“L’ istruzione permanente dell’Alta Vendita” di John Vennari

Questo scritto di John Vennari [1] prende in esame l’ “Istruzione Permanente dell’Alta Vendita”, l’unico documento segreto massonico che svela il progetto di sovversione della Chiesa cattolica, la cui pubblicazione fu voluta da papi come Pio IX e Leone XIII. In esso si descrive la strategia diabolica messa in atto dai massoni per distruggere la Chiesa mediante il contagio della sua gerarchia con le idee liberali. In questo modo, sono stati diffusi tra i cattolici i principî massonici (dignità dell’uomo, libertà religiosa, tolleranza, ecc …) sotto il manto dell’«aggiornamento». Questo agile libretto offre al lettore una conoscenza del pericolo costituito dalla setta massonica ed espone la verità circa gli scopi occulti di questa potente organizzazione segreta.

Prefazione

Il lettore italiano, con la traduzione del presente studio di John Vennari, ha la possibilità di riflettere sull’inquietante similitudine esistente tra i programmi della massoneria e la situazione ecclesiale scaturita dal Concilio Vaticano II. Infatti, l’autore ricorda come la potente loggia massonica dell’Alta Vendita, nell’Ottocento, auspicava di poter introdurre negli ambienti cattolici i principî fondamentali della setta, quali il naturalismo e il relativismo religioso. L’ambizioso e temerario progetto intendeva conquistare alla causa dei «fratelli», non solo dei sacerdoti e dei vescovi imbevuti di questi errori, ma addirittura un papa che, dal soglio pontificio, avrebbe favorito e consolidato la penetrazione massonica nella società. Effettivamente, questi principî, attraverso il cavallo di Troia del modernismo, sono penetrati in seno alla Chiesa, seppur fieramente combattuti da papa San Pio X (1903-1914) e da altre eminenti figure del clero cattolico, quali il cardinale Gaetano De Lai (1853-1928), mons. Umberto Benigni (1862-1934), i monsignori Andrea, Jacopo e Gottardo Scotton e don Paolo De Töht (1881-1965). Durante il Concilio Vaticano II, i seguaci del neomodernismo riuscirono ad imporre, alla maggioranza dei cattolici, gli errori già condannati dal magistero di Pio IX (1846-1878), con l’Enciclica Quanta Cura, di San Pio X, con l’Enciclica Pascendi Dominici Gregis e da Pio XII (1939-1958), con l’Enciclica Humani Generis. Dopo la morte di Pio XII, sul trono di Pietro siedono dei personaggi che insegnano delle dottrine di chiara matrice massonica. Sarebbe sbagliato, però, parlare di «papi massoni»: infatti, questi individui, benché canonicamente eletti al pontificato, non sono formalmente papi, poiché, non attuando il bene della Chiesa e insegnando l’errore, non possono ricevere da Cristo l’autorità suprema, per governare, insegnare e santificare la Chiesa [2]. Quindi, come dimostra l’autore, vi è una chiara coincidenza di insegnamento tra i principî massonici e le teorie neomodernistiche del Concilio Vaticano II; ma il progetto dei settari di avere un papa imbevuto di principî massonici e dunque, oggettivamente al servizio della massoneria, non si è potuto realizzare, né mai si potrà realizzare. Parlare quindi di «papa massone» o comunque di «papa che insegna l’errore» è in contrasto con l’autentica fede cattolica; prima l’insegnamento di Giovanni Paolo II (1920-2005) e ora di Benedetto XVI è certamente in sintonia con i principî delle logge ma, come abbiamo visto, non si tratta di Magistero della Chiesa, poiché questi «papi» non sono rivestiti dell’autorità pontificia. Paradossalmente, se le logge non sono riuscite ad avere un «papa» secondo le loro necessità, si può invece sostenere che, in un certo senso, hanno ottenuto dei «tradizionalisti» secondo le loro necessità, poiché negando l’infallibilità pontificia e umiliando abitualmente la figura del romano pontefice, essi – di fatto – arrecano danno alla Chiesa. Il cattolico, quindi, per conservare integralmente la fede [3] deve abbeverarsi alla fonte sicura dell’insegnamento dei veri papi, per poter ricevere i mezzi necessari per contrastare i nemici della Chiesa e contemporaneamente crescere nell’amore per il «dolce Cristo in terra», che gli stessi nemici vorrebbero cancellare.

Don Ugo Carandino

Introduzione

Pochi cattolici conoscono l’ “Istruzione permanente dell’Alta Vendita”, un documento segreto scritto agli inizi del XIX secolo che descrive accuratamente il disegno di sovversione della Chiesa cattolica. L’Alta Vendita era la loggia più elevata della Carboneria, una società segreta italiana con collegamenti con la massoneria e che, insieme a quest’ultima, venne condannata dalla Chiesa cattolica [4].

Nel suo libro “Freemasonry and the Anti-Christian Movement” (La Massoneria e il movimento anticristiano), padre Edward Cahill s.j. (1868-1941) scrive: «Si presume comunemente che (l’Alta Vendita) sia stata la centrale operativa della massoneria europea» [5]. La Carboneria era molto attiva in Italia e in Francia. Nel suo libro “Athanasius and the Church of Our Time” (Sant’Atanasio e la Chiesa del nostro tempo), mons. Rudolph Graber (1903-1992), vescovo di Ratisbona, cita un massone secondo cui «la mèta (della massoneria) non è più la distruzione della Chiesa, ma di avvalersene infiltrandola» [6] In altre parole, siccome la massoneria non può distruggere completamente la Chiesa di Cristo, non solo progetta di sradicare l’influenza del cattolicesimo nella società, ma anche di usare la struttura della Chiesa come uno strumento di «rinnovamento», di «progresso» e di «illuminazione intellettuale» per promuovere molti dei suoi principî e scopi.

