Archivio per gennaio 2014

“Il Drago dalle sette teste. Induismo, buddhismo e occultismo alla luce del cristianesimo” di Alessandro Mileant

“Lo Spirito però dice espressamente che negli ultimi tempi certuni apostateranno dalla fede, dando credito a spiriti fraudolenti e ad insegnamenti di demòni…” (1 Tim. 4:1).

A differenza degli animali gli esseri umani non possono accontentarsi delle buone cose di questo mondo. Presto o tardi avvertono la necessità di un elemento spirituale nella loro vita e a quel punto si scontrano con una serie di domande fondamentali: “Perché si vive?”, “Qual è lo scopo della vita?”, “C’è qualcosa al di là del mondo fisico?”, etc. Il cristianesimo aiuta l’uomo a spezzare la morsa dell’esistenza quotidiana, a trovare un significato nella vita ed a sviluppare le più nobili qualità dell’anima. Tuttavia, dalla fine del XIX secolo, l’Occidente è stato sempre più invaso da insegnamenti indù, occulti, o genericamente “orientali”, che promuovono il loro peculiare approccio alla vita spirituale. Adattandosi alla mentalità ed alla cultura occidentale, questi insegnamenti fanno libero uso di svariati concetti e termini propri del cristianesimo, creando così l’impressione di non essere in contraddizione con quest’ultimo, bensì di sopperire alle sue manchevolezze. In realtà, tali dottrine sono in diretto conflitto con il cristianesimo e conducono i loro seguaci lungo un sentiero spirituale errato. Sfortunatamente non tutti sono capaci di discernere dove si trovi l’errore, soprattutto quando esso si trova confuso con le dottrine cristiane.

In questo articolo prenderemo in esame le idee portanti di questi insegnamenti indù, occulti o “orientali”, alla luce del cristianesimo e spiegheremo perché essi sono falsi e quali sono i loro errori. Mostreremo altresì perché le loro tecniche psichiche, intese ad “espandere la coscienza” e ad “aprire dimensioni interiori”, sono pericolose per la psiche e dannose all’anima. Nella seconda parte esamineremo alcuni fatti storici e le caratteristiche distintive di alcuni fra i più popolari culti “orientali”.

Gli insegnamenti indù ed “occulti” possono essere divisi in tre correnti principali:

1] Sistemi occulti “scientifici” e filosofici;

2] Sistemi che pongono enfasi su pratiche psicofisiologiche;

3] Sistemi orientati allo sviluppo dell’intuizione e della spontaneità.

1] Lo Gnosticismo, la Teosofia della Blavatsky, l’Antroposofia di Rudolf Steiner, le idee di Andrei Bely, l’Agni Yoga di Roerich, la Kabbala, la scuola di Vivekananda, la “Rosa del Mondo” di  D. Andreev e simili sistemi, sono rappresentativi di una corrente (apparentemente) scientifica ed intellettuale di pensiero occulto.

La caratteristica principale di questi insegnamenti è l’elaborazione di teorie pseudo-scientifiche sulla struttura del mondo invisibile; sulla gerarchia degli esseri invisibili; sull’influenza del cosmo sul destino di popoli, nazioni e continenti; sull’evoluzione del mondo; sugli elementi costituenti dell’uomo; sulla vita dopo la morte. Tutte queste teorie – estremamente confuse ed arbitrarie – sono esposte nelle pagine di voluminosi trattati in più volumi, il cui studio richiederebbe una vita intera. Questi trattati sono destinati a persone dalle inclinazioni “contemplative”. Benché essi possano contenere anche consigli di carattere pratico, il ragionamento speculativo vi occupa il primo posto. Viene posta l’enfasi sullo studio della letteratura occulta, allo scopo di sviluppare in se stessi un’ “intuizione” in sintonia col mondo invisibile. L’individuo diviene così capace di “vedere” nella dimensione mistica della vita e di comprendere in modo occulto gli eventi. L’apprendimento delle scienze occulte produce solitamente conseguenze psicologiche quali una crescente freddezza emotiva, cinismo, disprezzo per la gente, vuotezza spirituale, nonché debolezza e confusione interne, che conducono ad un senso di sconforto.

2] Nel secondo tipo di insegnamento occulto, quello “psico-fisiologico”, l’enfasi è posta sul concetto di rimodellare il proprio intero organismo; perciò queste dottrine possono comportare il rischio di danneggiare irreversibilmente la salute. Il praticante si apre altresì all’influenza di spiriti maligni e può arrecare tali danni alle sue funzioni biologiche che nessun medico sarà capace di diagnosticare la causa dei disturbi che lo affliggono.

Questa categoria include vari tipi di yoga (hatha yoga, raja yoga, mantra yoga), il Krishnaismo, la “Meditazione trascendentale”, lo yoga taoista o il taoismo mistico, i metodi del buddhismo tibetano, quelli della “Fratellanza Bianca “ di O. Aivanhov, Perepelitsyn, Porfiri Ivanov, la terapia di S. Grof che fa uso di narcotici e i bagni di D. K. Lillie. 

Questa lista include sia i sistemi tradizionali dell’Oriente, sia le loro varianti “basate scientificamente” in uso nella psicoterapia, nonché alcuni metodi nati in Russia, come quello di Porfiri Ivanov. Mentre le scuole tradizionali sostengono teorie semplici, addirittura primitive, i metodi modernizzati cercano il supporto di solidi studi “scientifici”. Questi studi si riferiscono all’ambito dei fenomeni psichici e delle illusioni, cui si accede facendo uso di narcotici o di esercizi respiratori (come nei metodi di S. Grof).

L’argomento principale di questo tipo di misticismo psico-fisiologico è la sua asserzione che la pratica “funziona”: cioè fornisce risultati facilmente verificabili. Ciò attrae quegli individui che sono più inclini all’azione che alla riflessione. I metodi più usati per ottenere una “apertura” nel mondo invisibile sono: movimenti del corpo, posizioni statiche, regolazione del respiro, tecniche per controllare il flusso del sangue e per localizzare i processi energetici nel corpo, la ripetizione di un mantra, la visualizzazione (questo è un metodo che fa uso dell’immaginazione: si chiudono gli occhi e si tenta di rappresentare un’immagine nell’oscurità, finché, col tempo, si impara a vedere l’oggetto dell’immaginazione in modo chiaro e distinto), la deprivazione sensoriale (si crea una situazione in cui viene eliminato ogni stimolo esterno, così da facilitare una “apertura dei sensi” nel mondo invisibile), l’uso di narcotici.

3] Il terzo tipo è un “misticismo intuitivo”. In questa categoria possiamo includere il buddhismo zen, il taoismo filosofico, gli insegnamenti di Krishnamurti, Osho Rajneesh, Carlos Castaneda ed altri.

Questi insegnamenti, di solito, rifiutano un approccio logico o razionale. Essi affermano che i fenomeni che ci circondano sono paradossali e contraddittori e che l’uomo deve dunque scoprire una capacità interiore di reagire senza fare uso dell’intelletto, in modo spontaneo ed intuitivo, senza reprimere i suoi desideri e le sue reazioni inconsce. Il motto di questi movimenti è: “Completa libertà interiore”. Di conseguenza, il taoismo religioso può dar luogo ad orge sfrenate, mentre gli adepti del buddhismo zen si ritengono liberi di comportarsi come meglio credono.

Questa divisione degli insegnamenti indù ed occulti in tre correnti non è così rigida. Sarebbe più opportuno dire che esse differiscono nella misura in cui pongono l’accento sull’aspetto intellettuale, pratico o intuitivo. Le diverse correnti in realtà hanno molto in comune e le loro vie, in certi punti, si incrociano. Ciò che le accomuna, a conti fatti, è la loro peculiare concezione di Dio come principio impersonale del cosmo e il diffuso utilizzo dei metodi di yoga e di meditazione.

Le dottrine orientali alla luce del Cristianesimo

In principio, tutte le religioni ed i sistemi filosofico-religiosi possono essere divisi in due gruppi. Il primo include quegli insegnamenti che riconoscono Dio come un essere personale, perfetto e trascendente, creatore di tutte le cose visibili ed invisibili. Il secondo gruppo, invece, riunisce tutte quelle dottrine che vedono Dio come un Principio impersonale, che alcuni chiamano l’ “Assoluto”, altri l’ “eterno Principio del mondo”, altri ancora la “Forza cosmica”, etc. Il cristianesimo, il giudaismo e l’islam appartengono al primo gruppo, che può essere definito “teo-centrico”, poiché la fede in un Dio personale sta alla base di tutte le altre verità religiose. Le religioni orientali, come quella indù o le dottrine “occulte”, appartengono al secondo gruppo: in contrasto con quelli appartenenti al primo gruppo, questi sistemi possono essere definiti “antropo-centrici”, in quanto si basano – appunto – sull’uomo. 

Il lettore non esperto di problemi teologici potrebbe pensare che la questione di un Dio personale o impersonale sia una speculazione puramente filosofica, poiché la Sua essenza è inconoscibile. La cosa più importante è essere una persona buona ed onesta: questo viene insegnato da tutte le religioni, indipendentemente dalla loro ideologia. Come vedremo, tuttavia, quello della natura personale e auto-cosciente di Dio non è per nulla un problema astratto, bensì viene a definire l’intero contenuto teoretico e pratico di una particolare religione o sistema.

Tutte le religioni ed i sistemi filosofici tentano di rispondere alle domande principali dell’esistenza. Le differenze nelle loro risposte a queste domande dipende in larga misura dai loro presupposti, dai loro punti di partenza. La prima domanda è: “Dio è personale o impersonale?”. In altri termini: è dotato di ragione, auto-consapevolezza e volontà o è solo una specie di “potere” o di “energia”? Questa distinzione fondamentale, come vedremo, scava un abisso ideologico fra i sistemi “Teo-centrici” e quelli “antropo-centrici” e conduce a conclusioni diametralmente opposte riguardo alla morale. Se il giudaismo fosse purificato dalle aggiunte talmudiche e l’islam dalle parole di Maometto, questi sistemi sarebbero molto simili al cristianesimo. D’altro canto, la religione indù, così come le dottrine “occulte”, non possono essere riconciliate col cristianesimo, per quanto si possa tentare di correggerle,  perché si basano su principi completamente diversi. Sostituendo un Dio personale con un concetto amorfo di energia onnipervadente, essi pongono l’uomo al centro della loro attenzione e il loro scopo è quello di insegnargli come  usare questa energia per il proprio auto-sviluppo e per la propria felicità.

La religione indù e le dottrine occulte criticano il cristianesimo per la sua dogmaticità. Esse si considerano superiori in quanto non prescrivono un sistema definito di dogmi, non negano la libertà di pensiero, bensì offrono all’uomo la libertà di trovare con le proprie forze la soluzione ai misteri dell’esistenza. “La verità è una, ma gli uomini la comprendono in modi diversi”, dice un noto adagio indù. Ma, come vedremo, tutte le religioni orientali si basano su un dogma cardinale: la fede nell’esistenza di un principio impersonale, che soggiace a tutte le cose. Tutte le idee filosofiche e religiose di queste religioni derivano logicamente da questo presupposto fondamentale. Se non c’è un Dio personale, non c’è neppure una Ragione superiore, né una Volontà che tutto dirige, né un’Autorità incontrovertibile, né un Giudice giusto. Ogni cosa accade “da sé”, per l’azione di cieche forze cosmiche. Le verità religiose ed i principi morali cui l’uomo è giunto sono condizionati dalla sua capacità di conoscere e dalla profondità del suo intelletto: essi sono dunque relativi e suscettibili di revisione. Questa idea è all’origine di tutta la varietà, le contraddizioni e il disordine degli insegnamenti indù ed occulti.

Detto ciò, procediamo ad analizzare i  più importanti aspetti dei sistemi indù ed occulti, iniziando dalla questione fondamentale.

Dio e il mondo

Ogni scienza, comprese quelle più strettamente logiche e conseguenti, ad es. la matematica, deve basarsi su una serie di “verità auto-evidenti” (assiomi) che in principio non possono essere provate e che devono essere accettate per fede. Se tali assiomi fossero soggetti a prova, dovrebbero essere rinominati “teoremi”, ma, in realtà, è impossibile provarli. Non è dunque sorprendente che branche del sapere, le cui verità sono meno ovvie, come la religione e la filosofia, si basino anch’esse sui loro assiomi, i loro dogmi, che non sono soggetti a prova, e che costituiscono oggetto di fede. L’assioma fondamentale di tutti gli insegnamenti filosofico-religiosi è l’idea di Dio. Mentre le religioni centrate su una figura divina si basano sulla fede in un Dio personale, le religioni orientali come l’induismo, e le dottrine “occulte”, fondano tutte le loro conclusioni sul presupposto dell’esistenza di un principio cosmico impersonale.

Il cristianesimo ci insegna a credere in un solo Dio personale, l’Onnipotente, il Creatore di tutte le cose visibili e invisibili. Nell’accezione cristiana, Dio è un essere sopramondano e totalmente perfetto, infinitamente saggio. Egli vive al di là dei limiti del tempo e dello spazio. Tutto ciò che esiste viene in essere grazie alla Sua volontà: non come una sorta di “emanazione” della Sua essenza, bensì come una creazione dal nulla.

In principio non vi era nulla: né angeli, né spiriti, né cosmo, neppure le particelle elementari di cui il mondo è composto; non c’era energia, né forza, né tempo, né spazio. Solo Dio esisteva: Luce eterna, datrice di vita, inaccessibile. Creando il mondo, Dio stabilì certe leggi che governano il suo sviluppo nella direzione da Lui stabilita. La natura del mondo è totalmente diversa da quella del suo Creatore, che è puro onnipresente Spirito. Dio penetra tutte le cose, ma senza toccarle e senza mescolarsi con esse. Il mondo, creato dal nulla, può tornare al nulla per volontà di Dio. Il suo destino dipende completamente dalla volontà del Creatore, che dimora nella luce inaccessibile, al di là del tempo e dello spazio: eppure si trova in ogni luogo e tutto governa. Poiché Dio creò il mondo e gli uomini con uno scopo ben preciso, Egli si prende cura di noi, come un padre coi suoi figli.

Tutti gli insegnamenti indù ed occulti prendono l’avvio dall’idea di un Dio impersonale. Mentre il cristiano parla di Dio come di un “chi”, gli altri lo considerano un “cosa”. Essi confondono Dio e il mondo in un solo concetto: “Dio è tutto, tutto è Dio”. Questa visione del mondo si chiama panteismo, dai termini greci pan, “tutto,” e theos, “dio.”
Una scuola di pensiero parla di Brahman, l’Assoluto; un’altra si riferisce ad un principio universale o ad un ordine naturale che è la radice dell’esistenza; un altra ancora postula un’energia onnipervadente, una forza mistica o un’anima del mondo; una quarta scuola parla invece di una Realtà Primaria – e così via. Dietro questa varietà di nomi di nasconde sempre qualcosa di impersonale, qualcosa di inseparabile dal mondo stesso; una specie di aspetto sconosciuto dell’universo, che si evolve, in accordo con le leggi dell’esistenza, insieme al resto del mondo. E’ interessante notare che tutti questi insegnamenti, mentre negano un Dio personale, sono costretti a conferire alla materia stessa certe caratteristiche divine, come l’eternità, l’infinità, un certo grado di razionalità (in conformità con le leggi di natura) e di giustizia (la legge del karma).

Un’altra caratteristica di questi insegnamenti è il concetto di un cosmo ciclico, in cui il mondo attraversa periodicamente varie fasi di nascita, crescita, decadimento e distruzione. Poiché l’universo è una forma temporale o una modalità dell’Assoluto, esso attraversa cicli di essere e non-essere, nel corso dei quali mondi diversi sorgono dall’abisso dell’Assoluto e scompaiono nello stesso abisso. Così l’inizio è uguale alla fine e il tempo ritorna su se stesso. In questa prospettiva l’ “Assoluto” dell’induismo e dell’occultismo non è il soprannaturale Architetto e Legislatore del cristianesimo, ma un oggetto,  dipendente e soggetto alle leggi dell’evoluzione.

Un’altra caratteristica di questi insegnamenti è la loro enfasi sulla natura illusoria  del mondo (maya). Poiché, in essenza, tutto fluisce dall’energia primeva, ogni cosa è solo un’apparenza priva di realtà. Tutto ciò che vediamo intorno a noi è un’illusione; dunque tutte le nostre idee sono mere congetture e non possono essere vere.

Questa presupposizione di un Dio impersonale è alla base di tutte le altre idee filosofiche e religiose che caratterizzano i culti orientali: la negazione della sopravvivenza della coscienza umana dopo la morte e della rivelazione divina; il rifiuto di Cristo come Salvatore dell’umanità; la negazione del giudizio di Dio e della vita eterna; l’accettazione del fato come elemento determinante del destino umano; la dottrina del karma  e della trasmigrazione delle anime; la natura relativa della verità e dell’errore, del bene e del male, della virtù e del vizio, etc.

Nonostante l’apparente spiritualità degli insegnamenti indù ed occulti ed una certa somiglianza col cristianesimo, essi devono essere logicamente classificati come atei o almeno come una sorta di materialismo spiritualizzato, non triviale o militante come il materialismo comunista.

La verità: un concetto relativo o assoluto?

Nel loro concetto di “verità”, gli insegnamenti orientali o panteistici sono alquanto logici. Se non vi è alcun Dio personale che si prende cura del Suo popolo, non può esservi neppure una sola fonte di rivelazione. Coloro che tentano di comprendere i misteri della vita sono limitati, sia nel loro intelletto che nella natura della loro comprensione dei misteri. Ne deriva, naturalmente, che le loro conclusioni debbano essere per forza imperfette, necessariamente diverse e soggette a riesame. Prendiamo, ad esempio, la storia dei quattro ciechi cui venne presentato un elefante, che esaminarono toccandolo con le mani. Uno di essi toccò una zampa e dichiarò che l’elefante somigliava ad una colonna. Il secondo afferrò la coda e disse che l’elefante era come un serpente. Il terzo toccò la pancia e disse che sembrava una botte. Il quarto toccò gli orecchi e disse che sembrava una cesta. Chi aveva ragione? Tutti, e nessuno!

Nello stesso modo – affermano le religioni orientali – ogni religione è, a suo modo, corretta. Le religioni dell’umanità sono soltanto vari livelli di comprensione di un’unica e sola verità. In questa prospettiva, Cristo, Buddha, Confucio, Zoroastro, Maometto, Krishna ed altri “avatar” sono considerati maestri che predicarono gli stessi principi, ma con diverse formulazioni verbali. La maggior parte delle religioni indiane ed “occulte” ritengono che non vi sia alcuna “eresia” od “errore”: solo differenti livelli di comprensione di una stessa Realtà. A causa di questa credenza nella natura relativa di tutte le dottrine religiose, questi culti incoraggiano lo studio delle religioni comparate per ampliare il proprio orizzonte mentale. Nello stesso tempo, considerano fanatici tutti coloro che – come i cristiani – si dichiarano in esclusivo possesso della verità.

