“Lo IOR” di Solange Manfredi

In questi anni di ricerca, in cui mi sono trovata a leggere tanti atti processuali sui principali misteri italiani, una cosa mi ha colpita ed indotta a riflettere: tutti i casi giudiziari sembrano collegati tra loro. Vi si possono riscontrare spesso gli stessi nomi, le stesse organizzazioni, gli stessi meccanismi, le stesse modalità per eliminare civilmente o fisicamente i testimoni, giudici, poliziotti, ecc … . E’ come se i misteri italiani fossero tutti all’interno della tela di un ragno. Il problema è capire chi o cosa sia, il ragno. Difficile a dirsi, anche perché chi ha tentato di raggiungere il centro di questa “tela” è morto. Già i morti. Nella storia della nostra Repubblica le stragi e gli omicidi per cui non si è riusciti a risalire ai mandanti sono decisamente troppi. Ho pensato allora di ricercare se vi era un filo che potesse collegare alcune morti della storia italiana, una sorta di minimo comun denominatore ed ho trovato lo IOR. Lo IOR a partire dagli anni ’60 ovviamente, ovvero da quando vi entrano a far parte alcuni personaggi legati alla massoneria.

 Lo IOR e la massoneria

 E’ il 1955 quando l’arcivescovo di Milano Giovanni Battista Montini elegge a suo consulente finanziario Michele Sindona (massone dell’obbedienza di Piazza del Gesù, fa parte della loggia coperta “Giustizia e Libertà, vedi articolo del 09 febbraio 2008 su questo blog). Nel 1960, probabilmente grazie ai buoni uffici dell’arcivescovo Montini, la società “Fasco Ag” di Michele Sindona, domiciliata in Liechtenstein, acquista dal presidente dello IOR Massimo Spada il pacchetto di maggioranza della “Banca Privata Finanziaria”. E’ l’inizio dell’ascesa di Sindona. Il 3 giugno 1963 Giovanni XXIII muore. Viene convocato il conclave per elegger il nuovo papa. “Pochi giorni prima, i cardinali, guidati da Giacomo Lercaro di Bologna, si riunirono in una villa di Grottaferrata di proprietà di Umberto Ortolani, dove, protetti dalla notte e dagli agenti dell’Entità (servizio segreto vaticano n.d.r.) incaricati di sorvegliare le eminenze prima del conclave, venne deciso il nome del candidato da appoggiare. Il prescelto fu Giovanni Battista Montini, arcivescovo di Milano, che era a conoscenza della riunione svoltasi in casa del famoso membro della massoneria. Il conclave iniziò il 13 giugno del 1963. Due giorni dopo, alla quinta votazione, il sessantacinquenne cardinale Giovanni Battista Montini fu eletto papa e adottò il nome di Paolo VI. L’incoronazione ebbe luogo nove giorni dopo. Per prima cosa il nuovo papa ricompensò l’ospitalità del massone Ortolani nominandolo … [1]. Il nuovo papa, la cui candidatura parrebbe essere stata così caldamente appoggiata dalla massoneria, apre le porte del Vaticano a Sindona (P2), Calvi (P2), Gelli (P2) e Ortolani (P2), quindi consegna lo IOR nelle mani Marcinkus. In effetti lo IOR rappresenta per i faccendieri di loggia una manna. Viene loro offerta, infatti, la possibilità di operare con un Istituto:

 – che non è tenuto a nessun tipo di informativa;

che non è tenuto a pubblicare un bilancio o un consuntivo sulle proprie attività;

i cui conti sono numerati, né nominativo né foto del correntista;

che non rilascia ricevute delle operazioni, né documenti contabili;

– il conto può essere aperto in qualsiasi valuta;

il denaro, senza né limiti né vincoli, può essere movimentato su qualsiasi banca del pianeta senza essere soggetto ad alcun controllo, ecc … .