Uno schema

La strategia progettata nell’ “Istruzione permanente dell’Alta Vendita” è sbalorditiva per la sua audacia e per la sua astuzia. Fin dalle prime righe, questo documento parla di un processo che richiederà decenni per essere portato a termine. Gli estensori del documento erano consci del fatto che non avrebbero visto la sua realizzazione. Essi stavano preparando un piano che sarebbe stato tradotto in pratica dalle generazioni successive di iniziati. Dice l’Istruzione permanente: «Nelle nostre file il soldato muore e la lotta prosegue». L’Istruzione prevedeva la divulgazione delle idee e degli assiomi liberali in tutta la società e all’interno delle istituzioni della Chiesa cattolica; nel corso degli anni, il laicato, i seminaristi, il clero e i prelati avrebbero dovuto essere gradualmente imbevuti di principî progressisti. Col tempo, questa mentalità sarebbe così penetrata che i nuovi preti ordinati, i nuovi vescovi consacrati e i nuovi cardinali nominati avrebbero finito col pensare che queste idee erano al passo col pensiero moderno che ha le sue radici nella Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo e nei principî della Rivoluzione Francese del 1789 (l’uguaglianza di tutte le religioni, la separazione tra Chiesa e Stato, il pluralismo religioso, ecc. …). Alla fine, da queste file sarebbe uscito un papa che avrebbe condotto la Chiesa sul cammino dell’«illuminazione intellettuale» e del «rinnovamento». Essi affermavano che non era loro scopo insediare un massone sulla cattedra di Pietro. La loro mèta era quella di creare quelle condizioni ideali che alla fine avrebbero generato un papa e una gerarchia persuasi dalle idee del cattolicesimo liberale, credendo comunque di essere ancora cattolici fedeli. Questi responsabili cattolici, non si sarebbero più opposti alle idee moderne della Rivoluzione (come avevano costantemente fatto i papi dal 1789 fino al 1958 – con la morte di Papa Pio XII – che condannò i principî liberali), ma li avrebbero introdotti nella Chiesa. Il risultato finale sarebbe stato un clero e un laicato cattolico che marcia sotto la bandiera dell’illuminazione intellettuale, ma che è convinto di marciare sotto la bandiera delle Chiavi Apostoliche.

Tutto ciò è possibile?

A coloro che pensano che questo progetto sia irrealizzabile, che si tratti di una mèta senza speranza di essere raggiunta senza che il nemico se ne avveda, ricordiamo che Papa Pio IX e Papa Leone XIII (1810-1903) chiesero che L’Istruzione permanente venisse pubblicata, indubbiamente per impedire che tale tragedia si concretizzasse. Comunque, se un simile evento si fosse realizzato, ci sarebbero stati tre segni chiari ed evidenti per riconoscerlo:

  • uno sconvolgimento di notevole rilevanza, di fronte al quale il mondo intero capirebbe che all’interno della Chiesa cattolica c’è stata una rivoluzione che l’ha posta in linea con le idee moderne. Sarebbe chiaro a tutti che c’è stato un «aggiornamento»;
  • una nuova teologia verrebbe introdotta e adottata, pur essendo in contraddizione con gli insegnamenti precedenti;
  • i massoni stessi canterebbero il loro grido di vittoria, credendo che la Chiesa cattolica è stata finalmente «illuminata» su taluni punti quali l’uguaglianza delle religioni, la laicità dello Stato, il pluralismo e altri compromessi verrebbero accettati.

L’autenticità dei documenti dell’Alta Vendita

Gli incartamenti segreti dell’Alta Vendita, che finirono nelle mani di Papa Gregorio XVI, abbracciano un periodo che va dal 1820 al 1846. Essi furono pubblicati su richiesta di Pio IX da Jacques Crétineau-Joly (1803-1875) nella sua opera “L’Église Romaine en face de la Révolution” (La Chiesa di Roma di fronte alla Rivoluzione) [7]. Con un Breve di approvazione del 25 febbraio 1861 indirizzato all’autore, Pio IX garantì l’autenticità di questi documenti, ma non permise a nessuno di divulgare i veri nomi dei membri dell’Alta Vendita citati in questo carteggio. Il testo completo dell’Istruzione permanente dell’Alta Vendita è contenuto anche nel libro di mons. George E. Dillon intitolata “Grand Orient Freemasonry Unmasked” (Il Grand’Oriente della massoneria smascherato).

Quando a Leone XIII venne presentata una copia del libro di mons. Dillon, egli ne rimase impressionato ed ordinò che ne venisse stampata, a sue spese, una edizione in lingua italiana [8]. Nell’Enciclica Humanum genum (del 20 aprile 1884), Leone XIII fece appello ai leader cattolici affinché restituissero «ai massoni la loro faccia, strappando loro la maschera» [9]. La pubblicazione di questi documenti è un mezzo per strappare tale maschera. E se i papi hanno chiesto che questi documenti fossero pubblicate è perché volevano che tutti i cattolici venissero messi a conoscenza dei piani delle società segrete per sovvertire la Chiesa dall’interno, per metterli in guardia e impedire che tale catastrofe avvenisse.