L’idea che la verità sia per sua stessa natura inattingibile è il punto di partenza del buddhismo zen. Se il mondo non è che un’illusione, un miraggio, la verità non può essere colta. E’ impossibile, per gli uomini, insegnare o imparare l’uno dall’altro. Per acquisire conoscenza è anzitutto necessario liberarsi da idee ed opinioni preconcette, così come sono predicate dalle varie religioni. La Realtà non ha un contenuto oggettivo; solo la percezione soggettiva esiste. La “verità” deve essere realizzata direttamente ed intuitivamente, allorché colui che cerca e ciò che è cercato diventano uno.

I libri possono essere utili al principiante, poiché incoraggiano la meditazione. Rifiutando la ragione e la logica, il buddhismo zen crede nell’infallibilità dell’intuizione umana e aspira al suo sviluppo tramite la pratica rigorosa della meditazione, nel senso “yogico” del termine. Meditando, il praticante dovrebbe liberare la sua mente da qualsiasi impressione esterna e diventare completamente passivo. Tutto ciò che può essere conosciuto giungerà allora dall’interno, in un lampo. L’importante è sentire che si è una parte organica del Tutto. Quando si raggiunge questa realizzazione, ci si immerge in uno stato di completa beatitudine e si comprende che si è “dio”. Questa spontanea “illuminazione” è ciò che il buddhismo zen chiama ottenimento della verità.

La comprensione cristiana dell’assolutezza ed immutabilità della verità è basata sull’idea di un Dio personale. Creando l’uomo, Dio lo ha dotato di un intelletto divino, capace di comunicare con Lui e di discernere la verità. Se paragoniamo Dio al sole, la mente umana è come l’occhio, capace di ricevere la luce, benché non in tutto il suo fulgore; in questa luce l’occhio è anche capace di cogliere la natura degli oggetti fisici e spirituali.

Il primo uomo creato, nella sua purezza morale, era capace di avere un contatto diretto con Dio ed anche di parlarGli (Genesi, cap. 1-2). Col peccato, l’uomo si allontanò da Dio. La sua mente fu oscurata e – come conseguenza – iniziò ad apparire ogni sorta di falsa religione. Ma Dio non ha abbandonato l’uomo. Come un padre amoroso, non ha mai cessato di preoccuparSi della salvezza dell’umanità ed ha inviato i Suoi profeti per ammaestrarla.

La pienezza della verità fu portata al mondo da nostro Signore Gesù Cristo, il Figlio Unigenito di Dio. Egli colmò le lacune del Vecchio Testamento e ci offrì una più perfetta comprensione di Dio e delle cose spirituali. Ci insegnò chiaramente ciò che è giusto e ciò che è sbagliato, come si deve vivere e cosa si deve cercare, al fine di ottenere la vita eterna. Non era nelle Sue intenzioni soddisfare la curiosità umana, esponendo misteri dell’esistenza che sono al di là della nostra comprensione. Il suo insegnamento si concentra su ciò che è più importante per noi: come entrare nel Regno dei Cieli. L’insegnamento di Cristo, in tutta la sua originaria purezza e integrità, è conservato nei Vangeli, scritti dai quattro Evangelisti ed è ulteriormente spiegato negli scritti dei santi Apostoli. E’ la Bibbia, dunque, che contiene la rivelazione divina in tutta la pienezza della verità.

Il nostro compito più importante, in questa vita terrena, è imparare le verità divinamente rivelate, contenute nelle Sacre Scritture, sotto la guida della Chiesa e basare la nostra visione del mondo e la nostra vita su queste verità.  Benché l’uomo non sia sempre capace di comprendere tutta la pienezza della verità divinamente rivelata, è pur sempre capace di credere in ciò che essa insegna.

Poiché la religione indù e le dottrine occulte non posseggono una sola fonte di rivelazioneesse si basano spesso sulle rivelazioni di spiriti occulti e di “fratelli bianchi” o sull’autorità di un guru. Ad esempio, Elena Blavatsky, la fondatrice della Società Teosofica, asseriva di essere in costante contatto telepatico con i mahatma tibetani e di poter ricevere ordini da loro, porre domande e riceverne risposta. La Blavatsky considerava la sua vita e gli insegnamenti della Teosofia come un adempimento della volontà di misteriosi “maestri”, che vivrebbero sui picchi ammantati di nubi del Tibet.

Il cristianesimo separa chiaramente la verità divinamente rivelata dalle opinioni degli uomini e crede che vi sia una sola verità, benché possa esservi una moltitudine di falsi insegnamenti. Tutto ciò che contraddice la verità rivelata da Dio è semplicemente il prodotto dell’immaginazione umana.

L’uomo: la sua natura ed il suo scopo

Nell’accezione cristiana, l’uomo è creatura di Dio e porta in sé il segno della Sua immagine. Mentre gli angeli hanno una natura puramente spirituale e gli animali sono puramente fisici, ciò che distingue l’uomo è la sua dualità. Egli è composto di un’anima razionale e di un corpo corruttibile.

Benché la natura dell’anima e la sua apparizione nel mondo rimane uno dei misteri di Dio, il Cristianesimo insegna chiaramente che l’anima di un neonato non è uno spirito che viene da altrove, ma una nuova creazione che ha cominciato ad esistere nel grembo materno ad un certo momento dopo la formazione del feto. Come un bambino erediterà molti tratti fisici dei genitori, così egli riceverà alcune delle loro qualità spirituali, sia negative che positive. Per quanto possa somigliare ai suoi genitori, tuttavia, egli è un “Io” completamente nuovo, distinto dalle persone dei genitori. E’ una persona unica e insostituibile, che possiede una coscienza, una ragione ed un libero arbitrio del tutto indipendenti.

L’anima di un bambino non entra nel corpo come si entra in un appartamento. L’anima è unita al corpo da un legame misterioso ed estremamente intimo, che nel piano del Creatore avrebbe dovuto essere eterno. La morte, conseguenza del peccato, è un fenomeno anormale e innaturale. Mentre il corpo dopo la morte viene privato del principio vitale e si disfa negli elementi di cui è composto, resta pur sempre un certo misterioso legame fra il corpo e l’anima. Quando l’anima lascia il corpo, essa conserva la personalità, l’esperienza spirituale, la conoscenza e il livello morale raggiunti durante la vita terrena.  La personalità, l’ ”Io” unico, continua ad essere cosciente, a pensare, a ricordare, a percepire e a desiderare, anche dopo la morte fisica. Anzi: l’anima avverte che la sua separazione del corpo è qualcosa di contrario alla natura, un fenomeno solo temporaneo. L’anima non è stata creata per essere un angelo o un fantasma, bensì una parte della natura di un essere umano: la parte spirituale della sua persona. Perciò gli esseri umani non riusciranno mai ad accettare la tragedia della morte: la morte è un evento innaturale. 

Nostro Signore Gesù Cristo è venuto in questo mondo per correggere l’anomalia della morte e per restaurare la duplice natura dell’uomo. Questa restaurazione avrà luogo il giorno della resurrezione dei morti, allorché l’anima di ogni uomo si ricongiungerà al suo corpo divinamente rinnovato e spiritualizzato, dopo di che l’uomo vivrà senza più conoscere la morte. E’ importante comprendere che, alla resurrezione, l’anima di ogni uomo sarà riunita col suo corpo, non con qualche altro “nuovo” corpo. Ciò compirà la restaurazione dell’uomo nella duplice forma originaria in cui Dio lo ha creato.

L’induismo e le dottrine occulte, hanno un concetto completamente diverso della natura umana. Per loro, l’anima è una condensazione o materializzazione di quella stessa energia impersonale che riempie il cosmo. L’anima è come una goccia di vapore condensato o un’onda sonora stabilizzata su una certa frequenza. Il corpo umano è una membrana priva di sostanza che avvolge questa energia condensata, come una veste. La morte è dunque considerata come un processo naturale, in cui l’anima – energia temporaneamente condensata – si dissolve ancora una volta nel mare di energia che riempie il cosmo. Come le molecole di vapore possono condensarsi ancora in una goccia di pioggia, o un’onda sonora può ancora sincronizzarsi su una certa frequenza, così anche queste “particelle” di energia universale possono ancora una volta riunirsi e formare un’anima umana, per abitare un nuovo corpo. Questo processo è chiamato “rinascita”, “reincarnazione” o “metempsicosi”. Mentre i dettagli di questo processo e la terminologia usata possono differire da una religione orientale all’altra, l’idea soggiacente resta la medesima: dopo la morte, la personalità e l’auto-consapevolezza della persona vanno perdute. 

Il problema della personalità

Il termine “personalità” o “io”, si riferisce al centro immateriale  della coscienza e a tutti i processi psichici degli esseri intelligenti. Benché un incessante flusso di ogni tipo di sensazioni, pensieri, sentimenti, emozioni e desideri scorra attraverso la coscienza dell’uomo, il suo “io” non è un canale passivo per questa corrente, bensì un attivo “centro direzionale” che liberamente controlla e dirige le sue proprie attività mentali. Nonostante attraversi una vasta gamma di attività e di condizioni, lungo l’intero corso della sua vita ogni uomo è consapevole di se stesso come una sola personalità. Egli è il padrone delle sue decisioni e dei suoi atti. La personalità umana concentra in sé tutte le sue qualità ereditarie ed acquisite, compresi i ricordi, la conoscenza, le capacità, i talenti creativi, l’intuizione, la sensibilità, l’esperienza, i sentimenti religiosi, la moralità, la forza di volontà, il carattere, il temperamento, gli interessi, le ambizioni, etc. Tutto ciò forma l’intero ed unico “io”, distinto dal mondo esterno e dagli “io” degli altri esseri umani.

Tutte le religioni che riconoscono un Dio personale accettano anche l’immortalità della personalità umana, mentre gli insegnamenti che non credono in un io personale rifiutano anche l’immortalità della persona umana.

Il cristianesimo insegna che la cosa più preziosa e duratura nell’uomo non è l’insieme di elementi fisici di cui è composto, ma piuttosto la sua personalità, il suo “io”. Le cellule di un organismo invecchiano, muoiono e vengono sostituite da nuove cellule; ma la personalità umana conserva tutta la conoscenza e l’esperienza di vita che ha accumulato. Un bambino viene al mondo come un foglio bianco. Nel corso degli anni tutte le impressioni, tutto ciò che egli pensa, sente e fa, lascia un’impronta nella sua mente conscia ed inconscia. L’esperienza accumulata in una vita forma la sua personalità e modella il suo carattere. A seconda delle sue inclinazioni, un uomo può diventare uno studioso o rimanere un illetterato; può svilupparsi spiritualmente o rimanere moralmente sterile.

Poiché l’ “io” reca in sé il sigillo del suo Creatore, che è eterno, la personalità è la “sostanza” più stabile che esista in natura: più stabile di qualsiasi molecola o atomo. Con l’attrezzatura adeguata qualsiasi elemento può essere trasformato in un altro, “riorganizzando” le particelle sub-atomiche (quark ed elettroni) di cui è composto. Teoricamente, potrebbe essere addirittura possibile trasmutare il piombo in oro, benché sia arduo realizzare questa operazione in condizioni di laboratorio. La personalità umana, tuttavia, non può essere cambiata. E’ possibile uccidere fisicamente un uomo, ma non è possibile distruggere la conoscenza o l’esperienza di vita della sua anima immortale.

Ogni individuo ha la possibilità di sviluppare il suo “io” in ogni modo possibile; ma nessuno può annullare ciò che è acquisito interiormente. Tutti i fanciulli, nella loro infanzia, si somigliano. E’ possibile che al momento della nascita vi fosse una piccola differenza fra Mosè e Jack lo Squartatore; ma nel corso degli anni il primo è diventato un profeta che ha lasciato la sua impronta nella storia del mondo e che tutti ricordano con gratitudine, mentre l’altro è diventato un feroce criminale. Ciascuno di essi era libero di scegliere la sua strada. Tutto ciò che ognuno di loro acquisì dentro di sé rimarrà parte di lui per sempre, sia esso una inestimabile ricchezza spirituale o un orribile fardello di immoralità. Dopo la morte, ognuno vedrà chiaramente ciò che è e cosa si merita. La persistenza della coscienza personale sarebbe una terribile tragedia se non fosse per la grazia di Dio, che rinnova l’uomo “curando coloro che sono infermi e sostenendo coloro che sono manchevoli”. Ne parleremo più diffusamente in seguito.

Poiché tutte le scuole di pensiero indù ed “occulte” negano che vi sia una auto-consapevolezza nell’Assoluto, esse considerano l’auto-consapevolezza umana come qualcosa di insostanziale e transitorio. La personalità è solo un fenomeno, come la schiuma che si forma sulle onde dell’oceano e che torna a dissolversi in esso senza lasciar traccia. Sì, è vero che alcune formulazioni contemporanee di queste dottrine attribuiscono all’Assoluto una certa “super-coscienza”; ma non è affatto chiaro cosa si intende con questo termine. Probabilmente si tratta solo di un gioco di parole ed a questa “super-coscienza” dell’Assoluto manca in realtà qualsiasi consapevolezza, così come nella meditazione trascendentale i processi di pensiero vengono sospesi (ne parleremo meglio in seguito).

Peccato e karma

Il cristianesimo concepisce il peccato come una violazione della legge morale, stabilita da Dio. Pensieri, sentimenti, parole ed intenzioni, così come le azioni, possono essere peccaminosi, poiché indirizzano l’uomo su un sentiero che lo allontana da Dio. E’ un peccato anche il rifiuto cosciente di Gesù Cristo, il rifiuto di credere in Lui come il Salvatore del mondo, inviato da Dio (Giov. 16:9). Secondo S. Giacomo Apostolo, pecca anche chi ha la capacità di fare il bene e non lo fa (Giac 4:17). Un’azione peccaminosa o un’inclinazione peccaminosa della volontà, lascia un’impronta “nera” sulla coscienza. Peccati ripetuti, accompagnati da una continua inclinazione della volontà verso il peccato, rendono l’uomo moralmente malato e lo attirano verso gli abissi dell’inferno. L’uomo è chiamato a combattere contro le sue tendenze malvagie, ma il peccato spesso supera le sue forze spirituali ed è necessario un aiuto dall’alto. In realtà, l’infezione del peccato originale è così forte che tutti hanno bisogno del potere vivificante della grazia di Dio.

Nonostante tutto ciò, Dio ha posto semi di bontà nella nostra natura: perciò ogni uomo è istintivamente attirato dal bene. Allorché l’uomo compie il male, si sente a disagio e comincia ad essere tormentato da un sentimento spiacevole. Ciò avviene perché Dio ha dotato la nostra natura spirituale di uno strumento morale molto sensibile e sicuro: la coscienza. Non sorprende, dunque, che i pagani, Mosè e i seguaci di diverse religioni concordino sovente nel definire ciò che è bene o male, vizio o virtù. Coloro che seguono gli insegnamenti dell’induismo e dell’occultismo non sono esclusi da questa specie di “consenso morale”. Così, benché in teoria l’induismo non distingua fra bene e male, considerando entrambi come le due facce di una stessa moneta, in pratica esso ha una dottrina che si avvicina al concetto di peccato: il karma.

Karma (che significa “azione”) è qualcosa di negativo e di indesiderabile, come una macchia che si attacca all’uomo e rimane in lui nel processo delle sue reincarnazioni. Poiché la dottrina indù non ha un Dio che perdona e purifica l’uomo, il karma assume un carattere puramente formale e meccanico. Le religioni orientali concepiscono il karma come una legge immutabile di giustizia retributiva, una legge che non dipende da alcuna consapevole Volontà superiore. Le sue conseguenze si avvertono attraverso tutte le successive reincarnazioni, così che ogni atto incide sul futuro dell’anima con accuratezza matematica. Persone che in questa vita sono piene di salute, felici o ricche sono quelle che hanno creato “buon karma” nelle loro vite precedenti; di contro, individui che soffrono o sono meno fortunati, ricevono la retribuzione di antichi peccati e colpe. In termini più semplici: secondo la dottrina del karma,  peccato e punizione hanno una correlazione matematicamente esatta. In questo sistema non c’è alcun Dio o Salvatore pietoso, che concede il suo perdono e redime i peccati degli uomini. La legge del karma è un calcolo implacabile e impietoso di tutto ciò che l’uomo compie; e nelle successive reincarnazioni – che possono ripetersi migliaia o milioni di volte –  egli dovrà pagare per quello che ha fatto.

La dottrina del karma  è, apparentemente, un tentativo di spiegare la causa della sofferenza. Ad es., se un bimbo innocente soffre, è a causa dei peccati commessi in vite precedenti. Tuttavia, se si considera il problema più in profondità, si giunge alla conclusione che la legge del karma in realtà legalizza l’ingiustizia. Se è vero che la personalità si dissolve al momento della morte, la nuova persona che viene a formarsi nella successiva reincarnazione non può in alcun modo comprendere quali colpe deve scontare e di conseguenza, non può trarre alcuna lezione morale dalle sue sofferenze: non può fare altro che subire la cupa sensazione della durezza dell’esistenza.

La vita dopo la morte o la trasmigrazione delle anime

La fede cristiana insegna che la sofferenza e la morte sono strettamente connesse con la tragedia del peccato originale. Se non fosse per il peccato originale, l’uomo vivrebbe per sempre; ma ora, poiché la sua natura è stata guastata dal peccato, egli deve affrontare la morte. La sua corruzione morale non può essere cancellata solo dalle sue sofferenze o dalle sue buone opere e dai suoi sforzi: queste cose non possono restaurarlo nello stato di immortalità in cui fu originariamente creato.  Il tragico errore del peccato è stato corretto da nostro Signore Gesù Cristo, che poté redimere i peccati dell’uomo grazie alle Sue sofferenze sulla Croce, privando così la morte del suo potere e restituendo all’uomo l’immortalità. Benché questo mistero di redenzione sia al di là della comprensione della nostra mente, il potere rigenerante del Cristo risorto è all’opera in coloro che credono: esso dà loro la certezza che un giorno risorgeranno dai morti, per il potere di Colui che vinse la morte.

Dio ci ama: Egli ha pietà di noi, suoi figli. Quando sperimentiamo una debolezza morale o addirittura cadiamo nel peccato, Egli non cerca vendetta e punizione, bensì aspetta pazientemente il nostro pentimento e ci aiuta a tornare sulla retta via. Anche quando permette alle afflizioni di colpirci, esse non sono mezzi usati per espiare i nostri peccati, ma per curarci. Quando non rifiutiamo Dio, Egli dirige tutti gli elementi della nostra vita verso il nostro benessere spirituale e la nostra salvezza. La nostra meta è la vita eterna nel Regno dei Cieli.

Paragonati alla grande speranza cristiana del rinnovamento e della restaurazione dell’uomo, gli insegnamenti indù e quelli dell’occultismo sembrano cupi e fatalistici: tutto ciò che accade in questo mondo è soggetto al fato ed alla spietata legge del karma. La “salvezza” non si trova nella fede e nello sforzo di agire bene, ma in una progressione meccanica  attraverso cicli di reincarnazione. Un uomo può compiere il bene o il male; ma il suo destino è già stabilito, come il movimento degli ingranaggi di un orologio. Al termine di tutto l’inutile errare dell’anima da un corpo all’altro, non vi è neppure la speranza di un’immortalità personale: resta solo la prospettiva di scomparire in un Assoluto cosmico, in cui l’auto-consapevolezza e l’esperienza accumulata vanno perduti.

