“Raffaele Mattioli e Romano Amerio?” di don Curzio Nitoglia

5 marzo 2011

Introduzione

In un articolo apparso sul «Corriere della Sera» del 15 febbraio 2011, a cura di Sandro Gerbi [1b], intitolato “Quel sogno divinatorio di Raffaele Mattioli. In una telefonata emerge una qualità poco nota del Presidente della Comit”viene narrato un episodio intercorso agli inizi del 1973 tra Gianluigi Gabetti (ex Presidente della Finanziaria della FIAT) e Raffaele Mattioli, il quale chiama a casa sua Gianluigi Gabetti, nel febbraio del 1973 e, davanti a Sandro Gerbi che era andato a fargli visita, gli chiede: «Stanotte ho fatto un sogno. In prossimità della tua villa osservavo ai bordi della strada dei grossi mucchi di ghiaia. Allora mi sono domandato: ‘Che ci stanno a fare?’. Gabetti: ‘In effetti, dottor Mattioli, il vialetto di accesso era piuttosto malandato, così ho deciso di sistemarlo, sostituendo il vecchio pietrisco; e i lavori sono cominciati proprio in questi giorni!’. Mattioli: ‘Grazie avevo proprio bisogno di sapere se le mie capacità stregonesche erano rimaste intatte’». Mattioli morì cinque mesi dopo tale episodio (esattamente il 27 luglio del 1973), che è stato narrato anche dallo stesso ing. Gianluigi Gabetti (Corriere della Sera, 25 novembre 2007).

Tale episodio mi fa tornare alla mente un articolo che scrissi circa 10 anni fa su Mattioli/Cuccia (si può consultare su questo sito) e che mi sembra utile riproporre sulla figura del banchiere-mecenate in maniera assai rissuntiva e aggiornata. Infatti proprio nel 2010 il libro di Romano Amerio “Iota unum”, che fu stampato nel 1985 dalla ‘Casa Editrice Ricciardi’ di Raffaele Mattioli (Napoli-Milano) passata a suo figlio Maurizio nel 1973 [2b], è stato ripubblicato dalla ‘Lindau’ di Torino e da ‘Fede & Cultura’ di Verona. Ora è ottima cosa che “Iota unum” sia ripubblicato, ma non mi trovo d’accordo con chi vanta un’affinità spirituale tra Amerio e Mattioli (voglio sperare che non sia mai esistita) e non un semplice contratto o collaborazione tra scrittore ed editore. È del tutto lecito pubblicare con una Casa Editrice di prestigio anche se non se ne condividono le idee, ma non è affatto decoroso avere gli stessi sentimenti del proprietario di essa, quando esso risulti essere in odore di eresia e di esoterismo come lo era Mattioli.

Chi era Mattioli?

Il famoso giornalista dell’Avvenire e saggista politico-economico milanese Giorgio Galli scrive: «In un incontro all’Hotel Pierre di New York, nell’estate 1976, Sindona mi disse: “Mattioli ha creato Mediobanca per togliersi dai piedi Cuccia che è persona pericolosa. Lavora per portare la finanza italiana sotto il dominio della Grande loggia”. Innanzi alla commissione parlamentare d’inchiesta sulla loggia massonica P2, Clara Calvi ha dichiarato: ‘Quando gli [al marito Roberto, n.d.a.] domandavo perché Cuccia e Sindona, pur essendo massoni, non andavano d’accordo’, mi rispondeva: ‘Appartengono a due logge diverse’» [1a].

Raffaele Mattioli, amministratore delegato della Comit, assunse Enrico Cuccia, col rango di dirigente, a Milano, nell’ufficio della Comit in piazza Scala, dove gravitavano Ugo La Malfa, Giovanni Malagodi, Cesare Merzagora, Adolfo Tino, vale a dire una buona fetta della futura classe dirigente liberale.

Sempre Giorgio Galli, riguardo alla morte di Mattioli, scrive: «personalmente ritengo che ‘don Raffaele’ abbia voluto, financo nei pressi del suo capolinea terreno, esaltare la sua vocazione di ‘eretico’: uscendo dalla scena come protagonista di un’avventura umana assolutamente unica» [3]. Infatti Mattioli volle essere sepolto in un sarcofago svuotato molti secoli fa, per decreto dell’Inquisizione, poiché in esso giacevano i resti di una eresiarca, Guglielmina la Boema, morta nel XII secolo.

