“Massoneria, il serpente che striscia nella Chiesa” di Pucci Cristiani

sabato 9 marzo 2013

Prima che in Vaticano deflagrasse la bomba della “Lista Pecorelli” (12 settembre 1978) con i nominativi dei prelati “presunti massoni”, faceva scalpore la rivista mensile “Sì Sì No No” diretta dal coraggioso sacerdote don Francesco Putti, che già nell’ottobre del 1975 denunziava ” … tentativi per una massoneria cristiana” , in cui si poteva leggere: “La massoneria ha evitato lo scontro frontale con la Chiesa per usare la tattica dell’accomodamento. Gl’ingenui, guidati dai perversi, stanno abboccando ad un’eventuale transazione, ma lo scontro frontale, nonostante le diaboliche occultate nequizie, non potrà essere evitato perché il bene e il male, per loro natura, non sono fratelli ma nemici irriducibili”. Il giornale antimodernista denunziava i tentativi di avvicinamento alla setta che in Italia e negli altri paesi, europei e non, venivano portati avanti da parte di un “certo” clero; ad esempio, in Austria padre Alois Schrott dichiarava alla “Die Wochen Presse”: “I metodi di condanna non sono più gli stessi; la Frammassoneria non è più oggi strettamente antireligiosa ma cerca un riavvicinamento con la Chiesa. La Chiesa, pur sostenendo che l’appartenenza a una loggia comporta la scomunica, è diventata più elastica”.

Poi “Sì Sì No No” metteva in rilievo l’attività “paramassonica” del padre Michel Riquet (vedi foto 9), ricordando che, nonostante avesse il Nihil Obstat e l’Imprimatur di mons. Hottot, rimanevano sempre valide le parole di Leone XIII nell’ “Humanum Genus” : “Lo scopo fondamentale e lo scopo della setta massonica erano stati messi in luce dalla manifestazione evidente dei suoi modi d’agire, dalla conoscenza dei suoi principi, dall’esposizione delle sue regole, dei suoi riti e delle sue interpretazioni. In presenza di questi fatti era naturale che questa Sede Apostolica denunziasse pubblicamente la setta dei frammassoni come un’associazione criminale”.

Ancora nel 1976 sempre “Sì Sì No No” ammoniva in un editoriale (marzo 1976): “Il Cuore del Cattolicesimo attaccato dalla Massoneria” e notava come “assumendo le fantasie monistiche del fatiscente eretico Teilhard de Chardin” (il teologo cattolico René Valnève lo definirà in un suo libro edito da Giovanni Volpe: ‘Teilhard l’Apostata”) si attacchi in maniera violenta (da parte della massoneria) “il Papa, l’Eucarestia e Maria Vergine Madre di Dio”.

Una delle cose più tristi dei tempi attuali – si legge sul giornale di don Putti – è constatare, giorno per giorno, il rispetto decrescente per l’Eucarestia. Oltre alle irriverenze (non si era giunti ancora all’orrendo e ripugnante sacrilegio della Comunione data in mano n.p.c.) sempre più frequenti, i casi più dolorosi sono quelli in cui lo stesso prete, a volte, dubita della presenza reale del Cristo … nonostante le ammirabili parole di Paolo VI sul ‘Mysterium Fidei’ della Consacrazione … (al quale) si oppone particolarmente il ‘Mysterium Iniquitatis’ “

Per quanto riguarda le deformazioni della setta massonica riguardo a Maria Santissima possono essere riassunte in tre punti come scrive l’anonimo editorialista del giornale di don Francesco Putti: “1) Come per il Cristo, la persona storica di Maria non ha più il suo posto di Madre di Dio. Ad Essa si oppone non una persona ‘della  fede’ (Modernismo), ma la cristallizzazione in Maria di un mito eterno. Ella diviene la chiave di tutte le cosmogonie. 2) Le si nega la Sua qualità di Madre di Dio perché il Cristo non è più Dio. 3) La si fa la rappresentazione del Principio Femminile (Spirito) del ternario androgino delle Alte Sette (catarismo, gnosticismo, kabbalismo). Del resto nel programma del prete apostata-massone Abbé Roca: “Maria è la manifestazione vivente del principio femminile stesso, è la Saggezza immacolata nella persona incarnata a bella posta per unirsi quaggiù al suo sposo celeste, il principio maschile, lo spirito divino, e perché da questo reale imeneo uscisse una razza del tutto nuova, una razza veramente divina (pertanto) … l’accesso della donna all’altare, la sua ordinazione, la sua consacrazione per l’oblazione pubblica del Sacrificio , tutto ciò spetta alla gnosi sacra e fa parte essenziale del grande deposito della tradizione (sic!) … perché – aggiunge l’apostata Roca – il sacerdozio di Maria, e di conseguenza quello della donna, sono rimasti velati fino ai nostri giorni.”