I faccendieri di loggia utilizzano lo IOR per esportare fondi neri e riciclare denaro, come conferma anche Sindona: «Lo Ior apriva un conto corrente con l’istituto di credito italiano che voleva esportare lire in nero. Il cliente della banca italiana depositava i soldi liquidi sul conto e lo Ior provvedeva ad accreditarglieli all’estero, nella valuta e presso la banca che gli erano state indicate. Nell’eseguire l’operazione, lo Ior distraeva una commissione poco più alta della normale. La Banca d’Italia ed altre autorità non hanno mai interferito […]. Sono al corrente di queste cose perché lo Ior agiva in questa veste per conto di miei clienti della Banca Privata Finanziaria e della Banca Unione. Il vescovo Marcinkus, una volta arrivato a capire tutta la faccenda, si convinse che il sistema usato dallo Ior per esportare fondi fosse una specie di delitto perfetto» [2]. Già un “delitto perfetto”. Ma quanti sono quelli che hanno pagato con la vita perché, in un modo o nell’altro, hanno rischiato di “rompere” il “giocattolo”?

I morti: una strage

Il generale Enrico Mino

E’ il 1975 quando al comandante dell’arma dei Carabinieri, il generale Enrico Mino, viene assegnato l’incarico di accertare quali prelati della Curia romana fossero massoni. Due mesi dopo il generale Mino consegna il dossier dei presunti massoni vaticani, tra cui vi sono i nomi del cardinale Sebastiano Baggio, del cardinale Jean Villot, del vicario di Roma Ugo Poletti, di monsignor Paul Marcinkus, di monsignor Agostino Casaroli, di monsignor Donato De Bonis, di monsignor Pio De Laghi e di decine di altri prelati” [3]. Il dossier consegnato crea alcuni problemi ad alcuni prelati presenti nella lista. Nell’estate del 1977 il cardinale ultraconservatore Giuseppe Siri incarica il generale Mino di svolgere una seconda inchiesta sui prelati della Curia affiliati o vicini alla massoneria. Questa volta, però, il comandante dell’Arma non riuscirà a concludere la sua inchiesta: il 31 ottobre muore precipitando con l’elicottero esploso in volo. Il perché di quella esplosione non verrà mai chiarito” [4]. Il dossier del 1975, invece, viene fatto sparire sepolto tra le carte dell’archivio Vaticano 

Papa Luciani

Il 26 agosto 1978, alla morte di Paolo VI, viene eletto papa il cardinale Albino Luciani che prenderà il nome di Papa Giovanni Paolo I. Il cardinale Albino Luciani non aveva mai nascosto di non apprezzare la spregiudicata gestione economica della Chiesa, soprattutto per quanto concerne la gestione dello IOR operata da Marcinkus e fratelli. Così, appena eletto papa, decise di raccogliere informazioni circa le voci che circolavano riguardo lo IOR e le infiltrazioni massoniche in Vaticano. L’incarico fu dato a padre Da Nicola, agente dell’Entità infiltrato nello IOR. Avute tutte le informazioni necessarie papa Luciani : “… manifestò subito l’intenzione di procedere ad un radicale rinnovamento dei vertici curiali: sollevando dai loro incarichi alcuni dei più chiacchierati maggiorenti della nomenklatura: dallo spregiudicato presidente dello IOR monsignor Paul Marcinkus, al segretario dello Ior, l’intrigante monsignor Donato De Bonis; dal controverso [ ??? ] dello Stato cardinale Jean Villot, al discusso vicario di Roma cardinale Ugo Poletti. Tutti costoro, perdipiù, erano stati esplicitamente indicati da OP come presunti affiliati alla massoneria ecclesiastica” [5]. Non farà in tempo. Il 28 settembre 1978 Papa Luciani, dopo soli 33 giorni di pontificato, morirà nel suo letto probabilmente avvelenato anche se la versione ufficiale parla di infarto miocardico. 