Mattioli e Guglielmina la Boema

Guglielmina nacque nel 1210 da Costanza d’Ungheria e dal re di Boemia Premislao I. Tra il 1260-70 arrivò a Milano ove morì nel 1281. Guglielmina si considerava Dio. «Lo Spirito Santo era presente ed incarnato in lei» [2a]. Tale dottrina ereticale, creduta in segreto da Guglielma, fu insegnata da Andrea Saramita, un gioachimita millenarista. Essa può essere riassunta così:

a) Guglielma è Dio Spirito Santo incarnato;

b) essa è venuta a portare la salvezza a coloro che sono fuori della Chiesa, specialmente agli ebrei, (oltre che ai musulmani), indipendentemente dalla Mediazione di Cristo.

Se la prima tesi può essere attribuita, in senso stretto, solo al Saramita (mentre Guglielma non la professava pubblicamente, ma la lasciava circolare); la seconda (salvezza dei non cristiani, specialmente dei non ebrei) è attribuita direttamente a Guglielma. Dopo la morte di Guglielma (incarnazione femminile dello Spirito Santo, che avrebbe dovuto risuscitare, come Gesù), i guglielmiti furono guidati da due maestri:

1) Andrea Saramitail “teologo” gioachimita e millenarista.

2) Suor Maifreda (o Manfreda) da Pirovano: (delle suore umiliate), imparentata ai Visconti.

Suor Maifreda «benedisse delle ostie che erano state deposte sul sepolcro di Guglielma e le distribuì ai presenti» [3a]. Il culto della divinità di Guglielma era tenuto segreto e si svolgeva discretamente nell’Abbazia di Chiaravalle dei cistercensi milanesi, ove Guglielmina era stata sepolta e donde avrebbe dovuto risorgere. Suor Maifreda era il capo religioso dei guglielmiti (i credenti nella divinità di Guglielma). Maifreda insegnava magisterialmente e amministrava i sacramenti. Essa era il vicario di Guglielma, come Pietro (o il Papa) lo è di Cristo.

Papa Bonifacio VIII condannò il guglielmismo, sia dottrinalmente che moralmente (a causa delle orge sessuali che vi si praticavano). Nel 1300 (il 10 aprile) suor Maifreda celebrò messa «assistita da diaconi e suddiaconi, rivestì gli abiti sacerdotali» [4a]. Maifreda «prima del 1284 [data del primo processo inquisitoriale, nda] credeva che Guglielma fosse la terza persona della SS. Trinità, venuta in terra a liberare gli ebrei» [5a]. Naturalmente – secondo i guglielmiti – Guglielmina, essendo Dio, era superiore alla Madonna. Secondo alcune fonti storiche Guglielma conviveva “more uxorio” con Andrea Saramita; essi vivevano in una sinagoga sotterranea [6a], ove si abbandonavano a disordini sessuali con i loro seguaci, secondo l’aspirazione dei fratelli del Libero Spirito [7a]. Altri autori non ritengono storicamente fondata questa notizia. Comunque è certo che Guglielma, Spirito Santo incarnato, ha scelto come sua “papessa” Maifreda e che «il Papato, con la curia romana, devono cedere la loro autorità a Maifreda, la quale deve battezzare gli ebrei e tutti gli altri che sono fuori dalla Chiesa» [8a]. Inoltre «attraverso Guglielma dovevano venire alla fede e alla salvezza ebrei e musulmani» [9a]. Infatti «il Sacrificio di Cristo non è bastato; una parte dell’umanità è rimasta simbolicamente “incarcerata”. Ebrei e musulmani sono il simbolo di tutto quello che rimane sulla Terra di “non libero” [10a]. Qualche storico vede un legame tra il Saramita, i francescani millenaristi e il movimento del “Libero Spirito”. Questa squallida vicenda si concluse nel 1300, quando l’inquisitore Guido da Cocconato, «successore di S. Pietro Martire», aprì un processo contro i guglielmiti e mandò al rogo il Saramita e Maifreda assieme al cadavere dissotterrato di Guglielmina.

