

mercoledì 11 dicembre 2013

Kiev. Il presidente ucraino, Viktor Yanukovich ha promesso che le autorità di Kiev non ricorreranno più all’uso della forza contro i manifestanti pacifici e ha invitato l’opposizione a rinunciare agli ultimatum. La garanzia del capo dello Stato arriva dopo che la notte scorsa (10 dicembre) a Kiev ci sono stati scontri tra polizia e manifestanti, con circa 30 persone ferite, 15 delle quali ricoverate in ospedale.  Dura la condanna espressa dal sottosegretario agli Esteri Usa, Victoria Nuland, in missione a Kiev: l’uso della forza “è inammissibile”. Severe anche le parole del segretario di Stato Usa John Kerry, che aveva detto che Stati Uniti sono “disgustati dalla decisione delle autorità ucraine di affrontare la protesta pacifica con poliziotti in tenuta antisommossa, ruspe e manganelli, invece che con il rispetto per i diritti democratici e la dignità umana”.

Stamani il premier Azarov aveva smentito che le unità anti-sommossa avessero fatto ricorso alla forza contro i manifestanti filo-europeisti: ”Mai si impiegherà la forza nei confronti di pacifici dimostranti”, ha assicurato.

La tensione resta altissima anche perché alla ragione principale e ufficiale della protesta, la richiesta di politiche che avvicinino il Paese all’Unione europea, si aggiungono motivi di malcontento generale. Intanto Azarov, durante una seduta di gabinetto, ritrasmessa dalla televisione nazionale, ha dichiarato che per poter firmare l’accordo con l’Ue appena congelato dal presidente Viktor Yanukovich, il governo dell’Ucraina chiede all’Unione aiuti finanziari per 20 miliardi di euro. Per il governo tedesco si tratta di una manovra diversiva: “Con questa richiesta le autorità ucraine sembrano voler sviare l’attenzione dalla loro totale responsabilità dell’attuale situazione della politica ucraina” ha detto il portavoce della cancelliera Angela Merkel, Georg Streiter, mentre un appello alle parti in causa affiché cerchino la via della “moderazione e del dialogo” arriva dalla Francia attraverso il portavoce del ministero degli Esteri francese, Romain Nadal.

Sgombero fallito. Stamattina unità speciali della polizia ucraina in assetto anti-sommossa hanno tentato lo sgombero della piazza e del Municipio, occupati dai manifestanti pro Ue. Dopo alcune ore, gli agenti della ‘Berkut’ sono risaliti sui pullman che nella notte li avevano condotti fino alla vicina Piazza dell’Indipendenza, a 300 metri di distanza e hanno lasciato la zona. Alcuni manifestanti hanno subito ricostruito le barricate abbattute.

L’opposizione: “No a negoziati con banda Yanukovich”

Respinge, però, l’ipotesi di una qualsiasi mediazione con la ‘banda’ di Yanukovich Yulia Tymoshenko. Dal carcere in cui è rinchiusa da 7 anni la leader dell’opposizione incita la folla attraverso una nota, diramata dal suo partito, torna a invocare le “dimissioni” del presidente ucraino e chiede all’Unione europea e agli Stati Uniti “sanzioni che mettano fine al regime autoritario e indagini internazionali contro la corruzione” nel Paese. Altrimenti, avverte nel comunicato di “Patria”, “in Ucraina sorgerà un cimitero delle libertà”.

Le richieste alla Ue

Azarov, nel suo intervento, ha ribadito che “anche il governo è favorevole a fare l’accordo con la Ue il prima possibile, ma vogliamo creare le condizioni per ridurre al minimo le perdite per la nostra economia”. “Abbiamo invitato la Commissione Europea”, ha proseguito, “a valutare appunto in quali condizioni l’industria ucraina e l’economia nel suo complesso, possano funzionare. Proponiamo di risolvere la questione”, ha sottolineato Azarov, “attraverso l’offerta all’Ucraina di assistenza finanziaria e abbiamo stabilito il suo ammontare approssimativo in 20 miliardi di euro”.

Nuovo incontro Ashton-Yanukovich

Nuovo incontro, oggi, tra Catherine Ashton, da ieri in missione a Kiev per tentare una mediazione e il presidente dell’Ucraina. I due avevano avuto già ieri sera un faccia a faccia di ben tre ore e mezza. “Dai colloqui con i rappresentanti della società civile, dell’opposizione e con i precedenti presidenti ucraini concludo che l’azione della polizia di ieri sera rende il lancio di un dialogo politico più difficile”. Il capo della diplomazia Ue ha poi detto che Yanukovich ha ribadito la volontà di voler decidere entro 24 ore che misure adottare per risolvere la crisi in atto: “Ho discusso – ha aggiunto – l’urgente bisogno di liberare gli arrestati e di una rapida ed equa indagine” che porti “i responsabili delle violenze davanti alla giustizia”.

Bruxelles, che ha condannato l’utilizzo della forza contro i “pacifici” manifestanti in Ucraina, non ha commentato la richiesta di 20 miliardi di aiuti: “Il nostro obiettivo, con le trattative per i diversi accordi commerciali e di associazione, è la prosperità futura dell’Ucraina”, ha osservato il portavoce della Commissione Olivier Bailly. “La prosperità e il futuro dell’Ucraina non possono essere soggetti ad un bando di gara, dove il miglior offerente ottiene il premio”.

Patriarca ucraino: “Rischio guerra civile”

Il potente patriarca ortodosso ucraino Filarete ha lanciato l’allarme sul rischio che la crisi in corso sfoci in una vera a propria guerra civile e ha sollecitato le autorità di Kiev a firmare l’Accordo con la Ue. “La forza non farà altro che radicalizzare la protesta e costringerà il nostro Paese a precipitare in una vera a propria guerra civile” ha detto il patriarca.

Falso allarme bomba, evacuati aeroporti e stazione

Gli aeroporti e la stazione centrale di Kiev sono stati evacuati nel pomeriggio per un allarme bomba rivelatosi infondato. Il terminal D dell’aeroporto di Borispil, l’aeroporto di Zhuliani e la stazione ferroviaria centrale sono di nuovo operativi.

Fonte: http://www.repubblica.it/esteri/2013/12/11/news/kiev_scontri_polizia-manifestanti_pro_ue_feriti-73289777/?ref=search

oOo

 

Ucraina, l’opposizione incontra Yanukovich che promette amnistia e rilascio dei manifestanti

13 dicembre 2013

Kiev. L’opposizione ucraina ha accettato l’invito a partecipare al negoziato offerto da Viktor Yanukovich. “I leader delle tre principali forze di opposizione”, ha riferito un portavoce di Vitalyj Klitcko, capo del partito Udar, “andranno alla tavola rotonda” voluta dal presidente ucraino.

Ad annunciare la notizia ai manifestanti radunati in piazza Indipendenza a Kiev è stato lo stesso Klitcko, amato dalla piazza che nei giorni scorsi ha protestato contro il governo ucraino. Klitcko, il leader nazionalista Oleg Tiagnibok e il capo del partito di Yulia Tymoshenko, Arseniy Yatsenyuk, diranno a Viktor Yanukovich cosa l’opposizione chiede. “Abbiamo l’impressione che Yanukovich non ci stia ascoltando”, ha detto l’ex pugile, “forse la sua tv non funziona o forse non è stato informato. Vogliamo guardarlo negli occhi, formulare le nostre richieste prioritarie e ascoltare la risposta”.

Il negoziato prenderà avvio oggi nel pomeriggio. Tra le istanze degli europeisti vi sono la punizione di quei poliziotti che hanno represso con durezza le manifestazioni del 30 novembre scorso e le dimissioni del governo. “Combatteremo fino alla vittoria”, ha sottolineato Klitcko.

In vista dell’incontro il presidente Viktor Yanukovich ha offerto all’opposizione ucraina il rilascio dei manifestanti arrestati e un’amnistia per alcuni oppositori condannati. “Credo che si debba voltare pagina”, ha detto Yanukovych parlando con un gruppo di studenti, “le persone arrestate adesso dovrebbero essere liberate e così anche quelle condannate”. Non è chiaro, però, se tra i condannati a cui Yanukovych ha fatto riferimento vi sia Yulia Tymoshenko, l’ex premier e leader dell’opposizione attualmente detenuta in seguito a un processo finito nel mirino delle critiche dell’Unione europea.

