Il nazismo: una setta neopagana, gnostica e manichea

 

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Più di una volta ci siamo occupati dello studio della gnosi, fondamento panteista di tutte le grandi eresie che hanno flagellato la Cristianità dai tempi degli apostoli. La gnosi è, per così dire, avvinghiata ai fianchi della santa Chiesa; terribile errore religioso che, combattuto dalla verità cattolica e dalla stessa messo financo a ferro e fuoco, quando la sua presenza diventa insopportabile può dare l’illusione di scomparire dal quadro storico, per poi (assomigliando per questo ad una brace accesa che vive sotto le ceneri) ricomparire e produrre nuove e indicibili devastazioni. Nel corso della storia la gnosi ha preso svariati aspetti. Occorre cosi distinguere il fondo gnostico che si incontra in tutte le eresie ed i sistemi gnostici propriamente detti, nei quali quel fondo prese corpo durante i primi secoli del cristianesimo. Parlando in generale, bisogna distinguere una gnosi pagana ed una gnosi detta “cristiana”. L’origine della gnosi pagana si perde nella notte dei tempi. In essa era immersa l’antichità. Fra gli gnostici-manichei esiste una tradizione che la fa risalire a tempi precedenti il diluvio in Atlantide, Lemuria e Iperborea, antiche civiltà pagane che sarebbero state distrutte da quel tremendo castigo. Per riportarci a periodi più propriamente storici anteriori all’era cristiana, vediamo la gnosi pagana in Persia, in India, in Grecia e fra altri popoli. Dopo l’avvento del Redentore si comincia a parlare di gnosi cristiana; designazione impropria, dato che le eresie gnostiche non sono altro che tentativi di coprire il vecchio errore pagano sotto vesti cattoliche. Infatti in seno alla Chiesa la gnosi cercò di infiltrarsi nel dogma cattolico usando a quel fine i più svariati stratagemmi. Nei primordi del cristianesimo la gnosi appare nelle eresie che da essa prendono il nome. Al contrario di ciò che insegna la Rivelazione, secondo cui tutta la creazione è buona, sia quella degli esseri spirituali che quella degli esseri materiali lo gnosticismo afferma l’opposizione fra lo spirito (principio del bene) e la materia (principio del male), quello imprigionato in questo a causa di un disastro cosmico. Evoluzionista, sospira l’avvento di un’era in cui, al termine di mutazione successive, lo spirito si liberi nuovamente dalle catene fisiche che lo legano. Panteista, lo gnosticismo confonde la Divinità con lo spirito prigioniero nella materia. Gli gnostici vanno contro il dogma della creazione confondendo il Creatore con la creatura. Essi ripudiano il dogma della Trinità e della incarnazione del Verbo, dato che negano l’unione ipostatica del Verbo divino con la natura umana in una stessa Persona. Nella logica del loro errore mostruoso rifiutano di riconoscere la Vergine come Madre di Dio, verità proclamata dal Simbolo di Nicea, che condannò gli gnostici del tempo e la tendenza esoterica che si stava infiltrando nella Cristianità. A questo proposito, un altro aspetto fondamentale e inseparabile di questa eresia è il suo carattere segreto, magico e occultista, che le fa assumere di volta in volta la fisionomia della magia bianca o della magia nera.

I corollari politici e sociali della dottrina gnostica

Fin dai tempi apostolici le conseguenze sociali e politiche di questo insieme di errori non si fecero aspettare. E’ molto significativo in questo senso, che fra i primi eretici gnostici sorti fra le file della Chiesa, alcuni capeggiati da Simon Mago e usando il nome di ebioniti, cioè poveri, considerassero la povertà non come un consiglio evangelico ma come un precetto e che questa negazione della proprietà privata li portasse all’ugualitarismo e al comunismo. Nel loro errore verso le cose materiali, gli gnostici giustificavano il suicidio rituale ed erano anche contro il sacramento del matrimonio, che santifica la procreazione di nuovi esseri, in cui, sempre secondo loro, lo spirito si troverebbe ancora ignominiosamente prigioniero della materia.

Ripetizione monotona degli stessi errori

Il fondo panteista che la gnosi porta con sé, emerge nell’era cristiana sotto i più diversi aspetti. In questo primo periodo vediamo le cosiddette eresie indo-elleniche negare il dogma dell’incarnazione del Verbo, rigettando ora la divinità del nostro Salvatore, ora la Sua umanità.

Il manicheismo divenne allora il principale gruppo gnostico: esso sosteneva un duplice panteismo, il panteismo dello spirito il cui principio emanatore era il bene e il panteismo della materia il cui principio emanatore era il male, entrambi necessari e facenti un gioco di antitesi. I manichei professavano il rifiuto delle cose materiali, si astenevano dal matrimonio perchè propagatore del male e dal possesso dei beni terreni come forma di attaccamento ad un cattivo principio.

Di questo periodo sono anche, fra gli altri, i neoplatonisti di Alessandria, i montanisti, i doceti, gli antitrinitari e i sabelliani. Vengono poi l’arianesimo, il pelagianesimo, il nestorianesimo, il quietismo, il monofisismo e il monotelismo.