Quel che colpisce è che Raffaele Mattioli abbia scelto come sua tomba il sepolcro che aveva occupato per nove anni circa Guglielmina. Giorgio Galli scrive: «L’ultima volta che ho stretto la mano ad Enrico Cuccia è stato il 27 luglio 1995, nell’abituale scenario dall’abbazia cistercense di Chiaravalle, per il ricordo di Raffaele Mattioli. È arrivato puntuale come al solito a testimoniare una dimensione umana, che il cinismo professionale non ha intaccato. Era in splendida forma fisica, e dimostrava almeno vent’anni in meno. Gliel’ho detto, e mi ha sorriso: “Sì, la forma c’è. Come potrei, altrimenti, continuare?”» [11].

Le qualità «stregonesche» che Mattioli stesso riconosceva di possedere combaciano perfettamente con l’affinità elettiva del medesimo verso Guglielmina. Ora, se è lecito distinguere la ‘Casa Editrice Ricciardi’ da Mattioli, non è corretto tessere le lodi del banchiere in persona. Anzi, tesserne le lodi e presentarlo amico di Amerio (come fa, penso ingenuamente, qualche cultore del filosofo luganese) significa screditare Amerio stesso.

‘Lindau’, ‘Fede & Cultura’ ed esoterismo

Appena due anni fa con la editrice ‘Lindau’ di Torino, che ha ripubblicato nel giugno 2009 “Iota unum”, si è ripresentato un problema analogo a quello della ‘Ricciardi’ nel 1985. Ora, fermo restando il principio della distinzione tra editore e autore, che sono due enti realmente diversi, onde non si può lecitamente attribuire all’autore il sentire dell’editore, è sempre utile sapere e tenere a mente, senza fare indebite illazioni, che il direttore della ‘Lindau’ Ezio Quarantelli è anche direttore responsabile di “Confini. Temi e voci dal mondo della cremazione” della ‘Socrem’ o ‘Società per la cremazione’ e della collana ‘L’età dell’Acquario’ filo ‘New-Age’ della medesima ‘Lindau’.

Idem per ‘Fede & Cultura’ di Verona, che dopo aver ripubblicato nel 2007 l’ottimo libro “Metafisica della sostanza. Partecipazione e analogia entis” di padre Tomas Tyn (Bologna, ESD, 1991), ha ripubblicato “Iota unum” di Amerio nell’aprile del 2009 ed infine nel 2011 ha dato alle stampe l’interassantissimo libro di mons. Brunero Gherardini “Quaecumque dixero vobis. Parola di Dio e Tradizione a confronto con la storia ela teologia”, di cui tratterò in un articolo a parte. Il direttore è Giovanni Zenone, che ha scritto nel 2005 (quando ‘Fede & Cultura’ era ancora in gestazione) per la ‘Cavinato Editore’ di Brescia “Il chassidismo. Filosofia ebraica”. In esso Zenone scrive: «L’albero della cultura occidentale torna a trarre linfa da una delle sue radici più profonde e vitali: l’ebraismo […]. In questa miniera spicca per ricchezza e profondità di pensiero Martin Buber» (p. 19). La religiosità o filosofia proposta da Zenone è lo chassidismo, ossia la cabala di massa e non più riservata a pochi iniziati (p. 23 e 30). Fondatore dello chassidismo fu il rabbi polacco Israel Baal Shem Tov [1698-1760] (pp. 45-54). Nella “prefazione” al libro di Zenone, Massimo Introvigne ci spiega che «alle origini remote del chassidismo» cui si abbevera Zenone c’è Sabbatai Zevi [+ 1676] (p. 5), Jakob Frank [+ 1791] (p. 6), poi Shem Tov [+ 1760] e quindi Reb Dov Baer [+ 1772] (p. 9), per arrivare a Martin Buber [+ 1965] (p. 10), a Abraham Joshua Heschel [+ 1972] (p. 11), e alle varie sette chassidiche odierne dei Lubavitcher di Brooklin, degli Stamar di Anversa e dei Belzer in Israele (p. 13). È interessante notare come la cabala chassidica di massa sia il fondamento della psicanalisi freudiana. Jiri Langer (nato a Praga nel 1894 e morto a Tel Aviv il 1943), che è più chassidico dello stesso Buber, scrisse nel 1923 “Die Erotik der Kabbala”, ove sostenne e spiegò ancora più approfonditamente di Zenone e Introvigne che la «divinità indefinita» o En Sof si manifesta tramite le 10 sefirot, di cui alcune sono maschili e altre femminili. La sefirah Yesod o ‘Eros’, che costituisce il fondamento di tutta la natura, provoca l’unione dell’En Sof con la sua amante o Shekhinah Malkhut. L’erotismo cabalistico chassidico pervade i mondi superiori (come per gli Dèi greci) e, riletto poi da Freud, anche il nostro mondo terrestre. La cabala ci è stata trasmessa prima da Eros e solo poi da Mosè. La sessualità secondo i cabalisti e gli psicanalisti non è rivolta solo al diverso o ‘etero’ (maschio/femmina), come volevano Tzevi e Frank, ma anche all’eguale o ‘omo’ come voleva Shem Tov. Quindi Tov aggiunge l’omosessualismo all’errore cabalistico classico. Lo chassidismo trasuda di cabala erotica e, nel caso di Tov, deviata o omosessuale [4]. Questi pensatori, di cui Zenone tratta lungo le 140 pagine del suo libro, sono in evidente contrasto con la Fede cattolica, la morale e la retta filosofia realistica. Ma ciò non toglie nulla alla ortodossia di padre Tyn e di Romano Amerio (o di mons. Gherardini, che è realmente distinto da Quarantelli e ‘Lindau’). Tuttavia è sempre meglio sapere con chi si ha a che fare. Molti autori sono tanto profondi quanto ingenui e spesso i loro nomi sono poi tirati in ballo da persone poco corrette, che vedono «tutto il mondo in collusione» e cercano di denigrarli ingiustamente.