Mentre un cristiano attende la resurrezione del suo corpo, l’unico e solo corpo che ha avuto durante questa vita terrena, il seguace delle religioni orientali considera il suo corpo come un guscio temporaneo, una specie di prigione, da cui un giorno potrà essere liberato. Secondo la dottrina indù, la propria essenza spirituale impersonale dopo la morte è costretta a reincarnarsi per soddisfare la legge del karma e può rinascere come un altro essere umano o una scimmia, una capra o addirittura una pianta.

Benché le dottrine del karma e della reincarnazione costituiscano un tentativo di spiegare l’esistenza del male nel mondo, esse in realtà introducono nel mondo la più grande ingiustizia: alla fine, a tutti è garantito il medesimo destino. Nonostante tutto il bene che un uomo possa compiere, egli non riceverà alcun premio per le sue fatiche; nonostante i suoi delitti, il peggior delinquente non riceverà alcuna punizione per i suoi crimini. Un sant’uomo come S. Nicola e l’assassino di milioni di innocenti, come Stalin, avranno alla fine lo stesso destino: si dissolveranno entrambi nell’Assoluto senza volto. Quale dottrina più mostruosa di questa?

Paradossalmente, questo sistema non è affatto comprovato dall’esperienza. Se ogni essere umano, dopo aver vissuto molte vite ed aver esaurito il suo karma, deve infine ottenere la perfezione spirituale, ci aspetteremmo logicamente che tutta l’umanità raggiungesse questa perfezione. Sfortunatamente, ciò che vediamo è alquanto diverso: assistiamo invece al declino spirituale della società,  all’aumento dei crimini e della depravazione, alla crescita dell’odio e della crudeltà gratuita, perfino tra i fanciulli. E’, piuttosto, un quadro in accordo con le profezie bibliche circa la degenerazione morale dell’umanità prima del Secondo Avvento del Cristo.

La dottrina della reincarnazione non ha alcuna prova oggettiva da offrire in suo sostegno. Alcuni individui pretendono di ricordare, in modo frammentario, luoghi familiari, che avrebbero conosciuto in vite precedenti; ma simili asserzioni sono facilmente spiegabili come semplici scherzi dell’immaginazione. Il nostro cervello immagazzina incessantemente frammenti di ogni sorta di impressioni visive ed auditive, che si dispongono da qualche parte nel subconscio. In certi particolari momenti, queste impressioni frammentarie possono riunirsi per formare un’immagine mentale, così che sembra di riconoscere un certo luogo, anche se lo si vede per la prima volta. L’induismo e l’occultismo considerano questi “ricordi” come una conferma dell’idea della trasmigrazione delle anime; al che potremmo obiettare che nessun particolare di questi “ricordi” contiene alcuna informazione probante. Nessuno è capace di ricordare la lingua da lui parlata in vite precedenti o i dettagli di eventi accaduti in altre esistenze e neppure la conoscenza letteraria o scientifica, acquisita, né i nomi delle persone da lui conosciute. In altri termini, il preteso “reincarnato” non ricorda nulla di ciò che la nostra coscienza assorbe nel corso dell’esistenza e che viene a costituire il nostro apparato intellettuale e la nostra esperienza di vita. Tutte queste cose sembrano scomparire senza lasciar traccia e senza alcuna ragione. E’ evidente, dunque, che le asserzioni riguardanti la trasmigrazione delle anime non hanno alcuna prova a loro favore.

Nello stesso tempo, le vite dei santi, molte opere di argomento religioso e molti resoconti contemporanei di esperienze di vita dopo la morte rifiutano fondamentalmente l’idea occultista della reincarnazione. Le anime dei morti sono talvolta apparse ai vivi, esprimendosi secondo la conoscenza e l’esperienza acquisita durante una singola esistenza terrena e dimostrando così  che la loro coscienza non era stata annientata dalla morte. Quando i profeti Mosè ed Elia apparvero in compagnia del Cristo sul monte Tabor, molti secoli dopo la loro dipartita da questo mondo, essi conservavano una chiara consapevolezza di ciò che erano stati nel passato. Ed anche in tutti i resoconti redatti da medici che lavorano in reparti di terapia d’urgenza, leggiamo che l’anima, dopo aver lasciato il corpo, continua ad essere consapevole di sé, come la medesima persona che viveva nel corpo fino al momento della morte. In alcuni casi l’anima desidera tornare in questo mondo, ma solo per portare a termine una missione lasciata incompiuta, non per iniziare una nuova esistenza. Inoltre, quando le anime dei morti recenti incontrano nell’aldilà le anime dei parenti precedentemente defunti, si riconoscono a vicenda come le particolari  persone che erano. In tutti i casi noti alla religione ed alla scienza, le anime dei morti conservano il loro “io” e l’esperienza acquisita durante l’esistenza. La loro auto-consapevolezza non può estinguersi; e ciò refuta la dottrina della trasmigrazione delle anime, così come la loro dissoluzione finale nel nirvana.

E’ chiaro, dunque, che la dottrina indù della reincarnazione è in conflitto con la dottrina cristiana della redenzione. Ciò è quanto mai evidente nella figura evangelica del buon ladrone: in un attimo egli confidò in Cristo ed ebbe in eredità il Regno dei Cieli, superando il karma e i cicli cosmici delle rinascite. La redenzione compiuta dal Cristo ci libera dal dominio dei processi cosmici e dal cieco fato.

Idee di  salvezza, il bene e il male

Strettamente parlando, quello di “salvezza” è un concetto puramente cristiano. E’ del tutto sconosciuto ai sistemi di pensiero indù ed occulti, ma occupa un posto centrale nel cristianesimo. Quest’ultimo, infatti, insegna che Dio ha creato l’uomo per una vita immortale. Se non vi fosse stato un peccato originale, non sarebbe stato necessario salvare l’uomo. Il peccato originale ha “macchiato” la natura umana, in senso morale, ha recato disarmonia nel mondo interiore dell’uomo e lo ha privato della comunione vivente con Dio. Gli effetti del peccato sono stati così distruttivi che il Figlio di Dio stesso è dovuto venire nel mondo e diventare uomo per cancellare i peccati dell’umanità.

Tutti noi abbiamo ereditato il contagio del peccato, con tutti i suoi effetti letali. Non possiamo liberarci da soli dal peccato, né riconquistare la vita eterna con i nostri soli sforzi. Abbiamo bisogno dell’aiuto di Dio, abbiamo bisogno di un Salvatore! Se nostro Signore Gesù Cristo non avesse redento i nostri peccati sulla Croce, saremmo tutti condannati alla morte eterna: che significa non l’annichilamento dell’anima, bensì il suo confinamento nella tenebra e nell’eterno tormento. Ora, grazie a nostro Signore Gesù Cristo, la via della salvezza è aperta per tutti. Il Sangue che Egli ha sparso sulla Croce ci monda dal peccato e rinnova le nostre anime. Questo processo, comunque, non è affatto automatico: è richiesto uno sforzo personale della volontà per credere in Cristo, accettare i Suoi insegnamenti e vivere da cristiano.

Il concetto di “salvezza” è un argomento troppo ampio per poter essere trattato dettagliatamente in questa sede. Il digiuno, la preghiera, lo studio della parola di Dio, la meditazione sulle cose divine, le buone opere, i sacramenti della Chiesa: tutte queste cose sono mezzi importanti per la rigenerazione spirituale dell’uomo. La salvezza ci viene concessa a due condizioni: lo sforzo personale per avvicinarci a Dio e l’aiuto di Dio stesso, concessoci in modo invisibile dalla Sua grazia.

La salvezza deve essere intesa come la piena restaurazione dell’uomo, in corpo ed in spirito, la sua completa liberazione dal peccato e da tutte le sue conseguenze. E’ qualcosa di molto più grande di un ritorno alla beatitudine primordiale dell’Eden, poiché è accompagnata dalla spiritualizzazione e dalla trasfigurazione dell’uomo e dell’intero mondo fisico. La corruzione verrà sostituita da ciò che è incorruttibile e i giusti splenderanno come il sole nel regno del Padre. La beatitudine e la felicità corrisponderanno al livello morale raggiunto durante la vita terrena. Per questo il cristianesimo ci chiede di moltiplicare i talenti che ci sono stati dati e di accrescere il nostro tesoro spirituale. Chi semina generosamente avrà un abbondante raccolto, mentre chi semina con parsimonia avrà un raccolto più modesto.

L’induismo e l’occultismo hanno una prospettiva del tutto diversa circa lo scopo della vita umana. Poiché essi negano il peccato originale e l’immortalità personale, così pure negano la necessità della salvezza. Preferiscono invece dedicare tutta la loro attenzione all’auto-sviluppo, usando vari metodi di yoga e di meditazione. Il risultato più alto di questi esercizi è, per loro, la realizzazione della propria “divinità”. Ma, prima si raggiunge la perfezione, prima si raggiunge anche il fine che tutti prima o poi raggiungeranno: il dissolvimento nel nirvana. Le religioni orientali considerano questo ottenimento come la beatitudine somma. Ma – potremmo chiederci – quale beatitudine può esservi quando non c’è più nessuno che ne è consapevole? Che differenza c’è fra questa “beatitudine” e la morte? Da un punto di vista cristiano, questi sono solo giochi di parole.

Nell’ambito della morale, mentre il cristianesimo distingue chiaramente fra bene e male, nell’induismo e nell’occultismo queste sono solo nozioni relative. Il loro relativismo morale è una logica conseguenza della concezione monistica su cui si basano: tutto è uno. Naturalmente, nella letteratura dell’induismo e della teosofia, così come in quella di qualsiasi altra religione, si leggono molti bei pensieri intorno alla virtù: si possono trovare molti buoni consigli ed esortazioni ricche di ispirazione. Ma ciò non deriva affatto dal loro sistema dottrinale: è piuttosto il risultato di quel senso comune e di quell’inclinazione al bene che Dio ha posto nel cuore di ogni uomo. Ognuno, anche se non sa nulla di Dio e della Bibbia, sente una naturale avversione per il vizio ed un’attrazione per la virtù.

Più ci si familiarizza con la filosofia dell’induismo, più appare chiaro che il bene e il male sono concetti relativi e soggettivi. Ciò che viene considerato ”male” da alcuni può condurre al bene su un altro livello. Il “bene” e il “male”, essi dicono, sono necessari, come la luce e l’ombra in un dipinto, o le cariche positive e negative in un atomo, o il nord e il sud in un campo magnetico. Sono aspetti diversi, ma uguali, della Realtà Originaria; sono essenziali per l’equilibrio della vita e l’armonia dell’universo. Strettamente parlando, non vi è alcunché che possa essere chiamato “peccato” o “vizio”. Non vi è neppure alcuna differenza fondamentale fra le persone virtuose ed i malvagi, fra i santi e i criminali. E’ tutta questione di karma temporaneo, che verrà macinato nel mulino delle reincarnazioni e infine dissolto nell’oceano senza limiti della Realtà Originaria. Di conseguenza, l’uomo non è responsabile delle sue azioni: egli è solo un piccolo ingranaggio nel meccanismo dell’universo. Può considerare le sue azioni “buone” o “cattive”, ma è solo un’illusione. Il buddhismo elaborò una serie di metodi per liberarsi da questa illusione.

Poiché la “salvezza” è interpretata in questo modo, tutte le pratiche delle religioni orientali hanno ovviamente un contenuto ed uno scopo completamente diverso rispetto a quelle proprie del Cristianesimo. Invece della preghiera come comunione vivente con un Dio personale, esse incoraggiano lo sviluppo di contatti telepatici con mahatma (anime) e guru, viaggi nel “piano astrale”, la ripetizione di mantra, l’evocazione di spiriti, etc. Invece del pentimento dinanzi al Creatore e della riforma della propria vita, queste religioni spingono i loro seguaci a contare sulle proprie forze ed a sviluppare in se stessi un senso di “divinità”, ovvero di superiorità rispetto a coloro che non sono “illuminati”.

Cristo e gli avatar indù

Così come l’idea di “salvezza” occupa un posto centrale nel cristianesimo, così anche l’avvento del Salvatore in questo mondo è considerato un evento unico ed irripetibile. Il Figlio Unigenito di Dio si rivestì della nostra natura umana per rinnovarla e – ciò che più conta – per rendere l’uomo partecipe della Sua natura divina. Per questa ragione Egli ascese nei cieli con la Sua carne trasfigurata, in modo da rimanere eternamente il Dio-Uomo. La Sua comunanza con la razza umana, il Suo insegnamento ed il Suo esempio personale ed infine la Sua sofferenza redentrice sulla Croce e la Sua gloriosa Resurrezione dai morti, sono tutti aspetti inseparabili di una stessa grande opera: la salvezza del genere umano. Tutte queste cose furono compiute una volta per tutte; esse contengono in sé un inesauribile potere spirituale, che salverà i credenti fino all’ultimo giorno del mondo. Quando il Signore Gesù Cristo verrà sulla Terra una seconda volta, non sarà per insegnare o per salvare, ma piuttosto per giudicare il mondo e per dare a ciascun uomo la retribuzione delle sue azioni.

Gli insegnamenti dell’induismo e dell’occultismo, al massimo, accettano Cristo come uno degli avatar, ovvero le materializzazioni di Vishnu – cioè la Realtà Originaria. Benché il dio indù sia impersonale egli talvolta “si incarna” e assume l’aspetto di un uomo. Un simile essere divino-umano è chiamato un avatar. I seguaci di Krishna citano la Bhagavad Gita, che descrive una successione di incarnazioni di divinità (circa ventuno); mentre il Signore Gesù Cristo, con la Sua unica incarnazione, è venuto in questo mondo ed ha compiuto la redenzione dell’umanità. Ad es., il dio Vishnu, responsabile della preservazione dell’universo, si incarna nella forma di Narayana, prototipo di tutti gli avatar. Altri avatar sono stati Buddha, Rama, Krishna, Confucio, Zoroastro, Maometto, Re Giorgio V, il Mahatma Gandhi, etc. L’Induismo afferma: “Come un infinito numero di fiumi nasce (grazie all’evaporazione ed alla pioggia) dall’oceano, che non si prosciuga mai, così sono infinite le incarnazioni del Signore”.  Ognuno di questi avatar è apparso in un momento critico della storia per insegnare certe verità.

Ognuno dei successivi avatar viene largamente venerato dagli indù. Poiché è uno con la divinità, egli possiede un potere soprannaturale (siddhi) che lo pone al di sopra della legge del karma. Il suo avvento in questo mondo è considerato un atto d’amore. Mentre abita un corpo, l’avatar può far mostra di emozioni umane; ma il suo stato spirituale supera i confini del tempo e dello spazio (maya). Nel decimo capitolo della Bhagavad Gita, Krishna dichiara: “Io sono il principe dei demoni”. Questa ammissione getta qualche luce sulla natura sinistra degli avatar  dell’induismo … .

San Paolo, nella Seconda Lettera ai Tessalonicesi, dice dell’ultimo avatar (l’Anticristo): “la cui venuta avverrà nella potenza di Satana, con ogni specie di portenti, di segni e prodigi menzogneri,” (2 Tess 2:9; cf. Apoc. 13:2).

Il fato e la Divina Provvidenza

Il cristianesimo insegna che, per quanto noi possiamo essere peccatori e duri di cervice, Dio  non cessa mai di prendersi cura di noi, come un buon padre si prende cura dei figli. Non soltanto la nostra intera vita è sotto il Suo controllo, Egli dispone anche ogni particolare della nostra esistenza in vista del nostro bene. Se soltanto non Gli resistessimo, se soltanto ci comportassimo come Suoi figli ubbidienti, non ci sarebbe più il male sulla Terra: la vita terrena di ciascuno di noi finirebbe nella felicità eterna del Suo Regno celeste. Gli uomini periscono solo perché Dio non forza il loro libero arbitrio: Egli non li costringe a credere in Lui o a vivere rettamente. Quando chiediamo a Dio guida e soccorso, Egli ha il potere di alterare il corso naturale degli eventi ed anche di compiere ciò che appare “impossibile” all’umano intendimento. In altri termini, la nostra vita non è determinata tanto da fattori esterni, quanto piuttosto dal nostro libero arbitrio e dalla Divina Provvidenza.

Gli insegnamenti dell’induismo e dell’occultismo, che non credono in un Dio personale, ritengono che tutte le cose siano soggette a ciechi meccanismi cosmici. Poiché non vi è alcuna Ragione o Volontà superiore e la nostra libertà è un’illusione, tutto  è controllato dal fato; perciò, coloro che accettano le idee dell’induismo e dell’occultismo credono naturalmente nel fato e nell’astrologia. Per decifrare il loro futuro essi si rivolgono ad oroscopi, metodi di divinazione, letture delle carte e ad ogni specie di “segni premonitori”. Per giustificare la loro fede nello zodiaco essi citano l’influenza della luna sull’alternarsi delle maree, sulla semina e sull’umore della gente.

Non neghiamo che le stelle e la luna possono – fino ad un certo punto –  influenzarci, così come le stagioni dell’anno, la temperatura, l’umidità ed una miriade di altri fattori interni ed esterni; tuttavia, queste cose possono solo influenzarci, mentre è solo Dio che governa ogni cosa. La fede cristiana, quindi, ci insegna a rivolgerci sempre a Dio, nostro Salvatore, per cercare guida ed aiuto. La preghiera può realizzare anche l’impossibile, come sappiamo da una moltitudine di esempi.

Escatologia [1]

(L’insegnamento sulla fine del mondo).

Il Cristianesimo prepara i fedeli al Secondo Avvento di Cristo, che avverrà alla fine dell’esistenza del mondo fisico. Quando Egli verrà sulla Terra, il Signore farà risorgere i morti e giudicherà tutti gli uomini e i demoni: ad ognuno sarà dato secondo le sue azioni. La Terra, con tutto ciò che contiene, sarà consumata dal fuoco, ma Dio farà “nuovi cieli e una terra nuova, nei quali avrà stabile dimora la giustizia.” (2 Pt 3:13). A quel tempo alcuni entreranno nella vita eterna, mentre altri meriteranno la dannazione eterna insieme al diavolo ed ai suoi angeli.

Le Sacre Scritture predicono che il tempo precedente alla fine del mondo sarà un’epoca di apostasia dalla fede cristiana, in cui il male diverrà più forte. Appariranno moltitudini di falsi profeti, che attireranno gli uomini coi loro perniciosi insegnamenti. La fede si indebolirà fra gli uomini, che si daranno ad ogni sorta di vizi, seguiranno ogni tipo di pratica occulta e adoreranno i demoni. Questa generale apostasia sarà guidata da un “grande” condottiero, che la Bibbia chiama “la Bestia” e “l’Anticristo”.  Apparentemente, egli sarà il capo di un governo mondiale. Non solo sarà un capo politico, ma anche il fondatore di nuove idee religiose. Il suo governo avrà successo, perché eserciterà il più stretto controllo sulla gente. I cristiani saranno perseguitati come seguaci di una religione assurda, antiquata e fanatica: i credenti diverranno allora confessori della fede e martiri.

La degradazione morale dell’umanità sarà accompagnata da un declino generale in campo sociale e individuale. Vi saranno guerre devastanti ed epidemie letali, carestie, terremoti, “il fragore del mare e dei flutti” e “Le potenze dei cieli infatti saranno sconvolte” (Lc 21:25, 26). Fortunatamente, il dominio dell’Anticristo non durerà a lungo. Il Signore Gesù Cristo lo sconfiggerà e “lo distruggerà con il soffio della sua bocca” (2 Tess 2:8).