Fonte: http://www.repubblica.it/esteri/2013/12/18/news/accordo_ucraina_russia-73984201/?ref=search

oOo

Accordo Russia-Ucraina. La Tymoshenko lancia l’allarme: “A rischio la nostra indipendenza”

18 dicembre 2013

“L’Ucraina rischia di perdere la propria indipendenza”. Sono le parole di Yulia Tymoshenko, all’indomani dell’accordo tra Russia e Ucraina, grazie al quale 15 miliardi di dollari provenienti da Mosca saranno investiti in titoli di Stato ucraini. L’intesa trovata da Vladimir Putin, presidente russo, e Viktor Yanukovich, presidente dell’Ucraina, prevederebbe anche una riduzione del prezzo delle forniture di gas.

La Tymoshenko, ex primo ministro di Kiev, condannata a sette anni di carcere per abuso di potere, ha parlato tramite il suo avvocato: “Yanukovich ha rimesso l’Ucraina sotto il controllo politico, militare, energetico, economico e finanziario della Russia. La soluzione è il ritiro immediato di Yanukovich”. Yulia Tymoshenko è a capo dell’opposizione ucraina, schierata a favore di un avvicinamento del paese all’Unione Europea. Il cambio di rotta attuato il mese scorso dal presidente Yanukovich, che ha deciso di sospendere gli accordi per l’adesione all’Ue, ha scatenato proteste in tutto il Paese, con centinaia di migliaia di persone in piazza.

Per il primo ministro dell’Ucraina, Mykola Azarov, l’accordo con la Russia è invece “un evento storico. Oltre a ridurre il costo del gas (che passerà da 400 a 268,5 dollari per mille metri cubi), Yanukovich e Putin hanno convenuto a favore di un prestito favorevolissimo per la nostra economia che permetterà all’Ucraina di adempiere al bilancio sociale”.

Fonte:  http://www.repubblica.it/esteri/2013/12/18/news/accordo_ucraina_russia-73984201/?ref=search

 

Ucraina, scontri a Kiev tra manifestanti e polizia. Nasce una commissione per cercare un accordo

19 gennaio 2014

Kiev. Tornano ad infiammarsi le proteste in Ucraina, dopo le manifestazioni delle scorse settimane per chiedere l’associazione all’Unione europea (finite invece con la firma di un patto ancora più stretto del governo con la Russia di Putin). A Kiev una domenica di durissimi scontri tra polizia e parte dei 200mila manifestanti filo-Ue, riuniti in piazza Indipendenza per protestare contro le politiche del presidente ucraino, Viktor Yanukovich. Che si è impegnato in serata a dare vita ad una commissione con rappresentati dell’amministrazione presidenziale, del governo e dell’opposizione per trovare una soluzione alla crisi.

Gli agenti hanno lanciato gas lacrimogeni per disperdere alcuni dimostranti che avevano attaccato veicoli della polizia e lanciato pietre contro i membri della sicurezza. Una parte di questi manifestanti, circa 10mila e molti di loro con il volto coperto, erano armati di bastoni e bombolette di spray irritante. Gli agenti hanno risposto con manganelli e lacrimogeni, una rappresaglia durissima, con una temperatura che non supera i meno 7. Un primo bilancio fornito dal ministero dell’Interno parla di almeno 40 agenti feriti, di cui 4 in condizioni gravi. Oltre cento i feriti fra i dimostranti. Dall’ambasciata Usa un appello al governo: “Trattate con l’opposizione”.

Gli scontri in pieno centro, davanti allo stadio della Dinamo Kiev in via Grushevski, non lontano da Parlamento e palazzo presidenziale. Alcuni dei manifestanti hanno smantellato un marciapiede per divellerne il selciato e lanciare pietre contro le forze dell’ordine. Molte le bottiglie incendiarie scagliate da alcuni manifestanti, incendiati almeno tre mezzi blindati.

I gruppi più violenti hanno attaccato e devastato tre pullman delle forze dell’ordine, uno dei quali è stato dato alle fiamme. Tutto è cominciato quando una parte dei dimostranti ‘europeisti’ ha lasciato piazza Maidan e ha cercato di forzare i cordoni di polizia per raggiungere la zona dei palazzi del potere. In prima fila molti dimostranti ultranazionalisti. L’opposizione manifesta in maniera ininterrotta contro Yanukovich da novembre quando il presidente  decise di far saltare la firma dell’Accordo di Associazione con l’Ue.

Perfino il pugile e leader del partito d’opposizione ucraino “Udar”, Vitalyj Klitcko è stato aggredito mentre cercava di calmare la folla. Un dimostrante gli ha “sparato” contro con un estintore mentre la folla gli dava del “traditore” e urlava “Non parole, ma azioni!”

La Casa Bianca, intanto, balena l’ipotesi di sanzioni se non cesseranno le violenze a Kiev. “Fin dall’inizio – afferma una nota – il movimento Maidan ha avuto uno spirito di non-violenza e sosteniamo l’appello dei leader dell’opposizione a favore di tale principio. Gli Usa continueranno a considerare ulteriori misure, tra cui sanzioni, in risposta all’uso della violenza”.  “Esortiamo il governo dell’Ucraina ad adottare misure che aiutino il Paese ad andare avanti, compresa l’abrogazione della legislazione anti- democratica entrata in vigore nei giorni scorsi, il ritiro della polizia antisommossa dal centro di Kiev e l’inizio di un dialogo con l’opposizione politica”.

Dal canto suo, l’Unione Europea, attraverso il capo della delegazione Ue in Ucraina, Jan Tombinski, ha invitato i manifestanti ‘europeisti’ a “non aggravare una situazione già difficile e pericolosa. Attaccare la polizia – ha scritto il diplomatico su Facebook – potrebbe dare un pretesto a coloro che non sostengono una soluzione pacifica della crisi”.

Fonte: http://www.repubblica.it/esteri/2014/01/19/news/ucraina_-76376395/?ref=search

oOo

Kiev, un’altra nottata di scontri, centinaia di feriti, tensione altissima

20 gennaio 2014

Sono proseguiti per tutta la notte gli scontri tra polizia e manifestanti nel centro di Kiev. Circa 3.000 dimostranti  continuano a lanciare pietre divelte dai marciapiedi e bottiglie incendiarie contro gli agenti, che rispondono con i gas lacrimogeni. Secondo alcuni testimoni, i poliziotti avrebbero anche usato dei proiettili di gomma.
I manifestanti antigovernativi, impegnati da più di 12 ore in una vera e propria battaglia con gli agenti in assetto antisommossa, hanno costruito delle barricate in via Grushevski di fronte allo stadio della Dinamo. Le barriere, per ora improvvisate usando cabine dei gabinetti pubblici, lamiere metalliche e inferriate, sono a circa dieci metri dagli agenti mentre prosegue il lancio di pietre e molotov.
Intanto, migliaia di poliziotti starebbero arrivando a Kiev da diverse città dell’Ucraina. Lo riferiscono i media locali, aggiungendo che alcuni pullman delle forze dell’ordine sarebbero stati bloccati dai manifestanti nell’Ucraina occidentale, dove è più forte la presenza nazionalista e il presidente Viktor Ianukovich, che ha il suo feudo elettorale nel Donbass, non è per nulla popolare.

Fonte: http://www.repubblica.it/esteri/2014/01/20/news kiev_un_altra_nottata_di_scontri_centinaia_di_feriti_tensione_altissima-76419763/?ref=search

oOo

Ucraina, ancora scontri a Kiev e la Timoshenko dice: “Sarei con voi”

21 gennaio 2014

Yiulia Tymoshenko torna a vestire i panni della Giovanna d’Arco ucraina. Mentre gli altri capi dell’opposizione condannano l’attacco alla polizia da parte di migliaia di manifestanti antigovernativi e gli scontri nel centro di Kiev, che hanno fatto circa 200 feriti e che continuano senza sosta dal primo pomeriggio di ieri, l’ex ‘pasionaria’ della Rivoluzione arancione getta benzina sul fuoco affermando che se fosse libera combatterebbe anche lei.

Intanto sia Stati Uniti che Unione europea chiedono l’abrogazione delle recenti leggi “liberticide” e che sia messa fine alle violenze, e Washington non esclude sanzioni contro il governo del controverso Viktor Ianukovich.

La Tymoshenko, condannata a sette anni in un processo che Ue e Usa ritengono di matrice politica, si rivolge agli insorti: “Se fossi libera – scrive – sarei con voi. La libertà vale questa lotta. Siete degli eroi”. Affermazioni che mettono in fuorigioco sia il capogruppo dello stesso partito della Tymoshenko, Arseny Yatsenyuk, che il campione di pugilato e leader del partito d’opposizione Udar, Vitalyj Klitcko, che hanno entrambi condannato l’attacco alla polizia.