Note a

[1] G. Galli, Il Padrone dei Padroni. Enrico Cuccia, il potere di Mediobanca e il capitalismo italiano, Garzanti, Milano, 1995, pag. 30, nota 11.

[2] L. Muraro, Guglielma e Maifreda. Storia di un’eresia femminista, La Tartaruga, Milano, 2a ed. 2003, pag. 31.

[3] Ibid., pag. 53.

[4] Ibid., pag. 69.

[5] Ibid. pag. 88.

[6] Ibid., pag.125.

[7] La setta del “Libero Spirito”: l’eresia del Libero Spirito consiste in un falso misticismo che esagera la libertà sino a renderla assoluta, negando così ogni freno o limite all’uomo. Il fratello del Libero Spirito si riteneva così assolutamente perfetto «da essere incapace di peccato» (N. Cohn, I fanatici dell’Apocalisse, Comunità, Milano, 2000, pag. 182). Egli riteneva di avere il diritto di fare quanto era comunemente proibito. Le orge sessuali erano la pratica comune di tale setta (come di ogni setta). Per il Libero Spirito «tutti i membri del clero [erano] ingannatori di anime e strumenti del diavolo» (Ibid., pag.184). Ognuno di essi si considerava l’incarnazione dello Spirito Santo ed esercitava il ruolo di profeta della “Terza Alleanza” gioachimita. Oltre la lussuria, costoro si facevano notare per l’ostentazione di lusso ed eccessiva ricchezza (Ibid., pag. 191). «Le donne [cfr. Guglielma e Maifreda, nda] svolsero una parte di rilievo nel movimento del Libero Spirito» (Ibid., pag. 195), assai diffuso in Boemia. Il nucleo di tale eresia era più che una teoria, un’aspirazione: «l’appassionato desiderio di superare la condizione umana e diventare Dio» (Ibid., pag. 213). Anzi essi pretendevano di «aver superato Dio» (ibid., pag. 215). Tali deviazioni sono continuate sino ai nostri giorni, sotto forma di esoterismo o “metafisica tradizionale” (cfr. Guénon, Evola, Schuon). [1]

[8] L. Muraro, Guglielma e Maifreda, cit., pag. 138.

[9] Ibid., pag.154.

[10] Ibid., pag. 156.

[11] G. Galli, Il Padrone dei Padroni, cit., pag. 248.

Note b

[1] Figlio di Antonello Gerbi, eminente studioso livornese di Machiavelli e Giordano Bruno, di cui pubblicò le opere per la ‘Casa Editrice Ricciardi’ di Raffaele Mattioli, compagno di studi al Tasso di Roma di Giovanni Malagodi, il futuro leader del PLI, allievo di Ernesto Buonaiuti, di Benedetto Croce e amico intimo di Raffaele Mattioli, che fu il suo vero maitre à penser. Sandro Gerbi è un famoso scrittore e giornalista; interessante il suo libro Raffaele Mattioli e il filosofo domato, Milano, Rizzoli, 2002.