Il nestorianesimo inaugurò un nuovo filone eretico, quello che non toccava più l’esistenza di due nature in nostro Signore Gesù Cristo, ma le loro relazioni e operazioni reciproche. L’unità della persona cominciò ad essere attaccata come lo era stata la dualità nella natura. Nella scia del nestorianesimo viene poi il quietismo, che sosteneva essere stata la natura in tal grado assorbita dalla Divinità, che il corpo di nostro Signore sarebbe umano in quanto alla forma e all’apparenza esteriore, ma non in quanto a sostanza. Il quietismo diede luogo al monofisismo, che ammetteva una sola natura in nostro Signore: quella divina ed al monotelismo che ammetteva una sola volontà in Gesù Cristo: la volontà Divina.

Queste fantasie nel loro aspetto teologico, furono fulminate dal seguente decreto del IV Concilio di Calcedonia: «Conformemente agli insegnamenti dei Santi Padri, dichiariamo con voce unanime che si deve confessare un solo e medesimo Gesù Cristo Nostro Signore; ugualmente perfetto nella Divinità come nella umanità; vero Dio e vero uomo, composto di un’anima razionale e di un corpo; consustanziale al Padre secondo la Divinità, consustanziale a noi secondo l’umanità; in tutto somigliante a noi tranne che nel peccato; generato dal Padre prima di tutti i secoli secondo la Divinità; ugualmente nato in questi ultimi tempi secondo l’umanità; un solo medesimo Cristo, figlio unigenito, Signore in due nature, senza confusione, senza cambiamento, senza divisione, senza separazione; senza che l’unione sopprima la differenza fra le due nature l’una e l’altra conservando e concorrendo in un’unica persona e sussistenza; di modo che non si trova separato o diviso in due persone, ma in un solo e medesimo Figlio unigenito, Dio o Verbo, Nostro Signore Gesù Cristo, come i Profeti e lo stesso Nostro Signore ci insegnarono, come il simbolo dei Padri ci ha trasmesso».

Ricordiamo queste nozioni fondamentali e le caratteristiche dell’errore gnostico per accentuare ulteriormente che nel corso della storia vediamo semplicemente e monotamente risorgere questa vecchia idra travestita di nuove apparenze. Sempre combattuta e mai completamente estinta la gnosi cammina sottoterra attraverso i secoli e nel pieno Medioevo si manifesta nella Cristianità facendo sorgere uno dei suoi poderosi focolai della Francia meridionale, nella regione di Linguadoca, sotto il nome di catarismo o eresia albigese. Il neomanicheismo cataro fu sterminato nel Sud della Francia per mezzo di una vera crociata, che fu invocata dalla Chiesa, a causa delle devastazioni che l’errore stava causando fra i fedeli. «E’ innanzi tutto evidente che il potere civile si inquietò per l’esistenza delle eresie tanto quanto l’autorità religiosa e a volte di più. Le eresie che più lo preoccupavano non erano quelle che si mantenevano nel puro campo teologico, dato che non vediamo che si sia commosso per la negazione della transustanziazione fatta da Berenger di Tours. Quelle che lo inquietavano erano quelle in cui l’errore teologico si alleava con dottrine anarchiche e antisociali; queste erano perseguitate dai principi (esortati a farlo dalla Chiesa) per lo meno quanto lo erano dai Papi, perchè vedevano nell’eventuale loro trionfo “la rovina della Patria”, secondo la ben nota espressione di Roberto il “Pietoso” (L’inquisition Medievale, di Jean Guiraud, Ed. Bernard Grasset, Parigi 1928, pag.81). Vediamo nuovamente, nel declino del Medioevo, l’errore gnostico pullulare da tutte le parti sebbene in modo sempre nascosto; non solo i precursori dell’eresia protestante, come Wiclef e Giovanni Hus, ma lo stesso Lutero si dissero influenzati dalla gnosi. Fu anche gnostica, per esempio la facciata puritana di Cromwell in Inghilterra, e sopratutto a partire dai secoli XVIII e XIX vediamo il risorgere di un enorme movimento sotterraneo di tendenza nitidamente gnostico-manichea, magica e occultistica da tutte le parti.