Intanto la Casa Bianca si dice “profondamente preoccupata” dalle violenze ed esorta “tutte le parti” a evitare che la situazione degeneri, ma allo stesso tempo sottolinea come “l’intensificarsi delle tensioni” sia dovuta alle azioni del governo “per indebolire le fondamenta della democrazia ucraina inasprendo le pene per le proteste pacifiche e togliendo alla società civile e all’opposizione politica le protezioni giuridiche di base della democrazia”. Il riferimento è evidentemente alle leggi approvate per alzata di mano e senza dibattito dal parlamento ucraino giovedì scorso, leggi che tra l’altro prevedono pene severe per chi partecipa a manifestazioni non autorizzate e persino per chi monta delle tende in un luogo pubblico, protesta a volto coperto o indossando un casco o prende parte a un carosello con più di cinque auto. Gli Usa hanno invitato Kiev ad abrogare queste leggi e lo stesso ha fatto il Consiglio esteri dell’Ue. I ministri degli Esteri europei si dicono anche “molto preoccupati” per le violenze e chiedono alle autorità di “rispettare e proteggere i diritti dei manifestanti pacifici”, anche se il capo della diplomazia europea Catherine Ashton per ora esclude sanzioni contro l’Ucraina.

Comunque dopo che Ianukovich ha lanciato un appello al dialogo “per trovare un compromesso e pacificare la nostra terra” (bollando però allo stesso tempo gli scontri come “una minaccia” per tutto il Paese), sembra che ci sia stato un primo contatto tra governo e opposizione per mettere fine alla crisi politica che scuote l’Ucraina da ormai due mesi. Secondo una deputata della maggioranza, alcuni delegati del governo avrebbero incontrato degli esponenti dell’opposizione, tra cui l’ex ministro Iuri Lutsenko e il braccio destro di Tymoshenko, Oleksandr Turcinov. Per Klitcko invece una delle condizioni per il dialogo è che vi partecipi Ianukovich in persona.

Intanto gli scontri continuano e i feriti finora sono circa 200, di cui 103 ricoverati in ospedale: 42 dimostranti e 61 agenti. E a questi si aggiungono almeno 26 giornalisti. La polizia ha inoltre arrestato 31 persone. I manifestanti continuano a lanciare molotov e pietre da dietro le barricate messe su alla bell’e meglio e gli agenti rispondono con i lacrimogeni. Ma i dimostranti adesso sparano contro gli agenti anche fuochi d’artificio: colorati, ma di certo non innocui. E hanno anche una nuova arma: una catapulta in legno. Intanto, sulle barricate di piazza Maidan, cuore della protesta ‘europeista’, lunedì mattina è stata affissa una grande foto di Ghandi.

Fonte: http://www.repubblica.it/esteri/2014/01/21/news/ucraina_ancora_scontri_a_kiev_e_la_timoshenko_dice_sarei_con_voi-76511844/?ref=search

oOo

Ucraina, di nuovo battaglia a Kiev. Scontri tra dimostranti e polizia, 5 morti

22 gennaio 2014

È di nuovo battaglia nel centro di Kiev, dove violenti scontri sono esplosi tra manifestanti anti-governativi e forze di sicurezza nella strada che porta ai palazzi del potere. Protetti dalla carcasse degli autobus incendiati domenica scorsa quando erano ripresi i disordini, i primi hanno bersagliato gli agenti con petardi, sassi e bottiglie incendiarie. La polizia, munita di scudi anti-sommossa, ha risposto con il lancio di lacrimogeni e quindi ha caricato la folla, sfondando le barricate. Cinque i manifestanti rimasti uccisi, numerosi gli arresti, oltre settanta secondo la polizia. I dimostranti hanno creato un muro di fumo e fiamme incendiando i pneumatici a poca distanza dagli agenti. Secondo quanto riferito da medici e dimostranti sull’account Twitter di EuroMaidan, il comitato organizzativo della resistenza ucraina contro il presidente Viktor Yanukovych, i poliziotti hanno lanciato pietre e lastre prese dalla pavimentazione stradale insieme alle granate di gas lacrimogeni, ferendo molte persone.

Il ministro dell’Interno, il sanguinario assassino Vitaly Zakharchenko, è responsabile di questi atti di terrore da dittatura contro i cittadini” attaccano i tre principali partiti di opposizione. Sui nuovi scontri è intervenuta l’Unione Europea che chiede all’Ucraina di porre immediatamente fine agli episodi di violenza che stanno causando vittime nel Paese.

Il presidente Yanukovych risponde e convoca i partiti d’opposizione ad un incontro per cercare di trovare una mediazione alle violenze in corso. Ci saranno Arseny Yatsenyuk, dell’Unione Pan-Ucraina ‘Patria’, partito dell’ex premier Yulia Tymoshenko, l’ex campione di pugilato Vitalyj Klitcko, dell’Alleanza Democratica Ucraina per le Riforme e Oleg Tiagnibok dei nazionalisti di Svoboda.

Morti alcuni manifestanti. Intanto gli organizzatori della protesta hanno denunciato la morte in ospedale di due compagni, rimasti gravemente feriti nei tumulti. La Procura generale ucraina ha confermato in un comunicato che le due vittime sono rimaste uccise in seguito a ferite d’arma da fuoco negli scontri della notte in centro a Kiev. Un terzo dimostrante è morto cadendo da una colonnata all’ingresso dello stadio della Dinamo Kiev, dove sono scoppiati i primi tumulti.

Polizia smantella barricate. Dopo aver inizialmente ripiegato sulle posizioni precedenti, nel cuore di Kiev le unità speciali della ‘Berkut’ sono tornate all’offensiva e hanno cominciato a smantellare le barricate erette dai manifestanti pro-europeisti lungo via Hrushevsky, la strada che conduce alla sede della Rada Suprema, il Parlamento ucraino. La folla non è rimasta inerte e proteggendosi ancora una volta dietro alle carcasse carbonizzate degli autobus dati alle fiamme tre giorni fa, ha reagito dando vita a ulteriori disordini e bersagliando con pietre e bottiglie incendiarie gli agenti. Questi ultimi sulle prime si sono limitati a farsi schermo con gli scudi anti-sommossa, ma poi sono tornati alla carica, e hanno preso a sospingere i dimostranti lontano dalla sede stradale. Alcune fonti nel frattempo hanno confermato, in via riservata, che il cadavere del contestatore ferito a morte sulla stessa via, un giovane non ancora identificato che sarebbe stato originario di Dnipropetrovsk, presentava due lesioni da arma da fuoco, una alla testa e l’altra al torace. Le fonti hanno tenuto a puntualizzare anche che i poliziotti schierati in via Hrushevsky non sono armati.

L’ambasciata Usa annuncia sanzioni. Dopo la presa di posizione di ieri della Casa Bianca, l’ambasciata Usa a Kiev ha annunciato sanzioni contro un certo numero di cittadini ucraini. “In risposta alle azioni contro i manifestanti su piazza Maidan, nel novembre e dicembre dello scorso anno, l’ambasciata degli Stati Uniti ha revocato diversi visti ai cittadini ucraini legati all’uso della forza. Stiamo valutando ulteriori provvedimenti contro i responsabili delle violenze in corso”.

Paura in piazza per un sms. Un misterioso sms è comparso sui cellulari di molti manifestanti: “Caro iscritto, sei registrato come partecipante a una sommossa di piazza”. L’origine del messaggio è per ora un mistero. Le compagnie telefoniche negano di averne veicolato l’invio e una in particolare – Kyivstar, citata dal New York Times – accusa “hacker” di aver usato “stazioni radio pirata” per seminare il panico tra i manifestanti, che si sono sentiti “schedati” e accusare il governo. La notizia è rimbalzata in rete in Ucraina, con commenti di forte preoccupazione. L’uso di sms “mirati” (attraverso la geolocalizzazione tramite rilevamento della cellula cui il telefono è collegato) non è una novità, è già stato praticato durante le rivolte in Egitto ma anche per fini umanitari, come nel caso delle catastrofi naturali. E’ però la prima volta che i provider di telefonia negano ogni coinvolgimento.