Padre Giovanni da Nicola 

Padre Giovanni Da Nicola: “… agente dell’Entità, infiltrato nello IOR che informava il sommo pontefice delle malversazioni finanziarie realizzate da Paul Marcinkus e dai suoi soci attraverso lo IOR sapeva, ora che Giovanni Paolo I era morto, di avere i giorni contati. La spia chiese protezione al cardinale Benelli, ma le misure adottate non furono mai effettive. Infatti Benelli era riuscito, attraverso la segreteria di Stato, a far trasferire Da Nicola alla nunziatura in Canada, ma la conferma del cambio di destinazione della spia non arrivava. Quattro giorni dopo la morte di Giovanni Paolo I, mentre il mondo era ancora sotto scok, la spia dell’Entità fu trovata impiccata in un parco isolato di Roma, frequentato da travestiti e prostitute. La polizia chiuse il caso considerandolo un suicidio e nessuno si preoccupò di indagare sugli ematomi che Da Nicola aveva sulle braccia e sul corpo, segni evidenti di una colluttazione. L’autopsia dimostrò che Giovanni Da Nicola aveva il collo rotto per una frattura provocata forse da un colpo alla nuca e non dal peso del corpo caduto nel vuoto appeso ad una corda. Senza alcun dubbio l’uomo che più sapeva dei segreti dello IOR e di Paul Marcinkus era stato assassinato. Nessuno fece domande, neanche i capi dello spionaggio e del controspionaggio vaticano [6].  

Vittorio Occorsio 

Il giudice Vittorio Occorsio stava indagando sui rapporti tra terrorismo fascista e P2. L’08 luglio 1976 il giudice Occorsio, parlando con un giornalista, fa notare una strana coincidenza: il totale della cifra pagata per i riscatti dei rapimenti per cui era stato arrestato Albert Bergamelli (ovvero quelli dei figli di Roberto Ortolani, Alfredo Danesi e Giovanni Bulgari, tutti e tre iscritti alla P2) corrisponde esattamente alla cifra spesa per l’acquisto della sede della costituenda organizzazione internazionale massonica OMPAM (Organizzazione Mondiale del Pensiero e dell’Assistenza Massonica). Il 09 luglio 1976 Occorsio viene assassinato a Roma da una raffica di mitra. L’attentato viene prima rivendicato dal gruppo terroristico “Ordine Nuovo” e successivamente dalle “Brigate Rosse” con un volantino fatto trovare in una cabina telefonica a Reggio Emilia. Quasi come a dire: uno vale l’altro. Probabilmente al vertice c’è stata un po’ di confusione su chi, per l’occasione, avrebbe dovuto rivendicare l’attentato. Comunque alla fine viene accertato che l’autore materiale dell’omicidio del giudice Occorsio è un neofascista, Pierluigi Concutelli. Ma Pierluigi Concutelli pare sia anche un massone. Infatti la sua scheda, con l’indicazione della tessera n. 11.070, viene ritrovata da Giovanni Falcone a Palermo, nella sede della loggia massonica Camea. La loggia Camea è una loggia che ha al suo interno come affiliati non solo Sindona, ma anche il boss Stefano Bontade e quel Giacomino Vitale che, come vedremo successivamente, si adopererà per fare le telefonate minatorie all’avv. Giorgio Ambrosoli. Tutti fratelli di loggia … che strana coincidenza.  

Emilio Alessandrini 

Il giudice Emilio Alessandrini conduce le indagini sugli scandali finanziari del “Banco Ambrosiano” e su Calvi. Nel novembre ’78 gli ispettori di Bankitalia stilano un rapporto allarmante sulla situazione finanziaria del Banco Ambrosiano. Il 23 dicembre ’78 il giudice Alessandrini riceve il rapporto di Bankitalia sull’Ambrosiano. Un mese dopo, il 29 gennaio 1979 viene ucciso a Milano da un commando di “Prima linea”. 

Mino Pecorelli 

E’ il 12 settembre 1978. Mino Pecorelli pubblica su “OP” la lista di 121 nomi di presunti prelati massoni, tra cui il segretario di Paolo VI Pasquale Macchi, il vicedirettore dell’Osservatore romano Virgilio Levi, il cappellano di Paolo VI Annibale Ilari e altri prelati, fra cui addetti alla gestione delle finanze vaticane guidati dal vescovo dello Ior Paul Marcinkus, massone matricola 43/649. Il 20 marzo 1979 alle ore 20.30, Pecorelli lascia la redazione di “Op”, in via Tacito 50, sale sull’auto ed accende il motore. Un uomo si avvicina al finestrino e spara un colpo in bocca al giornalista, poi, aperta la porta della vettura fa fuoco sul corpo di Pecorelli altre tre volte. 