Una strana missione a Montsègur

Ciò che abbiamo testé detto a mò di preambolo, è materia pacifica per chi si disponga a studiare la storia religiosa del mondo in tutti i suoi risvolti. A molti può sembrare strano che moderne correnti neopagane come il nazismo si mostrino completamente immerse nella gnosi e nell’occultismo. Fra gli altri, nel libro il «Mattino dei maghi», Louis Pawels e Jacques Bergier sollevano una punta del velo che copre quel mistero sebbene lo facciano in forma un pò fiabesca. Esce adesso nella raccolta intitolata «Gli enigmi dell’universo», l’opera «Hitler e la tradizione catara» (Ed. Robert Laffont, Paris 1971), i cui autori Jean e Michel Angebert, dichiarandosi in posizione nettamente anti-cattolica, offrono un’impressionante documentazione sulle origini gnostiche e occultiste del Terzo Reich nazional-socialista. Il capitolo preliminare di questo libro ha per titolo «Otto Rahn e la crociata contro il Graal». Vi si legge che nell’estate del 1931 un giovane tedesco, Otto Rahn, partì per il Sud della Francia per una missione misteriosa. Nella prossimità della parte provenzale di Lavenet, visitò lungamente le rovine del castello di Montsègur, il favoloso Montsalvat dei trovatori provenzali di cui dicono gli autori blasfemamente «Tabor dei catari di Occitania e ultimo rifugio dell’eresia albigese e uno di quei luoghi alti in cui soffia lo spirito. Da tempo immemorabile il Pog, lo sperone roccioso sopra il quale fu costruito il castello, è stato considerato come un luogo sacro» (pag. 27). “Le caratteristiche singolari di questo edificio fanno credere che esso sia stato costruito non in funzione di necessità militari, ma secondo un piano di architettura religiosa: è dunque lecito pensare, e tutta l’epopea albigese lo conferma, che Montsègur fu veramente un tempio, votato a un culto, luogo sacro destinato a offrire, in caso di invasione, «una resistenza a oltranza» (pag. 29). Otto Rahn passa tre mesi nella regione di Lavenat e successivamente, nel 1937, vi ritornò per un periodo più breve. Nel periodo fra un escursione e l’altra, nel 1933 egli pubblicò il libro «Kreuzzug gegen den Gral» (La crociata contro il Graal) che ebbe grande ripercussione in Germania nel quale situava a Montsègur il misterioso Graal, indicando i catari come i suoi ultimi custodi. Il fatto curioso è che ciò che spinse Rahn per due volte a fare accurate ricerche fra le rovine di Montsègur e dintorni fu un ordine ricevuto da Alfred Rosenberg, il famigerato teorico del nazismo.

Il Graal, calice sacro dell’ultima cena o mito gnostico?

Secondo la leggenda medievale il Graal o Santo Graal sarebbe un calice sacro fatto con un enorme smeraldo del diadema di Lucifero, pietra preziosa che sarebbe caduta a terra nel momento in cui quell’arcangelo fu precipitato nell’inferno. Il calice formato da questo smeraldo, tagliato in 144 facce, fu – ancora conformemente alla leggenda – usato da nostro Signore durante l’Ultima Cena e con esso Giuseppe d’Arimatea raccolse il prezioso sangue del Salvatore uscito dalla ferita aperta dalla lancia di Longino. Questo recipiente sacro portatore di virtù straordinarie, sarebbe scomparso misteriosamente a partire da una certa epoca, dopo essere stato in possesso di uno dei cavalieri della Tavola Rotonda. Invece, per gli autori di «Hitler e la tradizione catara», «per i partigiani dell’unità della grande Tradizione, cioè dell’unità fondamentale e trascendente di tutte le religioni, le leggende e le diverse mitologie, è evidente che i cristiani si sono appropriati del mito del Graal per fare di esso la coppa di smeraldo che contenne il sangue di Cristo, sviando in questo modo il simbolo dal suo senso originario». In questo “senso originario”, la perdita del Graal può essere paragonata alla perdita della Tradizione con tutto ciò che questo comporta in impoverimento spirituale. Cosi, «il mito del Graal è il riflesso di un insegnamento perduto. Questa fu l’interpretazione dei nazional-socialisti che svilupparono il loro pensiero vedendo nella pietra-Graal una legge di vita valida solo per certe razze» (pag. 32-33). La missione di Otto Rahn nel Sud della Francia e soprattutto il suo cercare fra le rovine di Montsègur avevano per scopo la scoperta della pietra-Graal contenente il segreto della genesi del mondo: il Graal sarebbe il libro sacro degli ariani perso e poi ritrovato, infine nascosto, a Montsègur dai catari. «E’ a questo titolo che Otto Rahn, il grande specialista di catarismo, fu inviato dai pontefici del nazismo nella regione albigese al fine di scoprire la famosa pietra-Graal, evocata nelle sue poesie da Wolfram d’Eschenbach (vedere “Parsifal”) che parla di una “pietra preziosa”. Ora i manichei, originari della Persia (e perciò a questo titolo ariani), associavano alla parola “Gorr” (pietra preziosa) la parola “Al″ (splendente), il che darebbe per contrazione “Graal”, nel senso di “pietra preziosa incisa” e questa sarebbe quindi la nozione storicamente più fondata per la sua stessa origine etimologica. Questo ci permette di capire tutto l’interesse dei dirigenti hitleriani, con Rosenberg in testa, all’esito di queste ricerche» (pag. 34). Lo stesso Rosenberg diceva enfaticamente nel suo famoso libro «Il mito del XX secolo»: «Oggi si sveglia una nuova fede, il mito del sangue, la fede nel difendere egualmente col sangue l’essenza divina dell’uomo in genere» (apud “Hitler et la Tradition …” pag. 34). La stima entusiastica di Hitler per questo libro assume cosi tutto il suo significato: «Quando leggerete il nuovo libro di Rosenberg, capirete queste cose, perchè è l’opera più vigorosa nel genere, più di quelle di H. S. Chamberlain» (Otto Strassen, “Hitler et moi”, Paris 1940, apud “Hitler et la Tradition …”, pag. 35). H. S. Chamberlain e il conte de Gobineau possono, dal punto di vista razzista essere considerati come precursori del nazismo. Un altro grande filosofo nazista, A. Baumler, scriveva pensando al mito del Graal: «Il mito del sangue non è una mitologia al pari di altre mitologie, non pone una nuova religione, al pari di altre religioni. Ha per contenuto il fondo misterioso della propria formazione mitificante. E’ dal suo principio strutturatore che procedono tutte le mitologie; la conoscenza di questo principio strutturatore non è a sua volta una mitologia, ma il suo stesso mito, perchè è vita contemplata con venerazione. Lo sviluppo della sua realtà occulta è il punto di inflessione del nostro tempo». Dopo aver trascritto questo testo incalzano Jean e Michel Angebert: «Possiamo, alla luce di tali spiegazioni, penetrare in profondità il neognosticismo o, se si preferisce, il manicheismo dei dirigenti e degli intelletuali nazisti fondato su una gnosi razzista. L’addattamento di tutti questi miti al XX secolo doveva essere la grande preoccupazione dei nazisti» (pag. 35).