[2] La ‘Casa Editrice Ricciardi’ fu fondata nel 1907 da Riccardo Ricciardi di Napoli. Dal 1919 subì l’influsso filosofico-politico (idealista, storicistico e liberale) di Benedetto Croce sino al 1943, quando Riccardo Ricciardi in sintonia con Raffaele Mattioli a Milano lanciarono la “nuova Ricciardi”. Nel 1951 l’impronta di Mattioli prevalse su quella di Riccardo Ricciardi e si dettero alle stampe sette volumi sul Quattrocento italiano e quindici sul Cinquecento (Pico, Ficino, Bruno, Machiavelli, Campanella). Nel 1973 la ‘Ricciardi’ fu diretta dal figlio di Raffaele Mattioli, Maurizio, successivamente è stata gestita ed assorbita dalla Einaudi. Nel 1985 pubblicò il famoso libro di Romano Amerio Iota unum, ristampato nel 2009 da ‘Fede & Cultura’ di Verona e quasi contemporaneamente da ‘Lindau’ di Torino.

[3]  G. Galli, “Il banchiere eretico. La singolare vita di Raffaele Mattioli”, Milano, Rusconi, 1998, p. 22.

[4]  Cfr. J. Langer, “Le nove porte. I segreti del Chassidismo”, Milano, Adelphi, 1995; Id., “Eros nella Cabbalà. Il mistero dell’amore: mistica e psicologia del profondo”, Roma, La parola, 2007; M. Morselli , “I passi del Messia. Per una teologia ebraica del cristianesimo”, Milano-Genova, Marietti 1820, 2007. Attenzione! Secondo M. Morselli il mea culpa dei cristiani nei confronti dell’ebraismo è il preludio alla venuta del ‘messia’ e perciò il sionismo è una categoria messianica e interreligiosa, quale ritorno a Sion non solo di Israele ma di tutta l’umanità noachide (v. Elia Benamozegh e Aimé Pallière). Sempre secondo Morselli l’antigiudaismo teologico cattolico è il vero Katéchon o l’ostacolo alla venuta del ‘messia’ ebraico, ostacolo o “colui che lo trattiene” che, invece, per la teologia cattolica tradizionale è l’Anticristo. Solo quando il cristianesimo farà teshuvhà ossia mea culpa vi sarà riparazione o tiqqun e attraverso il modo diverso, cioè giudaizzante, di interpretare il cristianesimo verrà il ‘messia’ atteso da Israele. Tutto ciò si è realizzato a partire dalla fondazione dello Stato d’Isralele (1948), poi col Concilio Vaticano II (Nostra aetate, 1965) e col post-Concilio (da Giovanni Paolo II sino a Benedetto XVI), con l’ossessione dei mea culpa, che erano stati abbondantemente preordinati dal chassidismo di cui alcuni ‘utili idioti’ sono gli araldi.