Gli insegnamenti dell’induismo e dell’occultismo considerano gli ultimi tempi in un modo assolutamente diverso. Essi dipingono l’avvento dell’ultimo avatar coi colori più fulgidi. Sembra che questo grande messia debba portare al mondo tolleranza, prosperità, pace e ordine. Col suo avvento inizierà una nuova età felice, il paradiso in terra.

Per ogni aspetto della fede cristiana gli insegnamenti indù ed occulti ne hanno uno proprio, apparentemente simile ma in realtà assai diverso. Una persona priva di preparazione teologica può avere difficoltà nel distinguere la verità dalla finzione. E’ impossibile “provare” una particolare verità religiosa, perché simili cose appartengono al reame dello spirito, inaccessibile alla “prova sperimentale”. Tuttavia, se ci si rivolge al Padre celeste con tutto il proprio essere, si sperimenterà un vivo sentimento della Sua presenza e del calore del Suo amore nella preghiera del cuore. Questa esperienza interiore ci convincerà che Dio è una Persona vivente, Qualcuno con Cui possiamo parlare, che accoglie le nostre preghiere, illumina il nostro intendimento e ci aiuta nelle difficoltà. In una tale esperienza, esperienza viva di Dio, tutti i sofisticati concetti dell’induismo e dell’occultismo cadranno come un castello di carte.

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Principali differenze fra il cristianesimo e le religioni orientali

Cristianesimo

Dio è un essere personale, il Creatore, il Legislatore e il Giudice, che dimora al di là del tempo e dello spazio. Egli è perfetto e non soggetto ad alcun processo di evoluzione o mutamento.

Il mondo non è eterno; è stato creato dal nulla da Dio, insieme col tempo, lo spazio e l’energia che lo riempie. 

Dio governa sul mondo e sulla vita di ogni uomo. Se seguiamo ubbidienti il Suo volere non ci accadrà nulla di male e il nostro Padre celeste ci condurrà alla vita eterna.

Il tempo è lineare. La creazione del mondo, la creazione dell’uomo, l’Incarnazione del Figlio di Dio e la Sua opera redentrice dell’umanità, la resurrezione dei morti, il giudizio finale e la vita eterna sono eventi unici ed irripetibili.

L’uomo è un essere bipartito, in cui l’anima e il corpo sono uniti in un’unione eterna, solo temporaneamente interrotta dalla morte. L’uomo, con la sua personalità e la sua coscienza di sé, è unico ed immortale.

Il peccato è un terribile male morale, che ha guastato la nostra natura. Solo con l’aiuto di Cristo l’uomo può essere liberato dal peccato. 

Bene e male, virtù e vizio, verità ed errore sono valori assoluti. 

Dio è la sola fonte di verità religiosa. Attraverso i Suoi profeti ed apostoli, Dio ha insegnato all’uomo in cosa credere e come vivere. Queste verità divinamente rivelate sono contenute nella Bibbia. 

Cristo è il Figlio di Dio, che si è incarnato una sola volta. E’ il solo Salvatore e resterà per sempre il Dio-Uomo.  

La “salvezza” significa che l’uomo può ottenere la vita eterna tramite la fede nel Signore Gesù ed una vita retta. 

La resurrezione dei morti verrà compiuta da Gesù Cristo alla fine di questo mondo. Dopo, ognuno riceverà ciò che ha meritato: il premio eterno o l’eterno castigo. 

Pastori di anime sono incaricati di insegnare ciò che fu insegnato dagli apostoli di Cristo. E’ inammissibile inventare nuove dottrine. L’insegnamento di un pastore è degno di fede solo nella misura in cui è in accordo con l’insegnamento della Chiesa.

 

Insegnamenti “occulti”

Dio è un’energia impersonale, la realtà originaria, che attraversa stadi di nascita, sviluppo e declino.

Il mondo e “Dio” sono la stessa cosa. Da tutta l’eternità il mondo attraversa cicli di nascita, sviluppo e declino.

Il fato, il destino e l’azione di cieche forze cosmiche determinano la vita dell’uomo: egli è solo un’insignificante particella di polvere nel meccanismo cosmico.

 Il tempo è ciclico. I processi dell’origine del mondo, la sua evoluzione e la sua distruzione si ripetono per l’eternità. I mondi appaiono solo per essere nuovamente distrutti.

L’anima è una condizione temporanea. Dopo molte incarnazioni essa si dissolverà ne lnirvana, perdendo la sua identità. 

Il peccato non esiste. L’uomo si libera dal karma dopo ripetute incarnazioni. 

Il bene e il male sono valori relativi, che dipendono dal punto di vista dell’uomo e dal suo intelletto.  

La rivelazione divina non esiste. Le dottrine indù ed occulte sono basate sull’ “intuizione” o sull’autorità degli “spiriti”. 

Cristo è solo uno degli avatar, allo stesso livello di Krishna, Buddha, Confucio, Zoroastro, Maometto ed altri. 

Non vi è alcuna idea di “salvezza”. Lo scopo della vita è l’auto-perfezione, cui si perviene seguendo una disciplina di yoga e meditazione. 

Molteplici reincarnazioni dell’anima finiranno col suo dissolvimento nell’oceano della Realtà Originaria (nirvana). 

Un guru è un’autorità indipendente, una specie di divinità, che esige totale ed incondizionata ubbidienza. 

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Preghiera e illuminazione mistica

“Se dunque la luce che è in te è tenebra, quanto grande sarà la tenebra!” (Matt 6:23).

Non è importante la definizione di questo stato: espansione della coscienza, consapevolezza cosmica, illuminazione mistica, senso della propria divinità o qualsiasi altro nome; la sua essenza è la stessa. La scuola che offre questo stato può essere Yoga, Zen, Meditazione Trascendentale, Scientology, “New Age”, o altri gruppi occulti. Se mettiamo da parte la terminologia esteriore, lo stato di cui si parla può essere definito come un tipo di trance. Ripetendolo e continuando la pratica, esso diviene una condizione di illusione o inganno spirituale, soggetto all’attività degli spiriti impuri.

Tutti i sistemi indù ed occulti invitano l’uomo ad una illuminazione spirituale, ma, per ottenerla, essi richiedono anzitutto il rifiuto della ragione umana come criterio di giudizio. E’ paradossale che questi sistemi, i quali pretendono di rivelare gli eterni misteri della nostra esistenza, dichiarino la ragione e la logica nemici dell’esperienza interiore e ostacoli all’illuminazione spirituale. Insieme alla ragione essi ricusano anche ogni autorità, compresa quella dell’oggettiva rivelazione divina e l’esperienza dei santi cristiani.

I seguaci degli insegnamenti indù ed occulti mettono da parte ogni criterio oggettivo per distinguere fra la vera illuminazione e l’illusione, ma si avvalgono di un principio soggettivo: “Se funziona, va bene!”. Allorché si chiede a coloro che asseriscono di aver raggiunto un’illuminazione mistica come hanno fatto ad ottenerla, invece di fornire una spiegazione razionale essi volgono gli occhi al cielo e sembrano entrare in trance … . Poi, quando tornano sulla terra, sorridono soavemente e suggeriscono: “Prova e ti convincerai! …”. Quando l’emotività prende il posto della ragione ed ogni criterio obiettivo è rifiutato a priori, ogni tentativo di discriminare la realtà dall’illusione è destinato a naufragare in un mare di soggettività.

Nel cristianesimo qualsiasi percezione soggettiva deve essere giudicata secondo il criterio autoritativo delle Scritture e dell’esperienza spirituale della Chiesa. La ragione umana deve guardarsi dalle emozioni e non permettere loro di accendere l’immaginazione: altrimenti ci si incammina su un sentiero pericoloso e ci si rende soggetti alle illusioni demoniache.

L’illuminazione spirituale è uno stato familiare a molte persone rette. Esso fu sperimentato dei profeti dell’Antico Testamento, dagli apostoli e da molti padri del Deserto. Tutti loro sono unanimi nel mettere in guardia contro qualsiasi tentativo di ottenere attivamente l’illuminazione mistica o di evocarla con vari metodi. All’uomo è anzitutto necessario mondarsi dal peccato tramite il pentimento, purificare il cuore macchiato dalle passioni e rivolgersi umilmente a Dio: questo è il primo e più importante compito della vita cristiana. La vera illuminazione spirituale viene da Dio, quando a Lui piace concederla. E’ il dono dell’amore divino, non il frutto dello sforzo personale o il salario per un lavoro.

L’uomo che possiede la vera illuminazione spirituale ha una viva consapevolezza della grandezza di Dio  e della propria povertà. E’ come se il mondo e tutte le cose intorno a lui non esistessero più e il tempo si fosse fermato. In questo stato, l’uomo sente un’ineffabile pace interiore e compunzione. Tutte le facoltà della sua anima – ragione, percezione e volontà – vengono composte in una meravigliosa armonia e il cuore è infiammato di amore filiale per Dio. Non vi è alcuna traccia di quella stucchevole auto-esaltazione, di quel senso di superiorità o di “divinità” avvertito da coloro che sperimentano l’ “illuminazione” mistica delle dottrine occulte. Nello stato di illuminazione concesso da Dio, tutte le verità rivelate nelle Sacre Scritture diventano chiare e persuasive. La ragione non viene affatto ricusata ma, al contrario, è arricchita di una più profonda comprensione di queste verità.

Per impedirci di riporre fiducia in noi stessi e di diventare orgogliosi, Dio solitamente sembra celare al nostro sguardo la consapevolezza della presenza della Sua luce. Tuttavia, una lieve e appena percettibile luce spirituale penetra infallibilmente l’anima nei momenti di sincera preghiera, di vero pentimento, di attenta lettura della Bibbia, di meditazione su cose spirituali, così come nel ricevere la Santa Eucaristia e nell’attendere ai servizi divini. Ma sarà solo nella vita futura che dimoreremo pienamente nella luce vivificante di Dio.

Le dottrine indù e occulte, invece, non mettono in guardia l’uomo contro gli inganni dei demoni: esse addirittura prescrivono metodi per provocarli.  I vari esercizi di Yoga e di meditazione propongono all’uomo di liberarsi dai limiti della carne e di unirsi alla Realtà Primordiale. Poiché il corpo ottunde la ricettività spirituale con un flusso di sensazioni fisiche, queste dottrine invitano i praticanti a “liberare” lo spirito con la “proiezione astrale”. In uno stato di trance si perde coscienza del tempo e dello spazio, viene soppressa la comprensione razionale e discriminante dell’esperienza in atto, l’uomo non ha più difese. Sfortunatamente, questi “mistici” non si accorgono di spalancare la porta che permette agli spiriti di un altro mondo di penetrare nella mente subconscia. Questi, avendo aperto brecce nei più intimi recessi dell’anima umana, possono continuare ad influenzare i  loro adepti anche dopo l’uscita dallo stato di trance.

Coloro che hanno raggiunto l’ “illuminazione” mistica grazie a metodi occulti sperimentano straordinarie estasi e percepiscono la propria “divinità”, ma questo è in realtà uno stato malsano, e pericolosissimo, che ricorda l’effetto narcotico delle droghe. In questo stato di auto-illusione, privo di pensiero, la reverenza per l’Altissimo viene sostituita da un senso di orgoglio: “Io sono dio!”. Ogni idea di responsabilità morale e di giudizio divino scompare e il sentimento soggettivo di “illuminazione” diviene il criterio unico di verità, l’arbitro delle proprie azioni.

Nella tabella che segue elencheremo sinteticamente le differenze fra il concetto cristiano di spiritualità e quello proprio delle dottrine “occulte”.

Due Sentieri

Cristianesimo

L’uomo è stato creato per la beatitudine ma nella sua attuale condizione, sotto gli effetti perniciosi del peccato, ha bisogno di essere curato. 

Ciò che importa è credere in Dio, volgerci a Lui in pentimento e vivere una vita retta. La pienezza della beatitudine e della comunione con Dio è riservata alla vita futura.  

I sacramenti del Battesimo, della Confessione e della Santa Comunione, mondano l’uomo dai suoi peccati e rinnovano la sua natura spirituale, facendo gradualmente di lui un tempio del Santo Spirito. 

La preghiera è una conversazione con Dio. I suoi principali elementi sono la sincerità e l’attenzione, in cui sia la mente che il cuore sono rivolti a Dio. 

Nella preghiera non si dovrebbe cercare uno stato di esaltazione, bensì una medicina spirituale e  la forza per una vita virtuosa.  

Nella preghiera si dovrebbero evitare fantasie o la creazione di qualsiasi tipo di immagini. 

La preghiera e la meditazione sulle cose divine fanno sì che la luce divina splenda sull’anima anche se Dio solitamente non ci consente di avvertire pienamente la gioia di questa luce spirituale per proteggerci dall’orgoglio. 

L’illuminazione spirituale diviene percettibile solo in circostanze eccezionali, come un dono di Dio.

La mente deve sempre custodire il cuore, proteggendolo dall’illusione demoniaca. 

Nella vera illuminazione spirituale l’uomo ha una viva consapevolezza della maestà di Dio e della propria miseria. Il suo cuore è colmo di indicibile pace ed amore per Dio e il mondo visibile sembra cessare di esistere.

Nella vera illuminazione spirituale, le verità della fede cristiana diventano chiare ed importanti. 

La preghiera richiede sempre sforzo interiore e concentrazione, non è dunque priva di fatica anche per coloro che si sono dedicati interamente ad una vita spirituale. La preghiera, come tutto ciò che fa parte della vita cristiana, è la “via stretta che conduce alla vita”. 

Occultismo

L’imperfezione morale dell’uomo viene negata e il peccato è considerato un errore della mente. 

Fede e pentimento non sono necessari. Chiunque può sperimentare beatitudine quando lo desidera. 

Nessuna di queste cose è considerata necessaria. 

La meditazione consiste nella ripetizione di una frase occulta (mantra), senza far sorgere pensieri.

Lo scopo della meditazione e dello yoga è raggiungere la consapevolezza della propria divinità. 

Ci si deve concentrare su un oggetto immaginato, in modo da diventare una sola cosa con esso. 

L’illuminazione mistica, risultato di una trance e di un’illusione demoniaca, crea un senso di superiorità e di potere interiore. 

E’ sempre possibile raggiungere l’illuminazione spirituale, seguendo tecniche psichiche.

La mente razionale è considerata nemica dell’illuminazione mistica.

L’uomo realizza la “coscienza cosmica” ed un senso di unione con la natura. 

L’uomo si convince di non aver bisogno né di Dio né della rivelazione divina. E’ felice, perché è lui stesso un dio.  

La meditazione yoga insegna lo svuotamento, l’assenza di pensiero. Paragonata alla vera preghiera, può essere definita la “via larga” contro la quale il Salvatore ci mise in guardia.

E’ dunque chiaro che la meditazione e la preghiera cristiana da un lato e i metodi orientali di yoga e di meditazione dall’altro costituiscono due sentieri completamente differenti fra loro. Essi vanno in direzioni opposte e portano a risultati del tutto diversi. 

Condizionamento psichico e “guarigioni”

 “Molti mi diranno in quel giorno: Signore, Signore, non abbiamo noi profetato nel tuo nome e cacciato demòni nel tuo nome e compiuto molti miracoli nel tuo nome? Io però dichiarerò loro: Non vi ho mai conosciuti; allontanatevi da me, voi operatori di iniquità.” (Matt 7:22-23).

Cristo è venuto per salvarci dal potere del diavolo e dalla schiavitù del peccato. “Chiunque commette il peccato è schiavo del peccato. Ora lo schiavo non resta per sempre nella casa, ma il figlio vi resta sempre” (Giov 8:34-35). Nel sacramento del Battesimo l’uomo si libera dalle catene del vizio e riceve dal Cristo il potere di muovere guerra contro le inclinazioni malvagie. Non vi è passione o vizio che l’uomo non possa sottomettere, con l’aiuto di Dio. E’ necessario soltanto entrare decisamente in lotta col peccato e iniziare una vita spirituale di preghiera, pentimento e partecipazione alla Santa Comunione, chiedendo l’aiuto di Dio. Lottando per superare le proprie mancanze l’uomo cresce e si rafforza. Questo processo di crescita interiore è, precisamente, lo scopo della nostra vita terrena.

Invece della cura cristiana dell’anima tramite la grazia, vari culti orientali contemporanei (come i Krishnaiti, etc.), insieme a molti indipendenti “guaritori occulti” e “operatori psichici”, offrono i loro servigi per la guarigione. Essi promettono una cura completa per infermità come l’alcolismo, il vizio del fumo, la tossicodipendenza, l’obesità, l’eccessivo desiderio sessuale, etc. Benché i loro metodi differiscano, questi guaritori usano un condizionamento psichico, in cui l’energia concentrata del guaritore provoca un effetto occulto sulla mente del paziente. Questo condizionamento, come altre esperienze occulte, richiede una completa apertura, un’attenzione passiva ed una fiducia incondizionate nel “guaritore”. Vi sono casi in cui coloro che praticano qualche culto orientale o si rivolgono ad un guaritore psichico vengono completamente guariti dai loro malanni.

Bisogna comprendere che queste “guarigioni” possono essere molto peggiori della malattia. Coi loro metodi occulti, i guaritori psichici e gli ipnotizzatori, aprono una breccia nelle difese dell’anima umana, che proteggono quest’ultima dal mondo oscuro dei demoni. Ciò avviene spingendo il paziente a concentrare la sua attenzione sulla persona del “guaritore” che, come un medium, diventa una canale per l’attività dei demoni. Questa operazione è simile ad una lobotomia, in cui viene rimosso il lobo prefrontale della corteccia cerebrale. Questa procedura chirurgica rimuove la parte del cervello che controlla i comportamenti violenti ma produce anche danni irreparabili ad altre facoltà, come l’acutezza dell’intelletto, le emozioni, la creatività e in particolare la capacità di credere in Dio, di pregare e di condurre una vita cristiana (benché se il paziente non conduceva una vita spirituale prima dell’operazione probabilmente non si accorgerà neppure della perdita di alcune delle sue capacità spirituali).

In un modo o nell’altro chi beneficia di una guarigione “occulta” paga con la sua salute spirituale, poiché alcuni aspetti della sua natura spirituale si atrofizzano in modo permanente (vedi la ricerca nel campo della patologia occulta compiuta da Dion Fortune: Psychic Self-Defense, York Beach, Maine: Samuel Weiser, Inc., 1930; tr. Kiev: Sophia 1993.).

Particolarmente sinistre erano le sedute di “guarigione” di Yuri Krivonogov, inventore di un metodo di ipnosi “psicotropica”, grazie al quale riuscì a trasformare in zombi centinaia di membri della “Fratellanza Bianca”. Il danno psicologico causato dai suoi metodi fu così devastante che una folla di medici, guaritori psichici e ipnotizzatori convocati da ogni angolo della Russia non riuscì in alcun modo a sciogliere il ”condizionamento” delle sfortunate vittime di Krivonogov. Questo tragico episodio venne ampiamente riportato dalla stampa russa ed ucraina negli anni fra il 1993 e il 1995.

