“Salafismo e wahabismo” di don Curzio Nitoglia

3 agosto 2012

Madre Agnese Maria della Croce, nella conferenza  sulla Siria tenuta a Roma il 25 luglio 2012, ha fatto riferimento al wahabismo e al salafismo, soprattutto come quest’ultimo è interpretato dal Partito nazional-popolare Baath in Siria. Nel presente articolo riassuntivo cerco di esporre la natura e le differenze del salafismo sunnita e baathista siriano con il wahabismo saudita, alle quali ho accennato en passant nell’articolo di presentazione della conferenza succitata.

Storia del salafismo

Il termine salafi (arabo: سلفي‎) nel ‘significato moderno’ di questo termine fa riferimento ad un movimento revivalistico sorto nella seconda metà del 1800 in Egitto, in relazione positiva alla diffusione della cultura europea e con l’intento di rivelare il lato buono delle radici della “modernità” all’interno della civiltà islamica. Perciò si parla giustamente di salafismo come “riformismo, liberalismo o modernismo islamico” aperto al pensiero europeo.

Il salafismo delle origini era un movimento profondamente e sinceramente religioso, che si batteva per il recupero di un Islam “puro” da incrostazioni sovrastrutturali,  fautore di una lettura meno intellettualistica del Corano, ostile per un verso ad una sua lettura troppo letterale o fondamentalistico-protestantica, che rischiava concretamente di sfociare in vera e propria offesa alla ragione umana, ma per un altro verso anche alla dottrina di alcune correnti del sufismo (o mistica islamica), giudicata assertrice di una lettura troppo allegorica e potenzialmente fuorviante del significato coranico.

Il ‘salafismo moderno’ pensa che la propria interpretazione non eccessivamente letterale della legge coranica sia più adeguata alle necessità del presente. Rifiuta, però, l’esegesi che tracima in una vera e propria «libera interpretazione protestantico-soggettivistica» del testo coranico.

Ideologia del salafismo

Il movimento salafita è anti-occidentale più che anti-europeo e se può sembrare apparentemente tradizionalista, in realtà è un movimento di modernizzazione dell’Islam, una sorta di protestantesimo, liberalismo o modernismo rispetto al cattolicesimo romano tradizionale, tanto per essere più chiari.

Salafismo e radicalismo

Il wahabismo, o movimento “fondamentalista“, è marcatamente caratterizzato dal fondamentalismo moralistico farisaico, specialmente esteriormente affettato ma non sempre vissuto, impegnato contro i malesseri sociali e i “vizi” importati dal moderno salafismo non ostile alla cultura europea classica (alcolismo e prostituzione), dalla condanna radicale dello scimmiottamento dell’Occidente e del suo femminismo decadente, dall’ostracismo totale nei confronti delle missioni cristiane e delle loro attività di proselitismo.

Wahabismo e Arabia Saudita

Il movimento wahabita è un movimento fondamentalista e “farisaico”, profondamente legato alla Casa reale dell’Arabia Saudita e che affronta lo studio  del Corano in chiave del tutto anti-moderna, ma incline al metodo “fondamentalistico” dell’esegesi protestantica americana, che interpreta il Corano alla lettera in maniera stretta e radicale.

Cos’è il wahabismo

Wahabismo è il nome del movimento conservatore sviluppatosi in seno alla comunità islamica, fondato da Muhammad Ibn ʿAbd Al-Wahhab (1703 – 1792).

La storia del Wahabismo

Muhammad Ibn ʿAbd Al-Wahhab si recò da giovane dalla nativa regione del Najd (attuale Arabia Saudita) a Medina, Basra, Baghdad, in Iran e al Cairo e tornato infine nella Penisola araba, si stabilì nell’oasi di al-ʿUyayna dove entrò in contatto amichevole con l’Emiro Muhammad Bin Saʿud,  fondatore della Casa di Al Saud. Spostatosi nell’Emirato Saudita, egli guadagnò alla sua visione del mondo il figlio dell’Emiro saudita e nel 1744 il religioso wahabita e il Califfo saudita si giurarono fedeltà reciproca, con l’intento di realizzare una comune azione per il rinnovamento dei costumi che entrambi giudicavano eccessivamente rilassati. “Trono ed Altare” formarono, così,  una sola cosa nel wahabismo sauditaL’alleanza fra il leader religioso e il Signore della città fu la pietra angolare di quello che sarebbe divenuto, molto tempo dopo, il regno saudita. I sauditi riuscirono a costituire uno stato fortemente religioso o teocratico wahabita.