Un movimento guidato da stregoni e maghi

Lo gnostico Otto Rahn godeva di un grande prestigio fra i capi hitleristi e un suo libro, “La corte di Lucifero in Europa”, fu imposto da Himmler «ai principali dignitari del nazismo, conferendogli cosi il valore dei Vangeli» (pag.64). Lo stesso Reichsfuehrer SS Himmler, vivamente interessato alle ricerche di Otto Rahn in Montsègur, fece ricostruire il castello di Wewelsburg, vicino a Paderborn, in Westfalia. In esso, situato sotto una sala riunioni di dimensioni impressionanti, si trovava il “santo dei santi”, un salone ad arcate a ogiva, il quale doveva ricevere il prestigioso Graal sopra un altare di marmo nero con incise le lettere SS in argento in alfabeto runico. «Le meditazioni degli ospiti di Wewelsburg vertevano sulla mistica biologica, sulla morale dell’onore, sul mito spirituale del sangue e altri temi gnostici e dualistici cari alle elites dell’oltre-Reno. Questi ritiri avevano per scenario una sala di quasi cinquecento metri quadrati situata sopra il locale in cui era l’altare della nuova religione» (pag. 65). Si vede che il nazismo non appare come un fenomeno meramente politico, ma come un movimento condotto da stregoni e maghi e ciò in uno dei paesi più avanzati in campo tecnico e scientifico, confermando la verità, già sperimentata dal Faust di Goethe, secondo cui l’estremo razionalismo scientifico conduce alla magia. E il proposito degli autori del libro che stiamo commentando sembra in questo senso molto chiaro: «E’ pertanto un’analisi del pensiero nazional-socialista fatta alla luce delle antiche tradizioni esoteriche che proponiamo ai lettori di questo libro: essendo il tema centrale la gnosi, con la sua più significativa concretizzazione dal tempo del profeta Mani, lo sviluppo si ordina naturalmente intorno al catarismo, caratteristica apparizione neo-gnostica del Medioevo e prosegue con lo studio dei templari. Subito la gnosi si nasconde, degenerando con i Rosa-croce e gli Illuminati di Baviera, per sfociare, dopo molti tentativi, nel misterioso gruppo Thule» (pag. 72). Al contrario delle spiegazioni pseudo-storiche che vedono nel Terzo Reich la continuazione del Reich di Bismark e di Guglielmo II, la Germania di Hitler appariva agli occhi dei suoi fondatori e dei suoi iniziati come la terza epoca del genere umano (pag. 193), secondo la dichiarazione dello stesso Fuehrer: «I tempi antichi furono. Il nostro movimento è. Fra i due l’età di mezzo dell’umanità, il Medioevo, che durò fino a prima di noi e che stiamo chiudendo» (Hermann Rauschning, “Hitler m’a dit”, Parigi 1939 – apud “Hitler et la Tradition …”, pag. 193).

Secondo alcuni autori, Hitler sarebbe stato portato da Rudolf Hess alla pratica dei metodi occultistici e appartenne anche a logge massoniche quali l’O.T.O. (Ordo Templi Orientis). Non la pensano così Jean e Michel Angebert. Per essi il capo nazista era già giunto a tali pratiche per una sua formazione pseudo mistica anteriore e per la sua affiliazione al gruppo Thule (pag. 195).