Nota: molti dei nostri contemporanei si preoccupano degli “incantesimi” o del “malocchio”. Questa preoccupazione riempie le tasche di maghi e guaritori psichici, poiché uno toglie la malìa che l’altro ha fatto, aiutandosi così a vicenda nel loro giro di affari. Benché in questo campo abbondino le frodi, vi è sempre il pericolo di un’interferenza da parte di spiriti invisibili. L’unica protezione contro spiriti, incantesimi e malìe è la grazia dello Spirito Santo, che il fedele cristiano riceve nella Chiesa. Chi si dichiara cristiano dovrebbe smettere di temere magie e malocchi e rivolgersi con tutto il cuore a Dio, per avere da Lui protezione e aiuto, con la preghiera, l’attenta lettura della parola di Dio, il pentimento, la regolare (cioè mensile) Comunione e le buone opere nei confronti degli altri. Se agisce così, gli spiriti maligni non avranno alcuna possibilità di nuocergli.

I principali culti orientali

Induismo

L’induismo nacque prima del 1500 a.C., dopo l’invasione dell’India da parte delle tribù arie provenienti dall’Asia centrale. Da allora ha attraversato molti stadi di evoluzione e divisione. I conquistatori ariani portarono con loro il vedismo, una religione che venerava molti dei, il cui numero cresceva costantemente. Questi invasori credevano nella trasmigrazione delle anime e praticavano riti di purificazione col fuoco e di cremazione dei defunti. All’inizio le credenze degli arii erano trasmesse oralmente, ma dal 1000 a.C. esse cominciarono a venire trascritte in una collezione di poemi e preghiere chiamati Veda (“detti di saggezza” o “conoscenza”). Questa collezione di testi esercitò una profonda influenza sullo sviluppo del più tardo induismo. Molte delle divinità dell’antico induismo, esseri dalla moralità assai discutibile, divennero i patroni di molte pratiche sadiche e  di perversioni sessuali. La dottrina della trasmigrazione delle anime dette origine al sistema delle caste indiano.

A partire dal VI sec. a.C., con l’inizio del periodo delle Upanishad, la religione indiana assunse un carattere più pessimistico. L’ascetismo indù si sviluppò in questo periodo e la figura del guru o maestro spirituale acquistò grande autorità. Mentre i principi fondamentali dell’induismo contemporaneo prendevano forma, il primitivo politeismo pagano iniziò ad essere sostituito da un principio monistico secondo il quale tutto ciò che esiste, compresi Dio e il mondo, è in essenza una sola cosa. Questa idea panteistica divenne la base dell’induismo, la sua credenza principale. La vita terrena venne considerata come un’incessante serie di migrazioni dell’anima (samsara o metempsicosi) e il fine della vita era liberarsi dalla legge punitiva del karma. La completa libertà (moksha o mukti) dai cicli dell’esistenza viene raggiunta allorché l’anima umana (atman) si fonde e si dissolve completamente nell’anima del mondo (Brahman). Questa idea è la base del brahmanesimo. All’incirca nello stesso periodo il buddhismo fece la sua apparizione come una reazione contro gli abusi del sistema delle caste brahmanico.

L’ultimo stadio nello sviluppo dell’induismo ebbe inizio dopo la nascita del cristianesimo. La letteratura dei Veda acquisì l’importanza di una scrittura sacra e il filosofo religioso  Adi Shankara elaborò il concetto di maya, secondo il quale tutti gli oggetti e gli eventi sono una mera illusione. L’ascetismo divenne ancor più severo e la consapevolezza di una legge morale (dharma) divenne parte della via per liberarsi dalla natura illusoria del mondo ed unirsi con l’ “Uno”. Il dio Brahma divenne il primo fra gli dei e il “Signore” Krishna (la decima incarnazione del dio Vishnu) diventò oggetto di universale devozione.

Lungo tutto il corso della sua storia l’induismo evitò il proselitismo e non ebbe alcun impulso missionario. Dal 1890, tuttavia, questa religione iniziò a diffondersi negli USA, quando Swami Vivekananda, un discepolo del riformatore Ramakrishna, fondò la Vedanta Society a New York. Da allora, è sorta una miriade di movimenti che si ispirano all’induismo: la Meditazione Trascendentale, la Società Internazionale per la Coscienza di Krishna, la Divine Light Mission, Eckankar … . Molte sette contemporanee, culti e gruppi religiosi orientali,  fra cui la teosofia, l’antroposofia, la scienza cristiana, la massoneria, i bahai e la scientologia, sono pieni di idee indù. Nello stesso tempo, molti sedicenti guru hanno fatto la loro comparsa in Occidente, diffondendo fra il pubblico i loro metodi di auto-consapevolezza miranti a scoprire il proprio “potenziale interiore”.

Dottrine indù

La letteratura vedica è una compilazione di diversi materiali religiosi e filosofici, nonché di epica nazionale. La prima parte dei Veda, il Rig Veda, contiene inni, istruzioni per compiere sacrifici, leggende e preghiere, pieni dello spirito del politeismo indù. La seconda parte dei Veda, le Upanishad o Vedanta, che apparvero più tardi, comprende la visione filosofico-religiosa dell’induismo. L’induismo antico includeva una moltitudine innumerevole di divinità, nel corso del tempo esse furono considerate come diverse manifestazioni di un unico Principio. L’affermazione indiana che “Brahman è uno e non c’è nessun altro oltre a Lui”, sembra una professione di monoteismo. Brahman, tuttavia, non è un essere trascendente e personale, ma piuttosto un principio su cui si basa l’essere. Fra le numerose divinità dell’antica religione indiana tre in particolare acquisirono importanza. Brahman venne considerato il dio creatore, Vishnu il dio che conserva la creazione, e Shiva il distruttore. In questa differenziazione non vi è nulla di simile alla Trinità cristiana, poiché i tre dei sono rappresentazioni dell’unico principio impersonale dell’esistenza. Nello stesso tempo, a Vishnu venne attribuita la capacità di incarnarsi e di prendere forma umana.

Poiché il mondo è composto di pura energia, la materialità delle cose è solo una nostra illusione. Così come un sogno esiste nell’immaginazione del dormiente, il nostro mondo è una specie di sogno della divinità. Dio è l’anima del mondo (Mahatma) ed ogni anima individuale (atman) è la sua rappresentazione.

Come già abbiamo notato, l’induismo attribuisce grande importanza al karma ed alla trasmigrazione delle anime. Dall’induismo questa dottrina si è diffusa nella teosofia, nel movimento New Age e in altri culti orientaleggianti.

L’induismo non offre un solo metodo di salvezza. La filosofia yoga (illuminazione mistica ed unione con l’anima del mondo) propone una varietà di vie, ognuna delle quali può essere scelta a seconda delle proprie capacità ed inclinazioni. La meta finale di tutte le forme di yoga è scoprire la propria “divinità”. Le diverse vie conducono alla stessa meta: alcune sono più rapide e facili, altre più lunghe. Chi non realizza l’illuminazione è costretto a reincarnarsi migliaia di volte prima di poter raggiungere la pace del nirvana.

L’esistenza del paradiso e dell’inferno non è affatto negata, ma questi non sono considerati come destinazioni finali: sono soltanto stadi transitori nel ciclo delle reincarnazioni.

Poiché l’uomo è parte dell’anima del mondo e quindi è un “dio”, il peccato è solo un’illusione. Sentimenti di colpa e di responsabilità morale dinanzi ad un Giudice  più alto sono idee buone solo per le masse superstiziose. Vivekananda diceva che “peccato è considerare qualcuno un peccatore”. Con questa idea, un seguace dell’induismo non sente alcun bisogno di pentirsi e di correggere la sua vita in accordo coi comandamenti rivelati da Dio. Lo scopo della vita, con le sue numerose reincarnazioni, è il nirvana: l’unione con Brahman e la dissoluzione in lui – o in altri termini, l’annullamento dell’esistenza personale, equivalente alla morte eterna. Questa, per l’induismo, è la suprema beatitudine.

Mentre ogni religione ha la sua gerarchia ed il suo sistema di governo, l’induismo esiste in una completa anarchia. Questa religione trova espressione nelle più diverse forme di rituali, da quelli incruenti e spirituali a quelli volgari e crudeli. In alcune branche dell’induismo si trova una completa avversione ai sacrifici di sangue, mentre in altre è l’esatto contrario. L’induismo passa dagli estremi del più stretto ascetismo a quelli della più selvaggia depravazione. Non ha un codice morale comune o una forma codificata di culto.

“La verità è una, ma la gente la esprime in modi diversi” – proclamano gli scritti sacri dell’induismo. Questo principio da un’immagine veridica dell’induismo: la più mutevole ed adattabile tra le false religioni dell’umanità. L’induismo non nega le verità delle altre fedi poiché le considera tutte come parti di un’unica verità. Nel corso della lunga esistenza, l’induismo ha assorbito un gran numero di credenze molto diverse fra loro ed è dunque pieno di contraddizioni: ma ciò non turba affatto i suoi fedeli.

Nonostante il carattere amorfo e adattabile dell’induismo, non dobbiamo pensare che esse sia privo di dogmi. La sua onnicomprensività e tolleranza deriva dal suo principio fondamentale: tutto è uno. Questa è la base di tutte le peculiarità dell’induismo: il suo carattere multiforme, le contraddizioni delle sue idee filosofico-religiose e l’assenza di norme morali ben definite. 

Buddhismo e buddhismo zen

Il buddhismo è sorto dall’induismo e ne ha ereditato molti elementi. Come l’induismo, anche il buddhismo non possiede un’organizzazione ed un corpo definito di dottrine. E’ perfino discutibile se il buddhismo sia una religione o una filosofia. Il suo fondatore, il Buddha, non riteneva che le sue idee costituissero una religione. Egli non accettava né dei, né dottrine, né fedi. Uno dei fondatori della teosofia, Olcott, scrive nel suo “Catechismo Buddhista”: “Fra tutte le religioni, solo lui (il Buddhainsegna il sommo bene senza Dio, il prolungamento dell’esistenza senza un’anima, la beatitudine senza il paradiso, la santità senza un Salvatore e la redenzione compiuta solo coi propri sforzi, senza preghiere, riti o pentimento, senza alcun aiuto dal clero o dai santi; infine, egli insegna una perfezione che può essere realizzata adesso, in questa vita terrena”. E’ corretto quindi definire il buddhismo ateo: nessun buddhista negherebbe tale affermazione.

Tutti gli elementi del buddhismo, tutti i suoi rituali, le sue pratiche, la sua filosofia a la sua arte, hanno come fine l’eliminazione dell’illusione che l’uomo esista. Non solo l’uomo, ma qualsiasi altra cosa nell’universo è priva di sostanza: tutto è illusione. Per questa ragione, tutto ciò che il buddhismo insegna è solitamente espresso in termini negativi. Il buddhismo è una filosofia pessimistica. 

Storia

Il buddhismo venne fondato da  Siddhartha Gautama (563-483 a.C.). Gran parte delle notizie che abbiamo di lui sono leggendarie. Si narra che egli fosse un ricco principe indiano, circondato fino dall’infanzia, per volere dei genitori, solo da cose belle e piacevoli.  Quando crebbe e lasciò per la prima volta il palazzo reale, vide come viveva l’altra gente e fu colpito da scene di estrema povertà e sofferenza. Poco dopo rinunciò alla sua ricchezza, lasciò moglie e figli e si mise in cammino come un mendicante, in cerca della verità. Una volta, mentre si trovava in uno stato di profonda meditazione, comprese che la sete di esistenza è la causa di tutte le sofferenze umane. Se si potessero eliminare tutti i desideri, la sofferenza cesserebbe. Dopo questa comprensione il Buddha dedicò il resto della sua vita a sviluppare e predicare tale idea. Venne chiamato il “Buddha”, che significa “l’illuminato”, poiché aveva ricevuto questa illuminazione.

Il Buddha predicò contro il sistema delle caste e insegnò che tutti sono uguali dinanzi a Dio [??? In contraddizione con quanto affermato prima: “non accettava né dei, né dottrine, né fedi”]. Egli incoraggiò la carità e la compassione e spingeva tutti a diventare monaci, perché solo i monaci possono condurre una vita di ascetismo, necessaria all’ illuminazione”. Qualsiasi attività che lega l’uomo al mondo materiale gli reca sofferenza. Il Buddha non disse nulla intorno alla vita futura, perché pensava che tali cose non avessero alcun rapporto con la realtà. Egli considerava il nirvana come il vero fine dell’esistenza: una condizione di totale riposo, libero da pensieri, sentimenti e desideri. Questo era, per lui, lo stato di somma beatitudine.

Nel 236 a.C. un concilio di cinquecento monaci buddhisti raccolse e mise per iscritto le tradizioni orali degli insegnamenti di Buddha. Questa raccolta è nota come Tripitaka. L’attiva opera missionaria del sovrano indiano Asoka (274 – 236 a.C) riuscì a diffondere rapidamente il buddhismo a Burma e Ceylon. Tuttavia, dopo la morte di Asoka, il buddhismo si divise in molte sette.

Dottrina

Il Buddha non era interessato a domande circa Dio, l’origine del mondo e dell’uomo o ad altre questioni puramente “astratte”. Il punto di partenza del suo sistema è l’analisi di un problema pratico: Cos’è che causa la sofferenza? e: Come liberarsene? Il Buddha stabilì quattro verità fondamentali, come base di tutto il suo insegnamento: (1) La sofferenza pervade tutti gli aspetti della vita umana, dalla nascita alla morte; (2) La causa della sofferenza risiede nel desiderio di vivere e di provare piacere; (3) Quindi, per liberarsi dalla sofferenza, si devono estinguere tutti i desideri; (4) C’è un ottuplice sentiero che conduce a questa meta: retto modo di vedere, retta aspirazione, retta parola, retta condotta, retti mezzi di sussistenza, retto sforzo, retta attenzione e retta contemplazione.

Se si segue l’ottuplice sentiero indicato dal Buddha, si può evitare la legge del karma e il vano ciclo delle reincarnazioni. L’uomo, una volta libero da ogni desiderio, è finalmente immerso nello stato “beato” del nirvana; in altri termini, la sua esistenza è estinta. Mentre l’idea fondamentale del buddhismo è estremamente semplice, le regole del “sentiero” sono numerose e complesse: per apprenderle ci vuole una vita intera. Ciò rende il buddhismo il sistema più complesso e paradossale che esista.

Un tema centrale del buddhismo è la padronanza di sé. Tutto ciò che accade è considerato conseguenza di “irrequietudine”, “preoccupazione” o “ignoranza” nella coscienza trascendentale del Principio Assoluto. Tale “irrequietudine” è qualcosa di negativo, qualcosa che non dovrebbe esistere. Colui che “impara la verità” che l’esistenza non dovrebbe esistere, poiché essa contraddice l’esistenza del Principio Assoluto, ha trovato il sentiero che conduce alla pace ed al riposo finale nel nirvana. Il buddhismo predica un radicale rifiuto di questo mondo. Il suo ideale è l’annullamento dell’esistenza personale. Da questo punto di vista è direttamente opposto al cristianesimo, per il quale la personalità è la più importante caratteristica dell’uomo.

Il saggio buddhista si sforza non di scoprire il lato positivo dell’esistenza o la verità, bensì di smascherare la natura illusoria ed ingannevole della vita. In questo processo, in parte filosofico ed in parte mistico, il buddhista tende continuamente ad affievolire l’intensità dell’esistenza, ed infine ad estinguerla del tutto. Il suo fine non è la crescita spirituale, come nel cristianesimo, ma l’estinzione spirituale.

Il buddhismo  considera la virtù come un fenomeno transitorio, che diviene perfino un ostacolo nei più alti stadi della perfezione, poiché tutti gli atti compiuti in questa vita conducono inevitabilmente ad una nuova reincarnazione. Le cattive azioni sono ancor più pericolose, poiché accrescono le sofferenze nella prossima rinascita. Il concetto della Caduta e il problema del male non hanno posto alcuno nel buddhismo, secondo il quale “il male deve esistere insieme al bene, come la luce con l’oscurità, il piacere col dolore; altrimenti, l’ordine perderebbe il suo significato senza il caos, proprio come l’alto non è concepibile senza il basso, o il piacere senza la sofferenza”. Leggiamo anche nel codice morale buddhista: “Non importa quanto gli altri siano bisognosi, nessuno dovrebbe sacrificare la sua salvezza per loro”..

Poiché la filosofia buddhista rifiuta l’idea di un Creatore e considera il mondo malvagio, essa introduce il male nell’Assoluto stesso. Allorché qualche incomprensibile “irrequietudine” o preoccupazione sorge nell’Assoluto, essa genera il nostro “insignificante” mondo, che merita solo di essere annichilito. Il buddhismo propone la meditazione al posto della preghiera e l’illuminazione mistica al posto della comunione con Dio.

Scuole buddhiste

Col tempo il buddhismo si divise in due correnti principali: una più “liberale”, il Mahayana (“Grande Veicolo”), caratterizzata da una via più ampia per la salvezza; l’altra più “conservatrice”, il Theravada (“Via degli Anziani”), destinata ai santi, ai pochi. Queste correnti sono così diverse fra loro che potrebbero essere considerate come due religioni differenti.

La corrente “liberale” Mahayana si è diffusa in: Cina, Giappone, Corea, Tibet, Indonesia e Vietnam. Essa pone l’accento sull’aspetto rituale della religione buddhista, che comprende cerimonie magiche e rituali occulti. Vengono venerate le statue del Buddha e si rende culto ad una moltitudine di dei. La forma tibetana del Mahayana è la più “occulta”. In essa vi è una classe dirigente di monaci (lama) la cui funzione è quella di studiare ed interpretare gli aspetti filosofici del buddhismo. Viene incoraggiato uno stile di vita contemplativo, pacifico e quieto. L’uomo deve imparare a vivere in armonia con la natura.

I più conservatori Theravada si sono diffusi in: Ceylon, Burma, Cambogia e Thailandia. Essi si basano sugli insegnamenti del Tipitaka, che invitano l’uomo a seguire una vita monastica e a dedicare tutta la propria vita al buddhismoIl fine dell’esistenza è il nirvana. La virtù principale è la sapienza. La scuola Theravada sminuisce l’importanza dei rituali e preferisce la meditazione. L’idea di un Dio personale è del tutto assente.

C’è anche un altro tipo di buddhismo: il buddhismo zen o semplicemente zen, che è una versione sino-giapponese del buddhismo. Per lo Zen, l’analisi logica è tabù. E’ impossibile per un uomo insegnare alcunché ad un altro essere umano ed è altrettanto impossibile imparare alcunché da un altro. Ogni uomo deve liberarsi dalle nozioni preconcette e dalle opinioni altrui. Lo zen rifiuta tutte le dottrine e le religioni e considera i miracoli e i fenomeni soprannaturali come miraggi e illusioni. Questa scuola insegna che la realtà non possiede alcun contenuto oggettivo: vi è solo la percezione soggettiva. La “verità” viene raggiunta in un modo diretto ed intuitivo, allorché colui che conosce e ciò che è conosciuto diventano uno.

La parola scritta può essere utile all’inizio, come aiuto per la meditazione. L’illuminazione è buona, ma non è un fine, poiché lo Zen insiste sul fatto di non avere alcuno scopo. Ciò che è importante non è il futuro, ma solo ciò che accade qui ed ora. Lo Zen ritiene che l’intuizione umana sia infallibile e dunque rifiuta qualsiasi altra autorità. Questa scuola insegna l’auto-sviluppo tramite l’esercizio intensivo della meditazione, che viene praticata molte ore al giorno. 