 Fonte: http://www.repubblica.it/esteri/2014/01/22/news/ucraina_di_nuovo_battaglia_a_kiev_scontri_tra_dimostranti_e_polizia_due_morti-76608573/?ref=search

oOo

Kiev è un campo di battaglia la polizia spara sui manifestanti cinque morti e oltre 300 feriti

 23 gennaio 2014

È guerra nelle strade che circondano la Majdan, la piazza principale di Kiev. Lunghe colonne di fumo nero, blindati della polizia a fianco di autobus bruciati, urla di dolore e di minacce urlate nella notte tra bagliori di bottiglie molotov e lontani colpi di arma da fuoco. E ci sono i primi morti. Due ragazzi certamente. Un giovanissimo attore di appena vent’ anni e uno studente arrivato dalla Bielorussia. Ma i manifestanti che da due mesi occupano il centro della capitale ucraina per protestare contro l’annullamento del trattato di adesione alla Ue, giurano che ci sono state almeno cinque vittime e oltre 300 feriti. «Tutti colpiti dalla polizia», dicono, mostrando bossoli e proiettili raccattati sull’ asfalto e promettendo vendetta contro gli assassini. Il governo nega, ricorda che gli agenti in strada sono armati solo di scudie manganelli, parla di provocazioni. Ma poco importa. La rabbia dei manifestanti cresce sempre di più mentre le truppe antisommossa sembrano ormai decise a sgomberare la piazza tuttora presidiata da migliaia di persone, tendopoli, cucine da campo, palchi per concerti e comizi. Inutile anche l’incontro di quasi tre ore che si è svolto nell’ufficio del Presidente con i tre leader della protesta. Accuse reciproche, insulti, minacce. Nessuna ombra di accordo. Per entrambe le parti, la situazione sembra arrivata a un punto di non ritorno. Il presidente Yanukovich ha fatto  la marcia indietro che gli ha imposto Mosca, ha abbandonato l’idea di firmare un patto di adesione alla Ue e si prepara a rientrare nell’orbita commerciale, finanziaria e militare russa. Il prezzo della scelta (30 miliardi di finanziamenti e un dimezzamento del costo del gas) è già stato incassato e Mosca non tollererebbe ripensamenti.

L’opposizione sembra spiazzata. Continua a chiedere le dimissioni del Presidente «che ha tradito le aspettative del Paese», ma sa che non è una via molto praticabile. E paga il prezzo delle sue divisioni che sin dall’inizio hanno reso questa protesta meno forte di quanto potesse sembrare. Yiulia Tymoshenko, un tempo amatissima leader della Rivoluzione arancione del 2004, continua a eccitare la folla dal carcere: «Se fossi libera starei con voi su quelle barricate». Ma sia lei che i suoi seguaci, sanno di non essere più molto seguiti dalla gente e che l’opera di screditamento scientifico imposto dal regime attraverso giornali e tv hanno irrimediabilmente scalfito il mito. Vitalyj Klitcko, ex campione mondiale dei pesi massimi, divenuto leader politico con il suo movimento, sperava di incassare la popolarità ottenuta in questi giorni progettando una candidatura alle presidenziali 2015. Ma davanti alla violenza e alla rabbia dei manifestanti stenta a trovare una linea. È stato visto litigare con molti dei suoi invocando la calma, chiedendo di «non accettare le provocazioni» e poi abbandonare furente la scena. Più ambiguo e taciturno, il terzo leader, il fondatore del movimento Svoboda, Oleg Tiagnibok. Il suo gruppo è di formazione paramilitare, vicino all’estrema destra e su posizioni radicali e antisemite. Ha partecipato alla strana alleanza “pro Europa” fornendo la logistica e il temibile servizio d’ ordine. Ha raccolto gli applausi di metà della nazione con il blitz che ha distrutto la statua di Lenin davanti ai mercati generali. E adesso dice apertamente di rispondere alla polizia con azioni di guerriglia urbana, che gli altri non condividono né saprebbero gestire. Dall’ Europa arrivano dichiarazioni di «sdegnoe stupore» e vaghe minacce di non meglio precisati «provvedimenti». Gli Stati Uniti hanno tardivamente varato il veto all’ingresso negli Usa ad una serie di dirigenti coinvolti con il regime. Ma Yanukovich considera la piazza da sgombrare solo un problema tecnico da risolvere al più presto: «Pronti a usare tutti i mezzi possibili e a rispondere adeguatamente alle violenze». E la gente che per due mesi ha sognato l’ Europa sulla Majdan si sente sempre più sola.

Fonte: http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2014/01/23/kiev-un-campo-di-battaglia-la-polizia.html?ref=search

oOo

L’Ucraina a un passo dalla guerra civile gli oppositori rifiutano l’offerta di Yanukovich

 26 gennaio 2014

Tra colonne di fumo e poliziotti con il colpo in canna, l’Ucraina si è fermata solo per qualche ora a un passo dal baratro. Assediato nel suo palazzo, ormai circondato da una folla sempre più armata e decisa a tutto, il presidente Yanukovich ha fatto una proposta che sembrava una resa: offriva ai leader dell’opposizione di guidare un nuovo governo, annunciava il ritiro delle recenti severissime misure anti dissenso e si offriva perfino di modificare la Costituzione, riducendo i suoi stessi spropositati poteri e ritornando così alla Carta liberale della mitica Rivoluzione arancione del 2004. Ma le cose si sono ormai spinte troppo avanti. Tra le barricate fatte di ghiaccio e di autobus carbonizzati di via Grushevskogo, mentre i tre meditavano sull’offerta finora impensabile, i militanti anticipavano a gran voce il “no” che sarebbe arrivato più tardi, cantando slogan di guerra e minacciando un assalto definitivo al palazzo. «Non ci basta», ha dichiarato infine Vitalyj Klitcko, l’ex pugile campione del mondo, portavoce della cosiddetta trojka della Majdan, scatenando applausi e cori di guerra della folla. «Si continua a protestare fino alle dimissioni di Yanukovych e a nuove elezioni». La lotta continua dunque e sarà dura, mentre cresce il bollettino delle vittime e la piazza si prepara a una lunga battaglia corpo a corpo. Qualcuno, sull’onda dell’entusiasmo ha già portato di fronte alla presidenza una rudimentale catapulta fatta in casa dopo averla provata per tutta la notte lungo il centralissimo viale Kreshatyk: lancia fino a cento metri di distanza mattoncini-proiettile già divelti a migliaia dal selciato. E un uomo mite come l’ex ministro della Difesa, Anatolj Gritsenko, ora all’opposizione, chiede a tutti i cittadini di Kiev di «portare le proprie armi in piazza». E assicura: «Anch’io vado in giro solo con la mia pistola». Del resto, le offerte concilianti di Yanukovich sembravano sospette a molti. Soprattutto se confrontate con i comportamenti delle altre autorità. L’odiato ministro degli Interni Vitalj Zakharchenko invita «i cittadini per bene che aderiscono alla protesta» ad abbandonare la piazza «ormai in mano agli estremisti violenti e a rifugiarsi in un luogo sicuro». I suoi uomini più pericolosi, i famigerati Berkut delle forze speciali anti sommossa, non vedono l’ora di scatenarsi dopo due mesi di azioni sporadiche e semi clandestine con l’ordine tassativo di «non abbandonarsi a gesti eclatanti». Fino ad ora si sono effettuate solo «brutalità nascoste», rapimenti di oppositori, pestaggi isolati, forse addirittura omicidi mascherati con armi non in dotazione alle forze dell’ordine. Ma tra gli agenti e le formazioni paramilitari che ormai gestiscono la piazza è guerra aperta. Ieri notte un poliziotto è stato seguito, aggredito e ucciso fin sulla porta del suo dormitorio dall’altra parte della città. Altri tre agenti sono stati rapiti da una folla di giovani in passamontagna. Uno accoltellato e abbandonato in terra, gli altri due picchiati a dovere e rilasciati solo dopo diverse ore di sequestro, forse su intercessione dell’ala più moderata e “politica” della protesta. Mantenere la calma, controllare gli estremisti, evitare pericolose provocazioni, è la sfida più difficile per i tre rappresentanti legittimi dell’opposizione. Le truppe paramilitari legate a gruppi dell’estrema destra, neonazista e xenofoba, sono ormai le vere padrone della piazza. Tra le tendopoli adesso circolano plotoni di giovani con l’elmetto dell’esercito e spranghe di ferro, allineati in fila per due e comandati da misteriosi istruttori in giubbotto mimetico e occhiali da sole. Si esercitano tra bandiere e bivacchi, agitando le spranghe, simulando complesse manovre a testuggine, al ritmo di urla perentorie: «Alzate quelle braccia e colpite duro». Anche per questo i tre hanno finito per rifiutare la proposta di Yanukovich. Avrebbero perso ogni autorevolezza nei confronti di questa ingombrante ala oltranzista che dà sempre l’impressione di voler procedere autonomamente. Ieri, per esempio, hanno provato ad occupare il Dipartimento dell’Energia e si sono fermati solo davanti al ministro che li implorava: «Fermatevi o rischiamo di paralizzare tutto il Paese». Il risultato è che le centrali nucleari ucraine (quasi tutte “gemelle” di Chernobyl) sono adesso circondate da truppe in stato di massima allerta per scongiurare attacchi che potrebbero scatenare catastrofi di ogni genere. In questo caos, il presidente aveva tentato il colpo di scena offrendo direttamente ad Arseny Yatsenyuk, ex ministro dell’Economia e leader del partito di Yiulia Tymoshenko, di guidare un nuovo governo, sacrificando senza remore l’attuale premier Mykola Azarov. E all’altro leader della rivolta Vitalyj Klitcko, di diventare vice premier con una delega speciale per i diritti umani, che sembrava una sorta di garanzia contro future ritorsioni giudiziarie. Yanukovich è in grande difficoltà. L’alleato Putin non gradisce «la gestione dilettantistica della rivolta». Il suo partito è diviso e molti alti dirigenti starebbero già mandando le famiglie all’estero per ogni evenienza. Inoltre, ieri sera, il suo più grande finanziatore, l’uomo più ricco di Ucraina, Rinat Akhmetov, noto al mondo come presidente della squadra di calcio Shaktar Donetsk, lo ha praticamente mollato dichiarando: «Sarebbe una follia, reagire con la forza. Il presidente deve trattare». Un consiglio che sembra un ordine. L’ennesimo rifiuto potrebbe costringere Yanukovich a cedere ancora ulteriormente. Ma per liberare la piazza senza l’uso della forza, le dimissioni sono ormai l’ultima possibilità che gli resta. I leader della trojka non possono accettare alcun compromesso. Sulle barricate della Majdan, dove prima campeggiavano gli slogan sui diritti umani e la prosperità che un’adesione alla Ue avrebbe garantito, c’è un solo gigantesco striscione con una scritta che esprime forse l’ideologia dei nuovi guardiani della piazza. Si potrebbe interpretare in vari modi ma c’è una sola possibile traduzione letterale: «Ci siamo rotti il c …».

