“Il Maschile e il Femminile disonorati: la storia occidentale” di Sara Cattò

Come scrive June Singer: L’interdipendenza esistente tra principio Maschile e principio Femminile sottostà all’interdipendenza che esiste tra uomo e donna. Quando tale interdipendenza viene violata e quando l’innato pari valore del Maschile e del Femminile è violato, molta sofferenza ne deriva sia all’uomo che alla donna” [1].

Sarebbe impresa lunga entrare nei dettagli di un’analisi storica delle vicende e delle sorti (profanazione, degradazione e squalificazione) toccate al Femminile a partire dal mondo greco,  per passare a quello romano,  fino al “colpo finale” inferto dalla teologia della Chiesa cattolica, su cui oggi esiste molta letteratura [2], grazie anche al ruolo svolto dal femminismo nel sollevare il velo e denunciare tali crimini di storia. Ma è necessario non passare totalmente sotto silenzio questo aspetto, le cui conseguenze per la vita dell’umanità occidentale (e non solo) sono purtroppo state devastanti e ancora un pesante fardello grava sulle spalle di tutti noi. La conoscenza della legge della polarità e quindi del valore del Femminile (negato e tradito già dai primi secoli d.C., dalla rivisitazione dell’insegnamento cristiano da parte della Chiesa [3] in aperta contraddizione con il messaggio del Cristo [4], accusato infatti di frequentare le donne e considerarle al pari degli uomini) è stato tenuto in vita da alcune tradizioni, costrette a divenire esoteriche, cioè celate ai più, per sfuggire alle persecuzionigarantirsi la sopravvivenza. Tra queste troviamo gli gnostici, i catari, i trovatori e l’amor cortese in Francia, il dolce stil novo in Italia, l’alchimia, per citare le più note. I trovatori e gli stilnovisti utilizzarono la poesia per occultare le loro conoscenze pur rendendole pubbliche: nelle loro liriche c’è sempre una Donna, la signora del loro cuore (ma-dame, la dama), per unirsi alla quale il cavaliere o il poeta sono disposti a contravvenire alle convenzioni sociali. L’amor cortese per il trovatore e la gentilezza [5] per lo stilnovista (anche Dante lo era) sono metafore per indicare un percorso spirituale che elevi l’uomo e lo renda degno dell’amore di una donna angelicata, metafora dell’Anima umana.

La “cancellazione” del Femminile trova un esempio paradigmatico nella Santa Trinità: la triade creativa Padre, Madre e Figlio viene volta unicamente al maschile, Padre, Figlio e Spirito Santo. Senza forse che ce ne rendiamo conto una triade così composta esprime un’assurdità perfino sul piano logico: sarebbe come voler sostenere che in aritmetica 1+1=3! Negli ultimi anni all’interno della Chiesa stanno emergendo voci che tentano di veder riconosciuto lo stretto rapporto tra Femminile e Spirito Santo [6]. Mi piace ricordare che Giovanni Paolo I, il papa del sorriso, affermò che “Dio è papà; più ancora è madre” [7].

L’elenco di polarità, apparentemente innocuo (vedi: Sara Cattò, Imparare a innamorarsi, Xenia, pag. 33), fornisce la chiave per capire su quale base la Chiesa sostenne l’inferiorità del Femminile. Se leggiamo la seconda colonna, quella di destra, troviamo: male, femmina, basso, donna, brutto, cattivo, sinistra, notte, terra, materia, vuoto, indietro, dentro, inconscio, sonno, morte, sentimento, eros, negativo, diavolo, inferno, meno, inferiore. Straordinario! Ecco fondata una teologia [8]. Semplice, no? Femminile diventa donna, tout court. E così tutto fu spezzato in due, perfino Dio stesso, Padre ma non Madre, al massimo Spirito Santo. “L’uomo creò il male nutrendosi di cose spezzate” [9]. Nell’ambito cristiano, come contrappeso si andò sviluppando lentamente, a partire dal secolo XII, il culto mariano [10], che innalzando la figura di Maria, da un lato servì a mantenere almeno un piccolo spiraglio di devozione per il principio femminile e per alcuni suoi simboli (come il velo della Madonna, che rappresenta il manto della Madre del Mondo), dall’altro però lo rese completamente trascendente, lontano dalla realtà umana e terrena, contribuendo ad approfondire il solco tra la donna reale e l’unica vera santa (e anche vergine) donna mai esistita [11]. 