Sarà Hitler a ballare, ma sono io che ho scritto la musica

Fra i gruppi gnostici che diedero origine al nazismo, citiamo la “Societé del Vril” e il “Gruppo Thule” o “Thule gesellschaft”, la prima fondata in Germania dal barone von Sebottendorf. Ma pare sia stato Dietrich Eckart, scrittore e giornalista di fama e membro della “Thule gesellschaft”, che lanciò veramente Hitler, fornendogli i primi fondi necessari a sostenere la sua campagna politica inaugurale. Rudolf Hess, Alfred Rosenberg, Dietrich Eckart, Karl Haushofer, Nax Amann, «tutta quelle persone, come abbiamo potuto verificare, appartenevano alle società segrete di stampo massonico, fossero un gruppo Thule o la società del Vril. Non meravigli inoltre, che la si incontri tutta sempre coinvolta nella realizzazione dei riti della nuova religione della croce uncinata. Disponendo da allora di una base politica, di appoggi finanziari importanti e di un apparato segreto (che poteva essere guidato da Hitler), il partito nazional-socialista andava trasformandosi nella macchina da guerra di quei nuovi gnostici, avendo per capo un formidabile detonatore, Adolf Hitler, l’unico uomo che possedeva il carisma e le qualità sufficienti per svegliare la Germania dal suo sonno letargico e fare di essa lo strumento docile dei suoi disegni magici. Nel suo letto di morte, nel 1923, Dietrich Eckart confessava ai suoi intimi: – Dovete seguire Hitler. Sarà egli a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Noi gli demmo i mezzi per comunicare con essi (chi saranno quei misteriosi “essi”? Forse i “superiori incogniti”, sorta di demoni evocati durante questi riti luciferiani). Non vi lamentate, egli avrà influenzato la storia più di qualunque altro tedesco – (pag.209). 

Ernest Renan, l’ex seminarista precursore del nazismo

La gnosi hitlerista voleva agire sull’uomo per trasformare l’universo, nello stesso modo in cui, per processi mistico religiosi, ella pretendeva agire sopra l’universo per trasformare l’uomo: «In questa prospettiva, la natura agisce sullo spirito e lo spirito sulla materia, in modo da provocare una trasmutazione di tutti i valori che, solo così, son capaci di generare il superuomo del punto omega, che è quello della perfezione. Tale è il significato della parola “io sono l’alfa e l’omega” e del mito gnostico del serpente che si morde la coda. Nel fondamento di una tale dottrina, destinata ad un piccolo numero di iniziati, si manifesta l’orgoglio demente che desidera fare dell’uomo il proprio Dio, calpestando sotto i piedi la morale tradizionale e disprezzando la quasi totalità degli uomini, destinata a ritornare (come per i manichei e i catari) al caos (hyle) delle origini» (pag. 217). In codeste elucubrazioni gnostiche sulla razza, il nazismo trova un appoggio insperato in Renan, il blasfemo autore della “Vita di Gesù”, il quale scriveva nei suoi “dialoghi filosofici” (Parigi 1876). «Una larga applicazione delle scoperte della fisiologia e del principio di selezione potrebbero portare alla creazione di una razza superiore, che avesse diritto al governo non solo per la sua scienza, ma per la superiorità del suo sangue, del suo cervello, dei suoi nervi. Sarebbero delle specie di dei o dee, esseri di valore dieci volte superiore a quel che noi siamo, che potrebbero esser fatti vivere in ambienti artificiali. La natura non fa nulla che non sopravviva in condizioni normali; ma la scienza potrebbe estendere i limiti della vitabilità». Renan conosceva il ciclo delle leggende ariane di Asgaard, paese mitico di uomini bianchi superiori, gli iperborei, antenati degli attuali indoeuropei. Perciò egli dice in continuazione:  – Una fabbrica di “ases”, una Asgaard potrebbe essere ricostruita al centro dell’Asia. Allo stesso modo in cui l’umanità salì dall’animalità cosi la divinità salirebbe dall’umanità. Ci sarebbero degli esseri che si servirebbero degli uomini come gli uomini si servono degli animali … Ma ripeto, la superiorità intellettuale porta con sè la superiorità religiosa, questi signori futuri li dobbiamo sognare come incarnazioni del bene e della verità: bisognerebbe sottomettersi ad essi – E prosegue: – In codesto modo si concepisce un’epoca in cui tutto ciò che un tempo regnò allo stato di preconcetto e di opinione vacua, regnerebbe allo stato di realtà e di verità: Dio, inferno, paradiso, potere spirituale, monarchia, nobiltà, legittimità, superiorità di razza, poteri soprannaturali, possono nascere nuovamente per opera dell’uomo e della ragione. Sembra che, se una tale ipotesi si debba realizzare in qualche grado sopra il pianeta terra, è in Germania che si verificherà – (apud “Hitler et la Tradition …”, pag. 217-219). Ecco dunque il razionalista Renan diventare quasi profeta del nazismo … . La cosmogonia hitlerista ricevette un gran contributo dalle teorie del profeta del gelo eterno, lo scienzato austriaco Hurbiger, alle cui elucubrazioni gnostiche il Fuehrer dava pieno appoggio. Hurbiger, che si è abbeverato ai miti profondi che si trovano nell’incoscio dell’umanità, è partigiano della teoria dei cicli adottata da Platone. La terra, la vita, l’umanità, non conobbero un’evoluzione continua, ma un’ascensione a denti di sega, interrotta da cadute che fanno retrocedere l’umanità al livello anteriore. Dopo le civiltà dei giganti, la terra avrebbe cosi conosciuto catastrofi senza nome che avrebbero inghiottito interi continenti (Atlantide, Hiperborea), portando con sè la degenerazione dell’uomo superiore. Per ritrovare l’uomo-dio è necessaria una nuova mutazione che è il segno di tutte le altre (pp. 224-225). All’inizio ritornerà a dar vita al nostro universo sotto un nuovo ciclo, qua ritroviamo il leit-motiv delle speculazioni hitleriste sull’uomo e sul mondo del XX secolo. Bergson profetizzava: «L’Universo è una macchina per fare dei». Theilard de Chardin doveva fargli eco ammettendo la possibilità di una “diriva” [???] che darebbe origine a qualche “forma di ultra-umano”: la famosa teoria dei mutanti biologici finiva appena di nascere (pag. 230). I leaders nazisti vedranno in essa un appoggio per il loro desiderio di creare il super-uomo ariano. «L’uomo nuovo vive in mezzo a noi». Egli è qui – esclamava Hitler in tono trionfante – vi basta questo? Voglio dirvi un segreto: ho visto l’uomo nuovo. E’ intrepido e crudele. Ho avuto paura davanti a lui» (Hermann Rauschning, “Hitler mi ha detto” – apud “Hitler et la Tradition …”, pag. 230). Dopo il millennio in cui impererebbe il nazismo e in cui l’evoluzione toccherebbe l’apice, la verità e il falso, lo spirito e la materia si separerebbero e tornerebbero alla loro radice, la luce ritornerebbe grande e l’oscurità tornerebbe ad essere tutta riunita. «Le ultime particelle di luce si riunirebbero in una gigantesca forma che salirebbe al cielo al tempo stesso in cui la materia formerebbe un enorme sfera (bolos) somigliante al caos originale. E’ cosi che alla fine dei tempi, come il fuoco e il gelo, i due principii antagonici saranno nuovamente separati l’uno dall’altro, così come si trovavano in origine» (pag. 229).