Un papa imbevuto delle idee massoniche

Quella che segue non è tutta l’Istruzione, ma le parti più pertinenti alla nostra discussione. Dice questo documento: «Il nostro fine ultimo è quello di Voltaire e dei rivoluzionari francesi: la distruzione finale del cattolicesimo e dell’idea cristiana […]. Il papa, chiunque sarà, non verrà mai alle società segrete. Sta alle società segrete compiere il primo passo verso la Chiesa, con lo scopo di conquistare entrambi. Il compito che stiamo per intraprendere non è il lavoro di un giorno, o di un mese, o di un anno; può durare molti anni, forse un secolo; ma nelle nostre file il soldato muore e la lotta prosegue. Noi non intendiamo guadagnare i papi alla nostra causa, farne dei neofiti dei nostri principî, dei propagatori delle nostre idee. Sarebbe un sogno ridicolo, e, in qualsiasi modo si svolgano gli avvenimenti, se per esempio dei cardinali o dei prelati siano entrati, di loro spontanea volontà o di sorpresa, a parte dei nostri segreti, questo non è nient’affatto un incentivo per desiderare la loro elevazione alla sede di Pietro. Quella esaltazione ci rovinerebbe. L’ambizione li avrebbe condotti all’apostasia, i bisogni del potere li costringerebbero a sacrificarci. Quello che noi dobbiamo domandare, quello che dobbiamo cercare e aspettare, come gli ebrei aspettano il Messia, è un papa secondo le nostre necessità […]. Con quello marceremo più sicuramente all’assalto della Chiesa che con gli opuscoli dei nostri Fratelli in Francia e anche con l’oro dell’Inghilterra. Volete saperne la ragione? È questa: per distruggere la pietra sulla quale Dio ha costruito la Sua Chiesa, noi non abbiamo bisogno di aceto annibaliano, o di polvere da sparo, né delle nostre stesse braccia. Noi abbiamo il dito mignolo del successore di Pietro impegnato nella congiura e questo dito vale per una simile crociata tutti gli Urbani II e tutti i San Bernardo della cristianità. Senza dubbio raggiungeremo questo fine supremo dei nostri sforzi. Ma quando? Come? L’ignoto non è stato ancora rivelato. Ciononostante, niente deve dissuaderci dal piano tracciato; al contrario, tutto deve tenderci: l’opera è appena abbozzata, ma fin da oggi dobbiamo lavorarci con lo stesso ardore come se il successo dovesse coronarla domani. Desideriamo che questa istruzione rimanga segreta per i soli iniziati, e che venga detto ai soli ufficiali del consiglio della suprema Vendita (loggia) che dovrebbero instillarla nei loro Fratelli, in forma di istruzione o di memorandum […]. Or dunque, per assicurarci un papa fornito delle qualità richieste, si tratta di formare a questo papa una generazione degna del regno che desideriamo. Lasciamo da parte le persone anziane e quelli di età matura; andiamo alla gioventù, e se è possibile, anche ai bambini […]. Escogiterete per voi stessi, senza grandi sforzi, una reputazione di buoni cattolici e di puri patrioti. Questa reputazione permetterà l’accesso delle nostre dottrine negli ambienti del giovane clero, così come nei conventi. Per forza di cose, nel giro di alcuni anni, questo giovane clero avrà occupato tutte le cariche; esso governerà, amministrerà, giudicherà, formerà il consiglio del sommo gerarca, sarà chiamato a scegliere il pontefice che deve regnare. E questo pontefice, come la maggior parte dei suoi contemporanei, sarà necessariamente imbevuto più o meno dei principî italiani umanitari (leggi “rivoluzionari”) che abbiamo incominciato a mettere in circolazione. È un piccolo grano di senape nera che stiamo affidando alla terra; ma la luce del sole della giustizia lo farà crescere sino al potere più elevato, e un giorno vedremo che ricco raccolto produrrà questo piccolo seme. Nel percorso che stiamo tracciando ai nostri Fratelli si devono vincere grandi ostacoli e superare molteplici difficoltà. Si trionferà con l’esperienza e con la perspicacia. Ma il fine è così bello che vale la pena di spiegare tutte le vele al vento per raggiungerlo. Volete rinnovare radicalmente l’Italia? Cercate il papa di cui abbiamo appena disegnato il profilo. Desiderate stabilire il regno degli eletti sul trono della prostituta di Babilonia? Lasciate il clero marciare sotto il Suo stendardo, mentre crede di marciare sotto la bandiera delle Chiavi Apostoliche. Vuoi distruggere l’ultimo vestigio dei tiranni e degli oppressori? Piazzate le vostre trappole (le reti) come Simon Pietro; gettatele nelle sacrestie, nei seminari e nei conventi piuttosto che in fondo al mare: e se non avete fretta, vi promettiamo una pesca più miracolosa della sua. Il pescatore di pesci divenne pescatore di uomini; voi porrete dei nostri amici attorno alla Cattedra Apostolica. Avrete predicato una rivoluzione in tiara e cappa, camminando con la croce e la bandiera, una rivoluzione che non avrà bisogno se non che di essere un pò spronata per mettere il fuoco ai quattro lati del mondo» [10].

Ora non ci rimane che esaminare se questo piano è stato coronato da successo.

Il filosofo Voltaire (1694-1778), iniziato alla massoneria in Inghilterra nel 1725, era solito dire: «Sono stufo di sentir ripetere che dodici uomini hanno potuto stabilire il cristianesimo e ho un gran voglia di provare che basta uno solo per distruggerlo». La sua parola d’ordine, che ripeteva costantemente nelle sue lettere, era la seguente:«Schiacciate l’infame! Ciò che mi interessa è l’avvilimento dell’infame. Impegnate tutti i Fratelli e perseguitate l’infame a viva voce e per iscritto senza concedergli la minima tregua». L’«infame», nell’odioso linguaggio della setta, è Gesù Cristo (cfr. mons. H. Delassus, Il problema dell’ora presente, Desclée, Roma 1907, pagg. 90-91).

Penetrazione dei principî massonici

Per tutto il XIX secolo, la società è stata permeata in modo crescente dai principî liberali dell’«illuminazione intellettuale» e della Rivoluzione Francese, è ciò a grande detrimento della fede cattolica e dello stato cattolico. Nozioni apparentemente religiose come quella di «gentile e garbato», di pluralismo e di indifferentismo religioso, di una democrazia che crede che ogni autorità venga dal popolo, della falsa nozione di libertà, di separazione tra Chiesa e Stato, di adunate interconfessionali e di altre simili novità stavano affascinando le menti dell’Europa post-illuministica, infettando gli uomini di stato e gli ecclesiastici. I papi del XIX secolo – e ben presto anche quelli del XX – ingaggiarono una guerra totale contro queste pericolose tendenze. Con un’acuta presenza di spirito, radicata in una certezza di fede intransigente, questi papi non si lasciarono ingannare. Essi sapevano che i cattivi principî, per quanto onorevoli possano sembrare, non possono produrre buoni frutti e che questi cattivi principî erano il peggio del peggio, poiché non solo erano radicati nell’eresia, ma anche nell’apostasia. Come autentici generali che riconoscono essere loro dovere mantenere il possesso della loro terra ad ogni costo, questi papi tirarono potenti bordate contro gli errori del mondo moderno e spararono incessantemente. Le Encicliche erano i loro colpi di cannone, e non mancarono mai il loro obiettivo [11]. Il colpo più devastante e monumentale entrò sotto forma di Sillabo degli errori, del 1864, di Pio IX, e quando il fumo si diradò, a tutti coloro che erano coinvolti nella battaglia fu chiaro a quale dei due schieramenti appartenevano. Le linee di demarcazione erano state chiaramente tracciate. In questo grande Sillabo, Pio IX condannò gli errori principali del mondo moderno, non perché erano moderni, ma perché queste nuove idee erano radicate nel naturalismo panteistico ed erano perciò incompatibili con la dottrina cattolica, così come erano distruttive per la società. Gli insegnamenti del Sillabo erano anti-liberali, e i principî del liberalismo erano anti-Sillabo. Questo fu incontestabilmente riconosciuto da entrambe le parti. Padre Denis Fahey (1883-1954) definì questo confronto «Pio IX contro la deificazione panteistica dell’Uomo»[12]. Parlando a nome dell’altro schieramento, il massone francese Ferdinand Buisson (1841-1932) dichiarò similmente: «Una scuola non può rimanere neutrale tra il Sillabo e la Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo» [13].