Non mancarono, nell’alveo cristiano, alcune illuminate personalità che vissero e predicarono in aperto contrasto con la dottrina della Chiesa del tempo, sopra tutte Francesco d’Assisi. È noto il rapporto privilegiato, di profonda stima, affetto e unione, che lo legò a Chiara e il suo spendersi per affermare il valore della donna, tanto da arrivare, durante la predicazione, a modificare il racconto della Genesi, che Francesco narrava senza menzionare Eva, in modo che non si potesse fare l’associazione tra il diavolo, il serpente, il peccato originale e la donna.

Ma il peggio doveva ancora venire: la caccia alle streghe. Nel 1487 H. Institor e J. Sprenger, inquisitori dell’ordine domenicano, scrivono il “Malleus Maleficarum” (“il martello delle streghe”) che divenne il testo canonico dell’Inquisizione e diede il via a quello che Vera Slepoj definisce giustamente “uno degli eventi più tristi della storia dell’umanità” [12], che seminò morte e terrore senza tregua per ben tre secoli, dal XV al XVII, ma i cui strascichi si protrassero oltre, con esecuzioni di persone sospettate di pratiche malefiche, probabilmente ancora fino al 1800. Per inciso, il termine oggi largamente in uso per indicare la vulva della donna, cioè fica (e il derivato figa), che nelle etimologie ufficiali deriverebbe da ficus (fico), non ricorda piuttosto qualcos’altro? Male-fica-rum … strana coincidenza.

Ancora nel 1901 lo psichiatra tedesco Moebius “valuta la donna, sia dal punto di vista fisico che psichico, in una posizione intermedia tra il bambino e l’uomo. Tale “benevola” definizione esprime già una certa evoluzione di pensiero, in rapporto all’arcaico dubbio dei primi secoli cristiani, in cui la domanda ricorrente era habet mulier animam?” come fa notare ironicamente Rita Palmieri [13].

Mi sono dilungata sulla questione della donna ignobile, perfida, vile, cosa cattiva e malamente carnale (nelle parole di un altro uomo di Dio, Bernard del Morlas [14]) perché questa visione ha coinvolto anche il corpo e la sessualità [15] e nonostante le innegabili conquiste dell’ultimo secolo, ancora inquina la nostra percezione della sessualità e nessuno può sinceramente affermare di sentirsene completamente estraneo. E’ una stratificazione profonda dell’inconscio collettivo, costruita in duemila anni e più (già nel mondo greco la donna era considerata inferiore e asservita al padre prima e al marito poi, tanto che l’unico modo per preservare la sua libertà, civile e psicologica, era diventare prostituta [16]).

Ma c’è un altro aspetto della questione, con le relative conseguenze, al quale in genere si tende a porre meno attenzione. Parafrasando Alfred Tennyson, già citato nel primo capitolo (presumo del suo libro):La causa del Femminile è quella del Maschile; essi si elevano o si abbassano insieme, entrambi pigmei oppure simili a Iddii, schiavi o liberi insieme”. Colpendo il Femminile (attraverso la donna) e non riconoscendo che esso alberga anche nell’uomo, gli uomini si sono dati la zappa sui piedi senza rendersene conto. Come era inevitabile per la legge della polarità, abbassare la donna non poteva che abbassare anche l’uomo. E degradare il Femminile non poteva che portare alla degradazione del Maschile. Claudio Risé ha colto molto bene questo passaggio e nel suo Il maschio selvatico [17] mette in luce due aspetti di questa catastrofe, uno psicologico, in riferimento all’uomo e alla sua profonda crisi di identità attuale e uno sociale, che riguarda la società occidentale odierna nel suo insieme. Risé chiama lato selvatico dell’uomo il lato propriamente maschile della psiche dell’uomo e mette in luce come la vera maschilità sia stata soffocata, tradita proprio dal cristianesimo storico (non certo dal Cristo [18]):La paura che oggi paralizza l’uomo moderno e lo tiene lontano dalla propria forza, dal proprio istinto, impedendogli di crescere, ha caratterizzato per secoli il modo di porsi del cristianesimo nei confronti dell’istintualità, del suo spazio geografico, la natura e del suo spazio psicologico profondo, la solitudine [19].

