“Teologia del corpo” – intervista a Jean-Claude Larchet (Prima parte)

L’argomento che vi presentiamo in questa puntata è collegato sia all’attualità di un libro sia alla riflessione alla quale ci invita la Chiesa nel periodo che precede Pasqua e che ci prepara alla Pasqua stessa. Parleremo, infatti, di un’opera pubblicata recentemente presso i tipi del Cerf intitolata “Théologie du corps” (“Teologia del corpo”). Per parlarne, ospitiamo l’autore di questo libro Jean-Claude Larchet esperto di patristica, teologo, autore di numerose opere sulla teologia dei Padri e direttore della collezione “Grands spirituels orthodoxes du XXème siècle” presso le edizioni “L’Age d’Homme”.

Alexis Chrisostalis: Jean-Claude Larchet, con il suo libro tocchiamo un argomento fondamentale per la nostra fede, quello del posto occupato dal corpo nella storia della Salvezza e la relazione uomo-Dio.

Jean-Claude Larchet: Sì, in effetti, sul posto che il corpo occupa nella storia della Salvezza possiamo dire che esso comincia con la creazione dell’uomo: Dio ha creato l’uomo con un corpo ed è a tutta la sua persona, anima e corpo, che Dio ha assegnato un destino magnifico, cioè quello della “deificazione”. Ciò vuol dire che sin dalle origini l’uomo doveva essere deificato in tutto il suo essere e, dunque, anche con il suo corpo e che il corpo è qualcosa che è eminentemente nobile, per volontà di Dio e sin dalle origini. Alcuni Padri hanno persino l’audacia di dire che quando si dice che l’uomo è stato creato a immagine di Dio, il corpo stesso dell’uomo fa parte di quest’immagine divina. Una cosa paradossale perché Dio è considerato – è – un essere che non è materiale mentre il corpo è materiale. Come può, dunque, un oggetto materiale o un essere materiale essere a immagine di Dio? Qui alcuni Padri dicono qualcosa di meraviglioso, in particolare Nicolas Cabasilas: l’uomo, sin dall’origine, era a immagine del Verbo incarnato. Dio, dunque, ha previsto l’incarnazione fin dall’eternità poiché – come dicono alcuni Padri – il Verbo non si è incarnato soltanto a causa dell’errore dell’uomo, a causa della caduta dell’uomo. Egli si sarebbe in ogni caso incarnato per deificare l’uomo. Nicolas Cabasilas dice che il corpo dell’uomo è stato creato anch’esso a immagine di Dio, cioè a immagine del Verbo incarnato. E dunque, questo disegno di Salvezza, voluto da Dio all’origine non si è realizzato perché l’uomo ha fatto un uso cattivo della sua libertà. Sappiamo che il corpo ha partecipato alla caduta dell’uomo che è, prima di tutto, evidentemente, una caduta spirituale. Su come si caratterizzi questa caduta alcuni Padri – San Gregorio di Nissa e San Massimo – ci dicono che il corpo all’origine aveva un’altra dimensione rispetto a quella che ha ora: era meno materiale, era meno spesso, era più sottile. Questa dimensione del corpo verrà senza dubbio ritrovata dall’uomo dopo la Risurrezione. Ne abbiamo già qualche idea a partire delle descrizioni dateci del Cristo risuscitato. Dunque questo corpo ha perduto queste caratteristiche originali, è stato sottomesso alla malattia, alla corruzione, alla morte. Il corpo ha partecipato a tutto il processo della caduta sotto il giogo del peccato e delle passioni. Quando Cristo è venuto a salvare l’umanità ha incluso il corpo nel processo di Salvezza poiché è divenuto un uomo completo con, non soltanto uno spirito, un’anima ma anche un corpo ed è con il corpo che aveva assunto che Cristo ha salvato il corpo dell’uomo ridando all’uomo e al suo corpo lo status che avevano all’origine, al momento della creazione. Inoltre ha dato al corpo il suo destino, realizzandolo in Lui stesso, e facendone una vocazione per ogni essere umano, quello cioè di essere non soltanto salvato – cioè uscire dal processo del peccato, della corruzione e della morte – ma anche di essere deificato dopo la Risurrezione per coloro che ne saranno trovati degni, cioè tutti coloro che si saranno uniti a Cristo e che avranno ricevuto lo Spirito santificatore.

A.C.: Questo concetto che chiamiamo del “corpo di gloria”, il corpo di Cristo dopo la risurrezione, veniva legato dai Padri al destino dell’uomo?

J.-C.L.: Certamente tutto ciò che vive Cristo, in quanto incarnatosi, è qualcosa che segna il destino dell’uomo dal momento che tutto ciò che Cristo ha detto o fatto fa parte del processo di Salvezza. Se Cristo, quindi, ha preso un’anima e un corpo umani è per salvare l’uomo nella sua anima e nel suo corpo e ogni atto che Cristo ha realizzato, ogni fatto che ha subito volontariamente come Dio, l’ha subito nell’anima e nel corpo ed è in lui che la nostra anima e il nostro corpo beneficiano di questa salvezza che Cristo ha compiuto.

A.C.: Ritorno un attimo alla creazione perché, leggendo il suo libro, vedo che insiste sul fatto che il corpo è la prima parte creata dell’uomo. Dio ha cominciato dal corpo, lei parla del fatto che Dio “ha preso della terra” ecc. Secondo lei, quindi, ciò indica che il corpo è una condizione per l’essere umano e non solo un dettaglio cronologico?

