“Mondialismo, Benson, Orwell e il cardinale Newman” di don Curzio Nitoglia

Benson e “Il padrone del mondo”

27 dicembre 2010

Prologo

Nell’articolo precedente ho trattato dell’Europa di Maastricht, quale tentativo di costruire il “mondialismo”, la “globalizzazione” e di instaurare il “Nuovo Ordine Mondiale”, commentando il libro di Ida Magli, “La dittatura europea” (Milano, Rizzoli, 2010). Ora mi accingo a riassumere quanto scritto da due letterati inglesi nel 1907 (Benson) e nel 1948 (Orwell) e a riprendere un discorso pubblicato da “L’Osservatore Romano” il 14 maggio 1879 sul liberalismo come nemico principale del cattolicesimo fatto il 13 maggio del medesimo anno dal card. John Henry Newman. Sorprendenti le loro intuizioni su ciò che sarebbe stata la società liberale e globalizzata, nella quale tutto è lecito tranne la verità e il bene, nella quale ci troviamo a vivere oggi, come dimostrato dal libro di Ida Magli e dagli avvenimenti che si svolgono sotto i nostri occhi.

Robert Hugh Benson è nato in Inghilterra nel 1871 ed è morto nel 1914. Era il quarto figlio dell’arcivescovo anglicano di Canterbury e si convertì al cattolicesimo nel 1903 a 32 anni; l’anno successivo fu ordinato sacerdote. Ha scritto numerosi libri sulle vite dei santi a carattere storico-ascetico per inquadrare e risolvere la dicotomia tra il protestantesimo, anche il più conservatore come quello anglicano e il cattolicesimo romano. I suoi libri hanno una forte carica apologetica ed un’energica vis polemica (lotta per stabilire la verità e confutare l’errore) evitando ogni confusione irenica (cessazione di ogni disputa volta alla ricerca della verità sotto scusa di pacifismo). Il libro di cui mi occupo nel presente articolo (“Il padrone del mondo”) è stato scritto nel 1907, l’anno della condanna del modernismo con l’enciclica Pascendi di san Pio X ed è stato tradotto e pubblicato in italiano per la prima volta nel 1921 a Firenze. Nel 1987 grazie all’interessamento del card. Giacomo Biffi è stato riedito dalla Jaca Book di Milano con tre edizioni (1997, 2008) e sedici ristampe. Benson, con uno stile davvero ammirevole, riprende il tema svolto da san Pio X nella sua prima enciclica E supremi apostolatus cathedra del 1904, nella quale papa Sarto osservava che i mali i quali circondano il mondo e la Chiesa sono talmente gravi da far pensare che l’Anticristo sia già presente.

Gli errori del mondialismo a venire e già venuto

Benson prevede che attorno agli anni Venti-Trenta la massoneria acquisterà un potere sempre più vasto in Europa come nelle Americhe e nell’Oriente così da poter unificare tutto il mondo attorno al 1989 (anno in cui è “crollato” il muro di Berlino) e appianare la venuta all’Anticristo finale. I mali che portano a tale sciagura sono elencati da Benson con precisione e lucidità: critica storica e unicamente filologica della Bibbia non più considerata un testo sacro, divinamente ispirato e fornito dunque di inerranza; sentimentalismo religioso e liberalismo, che sotto apparenza di “pensiero indipendente” rendono invece gli uomini realmente schiavi della mentalità comune e delle passioni; la nascita del modernismo (p. 7). Nel mondo degli anni Trenta sarebbero rimasti solo tre tipi di religione: il cattolicesimo, l’umanitarismo filantropico liberal-massonico e le religioni esoteriche estremo orientali. Le ultime due forme sono accomunate dalla tendenza al panteismo antropocentrico e si trovano in totale opposizione col cattolicesimo, che è teocentrico e crede in un Dio personale e trascendente il mondo (p. 10). Il cattolicesimo decade sempre più, il mondo non lo vuol più ascoltare, capire ed accettare e lo abbandona, inebriato dal delirio di onnipotenza datogli dal panteismo antropolatrico e dal “culto dell’uomo” (p. 11). La religiosità vincente dal Venti sino al 1989 è una sorta di umanitarismo filantropico: privo del soprannaturale, «subisce l’influenza della massoneria: l’uomo è Dio» (p. 11). La psicologia ha preso il posto del puro e semplice materialismo marxista e cerca di rimpiazzare la spiritualità del cattolicesimo con un surrogato psicanalitico immanentistico (p. 12). L’autore esclama: «siamo quasi perduti e ci stiamo dirigendo verso una catastrofe alla quale dobbiamo essere preparati […] finché non tornerà il Signore» (p. 12). Ma purtroppo oggi i profeti dell’ottimismo irrealistico ed esagerato, che hanno condannato “i profeti di sventura”, non vogliono sentire la voce di Benson che, quale nuovo Laocoonte, metteva in guardia i cattolici dal modernismo quale “cavallo di Troia” introdotto dall’inimicus homo nella Città di Dio. Egli ammette realisticamente che nel mondo cattolico vi è del male, ma anche del bene, vi sono conventi dissoluti, ma anche osservanti e vicini al Signore (p. 12). Non è uno di quei farisei manichei che vedono tutto e solo bene da una parte e tutto e solo male dall’altra. Se il cristianesimo è la vera religione divinamente rivelata, non tutti i cristiani le sono fedeli, anzi. Ma anche l’umanitarismo, che promette ipocritamente pace e cessazione di “guerre di religione”, ha i suoi eccessi, i quali superano anche quelli dei peggiori cristiani. A pagina 13 Benson prevede già nel 1907 il “parlamento europeo”, il quale segna la fine del sano patriottismo e tramite la democrazia-sociale fonda l’anti-chiesa-cattolica. Egli ci mette in guardia anche contro l’apparente perfezione dello sviluppo tecnico, che, se disordinato e distolto dal fine ultimo, nasconde molte trappole che insidieranno la fede dei cristiani (p. 16).