Don Francesco Putti poi, ad esempio, in un numero di ‘Sì Sì No No’ (settembre 1976) evidenzia un editoriale: “Massoneria: alcune opere del ‘Fratello’ Ugo Poletti”, quindi due pagine dopo si può leggere un occhiello: “La Massoneria anche ne ‘L’osservatore Romano’ “, dove si osserva che detto giornale tenta di “resuscitare” il “pensiero pseudoteologico” di Teilhard de Chardin e che lo stesso :” ‘L’osservatore Romano’ del 22 aprile 1976 non ha disdegnato riesumare, nell’omelia per la domenica a cura del ‘biblista’ mons. Settimio Cipriani, perfino una ‘boutade’ di Loisy, uno dei padri del modernismo! “ per cui nella chiusa si legge: “(Su ‘L’Osservatore Romano’ ) … c’è la volontà di contribuire in modo subdolo alla disintegrazione della dottrina della Chiesa e del Magistero infallibile: è questa una mira e una strategia massonica. Infatti don Virgilio Levi, vicedirettore de ‘L’osservatore romano’ … è iscritto alla massoneria dal 14 luglio 1958″.

Si noti come don Virgilio Levi sia accusato da don Putti di far parte della massoneria nel  1976 due anni prima che venisse fuori la famosa lista di Mino Pecorelli (12 settembre 1978) che riporta esattamente: “Levi Virgilio:  data di affiliazione 14 VII 1958 – Matricola 241\3 – Monogramma VILE- Vice Direttore de ‘L’osservatore romano’.

Ma vediamo questo articolo pubblicato sulla “Tribune de Lausanne” del 12 XI 1976 che più di ogni altra cosa dimostra, sempre due anni prima della famosa Lista Pecorelli, come ormai nella Chiesa fossero infiltrati ai posti di comando frammassoni o complici, in buona o cattiva fede non sta a noi giudicare, della setta massonica.

tp

Tra la Chiesa e la loggia. Verso la fine della guerriglia

Avvenimento discreto, ma ugualmente avvenimento, mercoledì sera a Losanna. Due comunità dal passato penoso di ostilità scambievoli si sono incontrate nell’occasione la Chiesa cattolica e la Massoneria ma in uno spirito di dialogo e di apertura. Il vescovo di Milano (*), mons. Ernesto Pisoni, invitato dalla Loggia ‘Expérance et Cordialité’ di Losanna, si è intrattenuto con una numerosa assemblea di ‘fratelli’ massoni venuti da tutta la Svizzera francese e anche dall’estero. Tra il prelato italiano e questo uditorio, si è trattato, sicuramente di contenzioso storico: nessuno dimentica, né da una parte né dall’altra, che la Frammassoneria è stata scomunicata in blocco da Roma da più di due secoli. Ma è soprattutto di riavvicinamento, di pace e di mutua comprensione che avrà parlato mons. Pisoni nel corso di questa serata che farebbe andare fuori dai gangheri per l’indignazione monsignor Lefebvre, lui che vede in questo movimento di conciliazione tra cattolici e frammassoni un ‘abominevole dialogo’…

(*) Mons. Pisoni, nato nel 1920, ordinato il 1943, era nel 1976 parroco a Milano di San Gottardo al Palazzo e certamente non si spacciò per vescovo. Pare però che gli altri abbiano fatto di tutto per farlo credere; infatti sia in Francia che in Svizzera è d’uso dare ai vescovi del monsignore e non dell’eccellenza come da noi in Italia.

Losanna: un vescovo davanti ai frammassoni

Né dialogo abominevole né requisitoria, l’avvenimento di mercoledì sera è stato innanzi tutto l’espressione di un messaggio lasciato da monsignor Pisoni per mettere a tacere e dimenticare le “querelles” del passato. Il papa Clemente XII era malato, vecchio e quasi cieco quando nel 1738 approvò il testo della bolla di scomunica dei frammassoni condannati, tra le altre cose, perché “conservavano il segreto” e per “molte altre ragioni note al solo papato”.