I «cattolici liberali»

Il XIX secolo vide anche una nuova razza di cattolico che utopisticamente cercò un compromesso tra le due parti. Questi uomini cercarono ciò che credevano essere «buono» nei principî del 1789 e tentarono di introdurlo nella Chiesa. Molti ecclesiastici, contagiati dallo spirito dell’epoca, furono presi nella rete che era stata gettata «nelle sacrestie e nei seminari». Essi divennero noti come «cattolici liberali». Papa Pio IX ebbe a dire che essi erano i peggiori nemici della Chiesa. Nonostante questo monito, il loro numero aumentò progressivamente.

San Pio X e il modernismo

Questa crisi giunse al culmine all’inizio del XX secolo quando il liberalismo del 1789, che era stato un «soffio al vento», turbinò vorticosamente nel tornado modernista. Padre Vincenzo Miceli identificò questa eresia tracciando l’identità della «trinità di genitori del modernismo». Egli scrisse: 

  • «il suo antenato religioso è la Riforma protestante;
  •  il suo genitore filosofico è l’Illuminismo;

         la sua ascendenza politica proviene dalla Rivoluzione Francese» [15].

Papa San Pio X, che ascese al soglio pontificio nel 1903, riconobbe nel modernismo una piaga letale che doveva essere cauterizzata. Egli scrisse che il più importante obbligo del Papa è assicurare la purezza e l’integrità della dottrina cattolica e affermò che se non avesse fatto nulla, avrebbe mancato gravemente al suo dovere essenziale [15]. San Pio X scatenò la guerra contro il modernismo emanando un’ Enciclica, la “Pascendi Dominici Gregis” e un Sillabo di proposizioni errate (il Lamentabili), istituì il giuramento anti-modernista, che doveva essere prestato da tutti i sacerdoti e insegnanti di teologia, eliminò i seminari e le università in mano ai modernisti e scomunicò i superbi e gli impenitenti. Egli frenò efficacemente l’espansione del modernismo nella sua epoca. Tuttavia, si racconta che quando una persona si congratulò con lui per avere sradicato questo grave errore, San Pio X rispose immediatamente che, nonostante tutti i suoi sforzi, non era riuscito ad uccidere quella bestia, ma l’aveva solamente sepolta. Egli avvertì che se i responsabili della Chiesa non fossero stati vigilanti, essa sarebbe riapparsa in futuro più virulenta che mai [16].

La curia in allarme

Un fatto quasi sconosciuto, avvenuto sotto il pontificato di Papa Pio XI (1857-1939), dimostra che la corrente sotterranea del pensiero modernista fosse già attiva nell’immediato periodo successivo al regno di San Pio X. Padre Raymond Dulac riferisce che durante il Concistoro segreto del 23 maggio 1923, Pio XI interpellò i trenta cardinali della curia circa l’opportunità di indire un Concilio Ecumenico. Erano presenti prelati illustri come i cardinali Rafael Merry del Val (1865-1930), Gaetano De Lai, Pietro Gasparri (1852-1934), Tommaso Pio Boggiani (1863-1942) e Louis Billot (1846-1931). I cardinali si dichiarano sfavorevoli ad una simile evenienza. Il cardinal Billot avvertì: «L’esistenza di profonde lacerazioni tra l’episcopato non può essere celata […]. Si corre il rischio di dare luogo a discussioni che verrebbero prolungate indefinitamente». Il cardinale Boggiani richiamò le teorie moderniste, dalle quali – disse – una parte del clero e dei vescovi non era esente. «Questa mentalità potrebbe indurre certi Padri a presentare mozioni o a introdurre metodi incompatibili con la tradizioni cattolica». Il cardinal Billot fu ancora più esplicito: «I peggiori nemici della Chiesa, i modernisti, che sono già pronti, come mostrano certe indicazioni, vogliono produrre la rivoluzione nella Chiesa, un nuovo 1789» [17]. Nello scoraggiare l’idea di un Concilio per le ragioni che abbiamo appena visto, questi cardinali si mostrarono più idonei a riconoscere i «segni dei tempi» di tutti i teologi del post-Concilio. Inoltre, la loro cautela era radicata in qualche cosa di ben più profondo. Forse essi erano rimasti turbati anche dalle letture delle opere dell’infame canonico scomunicato Paul Roca (1830-1893), il quale predicò la rivoluzione e la «riforma» della Chiesa e predisse una sovversione di quest’ultima che sarebbe stata provocata da un Concilio.

I deliri rivoluzionari di Roca

Nel suo libro “Athanasius and the Church of Our Time”, mons. Graber riporta la «profezia» pronunciata dall’ex canonico Roca della nascita di una nuova Chiesa illuminata, che sarebbe stata influenzata dal «socialismo di Gesù e degli Apostoli» [18]. In pieno XIX secolo, Roca aveva predetto: «La nuova Chiesa che, forse, non potrà mantenere niente della dottrina scolastica e della forma originale della Chiesa di una volta, avrà, nondimeno, la sua benedizione, la giurisdizione canonica da Roma». Commentando questa «profezia», scrive mons. Graber: «Pochi anni fa, sembrava del tutto impossibile immaginare tali cose; ma oggi»?[19]. L’ex canonico Roca predisse anche una «riforma liturgica». Parlando della liturgia futura, egli credeva «che il culto divino, come lo regolano il cerimoniale, il rituale e le costituzioni della Chiesa romana, sarà, prossimamente, tramite un Concilio Ecumenico, sottomesso ad un cambiamento totale che ripristinerà la venerabile semplicità dell’epoca d’oro degli Apostoli, corrispondente alla coscienza e alla civiltà moderna» [20]. Egli previde che mediante un Concilio si sarebbe realizzato «un accordo perfetto tra gli ideali della civiltà moderna e l’ideale di Cristo e il Suo Vangelo. Questa sarà la consacrazione del Nuovo Ordine Sociale e il solenne battesimo della civiltà moderna». Roca parlò anche del futuro del papato. Egli scrisse: «Si delinea un sacrificio che sarà una solenne riparazione […]. Il papato cadrà; morirà sotto il sacro coltello che i Padri dell’ultimo Concilio forgeranno. Il Cesare-Papa è un ostia (la vittima) coronata per il sacrificio» [21]. Roca predisse entusiasticamente una «nuova religione», un «nuovo dogma», un «nuovo rituale» e un «nuovo sacerdozio». «Egli chiama “progressisti” i “nuovi sacerdoti”; parla della “soppressione” dell’abito talare e del “matrimonio dei sacerdoti”» [22]. L’eco agghiacciante delle affermazioni Roca e dell’Istruzione permanente dell’Alta Vendita risuona nelle parole del rosacroce Rudolf Steiner (1861-1925) che dichiarò nel 1910: «Abbiamo bisogno di un Concilio e di un Papa che lo convochi» [23].