Il culto dell’uomo

Non può sfuggire al lettore il diverso giudizio portato da san Pio X e da Benson sul culto dell’uomo come costitutivo della contro-chiesa e del regno dell’Anticristo e quello portato da Paolo VI e Giovanni Paolo II, che invece hanno visto nell’antropocentrismo e nel culto dell’uomo il cuore del Concilio Vaticano II ed hanno tentato di conciliare l’inconciliabile (trascendenza e immanentismo, teocentrismo e antropocentrismo, teismo e panteismo) [1]. L’Anticristo di Benson si presenta sotto le apparenze di solidarismo, di pacifismo agguerrito contro la religione cristiana, che sarebbe “portatrice di spada e non di pace”, di umanitarismo naturalista, che abolisce la pena di morte e istituisce il “ministero dell’eutanasia”, essendo la morte non più l’inizio della vita eterna, ma il ritorno dell’individuo nel “Tutto” (p. 36), che rimpiazza la spiritualità con la psicologia. Il tutto nel quadro del mondialismo più radicale: «l’unità impersonale, l’annullamento dell’individuo, della famiglia, della nazione nel mondo» (p. 25). L’uomo è tutto, è “Dio”; non esiste un Dio trascendente, ma egli è immanente al mondo e solo la cooperazione solidale di tutti gli uomini può evolvere continuamente in meglio (p. 26).

La persecuzione fisica

Questa contro-chiesa naturalista e pacifista scatena ben presto una cruenta persecuzione contro il cristianesimo, che ha già perso molti consensi a favore dell’umanitarismo. Benson ci descrive allora il “Corpo mistico nell’agonia”, proprio come Gesù Cristo e l’uomo che grida alla Chiesa: “ha salvato gli altri, non può salvare se stessa?” (p. 48). Neppure dal Cielo scende, in quei momenti tragici, una parola a rincuorare i fedeli perseguitati e martirizzati. La massoneria e il democraticismo, più che il comunismo oramai sorpassato dal liberismo, sono la forza occulta che manovra la religione dell’uomo e la persecuzione della Chiesa di Dio (p. 51). Lo stato dell’umanità nel “Nuovo Ordine Mondiale” viene descritto da Benson come una “copia molto simile ai gironi superiori dell’Inferno” (p. 123). Frattanto Roma (p. 211) è distrutta da un bombardamento comandato dall’Anticristo, il papa e quasi tutti i cardinali muoiono e il nuovo papa si rifugia a Nazareth, ove continua con soli 12 cardinali la sua missione di governare la Chiesa con vescovi, sacerdoti e fedeli sparsi in tutto il mondo e pronti al martirio, che possono pregare e celebrare i sacramenti solo in privato, sotto pena di morte. A pagina 170 Benson ci descrive il “nuovo culto” imposto dalla massoneria e dall’Anticristo alla nuova umanità, che ama i piaceri, le ricchezze e gli onori, al contrario del cristianesimo che insegna ad amare la croce, la povertà e l’umiltà. Tale “nuovo culto” è una parodia o un surrogato della Messa cattolica, è il culto dell’uomo, che ha bisogno di un certo cerimoniale per professare la ‘Religione dell’Avvenire’, lo ‘spirito del mondo’, spogliato da ogni idea del soprannaturale e della grazia santificante. Come non pensare al Novus Ordo Missae, il nuovo culto della religione antropocentrica del Vaticano II ? È impressionante vedere come cento anni prima di ciò che stiamo vivendo sia a livello politico che religioso, Benson avesse già intuito quasi tutto e quasi nei minimi dettagli. Uno dei personaggi del romanzo di Benson (la signora Mabel) si accorge che la nuova fede pacifista e umanitarista non è migliore dell’intransigenza cristiana, anzi forse è carica di maggior odio e crudeltà di quelli manifestati da alcuni o molti cristiani nel corso dei secoli (p. 220). Come credere che «quella belva selvaggia, col sangue [dei cristiani martirizzati] che usciva dalle sue unghie assetate di violenza, fosse l’umanità novella? Cioè quello che lei chiamava il suo “Dio”?» (p. 231). Benson distingue bene il cristianesimo dai cristiani, che non tutti e non sempre hanno vissuto secondo lo spirito di Cristo ed hanno offerto all’umanitarismo la scusa per sostituire il cristianesimo identificato con i cattivi e falsi cristiani (clero e laicato).