Un papa in pieno in pieno possesso delle sue facoltà fisiche e mentali non avrebbe mai firmato un documento così equivoco” (*), ha detto mons. Pisoni. La Chiesa restò sempre ferma su questa scomunica e da allora ebbe inizio ciò che il vescovo di Milano chiama una specie di “guerriglia”. Essa durerà per più di 200 anni, con brevi barlumi di speranza che venivano accesi nel corso di incontri e di dialoghi occasionali tra prelati e frammassoni, soprattutto all’inizio del secolo.

Questa apertura ha fatto un progresso considerevole nel 1967 , allorché l’episcopato scandinavo ha deciso che i cattolici non sarebbero più tenuti a rinunziare alle loro relazioni massoniche, nel caso che la loro loggia non combattesse il cristianesimo. Secondo passo di capitale importanza: la lettera della Santa Sede che, nel 1974, autorizzava gli episcopati del mondo intero ad adottare le stesse posizioni dell’episcopato scandinavo.

In altri termini, commenta mons. Pisoni, oggi è perfettamente possibile appartenere alla massoneria senza cadere sotto il colpo delle scomuniche collettive di un tempo. Tocca al cristiano verificare l’atteggiamento della sua loggia nei riguardi della religione e verificare anche se questo atteggiamento è compatibile con le proprie convinzioni. Perché vi è frammassoneria  e frammassoneria, ripete il vescovo, che precisa ancora: ” Parlare contro il feticismo, il clericalismo o contro il dogmatismo in una loggia, non vuol dire essere anticattolico”.

Con il documento del 1974, reputa mons. Pisoni, la Chiesa ha veramente girato la pagina di “questo assurdo processo alle intenzioni” incominciando da “quel povero papa” che era Clemente XII, il Concilio ha riconosciuto “gli errori”  del passato con umiltà, errori riguardanti gli ebrei, gli eretici del Medioevo o i frammassoni.

Mons. Pisoni lo ripeterà a più riprese: vi è una parte importante di cristianesimo nei fondamenti della filosofia massonica: “Bisogna considerare i suoi membri come sono e come vogliono essere, ossia delle persone rivolte verso la salvezza dell’umanità e la ricerca di un mondo migliore”. Allusioni ugualmente alle verità cristiane, quali la tolleranza, la fraternità e il perfezionamento che ispirano buon numero di logge, sempre secondo Mons. Pisoni.

Lefebvre? Un caso

Il suo spirito di apertura (quello di mons. Pisoni n.p.c.) avrà sorpreso più di un frammassone, mercoledì sera: alcuni si attendevano molto più un affronto verbale che questa constatazione di tolleranza, questa volontà di tirare una linea sugli errori  e le lotte di dianzi. “Parla come noi” si è lasciato sfuggire uno degli uditori alla fine della serata. Quest’atteggiamento di conciliazione, del tutto opposto a quello di un monsignor Lefebvre ha trascinato inevitabilmente l’uditorio sulla scabrosa vicenda di Econe e del suo capo spirituale. I due uomini d’altronde, hanno già avuto degli scambi di parole. Mons. Lefebvre ha detto di mons. Pisoni che era “vescovo di giorno e frammassone di notte!”, ciò che ha ispirato delle alzate di spalle all’oratore di mercoledì sera: “Nostro fratello Lefebvre, lo chiamo così con sincera carità, è contro la libertà religiosa (a un vescovo cattolico come mons. Lefebvre dunque veniva contestata la sua piena ortodossia, è il colmo! n.p.c.), ci procura pena e amarezza. È’ giusto dire che alcuni paesi si servono di questo povero uomo per farne una bandiera. Ma per noi, mons. Lefebvre non è un problema, né uno scisma, è un caso personale, ecco tutto”.  Y. Lassueur

(*) Di un grande papa come Clemente XII il Pisoni si permette di dire, praticamente, che se fosse stato in senno non avrebbe condannato la massoneria, ergo vecchio e malato non era in pieno delle sue facoltà mentali e quindi ciò che ha fatto è una sciocchezza. Qui c’è già “in nuce” l’idea di un papa con mandato e poteri “a termine”; non a caso le Commissioni episcopali esautorano il papa e il Magistero dei singoli vescovi. A parte il linguaggio irriverente si nota la crassa ignoranza (o malafede) del Pisoni che non ricorda che la condanna e la scomunica alla massoneria furono ribadite dai successori di Clemente XII: 1751 Benedetto XIV; 1821 Pio VII; 1825 Leone XII; 1832  Gregorio XVI; 1864  Pio IX; 1884 Leone XIII; 1902 ancora Leone XIII; 1906 San Pio X; 1907 1910 e 1911 ancora San Pio X; 1958 Pio XII; fino al pronunziamento, negli anni Ottanta, della Sacra Congregazione della Fede (Card. Ratzinger) con approvazione del Beato Giovanni Paolo II.