Il grande Concilio che non venne mai indetto

Circa nel 1948, Papa Pio XII, su richiesta del fedele e ortodosso Cardinale Ernesto Ruffini (1888-1967), prese in considerazione l’idea di convocare un Concilio generale, la cui necessaria preparazioni avrebbe richiesto alcuni anni. È evidente che alla fine alcuni elementi progressisti presenti in Vaticano riuscirono a dissuadere Pio XII dalla realizzazione poiché era chiaro fin dall’inizio che questo Concilio sarebbe stato in sintonia con l’ Enciclica “Humani generis”. Come questa grande Enciclica del 1950, il nuovo Concilio avrebbe combattuto le «false opinioni che minacciano di minare le fondamenta della dottrina cattolica» [24]. Tragicamente, Pio XII si convinse di essere troppo avanti negli anni per prendere sulle proprie spalle questo grave compito e si rassegnò all’idea che «questo sarà un compito del mio successore» [25].

Roncalli consacra l’ecumenismo

Durante tutto il pontificato di Pio XII, il Sant’Uffizio, sotto l’abile comando del cardinale Alfredo Ottaviani (1890-1979), riuscì a salvaguardare la fede cattolica tenendo i cavalli selvaggi del modernismo rinchiusi energicamente in un recinto. Molti degli attuali teologi neo-modernisti narrano sdegnosamente come – durante questo periodo – ad essi e ai loro amici sia stata messa la museruola. Ma lo stesso Ottaviani non poteva impedire quello che sarebbe accaduto nel 1958. Un nuovo tipo di papa, «che i progressisti credevano avrebbe favorito la loro causa» [26], sarebbe asceso al soglio pontificio costringendo un riluttante Ottaviani a togliere il catenaccio e ad aprire il recinto provocando la fuoriuscita disordinata e precipitosa dei modernisti. Tuttavia, un tale evento non era del tutto imprevisto. Alla notizia della morte di Pio XII, un modernista, il vecchio dom Lambert Beauduin (1873-1960), un amico del cardinale Angelo Roncalli (il futuro Giovanni XXIII), confidò a padre Louis Bouyer: «Se eleggono Roncalli, tutto sarà salvo; egli sarebbe capace di indire un Concilio e di consacrare l’ecumenismo» [27]. E così accadde: il cardinale Roncalli fu eletto e convocò un Concilio che «consacrò» l’ecumenismo. La «rivoluzione in tiara e cappa» era iniziata.

La rivoluzione di Papa Giovanni

È cosa nota e superbamente documentata [28] che una cricca di teologi liberali (i periti) e di vescovi dirottarono il Concilio Vaticano II (1962-1965) con l’intento di ricostruire una Chiesa a loro immagine tramite l’attuazione di una «nuova teologia». I critici e i difensori del Vaticano II concordano su questo punto. Nel suo libro “Vatican II Revisited” (Il Vaticano II rivisitato), Mons. Aloysius J. Wycislo (1908-2005) – un entusiasta fautore della rivoluzione inaugurata dal Vaticano II – dichiara con ammirazione che «teologi e studiosi biblici che erano rimasti “in discredito” per anni riapparvero come periti (esperti teologici che consigliavano i vescovi al Concilio) e i loro libri e i commentari scritti nel post-concilio sono diventate opere di successo» [29]. Egli scrive che «l’Enciclica Humani generis di Pio XII aveva […] avuto un effetto devastante sul lavoro di un buon numero di teologi preconciliari» [30], e spiega che «durante la prima preparazione del Concilio, quei teologi (principalmente francesi e tedeschi) la cui attività era stata paralizzata da Pio XII, erano ancora sotto censura. Papa Giovanni tolse pacificamente il veto che colpiva quelli che tra loro erano i più influenti. Un certo numero di essi fu ancora guardato con sospetto dai membri del Sant’Uffizio» [31]. Mons. Wycislo declama gli encomi di alcuni progressisti trionfanti come Hans Küng, Karl Rahner (1904-1984), John Courtney Murray (1904-1967), Yves Congar (1904-1995), Henri de Lubac (1896-1991), Edward Schillebeeckx e Gregory Baum, che erano stati considerati come sospetti fino al Concilio, ma che in seguito sono diventate le colonne portanti della teologia post-conciliare [32]. In effetti, quelli che Pio XII considerava non idonei a percorrere la via del cattolicesimo, ora tenevano sotto controllo la città. E come per coronare la loro impresa, il giuramento anti-modernista venne abrogato. San Pio X aveva visto giusto. La mancanza di vigilanza da parte dell’autorità aveva permesso al modernismo di ritornare armato di vendetta.