Ultimo atto

L’ultima parte del libro è intitolata “La vittoria” (p. 242). Essa si consuma a Nazareth, quando l’Anticristo ha identificato il luogo ove si è rifugiato l’ultimo papa e il collegio dei cardinali e decide di bombardarlo come aveva fatto con Roma. Ma proprio quando gli aerei si avvicinano a Nazareth e distruggono ogni cosa, il ritorno di Cristo annichila anche l’Anticristo e le sue armate. La vittoria del cristianesimo come quella di Cristo si eleva e si rinnova dalla croce e dall’apparente sconfitta.

Conclusione

Il quadro descritto nel 1907 da Benson sembra la raffigurazione poetica di quanto scritto da Ida Magli nel 2010 sui pericoli per il cattolicesimo romano da parte di una Europa che fagocita le nazioni in un’ottica mondialista. Gli errori descritti dall’autore partono da quelli che già esistevano alla sua epoca e sono portati alle loro logiche conclusioni. Egli enumera il liberalismo, la massoneria e il modernismo, che erano stati già condannati da Gregorio XVI, Pio IX, Leone XIII e san Pio X. Da questi tre errori principali derivavano, come dalla loro fonte, altri più specifici: la critica puramente storico-filologica applicata alla Bibbia, l’esperienza o il sentimento religioso, il panteismo, il democraticismo rousseauiano come unica forma di governo, già condannati dai medesimi pontefici. Quindi Benson prevede quali sarebbero state le conseguenze che il mondo avrebbe tirato da tali premesse: il culto dell’uomo come religione panecumenica e mondialista, caratterizzata da un umanitarismo puramente filantropico e naturalista, il solidarismo, la psicanalisi al posto dell’ascetica e mistica, l’esoterismo orientaleggiante, un apparente pacifismo ottimistico, ma realmente e ipocritamente agguerrito solo contro il Vero e il Bene, un nuovo culto paramassonico per mondializzare e globalizzare definitivamente le persone ridotte a massa. Di qui il “Nuovo Ordine Mondiale” e il Regno dell’Anticristo, che all’inizio si presenta sotto apparenza di agnello ma poi getta la maschera e mostra la natura sanguinaria del lupo. Quando tutto sembra perduto (il papa ucciso assieme agli ultimi cardinali e i cristiani martirizzati crudelissimamente in ogni parte del globo), ecco il secondo ritorno di Gesù o Parusia. In un attimo la situazione si ribalta: l’Anticristo è ucciso assieme ai suoi suppositi per essere sprofondati nell’inferno, mentre i perseguitati da questo mondo e dal suo “Padrone” trovando la “morte prima” entrano nel Regno dei cieli. In questi anni di desolazione e disorientamento per noi cattolici, queste pagine sono un balsamo aromatizzante che ci invita a levare il capo e attendere con fiducia la salvezza che viene dall’Altissimo.