Come ognuno potrà osservare la condanna della massoneria da parte della Chiesa (la differenza tra l’errore e l’errante c’è sempre stata!) non fu capriccio di un papa vecchio, malato, quasi cieco e non in pieno delle sue facoltà mentali, come disse Pisoni, ma dottrina costante di Santa Romana Chiesa. La tirata finale di mons. Pisoni, un prelato eretico senza, forse, neanche percepirlo, al vescovo Marcel Lefebvre, è la più grande attestazione di Fede e fedeltà, alla Chiesa perenne, che gli si potesse fare.

GALLERIA DI IMMAGINI

(archivio Pucci Cipriani)

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Padre Ernesto Balducci, il famigerato scolopio fiorentino “anima” e “mente” del cattocomunismo, grande quercia, le cui radici si nutrivano della dottrina gnostica e alla cui ombra si sviluppò il mito dei “preti rossi” (don Mazzi, don Milani, don Salucci, padre Turoldo etc.),  figura nella lista di Mino Pecorelli come affiliato alla massoneria. Di lui scrive Carlo Alberto Agnoli: “scomparso in un incidente stradale il 26 aprile 1992, in occasione della cui morte ‘L’Osservatore Romano’ ebbe ad esprimersi con profonda emozione e dolore. Ebbene, è sufficiente una conoscenza superficiale dell’opera di questo frate per rendersi conto che abbiamo a che fare con un uomo permeato dagli insegnamenti della loggia. Ci limiteremo a spigolare alcune citazioni dal suo libro ‘Uomo planetario’: “Chi ancora si professa ateo, o marxista, o laico, e ha bisogno di un cristiano per completare la serie delle rappresentanze sul proscenio della cultura, non mi cerchi. Io non sono che un uomo”. Più oltre commentando l’incontro ecumenico di Assisi del 27 ottobre 1986, così si esprime: “Siamo così alla resa dei conti. E in questa resa dei conti le religioni sono costrette a rivelarsi per quel che sono: produzioni simboliche di gruppi umani, sistemi ideologici in veste sacra […] Timor fecit deos”. Poco prima infatti aveva scritto: “Nella generale eclissi delle identità, il nostro primo dovere è di restare fedeli a quella che abbiamo costruito, con una variante però, che essa va ritenuta non come il tutto ma come un frammento del tutto, di un tutto ancora nascosto nel futuro […] Come il vero Dio, così anche il vero uomo è absconditus”.

Il “Deus absconditus”, il dio del futuro che si deve ancora rivelare  e che nascerà dalla fusione e dalla morte di tutte le religioni  esistenti! E’, pari pari, l’insegnamento del 32° Grado del Rito Scozzese Antico ed Accettato. Concludiamo il nostro ‘excursus’ con questa citazione di sconvolgente crudezza:”E’ finita l’era dei popoli eletti. E’ finita anche l’età dei salvatori. Come mi appare vera oggi, la frase che Nietzsche rivolgeva ai cristiani del suo tempo: ‘Chi vi salverà dal vostro Salvatore?’ “.

A questo punto è opportuno ricordare brevemente chi è quel Friedrich Nietzsche(1844-1900) alla cui autorità padre Balducci si richiama per ripudiare Gesù e il suo messaggio. Autore, tra l’altro, di un libro il cui titolo, ‘L’anticristo’, è già tutto un programma, quel filosofo preconizza un ‘Superuomo’ ‘liberato’ da ogni precetto e remora di ordine morale e contrappone Dionisio, dio della gioia, al Nazareno, predicatore di una tetra ‘morale da schiavi’.

Il suo pensiero, compreso il mito dell’eterno ritorno, è tutto permeato di quelle dottrine gnostiche che, secondo i più autorevoli trattatisti massonici (Albert Pike, René Guenon, ecc … ) costituiscono il midollo della massoneria, e che, evidentemente, il Balducci, in gran parte, condivide.

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Mons. Alessandro Maria Gottardi (1912-2001) il cui nome apparve nella lista di “OP” e in quella di “Panorama”. Più volte don Francesco Putti su “Sì Sì No No” lo accusò di far parte della massoneria.