Fonte: http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2014/01/26/lucraina-un-passo-dalla-guerra-civile-gli.html?ref=search

oOo

Kiev, l’offerta di Yanucovich non ferma la protesta: nuovi assalti a palazzi pubblici

Respinta l’offerta del presidente Yanucovich di un governo guidato dal leader dell’opposizione, la protesta in Ucraina va avanti e anche stamattina centinaia e centinaia di dimostranti hanno attaccato l’edificio di Casa Ucraina, una sorta di palazzo delle esposizioni presidiato all’interno dalla polizia, occupandola e facendo uscire gli agenti. Due poliziotti sono rimasti feriti. I dimostranti che hanno preso il controllo di Casa Ucraina hanno denunciato di aver trovato bossoli sul tetto dell’edificio, definendolo una prova del fatto che la polizia che occupava l’edificio ha sparato sui dimostranti, uccidendone almeno due mercoledì. La polizia nega che gli agenti siano dotati di munizioni vere. I dimostranti hanno pubblicato online immagini che mostrerebbero i bossoli ritrovati. L’edificio di Casa Ucraina si trova a 250 metri dalla Piazza Maidan, da dicembre il cuore della protesta dei movimenti filo-Ue, che anche oggi è invasa da migliaia di manifestanti.

Ieri notte, parlando alla folla nella piazza centrale di Kiev, l’ex ministro degli Esteri, Arseny Yatsenyuk, in prima fila nella battaglia ideale per avvicinare l’Ucraina all’Unione europea, ha detto che il dialogo deve andare avanti, ma che Yanucovich deve ancora dare risposte chiare ad alcune delle istanze principali della protesta. L’ex ministro ha aggiunto che potrebbe essere decisiva la seduta straordinaria del parlamento, convocata per martedì, nella quale, secondo gli annunci di Yanucovich, potrebbero anche essere attenuate le misure inserite nelle leggi anti-protesta. Il fronte moderato di cui Yatsenyuk fa parte continua perciò a lanciare appelli al movimento perché si fermino le manifestazioni violente, ma in queste ore la ‘pancia’ della protesta sembra avere il sopravvento sui fautori del dialogo al punto da contestare duramente anche leader dell’opposizione come l’ex campione dei pesi massimi Vitalyj Klitcko.

A Kiev, stamattina, si sono svolti i funerali del giovane dimostrante bielorusso ucciso durante gli scontri della settimana scorsa. Migliaia di persone hanno partecipato alla messa, invadendo la cattedrale di San Michele e la piazza antistante. Proprio oggi Mikhail Zhiznevsky avrebbe compiuto 26 anni. Alle esequie erano presenti tutti e tre i leader della protesta: il capo del partito Udar, il campione di pugilato, Vitalyj Klitcko, il leader del partito dell’Unione pan-ucraina Patria, partito dell’ex premier Yulia Tymoshenko, Arseny Yatsenyuk e il leader nazionalista, Oleg Tiagnibok. Dopo la messa, la bara è stata portata alle barricate erette nei giorni scorsi nella piazza dell’Indipendenza.

Nuovi scontri. Ma non è solo Kiev a ribollire. Circa 3mila dimostranti oggi hanno preso d’assalto l’edificio del governo regionale di Dnipropetrovsk, terza città più popolosa dell’Ucraina e capoluogo dell’omonimo Oblast nell’est del Paese. Gli uffici sono difesi da circa 200 persone. Altri scontri si sono verificati a Zaporizzja, anch’essa nel sud-est del Paese, dove 5mila manifestanti si sono raccolti davanti al palazzo del governo regionale e hanno chiesto al personale di andarsene. La polizia ha respinto la folla, utilizzando gas lacrimogeni e granate stordenti. I dimostranti sono però rimasti, scandendo slogan come “Fuori i criminali”.

L’appello del Papa. Della situazione ucraina ha parlato stamattina anche Papa Francesco, che si è detto “vicino con la preghiera all’Ucraina, in particolare a quanti hanno perso la vita in questi giorni e alle loro famiglie”. “Auspico – ha detto dopo l’Angelus – che si sviluppi un dialogo costruttivo tra le istituzioni e la società civile e evitando ogni ricorso ad azioni violente, prevalgano nel cuore di ciascuno lo spirito di pace e la ricerca del bene comune!”

Fonte: http://www.repubblica.it/esteri/2014/01/26/news/kiev_la_mediazione_fallisce_nuovo_assalto_a_sedi_del_governo-76950139/?ref=search