Marciando sotto una nuova bandiera

Durante il Vaticano II, ci furono innumerevoli scontri tra il Cœtum Internationalis Patrum («Gruppo Internazionale dei Padri»), che lottava per mantenere inalterata la Tradizione della Chiesa e il gruppo progressista del Reno. Alla fine, prevalse tragicamente il secondo, formato da elementi liberali e modernisti [33]. Era ovvio a chiunque, che avesse occhi per vedere, che il Concilio aveva spalancato la porta a molte idee che erano state precedentemente anatemizzate dalla Chiesa docente, ma che erano al passo con il pensiero modernista. Ciò non accadde accidentalmente, ma fu il frutto di un disegno preciso. Durante il Vaticano II, i progressisti evitarono di condannare gli errori modernisti. Inoltre, essi inserirono intenzionalmente numerose ambiguità nei testi dei documenti conciliari che intendevano sfruttare a loro vantaggio dopo il Concilio [34]. Queste ambiguità sono state utilizzate per promuovere un genere di ecumenismo che era stato già condannato da Pio XI, una libertà religiosa [35] che era già stata condannata dai pontefici del XIX e XX secolo (specialmente da Pio IX), una nuova liturgia che seguiva le linee dell’ecumenismo e che mons. Annibale Bugnini (1912-1982) definì «una notevole conquista della Chiesa cattolica», una collegialità che colpisce al cuore il primato pontificio e infine un «nuovo atteggiamento verso il mondo», specialmente in uno dei documenti più importanti del Concilio: la Gaudium et Spes. Come gli autori dell’Istruzione Permanente dell’Alta Vendita avevano sperato, i concetti della cultura liberale avevano finalmente incontrato l’adesione dei membri più ragguardevoli della gerarchia cattolica ed erano in tal modo penetrati all’interno della Chiesa. Il risultato è stata una crisi di fede senza precedenti che non accenna a migliorare. Alla stesso tempo, innumerevoli ecclesiastici che occupano posizioni di rilievo, evidentemente inebriati dallo «spirito del Vaticano II», lodano continuamente le riforme post-conciliari che hanno permesso a questa calamità di abbattersi sulla Chiesa.

Acclamazioni dalle logge massoniche

Tuttavia, non solo molti uomini di Chiesa, ma anche numerosi massoni hanno celebrato questa svolta degli eventi. Essi si sono allietati del fatto che finalmente i cattolici «hanno visto la luce» da quando molti dei loro principî sono stati accettati dalla Chiesa. Nel suo libro “L’œcuménism vu par un franc-maçon de tradition” (L’ecumenismo visto da un massone di tradizione), il barone Yves Marsaudon, del Rito Scozzese, ha lodato l’ecumenismo scaturito dal Vaticano II. Egli ha scritto: «I cattolici […] non devono dimenticare che tutte le strade conducono a Dio. E dovranno accettare che la coraggiosa idea di libertà di pensiero, che possiamo realmente definire una rivoluzione, partita dalle nostre logge massoniche, si è magnificamente estesa sotto la cupola di San Pietro» [36]. Lo spirito di dubbio e di rivoluzione permanente proprio dell’era post-conciliare deve evidentemente aver scaldato il cuore del massone francese Jacques Mitterand (1908-1991), il quale ha scritto approvando: «Qualcosa è cambiato all’interno della Chiesa e le risposte date dal papa alle questioni più urgenti, come il celibato ecclesiastico e il controllo delle nascite, sono oggetto di veementi dibattiti all’interno della Chiesa stessa; la parola del Sommo Pontefice viene messa in discussione dai vescovi, dai sacerdoti e dai fedeli. Per un massone, un uomo che mette in dubbio un dogma è già un massone senza grembiule» [37]. Marcel Prelot, senatore della regione del Doubs, in Francia, si spinge molto più in avanti nel descrivere quello che è successo. Egli scrive:« Abbiamo lottato per un secolo e mezzo per far sì che le nostre idee prevalessero nella Chiesa e non ci siamo riusciti. Finalmente, è venuto il Vaticano II e abbiamo trionfato. Da quel momento, le proposizioni e i principî del cattolicesimo liberale sono stati definitivamente e ufficialmente accettati dalla Santa Chiesa» [38]. L’affermazione di Prelot merita una precisazione; è necessario fare una distinzione tra la Chiesa e gli uomini di Chiesa. Nonostante certe pretese dei massoni, è impossibile che errori dottrinali possano essere accettati«definitivamente e ufficialmente dalla Santa Chiesa». La Chiesa, Corpo Mistico di Cristo e Sua Sposa senza macchia, non può cadere nell’errore. Nostro Signore ha promesso che «le porte dell’inferno non prevarranno contro di essa» (Mt 16, 18). Ma questo non significa che gli ecclesiastici, anche quelli appartenenti ai livelli più elevati, non possano essere contagiati dallo spirito liberale del nostro tempo e possano essere promosse idee e pratiche contrarie al Magistero perenne della Chiesa [39].

Una rottura col passato

Quei «conservatori» che negano che vari punti del Vaticano II costituiscano una rottura con la Tradizione e con il Magistero precedente – o
come minimo pecchino di ambiguità, implicazioni od omissioni – non hanno ascoltato i veri promotori e sbandieratori del Concilio che spudoratamente lo hanno ammesso. Padre Yves Congar, uno degli artefici della riforma, notava con soddisfazione che «la Chiesa ha fatto, pacificamente, la sua “Rivoluzione d’Ottobre”» [40]. Lo stesso padre Congar affermava che la Dichiarazione del Vaticano II sulla libertà religiosa Dignitatis Humanæ è in contrasto con il Sillabo di Pio IX. A riguardo del paragrafo § 2 di detta Dichiarazione, egli ebbe a dire: «Non si può negare che un testo come questo dica materialmente qualcosa di diverso dal Sillabo del 1864 e addirittura quasi l’opposto delle proposizioni 15 e 77-79 di quel documento» [41]. Recentemente, alcuni anni fa, il cardinale Joseph Ratzinger, apparentemente non turbato dalla sua stessa ammissione, ha affermato di considerare il documento conciliare “Gaudium et spes” una specie di «contro-Sillabo»: «Se si volesse fare una diagnosi del testo (Gaudium et spes) nell’insieme, è probabile che diremmo che (in rapporto ai testi sulla libertà religiosa e sulle religioni del mondo) esso è una revisione del Sillabo di Pio IX, quasi una specie di contro-Sillabo […]. Permetteteci di essere contenti di dire che il testo serve come un contro-Sillabo, così come esso rappresenta, da parte della Chiesa, un tentativo di riconciliazione ufficiale con la nuova era inaugurata dal 1789» [42]. La nuova epoca inaugurata dal 1789 consiste, in effetti, nell’elevazione dei Diritti dell’Uomo al di sopra dei diritti di Dio. In verità, un commento come quello del cardinale Ratzinger è inquietante, specialmente quando proviene dal Prefetto della Sacra Congregazione per la Dottrina della Fede, la quale ha il compito di preservare la purezza della dottrina cattolica. Possiamo anche citare un’asserzione simile del progressista cardinale Leo Iozef Suenens (1904-1996), a suo tempo Padre conciliare, il quale parlò in termini di «vecchi regimi» che sono terminati. Le parole che egli ha usato per elogiare il Concilio sono tra le più efficaci, le più agghiaccianti e le più schiaccianti. Suenens ha dichiarato che «il Vaticano II è stato la Rivoluzione Francese nella Chiesa» [43].