[1] In “Gaudium et spes” n° 24 si legge che «L’uomo su questa terra è la sola creatura che Dio ha voluto per se stessa (propter seipsam)». Durante “l’omelia nella 9a Sessione del Concilio Vaticano II”, il 7 dicembre del 1965, papa Montini giunse a proclamare: «la religione del Dio che si è fatto uomo s’è incontrata con la religione (perché tale è) dell’uomo che si fa Dio. Cosa è avvenuto? Uno scontro, una lotta, un anatema? Tale poteva essere; ma non è avvenuto. […]. Una simpatia immensa verso ogni uomo ha pervaso tutto il Concilio. Dategli merito almeno in questo, voi umanisti moderni, che rifiutate le verità, le quali trascendono la natura delle cose terrestri, e riconoscete il nostro nuovo umanesimo: anche noi, più di tutti, abbiamo il culto dell’uomo». (Cfr. Enchiridion Vaticanum. Documento del Concilio Vaticano II. Testo ufficiale e traduzione italiana, Bologna, Edizioni Dehoniane Bologna, 9a ed., 1971, Discorsi e messaggi, pp. [282-283]).

Karol Wojtyla nel 1976 da cardinale, predicando un ritiro spirituale a Paolo VI e ai suoi collaboratori, pubblicato in italiano sotto il titolo Segno di contraddizione. Meditazioni, (Milano, Vita e Pensiero, 1977), inizia la meditazione “Cristo svela pienamente l’uomo all’uomo” (cap. XII, pp. 114-122) con “Gaudium et spes” n.° 22 e asserisce: «il testo conciliare, applicando a sua volta la categoria del mistero all’uomo, spiega il carattere antropologico o perfino antropocentrico della Rivelazione offerta agli uomini in Cristo. Questa Rivelazione è concentrata sull’uomo […]. Il Figlio di Dio, attraverso la sua Incarnazione, si è unito ad ogni uomo, è diventato – come Uomo – uno di noi. […]. Ecco i punti centrali ai quali si potrebbe ridurre l’insegnamento conciliare sull’uomo e sul suo mistero» (pp. 115-116). In breve questo è il succo concentrato dei testi del Vaticano II: culto dell’uomo, panteismo e antropocentrismo idolatrico. Non lo dico io, ma Karol Wojtyla, alla luce di Paolo VI e del Concilio pastorale da lui ultimato, ossia gli interpreti ‘autentici’ del Vaticano II. Papa Giovanni Paolo II afferma nella sua seconda enciclica (del 1980) “Dives in misericordia” n.° 1: «Mentre le varie correnti del pensiero umano nel passato e nel presente sono state e continuano ad essere propense a dividere e persino a contrapporre il teocentrismo con l’antropocentrismo, la Chiesa [conciliare, ndr] […] cerca di congiungerli […] in maniera organica e profonda. E questo è uno dei punti fondamentali e forse il più importante, del magistero dell’ultimo Concilio». Ancora una volta non è l’interpretazione radicale del Concilio, ma è l’insegnamento stesso conciliare ad essere gravemente erroneo. Per quanto riguarda l’ermeneutica della continuità tra Vaticano II e Tradizione apostolica, essa non è un’invenzione restauratrice di Benedetto XVI come alcuni tradi-ecumenisti vorrebbero far credere, ma già Paolo VI ne aveva parlato nella ‘Dichiarazione conciliare’ del 6 marzo 1964, ripetuta il 16 novembre 1964: «dato il carattere pastorale del Concilio, esso ha evitato di pronunciare in modo straordinario dogmi dotati della nota di infallibilità; ma esso ha tuttavia munito i suoi insegnamenti dell’autorità del supremo magistero ordinario il quale magistero ordinario e così palesemente autentico deve essere accolto docilmente e sinceramente da tutti i fedeli, secondo la mente del Concilio circa la natura e gli scopi dei singoli documenti» (cfr. ‘Udienza generale del mercoledì’, 12-1-1966). Inoltre nella ‘Udienza al Sacro Collegio Cardinalizio’, del 23 giugno 1972, Paolo VI denunciò «una falsa e abusiva interpretazione del Concilio, che vorrebbe una rottura con la tradizione, anche dottrinale, giungendo al ripudio della Chiesa pre-conciliare e alla licenza di concepire una Chiesa “nuova”, quasi “reinventata” dall’interno, nella costituzione, nel dogma, nel costume, nel diritto». Per Benedetto XVI il Concilio va sì interpretato senza discontinuità, ma accogliendone lealmente gli elementi di riforma e di rinnovamento. Quando insiste – nel ‘Discorso alla Curia romana’, del 22 dicembre 2005 – sul fatto che la «discontinuità» fra la “Dignitatis humanae” e il Magistero precedente è solo «apparente» o quando afferma che non c’è discontinuità fra tale precedente Magistero e la “Dei Verbum” nell’esortazione apostolica “Verbum Domini”, quando insegna che della modernità vanno rifiutati gli errori, ma accolte le istanze e che il Concilio ha giustamente preso in considerazione queste istanze, quando, soprattutto, ricorda che per esercitare un ministero nella Chiesa «in modo legittimo» e in piena comunione con il romano pontefice occorre «l’accettazione del Concilio Vaticano II e del magistero post-conciliare dei papi» (‘Lettera ai vescovi della Chiesa cattolica riguardo alla remissione della scomunica dei 4 vescovi consacrati dall’arcivescovo Lefebvre’, del 10-3-2009), continuare a chiedere al papa attuale «un approfondito esame del Concilio Vaticano II», credendo che lo voglia fare in maniera conforme alla Tradizione, significa non prendere sul serio Benedetto XVI, se stessi e i fedeli. Papa Ratzinger non ha nessuna intenzione di rivedere e correggere l’antropocentrismo radicale e fondamentale del Vaticano II e lo ha detto e scritto esplicitamente, oramai sono solo i tradi-ecumenisti che fingono di non capirlo.