Quando si medita, si deve liberare la mente da ogni attaccamento alle cose terrene, senza pensare al bene o al male. La cosa più importante è concentrarsi su un pensiero, profondandosi pienamente nel suo contenuto. Tutto ciò che un uomo può conoscere proviene dal suo intimo. E’ essenziale sentire che si è una parte organica del Tutto. Allora si sperimenta uno stato spontaneo di “illuminazione”, che viene considerato la più alta forma di beatitudine. In realtà, allucinazioni e visioni di demoni sono risultati comuni nella meditazione Zen.

La dottrina zen è caotica; essa non afferma né nega nulla: si limita a “indicare la via”. Come l’induismo, lo zen insegna che Dio e l’uomo sono uno. Viene dunque negato ogni oggetto di culto, ogni scrittura sacra, ogni rito e cerimonia. Non vengono riconosciuti neppure il vizio e la virtù, considerati il frutto della percezione soggettiva. Lo Zen è interamente centrato sull’uomo e sul suo benessere: tutto ciò che lo circonda non è importante. Questa scuola attira coloro che detestano il dogma e l’autorità, perciò attrae alcuni intellettuali contemporanei, che avvertono di avere la testa piena di “informazioni” disanimate.

Vi sono circa 300 milioni di buddhisti: è la quarta religione al mondo per numero di fedeli.

Negli USA degli anni ‘60 il buddhismo zen fu all’origine degli hippies, con la loro pratica dell’ “amore libero”. Benché lo zen imponga severe regole morali ai praticanti, i maestri sono liberi di comportarsi come meglio aggrada a loroIl buddhismo moderno è contaminato con l’occultismo, la magia ed i contatti col mondo degli spiriti.

Il buddhismo attrae per il suo carattere non-dogmatico e per la facilità con la quale convive con le altre fedi. Il buddhismo esoterico invita i suoi adepti a porsi al di là del bene e del male, di amore e odio. Per il buddhismo l’amore è altrettanto pericoloso che l’odio, poiché incatena alla ruota del divenire. L’unico stato in cui dimorare è quello di equanimità e di indifferenza. Ai più alti livelli del buddhismo si ritiene che il bene e il male, come categorie morali, semplicemente non esistano. Esse appartengono alla sfera dell’esistenza e il buddhista deve estinguere in sé ogni desiderio di esistenza.

Il cristianesimo, al contrario, non considera il desiderio come qualcosa di negativo. Dio stesso ha posto in noi una tendenza ad essere creativi, a migliorarci, a godere la vita. Il problema è che il peccato ha alterato l’equilibrio originario fra i desideri fisici e quelli spirituali e l’anima, che dovrebbe essere padrona del corpo, è diventata la sua schiava. Abbiamo confuso la giusta gerarchia dei valori, così che spesso desideriamo le cose sbagliate, perfino le cose che ci recano danno, mentre trascuriamo quelle che sono davvero preziose, come la comunione con Dio e la nostra vita interiore. La vita cristiana ha lo scopo di aiutarci a mettere ordine nei nostri pensieri e desideri e a dirigere tutti i nostri sforzi verso l’ottenimento della vita eterna. 

La teosofia

La teosofia è un complesso insieme di vari insegnamenti occulti, antichi e moderni: gnosticismo, neoplatonismo, kabbala e misticismo medievale, con una spruzzata di buddhismo. Il tutto è tenuto assieme dalle fantasie della sua fondatrice: Helena Blavatsky.

Mentre la maggior parte delle asserzioni di questa fantasiosa e confusa setta sono vecchie come l’induismo, il colpo di genio della Blavatsky è stato di riuscire ad attirare l’interesse del pubblico su antiche e dimenticate idee occulte, presentandole in una forma che affascinava gli individui dotati di un’inclinazione al misticismo e desiderosi di scoprire i misteri della vita. La teosofia li adesca con le sue melliflue frasi ad effetto: una “fratellanza universale” che unirà gli uomini di ogni razza e credo, lo studio delle religioni, della filosofia e delle più recenti scoperte scientifiche, l’esplorazione delle forze misteriose della natura e dei fenomeni paranormali.

Benché faccia uso di una terminologia in parte cristiana, la teosofia ha una visione del mondo fortemente panteistica. Tutte le sue affermazioni circa lo sviluppo spirituale dell’uomo e la sua unione col principio divino sono basate su una metafisica “occulta” e su una psicologia ad hoc. I suoi insegnamenti etici ricusano la natura assoluta dei principi del bene e del male e del libero arbitrio. Come l’induismo, accetta la dottrina del karma. Negli ambienti teosofici abbondano le dichiarazioni di principi in termini pseudo-scientifici, ma si tratta in realtà di affermazioni sprovviste di alcuna prova, basate interamente sulle testimonianze dei loro leader, avvezzi ad un malsano misticismo, al ciarlatanismo ed ai falsi “miracoli”.

Benché, in termini numerici, le logge teosofiche non siano mai state molto frequentate, le loro idee hanno esercitato una forte influenza sulla concezione del mondo delle classi superiori nella Russia pre-rivoluzionaria. Ora queste idee sono state liberamente prese in prestito da vari movimenti occulti, soprattutto quelli della corrente New Age.

La fondatrice della teosofia, Helena Petrovna Blavatsky, nacque in Russia nel 1831 da una famiglia benestante di nome Hahn, di origini tedesche. Fino dall’infanzia la Blavatsky dette prova di capacità medianiche che la spinsero ad interessarsi allo spiritismo. All’età di 17 anni  sposò un anziano generale, Nikolai Blavatsky, ma il matrimonio durò solo tre mesi. Dopo il divorzio la Blavatsky viaggiò molto, visitando l’India e il Tibet. Più tardi, nei suoi scritti teosofici, asserì di essere venuta in contatto, durante quei viaggi, con esseri “superiori” incorporei, i mahatma, che le rivelarono i misteri dell’esistenza. Fra questi maestri disincarnati ve n’era uno particolarmente importante, che la Blavatsky chiamava “il Maestro” (questi era, con ogni evidenza, il “principe di questo mondo” di cui parla Giov 12:31 …).

Nel 1872 la Blavatsky giunse a New York e intraprese la pratica dello spiritismo. Nel 1875, in compagnia del colonnello  Henry Olcott, fondò la Società Teosofica, che esiste ancora. Tre anni dopo visitò ancora l’India, dove, nel 1882, stabilì con Olcott la sede internazionale della Società ad Adyar. Allorché furono smascherate le sue attività fraudolente, la Blavatsky dové lasciare l’India, e iniziò a viaggiare per l’Europa, diffondendo instancabilmente le sue idee occultistiche.

Madame Blavatsky si stabilì infine a Londra. Nel 1884 i suoi pretesi miracoli e le comunicazioni dai “maestri incorporei” furono esaminati dalla “Society for Psychical Research”, che li trovò infondati e la accusò pubblicamente di far uso di pratiche stregonesche, ipnotizzando le sue vittime e imbrogliandole con vari trucchi fraudolenti. Nonostante i gravi colpi inferti alla sua autorità, la Blavatsky non si perse d’animo: continuò instancabilmente a scrivere e a diffondere le sue idee. Ad un attento esame delle sue opere è chiaro che molte delle sue concezioni derivano dalla vecchia letteratura occulta e soprattutto dalla Kabbala. I suoi scritti più importanti sono La dottrina segreta  e La voce del silenzio. Il celebre autore Vsevolod Soloviev, che conobbe da vicino la Blavatsky, la accusò di frode e inganno (vedi il suo libro “Una moderna Sacerdotessa di Iside”).

Madame Blavatsky era bassa e tozza, con gli occhi sgranati ed era nota per il suo comportamento eccentrico. Nei primi anni della sua vita si allontanò dalla fede ortodossa e prese a odiare il cristianesimo, anzi, dedicò tutti i suoi sforzi ad abbattere le idee cristiane ed a sostituirle con l’occultismo. La Blavatsky basava la sua autorità sui “miracoli” da lei compiuti, come le materializzazioni di oggetti e sulle rivelazioni dei maestri incorporei, che avrebbero fatto cadere biglietti in cui rivelavano i misteri dell’universo. Nella sua giovinezza pubblicò una rivista chiamata Lucifero, il cui scopo era di riabilitare quello spirito caduto, il suo primo amore, a cui rimase fedele per tutta la vita. La Blavatsky si sposò varie volte, ebbe molti amanti ed un figlio illegittimo. Era rude, usava di frequente un linguaggio volgare, fumava continuamente e faceva uso di narcotici (hashish). Da un punto di vista psicologico, la Blavatsky rappresenta un complesso caso di personalità multipla. Nel leggere la sua biografia vengono in mente le parole di Cristo riguardo ai falsi profeti: “Dai frutti li riconoscerete”. Uno scrittore come Gogol l’avrebbe definita una donna “da storie”, perché, ovunque andasse, la sua presenza era causa di storie spiacevoli. Questa donna-guru morì a Londra nel 1891.

Dopo la sua morte,  Henry Steel Olcott continuò a dirigere la Società Teosofica. Vi fu un periodo di declino, ma William Judge (1851-1929) riuscì a dare nuovo impulso alla teosofia. Dopo la morte di Henry Steel Olcott, la Società Teosofica fu guidata da una fedele discepola della Blavatsky, Annie Besant (1847-1933), che riprese e chiarì molte idee della fondatrice e si pose alla guida anche del ramo “esoterico” della Società, specializzato in magia e spiritismo.

Logge teosofiche, benché non in gran numero, esistono ancora in varie città d’Europa ed America. Le idee occulte della Blavatsky ebbero una certa influenza sull’atteggiamento ostile alla Chiesa dell’intelligentsia russa pre-rivoluzionaria e nell’importazione e diffusione del comunismo in Russia. Molte idee teosofiche sono state adottate dal movimento New Age e sono sostenute anche dalla Chiesa Liberal-Cattolica.

Dottrina

E’ alquanto difficile esaminare e confutare le idee della teosofia una ad una, poiché sono estremamente confuse. In sostanza, la teosofia è basata su fantasie e affermazioni infondate. L’inverisimiglianza di queste dottrine non ha limiti, se non quelli dell’immaginazione dei “profeti” degli insegnamenti occulti. Come i neoplatonici e gli gnostici dei primi secoli del cristianesimo, la teosofia insegna che i libri sacri di tutte le religioni contengono una sola dottrina segreta, che li attraversa come un filo rosso. E’ sufficiente scoprire quella dottrina segreta e l’unità delle religioni diventerà un fatto compiuto. Questa asserzione è, in realtà, priva di alcun fondamento. La Bibbia cristiana non contiene alcuna “dottrina segreta”: tutto è esposto in termini chiarissimi, così che anche le persone più semplici possono comprendere la parola di Dio ed avere una solida base per la loro vita. Come l’induismo, anche la teosofia insegna che c’è un Principio onnipresente, infinito ed immutabile (l’Assoluto, o l’ “anima del mondo”) che è incomprensibile alla mente. Il mondo è eterno e periodicamente attraversa fasi cicliche di nascita, crescita e morte, per apparire ancora una volta in una nuova forma. Le anime degli uomini sono parte di un’anima universale che tutto riempie. Il mondo contiene un gran numero di dei e spiriti (deva) disposti in una complessa gerarchia, basata sulle correlazioni numeriche della Kabbala. Come quello indù, il “Dio” dei teosofi ha un carattere decisamente astratto. E’ impersonale e del tutto passivo nei confronti del destino dell’umanitàSeguendo le dottrine degli antichi gnostici, la teosofia attribuisce alla Divinità anche un principio femminile, chiamato Sophia (sapienza). La teosofia elabora inoltre le dottrine indù, riguardanti il giorno e la notte di Brahman. All’ingresso di Brahman (il giorno) appare l’universo e minuscole particelle di Brahman, gli “ego” degli esseri umani, si rivestono di vari corpi: fisici, astrali, mentali, etc. Questa è l’origine di ciò che chiamiamo “vita”. Allorché Brahman se ne va (la notte) ogni cose viene distrutta e gli “ego” umani tornano a dissolversi nel Brahman. Questo processo si ripete per sempre: i mondi sorgono e vengono distrutti in cicli eterni. Divinità, spiriti ed anime umane sono emanate (come gli eoni gnostici) dall’infinita inconoscibile Realtà. Il mondo e i suoi abitanti devono passare attraverso sette stadi di evoluzione (?!). Simili affermazioni sono, ovviamente, del tutto arbitrarie. Benché la teosofia non sia ufficialmente opposta al cristianesimo, lo considera tuttavia come una forma inferiore di coscienza religiosa. Come nella massoneria, in cui i ranghi inferiori possono professare la fede cristiana mentre gli alti gradi devono aderire alla “vera” religione, così nella teosofia solo coloro che si trovano agli stadi più bassi della conoscenza possono andare in chiesa ed osservare le pratiche cristiane. Madame Blavatsky dichiarò pomposamente: “La verità è più in alto della religione”. Considerava infatti tutte le religioni come vie che conducevano ad un punto centrale e incoraggiava lo studio di tutte le fedi, la loro conoscenza diretta e l’uso di questa per arricchire la propria esperienza. La teosofia passa sopra all’ascetismo, sostituendolo con un misticismo contemplativo e con uno studio indipendente delle idee filosofico-religiose. Insiste sul fatto che chiunque abbia appreso i metodi teosofici sarà capace di penetrare i misteri dei sacerdoti egiziani e i segreti degli astrologi caldei: egli potrà abbeverarsi alla sapienza di tutte le epoche. La teosofia promette l’acquisizione di poteri soprannaturali, come la chiaroveggenza, la telepatia e la capacità di influenzare e soggiogare gli altri. Quella di Madame Blavatsky è dunque una confusa mistura di insegnamenti occulti, basati su una prospettiva panteistica. Poiché la teosofia nega l’esistenza di una suprema Autorità o di una Volontà che guida tutte le cose, le sue affermazioni sono solo materia di congettura e la virtù non è che una questione di preferenze personali. 

Yoga

Col diffondersi delle idee occulte di origine indù in Occidente, un’altra antica disciplina indiana ha guadagnato grande popolarità. Sorprendentemente, anche molti medici difendono lo yoga come un metodo “sicuro ed efficace” per assicurarsi la salute fisica e mentale.

L’induismo concepisce lo yoga – nel senso più ampio del termine – come una serie di azioni che conducono all’ unione con l’anima del mondoQuesto fine può essere raggiunto in modi diversi, alcuni veloci e facili, altri più lunghi e ardui. Ad es., il Bhakti Yoga, la forma più popolare in India, è la via della venerazione della Divinità. Ciò comporta la ripetizione costante di un nome occulto o mantra. Il Karma Yoga è la via del “servizio”, che attrae persone inclini all’attività pratica. Lo Jnana Yoga è la via della conoscenza, che conduce l’uomo a cercare la guida di un guru ed a studiare le sacre scritture dell’induismo. Il Raja Yoga è la via della contemplazione, che include vari metodi di meditazione, in cui il praticante deve imparare a disciplinare mente e corpo per raggiungere il samadhi (unione con l’Assoluto). Ma comunemente il termine “yoga” viene usato per indicare un sistema di esercizi, che comprende varie posizioni corporee, la regolazione del respiro e la meditazione. Esso offre anche metodi per sviluppare la chiaroveggenza e l’ “apertura del terzo occhio”. Lo sviluppo delle facoltà chiaroveggenti dovrebbe rendere l’uomo capace di vedere ciò che accade in luoghi lontani o eventi del passato e del futuro. Ad un certo stadio di questi esercizi, il discepolo può avere la visione del volto splendente di un “maestro”, che diventa la sua guida.

I sensi del praticante si aprono nella misura in cui egli progredisce negli esercizi yogici. Ad es., secondo le prescrizioni dell’Agni Yoga (lo yoga “del fuoco” di Nikolaj Konstantinovič Roerich), ad un certo stadio si può ottenere “la visione degli astri dello spirito”, in cui si cominciano a scorgere lampi di luce nello spazio, che appaiono come punti splendenti di vari colori. Questa capacità può essere ottenuta anche solo con la lettura di libri occulti. Segue la “contemplazione dei fuochi purificatori dei centri”, cioè dei chakra, che dovrebbero percepire il mondo invisibile e attraverso i quali il mondo invisibile agisce sull’uomo. In uno stadio successivo si comincia ad udire “la voce del proprio maestro invisibile” che rivela occulti misteri. (Madame Blavatsky e Roerich hanno scritto molti volumi dettati da tali “voci”). Allo stadio più elevato appare il “fuoco esterno”, che unisce la coscienza della personalità con quella dello spazio. Questo stadio comporta la completa “apertura” dei sensi, che consente di unirsi col mondo degli spiriti. Questo è ciò che l’induismo considera “illuminazione mistica”.

Il Mantra Yoga, metodo usato dai krishnaiti, dal buddhismo tibetano e dalla Meditazione Trascendentale, persegue la visione diretta della “divinità”  e l’unione con essa. Ciò è fonte di beatitudine e felicità, e permette la scoperta di capacità soprannaturali.

Ogni forma di yoga è pericolosa, perché mette a nudo prematuramente e forzatamente il verde “germoglio” della natura spirituale dell’uomo. Gli esercizi dello yoga “mutilano” il centro spirituale dell’uomo, che secondo la volontà di Dio dovrebbe essere svelato solo nella vita futura, quando l’uomo verrà purificato dal contagio letale del peccato. Molte voci autorevoli ci ammoniscono contro gli esercizi dello yoga, denunciando le loro distruttive conseguenze.

Ad es., Gopi Krishna scrive: “Tutti i sistemi di yoga hanno lo scopo di provocare mutamenti psicofisici nell’uomo, necessari alla trasformazione della sua coscienza”. Questi mutamenti hanno luogo tramite certe posizioni e metodi di respirazione, che richiamano l’energia occulta ed i poteri psichici dell’uomo. Ciò produce drammatici cambiamenti nella coscienza, così potenti che la maggior parte di coloro che li sperimentano ne restano per sempre psichicamente trasformati.

Al giorno d’oggi molti praticano lo yoga come una semplice forma di esercizio fisico o di ginnastica dolce, ma non si rendono conto di ciò a cui vanno incontro. In alcuni casi, anche i più (apparentemente) innocenti esercizi yogici hanno provocato follia e possessioni demoniache. Ma il peggio è che alcuni accettano i cambiamenti psichici provocati dallo yoga, anche le manifestazioni di squilibrio, come una positiva esperienza spirituale che conduce all’illuminazione mistica.

Non sorprende che la pratica dello yoga possa rovinare la mente e il corpo. La vera meta dello yoga è l’annullamento della personalità, considerata una “ingannevole illusione”, allo scopo di raggiungere il “Vero Io” del Brahman impersonale. Moti Lal Pandit afferma: “Lo scopo dello yoga è liberare l’uomo dalla sua condizione di “normalità”. Per giungere a tanto, devono essere usati molti metodi: psicologici, psichici, mentali e mistici. Tutti questi metodi sono innaturali e antisociali, poiché lo yoga prescrive un modo di vivere che implica: ‘La mia esistenza mortale non merita di vivere’ ”.