La nostra unica fede religiosa è il nazismo

Il nazismo era una nuova religione simbolizzata dal “Volk”, sfondo mitico della deificazione del sangue e della razza. Di conseguenza esso non poteva non scontrarsi con il cristianesimo. Il capo del “Fronte del lavoro” hitlerista, dott. Ley, fu molto chiaro e preciso quando dichiarò: «la nostra fede, quella che sola ci può salvare, è il nazional-socialismo e questa fede religiosa non ne tollera nessun altra al suo fianco» (pag. 245). L’antagonismo fra la Chiesa e i nazisti non fu come vogliono gli osservatori ingenui o troppo sapienti, un conflitto politico, ma la lotta di una religione neopagana contro la vera religione di N.S. Gesù Cristo. Il Concordato concluso fra la Santa Sede e il Terzo Reich grazie alla mediazione di von Papen, non fu niente di più che l’anestetico destinato ad addormentare l’avversario per poterlo più facilmente distruggere. Il cosiddetto “cristianesimo positivo” nazista era in realtà la religione della razza e del sangue, cioè la “Weltanschaung” nazional-socialista, uno dei peggiori pericoli che la Santa Chiesa dovette affrontare nel corso della storia. Questo “cristianesimo positivo”, mai esplicitato in modo chiaro, era solo uno pseudo-cristianesimo nazionalista, socialista e gnostico, che prendeva dal cattolicesimo, come già fece l’eresia americanista di P. Hecher, gli elementi che reputava positivi, le virtù “attive”, ecc., respingendo le virtù “passive” e gli elementi “negativi”, in particolare l’Antico Testamento e le lettere di san Paolo. I capi nazisti erano gli unici accreditati a definire il “cristianesimo positivo” come ben spiegò la rivista delle SS “Das Schwarze Korps” (Il corpo nero); «Essendo il cristianesimo positivo un termine introdotto dal nazional-socialismo esso è l’unico accreditato per intrerpretarlo» (pag. 247). Diversamente non solo questo “cristianesimo”, ma tutto il fondo della dottrina nazista rimane un mistero, poichè una cosa è ciò che si lasciava trasparire all’esterno e un’altra molto diversa era la vera dottrina professata dagli alti iniziati del nazional-socialismo. Nel settimanale francese “Carrefour”, del 6 gennaio 1960, a proposito della detenzione del prof. Heyde, accusato della eliminazione sistematica dei malati mentali al tempo del Terzo Reich, il giornalista e storico Jacques Nobecourt dichiarava: – L’ipotesi di una comunità iniziatica si impose a poco a poco. Una comunità veramente demoniaca, retta da dogmi occulti, molto più elaborati delle dottrine elementari del “Mein Kampf” e del “Mito del XX secolo”, e servita da riti le cui tracce isolate non si notano, ma la cui esistenza appare inevitabile agli esperti -(apud “Hitler et la Tradition…” pag. 258). Jean e Michel Angebert commentano: – In completa consonanza con questo giudizio possiamo affermare che, nonostante la scomparsa dei documenti concernenti l’insegnamento iniziatico dei quadri superiori delle SS, ci è dato di ricostruire facilmente, alla luce di quelle spiegazioni, lo spezzato puzzle magico necessario alla comprensione del fenomeno. La nostra spiegazione di conseguenza, ha il merito di riunire, intorno alle ricerche tedesche sull’origine dell’uomo bianco riguardanti il Medioevo in generale e Montsègur in particolare, l’insieme storico, culturale, ed esoterico della “Weltanschaung” nazista -(pag. 259). E incalzano i due autori: – Nessuno studioso serio si è mai posto il problema che nonostante sia fondamentale il sapere che “La crociata contro il Graal” e la “Corte di Lucifero in Europa” (di Otto Rahn, colonello delle SS e per giunta membro della “Ahnenerbe” – organismo superiore di ricerca delle SS ) fossero letture obbligatorie per gli ufficiali superiori di quel nuovo Ordine Teutonico, secondo il volere dello stesso Reichsfuehrer SS (Himmler), il quale agendo in questo modo conferiva ad esse il valore di Vangelo; nonostante ciò, le opere di questo genere non erano molto numerose e il fatto di rendere la loro lettura obbligatoria prova che esse contenevano la chiave della cosmogonia hitlerista per quanto poco qualcuno si desse da fare per cercarla … – (pag. 259). E precisano più avanti  – Per noi tutto si ordina intorno al tema centrale del Graal – (pag. 260).