 
 

Mondialismo, Orwell e Newman

George Orwell “1984”

Prologo. Nel 1903 Eric Arthur Blair, vero nome di George Orwell, nasce nel Bengala, dove il padre è funzionario statale del Regno Unito. Nel 1904 torna in Inghilterra con la madre. Nel 1922 si arruola nella Polizia imperiale indiana in Birmania. Nel 1936 si iscrive al Partito socialista inglese e parte volontario per aiutare i “rossi” nella guerra civile spagnola. Lì però è perseguitato dai comunisti stalinisti, poiché egli è trotzkista; nel 1939 è espulso dalla Spagna dai “rossi” e non da Franco, in quanto anarchico. Nel 1946 inizia la stesura del suo ultimo romanzo “1984” che avrebbe voluto intitolare “L’ultimo uomo in Europa”; lo finisce poco prima di morire a Londra il 21 gennaio del 1950. La sua formazione socialista idealistica e utopistica lo ha accompagnato per tutta la vita. Lo stile stesso del romanzo ne risente: non è molto brillante, anzi è paragonabile alle periferie delle grandi metropoli odierne, manca di speranza è tetro e angosciante. Tuttavia egli ha intuito che la società si stava avviando verso una omologazione e omogeneizzazione mondialista e globalizzante, per lui compiuta, però, dal comunismo reale sovietico o stalinista e non dal liberalismo massonico come per Benson e Newman. Il romanzo è interessante, ma gli manca la visione teologica della storia; coglie solo la dimensione socio-economica e il lato disumano e totalitario dell’assolutismo comunista sovietico. I tratti che per Orwell caratterizzano la società mondialista del futuro1984” (Benson si è spinto al “1989”) sono il totalitarismo, la perdita della memoria storica, la falsificazione di ogni traccia storica, la perdita del contatto col reale, la corruzione del linguaggio tramite barbarismi e neologismi di pessimo gusto, l’annullamento della identità dell’individuo, che si perde nella società universale. Tuttavia resta un ultimo uomo libero, che però verrà annientato senza alcuna speranza (di cui come socialista l’autore era totalmente privo) dal potere anonimo del “nuovo ordine mondiale” e dalla massificazione totalitarista.La prima edizione italiana del suo romanzo risale al 1950 a cura della Mondadori di Milano e l’ultima è del 2009 sempre a cura della Mondadori.

