Colloquio tra Serafino di Sarov e Nicolaj Motovilov

Era un giovedì. Il cielo era grigio. La terra era coperta di neve. Spessi fiocchi continuavano a turbinare nell’aria quando padre Serafino iniziò a conversare con me in una radura vicina al suo “piccolo eremitaggio” di fronte al fiume Sarovka che scorreva ai piedi della collina. Mi fece sedere sul ceppo d’un albero da poco abbattuto mentre lui si rannicchiò di fronte a me.

— Il Signore mi ha rivelato — disse il grande starez — che dalla vostra infanzia avete sempre desiderato sapere quale sia il fine della vita cristiana. Per questo avete interrogato diverse persone alcune dei quali ricoprivano anche alte cariche ecclesiastiche.

Devo dire che dall’età di dodici anni ero perseguitato da quest’idea e che, per questo, avevo rivolto tale domanda a parecchie personalità ecclesiastiche senza mai aver ricevuto una risposta soddisfacente. Lo starez avrebbe dovuto ignorare tutto questo.

Ma nessuno — continuò padre Serafino — vi ha mai detto niente di preciso. Vi consigliarono di andare in chiesa, di pregare, di vivere secondo i comandamenti di Dio, di fare del bene. Tale, vi dissero, era lo scopo della vita cristiana. Alcuni giunsero pure a disapprovare la vostra curiosità, trovandola fuori posto ed empia. Essi avevano torto. Quanto a me, miserabile Serafino, ora vi spiegherò in che consiste realmente questo fine.

La preghiera, il digiuno, le veglie e le altre attività cristiane, per quanto possano parere buone, non costituiscono il fine della vita cristiana ma sono il mezzo attraverso il quale vi si può pervenire. Il vero fine della vita cristiana consiste nell’acquisire lo Spirito santo. Per quel che riguarda la preghiera, il digiuno, le veglie, l’elemosina ed ogni altro tipo di buona azione fatta in nome di Cristo, non sono che dei mezzi per acquisire lo stesso Spirito.

Nel nome di Cristo

Ricordate che solo una buona azione fatta nel nome di Cristo ci procura i frutti dello Spirito santo. Tutto quanto non è fatto in suo nome, fosse pure il bene, non ci può ottenere alcuna ricompensa, né nel secolo futuro, né in questa vita, mentre su questa terra non ci dona la Grazia divina. È per questo che Gesù Cristo diceva: «Colui che non accumula con me disperde» (Lc 11, 23). Pertanto, si è obbligati a chiamare una buona azione «cumulo» o «raccolta», perché essa resta buona anche se non è fatta in Nome di Cristo. La Scrittura dice: «In ogni nazione colui che teme Dio e pratica la giustizia gli è accetto» (At 10, 35). Il centurione Cornelio, che temeva Dio e agiva secondo giustizia, fu visitato mentre pregava da un angelo del Signore che gli disse: «Manda dunque due uomini a Ioppe e fa’ venire un certo Simone soprannominato Pietro. Da lui ascolterai della parole di vita eterna con le quali sarai salvato con tutta la tua casa» (At 10, 5). Vediamo, dunque, che il Signore utilizza i suoi mezzi divini per permettere a un simile uomo di non essere privato nell’eternità della ricompensa che gli è dovuta. Per ottenerla è necessario che si cominci già da ora a credere in Nostro Signore Gesù Cristo, Figlio di Dio disceso sulla Terra per salvare i peccatori e per far acquisire loro la Grazia dello Spirito santo che introduce i nostri cuori nel Regno di Dio e ci apre la via della beatitudine nella prossima vita. Non va oltre a ciò la soddisfazione arrecata a Dio dalle buone azioni compiute indipendentemente dal Nome di Cristo. Il Signore ci dona i mezzi per perfezionarle. Sta all’uomo approfittarne o meno. È per questo che il Signore dice ai giudei: «Se voi foste ciechi, sareste senza peccato ma voi stessi dite: ‘Noi vediamo!’ Perciò il vostro peccato rimane (Gv 9, 41). Quando un uomo come Cornelio le cui opere non erano fatte nel Nome di Cristo, ma erano gradite a Dio, comincia a credere nel Suo Figlio, queste opere gli sono attribuite come se fossero fatte nel nome di Cristo a causa della sua fede in Lui. (Ebr 11, 6). In caso contrario, l’uomo non ha il diritto di contestare se il bene compiuto non gli è servito a nulla. Questo non succede mai quando una buona azione viene fatta nel Nome di Cristo, perché il bene compiuto in suo Nome non porta solo una corona di gloria nel secolo venturo, ma già ora riempie l’uomo della grazia dello Spirito santo, com’è stato detto: «Dio dona lo Spirito senza misura. Il Padre ama i Figli; Egli ha posto tutto nelle loro mani» (Gv 3, 34-35).

L’acquisizione dello Spirito santo

Acquisire lo Spirito di Dio è dunque il vero fine della nostra vita cristiana al punto che la preghiera, le veglie, il digiuno, l’elemosina e le altre azioni virtuose fatte in Nome di Cristo non sono che dei mezzi per tal fine.

Che significa acquisirlo? Domandai a padre Serafino. Non ne capisco bene il significato.

Acquisire, ha lo stesso significato di ottenere. Sapete cosa vuol dire acquisire del denaro? Per quanto riguarda lo Spirito santo è la stessa cosa. Il fine della vita delle persone comuni consiste nell’acquisire denaro, nel fare un guadagno. I nobili, inoltre, desiderano ottenere onori, titoli di distinzione e altre ricompense che lo stato accorda loro per determinati servizi. L’acquisizione dello Spirito santo è anche un capitale, ma un capitale eterno, dispensatore di grazie; è molto simile ai capitali temporali e si ottiene con gli stessi procedimenti. Nostro Signore Gesù Cristo, Dio-Uomo, paragona la nostra vita ad un mercato e la nostra attività sulla terra ad un commercio. Egli ci raccomanda: «Negoziate prima ch’io ritorni economizzando il tempo perché i giorni sono incerti» (Lc 19, 12-13; Ep 5,15-16), il che vuol dire: «Sbrigatevi ad ottenere dei beni celesti negoziando i prodotti terreni». Questi prodotti terreni non sono altro che le azioni virtuose fatte in Nome di Cristo le quali ci ottengono la Grazia dello Spirito santo.

La parabola delle vergini

Nella parabola delle vergini sagge e delle vergini stolte (Mt. 25, 1-13), quando queste ultime finiscono l’olio viene detto loro: «Andate a comperarlo al mercato». Tornando esse trovano la porta della camera nuziale chiusa e non possono entrare. Alcuni pensano che la mancanza d’olio delle vergini stolte simbolizzi l’insufficienza di azioni virtuose nel corso della loro vita. Tale interpretazione non è esatta. Quale mancanza d’azioni virtuose potevano avere, visto che vengono chiamate comunque vergini, anche se stolte? La verginità è una grande virtù, uno stato quasi angelico che può sostituire tutte le altre virtù. Io, miserabile, penso che mancasse loro proprio lo Spirito santo di Dio. Praticando le virtù, queste vergini spiritualmente ignoranti, credevano che la vita cristiana consistesse in tali pratiche. Ci siamo comportate in maniera virtuosa, abbiamo fatto delle opere pie — pensavano loro — senza preoccuparsi se avessero ricevuto o no la Grazia dello Spirito santo. Su questo genere di vita, basato unicamente sulla pratica delle virtù morali senza alcun esame minuzioso per sapere se esse ci rendono — e in quale quantità — la Grazia dello Spirito di Dio, è stato detto: «Alcune vie che paiono inizialmente buone conducono all’abisso infernale» (Pr 14,12).

Parlando di queste vergini, nelle sue “Epistole ai Monaci” Antonio il Grande dice:

«Parecchi tra i monaci e le vergini ignorano completamente la differenza che esiste tra le tre volontà che agiscono dentro l’uomo. La prima è la volontà di Dio, perfetta e salvatrice; la seconda è la nostra volontà umana, che per se stessa non e ne rovinosa né salvatrice; la terza — quella diabolica — è decisamente nefasta. È questa terza volontà che obbliga l’uomo a non praticare assolutamente la virtù o a praticarla per vanità o unicamente per il «bene» e non per Cristo. La nostra seconda volontà ci incita a soddisfare i nostri istinti malvagi o, come quella del nemico, c’insegna a fare il «bene» in nome del bene, senza preoccuparsi della grazia che possiamo acquisire. Quanto alla terza volontà, quella salvatrice di Dio, essa ci insegna a fare il bene unicamente per il fine di acquisire lo Spirito santo, tesoro eterno ed inestimabile, che non può essere uguagliato con nulla al mondo».

È proprio la Grazia dello Spirito santo, simbolizzata dall’olio, che mancava alle vergini stolte. Esse sono chiamate «stolte» perché non si preoccupano del frutto indispensabile della virtù cioè la Grazia dello Spirito santo senza la quale nessuno può essere salvato perché «ogni anima è vivificata dallo Spirito santo per essere illuminata dal sacro mistero dell’Unità Trinitaria» (Prima Antifona al Vangelo del Mattutino). Lo stesso Spirito santo viene ad abitare nelle nostre anime e questa presenza dell’Onnipotente in noi, questa coesistenza della sua Unità Trinitaria con il nostro spirito non ci è donata che a condizione di lavorare con tutti i mezzi a nostra disposizione per ottenere lo Spirito santo il quale prepara in noi un luogo degno per quest’incontro, secondo l’immutabile parola di Dio: «Io verrò e abiterò in essi. Sarò il loro Dio ed essi saranno il mio popolo» (Ap 3, 20; Gv 14, 23). È questo l’olio che le vergini sagge avevano nelle loro lampade, olio in grado di bruciare per molto tempo diffondendo una luce forte e chiara per poter permettere l’attesa dello Sposo a mezzanotte ed entrare con lui nella camera nuziale dell’eterna gioia.

Quanto alle vergini stolte, vedendo che le loro lampade rischiavano di spegnersi, esse si recarono al mercato ma non poterono tornare prima della chiusura della porta. Il mercato è la nostra vita. La porta della camera nuziale, chiusa per impedire di raggiungere lo Sposo, è la nostra morte umana; le vergini, sia quelle sagge che quelle stolte, sono le anime dei cristiani. L’olio non simbolizza le nostre azioni, ma la Grazia attraverso la quale lo Spirito santo riempie il nostro essere trasformandoci da corrotti ad incorrotti. Così la Grazia trasforma la morte fisica in vita spirituale, le tenebre in luce, la schiavitù verso le passioni alle quali è incatenato il nostro corpo in tempio di Dio, cioè in camera nuziale dove incontriamo Nostro Signore, Creatore e Salvatore, Sposo delle nostre anime. Grande è la compassione che Dio ha verso la nostra disgrazia. E la nostra disgrazia non è altro che la nostra negligenza verso la sua sollecitudine. Egli dice: «Io sono alla porta e busso … » (Ap 3, 20), intendendo per «porta» la nostra vita presente non ancora conclusa con la morte. 

La preghiera

Oh! Quanto vorrei, amico di Dio, che in questa vita voi siate sempre con lo Spirito santo. «Vi giudicherò nella situazione in cui vi troverete» dice il Signore (Mt 24, 42; Mc 13, 33-37; Lc 19, 12 e seguenti). È una disgrazia veramente grande se egli ci trova appesantiti dalle preoccupazioni e dalle pene della terra perché Egli potrebbe adirarsi nel qual caso chi gli potrebbe resistere? È per questo che è stato detto: «Vegliate e pregate per non essere indotti in tentazione» (Mt 26, 41), il che comporta non essere privati dallo Spirito di Dio visto che le veglie e la preghiera ci donano la Sua Grazia.

Sicuramente ogni buona azione fatta in Nome di Cristo dona la Grazia dello Spirito santo, ma è soprattutto la preghiera che ottiene ciò al di sopra d’ogni altro mezzo, essendo essa sempre nelle nostre possibilità. Ad esempio, voi avete il desiderio di recarvi in chiesa, ma essa è troppo distante o la liturgia è finita; avete il desiderio di fare l’elemosina, ma non vedete alcun povero o non avete il denaro; volete rimanere vergini ma non avete sufficiente forza per esserlo a causa della vostra costituzione o a causa degli attacchi del nemico davanti ai quali non potete resistere per la debolezza della vostra carne; vorreste fare una buona azione nel Nome di Cristo ma non avete sufficiente forza per eseguirla oppure l’occasione non si presenta. Per quel che riguarda la preghiera nulla la impedisce: ognuno ha la possibilità di pregare, il ricco e il povero, l’uomo benestante e quello indigente, il forte e il debole, il sano e il malato, il virtuoso e il peccatore.