 Fonte: http://www.doncurzionitoglia.com/mattioli_e_amerio.htm 

oOo

[1] Libero Spirito. Movimento o ‘eresia’? Con «Libero Spirito» gli storici indicano abitualmente quella che considerano un’eresia, in quanto nelle sue forme estreme nel medioevo tale fu considerata e perseguita, che si sviluppò in particolare nell’Europa centrale (Francia del Nord, Paesi Bassi, Germania e Boemia) e spesso intrecciò la propria vicenda a doppio filo con le vicende storiche di beghine e begardi. È bene precisare immediatamente che il «Libero Spirito» dovrebbe essere inteso, come del resto le ricerche di R. Guarnieri hanno mostrato, come un :«’movimento’, il quale a sua volta congloba diversi ‘movimenti’minori…». Il movimento del Libero Spirito, il cui testo capitale sarebbe il Miroir des simples âmes di Margherita Porete, «come fondo dottrinale e come tono, vivo tono e quasi parlato (Guarnieri)», è sempre caduto nella considerazione degli storici nell’ambito delle eresie, sebbene Grundmann lo leghi strettamente alla storia dei movimenti religiosi femminili, sottolineando anche come l’eresia sia spesso ritornata nell’ambito dell’ortodossia laddove abbia ricevuto il «sostegno» di una Regola. Fin dal medioevo personaggi di grande rilievo come Alberto Magno hanno combattuto il movimento come setta eretica: in particolare il magister domenicano lo ha giudicato e condannato in due opere distinte e a distanza di uno o due o addirittura tre decenni: una prima volta nel 1250, nel Manuale, ormai perduto, in cui, a detta di Giovanni Nider (Formicarius), 1380-1438, Alberto avrebbe riferito particolari orribili su questo gruppo di begardi eretici; una seconda volta in una famosa opera scritta con buona probabilità dal magister, la Determinatio de novo spiritu, da far risalire al ventennio 1260-1280, in cui sono elencate novantasette proposizioni eretiche, introdotte nel 1270 ca. nel Ries da due uomini (forse due catari) vestiti di rosso che vagavano predicando alla gente. Non sappiamo il nome esatto dell’eresia, ma i codici concordano nell’indicarla come un «novus spiritus» che richiama subito alla nostra mente, come fa notare R. Guarnieri, non soltanto lo Spirito Nuovo di ascendenza gioachimita e spirituale, ma anche la «nova filosofia» di Jacopone da Todi (1230-1236 ca.-1306), il «novus amor» di Hadewych (m. ca. 1240), beghina mistica e poetessa, la «vita nova» di Dante (1265-1321). A proposito di Jacopone è bene forse ricordare almeno una laude i cui temi lo legano strettamente ad un tempo a tematiche proprie della mistica speculativa, e più strettamente poretiane, e del movimento del Libero Spirito, specialmente nell’idea di povertà di Spirito che sarà principalmente sviluppata da Eckhart: «Vive amor senza affetto / e saper senza intelletto […] Povertate è nulla avere / e nulla cosa puoi volere, / e onne cosa possedere / en spirito de libertate». Altra importantissima voce che in ambito filosofico-teologico si scaglia contro il Libero Spirito, almeno stando alla testimonianza che di questo fatto dà Guglielmo di Tocco nella Vita, è quella di Tommaso d’Aquino, che, come si legge nel capitolo XX dell’opera di Guglielmo, significativamente intitolata «De errore novi spiritus libertatis et tertii status mundi», avrebbe distrutto questa eresia in cui vengono comprese tre cose apparentemente diverse: novus spiritus era il nome della setta individuata da Alberto Magno; spiritus libertatis era il nome della setta corrente in Italia (lo «spirito de libertate» jacoponeo) e poi utilizzato nel Concilio di Vienne; tertius status infine è lo stato vaticinato da Gioacchino prima e dagli Spirituali poi.