La trama: globalizzazione collettivista

La prima figura del romanzo è quella del “Grande Fratello”, che si trova affissa in forma di gigantografia in ogni parte del mondo e scruta coi suoi occhi che si muovono tutti i movimenti dei cittadini. La figura è accompagnata dalla scritta “Il Grande Fratello vi guarda” (p. 5). Inoltre in ogni casa vi è una specie di teleschermo che spia ogni movimento, ogni respiro dei suoi abitanti. Nulla sfugge al potere centrale del “Grande Fratello”, il quale si serve di una “psicopolizia” per perseguire soprattutto i reati di opinione anche non espressi esplicitamente, ma intuiti tramite lo schermo onnipresente e dalle “spie” che occupano quasi ogni spazio del “nuovo mondo” (p. 6). Il pensiero o la filosofia della società globalizzata è un inno alla guerra continua, alla schiavitù e alla ignoranza, contro la pace, la libertà e la fortezza d’animo (p. 9). Tuttavia il personaggio principale del romanzo, Winston Smith, o “l’unico uomo libero in Europa”, inizia a scrivere un diario, che lo porterà a prendere coscienza della sua realtà individuale, intelligente e libera. Tutto ciò lo condurrà alla persecuzione e alla distruzione da parte del Partito, che vuol schiacciare ogni uomo intelligente, libero e responsabile dei suoi atti, che voglia mantenere un granello di personalità umana per renderlo un automa agli ordini del Partito (p. 10). Vi è anche un nemico del “Grande Fratello”, un certo Goldestein, che ha tradito gli ideali totalitaristici del Partito ed è il “Nemico del Popolo” per eccellenza, da abbattere costi quel che costi (p. 15). Il mondo è diviso, ancora per poco, in tre immensi super-Stati: l’Oceania (Stati Uniti e Impero Britannico), l’Eurasia (Europa e Russia) e l’Estasia (Cina e India). L’Oceania, con capitale Londra, è governata dal “Grande Fratello” secondo i principi del socialismo inglese (“Socing”, nella neo-lingua), per il quale tutto è apparentemente permesso, nulla è esplicitamente proibito, tranne pensare col proprio cervello. Il “Grande Fratello” è presentato come una sorta di nuovo “Salvatore” (p. 19), ma malvagio, che fa pensare vagamente all’Anticristo di Benson, del quale non ha nessuno dei tratti umanitaristici. La caratteristica dei personaggi del “nuovo mondo” globalizato è la «stupidità sconfortante, l’entusiasmo imbecille, la cieca obbedienza al Partito» (p. 25). Solo così possono vivere indisturbati in un mondo tanto piatto e contraddittorio, che non ha di mira la salvezza eterna nell’aldilà, ma unicamente l’instaurazione di un regno messianico terreno e materiale nell’aldiquà. Cercare di pensare e di volere essere liberi e responsabili delle proprie azioni umane è considerato uno “psicoreato”, punibile prima con la tortura psicologica atta ad annientare la coscienza personale e poi con la morte fisica (p. 37). Winston Smith avendo iniziato a scrivere un diario personale è già un uomo morto psicologicamente e fisicamente, prossima preda della “psicopolizia”. La propaganda del Partito è volta a sconfiggere la memoria individuale per controllare la realtà e indurre l’uomo ad una sorta di “bipensiero”: credere fermamente di dire la verità, mentre pronunciano le menzogne più artefatte, ritenere valide due affermazioni che si contraddicono e si annullano a vicenda, fare uso sofistico della logica contro la logica, negare la morale proprio nell’atto stesso di affermarla (p. 38). Il passato, la storia non solo sono stati modificati, ma distrutti completamente. La “menzogna di Ulisse” è costante e continua, senza termine. L’unico spazio in cui ci si può rifugiare è la propria memoria, la quale però è messa a dura prova dagli schermi onnipresenti