oOo

Le milizie assediano Yanukovich ora la guerriglia esce da Kiev

27 gennaio 2014

Un funerale di guerra per ritrovare la voglia di lottare, per preparare insieme l’ultima spallata ad un regime che non ha mai barcollato così tanto, dopo l’ennesima notte di scontri. Anzi di “combattimenti” come ormai dice perfino la tv di Stato. La sterminata Majdan Nezalezhnosti (Piazza Indipendenza) che per tutti gli ucraini è semplicemente la Majdan (la Piazza), si è riempita nuovamente ieri mattina di gente comune, famiglie con bambini, ragazzi dal piumino griffato, anziani pensionati con il colbacco di pelliccia. Almeno cinquantamila persone, tutte venute ad approvare, con la loro sola presenza, la svolta guerriera e aggressiva degli ultimi giorni. Mischiandosi agli energumeni in tuta mimetica, ai giovani arrivati dalla provincia che si addestrano al gelo con mazze e tubi di ferro, alle pattuglie dei movimenti di estrema destra ormai sempre più simili a una milizia popolare addestrata e pronta a colpire. L’ Europa, almeno per il momento, è tornata ad essere un sogno lontano ma adesso tutti condividono la stessa priorità: cacciare il presidente Yanukovich, riportare la democrazia nella Costituzione del Paese. Ecco perché hanno applaudito a lungo la povera bara di legno portata a spalla da sei ragazzi con l’elmetto e le insegne rosse e nere dell’ Esercito di Autodifesa ucraino Unà-Unso. Gente dura abituata alle guerre, che ha combattuto in Kossovo a fianco delle truppe dei sanguinari Karadzjc e Mladic e in Abkhazia con i georgiani contro l’ esercito russo. Il corteo arrivava con passo marziale dalla collina della cattedrale di San Michele dove si era appena svolta una breve cerimonia religiosa e veniva a consacrare sulla Majdan, uno dei martiri di questa rivoluzione, Mikhail Zhiznevskij, bielorusso, ricercato dalla dittatura di Minsk, che avrebbe compiuto proprio ieri 26 anni. Lo hanno trovato mercoledì scorso sul selciato dalle parti del palazzo presidenziale al termine degli scontri con la polizia. Ucciso da proiettili di fucile,  forse sparati da un cecchino. E i cori, ripescati da un antico gergo fascista degli anni Venti, hanno infiammato anche i più pacifici tra i presenti: «Onore e gloria agli eroi, morte ai nostri nemici». In un tripudio di bandiere e gagliardetti simil nazisti e di approssimative riproduzioni del passo dell’oca. In prima fila i tre deputati che guidano da oltre due mesi la protesta, quelli considerati legittimi e non estremisti, che hanno riconquistato la stima della piazza dopo aver rifiutato sabato scorso le ultime disperate offerte di pace di Yanukovich. Arseny Yatsenyuk, leader del partito di Yiulia Tymoshenko, Vitalyj Klitcko, ex campione di pugilato popolarissimo in tutto il Paese e Oleg Tiagnibok del partito nazionalista Svoboda (Libertà) sanno che la linea dura è ormai l’unica da seguire con una piazza così militarizzata. E con la folla calata apposta dai quartieri bene a omaggiare i «ragazzi che fanno il lavoro sporco e pericoloso per conto di tutti noi». E tutti e tre hanno passato in rivista, per la soddisfazione del loro esercito alleato, l’ultima conquista di quella che, a fine novembre, era cominciata come una protesta pacifica: la Casa Ucraina occupata nel cuore della notte dopo un paio d’ore di assalti con bottiglie molotov, sassi, spranghe. È un grande edificio circolare sovietico che, negli anni Settanta, ospitava un museo dedicato a Lenin e che adesso è un centro congressi e sala di esposizioni. I “guerrieri” della Majdan lo hanno assalito senza preavviso, quando si è sparsa la voce che fosse pieno di Berkut, gli odiati agenti delle squadre speciali. Dentro c’erano invece solo un centinaio di soldati di leva che hanno preferito squagliarsela dal retro disperdendosi tra le aiuole ricoperte di neve. Ma la strategia è ormai chiara. I tre, presentabili e comunque legittimati dalla carica, continuano a trattare con il presidentee ad avere contatti formali con l’Unione europea. Ieri il premier polacco Tusk ha parlato a lungo al telefono con almeno due esponenti della trojka. Gli altri, i duri paramilitari, continuano l’espansione territoriale. Dalla Majdan hanno prolungato l’occupazione per tutto il viale Kreshatik, asse principale della capitale, la Casa Ucraina e la via Grushevskogo che lambisce il Parlamento e il Consiglio dei Ministri. Stessa cosa avviene a macchia di leopardo in altre città dell’ Ucraina, occidentale ma anche orientale filo russa. Un assedio continuo e insistente che lascia il presidente Yanukovich sempre più solo e indeciso tra un’azione di forza, dalle conseguenze comunque tragiche e la resa totale a una piazza che ormai è pronta a tutto.

Fonte: http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2014/01/27/le-milizie-assediano-yanukovich-ora-la-guerriglia.html?ref=search

oOo

Ucraina: si dimette il premier, via le leggi anti-manifestazioni. Putin: no ingerenze da Ue

28 gennaio 2014

Il braccio di ferro tra opposizione e presidenza ucraina è continuato tutta la notte dopo lo sgombero del ministero della Giustizia da parte dei dimostranti anti-governativi. E ha prodotto due risultati: le dimissioni del primo ministro Mykola Azarov e l’abolizione da parte del Parlamento delle leggi anti-manifestazioni. A favore dell’abrogazione si sono espressi 361 deputati su 450. Il risultato della votazione è stato accolto in aula da un lungo applauso.

Le dimissioni del premier. In una nota pubblicata sul sito Internet ufficiale del governo, Azarov, due volte premier dal marzo 2010, spiega di aver “preso personalmente la decisione” di dimettersi per facilitare il raggiungimento di “un compromesso socio-politico” e di “una soluzione pacifica al conflitto”. La situazione di conflitto nel Paese – ha proseguito il fedelissimo del presidente Viktor Yanukovich – minaccia lo sviluppo economico e sociale in Ucraina nonché l’intera società ucraina e ogni cittadino”. Il presidente ucraino ha firmato un decreto che accoglie le dimissioni del premier e dell’intero governo. “Accetto le dimissioni di Mykola Azarov e di conseguenza le dimissioni di tutto il governo” si legge nel testo del decreto pubblicato sul sito web della presidenza ucraina. Il decreto richiede che il governo resti in carica per l’ordinaria amministrazione.

Le leggi abrogate. Nove delle 12 leggi anti-proteste, si legge sul Kiev Post, sono state revocate, tra cui quella che prevede la pena del carcere fino a 15 anni per i trasgressori dei divieti sulla partecipazione alle dimostrazioni. L’accordo di massima per abrogare le contestatissime leggi anti-manifestazioni approvate il 16 gennaio per alzata di mano e senza discussione in aula, le stesse che hanno portato la tensione alle stelle negli ultimi giorni, è stato trovato al termine di una riunione durata oltre quattro ore, tra il presidente Viktor Yanukovich e i tre principali leader dell’opposizione. Poi il Parlamento ha dato l’ok. Alla riunione con Yanukovich hanno preso parte l’ex pugile Vitalyj Klitcko, leader di Udar; Arseny Yatsenyuk di Patria, il partito di Yulia Timoshenko; il nazionalista di Svoboda, Oleg Tiagnibok.

Yatsenyuk dice no al governo. Yatsenyuk ha rifiutato la guida del governo propostagli dal presidente. Una scelta già annunciata, visto che l’opposizione punta a elezioni presidenziali e parlamentari anticipate in modo da dare la spallata finale al capo dello Stato. Yatsenyuk ha così accontentato anche la leader del suo partito, che dall’ospedale di Kharkiv, dove è ricoverata in stato di detenzione per un’ernia del disco, era tornata a dissotterrare l’ascia di guerra chiedendo all’opposizione, di cui è – almeno in teoria – il capo, di non accettare le condizioni “umilianti” proposte da Yanukovich finché non saranno accolte tutte le richieste dei manifestanti.

Amnistia. Ma governo e opposizione avrebbero anche un altro accordo in ballo: Yanukovich ha proposto un’amnistia per gli antigovernativi arrestati in queste settimane, ma a patto che tutti gli edifici pubblici occupati siano sgomberati. Il Parlamento discuterà domani questa misura. La richiesta di liberare palazzi e strade è però inaccettabile per larga parte dei dimostranti.

Ancora tensione. L’esito dell’incontro tra il presidente e i leader dell’opposizione, così come la decisione dei manifestanti di sgomberare il ministero della Giustizia, hanno momentaneamente allentato la tensione a Kiev. Ma in molte regioni gli scontri tra forze dell’ordine e rivoltosi continuano. Dieci sedi di consigli regionali su 25 sono occupate o bloccate dai manifestanti. Tutto l’ovest del Paese è di fatto sotto il controllo dei dimostranti.

Morto un poliziotto accoltellato lunedì. Un poliziotto ucraino accoltellato insieme ad altri due colleghi lunedì durante gli scontri a Khersones, nel sud dell’Ucraina. Lo ha riferito il ministro dell’Interno, citato dall’agenzia Itar-Tass. Sono quindi quattro, due manifestanti e due poliziotti, le persone morte dall’inizio delle proteste in Ucraina.

Appelli al dialogo. In questa situazione si susseguono gli appelli al dialogo. L’ultimo è arrivato dal vicepresidente americano Joe Biden che ha chiesto a Yanukovich di ritirare le forze antisommossa e lavorare con l’opposizione per ridurre le tensioni. In una conversazione telefonica, Biden ha anche avvertito il presidente ucraino che “dichiarare lo stato di emergenza o adottare ogni altra misura di sicurezza così grave peggiorerebbe la situazione e ridurrebbe lo spazio per una soluzione pacifica” della crisi. Biden ha inoltre esortato il governo ucraino a prendere “misure concrete” nella sessione parlamentare odierna, “al fine di rispondere alle legittime inquietudini del popolo ucraino, come l’abrogazione delle leggi antidemocratiche votate il 16 gennaio”.

Putin a Ue: “Non rivedremo intesa con Kiev se opposizione va al potere”. “La Russia non rivederà l’accordo con Kiev nel caso salga al potere l’opposizione”. Lo ha detto il leader del Cremlino Vladimir Putin alla fine del summit Russia-Ue a Bruxelles. Secondo Putin, che ha ribadito che è interesse della Russia che l’Ucraina trovi stabilità, Mosca terrà un dialogo con il nuovo governo ucraino, indipendentemente da chi sarà guidato. “Saremo con i nostri partner in Ucraina, chiunque sia a capo del governo, ci impegniamo in un dialogo con loro”, ha detto Putin, che non ha perso l’occasione per lanciare una frecciata alle ingerenze esterne sulla questione ucraina. Riferendosi, quindi, alla continua presenza di alti esponenti dell’Unione europea a Kiev, Putin ha detto: ”Posso solo immaginare come i nostri partner europei avrebbero reagito se, in piena crisi a Cipro o in Grecia il nostro ministro degli Esteri fosse andato in visita facendo appelli antieuropei. Pensiamo che non sia positivo in generale e considerando certe relazioni speciali esistenti fra Russia e Ucraina, è semplicemente inaccettabile e impossibile per noi”. Ecco perché, ha spiegato Putin, la Russia non interverrà in Ucraina: ”Riguardo a dare consigli su cosa fare e come – ha detto – penso che il popolo ucraino se la possa cavare da solo”, ha osservato. Nonostante questo, ha definito “inaccettabili” le espressioni “di nazionalismo estremo” presenti nella piazza ucraina.