Il teosofo Alfred Rosenberg e “Il mito del XX secolo”

Rosemberg fu davvero la testa pensante della gnosi nazista. Nato in Estonia da famiglia germano-baltica, ottenne a Mosca all’inizio del 1918 il diploma di architetto e di lì fuggi in Germania all’esplosione della Rivoluzione comunista (e probabilmente anche a causa delle sue origini ebraiche). Datosi agli studi teosofici entrò nella Thulegeselschaft, il gruppo di carattere occultista di cui abbiamo fatto menzione più sopra, dove attirò l’attenzione di Dietrich Gekart per la sua cultura che sorpassava la mediocrità dell’ambiente. Gekart lo presentò a Hitler che stava cominciando la sua carriera politica. Rosemberg fu uno dei primi iscritti al partito nazista e «la sua influenza fu decisiva nella formazione spirituale del futuro signore della Germania, nel quale egli rafforza ancor di più l’anti-semitismo e il gusto per il mistero» (pag. 262). Nella sua opera principale (“Il mito del XX secolo”), Rosemberg rigetta l’Antico Testamento e del Nuovo ripudia principalmente le opere di San Paolo. Per questo teorico del nazismo «vi è un cristianesimo positivo e un cristianesimo negativo. Il primo si rifà all’immagine di Gesù vivo, il secondo all’immagine di Gesù crocifisso» (apud “Hitler et la Tradition …” pag. 264). Rosemberg non considera il cristianesimo delle origini come un avversario, dato che esalta la personalità di Gesù Cristo da vivo, ma sull’esempio degli gnositici, alla cui famiglia appartiene per numerose affinità, rigetta quello che definisce come una mistificazione orientale: il sapere, la Resurrezione, la Crocifissione del Salvatore. L’odio della Chiesa come corpo sociale si afferma nel corso del libro. L’idea di una Chiesa universale, unica, che deve determinare e coordinare tutta la vita dello Stato, la scienza, l’arte e la morale in virtù dei dogmi, per Rosemberg non è se non «un residuo di quelle idee di caos proprie dei popoli che avvelenarono la nostra essenza». Contro quella concezione si erse Martin Lutero che «oppose alla monarchia politica e universale del Papa l’idea di una politica nazionale» (apud “Hitler et la Tradition …” pag.264). Più ancora: «Per il filosofo (Rosemberg) tutti gli avvenimenti sono significativi e dimostrano la lotta eterna che oppone in questo mondo le forze della luce alle forze delle tenebre. In questa prospettiva tutti gli eretici e, in primo luogo i catari, sono considerati come eroi di una tragedia di dimensioni cosmiche. In questa lotta degli elementi germano-nordici d’Europa contro l’universalismo romano, contro il cattolicesimo dominatore, vi fu un combattimento gigantesco; è nella storia degli albigesi, dei valdesi, dei catari, degli ugonotti, dei protestanti, dei luterani, che si deve vedere il quadro entusiasmante di una lotta epica» (pag. 264-265). Ancora secondo  “Il mito del XX secolo”, l’anima germanica e nordica rigetta la concezione statica di un Dio unico, sovrano dell’universo, rompe con l’Antico Testamento fedele in ciò allo spirito di Lutero, che riguardo a questo fu, per altro molto tardi, «liberato dai giudei e dalle loro menzogne». Proseguendo nella sua cascata di falsità, il profeta del nazismo aggiunge che la morte non deve essere considerata come il salario del peccato, come vuole il cristianesimo, essa è al contrario un semplice fenomeno naturale «il quale non perturba la nostra eternità che era prima e continua ad essere poi» (apud “Hitler et la Tradition …” pag. 268). Non è tutto ciò una copia fedele dello gnosticismo della scuola neoplatonica di Alessandria?