«Una rivoluzione in tiara e cappa»

La rivoluzione post-conciliare porta impressi tutti i segni di garanzia nell’aver adempiuto i disegni dell’Istruzione Permanente dell’Alta Vendita e le profezie dell’ex canonico Roca:

  • il mondo intero è testimone di un profondo cambiamento su scala mondiale avvenuto all’interno della Chiesa cattolica, un cambiamento che la pone al passo col mondo moderno;
  • i difensori e i detrattori del Vaticano II hanno entrambi dimostrato che certi orientamenti dottrinali introdotti a partire dal Concilio, costituiscono una rottura col passato;
  • i massoni stessi si rallegrano del fatto che, grazie al Concilio, le loro idee hanno si sono estese «magnificamente sotto la cupola di San Pietro».

La passione della Chiesa

Dunque, la passione che la nostra Santa Chiesa sta soffrendo al momento presente non è poi un gran mistero. Ignorando imprudentemente i papi del passato, gli attuali responsabili della Chiesa hanno eretto una struttura compromessa che sta crollando su sé stessa. Sebbene Paolo VI (1897-1978) si sia lamentato del fatto che «la Chiesa è in uno stato di auto-demolizione», lui stesso, come del resto Giovanni Paolo II, insisteva affinché il disastroso aggiornamento responsabile di questa auto-demolizione fosse portato avanti a tutto spiano. Di fronte ad un «disorientamento così diabolico» – per usare le parole della veggente di Fatima Suor Lucia dos Santos (1907-2005) ha utilizzato per descrivere la mentalità di molti membri della gerarchia odierna – l’unica risposta per tutti i cattolici preoccupati è:

  • pregare molto, specialmente recitando il santo Rosario;
  • imparare e vivere la dottrina tradizionale e la morale della Chiesa cattolica come viene descritta nei testi pre-conciliari;
  • frequentare la Messa romana, dove la fede cattolica e la devozione si trovano nella loro pienezza e non sono vittime dei nefasti influssi dell’attuale ecumenismo;
  • resistere con tutta l’anima alle tendenze liberali post-conciliari che stanno devastando il Corpo Mistico di Gesù Cristo;
  • istruire caritatevolmente il nostro prossimo sulla Tradizione della Chiesa e avvertirlo degli errori che minacciano la sua fede;
  • pregare affinché un numero sufficiente di membri appartenenti alla gerarchia ritorni al buon senso;
  • porre tutta la fiducia nella SS.ma Vergine e nel Suo potere affinché tramite la Sua intercessione, i responsabili della Chiesa ritornino alla Tradizione cattolica;
  • non scendere mai a nessun compromesso con l’errore.

Solamente la Madonna può aiutarci

Siccome la presente lotta è essenzialmente una battaglia soprannaturale, non dobbiamo ignorare gli avvertimenti che la Santa Vergine ha rivelato nel 1917 a Fatima. Tutti i cattolici devono adempiere fedelmente tutte le richieste di Nostra Signora di Fatima e specialmente pregare e operare affinché la Russia venga finalmente consacrata al Cuore Immacolato di Maria. Questa sarà la chiave che non solo distruggerà «gli errori sparsi dalla Russia», ma gli errori di tutto il mondo intero, inclusi quelli che travagliano dall’interno la Chiesa. Per impedire il trionfo promesso del Cuore Immacolato, gli agenti impenitenti del liberalismo, del modernismo e del naturalismo, si sono raggruppati in un’unica grande adunata ecumenica col Principe di questo Mondo per ricevere insieme a lui il colpo di tallone con cui la Regina del Cielo schiaccerà il loro orgoglioso capo.

Note

[1] Traduzione dall’originale inglese The Permanent Instruction of the Alta Vendita («L’istruzione permanente dell’Alta Vendita»), a cura di Paolo Baroni.

[2] Questa posizione teologica, detta «Tesi di Cassiciacum», è stata presentata fin dalla metà degli anni ’70 dal teologo domenicano padre Michel-Louis Guérard des Lauriers (1898-1988), già docente alla Pontificia Università del Laterano e alla Facoltà di Teologia del Saulchoir, in Francia. Sulla scia di padre Guérard des Lauriers, la «Tesi di Cassiciacum» è stata studiata e illustrata da dotti sacerdoti quali don Francesco Ricossa, sulla rivista italiana Sodalitium (Loc. Carbignano, 10020 Verrua Savoia, TO); Mons. Donald Sanborn, sulla rivista Sacerdotium negli Stati Uniti; don Hervè Belmont, in Francia, con alcuni saggi, tra cui “L’esercizio quotidiano della fede”, tradotto in italiano e stampato per la Collana Fortes in Fide.

[3] «Il peccato di eresia non è solo la negazione di qualche verità rivelata solennemente dal Concilio, dal Pontefice ex cathedra, ma è peccato di eresia anche il negare qualche verità insegnata dalla Chiesa nel suo Magistero ordinario universale. Poiché non tutto ciò che Dio ha rivelato è oggetto di particolari definizioni o dogmi della Chiesa. Molte verità Dio ce le propone a credere per mezzo del comune e quotidiano insegnamento ordinario della Chiesa. Che è egualmente autentico e infallibile come quello solenne e straordinario» (cfr. Le virtù teologali e alcuni punti della dottrina sociale cristiana, Azione Cattolica Italiana, Isola di Lari, 1943).

4 Cfr. The Catholic Encyclopedia, vol. III, Encyclopedia Press, New York 1913, pag. 330-331.

5 Cfr. P. E. Cahill, Freemasonry and the Anti-Christian Movement, Gill, Dublino 1959, pag. 101.

6 Cfr. Mons. R. Graber, Athanasius and the Church of Our Time, Christian Book Club, Palmdale 1974, pag. 39.

7 Cfr. J. Cretineau-Joly, The Roman Church and the Revolution («La Chiesa romana e la rivoluzione»), vol. II, 1859: Mons. Henri Delassus ha riprodotto ampi stralci di questo libro nella sua opera Il problema dell’ora presente. Antagonismo fra due civiltà, Desclée, Roma 1907.