Fonte: http://www.repubblica.it/esteri/2014/01/28/news/ucraina_trattativa-77087139/?ref=search

oOo

Ucraina, scontri tra oppositori di Yanukovich: feriti. In Parlamento approvata l’amnistia

29 gennaio 2014

Per la prima volta dall’inizio della crisi ucraina le diverse anime del fronte filo-europeo che si oppone al presidente Viktor Yanukovich sono arrivate allo scontro fratricida. E’ accaduto quando militanti del partito ultra nazionalista di Svoboda hanno tentato di convincere il gruppo radicale Spilna Sprava a liberare il ministero dell’Agricoltura, occupato venerdì scorso. Secondo le agenzie locali, nello scontro che è seguito, con spari e lancio di granate, vi sarebbero tra i tre e i sei feriti. Si registra anche la morte di un agente di polizia di 42 anni, spirato in ospedale a causa di una ferita al petto, dopo essere stato colpito da uno sparo in un parco della città. La polizia sta indagando, riferisce una nota delle autorità.

Andriy Khoronets, membro di Svoboda, ha spiegato di essere uno di quelli che hanno tentato di convincere i nazionalisti del movimento Spilna Sprava ad andarsene per accontentare le richieste del governo, che aveva posto lo sgombero del ministero tra le condizioni per andare avanti nel negoziato con i leader dell’opposizione e per concedere l’amnistia ai dimostranti arrestati, provvedimento in discussione oggi in un Parlamento che ieri aveva abolito a larga maggioranza le leggi anti-manifestazioni. “Dobbiamo essere visti come persone che rispettano i loro doveri, non ci deve essere anarchia” ha ammonito Khoronets. Alla fine, i radicali di Spilna Sprava hanno lasciato il palazzo, occupato venerdì scorso. Altri cinque edifici governativi restano nelle mani dei dimostranti. Che in piazza Indipendenza, cuore delle protesta a Kiev, hanno istituito la “guardia nazionale” pronti a “sacrificare la vita per il popolo ucraino e per l’Ucraina”. Il giuramento è avvenuto in Casa ucraina, l’ex museo di Lenin occupato sabato scorso dagli insorti. L’agenzia Unian riporta sul suo sito che circa 5mila persone stanno marciando in corteo nel centro di Kiev, dopo aver lasciato piazza Indipendenza, scandendo slogan come “Gloria all’Ucraina” e “Gloria agli eroi”. Il traffico automobilistico è stato interrotto.

Mentre la piazza resta in fermento, il governo ucraino e l’opposizione continuano il loro “dialogo” per risolvere la crisi. Ma non è semplice trovare l’intesa. “Da parte nostra, siamo pronti a fornire le condizioni necessarie per la stabilità nazionale” ha affermato in Parlamento Sergey Arbusov, neo premier ad interim dopo le dimissioni del primo ministro Mikola Azarov.

Arseny Yatsenyuk, capogruppo di “Patria” e uno dei leader dell’opposizione a cui Yanukovich aveva proposto di diventare premier, ha definito però “inaccettabile” la condizione posta dal governo di mettere fine alle proteste per concedere l’amnistia ai dimostranti fermati.

In tarda serata il parlamento ucraino (Rada), con l’astensione della forze d’opposizione, ha approvato l’amnistia che permetterà il rilascio di manifestanti anti-governativi arrestati in seguito ai disordini delle ultime settimane e che dovrebbe consentire un alleggerimento delle tensioni.

Intanto, a Kiev è arrivata Catherine Ashton, alto commissario Ue per la politica estera. Visita di un giorno, durante la quale la diplomatica ha incontrato il presidente ucraino Yanukovich. Il capo della diplomazia Ue ha chiesto la fine della “violenza” e delle “intimidazioni” in Ucraina, “da qualunque parte provengano” e ha auspicato “un vero dialogo” tra maggioranza e opposizione per mettere fine alla grave crisi politica.

Dalla Russia, il premier Medvedev fa sapere che l’Ucraina ha chiesto di posticipare i pagamenti per le vecchie e le nuove forniture di metano, debito che ha raggiunto i 2,7 miliardi di dollari. La notizia è emersa durante una riunione a cui partecipava anche il presidente Putin, che a sua volta ha sottolineato l’opportunità di “aspettare la formazione del nuovo governo ucraino, prima di dare seguito all’accordo che prevede lo stanziamento di 15 miliardi di dollari” a favore di Kiev. Per Medvedev, “l’accordo di dicembre non verrà messo in pratica finché non si prenderà coscienza del nuovo governo e dei nuovi principi guida dell’Ucraina”.

Fonte:  http://www.repubblica.it/esteri/2014/01/29/news/ucraina_scontri_tra_oppositori_di_yanukovich_sei_feriti-77214526/?ref=search

oOo

Ucraina, Yanukovich firma legge su amnistia per i manifestanti

31 gennaio 2014

Il presidente ucraino, Viktor Yanukovych, ha firmato la legge d’amnistia per i manifestanti antigovernativi approvata due giorni fa dal parlamento ucraino e che prevede la liberazione degli arrestati in cambio dello sgombero delle piazze e degli edifici pubblici occupati.  La notizia è riportata dal sito internet presidenziale di Kiev.

La norma promulgata da Yanukovych, oltre alla parziale amnistia, prevede la parziale cancellazione delle leggi anti-manifestazioni del 16 gennaio, che hanno innescato l’escalation delle violenze di piazza. L’amnistia non copre i reati più gravi. E’ stata approvata dalla Rada, il parlamento ucraino, il 29 gennaio coi voti del partito delle regioni di Yanukovich. L’opposizione l’ha duramente criticata, perché la sua validità partirà solo in cambio della fine delle proteste.

Kerry: Yanukovich deve fare di più. Anche il segretario di Stato Usa, John Kerry, ha avvertito che il presidente ucraino deve fare ben di più se vuole traghettare il proprio Paese fuori dalla gravissima crisi. “Le offerte di Yanukovich non hanno ancora raggiunto un livello sufficiente per quanto riguarda le riforme”, ha dichiarato il capo della diplomazia Usa da Berlino, dove incontrerà tra gli altri il cancelliere Angela Merkel e l’omologo tedesco Frank-Walter Steinmeier, il segretario generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-moon e l’inviato speciale congiunto per la Siria della stessa Onu e della Lega Araba, Lakhdar Braimi. Kerry, che domani a Monaco di Baviera vedrà esponenti di primo piano delle forze di opposizione ucraine, ha alluso alla Russia affermando che alle “Potenze esterne” non deve essere permesso di interferire nella crisi, la cui soluzione spetta soltanto al popolo dell’Ucraina. Oltre all’amnistia per gli arrestati,  Yanukovich finora ha accettato di mettere da parte il premier Mykola Azarov e il suo governo e offerto agli oppositori la guida dell’esecutivo.

Ashton: “Orrore per le torture”. Intanto l’alto rappresentante della politica estera dell’Ue, Catherine Ashton, ha espresso “orrore” per i rapimenti e le torture ai danni di diversi oppositori in Ucraina. Il commento è arrivato dopo che Dmytro Bulatov, leader del movimento dissidente ‘Avtomaidan’, è riapparso in tv dopo una settimana denunciando di esser stato rapito e torturato. “Sono inorridita”, scrive Ashton in una nota, “per gli evidenti segni delle prolungate torture e dei crudeli maltrattamenti” inflitti agli attivisti dell’opposizione. Altri “hanno pagato con la loro vita l’aver esercitato i propri diritti civili”, denuncia la baronessa inglese in relazione alla sorte di  Yuriy Verbytsky, trovato morto proprio nove giorni fa dopo essere stato sequestrato in precedenza. “Non sono altro che due casi dei continui e deliberati attacchi contro gli organizzatori i partecipanti a pacifiche proteste”, incalza Ashton, reduce da una nuova visita a Kiev dopo quella di dicembre. “E’ responsabilità delle autorità ucraine adottare tutti i provvedimenti necessari per affrontare l’attuale atmosfera d’intimidazione e d’impunità, che permettere si verifichino fatti del genere. Tutti coloro che sono detenuti illegalmente debbono essere rilasciati, i colpevoli condotti davanti alla giustizia”, ha concluso la Ashton.