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Il cardinal Pellegrino appare nelle lista dei “presunti massoni” di “OP” ma già due anni prima, nel 1976, don Putti lo additava come il ‘fratello’ Pellegrino affiliato alla setta massonica.

  

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Don Franco Molinari. Con il gesuita padre Caprile e il paolino padre Rosario Esposito, don Franco Molinari (don Putti lo chiamava il “Molin Molinaro” che ha sposato la massoneria) tenne contatti  e pubblici incontri  con i massimi dignitari italiani di quella setta fino ad innamorarsene. Pubblicherò in un mio libro: “Fidem servavi: la memoria negata”  che uscirà a Natale, alcuni interessanti articoli sulla massoneria di don Luigi Migliorini (+1975), un prete di campagna del mio Mugello e grande amico, che apparvero su “Realtà Politica”, la rivista fondata da don Luigi Sturzo e diretta da Alcide Cotturone, in polemica con il paolino Esposito definito dal Migliorini: “Il Cappellano della Massoneria”.

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Padre Jose’ Antonio Ferrer Benimeli, in collaborazione con padre Caprile, (un tempo acerrimo nemico della Massoneria, che pubblicò un significativo libro dal titolo: “Massoneria, Sinagoga di Satana”), dette alle stampe un libello intitolato “Massoneria e Chiesa Cattolica ieri oggi domani”, nel quale, sia pur  citando un confratello, padre Michel Riquet (1898-1993), si giunge ad auspicare che tra Chiesa e massoneria si pervenga da un “iniziale ecumenismo dei cuori” ad un “ecumenismo delle intelligenze e delle dottrine”, vale a dire, niente meno, che alla fusione, almeno sul piano delle credenze,  fra Cristianesimo e massoneria,  fra Chiesa e “Antichiesa”!

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Il padre Michel Riquet (1898-1993), di cui abbiamo fatto cenno anche a proposito delle pubblicazioni del settimanale antimodernista “Sì Sì No No” del 1976.

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Un altro nome di prelato apparso sulle liste di “OP” e “Panorama” è quello del servita padre Davide Maria Turoldo, morto il 6 febbraio 1992, esaltato dai suoi ammiratori come “profeta” e “poeta” dei nuovi tempi.

Sempre Agnoli scrive: “E’ gioco-forza riconoscere che anche costui era un cattolico e un frate molto sui generis: convinto sostenitore del divorzio (ora anche i cardinali tedeschi capeggiati da Kasper chiedono un papa che riveda le regole dei divorziati e un nuovo approccio in campo morale … secondo gli schemi della massoneria, basta vedere il cardinale austriaco Schonborn, che viene falsamente indicato per un “conservatore” link  n.p.c.) ai tempi del referendum promosso dai cattolici contro quell’istituto, nel 1971, nel Santuario di Tirano spezzò una corona da rosario e la gettò tra i fedeli gridando: “Basta con queste superstizioni da Medio Evo!”. Si ammetterà che da parte di un Servo di Maria sia stato un gesto almeno sconcertante. Ma di non diverso stampo era la sua ‘devozione’ per Gesù Cristo: sul numero di ‘Panorama’ del 26 maggio 1988, infatti, scrivendo a proposito  dell’esposizione dei Crocifissi in luoghi pubblici egli ebbe a sostenere: “Ci sia o non ci sia appeso ai muri non cambia niente. Il Crocifisso non vale più niente per il mondo d’oggi; non dice più nulla a questa società […] Oggi il Crocifisso in sé non rappresenta più nulla […] Il Crocifisso per me è Oscar Romero ucciso, è il povero Luther King ucciso, sono i neri del Sud Africa, è Mandela in galera […] Quelli sono i veri Crocifissi!”

Ci si domanda: c’è proprio tanto da stupirsi a trovare un frate di questo stampo in una o più liste massoniche?

Fonte:http://www.riscossacristiana.it/index.php?option=com_content&view=article&id=2251:memoriae-tradere-gia-prima-della-lista-pecorelli-un-prete-coraggioso-denunciava-le-infiltrazioni-massoniche-nella-chiesa-di-pucci-cipriani&catid=53:storia&Itemid=123

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  1. #1 di gianluca il 25 maggio 2013 - 6:21 AM

    Ho trovato il vostro blog su google e sto leggendo alcuni dei tuoi post iniziali. Il tuo blog semplicemente fantastico.

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