J.-C.L.: Chiaramente ha un senso il fatto che se l’anima viene in seguito, come una sorta di coronamento, un completamento, il fatto che Dio dia priorità al corpo nella creazione mostra tutta l’importanza che Egli gli dà. Il fatto che l’uomo e il suo corpo siano creati dalla terra, dalla gleba, dalla polvere, ha un senso in relazione alla dignità che Dio riconosce al cosmo: attraverso l’uomo, il cosmo intero si trova riassunto. Ecco perché i Padri dicevano che l’uomo è un microcosmo. Tutta la dignità della creazione, quindi, che era “buona” come ci dice la Bibbia si trova in qualche modo richiamata, riassunta nell’uomo.

A.C.: Il corpo sopporta quasi da solo le conseguenze della caduta. Perlomeno, stando all’immagine che abbiamo dell’uomo, perché è il corpo che vediamo invecchiare, morire ecc. Ma l’anima accompagna il corpo in questo processo di decadenza?

J.-C.L.: Lei sa che San Gregorio Palamas dice – anche altri Padri lo dicono ma San Gregorio insiste su questo punto – che la caduta e la morte sono stati spirituali in prima battuta. Ma l’uomo è concepito, nell’antropologia patristica, come un insieme.
Questa è veramente una caratteristica dell’antropologia patristica: l’anima e il corpo sono assolutamente indissociabili. Una rivoluzione nel pensiero filosofico dell’epoca perché i Greci pensavano l’anima contro il corpo o il corpo contro l’anima, tendevano a credere – è Platone che lo dice – che il corpo, soma, è una tomba, sema, per l’anima; l’anima sarebbe caduta in un corpo e la liberazione dell’anima consisterebbe a lasciare il corpo, a uscirne. Il cristianesimo cambia totalmente questa prospettiva: l’uomo è al contempo corpo e anima, non c’è alcuna parte dell’uomo che ha maggiore o minore dignità, è tutto parte della sua persona. Quindi il corpo e l’anima sono un insieme indissociabile. Nel processo del peccato, per esempio, il corpo e l’anima sono insieme e anche nel processo di salvezza il corpo e l’anima sono insieme perché sono due dimensioni della persona. Ancora caratteristico del pensiero cristiano è che il corpo è chiamato a riunirsi all’anima dopo la risurrezione. Nel tempo della morte in cui anima e corpo sono separati, tra i due resta una relazione misteriosa: il corpo, anche diventando cenere, anche decomponendosi, resta sempre il corpo della persona, mantiene un legame con l’anima ed è oggetto di rispetto, o anche di una venerazione – come lo si vede, per esempio, con le reliquie dei santi – ma certamente di rispetto se è vero che ci si raccoglie davanti alle spoglie di qualcuno anche se, fisicamente, sono ridotti a quasi niente. C’è quest’idea per cui il legame sussiste malgrado il cambiamento radicale della natura del corpo e che il corpo e l’anima si riuniranno ma il corpo riprenderà, allora, un’altra forma, sarà trasformato, sarà trasfigurato dalle energie divine e riceverà una forma che è particolare e che gli permetterà di vivere un’esistenza spirituale con l’anima nel Regno celeste.

A.C.: Questo legame tra corpo e anima lo vediamo anche nella guarigione del corpo. Lei cita nel suo libro il fatto che Cristo curi il corpo. Egli si fa spesso medico del corpo, abbiamo numerosi esempi di miracoli nel Vangelo. Lei dice, la cito: “La guarigione del corpo da parte di Cristo appare spesso come un segno e un simbolo della guarigione che è venuto a portare a l’essere dell’uomo nella sua interezza, in primo luogo della sua guarigione spirituale”. La guarigione del corpo è immagine o condizione della guarigione spirituale?

J.-C.L.: E’ innanzitutto un’immagine per Cristo perché si tratta di mostrare in una maniera visibile come Cristo è capace di cambiare l’uomo, di migliorarlo, di modificarlo, di perfezionarlo e mostra soprattutto come è possibile stabilire una trasformazione che riguarda il corpo e l’anima insieme. Ogni volta, infatti, che Cristo guarisce, nel corpo, qualcuno che è malato o infermo dà un insegnamento sulla guarigione dell’anima e sulla salvezza e mostra anche che l’anima e il corpo sono indivisibili, sia l’anima rispetto al corpo che il corpo rispetto all’anima. Semplicemente bisogna fare attenzione a non stabilire legami sistematici tra lo stato fisico del corpo e lo stato spirituale dell’uomo perché sono due cose diverse: il corpo può essere malato in quanto parte del mondo decaduto senza che l’anima sia malata spiritualmente ma può anche esistere il contrario cioè ci può essere un’anima malata in un corpo sano, un corpo malato che coabita con un’anima sana. Dunque le cose sono piuttosto complicate a questo livello. Ma Cristo, comunque, vuole mostrare la solidarietà che esiste tra i due. Ciò che è fondamentale è che il corpo e l’anima sono solidali nel processo del peccato, della caduta delle passioni. In effetti, tutte le passioni sono passioni dell’anima e del corpo – anche se ne esistono alcune che sono piuttosto dell’anima e certe piuttosto del corpo -, tutte le virtù sono virtù dell’anima e del corpo – anche se ne esistono alcune che sono piuttosto dell’anima e certe piuttosto del corpo. Il corpo è chiamato a partecipare a tutto il processo di guarigione spirituale dell’uomo, a tutto il processo della salvezza per essere infine deificato anch’esso con l’anima nella persona umana.

tradotto da “Orthodoxie” trasmissione settimanale di “France Culture”

Fine prima parte

Fonte: http://www.natidallospirito.com/2010/02/27/la-teologia-del-corpo-intervista-a-jean-claude-larchet-1-parte/

Annunci

  1. Lascia un commento

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: