“La preghiera di Gesù secondo Teofane il Recluso” di Tomas Spidlik

La pratica – Il metodo fisico – I gradi

«Tieni l’attenzione dentro di te (non nella testa, ma nel cuore). Fissa là la tua intelligenza, sforzandoti in ogni modo di trovare il punto dove è il cuore, perché, avendolo trovato, là d’ora in poi la tua intelligenza dimori totalmente. L’intelligenza, sforzandosi in questo, si impadronirà del luogo del cuore. Questo si realizzerà quando la grazia donerà la dolcezza e il calore della preghiera».

«Prendi l’abitudine di pregare con lo spirito nel cuore, dicendo: Signore Gesù, Figlio di Dio, abbi pietà di me! Quando avrai imparato a fare come occorre questa preghiera, o meglio, quando essa ti avrà introdotto nel cuore, ti avrà condotto al fine desiderato perché unirà il tuo spirito al tuo cuore, metterà fine al disordine dei tuoi pensieri e ti darà la forza di dirigere i movimenti della tua anima».

«Essa racchiude poche parole, ma queste parole contengono tutto. E’ ammesso dai tempi antichi che possa sostituire tutta preghiere».

«La Preghiera di Gesù non ha in sé niente di speciale e tutta la sua forza dipende dalle disposizioni con le quali la si recita. Tutti i procedimenti detti prima (sedersi, inchinarsi…) e l’esecuzione artificiale della preghiera, tutto questo non si adatta a tutti e può essere pericoloso senza una guida personale. E’ preferibile non cominciare con procedimenti. Un solo mezzo è indispensabile a tutti: concentrare l’attenzione sul cuore. Tutto il resto è aggiunto, è accidentale e non appartiene all’opera stessa».

«Si parla degli effetti di questa preghiera come se non ci fosse niente di più alto al mondo. E tutto questo è senza motivo! Si crede di aver trovato un talismano! Nessuno dei frutti [che produce questa preghiera] appartiene alla sola composizione verbale della formula nè alla sua recita; tutti possono essere ottenuti senza questa preghiera e anche senza alcuna altra preghiera orale perché sono dovuti all’elevazione dell’intelligenza e del cuore verso Dio».

La pratica

Al tempo di Teofane, la Preghiera di Gesù non era ancora stata esaltata come lo è ai nostri giorni, ma era tuttavia già apprezzata da numerosi autori spirituali. Teofane è al corrente delle lodi e anche delle critiche fatte a questo proposito, così come dei sorrisi, se non addirittura delle prese in giro che provocava. Sa come questa pre­ghiera era stata accolta nei monasteri, come era ripresa da persone devote.

Ciò che ha portato Teofane a difendere questa invocazione contro tutti quelli che la calunniavano, è più l’esperienza che aveva avuto lui personalmente che certe teorie sul nome di Dio soggette a discussione.

A Gerusalemme aveva potuto constatare lui stesso che nel mo­nastero di San Saba, a un segnale dato un’ora prima del Mattutino, tutti i monaci recitavano la Preghiera di Gesù facendo 150 metanie profonde fino a terra e 1500 fino alla cintura. Aveva apprezzato questo esercizio di pietà e in seguito consigliò a persone devote di fissarsi un certo tempo il mattino e la sera, un quarto d’ora per esempio o mezz’ora, per l’esercizio esclusivo di questa invocazio­ne. Un genere di rosario sarà allora sgranato; il suo uso non è esclusivo dei monaci, anche i secolari se ne possono servire: tuttavia questa pratica era ancora ben lontana dal successo che propagherà più tardi in Occidente il famoso Racconto di un pellegrino russo.

Teofane scrive nelle sue Lettere sulla vita spirituale:

«Invoca il Signore con slancio: Signore Gesù Cristo Figlio di Dio abbi pietà di me peccatore o peccatrice! Fa’ questo ininterrottamente in chiesa a casa, per strada, durante il lavoro e durante i pasti a letto; in una parola, dal momento in cui apri gli occhi fino a quello in cui li chiudi; questo corrisponderà esattamente all’esporre qualcosa al sole perché questo significa tenersi davanti al volto del Signore che è il sole del mondo spirituale».

Bisogna pregare senza posa, la preghiera deve essere continua. Se questa invocazione è scelta come la preferita, bisogna ripeterla il più spesso possibile e in tutte le circostanze, «da quando apri gli occhi e fino a quando li chiudi ». La preghiera di Gesù può essere proposta anche ai principianti perché il fine dell’ascesi è la purifi­cazione del cuore e la sua spiritualizzazione. Due vie vi conducono: la pratica dell’ascesi e la contemplazione. Ora, dice Teofane, la preghiera di Gesù racchiude questi due elementi.

Si pone una questione: questa formula deve avere una tale pre­ponderanza nella vita di preghiera da sostituirsi a tutte le altre, in particolare all’ufficio divino? Teofane fa appello all’autorità di Bar­sanufio per dire che è preferibile adottarle e compierle entrambe. La preghiera di Gesù deve essere considerata piuttosto come un complemento; non sostituisce le altre preghiere, neanche le private, fissate dalla regola. A una delle sue figlie spirituali che gli chie­deva se fosse opportuno sostituire la meditazione che aveva l’abi­tudine di fare con questa invocazione, Teofane risponde: «Certo, è possibile sostituire alla meditazione la preghiera di Gesù, ma quale necessità ci sarebbe di farlo? L’una e l’altra sono identiche. Meditare significa tenere nel proprio spirito qualche verità: l’incarnazio­ne, la morte, la croce, la risurrezione, l’onnipresenza, ecc.».

E la Preghiera di Gesù non ha altro scopo. Ma la malattia, la stan­chezza, la fatica raccomandano questa sostituzione. Se non potete andare in chiesa, pregate a casa, consiglia Teofane. Se non potete pregare in piedi, pregate seduti o sdraiati, e se non potete leggere, dite la preghiera di Gesù.

Un’altra ragione ancora gioca a favore di questa invocazione, la stessa che in Occidente è all’origine della recita del rosario: incapaci di comprendere il latino del Salterio o semplicemente analfabeti, alcuni cristiani sostituirono i Salmi con 150 Pater Noster o Ave Maria. Teofane ritiene che è meglio sostituire una recita di cui non si comprende nulla e che lascia il cuore insensibile «con del­le metanie accompagnate dalla Preghiera di Gesù o qualche altra breve pre­ghiera».

Tutti i consigli non sono che l’applicazione particolare dei principi già esposti sulla preghiera in generale. La questione da risolvere riguarda il diritto canonico: un monaco tenuto dalla regola alla recita dell’ufficio, può sostituirlo con la preghiera di Gesù?

L’archimandrita Dimitrij di Zadonsk ha posto questa questione a Teofane. Prima di rispondergli, Teofane espone la pratica adottata dai monaci di San Saba a Gerusalemme, poi dà la sua risposta che è affermativa, benché non categorica: «Secondo me, dice, si possono compiere tutti gli uffici della regola recitando solo la preghiera di Gesù…». Va ancora più avanti nel suo Commento al Salmo 118: l’esperienza insegna che la preghiera di Gesù porta molti frutti nella vita spirituale. «Essa racchiude poche parole, ma queste parole contengono tutto. E’ ammesso dai tempi antichi che possa sostituire tutta preghiere ».

Sarebbe interessante sapere a quale epoca si riferisca questo «tempo antico». Volentieri lasciamo questa ricerca ai liturgisti! Un fatto è certo: lo Sluzebnik, edito a Roma nel 1942, prevede che si possano sostituire i Vespri con 100 preghiere di Gesù e 25 metanie, le Lodi con 300 e 50 metanie, il Notturno con 100 preghiere di Gesù e 25 metanie, la Compieta con 25 e 12 metanie, le Ore con 50 e 7 metanie, i typica con 100 e 10 metanie. Tuttavia le edizioni tradizionali dello stesso libro liturgico prescrivono un numero molto superiore di Preghiere di Gesù e di metanie.

Il metodo fisico

I veri asceti di ogni tempo, quelli d’Oriente e quelli d’Occidente, sono tutti d’accordo su questo principio: la vita spirituale è una «fatica», la sua pratica non è senza sudore. Come ogni altra opera buona, la Preghiera di Gesù esige all’inizio uno sforzo, si presenta come un lavoro. Bisogna costringersi e abituarsi a forza. Ma, dato che l’esecuzione resterà sempre difficile, il mondo non mancherà mai di coloro che danno consigli e di costruttori di me­todi che pretenderanno di insegnare come si può diminuire lo sforzo se non anche dispensarsene, o come si può arrivare allo stesso scopo senza penare. Ed essi saranno sempre popolari! Niceforo, monaco athonita di origine calabrese del XIV secolo, non ha forse mai sospettato il successo che avrebbe incontrato il suo «metodo». I secoli sono passati, ma il metodo fisico di questo monaco non è stato dimenticato. «La concentrazione nel cuore del pensiero si opera con la respirazione nasale». Così la descrivono Callisto e Ignazio Xanthopouli, due validi autori ascetici.

Come Teofane potrebbe contraddire le grandi autorità della Filocalia? Riprende dunque l’insegnamento sul modo di trattenere il respiro nel cuore. Lo fa con una grande stima, ma la sua tradu­zione del famoso testo e ancor più la nota che vi aggiunge, mostrano in lui molta prudenza e un sano giudizio. Ecco il testo della Filocalia russa:

«Tieni l’attenzione dentro di te (non nella testa, ma nel cuore). Fissa là la tua intelligenza, sforzandoti in ogni modo di trovare il punto dove è il cuore, perché, avendolo trovato, là d’ora in poi la tua intelligenza dimori totalmente. L’intelligenza, sforzandosi in questo, si impadronirà del luogo del cuore. Questo si realizzerà quando la grazia donerà la dolcezza e il calore della preghiera. ».

Interessante la nota seguente:

«Qui san Simeone indica dei pro­cedimenti esterni che scandalizzano alcuni e li allontanano dalla pratica, e in altri deformano l’esercizio stesso. Poiché questi proce­dimenti, in mancanza di guide, possono provocare conseguenze spiacevoli e non sono che predisposizioni esteriori per l’attività interiore, senza contribuirvi in niente d’essenziale, noi li omettiamo. L’essenziale della pratica consiste nell’acquisire l’abitudine di resta­re con l’intelligenza nel cuore – in un cuore sensibile, non in una maniera sensibile. Bisogna far passare l’intelligenza dalla testa nel cuore e li fissarsi o, come ha detto uno starets, unire l’intelligenza al cuore. Come arrivare a ciò? Cerca e troverai. La maniera più opportuna per ottenerlo è l’assiduità davanti a Dio e il lavoro della preghiera, soprattutto l’assiduità alla chiesa. Ma bisogna ricordare che la nostra arte è solamente lo sforzo, mentre la cosa stessa, cioè l’unione dell’intelligenza con il cuore è un dono della grazia, quando e come vuole il Signore. Il miglior esempio è Massimo il Capsocalivita ».

Nelle sue Lettere sulla vita spirituale, Teofane reagisce indignazione contro la maniera con cui Speranskij presenta al pubblico il metodo fisico che può accompagnare la Preghiera di Gesù. Non senza una punta di polemica dice che un simile insegnamento metodo potrebbe esser tratto da libri francesi o latini, o anche provenire dal chiacchiericcio di persone ignoranti. Chi ha mai inteso un Padre o un altro autore spirituale consigliare di guardare il proprio ombelico? L’unico passo in cui Teofane possa aver letto qualcosa del genere sarebbe in Basilio, discepolo di Paisij Velickovskij. Ora, questi riprova tale pratica come una stupidaggine grossolanità. Quanto alla concentrazione dello sguardo sul cuore, Teofane dice che solo Simeone il Nuovo Teologo ( cioè Niceforo!) parla di questa attitudine, ma bisogna intenderla un atto interno. Gli occhi materiali sono chiusi, non sono fissati su un punto visibile! Per ciò che riguarda le mani, confessa che non ha mai trovato tra i Padri la minima indicazione che dicesse come bisogna tenerle.

Fermiamoci qui, perché ciò che dice Teofane non é del tutto esatto. Il passo di «Simeone il Nuovo Teologo» (Niceforo) nel suo testo originale parla infatti espressamente dell’«occhio corporale» (tòn aisbetòn ophthalmòn) fissato sul «centro del ventre, altrimenti detto ombelico» (en mése koilìa égoun en to omphalo). Che si siano, nelle traduzioni slave, da molto tempo eliminate queste «stupidaggini e grossolanità » così bene che Teofane non le abbia mai trovate in qualche autore serio, è da rallegrarsi! E vero che i « Padri» le ignoravano. Se Teofane vuole interpretare gli occhi fissi sul cuore di cui parla lo Pseudo Simeone semplicemente come una metafora per un atto interno, è una prova della alta stima che portava al grande mistico bizantino. Il buon senso gli fa ritenere che certe cose non possono essere attribuite a un autore così famoso come Simeone.

Per il resto, Teofane pensa che ridotti a pratiche ragionevoli, i metodi fisici esterni non siano che un adattamento corporale alla preghiera spirituale. Anche se a qualche Padre questo adattamento sembra necessario, l’essenza dell’opera non è là. Si tratta di un metodo per acquisire la vera preghiera interiore del cuore. La concentrazione sul cuore per mezzo della respirazione è un esercizio il cui il fine è condurre alla preghiera pura, quella che riscalda il cuore. Non si è mai preteso che questa pratica possa condurre da se stessa alla contemplazione superiore, che è un dono di Dio ai pu­ri.

Esiste una differenza notevole tra Niceforo e Teofane. Per il primo, la preghiera di Gesù fa parte del suo metodo e non ne fa menzione che a questo titolo. Per il secondo, al contrario, il metodo fisico non è che un adattamento corporale che prepara alla vera preghiera.

Tra i metodi fisici, alcuni sono in rapporto più stretto con la preghiera spirituale: far attenzione al cuore, tenere i muscoli tesi, non lasciarsi sedurre dalle impressioni sensibili. L’oscurità è utile per liberarsi dalle impressioni ma non è indispensabile. Può essere anche utile sedersi su una sedia bassa, trattenere il respiro, raddrizzare le spalle e il petto per mantenere il cuore in allerta, ma che ognuno faccia ciò che gli conviene di più. Detto questo, rimane ben poco del famoso metodo fisico. Lo si vede ridotto a un’affermazione generale che non ha niente di nuovo: l’attenzione dell’anima dipende anche da una posizione conveniente del corpo.

Se l’esperienza ha dimostrato che tale posizione è favorevole alla preghiera del cuore, perché abbandonarla e cercarne un’altra? Le posizioni corporali che convengono sono come le fondamenta di un edificio. Se la vera preghiera è nel cuore, non sorprende che la tensione dei muscoli del corpo si concentri in qualche modo sul cuore, il che non è facile nè da prescrivere nè da descrivere. Gli organi seguono l’attenzione interna, gli occhi non portano più il loro sguardo al di fuori, la tensione dei muscoli si concentra sul petto.

Inoltre, non c’è affatto bisogno di praticare lo «yoga» per sir­pere che una respirazione ben ritmata produce un effetto benefico quando non si arriva a raccogliere dei pensieri che la dissipazione sparpaglia. Qui Teofane lascia chiaramente intendere di credere che qualche Padre aveva già associato la Preghiera di Gesù alla respirazione fisica, benché lo sguardo fissato sul cuore deve essere solo una metafora. In ogni caso ciascuno è libero di usare o no questa pratica. Ai dottori e agli psicologi esaminare come e in che misura fissare l’attenzione su un organo del corpo o una delle sue parti possa dar luogo a certi effetti psichici. Una sola cosa è certa, che bisogna avere molta prudenza nell’uso di questi metodi.

Prima di concludere, ascoltiamo un’ultima volta Teofane:

« La Pre­ghiera di Gesù non ha in sé niente di speciale e tutta la sua forza dipende dalle disposizioni con le quali la si recita. Tutti i procedi­menti detti prima (sedersi, inchinarsi…) e l’esecuzione artificiale della preghiera, tutto questo non si adatta a tutti e può essere pericoloso senza una guida personale. E’ preferibile non cominciare con procedimenti. Un solo mezzo è indispensabile a tutti: concen­trare l’attenzione sul cuore. Tutto il resto è aggiunto, è accidentale e non appartiene all’opera stessa».

In conclusione diciamo di Teofane ciò che padre Hausherr scri­veva una volta sui più antichi esicasti: «Per strani che sembrassero questi procedimenti – chiamati dai loro adepti anche fisici e scien­tifici – essi non sono del tutto proprietà esclusiva degli orientali, e senza dubbio il teologo esperto non negherà a priori la loro legitti­mità; esigerà solo di non attribuire loro una efficacia infallibile, al punto soprattutto di sperare di raggiungere tramite essi la contem­plazione divina, senza passare attraverso tutte le rinunce e le puri­ficazioni ascetiche. Gli iniziatori del movimento esicasta erano trop­po nella tradizione per cadere in questo errore».

Gradi di questa preghiera

Alcuni amano costruire teorie sui diversi gradi della preghiera di Gesù; tuttavia su di essa non c’è nulla da aggiungere oltre a quello che è già stato detto sulla preghiera in generale.