Possiamo constatare la potenza della preghiera se osserviamo che essa ottiene i suoi risultati pure se è fatta da un peccatore, basta che sia sincera, come nell’esempio seguente riportato dalla Santa Tradizione. Una prostituta toccata dalla disgrazia d’una madre che stava per perdere il suo unico figlio vedendone la disperazione osò gridare verso il Signore benché fosse ancora insozzata dal suo peccato: «Non per me, orribile peccatrice, ma per le lacrime di questa madre che piange il suo figlio credendo fermamente nella tua misericordia e nella tua Onnipotenza, risuscitaglielo, oh Signore!» E il Signore la esaudì (cfr. Lc 7, 11-15).

Questa, amico di Dio, è la potenza della preghiera. Al di sopra d’ogni altra cosa essa ci dona la grazia dello Spirito di Dio ed essa rientra sempre nelle nostre possibilità. Beati saremo noi se Dio ci troverà vigilanti nella pienezza dei doni del suo santo Spirito. Potremo allora sperare d’essere rapiti al di sopra delle nuvole per incontrare Nostro Signore rivestito di potenza e di gloria il quale giudicherà i vivi e i morti dando a ciascuno il dovuto. […]

 Vedere Dio

Padre, gli dissi, voi parlate sempre dell’acquisizione della Grazia dello Spirito santo come il fine della vita cristiana. Ma come la posso riconoscere? Le buone azioni sono visibili. Ma lo Spirito santo può essere visto? Come posso sapere se Egli è in me oppure no?

— Nell’epoca nella quale viviamo, rispose lo starez, si è giunti ad una tale tiepidezza nella fede, a una tale insensibilità nei riguardi della comunione con Dio che ci siamo praticamente distanziati quasi totalmente dalla vera vita cristiana. Oggi alcuni passi della Santa Scrittura ci paiono strani. Ad esempio quello in cui lo Spirito santo, attraverso la bocca di Mosé, dice: «Adamo vedeva Dio mentre passeggiava nel paradiso» (Gn 3, 8), o quando leggiamo nelle lettere di San Paolo che l’apostolo viene impedito dallo Spirito santo a proclamare la parola in Asia e invece lo accompagna in Macedonia (At 16, 6-9). In molti altri passi della Sacra Scrittura si ritrovano simili temi sull’apparizione di Dio agli uomini. […]

Devo ancora io, miserabile Serafino, spiegarvi, amico di Dio, in che consiste la differenza tra l’azione dello Spirito santo mentre prende misteriosamente possesso dei cuori di coloro che credono in nostro Signore e Salvatore Gesù Cristo e l’azione tenebrosa del peccato che viene come un ladro sotto l’istigazione del Demonio.

Lo Spirito santo ci ricorda le parole di Cristo e lavora assieme a Lui, guidando i nostri passi solennemente e gioiosamente nella via della pace. L’agitazione prodotta dallo spirito diabolico che si oppone a Cristo ci incita, invece, alla rivolta e ci rende schiavi della lussuria, della vanità e dell’orgoglio.

«In verità, in verità vi dico, colui che crede in me non morirà mai» (Gv 6, 47). Colui che per la sua fede in Cristo e in possesso dello Spirito santo, pure dopo aver commesso per debolezza umana qualsiasi peccato che causa la morte dell’anima, non morirà per sempre, ma sarà resuscitato per la Grazia di Nostro Signore Gesù Cristo il quale ha preso su di sé i peccati del mondo donando gratuitamente grazia su grazia.

È proprio parlando di questa Grazia manifestata all’intero mondo e al nostro genere umano dall’Uomo-Dio che il Vangelo dice: «Di ogni essere egli era la vita e la vita era la luce degli uomini» aggiungendo: «la luce illumina le tenebre ma le tenebre non hanno voluto accoglierla» (Gv 1, 4-5). Questo significa che la Grazia dello Spirito santo ricevuta con il battesimo nel Nome del Padre, del Figlio e dello Spirito santo, malgrado le cadute peccaminose, malgrado le tenebre che circondano la nostra anima continua a brillare nel nostro cuore della sua eterna luce divina per gli inestimabili meriti di Cristo. Di fronte ad un peccatore abituale, questa luce di Cristo dice al Padre: «Abbà, Padre, non si infiammi la tua collera contro questo indurimento». Ed in seguito, quando il peccatore si sarà pentito, essa cancellerà completamente le tracce dei crimini commessi, rivestendo l’antico peccatore d’un vestito incorruttibile intessuto con la grazia dello Spirito santo della cui acquisizione sto continuamente parlando.

La grazia dello Spirito santo è Luce

“Egli fu trasfigurato davanti a loro e i suoi vestiti divennero bianchi come la neve … ” (Mt 17, 2)

Bisogna ancora che vi dica qualcosa in più affinché comprendiate meglio cosa si intende quando si parla di Grazia divina, come la si può riconoscere, com’è ch’essa si manifesta agli uomini che vengono da essa illuminati poiché la Grazia dello Spirito santo è Luce.

Tutta la Sacra Scrittura ne parla. Davide, l’antenato dell’Uomo-Dio dice: «Un lampo sotto i miei piedi, la tua parola, una luce sulla mia strada» (Ps 118, 105). In altri termini, la Grazia dello Spirito santo che la legge rivela sotto la forma dei comandamenti divini è il mio faro, la mia luce. È questa la Grazia dello Spirito santo «che con tanta pena mi sforzo di acquisire, cercando sette volte al giorno la Sua verità» (Ps 118, 164). Come potrò trovare in me, tra le numerose preoccupazioni della mia situazione, una sola scintilla di luce per schiarire il mio cammino ottenebrato dall’odio dei miei nemici?

Effettivamente il Signore ha mostrato spesso, davanti a numerosi testimoni, l’azione della Grazia dello Spirito santo sugli uomini che aveva illuminato e istruito attraverso grandiosi avvenimenti. Ricordate Mosé dopo che si era incontrato con Dio sul Monte Sinai (Es 34, 30-35). Gli uomini non potevano guardarlo perché il suo volto brillava d’una luce straordinaria. Egli fu obbligato a mostrarsi al popolo con il viso coperto da un velo. Ricordate la trasfigurazione del Signore sul monte Tabor: «Egli fu trasfigurato davanti a loro; i suoi vestiti divennero bianchi come la neve … , i discepoli spaventati caddero con il viso a terra mentre Mosé ed Elia apparvero rivestiti della medesima luce. Allora una nube li ricoprì in modo ch’essi non divenissero ciechi». (Mt 17, 1-8 ; Mc 9, 2-8 ; Lc 9, 28-37). È così la Grazia dello Spirito santo appare come una luce ineffabile a coloro a cui Dio manifesta la sua azione.

— Allora, domandai a padre Serafino, come potrò riconoscere in me la grazia dello Spirito santo?

— È semplicissimo, mi rispose il santo. Dio dice: «Tutto è semplice per coloro che acquisiscono la saggezza» (Pr 14, 6). La nostra sfortuna sta nel fatto che noi non la ricerchiamo proprio, questa Saggezza divina la quale, non essendo di questo mondo, non è presuntuosa. Essa è piena d’amore per Dio e per il prossimo e spinge l’uomo alla propria salvezza. Parlando di questa saggezza il Signore dice:

«Dio vuole che tutti siano salvati e giungano alla Saggezza della verità» (1 Tm 2, 4). Ai suoi apostoli ai quali mancava questa Saggezza Egli disse: «Come siete privi di Saggezza! Non avete letto le Sacre Scritture? « (Lc 24, 25-27). Il Vangelo aggiunge «Aprì loro l’intelligenza affinché potessero comprendere le Scritture». Avendo acquisito questa Saggezza, gli apostoli sapevano sempre se lo Spirito di Dio era con loro oppure no e, pieni di questo Spirito, affermavano che il loro operato era santo e gradito a Dio. È per questo che potevano scrivere nelle loro epistole: «È piaciuto allo Spirito santo e a noi …» (At 15, 28). Essi inviavano i loro messaggi solo dopo che erano persuasi dalla sua presenza sensibile. Allora, amico di Dio, vedete com’è semplice?

— Tuttavia io non comprendo come posso essere assolutamente sicuro di trovarmi nello Spirito santo. Come posso scoprire in me la sua manifestazione?

Il padre Serafino mi disse: “Vi ho già detto che è estremamente semplice e ve l’ho spiegato in dettaglio com’è che gli uomini si trovano nello Spirito santo e come bisogna comprendere la sua manifestazione in noi … Che ci vuole ancora? “. “Occorre che lo capisca veramente bene” risposi io. Allora padre Serafino mi prese le spalle e stringendole molto forte, aggiunse: Siamo tutti e due, tu ed io, nella pienezza dello Spirito santo. Perché non mi guardi?”. “Non posso guardarvi, padre. Dei fulmini lampeggiano dai vostri occhi. Il vostro viso è divenuto più luminoso del sole. Ho male agli occhi …” . Padre Serafino disse: “Non abbiate paura, amico di Dio. Siete diventato anche voi altrettanto luminoso perché anche voi ora siete nella pienezza dello Spirito santo, altrimenti non avreste potuto vedermi così”. Inclinando la sua testa al mio orecchio aggiunse: Ringraziate il Signore di averci donato questa grazia indicibile. Non ho nemmeno fatto il segno della croce. In cuore ho semplicemente pensato e pregato «Signore, rendilo degno di vedere chiaramente, con gli occhi della carne, la discesa dello Spirito santo, come ai tuoi eletti servitori quando tu ti sei degnato di apparire loro nella magnificenza della tua gloria!» Ed immediatamente Dio ha esaudito l’umile preghiera del miserabile Serafino. Come non ringraziarlo per questo dono straordinario che ci ha accordato? Non sempre Dio manifesta in tal modo la sua grazia ai grandi eremiti. Come una madre amorevole, questa grazia ha consolato il vostro cuore desolato, con la preghiera della stessa Madre di Dio … . Ma perché non osate guardarmi negli occhi? Osate farlo senza paura, Dio è con noi”. Dopo queste parole sollevai i miei occhi sul suo viso e una paura ancor più grande si impossessò di me. Immaginatevi di vedere al centro del sole, mentre l’astro risplende con i suoi raggi più luminosi del mezzogiorno, il viso d’un uomo che vi parla. Vedete il movimento delle sue labbra, l’espressione cangiante dei suoi occhi, sentite il suono della sua voce, avvertite la pressione delle sue mani sulle vostre spalle ma, allo stesso tempo, non scorgete né le sue mani, né il suo corpo, né il vostro. Non vedete altro che una luce splendente che si propaga tutt’intorno ad una distanza di parecchi metri. Così tale luce era in grado di schiarire la neve che ricopriva il prato e di riflettersi sul grande starez e su me stesso. Si potrebbe mai descrivere bene la situazione nella quale mi trovai allora? Cosa sentite ora?” domandò padre Serafino. “Mi sento straordinariamente bene”. “Come «bene»? Cosa volete dire per «bene»?”. “La mia anima è piena d’un silenzio e d’una pace inesprimibili”. Amico di Dio, questa è la pace di cui parla il Signore quando dice ai suoi discepoli: «Io vi dono la pace ma non come la lascia il mondo. Sono io che ve la dono. Se voi foste di questo mondo il mondo vi amerebbe. Ma io vi ho eletti e il mondo vi odia. Comunque non abbiate timore perché io ho vinto il mondo» (Gv 14, 27 ; 15, 19, 16, 33). È proprio a questi uomini eletti da Dio ma odiati dal mondo che Dio dona la pace da voi sperimentata in questo momento. «Questa pace — dice l’apostolo — sorpassa ogni comprensione» (Fil 4, 7). L’apostolo la chiama così perché nessuna parola può esprimere il ben essere dello spirito ch’essa fa nascere nei cuori degli uomini quando il Signore la concede. Lui stesso la chiama «la mia pace» (Gv 14, 27). Essa è frutto della generosità di Cristo e non di questo mondo; nessuna felicità terrena la può dare. Inviata dall’alto, dallo stesso Dio, essa è la pace «di Dio» … . “Cosa sentite ancora?” “Una dolcezza straordinaria”. “È la dolcezza di cui parlano le Scritture: «Essi berranno la bevanda della tua casa e tu li colmerai con il torrente della tua dolcezza» (Ps 35, 9). Tale dolcezza trabocca dai nostri cuori, scorre nelle nostre vene, procura una sensazione e una delizia inesprimibile … .