Ho già menzionato l’amor cortese e le corti d’amore in Francia, il cui ideale religioso e spirituale esaltava sia il lato maschile che quello femminile e quindi sia l’uomo che la donna. Contro le corti d’amore fu mossa l’unica crociata combattutasi in terra europea, quella contro gli albigesi (abitanti di Albi, un paese dell’Occitania, particolarmente dedito alla pratica dell’amor cortese) [20].

La degradazione del Maschile e del suo senso più puro e profondo ha condannato l’uomo moderno a vivere una maschilità superficiale, banale, riducendolo a un adolescente, in perenne ricerca di rassicurazioni narcisistiche alla propria esistenza [21], vittima di una società – ed ecco il secondo aspetto, quello sociale – imperniata su falsi valori derivanti dal Femminile degradato: il consumismo, con l’esaltazione dell’accumulo e dell’avere:Con la centralità del valore materno della “soddisfazione dei bisogni” (in gran parte indotti artificialmente dal sistema mediatico), funzionale all’espansione dei consumi quindi alla crescita della società industriale, l’intera società (non solo le sue Grandi Aziende) è diventata una Grande
Madre. La sua prima funzione è quella di … alimentare il circuito della produzione-consumo. Quello della “soddisfazione dei bisogni” è tuttavia un orientamento regressivo, perché rimanda a un’esigenza psicofisica della prima infanzia: quella occidentale quindi è una società profondamente infantilizzata” [22].

Invito a leggere per intero le opere di Risé, per la straordinaria lucidità e perché la sua analisi, riguardando il Maschile, parla della donna quanto dell’uomo, e permette di capire l’origine di molte delle difficoltà di coppia che ci troviamo a fronteggiare oggi, oltre all’origine di molte difficoltà psicologiche di cui ognuno di noi porta il peso, legate a quella dipendenza dal collettivo che esercita il suo potere di controllo sugli individui. Sempre nelle parole di Risé:Nella società attuale uno dei criteri principali per decretare l’emarginazione di una persona è la sua preferenza accordata ai consumi desiderati, anziché a quelli proposti dal collettivo [23]. Del consumismo, delle sue logiche e delle loro conseguenze riparleremo quando tratteremo della sessualità. Il processo di infantilizzazione della società dovrà essere ripreso quando parleremo delle aspettative che vengono, nella maggioranza dei casi, assegnate al rapporto di coppia. In termini storici e sociologici, la conquista dell’imparzialità (non neutralità – si veda l’articolo sul tema) e della vera parità tra uomini e donne – cui è sottesa la vera parità tra Maschile e Femminile – potrebbe condurre ad un sistema sociale per il quale Riane Eisler ha coniato il termine di gylany (gilania):Gi deriva dalla radice greca gyne, donna. An deriva da andros, uomo. La lettera l tra i due ha un doppio significato. In Inglese indica il legame [linking] delle due metà dell’umanità, invece del predominio dell’una sull’altra, come nell’androcrazia. In Greco deriva dal verbo lyein o lyo, che ha un doppio significato: sciogliere o risolvere (come in analisi) e dissolvere o liberare (come in catalisi). In tal senso la lettera l indica la soluzione dei nostri problemi attraverso la liberazione di entrambe le metà dell’umanità dalla rigidità ridicola e deformante dei ruoli imposti dalle gerarchie dominanti tipiche dei sistemi androcratici” [24].

Note

[1] June Singer “Androgyny“, p. 194. La traduzione è mia.