Origine, sviluppi e dottrine. Il contenuto dottrinale del Libero Spirito è purtroppo incerto e ravvisabile via via negli esempi che saranno elencati: di certo punti fermi che possono essere enucleati sono quelli del vagheggiamento di uno stato adamitico, della certezza della deificatio che è uno dei motivi propri anche dei mistici, la fiducia nella visio facialis in vita, la convinzione che l’uomo deificato, novus, possa compiere qualunque azione senza incorrere nel peccato. Prima di qualsiasi altra origine deve essere esaminata in primo luogo una certa affinità con tematiche paoline, ad esempio con quella del passo più citato «ubi Spiritus Domini, ibi libertas» (II Cor. 3.17), che sono sviluppate in ambito della mistica cisterciense e principalmente nell’Epistola aurea di Guglielmo di Saint-Thierry, nell’idea di libertas spiritus, declinata da Gioacchino verso l’attesa dell’avvento del terzo stato. Le origini del movimento seguono quelle correnti che sembrano essere poi conglobate e che si può per utilità cercare di elencare in questo modo:
1) Gli «apostolici» di Tanchelino (m. 1115) e Manasses in Fiandra, nel Brabante e nei Paesi Bassi; gli apostolici di Arnold giunti dalle Fiandre a Colonia, cui forse è da riferirsi la dura lettera di Ildegarda di Bingen (PL 197, 232), che forse sono storicamente i veri antecessori del Libero Spirito.
2) I Catari [movimento settario diffuso in Europa centrale tra il sec. XI e XIII, di origine manichea, che si diffuse soprattutto nella Francia meridionale nella zona di Tolosa e Albi, da cui il nome di albigesi, che furono sterminati con una Crociata] che molto somigliano ai seguaci del Libero Spirito, tanto è vero che van Mierlo, Mc Donnell e il Cohn, riferendosi ai seguaci del Libero Spirito parlano di «Catari del Nord»; Grundmann confuta tale idea ribadendo il profondo monismo del Libero Spirito che mal si accorda al rigoroso dualismo del Catarismo; R. Guarnieri è invece propensa a riconoscere l’influenza del Catarismo sul Libero Spirito, affermando anche che gli scritti della letteratura catara che per la maggior parte non ci sono pervenuti avrebbero raccolto e veicolato le dottrine della deificatio della teologia d’oriente che sarebbero provenuti ai Catari dai bogomili balcanici di cui si parlerà in seguito.
3) Gli Amalriciani, i seguaci di Amalrico di Béne, condannati a Parigi nel 1212, in cui è ravvisabile una impostazione panteistica che sarà poi uno dei motivi di condanna del Libero Spirito, in buona parte derivanti dalla rilettura della filosofia di Giovanni Scoto Eriugena, e in particolare la dottrina dell’impossibilità del peccato e in ultima istanza dell’infallibilità dell’uomo che si fa parte di Cristo.
4) Gli Spirituali, come ormai sembra piuttosto chiaro, con le tematiche di povertà e attesa escatologica, che con i seguaci del Libero Spirito, furono gli eredi del movimento apostolico e pauperistico sorto intorno all’anno Mille.
5) La setta dei «nuwen» o «nuovi», ad Anversa tra fine del XIII e i primi del XIV sec., capeggiata da Hadewych e che sembra avere molti punti di contatto con quell’eresia del Ries «de novo spiritu» condannata da Alberto e in cui era predominante la stessa tematica della novitas dello Spirito che rende liberi (Rom. 7.6).
6) I Guglielmiti, processati a Milano nel 1300-1302, che veneravano la loro fondatrice Guglielmina la Boema, morta nel 1282, come vera incarnazione dello Spirito Santo, di cui attendevano la resurrezione nell’ambito della chiesa da loro istituita con gerarchia femminile e riti propri. Tale movimento, esemplare per la propria radicalità, non ebbe tuttavia una diffusione in ambito extra-locale. Maggiore diffusione ebbe invece il movimento del Segarelli e degli Apostolici, diffusosi da Parma e ivi sorto nel 1260.
7) Le beghine e i begardi, o per meglio dire le loro convinzioni dottrinali, che passano sotto il nome di begardismo, furono fin dalle origini appaiate a quelle degli appartenenti al Libero Spirito. Fra beghine e begardi ci fu il maggior numero di vittime: probabilmente nel 1236, nella diocesi di Cambrai, fu arsa, con l’accusa di professare dottrine panteistiche e spiritualiste di ascendenza amalriciana, la vecchia Aleydis con una ventina di compagni, che sarebbe da identificare con la beghina Aleydis, uccisa per il suo giusto amore ed inserita da Hadewych nell’elenco dei perfetti (107 in tutti) giunti alla visio facialis di Dio. Altra vittima illustre è senza dubbio Margherita Porete, arsa sul rogo a Parigi nel 1310.
8) L’apporto arabo ravvisabile principalmente nell’influenza dei sufi sul Libero Spirito. Ad esempio la «pazzia» di Jacopone, cosa che ha in comune con i sufi più radicali. Sono molti e innegabili i punti di contatto fra sufi e appartenenti al Libero Spirito, principalmente nella veste di beghine e begardi. Preme qui ricordare, al di là di un comportamento per molti versi analogo, il nucleo dottrinale importante che sembrano condividere i due movimenti: il fine ultimo è una contemplazione ininterrotta dell’essenza di Dio, come è possibile riscontrare in Al-Ghazali; il disprezzo ostentato nei confronti della conoscenza razionale e discorsiva e per la scienza libresca; il disprezzo nei confronti delle opere di cui Dio non ha alcun bisogno, cosa che condusse alcuni ad un libertinaggio senza freno; una certa tendenza al canto, al ballo delle composizioni fatte per la divinità; il carattere itinerante dei due movimenti i cui componenti erano abituati a riunirsi in confraternite che si legavano ad un «maestro» e in cui assumeva un carattere mistico la questua.
9) Abbiamo già detto dei Bogomili, cui bisogna aggiungere i Pauliciani, rappresentanti del monachesimo bizantino. Accanto a loro va ricordato il movimento esicasta, che una certa fortuna conobbe in ambito spirituale. Di questi «pazzi per Cristo» caso emblematico e misterioso quello di Costante, nominato da Hadewych nell’elenco dei perfetti, che visse per sessanta anni camminando carponi tutto nudo e ricevette la consolazione della Trinità. L’ascesi estrema dei mistici orientali era appunto fautrice dell’abbassamento dell’uomo fino alla natura dell’animale.
10) L’influenza sulla mistica speculativa di gnosticismo e neoplatonismo, principalmente mediato dalla scuola alessandrina, ad esempio da Evagrio Pontico, Gregorio di Nissa, Dionigi e Massimo il Confessore. Accanto a questa tradizione occidentale non è da emarginare la grande mistica ebraica: ad esempio l’idea della semplicità divina propria di s e idea cardine della Dux perpexlorum, che sembra essere quasi sicuramente una delle fonti di Eckhart.