“Cosa sentite ancora?”.  “Una straordinaria gioia in tutto il cuore”.

“Quando lo Spirito santo scende sull’uomo con la pienezza dei suoi doni, l’animo umano è riempito d’una gioia indescrivibile; lo Spirito santo ricrea nella gioia tutto quanto sfiora. È di questa gioia che il Signore parla nel Vangelo quando dice: «Una donna quando giunge la sua ora partorisce nel dolore; ma dopo che ha fatto nascere un bimbo non si ricorda più i suoi dolori, tant’è grande la sua gioia. Anche voi avrete da soffrire in questo mondo, ma quando vi visiterò i vostri cuori saranno nella gioia, una gioia che nessuno potrà rapirvi» (Gv 16, 21-22). Per quanto grande e consolante sia la gioia che sperimentate in questo momento, essa non è nulla se paragonata a quella accennata dal Signore attraverso il suo apostolo: «La gioia che Dio riserva a coloro che lo amano è al di là di ogni cosa che può essere vista, intesa e sentita dal cuore umano in questo mondo» (1 Cor 2, 9). Quanto ci viene concesso al momento presente non è altro che un acconto di questa gioia suprema. E se, in questo momento, sentiamo dolcezza, giubilo, ben essere, cosa diremo di quell’altra gioia che ci è riservata in cielo, dopo aver pianto su questa terra? Voi avete già abbastanza pianto nella vostra vita e vedete quale consolazione nella gioia via abbia donato il Signore. Ora tocca a noi, amico di Dio, lavorare con tutte le nostre forze per salire di gloria in gloria al fine di «costituire quest’Uomo perfetto, nella forza dell’età, che realizza la pienezza del Cristo» (Ef 4, 13). «Coloro che sperano nel Signore rinnovano le loro forze, hanno le ali delle aquile, corrono senza stancarsi e marciano senza fatica» (Is 40, 31). «Essi procederanno da altezza in altezza e Dio apparirà loro in Sion» (Ps 83, 8). È allora che la nostra attuale gioia, piccola e breve, si manifesterà in tutta la sua pienezza e nessuno potrà rapircela, dato che saremo riempiti di voluttà celesti … “.

Cosa sentite ancora, amico di Dio?“. “Uno straordinario calore“.

Come un calore? Non siamo forse nella foresta in pieno inverno? La neve è sotto i nostri piedi, noi ne siamo coperti ed essa continua a cadere … Di quale caldo si tratta?

D’un caldo simile a quello dei bagni a vapore“.

“E l’odore è come è come quello del bagno?”.

“Oh no! Nulla sulla terra può essere simile a questo profumo. Quando mia madre viveva ancora amavo ballare e, andando a divertirmi, mi cospargevo del profumo ch’essa comperava nei migliori negozi di Kazan pagandolo molto caro. Il suo odore non era per niente simile a questo sublime aroma”.

Il padre Serafino sorrise. “Lo conosco, amico mio, lo conosco altrettanto bene come voi ed è per questo che ve l’ho chiesto. È proprio vero. Nessun profumo sulla terra può essere comparato al buon odore che respiriamo in questo momento, il buon profumo dello Spirito santo. Sulla terra cosa può assomigliargli? Avete appena detto di sentire caldo come in un bagno. Osservate! La neve che ci sta coprendo non si scioglie al pari di quella che sta sotto i nostri piedi. Il caldo non è dunque nell’aria ma dentro di noi. È quel caldo che lo Spirito santo ci fa chiedere nella preghiera: «Che il tuo Santo Spirito ci riscaldi!» Con tale calore gli eremiti, uomini e donne, potevano permettersi di sfidare il freddo dell’inverno, circondati com’erano d’un manto di pelliccia, d’un vestito intessuto dallo Spirito santo”.

In realtà è così che la Grazia divina abita nel più profondo della nostra anima e nel nostro cuore. Il Signore ha detto «Il Regno dei Cieli è dentro di voi» (Lc 17, 21). Per «Regno dei Cieli» Egli intende la Grazia dello Spirito santo. Questo Regno di Dio ora è in noi. Lo Spirito santo ci illumina e ci riscalda. Egli riempie l’aria con diverse profumazioni, fa gioire i nostri sensi e abbevera i nostri cuori con una gioia indicibile. Il nostro attuale stato è simile a quello di cui parla l’apostolo Paolo «Il Regno dei Cieli non è questione di cibo o di bevanda ma di giustizia, pace e gioia nello Spirito santo» (Rm 14, 17). La nostra fede non si appoggia su parole di saggezza terrena ma sulla manifestazione della potenza dello Spirito. Lo stato nel quale ci troviamo in questo momento è quello che il Signore aveva visto quando disse: «In verità vi dico, alcuni tra coloro che sono qui non moriranno prima d’aver visto il Regno di Dio venire con potenza» (Mc 9, 1). Ecco, amico di Dio, quale gioia incomparabile il Signore si è degnato di accordarci. Ecco cosa vuol dire essere «nella pienezza dello Spirito santo». È questo che intendeva san Macario l’Fgiziano quando scriveva: «Io stesso fui nella pienezza dello Spirito santo». Da umili che siamo il Signore ci ha riempiti con la pienezza del suo Spirito. Mi sembra che a partire da questo momento voi non avrete più bisogno d’interrogarmi sul modo in cui si manifesta nell’uomo la presenza della Grazia dello Spirito santo”.

Questa manifestazione resterà per sempre incisa nella vostra memoria?”

“Non lo so, padre, se Dio mi renderà degno di ricordare sempre questi fatti con la precisione di questo momento”.

Mi rispose lo starez “Ma io penso che Dio vi aiuterà a conservare queste cose per sempre. Altrimenti non sarebbe stato così velocemente toccato dall’umile preghiera del miserabile Serafino e non avrebbe esaudito così velocemente il suo desiderio. D’altra parte non è solamente a voi che è stato concesso vedere la manifestazione d’una tale grazia, ma attraverso voi, al mondo intero. Fatevi forza perché sarete utile ad altri”.

Fonte: http://www.eleousa.net/eventi.php?id=181

oOo

Questa rivelazione è senza dubbio di importanza mondiale. A dire il vero, in essa non c’è nulla di essenzialmente nuovo, perché la piena rivelazione fu data agli apostoli fin dal giorno di Pentecoste. Ma ora che la gente ha dimenticato le verità fondamentali della religione cristiana ed è immersa nelle tenebre del materialismo o nel compimento di routine di “fatiche ascetiche” esteriori, la rivelazione di padre Serafino è veramente straordinaria, come egli stesso infatti la considerava.

“Non è dato solo a voi di capire questo”, disse padre Serafino al termine della rivelazione, “ma attraverso di voi è per il mondo intero!”

Come un lampo di luce questa meravigliosa conversazione ha illuminato il mondo intero immerso in un letargo e in una morte spirituale, meno di un secolo prima della lotta contro il cristianesimo in Russia e in un tempo in cui la fede cristiana era al livello più basso in Occidente.

Qui il Santo di Dio non ci appare in alcun modo inferiore ai grandi profeti attraverso i quali lo Spirito Santo stesso ha parlato.

Registriamo tutto parola per parola, senz’alcuna interpretazione da parte nostra.

Era un giovedì. La giornata era cupa. Il suolo era coperto da una ventina di centimetri di neve e i fiocchi cadevano fitti dal cielo quando padre Serafino iniziò la sua conversazione con me in un campo vicino al suo eremo, di fronte al fiume Sarovka, ai piedi della collina che scende fino alla riva del fiume. Mi fece sedere sul ceppo di un albero che aveva appena abbattuto e lui stesso si accovacciò di fronte a me.

“Il Signore mi ha rivelato,” disse il grande anziano, “che nella vostra infanzia avete avuto un grande desiderio di conoscere il fine della nostra vita cristiana e che per questo avete continuamente interrogato molte grandi persone spirituali”.

Devo dire che fin dall’età di dodici anni questo pensiero mi aveva costantemente turbato. Avevo, di fatto, avvicinato molti sacerdoti a riguardo, ma le loro risposte non mi avevano soddisfatto. Questo non era noto all’anziano.

“Ma nessuno”, continuò padre Serafino, “vi ha mai dato una risposta precisa, vi hanno detto di andare in chiesa, di pregare Dio, di mettere in pratica i comandamenti di Dio, di fare del bene, che è lo scopo della vita cristiana”. Alcuni si sono perfino indignati del vostro interesse per curiosità profane e vi hanno detto: “Non cercare cose che sono al di là di te”. Ma non dicevano il giusto. E ora il povero Serafino vi spiegherà in cosa consiste realmente questo fine.

“La preghiera, il digiuno, la veglia e tutte le altre attività cristiane, per quanto buone possano essere in sé, non costituiscono il fine della nostra vita cristiana, anche se servono come mezzi indispensabili per raggiungere questo scopo. Il vero scopo della nostra vita cristiana consiste nell’acquisizione dello Spirito Santo di Dio. Quanto ai digiuni e alle veglie, alla preghiera, all’elemosina e ad ogni buona azione fatta per amore di Cristo, sono solo mezzi per acquisire lo Spirito Santo di Dio. Ma tenete presente, figlio mio, solo la buona azione fatta per amore di Cristo ci porta i frutti dello Spirito Santo. Tutto ciò che non è fatto per amore di Cristo, anche se è buono, non porta ricompensa nella vita futura, né la grazia di Dio in questa. Ecco perché il nostro Signore Gesù Cristo ha detto: Chi non raccoglie con me, disperde (Lc 11,23). Una buona azione non può essere definita altro che una raccolta, dal momento che anche se non è fatta per amore di Cristo, è comunque buona. La Scrittura dice: In ogni nazione colui che teme Dio e opera giustizia gli è accetto (At 10,35) [1].

“Come si vede dalla narrazione sacra, l’uomo che opera giustizia è tanto gradito a Dio che l’angelo del Signore apparve all’ora della preghiera a Cornelio, il centurione giusto e timorato di Dio e gli disse: “Manda degli uomini a Giaffa presso un tal Simone conciatore; là troverai Pietro ed egli ti dirà parole di vita eterna, per cui sarai salvato tu e tutta la tua famiglia”. Così il Signore usa tutti i suoi mezzi divini per dare ad un tale uomo in cambio delle sue opere buone la possibilità di non perdere la sua ricompensa nella vita futura. Ma a tal fine dobbiamo iniziare proprio qui con una retta fede nel Signore nostro Gesù Cristo, il Figlio di Dio, venuto nel mondo per salvare i peccatori e che attraverso la nostra acquisizione della grazia dello Spirito Santo porta nei nostri cuori il Regno di Dio e apre la strada perché noi possiamo vincere le benedizioni della vita futura. Ma l’accettabilità a Dio di buone azioni non fatte per amore di Cristo si limita a questo: il Creatore da loro i mezzi per fare di esse opere vive (cf Eb 6,1). Sta all’uomo farle vivere o no. Per questo motivo il Signore disse ai giudei: “Se voi foste ciechi, sareste senza peccato. Ma voi stessi dite: Noi vediamo!, perciò il vostro peccato rimane “(Gv 9,41). Se un uomo come Cornelio gode del favore di Dio per le sue azioni, anche se non sono fatte per amore di Cristo e crede poi nel suo Figlio, tali azioni gli saranno come se fossero fatte per amore di Cristo soltanto per la fede in Lui. In caso contrario un uomo non ha il diritto di lamentarsi che il suo bene compiuto non sia stato di alcuna utilità. Non lo è mai, se non quando è fatto per amore di Cristo, in quanto il bene fatto per Lui non solo merita una corona di giustizia nel mondo a venire, ma anche in questa vita ci ricolma della grazia dello Spirito Santo. Inoltre, come è detto: Dio dona lo Spirito senza misura. Il Padre ama il Figlio e ha posto tutto nelle sue mani (Gv 3,34-35).

“È così, vostra riverenza. [2] Il vero scopo della nostra vita cristiana consiste nell’acquisizione di questo Spirito di Dio, mentre la preghiera, la veglia, il digiuno, l’elemosina e le altre opere buone [3] fatto per amore di Cristo sono semplicemente mezzi per acquisire lo Spirito di Dio “.

“Cosa intende con il termine acquisire?” Chiesi a padre Serafino. “Non lo capisco bene.”