[2]  Segnalo in particolare: 

June Singer, Androgyny Anchor Press/Doubleday, New York, 1976
Riane Eisler, Il piacere è sacro. Il mito del sesso come purificazione Frassinelli, 1996
Claudio Risé, Il maschio selvatico Red, Novara, 2002
Vera Splepoj, Le ferite delle donne, Mondadori, 2002
Karlheinz Deschner , La croce della Chiesa Massari editore, Viterbo, 2000
A.M. Pelletier, Il cristianesimo e le donne Jaca Book, Milano, 2001
G. Duby, M. Perrot, Storia delle donne in Occidente, Il Medioevo Laterza, 1999
P. Evdokimov, La donna e la salvezza del mondo, Jaca Book Edizioni, Milano 1979

[3] I quattro vangeli inseriti nel Nuovo Testamento non sono gli unici vangeli esistenti (vedi I Vangeli apocrifi a cura di L. Craveri, Einaudi Tascabili, Torino, 1969 e 1990). Essi vennero scelti tra i tanti in circolazione già qualche decennio dopo la morte di Cristo, con un processo complesso e tuttora oggetto di studi storici, fino alla presa di posizione ufficiale della Chiesa cattolica, che col Concilio di Roma, nel 382 d.C., li “riconobbe” arbitrariamente come quelli veri, autentici, autorevoli, scartando gli altri e condannandoli come “apocrifi”, termine che nell’uso della patristica è divenuto sinonimo di falso, non autentico, non accreditato, quando il suo significato etimologico è piuttosto di segreto, nascosto. I “vangeli dannati” (Origene precisa: “Ecclesia quattor habet evangelia, haeresis plurima”), hanno avuto una sorte curiosa. Conosciuti nei primi secoli cristiani sono poi stati “dimenticati” sotto l’azione occultatrice della dottrina teologica, per dover essere di nuovo scoperti. I vangeli gnostici (cioè i quattro apocrifi detti di Tommaso, Maria, Verità e Filippo) sono tornati alla luce in una delle più importanti scoperte del secolo scorso, durante alcuni scavi in un cimitero di Nag Hammadi, quando, nel dicembre del 1945, due contadini trovarono una giara contenente dei papiri. Vedi anche I vangeli gnostici, a cura di L. Moraldi, Adelphi, Milano, 1995 e Elaine Pagels, I vangeli gnostici, Mondadori, Milano, 1982 e Il vangelo segreto di Tommaso, Mondadori, Milano, 2005.

[4] Vera Slepoj in Le ferite delle donne (p.154-155.) così sintetizza: “Il principio della superiorità maschile, implicito nella tradizione ebraica, fu in parte corretto dalla predicazione cristiana delle origini, che riconosceva alla donna una dignità del tutto nuova. … L’atteggiamento innovatore del cristianesimo nei confronti della donna non ebbe seguito nella dottrina della Chiesa”Si veda anche, ad esempio, Francesco Garufi La sessualità sacra di Gesù in Hera, anno IV, n. 48, dicembre 2003.

[5] “Al cor gentil rempaira sempre Amor” di Guido Cavalcanti, ode che può essere considerata il manifesto dello stilnovismo.

[6] Leonardo Boff, nel suo approfondimento del rapporto tra femminile e Spirito Santo, ricorda che Ruah, termine ebraico tradotto poi con Spirito Santo, è una parola femminile. Vedi Boff L., Ave Maria, il femminile e lo Spirito Santo, Assisi, Cittadella Editrice, 1990, p.66.

Padre Antonio Gentili (1987) ha dedicato al tema il suo Se non diventerete come donne. Vi leggiamo (p. 28): “Nel Nuovo Testamento, lo Spirito Santo vede per così dire accentuato il carattere e il ruolo femminile che sembra essergli proprio. … secondo un apocrifo [Vangelo degli Ebrei] sta all’origine della Trasfigurazione: Mia madre, lo Spirito Santo, mi ha afferrato per i capelli e mi ha condotto fino in cima all’alta montagna del Tabor”. A p. 30 Gentili cita Edith Stein (ebrea poi divenuta carmelitana e morta nel campo di concentramento di Auschwitz nel 1942): “nello Spirito Santo, effuso su tutte le creature, potremmo vedere il prototipo dell’essere femminile”. E prosegue: “In questo stesso senso un celebre teologo russo, Sergej Bulgakov, ha parlato dello Spirito Santo come della personificazione della maternità”. A p. 54: “Nella triade uomo-donna-figlio si ricompone l’immagine e la somiglianza con Dio trinitario”.