Giorgio Ambrosoli 

L’11 luglio 1979 Giorgio Ambrosoli, commissario liquidatore della Banca privata italiana di Michele Sindona, già precedentemente minacciato dal mafioso massone Giacomino Vitale, cognato del boss massone Stefano Bontate, viene ucciso davanti al portone di casa da William Aricò (morto poi in carcere durante un “presunto” tentativo di evasione. Secondo la versione ufficiale voleva scappare uscendo dalla finestra della sua cella, il problema è che la sua cella si trovava al nono piano e, come era prevedibile, è precipitato). Collaboravano con Ambrosoli Antonio Varisco e Boris Giuliano. 

Antonio Varisco 

Il 13 luglio 1979, due giorni dopo Ambrosoli, muore il colonnello Antonio Varisco comandante del Nucleo traduzione e scorte del Tribunale di Roma. Antonio Varisco viene colpito da una raffica di mitragliatrice sparata da due uomini mentre si trovava nella sua auto fermo ad un semaforo. L’omicidio viene rivendicato con una telefonata dalle “Brigate Rosse”. 

Antonio Strallo 

Ad indagare sull’omicidio di Varisco è il capitano della Digos Antonio Strallo che però, nonostante la rivendicazione, non è convinto che gli autori dell’attentato siano le BR. Verrà ucciso prima di portare a termine l‘indagine. 

Boris Giuliano 

Il 20 luglio 1979 Boris Giuliano, capo della squadra mobile di Palermo viene ucciso nel bar Lux di Palermo da un uomo che si avvicina e gli spara un colpo alla nuca. “Prima di uscire dal locale l’assassino depose sul cadavere un garofano bianco. Anni dopo si scoprì che quel fiore era un segno utilizzato dall’Inquisizione romana, negli anni in cui il cardinale e inquisitore generale Michele Ghislieri seminava il terrore nella città eterna. Il garofano bianco infatti veniva lasciato davanti alle case per indicare agli uomini del Sant’Uffizio che chi vi abitava doveva essere arrestato e torturato” [7]. Boris Giuliano aveva scoperto i flussi internazionali del denaro sporco delle banche di Sindona e stando a quanto ha dichiarato l’avvocato Giuseppe Melzi – legale di un gruppo di piccoli azionisti del Banco Ambrosiano – su questo importante aspetto a metà giugno del 1979 c’era stato un incontro tra Boris Giuliano e l’avvocato Ambrosoli. Successore di Boris Giuliano, come capo della squadra mobile, sarà Giuseppe Impallomeni, (tessera P2 n. 2213). 

Graziella Corrocher 

Il 17 giugno 1982 la segretaria di Calvi da 15 anni, Gabriella Corrocher, dopo aver partecipato all’ultima riunione del consiglio di amministrazione del Banco Ambrosiano precipita giù dalla finestra del palazzo. La sua morte verrà archiviata come suicidio. 

Roberto Calvi 

Il 18 giugno 1982 Roberto Calvi viene ritrovato appeso all’impalcatura del ponte dei Blackfriars a Londra. 

Giuseppe Dellacha 

Il 2 ottobre 1982 anche il dirigente del Banco Ambrosiano, che pare facesse da corriere speciale tra Calvi e Marcinkus, precipita giù da un balcone. Anche questo caso verrà archiviato come suicidio. 

Barbara, Salvatore e Giuseppe Asta 

Carlo Palermo, partendo da una indagine sul traffico di armi, scopre che vi sono connivenze ad alto livello rese possibili da logge massoniche coperte e che collegavano alcuni misteri italiani tra cui: Banco Ambrosiano, P2, IOR, suicidio Calvi, i servizi segreti deviati e l’attentato al papa. Inizia ad acquisire documenti e scopre depistaggi. Immediatamente partono le contromisure e dopo denunce penali e disciplinari (che si riveleranno, poi, assolutamente infondate), ecco il tritolo a porre definitivamente la parola fine alle indagini. E’ il 2 aprile del 1985 quando il giudice Carlo Palermo subisce l’attentato di Pizzolungo. Il giudice e la scorta restano feriti dall’esplosione. Barbara Asta e i suoi due gemelli, Salvatore e Giuseppe di 6 anni, invece, perdono la vita. La loro auto si trova tra quella del giudice e l’autobomba imbottita con 20 kg di tritolo. 