Il primo grado è quello della preghiera vocale che possiede senza dubbio un certo valore. Teofane ha avuto ragione di opporsi a quelli che gli volevano attribuire una virtù quasi sacramentale. Certo, è bene invocare il Signore dicendogli: Signore Gesù Cristo, Figlio di Dio, abbi pietà di me! Ma può anche essere bene accorciare questa for­mula, cambiarla o anche pensare al Signore senza pronunciare nes­suna parola. «La forza [della preghiera] non è nelle parole, ma nella disposizione dell’intelligenza e del cuore».

Teofane fa espressa­mente notare che questa preghiera continua l’antica tradizione di recitare preghiere brevi. Leggiamo nella vita di sant’Antonio e di altri santi monaci che imparavano i Salmi a memoria e che ne recitavano dei versetti durante il lavoro. La preghiera di Gesù ha la stessa funzione.

«Si parla degli effetti di questa preghiera come se non ci fosse niente di più alto al mondo. E tutto questo è senza motivo! Si crede di aver trovato un talismano! Nessuno dei frutti [che produce questa preghiera] appartiene alla sola composizione verbale della formula nè alla sua recita; tutti possono essere ottenuti senza questa preghiera e anche senza alcuna altra preghiera orale perché sono dovuti all’elevazione dell’intelligenza e del cuore verso Dio».

Questa preghiera è dunque una preghiera orale «come tutte le altre. In sé stessa non ha niente di speciale, ma tutta la sua forza deriva dalla disposizione nella quale è formulata».

Ogni preghiera, lo si è visto, progredisce così: recita vocale, attenzione mentale o comprensione del contenuto, e infine senti­mento del cuore. Si vuole fermarsi al contenuto della preghiera Gesù? Sembra ben povero, non è che un’invocazione molto semplice. Nondimeno dopo il XIV secolo diversi autori hanno celebra superiorità della formula e messo in evidenza tutte le sue virtù. Secondo Filoteo il Sinaita, che Teofane cita, la dolce memoria di Dio vuol precisamente dire la memoria di Gesù. Qui Teofane si ferma a considerare il nome, benché senza artifici filosofici. «Il nome tiene il luogo della persona». Di conseguenza, far qualcosa «nel nome del Signore», significa farlo « per la sua potenza, potenza che ci è data per edificare il suo regno sulla terra». Comprendere la Preghiera di Gesù significherà rendersi conto che è Dio, o più precisamente la seconda Persona divina che agisce continuamente su e in questo mondo, e che noi abbiamo il dovere di elevare senza posa il nostro pensiero al Signore, che è intorno a noi e dentro di noi.

Teofane ama ricordare: «la Preghiera di Gesù è un eccellente mezzo per trattenere il ricordo di Dio e quello di Gesù che dimora in noi per la grazia del battesimo». Da ciò è chiaro che la pratica della Preghiera di Gesù dipende dalla fede; in particolare da una certezza molto ferma che Dio è vicino a noi e che ci ascolta. Teofane ha una graziosa espressione: «Di’ questa preghiera all’o­recchio di Dio».

Arriviamo infine al terzo grado di questa Preghiera, la preghiera del cuore. Le preghiere brevi hanno il vantaggio dì nascere sponta­neamente dalla nostra disposizione interiore, in quanto buona. La ripetizione costante, l’applicazione prudente di un metodo fisico fanno sorgere alla fine di un certo tempo dei sentimenti particolari e producono un calore interno. Ma attenzione! Teofane mette se­riamente in guardia coloro che vorrebbero identificare queste ma­nifestazioni naturali con la grazia di Dio. D’altra parte non c’è alcun male che questa preghiera scorra come un ruscello limpido e gioioso, di cui si sente il fervore. «Dio darà presto la fiamma che brucerà nel cuore».

«Quando la parola della preghiera è divenuta un solo sospiro e un solo pensiero è presente all’intelligenza, ogni altro pensiero è considerato come un visitatore straniero». « Prendi l’abitudine di pregare con lo spirito nel cuore, dicendo: Signore Gesù, Figlio di Dio, abbi pietà di me! Quando avrai imparato a fare come occorre questa preghiera, o meglio, quando essa ti avrà introdotto nel cuo­re, ti avrà condotto al fine desiderato perché unirà il tuo spirito al tuo cuore, metterà fine al disordine dei tuoi pensieri e ti darà la forza di dirigere i movimenti della tua anima.

Tratto da: Tomas Spidlik, IL CUORE E LO SPIRITO – La dottrina spirituale di Teofane il Recluso – LIBRERIA EDITRICE VATICANA a cui si rimanda per le note e l’approfondimento

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