Estrema destra: non lasciamo le barricate. Ma il movimento di estrema destra ucraino ‘Pravij Sektor’ (Settore destro) non ha alcuna intenzione di lasciare le barricate di via Grushevski, a Kiev, dove per giorni manifestanti e polizia si sono scontrati e dove hanno perso la vita almeno tre persone. In un’intervista a Interfax, il leader del gruppo, Dmytro Yarosh, ha detto di “non riconoscere” la legge d’amnistia votata dal parlamento che prevede la liberazione dei dimostranti arrestati in cambio dello sgombero degli edifici pubblici occupati.

Fonte:  http://www.repubblica.it/esteri/2014/01/31/news/ucraina_yanukovich_firma_legge_amnistia_manifestanti-77387077/?ref=search

oOo

Ucraina verso la distensione: manifestanti evacuano municipio di Kiev

16 febbraio 2014

I manifestanti hanno lasciato il municipio di Kiev occupato dal primo dicembre scorso. “Il municipio è praticamente evacuato”, hanno dichiarato fonti sul posto. Si tratta di un chiaro segnale di distensione nel confronto che da mesi vede protagonisti il governo e le opposizioni filo-Ue, favorevoli a un percorso di integrazione in Europa diventato difficile a seguito delle scelte del presidente Viktor Yanukovich, più attento ai rapporti con Mosca.

L’ambasciatore svizzero che detiene la presidenza di turno dell’Osce è stato il primo ad entrare nell’edificio evacuato: “Sono stato invitato da entrambe le parti in conflitto a partecipare al processo di trasferimento alle autorità cittadine”, ha detto l’ambasciatore Christian Schoenenberger.

La liberazione del municipio, in particolare, sembra essere la risposta dei leader della protesta alla scarcerazione di 234 manifestanti, avvenuta ieri. L’evacuazione del palazzo municipale era infatti una delle condizioni dettate dalle autorità per il varo di una amnistia con la liberazione di tutti i manifestanti arrestati.

Un gesto indicativo di “buona volontà”, lo sgombero del municipio di Kiev, definito il “quartier generale della rivoluzione”, di alto valore simbolico per gli anti-governativi, come piazza Maidan, situato sul viale Kreshchatik e attrezzato dai circa 700 occupanti con una mensa e un ospedale improvvisato. Che per oggi hanno in programma una nuova manifestazione di massa.

La loro scelta di liberare la struttura, tra l’altro, ha disobbedito al diktat lanciato dal carcere da Yulia Tymoshenko con un’intervista dai toni forti: solo le dimissioni del presidente Yanukovich, aveva avvertito l’icona della rivoluzione arancione, avrebbero potuto soddisfare le richieste dei manifestanti.

Fonte: http://www.repubblica.it/esteri/2014/02/16/news/ucraina_manifestanti_evacuano_municipio_di_kiev-78728596/?ref=search

oOo

Scontri in Ucraina, in fiamme piazza Maidan: 15 morti. Accuse tra Russia e Occidente

18 febbraio 2014

Si riaccende la protesta in Ucraina e le strade del centro di Kiev tornano a macchiarsi di sangue. Almeno 15 persone sono rimaste uccise nella battaglia tra polizia e manifestanti svoltasi nel cuore della capitale. Dopo una giornata tesissima, segnata da vari raid di gruppi di dimostranti, centinaia di poliziotti in assetto antisommossa hanno assaltato in serata Maidan Nezalezhnosti, la piazza Indipendenza da tre mesi fulcro della rivolta antigovernativa.

Nel pomeriggio, le autorità avevano lanciato un ultimatum ai dimostranti: dovevano sgomberare il Maidan entro due ore (alle 18, le 17 in Italia). La polizia ha atteso due ore in più, poi, alle 20 in punto, è entrata in azione premendo su due lati della piazza. Gli agenti delle forze speciali ‘Berkut’ erano tanti e ben equipaggiati, ma hanno dovuto vedersela con migliaia e migliaia di dimostranti, alcuni dei quali armati di spranghe, qualcuno anche di pistole. Ai lacrimogeni i manifestanti hanno risposto con pietre, molotov e fuochi d’artificio. Un copione purtroppo già visto più volte a Kiev nelle ultime settimane.

Tra le vittime degli scontri di oggi si contano, dopo il decesso in serata di un agente gravemente ferito, sette poliziotti – alcuni dei quali secondo il ministero dell’Interno sono stati uccisi da colpi d’arma da fuoco – e almeno un militante del partito delle Regioni del presidente Viktor Yanukovich, una cui sede è stata presa d’assalto da gruppi di oppositori. Non meno di sei delle altre sette persone decedute dovrebbero invece essere manifestanti antigovernativi.

Le violenze sono scoppiate stamattina, quando un cordone di agenti ha impedito ad un corteo di migliaia di dimostranti di avvicinarsi al Parlamento, dove si sarebbe dovuta discutere una riforma costituzionale chiesta dall’opposizione per ridurre i poteri del presidente. Non è chiaro chi abbia iniziato gli scontri. Fatto sta che i combattimenti si sono presto propagati in altri punti del centro di Kiev. Quelli più violenti sono avvenuti proprio davanti al Parlamento, tra via Institutska e via Shovkovichna, ma altri scontri si sono registrati anche a parco Marinski – dove sono accampati centinaia di simpatizzanti del governo – e in via Grushevski, teatro dei combattimenti di fine gennaio in cui persero la vita almeno quattro persone. E proprio in via Grushevski la polizia ha piegato la resistenza dei manifestanti e si è aperta un varco tra le barricate a forza di manganellate e fucilate (per lo più con proiettili di gomma) arrivando fino alle porte del “fortino” di Maidan. Gli agenti sono però accusati di aver usato anche fucili caricati con proiettili convenzionali.

Secondo il direttore sanitario del centro medico degli insorti, Oleg Musii, uno dei manifestanti morti è stato colpito al capo da un colpo di arma da fuoco. Altri due hanno invece perso la vita per traumi alla testa, mentre non è chiara la causa del decesso di un uomo e di una donna di mezza età. D’altra parte, anche gli insorti sono accusati di usare armi da fuoco.

Nelle violenze sono rimasti feriti circa 180 agenti, 157 dei quali hanno dovuto essere ricoverati in ospedale. I feriti tra i manifestanti, invece, secondo l’opposizione erano più di 150 già nel primo pomeriggio. Stamane, inoltre, un impiegato del partito di Ianukovich è morto quando alcune centinaia di manifestanti hanno fatto irruzione a colpi di molotov nella sede del movimento politico in via Lipska. Secondo il Kyiv Post, tra le persone che hanno scavalcato l’inferriata esterna dell’edificio del partito c’era anche la giornalista e militante dell’opposizione Tetiana Chornovol, aggredita brutalmente nella notte di Natale. Intanto in serata, poco prima dell’attacco della polizia a Maidan, un gruppetto di insorti ha occupato nuovamente il municipio di Kiev, sgomberato domenica scorsa dai dimostranti per permettere l’entrata in vigore di un’amnistia. La situazione in Ucraina rischia di sprofondare in una guerra civile, mentre violenze si segnalano anche a Leopoli, roccaforte occidentale dell’opposizione più nazionalista.

Condanne delle violenze sono arrivate intanto dal segretario generale dell’Onu Ban Ki-moon, dal capo della diplomazia Ue Catherine Ashton, dalla Casa Bianca, dalla Nato. Mentre Mosca accusa l’Occidente: il ritorno della violenza nelle strade di Kiev è il “risultato diretto” della politica di Stati Uniti e Unione europea, ha affermato il ministero degli Esteri russo in una nota, accusando “politici occidentali e organizzazioni europee” di incoraggiare “le provocazioni contro il potere legale” in Ucraina.

Per aggrapparsi alla speranza di una tregua, in ogni modo, non resta che sperare in queste ore nell’incontro convocato d’urgenza nella notte dal presidente Viktor Yanukovych – incoraggiato al dialogo anche da uno dei suoi maggiori finanziatori, l’oligarca Rinat Akhmetov, apertamente critico stasera sulla piega presa dagli eventi – con l’ex pugile Vitalyj Klitcko, voce moderata della leadership dell’opposizione.

 Fonte: http://www.repubblica.it/esteri/2014/02/18/news/ucraina_riforma_costituzionale_scontri_tra_polizia_e_manifestanti-78916090/?ref=search

oOo

 

 

Annunci

, , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , ,

Lascia un commento