“Acquisire è lo stesso di ottenere”, ha risposto. “Capite, naturalmente, cosa significa acquisire denaro? Acquisire lo Spirito di Dio è esattamente la stessa. Conoscete abbastanza bene, vostra riverenza, che cosa significa acquisire in senso mondano. Il fine della vita della gente comune nel mondo è quello di acquisire o fare soldi e per la nobiltà in aggiunta è ricevere onori, distinzioni e altri premi per i propri servizi al governo. Anche d’acquisizione dello Spirito di Dio è un capitale, ma un capitale dispensatore di grazia ed eterno e si ottiene in modi molto simili, quasi gli stessi modi del capitale monetario, sociale e temporale.

“Dio il Verbo, il Dio-Uomo, il nostro Signore Gesù Cristo, paragona la nostra vita a un mercato e il lavoro della nostra vita sulla Terra lo chiama commercio e dice a tutti noi: commerciate fino al mio ritorno (Lc 19:13), riscattando il tempo, perché i giorni sono cattivi (Ef 5,16). Vale a dire, sfruttate la maggior parte del vostro tempo per ottenere le benedizioni celesti attraverso beni terreni. I beni terreni sono le opere buone compiute per amore di Cristo che ci conferiscono la grazia dello Spirito Santo.

“Nella parabola delle vergini sagge e stolte, quando le stolte non hanno olio, è detto loro: “Andate ad acquistarlo al mercato”. Ma quando l’hanno comprato, la porta della camera nuziale è stata già chiusa e non possono entrare. Alcuni dicono che la mancanza di olio nelle lampade delle vergini stolte significa una mancanza di buone azioni nella vita. Tale interpretazione non è molto corretta. Perché dovrebbero essere prive di buone azioni se sono chiamati vergini, per quanto stolte? La verginità è la suprema virtù, uno stato angelico e potrebbe prendere il posto di tutte le altre opere buone.

“Io penso che ciò che mancava loro era la grazia dello Spirito Santo di Dio. Queste vergini praticavano le virtù, ma nella loro ignoranza spirituale supponevano che la vita cristiana consistesse semplicemente nel fare opere buone. Facendo una buona azione pensavano di fare l’opera di Dio, ma si curavano poco se in tal modo avessero acquisito la grazia dello Spirito di Dio. Tali modi di vita basati solo sul fare del bene senza testare attentamente se essi portano la grazia dello Spirito di Dio, sono menzionati nei libri patristici: “C’è un altro modo che si ritiene buono all’inizio, ma finisce al fondo dell’inferno”. (cfr Pr 14,12)

“Antonio il Grande nelle sue Lettere ai monaci dice di tali vergini: “Molti monaci e vergini non hanno idea dei diversi tipi di volontà che agiscono nell’uomo e non sanno che siamo influenzati da tre volontà: il primo è la volontà di Dio in tutto perfetta e che tutto salva: la seconda è la nostra volontà umana che, se non distruttiva, non è neppure salvifica e la terza è la volontà del diavolo, interamente distruttiva”. E questa terza volontà del nemico insegna all’uomo o a non fare alcuna buona azione o a farle per vanità o a farle solo per amore della virtù e non per amore di Cristo. La seconda, la nostra volontà, ci insegna a fare di tutto per soddisfare le nostre passioni, altrimenti ci insegna come il nemico di fare il bene per amore del bene senza preoccuparci della grazia che con esso viene acquisita. Ma la prima, la volontà in tutto salvifica di Dio, consiste nel fare il bene unicamente per acquisire lo Spirito Santo, come un eterno, inesauribile tesoro che non può essere correttamente valutato. L’acquisizione dello Spirito Santo è, per così dire, l’olio che le vergini stolte non avevano. Erano chiamate stolte solo perché avevano dimenticato il frutto necessario della virtù, la grazia dello Spirito Santo, senza il quale nessuno è salvato o può essere salvato, perché: “Ogni anima è vivificata dallo Spirito Santo ed esaltata dalla purezza e misticamente illuminata dall’unità trina”. [4]

“Questo è l’olio nelle lampade delle vergini sagge che potevano ardere a lungo e vivaci e queste vergini con le loro lampade ardenti sono state in grado di incontrare lo sposo, giunto a mezzanotte e di entrare nella camera nuziale della gioia con lui. Ma le stolte, anche se sono andate al mercato per comprare un po’ d’olio quando hanno visto le loro lampade estinguersi, non sono state in grado di tornare in tempo, perché la porta era già chiusa. Il mercato è la nostra vita, la porta della camera nuziale che è stata chiusa e che sbarrava la strada allo sposo è la morte umana, le vergini sagge e stolte sono le anime cristiane, l’olio non sono le buone azioni, ma la grazia dello Spirito Santo di Dio che si ottiene attraverso di loro e che cambia le anime da uno stato ad un altro, cioè, dalla corruzione alla incorruttibilità, dalla morte spirituale alla vita spirituale, dalle tenebre alla luce, dalla stalla del nostro essere (in cui le passioni sono legate come animali muti e bestie feroci) a un tempio della Divinità, alla luminosa camera nuziale della gioia eterna in Cristo Gesù, nostro Signore, il Creatore e Redentore e Sposo eterno delle nostre anime.

“Quanto grande è la compassione di Dio per la nostra miseria, vale a dire, per la nostra disattenzione verso la cura che Dio ha per noi, quando dice: “Ecco, io sto alla porta e busso” (Ap 3,20), intendendo per ‘porta’ il corso della nostra vita che non è ancora stato chiuso dalla morte! Oh, come vorrei, vostra riverenza, che in questa vita voi siate sempre nello Spirito di Dio! “In qualunque stato vi troverò, in quello vi giudicherò”, dice il Signore. [5]

“Guai a noi se ci trova schiacciati dalle preoccupazioni e dai dolori di questa vita! Chi sarà infatti in grado di sopportare la sua ira, chi resisterà alla collera del Suo volto? Ecco perché è stato detto: “Vegliate e pregate, per non essere indotti in tentazione” (Mc 14,38), cioè per non essere privati dello Spirito di Dio, poiché l’attenzione e la preghiera ci portano la sua grazia.

“Naturalmente, ogni buona azione fatta per amore di Cristo ci dona la grazia dello Spirito Santo, ma la preghiera la dona più di tutte, perché è sempre a portata di mano, per così dire, come strumento per acquisire la grazia dello Spirito. Per esempio, vorreste andare in chiesa, ma non c’è nessuna chiesa o il servizio è finito, vorreste dare l’elemosina ad un mendicante, ma non ce n’è uno o non avete niente da dare, vorreste preservare la vostra verginità [6], ma non avete la forza di farlo a causa del vostro temperamento o a causa della violenza delle insidie ​​del nemico, a cui per la vostra debolezza umana non potete resistere, vi piacerebbe fare qualche altra buona azione per amore di Cristo, ma o non ne avete la forza o vi manca l’opportunità. Questo certamente non vale per la preghiera. La preghiera è sempre possibile per tutti, ricchi e poveri, nobili e umili, forti e deboli, sani e malati, giusti e peccatori.

«Potete giudicare quanto è grande il potere della preghiera, anche in una persona peccatrice, quando è offerta con tutto il cuore, con il seguente esempio riportato dalla santa Tradizione. Quando, su richiesta di una madre disperata che era stata lasciata sola dalla morte del suo unico figlio, una prostituta che incontrò per caso, ancora impura dal suo ultimo peccato e che era stata toccata dal profondo dolore della madre, gridò al Signore: “Non è per amore di una peccatrice miserabile come me, ma per le lacrime di una madre addolorata per il figlio e che confida saldamente nella tua benignità e nella tua onnipotenza, Cristo Dio, risuscita suo figlio, o Signore!’ E il Signore lo risuscitò.

“Vedete, vostra riverenza! Grande è il potere della preghiera e dona più di tutto lo Spirito di Dio ed è più facilmente praticata da tutti. Saremo benedetti se il Signore Dio ci troverà vigili e ricolmi dei doni del suo Santo Spirito. Allora potremo sperare di essere rapiti … tra le nuvole per incontrare il Signore nell’aria (I Ts 4,17) che viene con grande potenza e gloria (Mc 13,26) a giudicare i vivi e i morti (I Pt 4,5) e per ricompensare ogni uomo secondo le sue opere (Mt 16,27).

“Vostra riverenza si degna di ritenere una grande felicità il parlare al povero Serafino, credendo che anch’egli non sia privo della grazia del Signore. Allora cosa dovremmo dire del Signore stesso, la fonte inesauribile di ogni tipo di benedizione, sia celeste che terrena? Davvero in preghiera ci è concesso di conversare con Lui, il nostro stesso datore di ogni grazia e vivificante Dio e Salvatore. Ma anche qui bisogna solo pregare finché Dio lo Spirito Santo discenda su di noi secondo la misura a Lui nota della sua grazia celeste. E quando Egli si degna di farci visita, dobbiamo smettere di pregare. Perché dunque dovremmo pregarlo, “Vieni e dimora in noi e purificaci da ogni macchia e salva, o Buono, le nostre anime”, quando è già arrivato a salvare noi che abbiamo fiducia in Lui e veramente chiamiamo il Suo santo nome, per potere ricevere umilmente e con amore Lui, il Consolatore, nelle dimore delle nostre anime affamate e assetate della sua venuta.

Lo spiegherò alla vostra riverenza per mezzo di un esempio. Immaginate di avermi invitato a farvi visita e su vostro invito sono venuto a fare una chiacchierata con voi. Ma continuate a invitarmi, dicendo: “Entrate, vi prego, entrate!” Allora sarei obbligato a pensare: “Che problema ha? È fuori di testa?” Così è per quanto riguarda il nostro Signore Dio, lo Spirito Santo. Ecco perché è detto: “Fermatevi e sappiate che io sono Dio, eccelso tra le genti, eccelso sulla Terra”. (Salmo 45,10). Cioè, io apparirò e continuerò ad apparire a chiunque crede in me e mi invoca e converserò con lui come una volta ho conversato con Adamo in Paradiso, con Abramo e Giacobbe e gli altri miei servi, con Mosè e Giobbe e quelli come loro.

“Molti spiegano che questo silenzio si riferisce solo alle cose del mondo; in altre parole, durante quella conversazione orante con Dio si deve ‘essere fermi’ per quanto riguarda gli affari mondani. Ma vi dirò, in nome di Dio, che non solo è necessario essere morti [7] a loro in preghiera, ma quando per il potere onnipotente della fede e della preghiera il Signore Dio lo Spirito Santo accondiscende a farci visita e viene a noi nella plenitudine della sua bontà indicibile, dobbiamo essere morti anche alla preghiera.

“L’anima parla e dialoga durante la preghiera, ma alla discesa dello Spirito Santo, dobbiamo rimanere in completo silenzio, in modo da sentire in modo chiaro e comprensibile tutte le parole di vita eterna che Egli si degnerà allora di comunicare. È necessaria allo stesso tempo la sobrietà completa sia dell’anima che dello spirito e la casta purezza del corpo. Gli stessi requisiti furono posti al monte Oreb, quando agli Israeliti fu detto di non accostarsi neppure alle loro mogli per tre giorni prima l’apparizione di Dio sul monte Sinai. Il nostro Dio è infatti un fuoco che consuma ogni cosa impura e nessuno che sia contaminato nel corpo o nello spirito può entrare in comunione con Lui”.

“Sì, padre, ma che dire delle altre buone azioni fatte per amore di Cristo, al fine di acquisire la grazia dello Spirito Santo? Avete parlato solo della preghiera!”

“Acquisite la grazia dello Spirito Santo, anche mettendo in pratica tutte le altre virtù per amore di Cristo. Commerciate spiritualmente con loro; commerciate con quelle che vi danno il maggior profitto. Accumulate capitali dalla sovrabbondanza della grazia di Dio, depositateli nella banca eterna di Dio che vi porterà interessi immateriali, non il quattro o il sei per cento, ma il cento per cento per un rublo spirituale e anche infinitamente di più. Per esempio, se la preghiera e la veglia vi danno più grazia di Dio, vegliate e pregate, se il digiuno vi dà più Spirito di Dio, digiunate, se l’elemosina vi offre di più, fate l’elemosina. Pesate ogni virtù compiuta per amore di Cristo in questo modo.