Quando nel 1924 ʿAbd Al-ʿAziz Ibn Saʿud prese il potere in Arabia il nuovo stato adottò il wahabismo come dottrina ufficiale e trasse la sua legittimità dal possesso di due fra i tre grandi luoghi santi dell’Islam. Ma la sua influenza non sarebbe stata così importante se il suo territorio non avesse custodito, insieme alla Mecca e alla Medina, una straordinaria ricchezza petrolifera. È questa la ragione per cui il regno della famiglia Saud, costituzionalmente legittimato dalla sua missione spirituale tipicamente “farisaica” negli affari interni e prodigiosamente arricchito dal petrolio, giuoca un ruolo molto importante nella politica Medio Orientale, alleato, alla maniera degli antichi “Sadducei”, con gli Usa negli affari esteri [1].

Il pensiero wahabita

Agli inizi la Wahhābiyya era soltanto uno dei tanti ritorni alla purezza e al rigore originale. L’insegnamento del suo iniziatore era fondato sulla rigida unicità di Dio (negando la SS. Trinità e la Divinità di Gesù Cristo, Verbo Incarnato), sull’osservanza rigorosa del Corano e sulla severa condanna delle consuetudini religiose (la visita ai sepolcri dei personaggi famosi, per esempio), che si erano depositate come altrettante stratificazioni, nel corso del tempo, sulle pratiche devozionali dei musulmani. Rigorosamente ostile ad ogni interpretazione personale e soggettiva dei giurisperiti musulmani, il wahabismo  guarda con sospetto anche alle pratiche del sufismo, tuttavia è a favore di una lettura esoterica della sharīʿa. In base a ciò la monarchia saudita si è sempre sentita legittimata a proporre un regime di tipo tradizionale, teocratico e fondamentalista quanto ad assetti politici interni e a costumi (rigida separazione dei sessi). Tuttavia la famiglia reale saudita, in politica estera, ha mantenuto un costante orientamento filo-occidentale. Per questo è tacciata di rigorismo morale ‘farisaico’ interno e di doppiezza politica ‘machiavellica’ esterna: si rigetta all’interno del Paese ed esteriormente ogni costume non-musulmano, ma si è alleati in politica estera con l’Occidente americanista teoconservatore, più che con la “Vecchia Europa”, il quale è il maggior esportatore dei costumi corrotti, che il wahabismo dice di voler combattere all’interno, mentre in realtà si serve e vive di essi, anche economicamente e militarmente, in politica estera.

Salafismo contro wahabismo

Il pensiero islamico salafita e gli orientamenti politici filo-statunitensi affermatisi nel regno saudita dopo la seconda guerra mondiale sono diventati, specie dopo la guerra dei sei giorni (1967), oggetto di profonda riflessione, discussione e persino di contestazione più o meno violenta all’interno del regno. L’influenza del wahabismo è molto forte sui movimenti militanti contemporanei arabi e islamici, che si propongono di disegnare nuovi equilibri geo-strategici planetari in funzione dell’eccellenza del modello islamico nel Medio Oriente ma con l’aiuto degli Usa. Ecco come si spiega il ruolo dell’Arabia Saudita in Tunisia, Libia, Egitto e Siria. Inoltre il pensiero wahabita riesce ad affrontare positivamente lo spinoso problema del rapporto fra modernità occidentale ossia americanista e Islam: rifiuto puramente teorico e ‘in casa propria’, ma cooperazione pratica e reale nella ‘politica estera’. 