La strana personalità di Hitler

Sulla personalità enigmatica di Hitler gli autori citati dicono: «Quel che è certo è che l’aspetto profetico, mistico e da veggente di questo moderno mago, può egualmente presentare al mondo la figura turpe di un cinico, di un essere duro e insensibile, capace di condannare a morte senza il minimo scrupolo tutte le persone che potrebbero metterglisi sul cammino» (pag. 279). Rivelando un grande potere ipnotico nel parlare tanto a una persona quanto a una moltitudine enorme, ci fu chi affermò che egli era manipolato da esseri invisibili, i «superiori sconosciuti» evocati da Hermann Rauschning, il quale descrive il Fuehrer come messo a contatto con esseri misteriosi che lo terrorizzavano: «Una persona di quelle della sua cerchia intima mi disse che egli si sveglia la notte lanciando grida convulse. Chiama aiuto. Seduto sull’orlo del letto, si trova come paralizzato. E’ preso da un panico che lo fa tremare al punto che il letto si scuote. Proferisce vociferazioni confuse e incomprensibili. Si affanna come se fosse sul punto di soffocare. La stessa persona mi raccontò di una di queste crisi con particolari che io mi rifiuterei di credere se la fonte non fosse cosi sicura. Hitler era in piedi in camera sua, barcollando guardando intorno a sé con un’aria allucinata. “E’ lui! E’ lui! Lo vedo qui!” Egli borbottava. Le sue labbra erano azzurre. I1 sudore scorreva in grosse goccie. Repentinamente pronunciò delle cifre senza senso alcuno, poi parole, pezzi di frase. Era orribile. Egli impiegava termini bizzarramente allineati, completamente estranei. Dopo tornò nuovamente silenzioso continuando però a muovere le labbra. Gli si fecero frizioni, gli si diede da bere una bevanda. Poi, improvvisamente, egli ruggi: “Li, li! Nell’angolo. Cosa c’è li?” Batteva il piede sul pavimento di legno e urlava. Gli assicurarono che non succedeva niente di straordinario e allora egli, a poco, a poco, si calmò» (Hermann Rauschning, “Hitler m’a dit”, apud “Hitler et la Tradition…” pag. 282) “I detti di Hitler: “Seguo il cammino che la Provvidenza mi indica con la sicurezza di un sonnambulo”, vanno nel senso delle ipotesi di poteri non naturali. Ma da dove avrebbe egli ricevuto tali poteri? Dal gruppo Thule che lo aveva iniziato all’esote-rismo orientale? Dal misterioso monaco dai guanti verdi inviato dai saggi del Tibet? O da una rivelazione più antica?” (pag. 283). Fra l’altro, Hitler odiava i cacciatori. Egli credeva nella reincarnazione delle anime in corpi di animali come i buddisti e i catari, i quali sostenevano la metempsicosi (pag. 287) egli dichiarò un giorno: «Chi si suicida ritorna fatalmente alla natura-corpo, anima e spirito» (Hitler Adolf, “Libres Prepos”, Flammarion, Paris, 1952 – apud “Hitler et la Tradition…” pag. 291, nota).

Conclusione

Da tutto quanto si è detto sopra come riassunto del libro di Jean e Michel Angebert, ci viene una certezza: quella del carattere gnostico e occultista del nazional-socialismo nell’azione e nell’intenzione dei suoi principali capi. Ed abbiamo così una prova in più del fatto che la gnosi porta seco come conseguenza naturale il socialismo. Nella sua opera “Dal fondo della notte” sulla lotta fra comunisti e nazisti dopo la Grande Guerra, Jean Valtin, un marxista, descriveva la sorpresa e il disaccordo delle basi comuniste in Germania al ricevere dai loro vertici istruzioni di non resistere ai partigiani di Hitler. E Goebbels, poco prima della caduta di Berlino, diceva in un proclama alla radio che il nazional-socialismo, sebbene sconfitto dalle armi, sarebbe stato comunque vittorioso con l’instaurazione del socialismo nel mondo. Ora, considerate le origini hegeliane del socialismo marxista, non potrebbero le odierne correnti di sinistra essere derivate da una delle teste dell’idra gnostica e panteista che va spargendo il suo catarro sulle élites intellettuali del mondo moderno? Ecco una ricerca che potrà essere molto utile per spiegare i fenomeni politico-sociali e … religiosi dei nostri giorni. Sopratutto se questo studio abbraccerà anche le attività dei partigiani della “New Age” e dei cosidetti gruppi “profetici”, propugnatori di un falso ecumenismo sinistreggiante. Molto ancora ci sarebbe da dire dell’aspetto escatologico della gnosi e delle sue sembianze moderne. Scimmia di Dio, il demonio si propone di influire sui terribili avvenimenti che stanno per abbattersi sull’umanità come castigo per i suoi peccati di apostasia. Valga per noi, cattolici fedeli, il messaggio della Vergine di Fatima; la certezza che, dopo indicibili sofferenze e prove per i buoni, il Cuore Immacolato di Maria trionferà sopra il serpente antico, fomentatore della menzogna della gnosi e di tutte le altre trame dei suoi settari.

Fonti:

http://radiospada.org/2013/06/21/il-nazismo-una-setta-neopagana-gnostica-e-manichea-parte-1-di-2/

http://radiospada.org/2013/06/22/il-nazismo-una-setta-neopagana-gnostica-e-manichea-parte-2-di-2/

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