“Ora vi dirò di me, povero Serafino. Io vengo di una famiglia di mercanti di Kursk. Così quando non ero ancora al monastero ero solito commerciare con i beni che ci portavano il maggior profitto. Agite così, figlio mio. E proprio come negli affari il punto principale non è solo commerciare, ma ottenere il maggior profitto possibile, così negli affari della vita cristiana il punto principale non è solo pregare o fare qualche altra buona azione. Anche se l’Apostolo dice: “Pregate incessantemente” (I Ts 5,17), pure, come ricordate, aggiunge: “Io preferisco dire cinque parole con la mia intelligenza che diecimila parole con il dono delle lingue” (I Cor 14,19). E il Signore dice: “Non tutti quelli che mi dicono: Signore, Signore, saranno salvati, ma chi fa la volontà del Padre mio, vale a dire colui che fa l’opera di Dio e per di più, la fa con riverenza, poiché maledetto è colui che fa l’opera di Dio con negligenza” (Ger 48,10) e l’opera di Dio è: Abbiate fede in Dio e in colui che Egli ha mandato, Gesù Cristo (Gv. 14,1, 6,29). Se noi comprendiamo rettamente i comandamenti di Cristo e degli apostoli, la nostra attività come cristiani non consiste nell’aumentare il numero delle nostre buone azioni che sono solo il mezzo per promuovere lo scopo della nostra vita cristiana, ma nel trarre il massimo profitto da loro, cioè ad acquisire i doni più abbondanti dello Spirito Santo.

“Come vorrei, vostra riverenza, che voi stesso possiate acquistare questa sorgente inesauribile di grazia divina e possiate sempre chiedetevi: sono nello Spirito di Dio o no? E se siete nello Spirito, benedetto sia Dio! Non c’è niente di cui lamentarvi. Siete pronto a comparire immediatamente di fronte al tremendo tribunale di Cristo. Perché “In qualunque stato vi trovo, in quello vi giudicherò”.  Ma se non siamo nello Spirito, dobbiamo scoprire perché e per quale motivo il nostro Signore Dio lo Spirito Santo ha voluto abbandonarci e dobbiamo cercarLo di nuovo e continuare a cercarlo fino a quando troveremo il nostro Signore Dio lo Spirito Santo ed Egli sarà di nuovo con noi attraverso la sua bontà. E dobbiamo attaccare i nemici che ci spingono lontano da Lui fino a quando anche la loro polvere non sarà più, come è stato detto dal profeta Davide: “Ho inseguito i miei nemici e li ho raggiunti, non sono tornato senza averli annientati. Li ho colpiti e non si sono rialzati, sono caduti sotto i miei piedi”. (Salmo 17:37-38).

“Ecco, figlio mio. Ecco come si deve commerciare spiritualmente con le virtù. Distribuite i doni di grazia dello Spirito Santo a chi ne ha bisogno, proprio come una candela accesa che brucia con il fuoco terrestre brilla da sola e accende altre candele per illuminare tutto in altri luoghi, senza diminuire la propria luce. E se è così per quanto riguarda il fuoco terrestre, che dire del fuoco della grazia dello Spirito Santo di Dio ? Le ricchezze terrene infatti diminuiscono con la distribuzione, ma quanto più le ricchezze celesti della grazia di Dio sono distribuite, tanto più esse aumentano in chi le distribuisce. Così il Signore stesso si compiacque di dire alla donna samaritana: “Chi beve di quest’acqua avrà di nuovo sete, ma chi beve dell’acqua che io gli darò, non avrà mai più sete, anzi, l’acqua che io gli darò diventerà in lui una fonte d’acqua che scaturisce per la vita eterna” (Gv 4,13-14).

“Padre,” dissi, “parlate tutto il tempo di acquisizione della grazia dello Spirito Santo come scopo della vita cristiana. Ma come e dove posso vederlo? Le buone azioni sono visibili, ma lo Spirito Santo può essere visto? Come posso sapere se è con me oppure no?”

“Al momento attuale”, rispose l’anziano, “a causa della nostra freddezza quasi universale verso la nostra santa fede nel nostro Signore Gesù Cristo e la nostra disattenzione verso l’opera della sua divina Provvidenza in noi e verso la comunione dell’uomo con Dio, siamo arrivati al punto, si potrebbe dire, che abbiamo quasi abbandonato la vera vita cristiana. Le testimonianze della sacra Scrittura oggi ci sembrano strane, quando, per esempio, per le labbra di Mosè lo Spirito Santo dice: ” E Adamo vide il Signore che passeggiava nel paradiso” (cfr. Gn 3,10) o quando leggiamo le parole dell’apostolo Paolo: “Siamo andati in Acaia e lo Spirito di Dio non è andato con noi, siamo tornati in Macedonia e lo Spirito di Dio è venuto con noi”. Più di una volta, in altri passi della sacra Scrittura, è menzionata l’apparizione di Dio agli uomini.

“Questo è il motivo per cui alcune persone dicono: “Questi passi sono incomprensibili. È davvero possibile per le persone vedere Dio così apertamente?” Ma non c’è niente di incomprensibile qui. Questa incapacità di comprendere è avvenuta perché ci siamo allontanati dalla semplicità della conoscenza cristiana originale. Con il pretesto dell’educazione, abbiamo raggiunto una tale tenebra d’ignoranza che ciò che gli antichi capivano così chiaramente ci sembra quasi inconcepibile. Anche nella conversazione ordinaria, l’idea dell’apparizione di Dio tra gli uomini non sembrava loro strana: quando i suoi amici lo rimproveravano di avere bestemmiato Dio, Giobbe rispose loro: “Come può essere quando sento lo Spirito di Dio nelle mie narici?” (cfr. Gb 27,3). Questo equivale a dire, “Come posso bestemmiare Dio quando lo Spirito Santo dimora in me? Se avessi bestemmiato Dio, lo Spirito Santo si sarebbe ritirato da me, ma ecco, sento il suo respiro nelle mie narici”.

“Esattamente nello stesso modo si dice di Abramo e di Giacobbe, che hanno visto il Signore e conversato con Lui e che Giacobbe ha pure lottato con Lui. Mosè e tutto il popolo con lui videro Dio quando gli fu concesso di ricevere da Dio le tavole della legge sul monte Sinai. Una colonna di nube e una colonna di fuoco o in altre parole, la grazia evidente dello Spirito Santo, servirono come guida al popolo di Dio nel deserto. La gente vide Dio e la grazia del suo Spirito Santo, non nel sonno o nei sogni o nell’eccitazione di un’immaginazione disordinata, ma veramente e apertamente.

“Siamo diventati così disattenti all’opera della nostra salvezza da interpretare erroneamente anche molte altre parole nella Sacra Scrittura e tutto perché non cerchiamo la grazia di Dio e nell’orgoglio della nostra mente non le permettiamo di dimorare nelle nostre anime. Ecco perché siamo senza vera illuminazione da parte del Signore, che Egli manda nel cuore degli uomini che di tutto cuore hanno fame e sete della giustizia di Dio.

“Molti spiegano che quando si dice nella Bibbia: “Dio soffiò l’alito di vita sul volto di Adamo, il primo creato, che da Lui era stato creato dalla polvere della terra”, deve significare che fino a quel momento non vi era anima umana né spirito in Adamo, ma solo la carne creata dalla polvere della terra. Questa interpretazione è sbagliata, perché il Signore Dio creò Adamo dalla polvere della terra, con la costituzione che il nostro caro piccolo padre, il santo apostolo Paolo, descrive: “Che il vostro spirito, anima e corpo, sia conservato irreprensibile per la venuta del Signore nostro Gesù Cristo” (I Ts 5,23.) e tutte queste tre parti della nostra natura sono state create dalla polvere della terra e Adamo non è stato creato morto, ma come essere vivente e attivo come tutte le altre creature animate di Dio che vivono sulla Terra. Il punto è che se il Signore Dio non avesse soffiato in seguito sul volto di Adamo il suo alito di vita (cioè, la grazia del nostro Signore e Dio, il Santo Spirito, che procede dal Padre e riposa nel Figlio ed è mandato nel mondo per l’amore del Figlio), Adamo sarebbe rimasto senza avere dentro di sé lo Spirito Santo che lo eleva alla dignità divina. Per quanto perfetto egli sia stato creato e superiore a tutte le altre creature di Dio, come corona della creazione sulla Terra, sarebbe stato proprio come tutte le altre creature, le quali, anche se hanno corpo, anima e spirito ciascuno secondo il proprio genere, eppure non hanno lo Spirito Santo dentro di loro, ma quando il Signore Dio soffiò sul volto di Adamo il respiro della vita, allora, secondo la parola di Mosè, Adamo divenne un essere vivente (Gen 2,7), cioè completamente e in ogni modo come Dio e come Lui, per sempre immortale. Adamo era immune all’azione degli elementi a tal punto che l’acqua non poteva affogarlo, il fuoco non poteva bruciarlo, la terra non poteva inghiottirlo nei suoi abissi e l’aria non poteva danneggiarlo in alcun modo. Tutto era soggetto a lui come amato da Dio, come re e signore del creato e tutto guardava a lui come corona perfetta delle creature di Dio. Adamo è stato fatto così saggio da questo alito di vita soffiato sul suo volto dalle labbra creative di Dio, Creatore e Signore di tutto, che non c’è mai stato un uomo sulla Terra più saggio o più intelligente di lui e non è certo che probabilmente ci sarà mai. Quando il Signore gli ordinò di dare i nomi a tutte le creature, ha dato ad ogni creatura un nome che ha completamente espresso tutte le qualità, facoltà e proprietà a lei date da Dio alla sua creazione.

A causa di questo dono della grazia soprannaturale di Dio infusa in lui dal soffio della vita, Adamo poteva vedere e capire il Signore che camminava in paradiso e comprendere le sue parole e la conversazione dei santi angeli e la lingua di tutte le bestie, uccelli e rettili e tutto ciò che ora è nascosto a noi creature decadute e peccatrici, ma era così chiaro ad Adamo prima della sua caduta. Anche a Eva il Signore Dio ha dato la stessa saggezza, forza e potere illimitato e tutte le altre qualità buone e sante. E non l’ha creata dalla polvere del suolo ma da una costola di Adamo nell’Eden della delizia, nel Paradiso che aveva piantato in mezzo alla terra.

“Perché potessero sempre facilmente mantenere in se stessi le proprietà immortali, divine [8] e perfette di questo soffio di vita, Dio piantò in mezzo al giardino l’albero della vita e dotò i suoi frutti di tutta l’essenza e la pienezza del suo respiro divino. Se non avessero peccato, Adamo ed Eva, così come i loro posteri, avrebbero potuto mangiare sempre il frutto dell’albero della vita e in tal modo avrebbero eternamente mantenuto il potere vivificante della grazia divina.

“Avrebbero potuto anche mantenere per tutta l’eternità i pieni poteri del loro corpo, anima e spirito in uno stato di immortalità e di eterna giovinezza e avrebbero potuto continuare in questo loro stato immortale e beato per sempre. Al momento attuale, però, è difficile per noi perfino immaginare tanta grazia.

“Ma quando, attraverso la degustazione del frutto dell’albero della conoscenza del bene e del male, un gesto prematuro e in contrasto con il comandamento di Dio, hanno imparate la differenza tra il bene e il male e sono stati sottoposti a tutte le afflizioni che hanno seguito la trasgressione del comandamento di Dio, hanno quindi perso questo dono inestimabile della grazia dello Spirito di Dio, in modo che, fino alla venuta nel mondo del Dio-Uomo Gesù Cristo, lo Spirito di Dio non era ancora nel mondo, perché Gesù non era ancora stato glorificato (Gv 7,39).

“Tuttavia, ciò non significa che lo Spirito di Dio non era affatto nel mondo, ma la Sua presenza non era così evidente [9], come in Adamo o in noi cristiani ortodossi. Si manifestava solo esternamente, ma i segni della Sua presenza nel mondo erano noti al genere umano. [10] Così, ad esempio, molti misteri in connessione con la futura salvezza del genere umano sono stati rivelati ad Adamo ed Eva dopo la caduta. E per Caino, a dispetto della sua empietà e trasgressione, è stato facile capire la voce della grazia divina che pur condannandolo conversava con lui. Noè ha conversato con Dio. Abramo ha visto Dio e il suo giorno e se ne è rallegrato (cfr. Gv 8,56). La grazia del Santo Spirito che agisce esternamente si è pure riflessa in tutti i profeti dell’Antico Testamento e nei santi d’Israele. Gli ebrei in seguito hanno istituito speciali scuole profetiche dove ai figli dei profeti si insegnava come discernere i segni della manifestazione di Dio e degli angeli e come distinguere le operazioni dello Spirito Santo dagli ordinari fenomeni naturali della nostra vita terrena priva di grazia. Simeone, che ha tenuto Dio fra le sue braccia, i nonni di Cristo Gioacchino e Anna e innumerevoli altri servi di Dio hanno avuto continuamente e apertamente varie apparizioni divine, voci e rivelazioni giustificate da evidenti eventi miracolosi. Anche se non con la stessa potenza manifestata nel popolo di Dio, tuttavia, la presenza dello Spirito di Dio ha agito anche tra i pagani che non conoscevano il vero Dio, perché anche tra loro Dio ha trovato persone elette. Tali, per esempio, erano le vergini profetesse chiamate sibille, che giuravano verginità a un Dio ignoto, ma pur sempre a Dio il Creatore dell’universo, il Sovrano onnipotente del mondo, come era concepito dai pagani. Anche se i filosofi pagani vagavano nel buio della ignoranza di Dio, eppure cercavano la verità che è amata da Dio e a causa di questa ricerca gradita a Dio, potevano partecipare dello Spirito di Dio, perché è detto che le nazioni che non conoscono Dio praticano per natura le esigenze della legge e fanno ciò che è gradito a Dio (cfr Rm 2,14). Il Signore apprezza così tanto la verità che dice di essa per mezzo dello Spirito Santo: “La verità è sorta dalla terra e la giustizia si è affacciata dal cielo” (Salmo 84,11).