Poiché si basa su idee occulte, non sorprende che farsi irretire dallo yoga provochi irreversibili  mutamenti psichici e perfino malattie. E ciò non perché lo yoga è stato praticato male, ma proprio a causa della sua natura occulta. Molti, fra cui non pochi medici, affermano erroneamente che lo yoga è innocuo. Ma i fatti lo dimostrano: lo yoga ha causato molte infermità psichiche e perfino la morte. Ad es., Swami Prabhananda così scrive a proposito degli esercizi respiratori: “Consentitemi di mettervi in guardia: questi esercizi di respirazione posso essere molto pericolosi. Specialmente se vengono eseguiti in modo scorretto, c’è il serio rischio di danneggiare la mente. Coloro che praticano questi metodi respiratori senza la dovuta supervisione possono soffrire di disturbi che né la medicina né la scienza possono curare, e neppure diagnosticare con esattezza”. Shri Purohit Swami [2], commentatore degli Yoga Sutra di  Patanjali, avverte: “In India e in Europa ho incontrato circa trecento persone che hanno sofferto a causa di pratiche errate. I medici li hanno visitati, ma non hanno trovato danni organici e quindi non hanno potuto prescrivere alcuna cura.”

Un’altra autorità sullo yoga, Hans-Ulrich Rieker, autore del volume “Yoga and the Spiritual Life”, mette in guardia: “Lo yoga non è un gioco. Dovremmo ricordare che la sua pratica può portare alla follia o alla morte. Nel Kundalini Yoga, se il prana (respiro) viene rimosso troppo presto, per lo yogi vi è un serio pericolo di morte”.

Gopi Krishna, l’esperto di yoga già menzionato, avverte dei pericoli degli esercizi yogici, che possono provocare una potente reazione del sistema nervoso centrale, fino a causare la morte.

Nel secondo capitolo dello Hatha Yoga Pradipika, una guida classica allo Hatha Yoga, si legge: “Come si devono temere i leoni, le tigri e gli elefanti, così anche il prana (la ‘divina’ energia del respiro) deve essere tenuta sotto controllo, altrimenti potrebbe uccidere il praticante”.

Swami Prabhavananda (Yoga and Mysticism) include, fra le possibili conseguenze di un’errata pratica dello yoga, disturbi cerebrali, malattie incurabili, follia, depressione e trance incontrollabile. Tutto ciò per “un piccolo errore”…

Se coloro che insegnano lo yoga fossero più espliciti riguardo a questi pericoli, molte disgrazie sarebbero evitate.

Meditazione Trascendentale

Nella seconda metà del XX secolo un insegnamento orientale chiamato “Meditazione Trascendentale” o “MT”, si diffuse ampiamente negli USA. Esso veniva presentato come una semplice forma di auto-terapia, accessibile a tutti; una pratica che recava sollievo alle tensioni interiori ed aiutava la concentrazione mentale. Sulle prime i suoi risultati sembrarono così eclatanti che la “MT” fu adottata da caserme, scuole, ospedali, ed anche da alcune comunità cristiane.

In realtà, la MT è una forma semplificata di mantra yoga. Nella pratica della MT ci si siede sul pavimento in una certa posizione, si chiudono gli occhi, si respira lentamente e ci si concentra mentalmente sulla ripetizione cantilenante di una parola, il mantra. Questo esercizio dovrebbe essere eseguito per circa venti minuti, due volte al giorno. Lo scopo immediato di questa pratica è favorire il rilassamento delle tensioni eccessive, raggiungere uno stato di calma ed acquisire forza interiore: tutte cose di cui si sente il bisogno, ovviamente, nella nostra frenetica vita moderna. Coloro che promuovono la MT tendono a sorvolare sui suoi aspetti religiosi e filosofici, in effetti, essi nascondono ai principianti il fatto che la pratica della MT porta l’uomo a contatto con le idee panteistiche dell’induismo e dell’occultismo. Per rendere popolare la MT negli USA, il suo principale “apostolo”, Maharishi Mahesh Yogi, un indiano – ha eliminato gran parte della terminologia indù, sostituendola con un moderno vocabolario scientifico e psicologico. Ma ciò non cambia affatto l’essenza della sua dottrina.

Quando un novizio viene iniziato alla MT deve portare con sé tre tipi di frutta dolce, fiori freschi e un fazzoletto pulito. Questi oggetti vengono posti in una cesta e collocati davanti ad un ritratto del guru nella stanza dove avrà luogo l’iniziazione. Si accendono una candela e dell’incenso, mentre vengono recitate formule in sanscrito. Infine, all’iniziato viene dato un mantra, una parola sanscrita il cui significato non gli è rivelato. Da ora in poi, egli dovrà ripetere questa parola durante le sue sessioni di “meditazione”.

Ma cos’è un mantra? La parola “mantra” deriva da due termini: man (mente, pensare) e tra (protezione o liberazione dalla “schiavitù” dell’esistenza fenomenica, il samsara). In altri termini, un mantra  è una parola, una frase o un suono in sanscrito. Generalmente i mantra  sono presi dai Veda. I nomi delle divinità del pantheon indù sono tutti mantra, così che la ripetizione continua di un mantra  può infine evocare la “visita” della divinità invocata, con la quale il fedele può conversare. Alcuni mantra sono “concreti” e contengono il nome di una “divinità” come Krishna, Shiva, Sarasvati, etc. , altri sono “astratti” e si rivolgono all’Assoluto impersonale, al fine di raggiungere la liberazione ed entrare in uno stato di  samadhi, ovvero di unione con l’Assoluto.

Il celebre yogi Sivananda scrive nel suo libro “Japa Yoga” (cioè lo yoga che consiste nel ripetere mantra) che ogni mantra è caratterizzato da un particolare ritmo e possiede una cifra o un codice che, se ripetuto, consente all’uomo la contemplazione della divinità del mantra. In altre parole, l’uomo perde le sue difese spirituali ed entra in contatto con gli spiriti caduti. Parlando della presenza di una divinità o davata, in ogni mantra, Sivananda la definisce “un essere soprannaturale, di natura bassa o elevata”, che è la fonte del potere del mantra. E’ dunque chiaro che il mantra può evocare esseri bassi e malvagi, il “lato oscuro della Forza”…

Apprendere la MT non è difficile. Praticando questa forma di meditazione due volte al giorno, si ottiene ben presto lo stato di trance, rilassato e semi-desto. E’ uno stato di “assoluta soddisfazione”, simile all’effetto di alcuni narcotici. Questa è la Meditazione Trascendentale. I  suoi seguaci proclamano entusiasticamente la semplicità e l’efficacia del loro metodo, mentre passano sotto silenzio l’aspetto religioso delle loro pratiche e le tristi conseguenze spirituali che esse comportano.

Mentre al praticante di MT non viene chiesto di cambiare credo religioso o di accettare nuovi principi morali, il fatto che la MT includa un rito pagano di iniziazione e la ripetizione rituale di una frase occulta rende, a conti fatti, partecipi della religione indù. La MT si basa su una concezione panteistica della Realtà Originaria, con la quale il praticante cerca di unirsi. Nella MT, dopo aver asceso la “scala della coscienza”, il fine è quello di raggiungere il settimo ed ultimo gradino e dissolversi nell’oceano della “supercoscienza” cosmica. A questo punto si dovrebbe ottenere la pace perfetta, e realizzare la propria divinità … Ma questa è un’allucinazione o più probabilmente, un inganno demoniaco.

La MT è l’antitesi indiana della vera meditazione cristiana, che consiste in una reverente riflessione su Dio. Il cristianesimo consiglia una meditazione attiva, al fine di comprendere più profondamente la propria fede e rafforzarla. Il Signore ordinò a Giosuè: “Non si allontani dalla tua bocca il libro di questa legge, ma mèditalo giorno e notte” (Gios 1:8). Quando un cristiano medita sulle verità della fede, giunge a comprenderle meglio. Come il Signore promise ai Suoi discepoli: “Conoscerete la verità e la verità vi farà liberi” (Giov 8:32). L’esatto opposto accade nella MT. Lo stesso termine “meditazione” perde il suo significato: “meditazione” indica un’attività della mente in cui si tenta di comprendere qualcosa, di capirlo meglio.

Nella MT, invece, si deve sopprimere qualsiasi attività della mente e ripetere, senza pensare, una parola che non si comprende neppure. In questo modo la mente e il sistema nervoso si sovraccaricano e il cervello viene “spento”. La moderna ricerca ha dimostrato che la ripetizione costante di una frase qualsiasi, come “torta di mele”, può provocare considerevoli cambiamenti nel proprio stato psico-fisiologico.

Gli esercizi di MT eliminano le difese dell’uomo, aprendo così l’accesso agli spiriti caduti, contro il quali S. Paolo Apostolo ci mette in guardia nella Lettera agli Efesini (Ef 6:10-17).

La MT dovrebbe essere dunque ritenuta pericolosa e dannosa. Essa produce gli stessi frutti delle pratiche occulte: diminuzione della fede, aumento dell’orgoglio, per giungere addirittura all’esaurimento mentale. 

Il cristianesimo possiede metodi assai migliori per dare all’uomo quiete e sollievo. C’è, anzitutto, la preghiera sincera e fatta col cuore. La preghiera del mattino promuove la disciplina interiore, che protegge contro le eccessive preoccupazioni nel corso della giornata. La preghiera serale da conforto, sollievo e un senso di pace prima di dormire. E’ buona cosa imparare a mantenere una disposizione alla preghiera durante il giorno. A questo fine è di grande aiuto la “preghiera di Gesù” (Signore Gesù Cristo, Figlio di Dio, abbi pietà di me peccatore), che ci rende sempre consapevoli della presenza di Dio.

L’esaurimento nervoso e il senso di insoddisfazione sorgono principalmente dalla coscienza macchiata dal peccato e dalle passioni che ci combattono interiormente. E’ dunque necessario purificare periodicamente la propria coscienza col sincero pentimento, la Confessione e la Santa Comunione.

E’ molto benefico, subito dopo le preghiere del mattino, pensare a Dio e ad argomenti riguardanti la fede. Leggi un capitolo o un passo delle Sacre Scritture e prova a comprendere ciò che hai letto, applicandolo alle circostanze della tua vita. Questa forma cristiana di meditazione, rafforzata dalla preghiera, ci da veramente un senso di pace, raccoglimento e illuminazione spirituale. 

Il movimento “New Age”

Il movimento occulto chiamato “New Age” è molto popolare. Alcuni lo considerano una nuova religione altri un nuovo modo di concepire la vita. Bisogna notare, anzitutto, che le sue pretese di essere “nuovo” sono del tutto false. Nell’ambito della religione e della filosofia il New Age non insegna nulla di nuovo: è piuttosto un’amorfa mistura di vari insegnamenti occulti, già noti da tempo. La vera novità del New Age sono i suoi metodi commerciali per vendere ogni tipo di materiale occulto, in modo da attrarre “consumatori” con diversi gusti e inclinazioni. Da questo punto di vista il New Age è una specie di supermercato della spiritualità, in cui ognuno può trovare qualcosa di interessante ed utile.

Il movimento New Age cominciò a svilupparsi rapidamente nell’America degli anni ’70, come un’alternativa al breve successo dell’ “umanesimo laico”. La base per la crescita delle idee occulte del New Age era stata preparata da numerose organizzazioni indù e teosofiche, come il Vedanta e la Meditazione Trascendentale. Le idee propagate dal movimento New Age attraevano sia coloro che erano stanchi delle “antiquate” dottrine cristiane, sia coloro che non erano soddisfatti del grigio materialismo dell’ “umanesimo laico”.

Il New Age non ha mai preteso di essere un movimento organizzato o unificato. Esso prende piuttosto la forma di una rete, in continua crescita, di gruppi indipendenti, che condividono alcuni interessi “occulti”. Il successo del movimento New Age è fortemente sorretto dalla sua capacità di adottare e di assimilare le più svariate dottrine e pratiche in un grande calderone, con la prospettiva costante di promuovere il benessere dell’individuo e della società. Il New Age non butta via nulla: assorbe tutto ciò che può essere interessante dal punto di vista “mistico” o praticamente utile.

Per tale ragione il New Age, benché apparso solo di recente, è riuscito ad esercitare la sua influenza occulta in molte sfere della vita privata, familiare e sociale, raggiungendo milioni di persone negli USA, in Russia, in Europa e in altre aree del mondo. Questo movimento è assai ingannevole, perché non si pone apertamente contro il cristianesimo: vuole solo “completarlo” con alcune “idee nuove”. Quando un centro per gli studi religiosi della Princeton University compì un’indagine sui cristiani negli USA all’inizio del 1992, chiedendo quale influenza avevano avuto le idee New Age sulla loro fede, un quarto degli intervistati affermarono di non vedere alcuna contraddizione fra il cristianesimo e gli insegnamenti New Age. Ancor più sorprendente fu la risposta dei cattolici: il 60% risposero che cattolicesimo e New Age erano in completo accordo. Il motivo di queste risposte è che la loro conoscenza delle dottrine cattoliche era inferiore a quella delle idee New Age. Ciò non è affatto sorprendente, se si considera che le librerie cattoliche sono piene di volumi “occulti” come Joshua, No Other Name, Turning Point, Nizam Ad-Din Awliya, The Web of the Universe, The Unity of Reality, Beyond Patching … Perfino sacerdoti, monaci e suore hanno cominciato a manifestare un interesse per le idee New Age.

Un libro molto popolare, intitolato A Course in Miracles, viene studiato dai gruppi giovanili cristiani come una semplice guida per comprendere gli insegnamenti di Gesù Cristo e la loro applicazione pratica nella vita moderna. Questo libro di 1200 pagine somiglia alla Bibbia nel suo aspetto esteriore e nella sua divisione in capitoli. Alcune parrocchie cattoliche organizzano corsi di introduzione a quest’opera. Agli studenti americani vengono offerte lezioni “New Age” per imparare a concentrarsi negli studi, a rafforzare il loro potenziale energetico, ad ottenere maggior successo nella vita, a manifestare la propria creatività ed a trovare un nuovo significato nell’esistenza.

La filosofia New Age accosta in un confuso mosaico una quantità di idee e fenomeni privi di connessione fra loro. Nascita e morte, medium e guaritori, il paranormale e la metafisica, realtà ed illusione, la Bibbia e le leggende, vite passate e future reincarnazioni: niente viene lasciato fuori nel New Age. Si può trovare del comune panteismo, il karma, la trasmigrazione delle anime e tutto l’edificio del misticismo occultistico, riveduto e corretto in modo da apparire attraente ai moderni “consumatori”.

Le idee olistiche contemporanee e i metodi di cura non tradizionali, occupano un posto di rilievo nel New Age. La medicina scientifica è accusata di non essere efficace. Un’idea fondamentale è che deve essere curata la persona nella sua interezza, non solo un determinato organo. Quindi vengono prescritti trattamenti olistici, fra cui l’agopuntura, l’uso dei cristalli, il biofeedback, la terapia dei massaggi (con particolare enfasi sul “ri-orientamento dei campi energetici”), la dieta indiana o vegetariana, erbe medicinali e metodi di autosviluppo fisico e spirituale. Non si può negare che fra questi metodi ve ne siano alcuni effettivamente benefici e già da lungo tempo noti nell’ambito della medicina popolare, ma altre cose, come l’uso dei cristalli per “concentrare l’energia cosmica”, sono sicuramente frutto di pura ciarlataneria. Disgraziatamente, tutti i metodi di cura non-tradizionali sono stati contaminati in senso “occulto” dall’ideologia New Age. Infatti, accanto all’uso di erbe e minerali benefici, il New Age offre esercizi respiratori di tipo yogico, metodi per sviluppare la propria autostima, per scoprire il proprio potenziale interiore e il modo di liberare la bioenergia, tutto ciò condito con predizioni astrologiche e letture di tarocchi.

A chi possiede un’inclinazione per il misticismo, il New Age offre un ampio assortimento di pratiche occulte, fra cui meditazione in stile “indiano”, esercizi psicologici, spiritismo, chanelling, yoga e proiezione astrale. L’ideologia New Age accetta qualsiasi pratica e fede religiosa, anche le più bizzarre. Questo movimento ha preso in prestito dalla filosofia orientale la credenza nell’esistenza di un’energia invisibile dentro e fuori l’organismo umano: è il chi dei cinesi, il ki dei giapponesi e il prana nella terminologia dello yoga. Centri olistici, diffusi in tutto il mondo, conducono sedute in cui i partecipanti si immergono in una trance di massa e sperimentano un intimo senso di unione con la natura. Sono popolari anche la fede negli UFO, la vita segreta delle piante e il significato mistico dei numeri (preso in prestito dalla Kabbala). Il New Age ha assimilato idee provenienti dalla parapsicologia, ufologia, antroposofia,rosicrucianesimo, astrologia e psicoanalisi. Il movimento invita la gente ad esplorare stati alterati di coscienza. Lo sviluppo dell’auto-consapevolezza ha lo scopo di cancellare i confini fra il mondo materiale e quello spirituale e di sentire “il cosmo nella sua interezza”.

L’idea di “illuminazione” ha un posto molto importante nel movimento New Age. Per ottenere questa illuminazione si deve anzitutto rivedere la propria scala di valori e sottoporsi ad una trasformazione psicologica. I vecchi modi di considerare il mondo devono essere sostituiti da una nuova prospettiva, in sintonia con la prossima “Età dell’Acquario”. Questo stato viene raggiunto tramite una personale esperienza mistica, in cui il discepolo degli insegnamenti New Age avverte improvvisamente con tutto il suo essere l’unione con lo spirito cosmico: lui e il mondo sono una cosa sola.

Una ben nota missionaria del New Age in America, l’attrice Shirley MacLaine, descrive così l’ “illuminazione” mistica da lei sperimentata mentre faceva un bagno caldo: “Sentii improvvisamente come se tutto il mio corpo si dissolvesse nello spazio. Lentamente, gradualmente, mi trasformai in acqua … Potevo sentire l’intima unità del mio respiro con l’energia che mi circondava. Divenni realmente aria, acqua, il cielo oscuro, le mura della casa, bolle di sapone, candele, marmo bagnato sotto l’acqua, perfino il rumore del fiume vicino”. Questo senso di unità con la natura e della propria “divinità” riempie di beatitudine e dà l’impressione di possedere un’inesauribile energia “divina”.

Per raggiungere l’illuminazione, il movimento New Age propone un sentiero che consiste di quattro stadi: 1) “entrata”, in cui vengono eliminate le idee abituali sul mondo; 2) “esplorazione”, in cui vi è un tentativo di raggiungere un nuovo livello di consapevolezza con l’aiuto di tecniche psichiche; 3) “integrazione”, allorché la percezione razionalistica dell’interconnessione tra i fenomeni viene indebolita dal metodo intuitivo; 4) “l’incantesimo”, uno stadio in cui si scoprono identità diverse dalla propria, fonti di energia e modi per realizzarle “per il bene dell’umanità”. 

Aiuti supplementari per realizzare questa illuminazione mistica possono essere: meditazione ed esercizi yogici, sedute spiritiche, ipnosi, talismani e cristalli, la pratica della stregoneria e perfino l’uso di narcotici. In questo stato di illuminazione sembra di aver acquisito un’assoluta padronanza del corpo e dell’anima: tramite il contatto con l’ “energia divina” si diventa un “dio-uomo”.