La reazione ecclesiastica. Tra i documenti delle autorità sono importanti queste tappe fondamentali:

1) Nel primo Concilio di Lione (1245) il vescovo di Olmütz avverte contro una setta di agitatori vaganti, che si vestono e comportano come religiosi ma che si scagliano contro le autorità ecclesiastiche dicendo che Dio deve essere servito nell’assoluta libertà.
2) Decreto del Sinodo di Fritzlar (1258) contro i begardi vaganti.
3) Sinodo di Treviri (1277) in cui si lamenta che begardi seminino errori tra il popolo.
4) Onorio IV (1286) mette in guardia contro gli apostolici.
5) Concilio Nazionale di Würzburg (1287) in cui si diffidano gli apostolici vagantes dal proseguire nella loro condotta.
6) Niccolò IV rinnova la condanna di Onorio IV.
7) Bonifacio VIII rinnova la condanna (1296) contro una setta da lui considerata eretica di cui non riferisce né il nome né l’ubicazione (forse perché diffusa in più luoghi e con più nomi?) ma di cui descrive le pratiche: ad esempio quella del consolament, cioè conferire alla maniera catara lo Spirito Santo per imposizione delle mani, andare in giro tutti nudi ecc. Cioè quelle pratiche adamitiche (indubitabilmente quella della nudità) che sempre erano presenti tra le accuse mosse ai seguaci del Libero Spirito.
8) Treviri (1310): il concilio sinodale disapprova usi e costumi di begardi.
9) Concilio di Vienne (1311-1312): condanna dei begardi viventi in regno Alemanniae. Molti degli articoli di condanna del Concilio di Vienne sembrano essere stati estrapolati dalla condanna di Margherita Porete (1310). Sicuramente questa sembra essere la condanna definitiva del Libero Spirito e anche uno dei punti di maggior rilievo per la sua identificazione con il begardismo: dopo appena un secolo Bernardino da Siena arriverà ad identificare l’eresia italiana de spiritu libertatis come aderente alle dottrine espresse nel De anima simplici (cioè il Miroir) e con l’eresia condannata a Vienne. Con questo il cerchio sembra chiudersi. Niente però ci deve impedire di pensare principalmente al valore di movimento del Libero Spirito, anziché alla sua storia di eresia, che come tale ha influenzato importanti tappe della mistica europea e della spiritualità occidentale. (EC)

Bibliografia

Cohn, N. The Pursuit of the Millennium. A History of Popular Religious and Social Movements in Europe, from the Eleventh to the Sixteenth Century, London 1957
Grundmann, H. Movimenti religiosi nel Medioevo Bologna Il Mulino 1970. Il capitolo L’eresia del Libero Spirito nel movimento religioso del XIII secolo è alle pp. 303-372.
Guarnieri, R. Frères du Libre Esprit in Dictionnaire de spiritualité XXXVII-XXXVIII (1964), coll. 1241-68.
Guarnieri, R. Il movimento del Libero Spirito. Testi e documenti in «Archivio Italiano per la Storia della Pietà» IV, Roma, Edizioni di Storia e Letteratura 1965, pp. 350-708.
Mc Donnel, W. The Beguines and Beghards in Mediaeval Culture, with Special Emphasis on the Belgian Scene, New Jersey, N. Brunswick 1954.
Mierlo, J. van Béguins, beguines, béguinages in Dictionnaire de spiritualité V, coll. 1341-52.
David J. Viera – Jordi Piqué-Angordans Eiximenis, Fra Dolcino and the «Malvat hom» «Antonianum» 76 (2001) 729-46.

Fonte: http://www3.unisi.it/ricerca/prog/fil-med-online/temi/htm/libero_spirito.htm

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