“Quindi, vedete, vostra riverenza, sia nel santo popolo ebraico, un popolo amato da Dio, sia nei pagani che non conoscono Dio, è stata preservata la conoscenza di Dio, cioè, figlio mio, una comprensione chiara e razionale di come il nostro Signore Dio lo Spirito Santo agisce nell’uomo e per mezzo di quali sentimenti interiori ed esteriori si può essere sicuri che questa è davvero l’azione del nostro Signore Dio lo Spirito Santo e non un’illusione del nemico. Ecco come è stato dalla caduta di Adamo fino alla venuta nella carne del nostro Signore Gesù Cristo nel mondo.

“Senza questa realizzazione percettibile delle azioni dello Spirito Santo che era sempre stata conservata nella natura umana, agli uomini non sarebbe stato possibile sapere per certo della venuta nel mondo del frutto del seme della donna promesso ad Adamo ed Eva, per schiacciare la testa del serpente (Gn 3,15).

“Finalmente lo Spirito Santo aveva predetto a san Simeone, che allora aveva 65 anni, il mistero del concepimento verginale e della nascita di Cristo dalla purissima e semprevergine Maria. Successivamente, avendo vissuto per la grazia del tuttosanto Spirito di Dio per trecento anni, nel 365° anno della sua vita disse apertamente nel tempio del Signore di sapere per certo [11] attraverso il dono dello Spirito Santo che questi era lo stesso Cristo, il Salvatore del mondo, il cui soprannaturale concepimento e nascita dallo Spirito Santo gli erano stati predetti da un angelo 300 anni prima.

«E c’era anche sant’Anna, una profetessa, figlia di Fanuele, che dalla sua vedovanza aveva servito il Signore Dio nel tempio di Dio per 80 anni e che era nota come vedova giusta, una casta serva di Dio, per gli speciali doni di grazia che aveva ricevuto. Anch’ella ha annunciato che questi in realtà era il Messia promesso al mondo, il vero Cristo, Dio e uomo, il re d’Israele, venuto per salvare Adamo e l’umanità.

“Ma quando il nostro Signore Gesù Cristo accondiscese a compiere l’intera opera della salvezza, dopo la sua risurrezione, alitò sugli apostoli, ripristinò il respiro della vita perduti da Adamo e diede loro la stessa grazia dello Spirito Santo di Dio di cui Adamo aveva goduto. Ma non era tutto. Disse pure che era opportuno per loro che egli andasse al Padre, perché se non fosse andato, lo Spirito di Dio non sarebbe venuto al mondo. Ma se Egli, il Cristo, fosse andato al Padre, avrebbe mandato lo Spirito nel mondo e questi, il Consolatore, avrebbe guidato loro e tutti coloro che seguivano il loro insegnamento in tutta la verità e avrebbe ricordato loro tutto ciò che Egli aveva detto loro quando era ancora nel mondo. Ciò che fu promesso allora era grazia su grazia (Gv 1,16).

“Poi, il giorno di Pentecoste Egli inviò solennemente su di loro in un vento tempestoso lo Spirito Santo sotto forma di lingue di fuoco che si posarono su ciascuno di loro e li ricolmarono all’interno della forza infuocata della grazia divina che respira irrorandoli e portando gioia alle anime che partecipano del suo potere e delle sue operazioni (cfr. At 2,1-4). E questa stessa grazia infuocata dello Spirito Santo che è dato a tutti noi, fedeli di Cristo, nel sacramento del santo battesimo, è sigillata dal sacramento della cresima sulle parti principali del nostro corpo, come stabilito dalla santa Chiesa, la custode eterna di questa grazia. Si dice: “Sigillo del dono dello Spirito Santo”. Su che cosa mettiamo i nostri sigilli, vostra riverenza, se non su recipienti contenenti un tesoro molto prezioso? Ma che cosa sulla terra può essere più alto e più prezioso dei doni dello Spirito Santo, effusi su di noi dall’alto nel sacramento del battesimo? Questa grazia battesimale è così grande e così indispensabile, così vitale per l’uomo, che anche un eretico non ne è privato fino a quando la sua stessa morte, cioè fino alla fine del periodo assegnato dall’alto dalla Provvidenza di Dio come prova lunga tutta la vita dell’uomo sulla terra, per vedere cosa sarà in grado di raggiungere (in questo periodo datogli da Dio) tramite la potenza della grazia concessagli dall’alto.

“E se non peccassimo mai dopo il nostro battesimo, rimarremmo per sempre santi di Dio, innocenti e liberi da ogni impurità del corpo e dello spirito. Ma il guaio è che noi aumentiamo in statura, ma non aumentiamo nella grazia e nella conoscenza di Dio come è aumentato il nostro Signore Gesù Cristo, ma, al contrario, a poco a poco diventiamo sempre più depravati e perdiamo la grazia dello Spirito tuttosanto di Dio e diventiamo peccaminosi in vari gradi e persone sempre più peccaminose. Ma se un uomo è spinto dalla sapienza di Dio che cerca la nostra salvezza e quella di ogni cosa ed è risoluto per amor suo a dedicare le prime ore a Dio e a vegliare al fine di trovare la sua salvezza eterna [12], quindi, in obbedienza alla voce della sapienza, deve affrettarsi a offrire vero pentimento per tutti i suoi peccati e deve praticare le virtù opposte ai peccati commessi. Allora, attraverso le virtù praticate per amore di Cristo, egli acquisirà lo Spirito Santo che agisce in noi e stabilirà in noi il Regno di Dio. La parola di Dio non dice invano: “Il Regno di Dio è dentro di voi” (Lc 5:21) e soffre violenza e i violenti se ne impadroniscono (Mt 11:12) [13]. Ciò significa che le persone che, nonostante i legami del peccato che li bloccano e (per la loro violenza e il loro incitamento a nuovi peccati) impediscono loro di venire a Lui, il nostro Salvatore, con pentimento perfetto per la resa dei conti con Lui, eppure si sforzano ancora di rompere i loro legami, disprezzando tutta la forza delle catene del peccato, tali persone alla fine compariranno di fatto davanti al volto di Dio, resi più bianchi della neve dalla sua grazia. Venite, dice il Signore: “Anche se i vostri peccati fossero come porpora, li farò bianchi come la neve” (Isaia 1:18).

“Queste persone sono state viste una volta dal santo veggente Giovanni il Divino vestiti di bianco (ovvero, in vesti di giustificazione) e con palme nelle mani (come segno di vittoria) e cantavano a Dio una canto meraviglioso: Alleluia. E nessuno poteva imitare la bellezza del loro canto. Di loro un angelo di Dio ha detto: “Sono quelli che vengono dalla grande tribolazione e hanno lavato le loro vesti e le hanno rese candide nel sangue dell’Agnello” (Ap 7,9-14). Essi sono stati lavati con le loro sofferenze e resi bianchi nella comunione ai misteri immacolati e vivificanti del corpo e del sangue dell’Agnello purissimo e senza macchia, Cristo, ucciso prima di tutti i secoli di sua stessa volontà per la salvezza del mondo, che finora è continuamente ucciso e diviso ma non si esaurisce mai. Attraverso i santi Misteri ci è garantita la nostra eterna e infallibile salvezza come un viatico per la vita eterna, come un risposta bene accetta al suo tremendo giudizio e come un prezioso sostituto che va oltre la nostra comprensione di quel frutto dell’albero della vita di cui il nemico del genere umano, Lucifero, caduto dal cielo, avrebbe voluto privare la nostra razza umana. Anche se il nemico e diavolo sedusse Eva e Adamo cadde con lei, tuttavia il Signore non solo ha concesso loro del frutto del seme della donna un Redentore che ha calpestato la morte con la morte, ma ha inoltre concesso a tutti noi in una donna, la semprevergine Maria, Madre di Dio, che schiaccia la testa del serpente in se stessa e in tutta la razza umana, una costante mediatrice presso il Figlio e nostro Dio e un’invincibile e insistente intercessore anche per i peccatori più disperati. Ecco perché la Madre di Dio è chiamata il “flagello dei demoni”, perché non è possibile al diavolo distruggere un uomo fino a quando quest’uomo ricorre all’aiuto della Madre di Dio.

“E devo ancora spiegarvi, vostra riverenza, la differenza tra le operazioni dello Spirito Santo che abita misticamente nei cuori di coloro che credono nel Signore nostro Dio e Salvatore Gesù Cristo e le operazioni delle tenebre del peccato che, dietro suggerimento e istigazione del diavolo, agiscono in noi in modo predatorio. Lo Spirito di Dio ci ricorda le parole del nostro Signore Gesù Cristo e agisce sempre trionfalmente con Lui, allietando i nostri cuori e guidando i nostri passi sulla via della pace, mentre il falso spirito del male ragiona in ​​modo opposto a Cristo e le sue azioni in noi sono ribelli, testarde e piene di concupiscenza della carne e degli occhi e di superbia della vita.

“E chiunque crede in me vive e non morirà in eterno” (Gv 11,26). Colui che ha la grazia dello Spirito Santo come ricompensa per la giusta fede in Cristo, anche se a causa della fragilità umana la sua anima dovesse morire per qualche peccato, tuttavia non morirà in eterno, ma sarà risuscitata per la grazia del Signore nostro Gesù Cristo, che toglie il peccato del mondo (Gv 1,29) e liberamente dà grazia su grazia. Di questa grazia, che si è manifestata in tutto il mondo e per la nostra razza umana per opera del Dio-uomo, si dice nel Vangelo: “In Lui era la vita e la vita era la luce degli uomini” (Gv 1,4) e inoltre: “E la luce splende nelle tenebre, ma le tenebre non l’hanno accolta” (Gv 1,5) Questo significa che la grazia dello Spirito Santo, che è concessa nel Battesimo nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, a dispetto delle cadute degli uomini nel peccato, nonostante l’oscurità che circonda la nostra oanima, brilla comunque nel cuore con la luce divina (che esiste da tempo immemorabile) dei meriti inestimabili di Cristo. Nel caso di un peccatore impenitente questa luce di Cristo grida al Padre: “Abbà, Padre! Non essere in collera con questo impenitente fino alla fine (della sua vita)”. E poi, al pentimento e conversione del peccatore, cancella completamente ogni traccia di peccato passato e riveste di nuovo l’ex peccatore di una veste di incorruttibilità tessuta dalla grazia dello Spirito Santo, sulla cui acquisizione, come fine della vita cristiana, ho parlato così a lungo alla vostra riverenza.

Un’altra cosa che vi dirò, per farvi capire ancora più chiaramente che cosa si intende con la grazia di Dio e come riconoscerla e come la sua azione si manifesta in particolare in quelli che sono illuminati da essa. La grazia dello Spirito Santo è la luce illumina l’uomo. Tutta la Sacra Scrittura ne parla. Così il nostro santo padre Davide ha detto: “La tua parola è una lampada al mio piede e una luce sul mio cammino” (Salmo 118,105) e: “Se la tua legge non fosse stata la mia meditazione sarei morto nella mia umiliazione” (Salmo 118,92). In altre parole, la grazia dello Spirito Santo, che si esprime nella legge con le parole dei comandamenti del Signore è la mia lampada e luce. E se questa grazia dello Spirito Santo (che cerco di acquistare con tanta attenzione e zelo da meditare sui tuoi giusti giudizi sette volte al giorno) non mi illuminasse nelle tenebre delle preoccupazioni inseparabili dalla vocazione del mio rango regale, da dove otterrei una scintilla di luce per illuminare la mia strada nel cammino della vita, oscurata dalla malvagità dei miei nemici?