8 Cfr. M. Davies, Pope John’s Council («Il Concilio di papa Giovanni»), Angelus Press, Kansas City 1992, pag. 166.

9 Cfr. Leone XIII, Lettera Enciclica Humanum genus. Sulla Massoneria, § 21.

10 Cfr. Mons. H. Delassus, The Anti-Christian Conspiracy («La cospirazione anticristiana»), Desclée de Brouver, Roma 1910, vol. III, pagg. 1035-1092. Il testo completo dell’Istruzione Permanente dell’Alta Vendita è stato pubblicato in Mons. G. E. Dillon, op. cit., pagg. 51-56.

11 Per una piena comprensione della dottrina cattolica a riguardo degli errori del modernismo, è indispensabile lo studio delle Encicliche papali contro il liberalismo, il modernismo e la Massoneria, della fine del XIX secolo e dell’inizio del XX.

12 Cfr. P. D. Fahey C. CS. Sp., The Mystical Body of Christ in the Modern World («Il corpo mistico di Cristo nel mondo moderno»), Regina Publications, Dublino 1939, cap. VII.

13 Ibid., pag. 116.

14 Cfr. P. V. Miceli, The Antichrist («L’anticristo»), Roman Catholics Books, Harrison, pag. 133.

15 Cfr. Pio X, Lettera Enciclica Pascendi Dominici Grecis. Sul modernismo, § 1.

16 Cfr. P. V. Miceli, op. cit.

17 Cfr. P. R. Dulac, Episcopal Collegiality at the Second Council of the Vatican («La collegialità episcopale al Concilio Vaticano II»), Cedre, Parigi 1979, pagg. 9-10.

18 Cfr. Mons.. R. Graber, op. cit., pag. 34.

19 Ibid., pagg. 34-35.

20 Ibid., pag. 35.

21 Ibid.

22 Ibid., pag. 36.

23 Ibid.

24 Il racconto completo di questa affascinante storia è presente in F. M. De la Sainte Trinité, The Whole Truth About Fatima («Tutta la verità su Fatima»), vol. III, «Il terzo segreto», Immaculate Heart Publications, Ontario 1990, pagg. 257-304.

25 Ibid., pag. 298.

26 Cfr. L. De Poncins, Freemasonry and the Vatican («La Massoneria e il Vaticano»), Christian Book Club, Palmdale 1968, pag. 14.

27 Cfr. L. Boyer, Dom Lambert Beauduin. A Man of the Church («Dom Lambert Beauduin. Un uomo della Chiesa»), Casterman, 1964: cit. in D. Bonneterre, The Liturgical Movement («Il Movimento Liturgico»), Ed. Fideliter, 1980, pag. 119.

28 Cfr. P. R. Wiltgen s.v.d., The Rhine Flows into the Tiber («Il Reno sfocia nel Tevere»), TAN, Hawthorne 1985.

29 Cfr. Mons. A. Wycislo, Vatican Second Revisited. Reflections by One Who Was There («Il Concilio Vaticano II rivisitato. Riflessioni di una persona che vi ha partecipato»), Alba House, Staten Island 1987, pag. x.

30 Ibid., pag. 33.

31 Ibid., pag. 27.

32 Ibid., pagg. 27-34.

33 Tutta la storia del dirottamento conciliare da parte dei prelati e dei teologi liberali, e le tragiche conseguenze di questo golpe modernista, sono superbamente spiegati nel libro del verbita Ralph Wiltgen The Rhine Flows into the Tiber e nell’opera di Michael Davies Pope John’s Council.

34 L’uso di questa tattica fu ammesso dal perito conciliare Edward Schillebeecks, il quale affermò: «Esprimeremo in maniera diplomatica – ma solo dopo il Concilio – che avremo previsto le implicite conclusioni» (cfr. De Bazuin, nº 16, 1965). In un’altra occasione egli ebbe a dire: «Durante il Concilio abbiamo fatto uso di frasi ambigue sapendo come sarebbero state interpretate in seguito» (cfr. Mons. M. Lefebvre, An Open Letter to Confused Catholics, Angelus Press, Kansas City 1992, pag. 106).

35 Cfr. M. Davies, The Second Vatican Council and Religious Liberty («Il Concilio Vaticano II e la libertà religiosa»), Neumann Press, Long Prairie 1992; in esso risulta evidente che il documento conciliare Dignitatis Humanæ (e particolarmente il § 2) contraddice l’insegnamento pontificio precedente in materia. Lo stesso Padre Yves Congar o.p. ha ammesso apertamente l’esistenza di questa palese contraddizione.

36 Cfr. Mons. M. Lefebvre, op. cit., pag. 89.

37 Ibid., pagg. 88-89.

38 Cfr. M. Prelot, Le catholicisme liberal, 1969; Mons. M. Lefebvre, op. cit., pag. 100.

39 Il problema sollevato dalla contraddizione in essere tra il Magistero pontificio precedente e quello attuale non è solamente un problema dottrinale, ma è soprattutto una questione di autorità. Infatti, se la Chiesa è governata dallo Spirito Santo – ed è di fede che lo è – va da sé che un vero Papa non può contraddire un suo predecessore su un qualunque punto di fede, perché ciò equivarrebbe a dire che lo Spirito Santo contraddice Sé stesso. Né è ammissibile sostenere, come fanno certuni in modo aberrante, che un vero Papa possa allearsi o divenire strumento del lupo per far strage del gregge che gli è stato affidato da Cristo propinandogli il veleno dell’eresia e abusando dell’autorità che gli proviene da Dio. La soluzione del dilemma è evidentemente nella mancanza di autorità in chi occupa la Sede di Pietro (N.d.T.).

40 Cfr. Mons. M. Lefebvre, op. cit., pag. 100.

41 Cfr. P. Y. Congar o.p., Challenge to the Church («Sfida per la Chiesa»), Londra 1977, pag. 177; cit. in M. Davies, The Second Vatican Council and the Religious Liberty, pag. 203.

42 Cfr. J. Ratzinger, Principles of the Catholic Theology («Principî di teologia cattolica»), Ignatius Press, San Francisco 1987, pagg. 381-382.

43 Cfr. Mons. M. Lefebvre, op. cit., pag. 100.

Fonte: http://www.crisidellachiesa.com/articoli/massoneria/istruzione_permanente/istruzione_permanente_dell_alta_vendita.htm

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