attraverso i quali il “Grande Fratello” osserva ogni minimo gesto che possa riflettere un pensiero autonomo: il minimo guizzo negli occhi è un “voltoreato” e come tale può essere fatale (p. 39). L’importante è non pensare, essere “persone al di sotto di ogni sospetto” poiché al di sotto della natura umana, intelligente e libera. Questo è l’unico modo di poter continuare a vivere nella “Repubblica universale”. Per distruggere le capacità intellettive dell’uomo il Partito ha inventato una “neolingua” ridotta all’osso, che aiuta a non avere opinioni proprie veicolate, invece, dall’ “archeolingua” troppo ricca di sfumature e quindi psicologicamente e socialmente pericolosa. L’ortodossia del Partito significa non pensare, non aver bisogno di pensare, ossia totale inconsapevolezza ed ebetudo mentis (p. 57): “Chi capisce troppe cose, parla con troppa chiarezza, non piace al Partito e un giorno sparirà” (p. 57). L’ortodossia di Partito impone mancanza assoluta di autocoscienza; quindi è meglio non leggere e tacere. In mezzo a un mondo di lobotomizzati, Winston è attanagliato da qualche dubbio sporadico: “possibile che solo io abbia la memoria? Non è questo l’inizio della pazzia?”. In effetti in un mondo anormale, in un mondo al contrario o sottosopra, il normale è un pazzo, un pericolo da eliminare. Tuttavia Winston riesce ad uscire da questo atroce dubbio in quanto “non lo disturba il pensiero di essere pazzo o eccentrico in tale mondo appiattito, sarebbe più orribile non esserlo, non poter avere opinioni personali: poter ancora pensare che 2 + 2 = 4 anche se il Partito dice che fa 5 oppure 3” (p. 85). Il senso comune, il buon senso costituiscono la grande eresia, non bisogna credere ai propri occhi, alle proprie orecchie, né all’evidenza, ma solo alla voce del “Partito” o del “Grande Fratello”: “Bisogna difendere tutto ciò che è ovvio, sciocco” (p. 86). Persino la predilezione per una certa solitudine, fare due passi da soli, è pericoloso, è segno di “vitimprop” (vita in proprio, in “archeolingua”), ossia di individualismo, eccentricità, senso della realtà (p. 87). Infatti la “neolingua”, che veicola il “bipensiero”, deve aiutare a negare “ogni realtà oggettiva”; l’incapacità di comprendere aiuta a vivere in tranquillità col Partito e la mancanza della più pallida idea di cosa sia l’ortodossia aiuta a mantenersi perfettamente ortodossi ossia acefali; la perdita del senso della realtà è propedeutica all’accettazione pacifica della enormità di quanto viene chiesto dal “Grande Fratello”, per non entrare in conflitto con la propria coscienza è necessaria l’incapacità di comprendonio: guai a porsi domande, a chiedere spiegazioni! (p. 163). Alla fine Winston è scoperto dalla “psicopolizia”: egli è “l’ultimo uomo” (p. 277) che ha cercato di ragionare e volere liberamente e razionalmente, quindi va liquidato. “Tu sei fuori dalla storia, non esisti” gli dice il capo della “psicopolizia”, che, dopo averlo “psicotorturato”, lo annienta “vaporizzandolo” affinché di lui non resti nessuna traccia, nessun ricordo, nessuna memoria. La “psicopolizia” non vuole far martiri, vuole annichilare l’uomo libero.La fine del romanzo è disperata e sconsolante: Winston viene non solo liquidato fisicamente con un colpo alla nuca, ma prima c’è la liquidazione psicologica. Non ci si accontenta del corpo , si vuole il pensiero e – diabolicamente – anche l’anima del “reo”. La confessione estorta dalla “psicopolizia” mira proprio alla confessione totale: “non soltanto io sono colpevole, ma sono disgustoso e merito un castigo esemplare!”. Infatti le ultime parole del romanzo sono: “ora [Winston] ama il Grande Fratello. Fine” (p. 305).