“E il Signore di fatto ha mostrato spesso davanti a molti testimoni come la grazia dello Spirito Santo agisce sulle persone che Egli ha santificato e illuminato con la sua grande ispirazione. [14] Ricordatevi di Mosè dopo il suo colloquio con Dio sul monte Sinai. Brillava di una luce così straordinaria che le persone non erano in grado di guardarlo. Fu costretto pure ad indossare un velo quando appariva in pubblico. Ricordate la Trasfigurazione del Signore sul monte Tabor. Una grande luce lo circondava e la sua veste divenne brillante, bianca come la neve (Mc 9,3) e i suoi discepoli caddero sui loro volti per paura, ma quando Mosè ed Elia gli apparvero in quella luce, una nuvola li avvolse al fine di nascondere la radiosità della luce della grazia divina che accecava gli occhi dei discepoli. Così la grazia dello Spirito Santo di Dio appare in una luce ineffabile a tutti coloro ai quali Dio rivela la sua azione”.

Ma come,” chiesi a padre Serafino, “posso sapere che sono nella grazia dello Spirito Santo?”

“È molto semplice, vostra riverenza”, rispose. “Ecco perché il Signore dice: ‘Tutte le cose sono semplici per coloro che trovano la conoscenza” (Prov. 8:9, LXX). Il guaio è che noi non cerchiamo la conoscenza divina, che non si gonfia, perché non è di questo mondo. Questa conoscenza che è piena di amore per Dio e per il prossimo spinge ogni uomo alla propria salvezza. Di questa conoscenza che il Signore ha detto che Dio vuole che tutti gli uomini siano salvati e arrivino alla conoscenza della verità (I Tim 2,4). E della mancanza di questa conoscenza ha detto ai suoi apostoli: “Anche voi siete ancora privi di comprensione?” (Mt 15,16). Di questa comprensione [15], si dice nel Vangelo a proposito degli apostoli: “Allora aprì loro la comprensione” (Lc 24,45) e gli apostoli percepivano sempre se lo Spirito di Dio dimorava in loro o no, ed essendo pieni di comprensione, vedevano la presenza dello Spirito Santo in loro e dichiaravano positivamente che la loro opera era santa e del tutto gradita al Signore Iddio. Questo spiega perché nelle loro epistole scrivevano: “È parso bene allo Spirito Santo e a noi” (Atti 15:28). Solo in base a questo offrirono le loro epistole quale immutabile verità per il bene di tutti i fedeli. Dunque i santi apostoli erano consapevoli della presenza in se stessi dello Spirito di Dio. Così vedete, vostra riverenza, quant’è semplice!”

“Tuttavia”, risposi, “Non comprendo come posso essere certo che io sono nello Spirito di Dio. Come posso discernere da solo la sua vera manifestazione in me?”

Padre Serafino rispose: “Vi ho già detto, vostra riverenza, che è molto semplice e ho spiegato in dettaglio come una persona si trova ad essere nello Spirito di Dio e come possiamo riconoscere la sua presenza in noi. Cosa volete dunque, figlio mio?”

“Voglio capire bene,” dissi.

Allora Padre Serafino mi prese molto saldamente per le spalle e disse: “Siamo entrambi nello Spirito di Dio ora, figlio mio. Perché non mi guardate?”

Ho risposto: “Non posso guardare, o Padre, perché i vostri occhi lampeggiano come un fulmine. Il vostro volto è diventato più brillante del sole e gli occhi mi fanno male».

Padre Serafino ha detto: “Non allarmatevi, vostra riverenza! Ora voi siete diventato tanto brillante quanto me. Siete ora voi stesso nella pienezza dello Spirito di Dio altrimenti non sareste in grado di vedermi come sono”.

Poi, piegando la testa verso di me, sussurrò dolcemente al mio orecchio: “Ringraziate il Signore Iddio per la sua misericordia indicibile nei nostri confronti! Avete visto che non mi sono neppure fatto il segno della croce; mi sono limitato a pregare mentalmente nel mio cuore il Signore Iddio e a dire dentro di me: “Signore, concedigli di vedere in modo chiaro con i suoi occhi corporei quella discesa del tuo Spirito che Tu accordi ai tuoi servi quando ti compiaci di apparire nella luce della tua magnifica gloria”. E vedete, figlio mio, il Signore ha immediatamente esaudito l’umile preghiera del povero Serafino. Come potremmo non ringraziarLo per questo dono ineffabile ad entrambi? Anche ai più grandi eremiti, figlio mio, il Signore Iddio non sempre mostra la sua misericordia in questo modo. Questa grazia di Dio, come una madre amorevole, si è compiaciuta di confortare il vostro cuore contrito per l’intercessione della stessa Madre di Dio. Ma perché, figlio mio, non mi guardate negli occhi? Fatelo e non abbiate paura, il Signore è con noi!”

Dopo queste parole guardai il suo volto e venne su di me ancor più timore reverenziale. Immaginate al centro del sole, nella luce abbagliante dei suoi raggi di mezzogiorno, il volto di un uomo che vi parla. Vedete il movimento delle sue labbra e l’espressione cangiante dei suoi occhi, udite la sua voce, sentite qualcuno che vi tiene per le spalle, eppure non vedete le sue mani, non vedete neppure voi stessi o la sua figura, ma solo una luce accecante che si effonde in giro per diversi metri e illumina con il suo splendore abbagliante sia la neve che ricopriva la radura sia i fiocchi di neve che cospargevano me e il grande anziano. Potete immaginarvi in che stato ero!

“Come vi sentite adesso?” Mi chiese padre Serafino.

“Straordinariamente bene”, dissi.

“Ma in che modo? Esattamente come vi sentite bene?”

Risposi: “Sento una tale calma e pace nella mia anima che le parole non la possono esprimere”.

“Questa, vostra riverenza,» disse padre Serafino, “è quella pace di cui il Signore disse ai suoi discepoli: “Vi do la mia pace, non come la dà il mondo” (Gv 14,21). Se foste del mondo, il mondo amerebbe ciò che è suo, ma io vi ho scelto dal mondo, perciò il mondo vi odia (Gv 15,19). Ma fatevi coraggio, io ho vinto il mondo (Gv 16,33). E per quelle persone che questo mondo odia ma che sono scelte dal Signore, il Signore che dà la pace all’interno del quale voi ora sentite, la pace che, secondo le parole dell’Apostolo, sorpassa ogni comprensione (Fil 4,7). L’Apostolo la descrive in questo modo, perché è impossibile esprimere con le parole il benessere spirituale che produce in coloro che ne hanno il cuore infuso dal Signore Iddio. Cristo il Salvatore la chiama la pace che proviene dalla sua stessa generosità e non è di questo mondo e che nessuna prosperità terrena temporaneo può dare al cuore umano; è concessa dall’alto dal Signore Iddio stesso ed è per questo che si chiama la pace del Signore.

“Cos’altro sentite?”, mi chiese Padre Serafino.

“Una dolcezza straordinaria”, risposi.

Ed egli continuò: “Questa è la dolcezza di cui è detto nella Sacra Scrittura: saranno inebriati della grassezza della tua casa, e tu li farai bere del torrente della tua gioia (Sal 35:8) [16 ]. Ed ora questa dolcezza sta inondando il nostro cuore e scorre nelle nostre vene con gioia indicibile. Da questa dolcezza i nostri cuori si fondono per così dire e tutti e due sono pieni di felicità, come la lingua non può dire.

Che altro sentite?

“Una straordinaria gioia in tutto il mio cuore”.

E Padre Serafino continua: “Quando lo Spirito di Dio discende verso l’uomo e lo adombra con la pienezza della sua ispirazione [17], allora l’animo umano trabocca di gioia indicibile, perché lo Spirito di Dio colma di gioia tutto ciò che tocca. Questa è quella gioia di cui il Signore parla nel suo Vangelo: una donna quando è in travaglio è nel dolore, perché la sua ora è venuta, ma quando ha dato alla luce il bambino, non si ricorda più dell’afflizione per la gioia che è nato nel mondo un uomo. Nel mondo sarete tristi [18]; ma quando vi rivedrò di nuovo, il vostro cuore si rallegrerà e nessuno vi toglierà la vostra gioia (Gv 16,21-22). Eppure, per quanto confortante possa essere questa gioia che voi ora sentite nel vostro cuore, non è nulla in confronto a quella gioia di cui il Signore stesso ha detto per bocca del suo Apostolo, che occhio non vide, né orecchio udì, né mai entrò nel cuore dell’uomo ciò che Dio ha preparato per coloro che lo amano (I Cor 2,9). Anticipazioni di quella gioia ci sono date adesso e se queste riempiono le nostre anime con tanta dolcezza, benessere e felicità, che diremo di quella gioia che è stato preparata in paradiso per coloro che piangono qui sulla Terra? E voi, figlio mio, avete pianto abbastanza nella vostra vita sulla Terra; ma vedere con quale gioia il Signore vi consolerà anche in questa vita! Ora tocca a noi, ​​figlio mio, aggiungere fatiche su fatiche per andare di forza in forza (Salmo 83:7) e di crescere alla misura della statura della pienezza di Cristo (Ef 4,13), così che si compiano in noi le parole del Signore: ma quelli che sperano nel Signore riacquisteranno forza, metteranno ali come aquile e correranno e non si stancheranno (Is 40,31). Passeranno di forza in forza e il Dio degli Dei apparirà loro in Sion (Salmo 83,8) nella realizzazione e nelle visioni celesti. Solo allora la nostra attuale gioia (che ora ci visita poco e brevemente) apparirà in tutta la sua pienezza e nessuno potrà togliercela, perché saremo ricolmi fino a traboccare di inspiegabili delizie celesti.

Cos’altro sentite, vostra riverenza?

Risposi: “Un calore straordinario”.

“Come potete sentire calore, figlio mio? Guardate, siamo seduti nella foresta. È inverno e la neve è sotto i piedi. Siamo coperti di neve e i fiocchi di neve stanno ancora cadendo. Quale calore ci può essere?”

Risposi: “Come quello di un bagno a vapore quando l’acqua è versata sulla pietra e il vapore sale a nuvole”.

“E l’odore?” Mi ha chiesto. “È lo stesso di quello del bagno?”

“No”, risposi. “Non vi è nulla sulla Terra come questa fragranza. Quando nel corso della vita della mia cara madre, andavo a danzare e partecipavo a balli e feste, mia madre mi cospargeva di profumo che comprava nei migliori negozi di Kazan. Ma quei profumi non esalavano una tale fragranza”.

E Padre Serafino, sorridendo piacevolmente, disse: “Lo conosco io stesso bene quanto voi, ​​figlio mio, ma ve lo chiedo di proposito per vedere se lo sentite allo stesso modo. È assolutamente vero, vostra riverenza! La più dolce fragranza terrena non può essere confrontata con la fragranza che sentiamo noi oggi, perché ora siamo avvolti nella fragranza dello Spirito Santo di Dio. Che cosa può esserle simile sulla Terra? Tenete presente, vostra riverenza, che mi avete detto che attorno a noi è caldo come in un bagno a vapore; ma guardate, la neve non si scioglie su di voi né su di me, né sotto i piedi, quindi, questo calore non è nell’aria, ma dentro di noi. È quello stesso calore di cui Spirito Santo nelle parole di preghiera ci fa gridare al Signore: “Riscaldami con il calore del tuo Spirito Santo!”. Da questo gli eremiti di entrambi i sessi erano tenuti al caldo e non temevano il gelo invernale, essendo vestiti, come in cappotti di pelliccia, in abbigliamento tessuto dalla grazia dato dallo Spirito Santo. E così dev’essere in realtà perché la grazia di Dio deve abitare in noi, nel nostro cuore, perché il Signore ha detto: “Il Regno di Dio è dentro di voi” (Lc 17,21). Parlando di Regno di Dio, il Signore intendeva la grazia dello Spirito Santo. Questo Regno di Dio è ora dentro di noi e la grazia dello Spirito Santo brilla su di noi e ci riscalda anche dal di fuori. Riempie l’aria circostante di molti odori fragranti, addolcisce i nostri sensi con gioia celeste e inonda i nostri cuori di gioia indicibile. Il nostro stato attuale è ciò di cui l’Apostolo dice: “Il Regno di Dio non è cibo e bevanda, ma è giustizia, pace e gioia nello Spirito Santo” (Rm 14,17). La nostra fede non consiste in discorsi persuasivi di sapienza terrena, ma nella dimostrazione di Spirito e di potenza (cfr. I Cor 2,4). Questo è proprio lo stato in cui ci troviamo adesso. Di questo stato il Signore ha detto: ci sono alcuni di quelli qui presenti, che non morranno finché non avranno visto il regno di Dio venire con potenza (Mc 9,1). Vedete, figlio mio, che gioia indicibile il Signore Dio ci ha concesso ora! Questo è ciò che significa essere nella pienezza dello Spirito Santo, di cui San Macario di Egitto scrive: “Io stesso ero nella pienezza dello Spirito Santo”. Con questa pienezza del suo Spirito Santo che il Signore ha ora riempito noi povere creature fino a traboccare. Quindi non c’è bisogno adesso, vostra riverenza, di chiedere come si arriva ad essere nella grazia dello Spirito Santo. Vi ricorderete questa manifestazione dell’ineffabile misericordia di Dio che ci ha visitato?”

