Archivio per maggio 2013

Il secondo cervello

“Il tuo umore potrebbe dipendere dall’intestino e non dal cervello” di Vincenzo Matera

23.01.2013 

Il primo a parlare dell’esistenza di un cervello nella pancia è stato l’esperto di anatomia e biologia cellulare della Columbia University, dr. Michael D. Gershon, nel 1998, anno in cui ha pubblicato il suo libro: “Il secondo cervello”.

“Sappiamo che, per quanto il concetto possa apparire inadeguato, il sistema gastroenterico è dotato di un cervello. Lo sgradevole intestino, è più intellettuale del cuore e potrebbe avere una capacità “emozionale” superiore. E’ il solo organo a contenere un sistema nervoso intrinseco, in grado di mediare i riflessi in completa assenza di input dal cervello o dal midollo spinale” afferma Gershon.

Le trentennali ricerche di Gershon, hanno portato il mondo accademico a conoscenza dell’esistenza di una connessione strettissima tra intestino e cervello poiché, nell’intestino, si trova una rete nervosa molto complessa composta da oltre cento milioni di neuroni (sistema nervoso enterico) che gestiscono le attività intestinali e che si collegano al cervello tramite il sistema nervoso vegetativo. Inoltre, l’intestino produce il 95% della serotonina del nostro corpo, neurormone noto per garantire il buonumore ed il benessere dell’intero organismo.

A confermare e completare le ricerche di Gershon, il team di ricerca canadese della McMaster University, guidato dal dr. Stephen Collins, nel 2011, ha pubblicato sulla rivista scientifica Gastroenterology i risultati di uno studio che dimostra l’influenza della flora batterica intestinale, più precisamente chiamata microbiota, sul chimismo cerebrale e sul comportamento. Nell’intestino di ogni persona vivono molte migliaia di miliardi di batteri che concorrono a svolgere diverse disparate funzioni essenziali per il mantenimento di uno stato di buona salute e dell’equilibrio dell’umore.

Neuroni e flora batterica intestinale, dunque, sono direttamente coinvolti nei meccanismi dell’ansia e della depressione, nei nostri comportamenti e nell’umore con cui affrontiamo la vita.

Il nostro secondo cervello decide i nostri stati d’animo, in base allo stato di salute del microbiota che, a sua volta, incide sull’attività del sistema nervoso enterico.

Questi studi hanno risvolti molto importanti sia perché spesso le malattie dell’intestino (come per esempio la sindrome dell’intestino irritabile) sono legate a stati ansiosi o depressivi, sia perché numerose malattie, finora ritenute neuropsichiatriche, potrebbero avere la loro genesi proprio nell’intestino.

Fonte: http://www.dottmatera.com/articoli.php?id=155

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“Il secondo cervello” di Ivan Battista

Potrei esordire con una battuta e affermare che c’è qualcuno che dimostra di non averne nemmeno uno. Invece, Michael D. Gershon, neuroscienziato e specialista mondiale di neurogastroenterologia del “Dipartimento di Anatomia Cellulare” della Columbia University di New York,  pubblica in Italia, per i tipi della UTET (2006), il libro “Il secondo cervello”.

A seguito delle scoperte da lui effettuate negli anni Novanta del secolo scorso, Gershon sostiene che nelle viscere esiste un vero e proprio cervello; non una sezione del cervello della testa, ma un cervello enterico, «una rete a doppio strato intessuto lungo tutto il tratto gastro-enterico che inizia dall’esofago e termina in zona anale» (Ingegnieri, A. 2012, Roma). Dall’esofago al retto, il secondo cervello gestisce in autonomia le funzioni digestive e corporee senza ricevere ordini dal cervello situato nella testa.

Gershon giunge a scoprire il cervello enterico studiando la serotonina, un neurotrasmettitore noto come “l’ormone del buon umore”. Lo scienziato statunitense si accorge che la serotonina è prodotta per il 95% dalle viscere e non dalle ghiandole del cervello racchiuso nella scatola cranica. Inoltre stabilisce che “le cellule del sistema nervoso delle viscere sono dei veri e propri “neuroni cerebrali”, in quanto sono simili a quelle del cervello della testa. Questa somiglianza si riscontra «non solo quando le cellule sono in stato di salute, ma anche quando si ammalano (…) le cellule di ambedue questi sistemi nervosi», poiché «utilizzano le stesse sostanze per comunicare, lo stesso linguaggio biologico» (Ingegnieri, A. Edizioni Autentica, 2012, Roma).