L’idea di una religione universale fa parte integrante della filosofia New Age. Come nei sistemi occulti indù, il movimento New Age aderisce al principio che tutte le religioni, in essenza, insegnano la stessa cosa, benché in modi differenti. Ci si deve innalzare al di sopra di ogni particolarismo e pregiudizio. Il movimento New Age non possiede un proprio sistema dottrinale, bensì abbraccia varie idee occulte e fedi orientali. Ovunque crea nuove branche, come le trame di una grande rete che avvolge il mondo intero. Nonostante il suo pluralismo onnicomprensivo, il New Age in realtà dimostra un atteggiamento anti-cristiano, benché non arrivi a negare apertamente Cristo o il Vangelo.  Gli “apostoli” del New Age affermano che il cristianesimo è antiquato e non risponde ai bisogni spirituali dell’uomo d’oggi. Per questa gente, Cristo è semplicemente una delle molte incarnazioni di Vishnu. L’uomo non ha bisogno di Cristo, perché ha la divinità dentro di lui ed è capace di rendere perfetta la sua coscienza e diventare uno con l’Assoluto cosmico.

Fra le numerose attività di cui si occupa il movimento New Age ve ne sono alcune che assumono un’importanza planetaria: lo sviluppo di una coscienza ecologica, la soluzione dei problemi sociali, l’unificazione politica delle nazioni, la realizzazione dell’unità dell’umanità intera.

Il New Age tenta di dirigere l’attività di organizzazioni e individui in modo da diffondere le sue idee e trapiantarle negli ambiti degli affari, dell’arte, della filosofia e della cultura. A questo scopo, vengono organizzati appositi seminari di training. Dopo la trasformazione personale dell’individuo, il passo successivo è il rinnovamento dell’intero pianeta, poiché tutto è uno. L’ipotesi di Gaia afferma che la Terra ha una vita propria: è la Madre Terra. Il New Age asserisce anche la necessità di un cambiamento politico, per giungere ad una soluzione comune del problema della fame nel mondo: “Poiché siamo tutti cittadini dello stesso mondo, abbiamo bisogno di un mondo unito e di una spiritualità universale. Prima della fine di questo secolo, i capi religiosi dovrebbero incontrarsi e stabilire leggi universali, le stesse per tutte le religioni. Dovrebbero poi comunicare queste leggi ai capi politici, così che essi possano sapere ciò che Dio, gli dei o il cosmo si aspettano dalla razza umana … . Per realizzare l’armonia fra le genti sarebbe necessario un solo sistema politico mondiale. Il nostro pianeta è in uno stato di grande confusione. Dobbiamo cominciare ad agire”. 

La leadership del movimento New Age opera tramite banche internazionali e coopera con le maggiori imprese finanziarie, il cui scopo è stabilire un sistema di governo mondiale. Essi affermano che un sistema del genere unirebbe tutti i gruppi politici, economici e religiosi allo scopo di abolire la guerra, evitare la catastrofe ecologica, risolvere l’attuale crisi finanziaria e porre un freno all’instabilità politica. Il New Age proclama l’avvento della gloriosa “Età dell’Acquario”, simile al Regno di Dio, ma senza un Dio personale e senza Cristo. Questa nuova era è considerata come un nuovo stadio nell’evoluzione della società in cui l’umanità acquisirà una coscienza planetaria. Per ulteriori dettagli su questo argomento, si rimanda ad un libro scritto da un assistente del Segretariato Generale delle Nazioni Unite: New Genesis: The Shaping of a Global Spirituality, di Robert Muller (New York: Doubleday 1984); vedi anche The Global Brain: Speculation on the Evolutionary Leap to Planetary Consciousness, di Peter Russel (Los Angeles: J. P. Tarcher 1983.).

Il movimento New Age è particolarmente pericoloso, perché applica un approccio mondiale di mercato ad una mistura di idee “occulte”, confezionate come ricette pratiche per migliorare la salute, il benessere e il successo. Se dovesse apparire una super-religione, capace di unire uomini di ogni razza e cultura, probabilmente sarebbe qualcosa di simile al movimento New Age.

Altri movimenti occulti, in breve

Kabbala

La Kabbala, che significa “tradizione orale”, è un sistema teosofico ebraico che ebbe origine all’inizio dell’era cristiana, ma fu gradualmente arricchito con idee prese in prestito dal pitagorismo, dallo gnosticismo e dal neoplatonismo. Questa corrente mistica costituì probabilmente una specie di reazione contro il disanimato ritualismo e formalismo della religione giudaica.

Il fine immediato della Kabbala è scoprire l’insegnamento nascosto che si suppone celato nella Torah (i primi cinque libri della Bibbia, scritti dal Profeta Mosè), aggiungendovi idee mistiche trasmesse oralmente. Allo scopo di scoprire il significato occulto della Torah, i kabbalisti elaborarono un complesso metodo di combinazioni numeriche, basato sul valore delle lettere del testo biblico.

La dottrina kabbalistica è esposta in libri redatti in varie epoche. Le opere principali sono il “Sefer Yezirah” (Libro della Creazione), scritto probabilmente nel secolo VI o VII e lo “Zohar” (Splendore), scritto da Mosè de Leon intorno al 1300. Il Sefer Yezirah è uno studio della natura della Divinità, il “nulla infinito” che rivela se stesso tramite emanazioni e in questo processo crea i mondi. Tale processo corrisponde ai dieci numerali (sefirot) e alle ventidue lettere dell’alfabeto ebraico, che, nel loro insieme, costituiscono trentadue mistici “sentieri di saggezza”. Le sefirot si riferirebbero alle “creature viventi” o angeli descritte dal profeta Ezechiele (Ez 10). Le lettere dell’alfabeto corrispondono ai tre mondi paralleli dell’uomo, delle sfere planetarie e delle stagioni dell’anno. I dettagli di questo sistema occulto, in cui lettere e numeri sono considerati riflessi mistici di una realtà soprannaturale, sono alquanto confusi e contraddittori. Le basi religiose della Kabbala sono le stesse di ogni dottrina occulta: un’idea panteistica di Dio.

Nelle applicazioni pratiche della loro dottrina i kabbalisti elaborarono metodi di magia “bianca”, di predizione del futuro, di evocazione dei morti, di esorcismo dei demoni, di chiromanzia [divinazione eseguita tramite l’esame della mano], di fabbricazione di amuleti e di illuminazione mistica. Gli antichi kabbalisti erano considerati maestri di alchimia e di astrologia. La Kabbala attribuisce grande importanza ai significati mistici di numeri e lettere ed al potere magico dei nomi biblici di Dio.

Il secolo XVI fu un periodo di particolare interesse per la Kabbala. Questa corrente esercitò una notevole influenza su numerosi sistemi occulti occidentali, fra cui la massoneria, la teosofia e l’antroposofia. Fra i pensatori che studiarono la Kabbala vi furono Pico della Mirandola, Reichlin e Paracelso. La Kabbala è all’origine dei movimenti messianici di Shabbatai Zevi e di Jacob Frank e  più tardi  del chassidismo. 

Gnosticismo

Le sette gnostiche, così chiamate dal termine greco gnosis (conoscenza), apparvero all’alba del cristianesimo. Fino al III secolo rappresentarono un grande ostacolo per la Chiesa. Gli insegnamenti di queste sette erano un tentativo di “elevare” il cristianesimo e di integrarlo con i tesori della cultura pagana: le credenze occulte orientali e la filosofia greca. Questo tentativo di sintesi, in realtà, finì per deformare il cristianesimo in modi inimmaginabili.

I maestri gnostici vengono classificati come “orientali” (Siriani) e “occidentali” (Alessandrini). Il primo gruppo comprende gli Ofiti, Satornilo, Basilide, Cerdo e Marcione, il secondo, Carpocrate e Valentino. La forma orientale di gnosticismo denota un’influenza del dualismo persiano, che insegnava l’esistenza di due principi: il dio buono, creatore del mondo spirituale e il dio malvagio, creatore del mondo fisico.

Lo gnosticismo occidentale mostra chiare tracce di platonismo e di neo-pitagorismo, con i loro molteplici gradi di emanazione della Divinità. Gli gnostici asserivano che al di sopra di tutte le cose vi è un Essere Supremo, cui essi davano molti nomi che ne indicavano l’assolutezza: L’Altissimo, l’Onnipotente, l’Incomparabile, l’Infinito, Colui che è Compreso in Se Stesso. Nello stesso tempo, gli gnostici non potevano fare a meno di vedere il mondo, pieno di disordine e di caos e di cui dovevano, in qualche modo, spiegare le origini. Agli gnostici sembrava impossibile che questo mondo potesse essere la creazione dell’ Altissimo, altrimenti si sarebbe dovuta cercare in Lui l’origine di tutto il male presente nel mondo. Gli gnostici pensarono allora che la base di questo mondo dovesse essere la materia, che le scuole orientali considerarono un principio indipendente, vivo e malvagio, mentre quelle occidentali la considerarono come un’emanazione o ombra dell’Assoluto, dotata solo di un’esistenza fantasmatica. La materia inerte da sola, tuttavia, non avrebbe potuto produrre il mondo, in cui si trova, ovviamente, una particella della Divinità. Così le varie scuole gnostiche elaborarono varie spiegazioni sull’origine del mondo che consiste di particelle di luce precipitate nell’oscurità della materia.

Per risolvere questo problema, gli gnostici ritennero necessario escogitare un complesso sistema di eoni, esseri che emanano o fluiscono dall’Assoluto come una serie di cascate. In certi sistemi gnostici il numero di intermediari fra il Grande Inconoscibile e il mondo materiale era trentadue, numero magico derivato dalla kabbala. Più lontano un eone era dall’Assoluto, più debole era l’influenza della Divinità su di esso e ne conseguiva un aumento dell’oscurità della materia. Il primo eone emanato dall’Assoluto venne chiamato Demiurgo: il creatore del mondo, composto di elementi spirituali mescolati alla materia. La materia è l’eone più basso, considerato equivalente al male. Coloro che seguono una vita spirituale sono oppressi dai limiti dell’oscurità, poiché – loro malgrado – sono prigionieri del mondo inferiore. Essi desiderano raggiungere un piano più alto di esistenza, ed unirsi alla vita dell’Assoluto. Tale unione si realizza grazie alla conoscenza dei misteri dell’esistenza: la gnosi.

Poiché gli gnostici consideravano malvagia la materia, non potevano accettare la realtà dell’incarnazione del Messia. Un essere spirituale come Cristo non avrebbe mai potuto entrare in contatto diretto con la materia: apparve dunque l’eresia del docetismo (da dokeo: apparire, sembrare), per cui il Cristo aveva solo assunto l’apparenza di un uomo, mentre in realtà era puro spirito.

Verso la fine del III secolo le sette gnostiche erano ormai in declino ma le loro idee esercitarono una forte influenza su molti movimenti occulti posteriori, come la massoneria, la teosofia, l’antroposofia ed anche sulle scuole filosofiche di Jacob Boehme, Schopenhauer, Swedenborg, Paracelso, Schelling ed altri.

Lo gnosticismo introdusse vari esseri intermedi, gli eoni, fra il Dio Assoluto e il mondo inferiore. In alcune scuole era il Demiurgo questo essere intermedio, mentre in altre era il Logos, la Sophia, l’anima del mondo, il “principio femminile”, etc. Queste dottrine sono alquanto confuse e contraddittorie nei loro dettagli. Ciò che hanno in comune è l’idea dell’ emanazione dalla Divinità: in altri termini, un’altra variante del solito vecchio panteismo.

Bisogna notare che, disgraziatamente, la tentazione di creare un “ponte” fra il Creatore e la Sua creazione ha contagiato anche una certa teologia russa, primo fra tutti Vladimir Soloviev. Numerosi scrittori religiosi russi, fra cui l’arciprete Paul Florensky, l’arciprete Sergio Bulgakov, il prof. Nicholas Berdiaev ed alcuni teologi della scuola teologica di Parigi adottarono le idee gnostiche di Soloviev e scrissero interi capitoli sulla Sophia, l’anima del mondo e l’ “aspetto femminile di Dio”.

In un’appendice separata parleremo ancora di altri movimenti occulti come l’antroposofia, il rosicrucianesimo, il krishnaismo, eckankar, l’agni yoga di Rerih, etc. Bisogna comunque ricordare che, nonostante alcune differenze esteriori, tutti questi insegnamenti si basano sull’idea panteistica di un Dio impersonale. 

Conclusione

Volenti o nolenti, viviamo in un’epoca in cui ogni sorta di dottrine indù ed occulte proliferano selvaggiamente, giungendo a cancellare le tradizionali idee cristiane dal cuore della società. L’autore del libro della Rivelazione ci ha tramandato una visione dei tempi ultimi:

Vidi poi una bestia che saliva dal mare; aveva dieci corna e sette teste; sulle corna v’erano dieci diademi e le teste portavano nomi blasfemi … Così aprì la sua bocca blasfema contro Dio, lanciando bestemmie contro il Nome e la dimora di Lui, contro tutti gli abitanti del cielo … L’adoreranno tutti gli abitanti della terra, il cui nome fin dall’origine del mondo non sta scritto nel libro della vita dell’Agnello immolato”. (Ap 13:1, 6, 8). Queste parole si riferiscono a Babilonia: un governo mondiale che unirà tutte le nazioni della Terra ed eserciterà il più stretto controllo sui vari ambiti della  vita pubblica e privata.

Non rientra nei fini del presente scritto trattare gli aspetti politici dell’argomento, né i mezzi che potrebbero essere usati per realizzare questo governo mondiale, ma è necessario fare qualche accenno all’aspetto spirituale di tutto ciò. Bisogna anzitutto notare che il drago della Rivelazione ha molte teste. Se la testa può essere considerata un simbolo di saggezza e conoscenza, la moltitudine di teste sembrerebbe riferirsi alla molteplicità e diversità delle idee che formeranno la base ideologica della futura Babilonia.

Né il cristianesimo né ogni altra religione esistente, presa singolarmente, potrebbe soddisfare i desideri e i gusti di tutte le nazioni. Ma qualcosa come il movimento “New Age”, con i suoi metodi di marketing e la sua capacità di assimilare “tutto il meglio” dalle diverse religioni, potrebbe essere adatto ad unire tutta l’umanità sotto l’egida di una pan-religione universale. Non sappiamo ancora quali saranno i particolari di questa futura religione, ma possiamo tuttavia affermare, con una qualche certezza, che il suo principio unificatore sarà il concetto il un Dio impersonale, come in tutte le sette indù ed occulte. Questo concetto sarà la spina dorsale che unirà le teste, il corpo e la coda del mostro infernale.

Nella libro della Rivelazione, il riferimento all’ “adorazione della bestia” non significa tanto l’accettazione di un particolare sistema politico, quanto l’adesione ad un’ideologia anti-cristiana. Il Dio personale non verrà formalmente  negato: più probabilmente, Egli sarà ignorato come se non esistesse affatto. Quanto a Cristo, verrà relegato al modesto ruolo di uno dei molti maestri  della razza umana. 

Una famosa leggenda della mitologia greca narra la vittoria di Ercole sull’Idra dalle nove teste. In questa eroica battaglia, Ercole riuscì a sconfiggere l’Idra solo quando tagliò tutte le sue teste. Questo, ovviamente, è un mito e le teste del drago della Rivelazione non saranno così facili da tagliare. In un senso spirituale, l’Idra dalle molte teste rappresenta gli insegnamenti delle sette indiane ed occulte, che rovinano milioni di anime con le loro idee e metodi pseudo-religiosi. Il libro della Rivelazione descrive il mostro dalle molte teste come feroce e assetato di sangue: ma questi sono, in realtà, gli effetti spirituali delle sue azioni. Il suo aspetto esteriore, al contrario, sembrerà a tutti innocuo, addirittura amichevole e sorridente, così attirerà a sé la gente, che non sospetterà di nulla. Altrimenti – è lecito chiedersi – come potrebbe un tale mostro infernale riuscire a distruggere tante anime umane?

Il fedele cristiano non deve necessariamente dare battaglia a ciascuna delle teste del mostro: non deve confutare ogni idea dell’induismo o del teosofismo. Per sconfiggere il mostro è sufficiente colpirlo al cuore e questo “cuore” è il punto fondamentale di tutte le dottrine occulte: la negazione di un Dio personale. Se un cristiano riconosce con tutto il suo cuore che vi è un Dio personale, che ha creato il mondo, che ci ama, che si preoccupa della nostra salvezza come un padre sollecito e che si aspetta la nostra fedeltà, tutte le sofisticate trame degli insegnamenti occulti vengono dissipate come fumo. Non è una guerra visibile e collettiva, bensì un combattimento individuale, un corpo a corpo in cui il cristiano deve sconfiggere l’inganno del falso misticismo occulto. E’ scritto: colui che sconfiggerà la bestia otterrà la corona della vita. Fortunatamente non siamo soli nel nostro combattimento: al nostro fianco abbiamo il Signore Gesù Cristo. Come Egli ha promesso, nessuno riuscirà a strappare un solo vero credente dalle Sue mani. (Giov 10:28).

Signore Gesù Cristo, Figlio di Dio, salvaci dalla bestia infernale, così che possiamo in eterno glorificarTi, insieme al Padre senza principio ed allo Spirito vivificante. Amen.

Il Credo Niceno

Credo in un unico Dio, Padre onnipotente, Creatore del cielo e della terra, e di tutte le realtà sia visibili che invisibili. E in un unico Signore: Gesù Cristo, il Figlio di Dio, l’unigenito, il generato dal Padre prima di tutti i secoli. Luce da Luce; Dio vero da Dio vero; generato, non creato; coessenziale al Padre; mediante cui tutte le realtà presero esistenza. Che per noi uomini e per la nostra salvezza discese dai cieli e si incarnò dallo Spirito Santo e dalla Vergine Maria, e si fece uomo. E fu crocifisso per noi sotto Ponzio Pilato, e soffrì, e fu sepolto. E risuscitò il terzo giorno secondo le scritture. E risalì ai cieli e siede alla destra del Padre. E di nuovo verrà con gloria a giudicare i vivi e i morti; il cui regno non avrà fine. E nello Spirito, che è santo, Signore, vivifico, procede dal Padre, insieme col Padre e col Figlio è adorato e glorificato, parlò per mezzo dei Profeti. E nell’unica, santa, cattolica e apostolica Chiesa. Confesso un unico Battesimo per la remissione dei peccati. Aspetto la resurrezione dei morti. E la vita del secolo venturo. Amen. 

Bibliografia

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Fonte:

http://digilander.libero.it/esicasmo/ESICASM/drago.htm

http://digilander.libero.it/esicasmo/ESICASM/drago3.htm

Note

[1] escatologìa [comp. del gr. ἔσχατος «ultimo» e –logia]. – Dottrina degli ultimi fini, cioè quella parte delle credenze religiose (e in qualche caso di teorie filosofiche e teologiche) che riguarda i destini ultimi dell’umanità e del mondoeebraicaebuddistical’ecristiana del medioevoecollettiva, che riguarda l’umanità nel suo complesso; eindividuale, che riguarda il destino oltremondano del singolo individuo. In un senso più generico, anche il modo in cui è concepito l’aldilà: l’e.dantesca. (Treccani)

[2] “Autobiografia di un monaco indiano” di  Shri Purohit Swami a questo indirizzo: http://www.istitutocintamani.org/libri/Monaco.pdf

 

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