Michele Sindona 

Il faccendiere piduista ed assassino Michele Sindona (vedi articolo su questo blog del 09 febbraio 2008 “Il caso Sindona e l’importanza del giuramento massonico”), dopo la condanna per l’omicidio di Giorgio Ambrosoli, sentendosi “tradito ed abbandonato dai suoi” minaccia di parlare e di dire nomi e cognomi delle persone per cui, negli anni, ha riciclato il denaro. Non farà in tempo. Muore nel carcere di Voghera il 22 marzo 1986 bevendo un caffè al cianuro. Il caso viene archiviato come suicidio. 

Raul Gardini e Gabriele Cagliari 

Per lo scandalo Enimont, Gabriele Cagliari presidente dell’Eni e Raul Gardini patron del Gruppo Ferruzzi, muoiono, apparentemente suicidandosi (vedi articolo su questo blog del 30 luglio 2008 “Tre suicidi eccellenti”), poche ore prima di essere ascoltati dai magistrati. I miliardi di Ferruzzi pare siano transitati per la banca vaticana, per poi venire depositati in un conto estero cifrato. 

Paolo Borsellino 

Il giudice Paolo Borsellino, grazie alle confessioni del pentito Calcara, ha informazioni importanti sulla morte di papa Luciani e sull’attentato a papa Giovanni Paolo II. La delicatezza e pericolosità delle informazioni lo induce a condurre le indagini per trovare i riscontri ai racconti di Calcara in gran segreto, riscontri che appunta, di volta in volta, nella sua agendina rossa. Eppure, nel maggio del 1992, la notizia su cosa stia indagando Borsellino, viene divulgata. Il 19 luglio 1992 Paolo Borsellino e i cinque agenti della sua scorta (Emanuela Loi, Agostino Catalano, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina) vengono dilaniati da 100 kg di tritolo sotto casa della madre del giudice in via D’Amelio. L’agendina rossa verrà trafugata dal luogo della strage. Come per l’attentato al giudice Carlo Palermo, anche in questo caso e nonostante i numerosi riscontri in senso contrario, l’attentato verrà attribuito alla mafia. 

Conclusioni 

Abbiamo visto quante persone (e l’elenco non è sicuramente completo) che in qualche modo con la loro attività hanno minacciato lo IOR, siano morte. Il dato, però, che salta subito agli occhi è come siano morte, con una tempestività straordinaria, per mani diverse e a prima vista uccise da organizzazioni che tra loro non dovrebbero avere nulla a che fare: BR, Ordine nuovo, Prima Linea, Mafia, ecc.. Anche i suicidi sono stati “troppo” tempestivi. Ora una domanda sorge spontanea: possibile che la depressione (per i suicidi) e/o organizzazioni tra loro distanti abbiano deciso di entrare in azione uccidendo tutte queste persone proprio al momento giusto per impedire che lo scandalo IOR scoppiasse? Troppe coincidenze, difficile credervi, non sarebbe invece più facile credere che Ordine Nuovo, BR, Prima Linea, Mafia, depressione che porta al suicidio, ecc … non siano altro che sigle o “depressioni” mosse da un identico vertice e create ad arte per depistare non solo la magistratura ma ancor prima i cittadini? Probabilmente si. 

[1] “L’Entità”, Eric Frattini, Fazi Editore, pag. 331.

[2] Sergio Flamini, “Trame Atlantiche, Storia segreta della loggia massonica P2”, Kaos Edizioni, pag. 81.

[3] “All’ombra del Papa infermo”, Discepoli di Verità, Kaos Edizioni, pag. 16-17.

[4] “All’ombra del Papa infermo”, Discepoli di Verità, Kaos Edizioni, pag. 17.

[5] “All’ombra del Papa infermo”, Discepoli di Verità, Kaos Edizioni, pag. 19.

[6] “L’Entità”, Eric Frattini, Fazi Editore, pag. 362-363.

[7] “L’Entità”, Eric Frattini, Fazi Editore, pag 371.

Fonte: http://paolofranceschetti.blogspot.it/2008/10/ior.html

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  1. Vaticano: è dietro il più grosso produttore d’armi italiano? Chi è dietro l’Hatù? Lo IOR, una lunga storia assai controversa | Escogitur.it

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