Critiche al wahabismo

In un articolo presente nel sito web di Elaph (arabo: إيلاف, Īlāf, “L’Alleanza“), giornale ritenuto uno dei più letti su internet, Othman Al-Omeir, il suo direttore, denuncia il fondamentalismo wahabita per il suo aspetto anti-cristiano all’interno scrivendo che, ogni giorno nelle moschee, gli imam incitano i fedeli all’odio contro i cristiani, pur collaborando con gli Usa negli affari esteri. Così scrive: “Quegli imam diffondono un credo totalitario intriso di violenza, che trova eco persino in alcuni documenti ufficiali del governo di Ryad, la capitale dell’Arabia Saudita. Si sostiene che è un obbligo religioso per ogni musulmano odiare i cristiani e che non bisogna imitarli, né fraternizzare con loro né aiutarli in alcun modo. Guai a salutarli per primi, guai a porgere gli auguri a Natale. La democrazia è anti-islamica e dunque va respinta. I ‘Fratelli’ che si trovano nelle terre dei miscredenti devono comportarsi come se fossero in missione dietro le linee nemiche, acquisendo nuove conoscenze e fondi da usare per la Guerra Santa o facendo proselitismo. Qualunque altra ragione non è ammessa. E chi osa convertirsi al cristianesimo sappia che verrà ucciso. Così si parla nelle moschee e nelle scuole coraniche wahabite.”

Spero di aver aiutato il lettore a capire meglio le distinzioni tra salafismo baathista siriano  e wahabismo integralista saudita. Quel che desta una forte preoccupazione è vedere come il fondamentalismo farisaico wahabita sia foraggiato dal calvinismo degli Usa e dal rabbinismo farisaico d’Israele contro il cristianesimo e il baathismo, il quale nelle cose temporali accetta la cooperazione tra cristiani ed islamici per i bene della nazione in cui essi si trovano a vivere, ma mantiene la distinzione teologica delle due religioni. Solo così si riesce a capire come mai l’Arabia Saudita, il Qatar ed al Qaida siano anti siriane, poiché anti-salafite e anti-baathiste, nell’ottica, tipicamente wahabita e teoconservatrice, di ridisegnare alla maniera “sadducea” lo scenario geo-politico arabo e Medio Orientale, con l’aiuto degli Usa e di Israele. “Nihil sub sole novi”.

[1] I “Farisei” erano politicamente nemici di Roma e religiosamente moralisteggianti ipocriti, “bianchi al di fuori, ma neri al di dentro”. Invece i “Sadducei” erano alleati di Roma politicamente, mentre religiosamente erano atei e negavano l’immortalità dell’anima, credevano solo nel regno di questo mondo, da mantenersi con il sostegno dei Romani. Così, analogamente, i “wahabiti” sauditi sono religiosamente moralisti/ipocriti come i “Farisei” e politicamente sono alleati degli Usa come i “Sadducei” lo erano della Roma pagana. Insomma i wahabiti hanno ripreso i difetti delle due correnti che avversavano Gesù nella Giudea del I secolo. Questa mentalità farisaico/sadducea o rabbinico/talmudica propria del wahabismo lo accomuna all’americanismo e al teoconservatorismo che si sono costituiti su tre principali realtà: il giudaismo post-biblico, il calvinismo supercapitalistico e il massonismo complottistico ed imperialistico.

L’Arabia Saudita, assieme agli Usa e ad Israele, vuole:

1°) dominare sul mondo, come la massoneria;
2°) vivendo splendidamente (come il ricco Epulone), alla foggia supercapitalistica del calvinismo Usa;
3°) per imporre un rigido moralismo esteriore di stampo farisaico, commisto ad una certa mentalità propria dei Sadducei i quali non credevano a nulla. Tutto ciò rende il wahabismo simpatico ai teoconservatori o “atei devoti”.

Fonte: http://doncurzionitoglia.wordpress.com/2012/08/04/salafismo-wahabismo/

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