Newman e il liberalismo

La trappola mortale per il cattolicesimo 

Il 12 maggio del 1879 don John Henry Newman, dell’Oratorio di San Filippo Neri, fu informato che Leone XIII lo aveva eletto cardinale. Il 13 don Newman si recò in Vaticano per ricevere dal papa la porpora cardinalizia. Newman rispose con un discorso detto del “biglietto”, poiché annotato su un piccolo foglietto a mo’ di scaletta. Il testo integrale del discorso venne trasmesso al The Times di Londra e il 14 maggio anche L’Osservatore Romano lo pubblicò integralmente, esso è stato ripreso e ripubblicato da L’Osservatore Romano del 9 aprile 2010. Il neo cardinale disse che la sua vita apostolica era tutta tesa a lottare contro “una grande sciagura” e una “trappola mortale: lo spirito del liberalismo nella religione”. In breve il cattolicesimo liberale condannato già da Gregorio XVI nella Mirari vos del 1832, da Pio IX nel Sillabo e nella Quanta cura del 1864 e poi da Leone XIII nella Immortale Dei del 1885 e nella Libertas praestantissimum del 1888, era considerato anche da Newman (1879) il pericolo principale per il cattolicesimo, poiché «il liberalismo cattolico è la dottrina secondo la quale non c’è alcuna verità positiva nella religione, ma un ‘credo’ vale quanto un altro e ciò è contro al riconoscimento di una religione come unica vera. Esso insegna che tutte devono essere tollerate per principio e non de facto, perché si tratta di una questione di opinioni. La religione rivelata non è una verità, ma un sentimento e una preferenza personale». Newman anticipa la condanna del modernismo come esperienza o sentimento religioso, fatta circa trenta anni dopo nel 1907 da san Pio X (Pascendi). Da questi errori: il sentimentalismo, la tolleranza, l’opinionismo e dal principio fondamentale del liberalismo, che fa della libertà soggettiva un Assoluto e che conduce inevitabilmente all’ateismo, mettendo la libertà dell’uomo al posto del Dio trascendente, secondo Newman, sarebbe potuta scaturire la “grande apostasia”. Il liberalismo, infine, secondo Newman, si presenta sotto le apparenze di umanitarismo filantropico e inganna facilmente gli ingenui con il richiamarsi ai princìpi di giustizia, tolleranza, onestà naturale. In realtà esso cerca di mettere da parte e se possibile, di cancellare totalmente il cristianesimo. Non vi è stato mai piano così abilmente congegnato dall’inimicus homo e con maggiori possibilità di riuscita. È lo stesso pensiero che ha espresso Benson nel suo Il padrone del mondo. Tuttavia se il futuro prossimo della Chiesa e del mondo suscitavano nel cardinale pensieri tristi e preoccupati, mai gli è venuta meno la fiducia nel futuro remoto, in cui Cristo trionferà del male e dell’apostasia generale. La Chiesa uscirà, secondo Newman, salva da questa “calamità orrenda” del liberalismo. Newman distingue bene la massoneria latina o francese da quella anglo-americana, le quali sono essenzialmente una sola cosa con diversità del tutto accidentali e contingenti, come sono distinti per intensità di malizia e non sostanzialmente il liberalismo illuminista francese (la ragione senza la fede e la natura senza la grazia) e quello sensista inglese (individualismo che riduce la ragione a sensibilità e la religione a sentimento, senza negare quest’ultima radicalmente come l’Illuminismo francese). Perciò anche il liberalismo e la massoneria anglo-americani agiscono, in maniera più soffice e suadente, sul piano della tolleranza per principio, dell’agnosticismo e della separazione tra religione e politica, Chiesa e Stato. Tale filosofia liberal-immanentistica non può non provocare uno scontro, anche se non cruento come quello della rivoluzione francese, con il cattolicesimo romano. Purtroppo, lamentava già nel 1879 il card. Newman, il liberalismo – pur se conservatore o inglese – è penetrato anche in ambiente cattolico e potrebbe inquinarlo sino a renderlo intriso di scetticismo teoretico e di indifferentismo etico. Tutto ciò si è realizzato a partire dal secondo dopo-guerra e specialmente, in maniera parossistica, nel 1963-65 col Vaticano II e nel 1968 con la rivoluzione culturale, vere strade maestre verso il regno dell’Anticristo finale quale è stato descritto da Benson [1]. 

Conclusione

Partendo dall’analisi fatta nel 2010 da Ida Magli sul pericolo che rappresenta per il cattolicesimo una Europa o un super-Stato tendente al mondialismo, siamo passati attraverso la descrizione del mondialismo umanitario e liberale fatta da Benson (1907) e dal card. Newman (1879) e di quello totalitario comunista fatta da Orwell (1948), che conducono al Regno dell’Anticristo. Ora la situazione del 2010, che – mentre scrivo – sta finendo con un’Europa unita e mondialista in grave crisi economico-finanziaria e una tensione molto acuta in estremo oriente (Corea del Nord contro Corea del Sud, supportate dalla Urss-Cina la prima e dagli Usa-Eu la seconda), ci fa domandare se le descrizioni romanzate di Benson-Orwell e le analisi sociologiche fatte dalla Magli non siano oramai prossime all’avverarsi completamente. La crisi che attanaglia la civiltà greco-romana e l’ambiente cattolico, i passi avanti fatti dal “Nuovo Ordine Mondiale” a partire dall’11 settembre 2001 sembrano veramente anticristici. Se si considera poi il conflitto latente il medio oriente tra Libano, Palestina, Iran ed Israele, il quadro diventa ancora più fosco. Tuttavia la speranza non deve abbandonarci. Alla nostra invocazione “Veni Domine Jesu!” Egli risponde, col detto e col fatto, “Ecce venio cito!”. Ci affacciamo al 2011 con trepidazione e assieme con una enorme fiducia: “Ego vici mundum!”.

[1] Su questo stesso sito si può leggere l’articolo su “L’anticristo secondo i Padri della Chiesa”, in cui il tema dell’Anticristo è affrontato in maniera teologico-esegetica tradizionale.

 
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