Non lo so, padre,” dissi, “se il Signore mi concederà di ricordare per sempre questa misericordia di Dio in modo così vivido e chiaro come la sento ora”.

“Penso,” mi rispose padre Serafino, “che il Signore vi aiuterà a conservarla nella vostra memoria per sempre, altrimenti la sua bontà non avrebbe mai ceduto all’istante in questo modo alla mia umile preghiera e anticipato così rapidamente la richiesta del povero Serafino; tanto più, perché non è dato a voi solo di capire, ma attraverso di voi, è per il mondo intero, in modo che voi stesso possiate essere confermato nel lavoro di Dio e possiate essere utile ad altri. Il fatto che io sia un monaco e voi un laico è del tutto ininfluente. Ciò che Dio vuole è vera fede in Lui e nel Suo Figlio unigenito. In cambio la grazia dello Spirito Santo è concessa abbondantemente dall’alto. Il Signore cerca un cuore traboccante di amore per Dio e per il prossimo, questo è il trono su cui egli ama sedersi e su cui appare nella pienezza della sua gloria celeste. “Figlio, dammi il tuo cuore”, dice, “e tutto il resto te lo aggiungerò io stesso” (Prov 11,26, Mt 6,33.), perché il Regno di Dio può essere contenuto nel cuore umano. Il Signore comandò ai suoi discepoli: “Cercate prima il Regno di Dio e la sua giustizia e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta, il Padre vostro celeste sa che avete bisogno” (Mt 6,32-33). Il Signore non ci rimprovera per l’utilizzo di beni terreni, Egli stesso dice che, a causa delle condizioni della nostra vita terrena, abbiamo bisogno di tutte queste cose; cioè, tutte le cose che rendono la nostra vita umana più pacifica e il nostro cammino verso la nostra dimora celeste più chiaro e più facile. Ecco perché il santo apostolo Paolo ha detto che nella sua parere non c’era niente di meglio al mondo che la pietà e la sufficienza (cfr II Cor 9,8, I Tim 6,6). E la santa Chiesa prega perché queste cose ci siano concesse dal Signore Iddio e anche se guai, disgrazie e varie necessità sono inseparabili dalla nostra vita sulla Terra, il Signore Iddio non ha voluto né vuole che noi abbiamo solo problemi e avversità. Pertanto, egli ci comanda attraverso gli apostoli di portare i pesi gli uni degli altri e di adempiere la legge di Cristo (Gal . 6,2). Il Signore Gesù ci da personalmente il comandamento di amarci gli uni gli altri, in modo che, consolandoci l’un l’altro con amore reciproco, possiamo alleggerire la via dolorosa e stretta del nostro viaggio verso la patria celeste. Perché infatti Egli è disceso a noi dal cielo, se non per prendere su di sé la nostra povertà e per farci ricchi con la ricchezza della sua bontà e della sua generosità indicibile? Egli non è venuto per essere servito dagli uomini, ma per servirli e per dare Se stesso e la Sua vita per la salvezza di molti. Fate lo stesso, vostra riverenza e dopo aver visto la misericordia di Dio palesemente mostrata a voi, raccontatela a tutti coloro che desiderano la salvezza. La messe è grande, dice il Signore, ma gli operai sono pochi (Lc 10,2). Il Signore Dio ci ha portato a lavorare e ci ha dato i doni della Sua grazia, affinché, raccogliendo le messi della salvezza dei nostri simili e portandone il maggior numero possibile nel Regno di Dio, possiamo portarGli frutto – chi trenta volte, chi sessanta volte e chi il centuplo. Cerchiamo di essere vigili, figlio mio, in modo da non essere condannati con quel servo malvagio e infingardo che ha nascosto il suo talento nella terra, ma cerchiamo di imitare quei servi buoni e fedeli del Signore, che hanno portato al loro Maestro quattro talenti invece di due e dieci invece di cinque (cfr. Mt 25,14-30).

“Della misericordia del Signore Iddio non vi è ombra di dubbio. Avete visto voi stesso, vostra riverenza, come le parole del Signore dette attraverso il profeta si sono compiute in noi: “Io non sono un Dio lontano, ma un Dio a portata di mano” (cfr. Ger 23,23) e la tua salvezza è sulla mia bocca (cfr. Dt 30,12-14, Rm 10,8-13). Anche io non ho avuto il tempo di farmi il segno della croce, ma ho solo desiderato nel mio cuore che il Signore vi conceda di vedere la sua bontà in tutta la sua pienezza, ed Egli è stato lieto di affrettarsi a realizzare il mio desiderio. Non mi vanto quando dico questo, né lo dico per mostrarvi la mia importanza e condurvi alla gelosia o per farvi pensare che io sono un monaco e voi solo un laico. No, no, vostra riverenza! Il Signore è vicino a tutti quelli che lo invocano in verità (Salmo 144,18) e in lui non c’è parzialità (Ef 6,9). Poiché il Padre ama il Figlio e dona tutto nella sua mano (cfr. Gv 3:35). Se solo noi stessi amassimo il nostro Padre celeste in un modo veramente filiale! Il Signore ascolta allo stesso modo il monaco e il semplice laico cristiano purché i due siano credenti ortodossi e amino entrambi Dio dal profondo delle loro anime ed entrambi abbiano fede in Lui, anche se tanto piccola quanto un granello di senape ed entrambi sposteranno le montagne: Uno ne sposterà migliaia e due ne sposteranno decine di migliaia (cfr. Dt 32,30) Il Signore stesso dice: “Tutte le cose sono possibili a colui che crede” (Mc 9,23). E il santo Apostolo Paolo esclama ad alta voce: “Io posso ogni cosa in Cristo che mi rafforza” (Fil 4,13). Ma il nostro Signore Gesù Cristo, non parla ancora più meravigliosamente di questo riguardo a quelli che credono in Lui: “Colui che crede in me, compirà non solo le opere che io faccio, ma ne farà di ancor maggiori, perché io vado al Padre. E io pregherò per voi perché la vostra gioia sia piena. Finora non avete chiesto nulla nel mio nome. Ora però chiedete … “(Gv 14,12-16; 16,24).

“Così, figlio mio, qualunque cosa chiederete al Signore Iddio, la riceverete, se non altro per la gloria di Dio e per il bene del vostro prossimo, perché ciò che facciamo per il bene del prossimo egli lo ascrive alla sua gloria. E quindi dice: “Tutto quello che avete fatto a uno dei miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me” (cfr. Mt 25:40) E così, non ho dubbi che il Signore Dio adempirà le vostre richieste, se solo queste riguardano la gloria di Dio o il vantaggio e l’edificazione dei vostri simili. Tuttavia, anche se qualcosa è necessario è necessario per il vostro bisogno o per uso o vantaggio, altrettanto rapidamente e graziosamente il Signore sarà lieto di inviarvelo, a condizione che ve ne sia estremo bisogno e necessità. Perché il Signore ama coloro che lo amano. Il Signore è buono con tutti gli uomini, da abbondantemente a quelli che invocano il Suo nome e la Sua grazia è in tutte le sue opere. Egli farà la volontà di quelli che lo temono e udrà la loro preghiera e compierà tutti i loro piani. Il Signore adempirà tutte le tue petizioni (cfr. Salmo 144,19; 19,4,5). Fate solo attenzione, vostra riverenza, a chiedere al Signore qualcosa di cui non c’è bisogno urgente. Il Signore non vi rifiuterà neppure questo in cambio della vostra fede ortodossa in Cristo Salvatore, perché il Signore non abbandonerà la sorte dei giusti nella mano dei peccatori (cfr. Salmo 124,3) e compirà rapidamente la volontà di Davide, suo servo, ma gli chiederà conto di averlo turbato senza particolare necessità, di avergli chiesto qualcosa senza la quale avrebbe potuto vivere molto facilmente.

“E così, vostra riverenza, ora ve l’ho detto e vi ho dato una dimostrazione pratica di tutto ciò che il Signore e la Madre di Dio sono stati lieti di dirvi e di mostrarvi attraverso di me, povero Serafino. Ora andate in pace. Il Signore e la Madre di Dio siano sempre con voi, ora e sempre e nei secoli dei secoli. Amen. Ora andate in pace”.

E durante tutto questo tempo, dal momento in cui il volto di padre Serafino era diventato radiante [19], tale illuminazione era continuata e tutto ciò che mi disse fin dall’inizio della narrazione fino ad ora, lo disse rimanendo nella stessa posizione. Il bagliore ineffabile della luce emanava da lui, l’ho visto io stesso con i miei occhi. E io sono pronto a confermarlo con un giuramento.

Note di chiusura

La stessa scoperta del manoscritto di Motovilov è un grande miracolo. Per circa 70 anni, questo preziosissimo manoscritto è rimasto sepolto in completo oblio ed era in pericolo di essere distrutto, perché era già stato gettato via e giaceva in un mucchio di spazzatura in una soffitta sotto uno strato di escrementi di uccelli. Qui è stato miracolosamente trovato da Sergej Aleksandrovič Nilus, il famoso autore del libro Velikoe v Malom (Multum in Parvo). Cercando con riverenza frammenti della vita del grande Serafino, Nilus stava frugando tra le cianfrusaglie nella soffitta e stava già cominciando a perdere la speranza di trovare qualcosa quando un quaderno scritto molto indistintamente attirò la sua attenzione. Questo quaderno risultò essere le memorie di Motovilov ed è così che queste sono state tramandate al mondo. Le memorie sono state trovate nel 1902 e stampate nelle “Notizie di Mosca” nel 1903; quasi contemporaneamente ebbe luogo l’esposizione delle reliquie di san Serafino.

1. San Serafino sta dando il senso di Atti 10,5 ss. e non citando letteralmente.

2. Ваше Боголюбие. Letteralmente: “Vostra amorevolezza per Dio,” corrispondente ai nostri idiomi “Vostra riverenza”, “Vostra eccellenza”, ecc.

3. Добродетели. “Opere buone”. In russo è una parola composta e può anche essere tradotta “virtù”. Sant’Agostino dice: “Le virtù sono le fatiche della sapienza”.

4. Antifona al Vangelo del Mattutino, Tono 4.

5. San Giustino (Dialoghi 47) registra questo “proverbio non scritto” di Cristo.

6. Cioè, vorreste rimanere non sposato.

7. Letteralmente: “essere fermi”.

8. Letteralmente: “Per grazia di Dio” o “per dono di grazia divina”.

9. Letteralmente: “La sua dimora (luogo, soggiorno, dimora, residenza) non era così pienamente misurata”.

10. Oppure, “erano dimostrati veri”.

11. Letteralmente: “riconosciuto in modo palpabile” o “realizzato in modo sensibile.”

12. Cfr. Sapienza 7,27; 6,14-20.

13. Letteralmente: “Il Regno dei Cieli è forzato e i forti lo colgono”, o “il Regno dei Cieli è preso d’assalto, e gli assaltatori lo catturano”. Cfr. Luca 16:16; “Ognuno si spinge in esso.”

14. Letteralmente: “Discesa”. In slavonico наитие.

15. In slavonico una sola parola rappresenta tre diverse parole greche.

16. La stessa parola che in lingua slavonica significa delizia, in russo significa dolcezza.

17. Letteralmente: “Discesa”. In slavonico наитие.

18. “Nel mondo sarete tristi.” Questa è la forma slavonica per “Nel mondo avrete tribolazione” (Gv 6, 33). San Serafino lo ha trasposta nel contesto attuale.

19. Oppure, “divenne illuminato”, “cominciò a risplendere.”

Fonte: http://www.ortodossiatorino.net/DocumentiSezDoc.php?cat_id=29&id=1302&locale=it

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