Cesare Boni si ricollega alla Cabbala e scrive: “Binah, l’Intelligenza, è la terza Sephira, la polarità femminile di Kether. Nella Cabbala è indicato come l’energia della Shekinah (il Divino immanente nella creazione). E’ nella nostra tradizione lo Spirito Santo. Nella Cabbala è concepito come l’aspetto femminile di Dio, nato dal suo seno e per il quale la natura ha potuto manifestarsi … Questa idea è completamente nuova per l’ebraismo, perché riconosce per la prima volta l’origine dell’uomo nella zona femminile del cuore di Dio, come già secoli prima era stato espresso dalla filosofia del Vedanta. … Binah è manifesta in tutte le tradizioni come Spirito Santo, Kwan Yin, la Shakti, la Madre Durga, Aditi, la Luce di Dio, Maria la madre di Cristo, … la Grande Madre”.  Boni (2002) p. 59-60.

Poi segnalo il bel lavoro di Annick de Souzenelle, dal titolo esplicito: Il femminile dell’essere. Per smetterla con la costola di Adamo,  Servitium, 2001.

[7] All’Angelus del 10 settembre 1978.

[8] Ecco le vive parole di due “uomini di Dio”, tra i tanti che potrei citare, di quel tempo (XII secolo): “Questo sesso ha avvelenato il nostro primo genitore, che era anche suo marito e suo padre, ha strangolato Giovanni Battista, portato a morte il coraggioso Sansone. In un certo qual modo ha ucciso anche il Salvatore, perché se non fosse stato necessario per il suo peccato, nostro Signore non avrebbe avuto bisogno di morire. Maledetto sia quel sesso in cui non vi è né timore, né bontà, né amicizia e di cui bisogna diffidare più quando è amato che quando è odiato”. Così insegna l’abate Goffredo di Vendôme. E che dire di Oddone, monaco di Cluny, chiamato da papa Leone XI a riformare l’ordine dei benedettini in Italia e Francia: “Se gli uomini potessero vedere ciò che è sotto la pelle, la vista delle donne darebbe loro la nausea … mentre non sopportiamo di toccare uno sputo o un escremento nemmeno con la punta delle dita, come possiamo desiderare di abbracciare questo sacco di escrementi?” Vera Splepoj in Le ferite delle donne, p. 156-157.

[9] Il quinto Vangelo, a cura di M. Pincherle, Macro Edizioni, 1983, p. 116

[10]  Vedi: Riane Eisler Il piacere è sacro. Il mito del sesso come purificazione Frassinelli, 1996, p. 10

[11]  “A parte la Madonna, la benedetta fra tutte le donne e capostipite della donna santa e della donna angelo, tutte le altre sono naturalmente colpevoli e quindi destinate a espiare la propria colpa con la sofferenza, la sottomissione, l’esclusione dalla vita sociale”. Vera Splepoj in Le ferite delle donne, p. 156. E anche Claudio Risé Il maschio selvatico Red, Novara, 2002, p. 43-45.

[12] Ib. p. 158.

[13] Rita Palmieri Animus e Anima secondo il pensiero di Carl Gustav Jung tesi di laurea in psicologia, a.a.1981/82, relatore Aldo Carotenuto.

[14]  Monaco di Cluny del XI secolo, autore del De conptemptu feminae.

[15] Il già citato testo della Eisler, Il piacere è sacro. Il mito del sesso come purificazione, svolge su questo tema una delle analisi più complete disponibili in letteratura.

[16] Vera Splepoj (2002),  p. 146.

[17]  Claudio Risé Il maschio selvatico Red,  Novara, 2002

[18] Alla maschilità del Cristo, Hanna Wolff ha dedicato il suo Gesù, la maschilità esemplare, Queriniana, Brescia, 1979 (2003). Vedi anche Risé (2002), p. 25-27.

[19]  Ib. p. 25

[20]  Ib. p. 45

[21] Claudio Risé (2003), p. 69.

[22] Ib. p. 70.

[23] Claudio Risé (2002), p. 100.

[24] Riane Eisler The Chalice and the Blade Harper SanFrancisco, 1988, p.105.

Fonte:  Il Maschile e il Femminile disonorati: la storia occidentale

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