L’insigne psicologo italiano Armando Ingegnieri fonda, sulle scoperte di Gershon, una sua teoresi psicologica che denomina “Psicologia del secondo cervello”. Nell’interessantissimo testo “L’individuo e la psicologia del secondo cervello” riporta come Gershon rinviene che gli ammalati di parkinsonismo [1] e di alzheimer hanno cellule degenerate sia nel cervello della testa sia in quello delle viscere. Inoltre, lo scienziato USA s’accorge che i farmaci usati per curare disturbi psicologici quali l’ansia, la depressione etc. danno disturbi intestinali come effetti collaterali e che farmaci adoperati per curare problemi intestinali procurano disturbi umorali. L’insieme di tutte queste scoperte neurogastroenterologiche ci porta a capire come il sistema nervoso gastro-enterico sia un apparato di circuiti complessi in grado di «analizzare, elaborare, memorizzare, pensare, apprendere e sviluppare perfino nevrosi in modo del tutto simile al cervello della testa».

Ingegnieri teorizza che il secondo cervello sia «il generatore e l’elaboratore delle emozioni e delle pulsioni e la sede della “Memoria Emotiva”». L’autore italiano sintetizza anche l’interazione tra secondo cervello e cervello della testa che avviene per mezzo del circuito limbico, del nervo vago e del midollo spinale.

Nel “L’individuo e la psicologia del secondo cervello” è introdotto anche l’avvincente concetto di Matrix emotiva, quale polo primario dell’affettività rappresentato dalla figura genitoriale femminile (un ruolo fortemente simbolico ed energetico) nella predisposizione relazionale innata che il bambino ha verso di lei. Qui, è inevitabile un riferimento all’influenza, spesso poco considerata, che il grande psicoanalista Sàndor Ferenczi ha avuto su tutto lo sviluppo dello studio di tale importantissimo rapporto. Il motivato, personalissimo interesse che Ferenczi rivolge alla relazione madre/bambino plasma sicuramente sia lo studio e la ricerca di Melanie Klein (in analisi con lui per alcuni anni) sia quelli di Fairbairn e Guntrip. I principi winnicottiani di “madre sufficientemente buona” e di “maternità primaria” sono senz’altro innestati sulla “amorevolezza materna” di Ferenczi e risentono dell’ “amore primario” di  Michael Balint, uno dei più brillanti allievi del bravo analista ungherese. Come non ricordare, poi, il modello“contenitore-contenuto” di Wilfred Bion, la“matrice extrauterina” di Margareth Mahler, lo“scudo protettivo” di Masud Khan e la “presenza amorevole” di Sacha Nacht? Gli scritti e le convinzioni di Ferenczi risuonano nella descrizione che René Spitz dà della depressione anaclitica (disturbi cui il bambino va incontro se privato della presenza e dell’amore materno).

In conclusione, secondo Ingegnieri, sembrerebbe che la sede dell’inconscio sia proprio il cervello enterico, sede che né Freud, né gli psicoanalisti sopra citati avrebbero mai potuto individuare alla luce delle loro conoscenze neurogastroenterologiche.

Armando Ingegnieri, a seguito dei suoi studi sulla psicologia del secondo cervello (ha conseguito tra l’altro anche un Phd in psicologia clinica negli USA) mette a punto una tecnica psicoterapeutica molto efficace che lo porta a trattare e a risolvere in breve tempo perfino casi molto gravi, resistenti ad altre modalità d’intervento psicoterapico.

Fonte: http://www.animamediatica.it/modules.php?name=News&file=article&sid=1042

[1] Oltre alla malattia di Parkinson esistono molti altri quadri clinici che appartengono alla famiglia delle malattie extrapiramidali e che per la loro somiglianza con la suddetta malattia sono detti appunto parkinsonismi.

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