“Il grande disegno” di Nicolas Burbaki

Molti autori si sono addentrati nello studio del mistero dell’iniquità e grazie al coraggioso lavoro di alcuni di essi, soprattutto storici, sono stati svelati dei brandelli di verità, ormai universalmente riconosciuti. Tuttavia non si può negare l’imbarazzo nel trattare il materiale emerso, in quanto il principio ordinatore risulta spesso sfuggente, policentrico, riconducibile a molteplici filoni. Grazie alle stesse dichiarazioni dei complottisti (intesi correttamente come coloro che ordiscono il complotto, non nel senso della neolingua, che indica con questo termine coloro che lo denunciano), sappiamo che si vuole instaurare un nuovo ordine mondiale, ma non è precisamente chiaro come debba essere e che ruolo vi abbiano i molteplici attori, siano essi organizzazioni, sette, o apparati sovversivi. Ed è naturale che sia così, in quanto si è sempre trattato di una guerra occulta, che ha fatto della segretezza uno dei suoi punti di forza. Gli autori cattolici, nel cui novero ci schieriamo anche noi, hanno sempre additato nel diavolo il mandante ultimo delle varie sette e complotti, lasciando però un vuoto tra le sue seduzioni e le applicazioni locali delle stesse, che si riescono a constatare e documentare. Viene dunque spontaneo domandarsi come sia possibile che Lucifero, ex principe degli angeli e quindi dotato di un’intelligenza purtroppo eccelsa, ancorché degenerata, non abbia un piano, organico e programmatico, per raggiungere i suoi scopi. Possibile che la sua azione sia estemporanea e scoordinata, sia rivolta a singole persone in modo casuale, possibile che i suoi adepti e le sue vittime (le due cose spesso si sovrappongono) non siano aggregati ad un sistema, gerarchico e chiaramente orientato verso le sue finalità?

Reputiamo questa domanda retorica, perché è ovvio che il demonio abbia un piano e un esercito atto a realizzarlo. Tuttavia resta il problema di come individuarli, perché vi sono alcune difficoltà oggettive. La prima difficoltà consiste nella segretezza sia del piano, che viene svelato solo parzialmente agli adepti della setta, man mano che salgono di grado, sia degli aderenti, in quanto i superiori sono sconosciuti agli inferiori. La seconda difficoltà consiste nella mimeticità dell’azione maligna: se infatti si volesse costruire una casa, occorrerebbe impiantare un cantiere dotato dei materiali e dei macchinari acconci, in cui lavorassero persone con le necessarie competenze e chiunque passando capirebbe subito che c’è uno stabile in costruzione, perché i mezzi intrapresi concorrerebbero evidentemente a quell’unico scopo. Se viceversa si volesse distruggere la stessa casa, si potrebbero preparare delle cariche esplosive, dei cannoni, una squadra di picconatori, gru da demolizione, bombardamenti aerei, terremoti e quant’altro: poiché distruggere è molto più facile che costruire, i mezzi non sono specifici e spesso non se ne capisce la finalità fino a che non sono drammaticamente all’opera. Una terza difficoltà consiste nel ragionamento induttivo, che bisogna compiere per risalire dalle parti, conosciute, al tutto, ignoto. Tale ragionamento non è dotato di certezza logica, come lo è il ragionamento deduttivo, perciò molti non vogliono adoperarlo per non rischiare di accusare persone o associazioni, che magari sono estranee al complotto.

Gli studiosi si sono spesso bloccati davanti al dilemma: limitarsi a descrivere gli spezzoni di verità conosciuta, cadendo così nell’erudizione priva di scienza, oppure fornire delle spiegazioni indiziarie, tramite ragionamenti induttivi, che conducono però al ginepraio dell’incertezza?

Noi tentiamo una terza via, che può essere percorsa dato il carattere assolutamente particolare dell’argomento: ed è la via analogica. Infatti noi conosciamo piuttosto bene l’architettura della città di Dio, rivelata «… con ogni sapienza e intelligenza, poiché egli ci ha fatto conoscere il mistero della sua volontà, secondo quanto nella sua benevolenza aveva in lui prestabilito, per realizzarlo nella pienezza dei tempi: il disegno cioè di ricapitolare in Cristo tutte le cose…» (Efesini 1, 8-10).

Appoggiandoci alla Sacra Scrittura e al Magistero infallibile della Chiesa, abbiamo un punto di partenza assolutamente solido per sapere come dovrebbe essere la società umana nel progetto di Dio. Ma la stessa certa rivelazione, lo stesso infallibile Magistero, ci spiegano anche chi è satana e quali sono le sue inclinazioni e le sue potenzialità. Sappiamo che è una creatura e che non può creare nulla a sua volta, può solo provare a modificare l’esistente, sappiamo che ha in odio Dio e i suoi figli, nei cui confronti nutre un’invidia irresistibile. Insomma, sintetizzando, satana vorrebbe sostituirsi a Dio, non nel suo essere (che non può possedere), ma, dunque, nelle sue funzioni (che, a sua volta non può espletare compiutamente) e, così facendo, si riduce ad essere il goffo e grottesco imitatore dell’essere supremo, la «scimmia di Dio», come è stato così efficacemente definito. Pertanto ne deriva che il piano del diavolo non è che la brutta copia, distorta e sporcata, del piano di Dio, le sue strutture sono la caricatura di quelle divine, la sua gerarchia una mascherata carnascialesca che fa il verso alla gerarchia ecclesiastica. Satana non può far altro che cercare di cambiare segno a ciò che ha fatto Dio, introducendo degli elementi di disordine o delle mancanze.

Ecco perché consideriamo ragionevole e attendibile questo tentativo di descrivere la controchiesa a partire dalla Chiesa, illustrando un breve modello teorico totale del complotto, desunto per via analogica. Il valore di un simile modello è indicativo, non si tratta di conoscenza certa, ma è tanto più fecondo quanto più riesce a ordinare e a dare un significato alle verità frammentarie che possediamo riguardo al satanismo e alle massonerie. Proprio come il disegno di un puzzle, di cui possediamo solo una piccola parte delle tessere, avvalora indicibilmente i frammenti nella misura in cui questi frammenti trovano una collocazione e, con essa, un senso.

Struttura generale

Se dovessimo riprodurre con uno schema grafico la struttura della Chiesa, che cosa otterremmo?

Ebbene, sì, proprio una piramide! Osserviamo dunque la piramide cristiana con le sue peculiarità. La prima cosa da notare è che si tratta di una piramide con il vertice in basso; infatti Cristo, pietra angolare, ovvero vertice della piramide, è la base su cui tutto viene costruito: «Infatti nessuno può porre un fondamento diverso da quello che già vi si trova, che è Gesù Cristo» (1Corinti 3, 11) e rappresenta anche la mano di Dio che sostiene il mondo. Il fatto che la piramide sia rovesciata esplica anche il rapporto che intercorre tra i vari strati: la relazione cristiana per eccellenza è quella dell’amore e tale amore, a imitazione di quello di Cristo, non può non attuarsi nel servizio ai fratelli.

Infatti Gesù stesso, subito dopo aver lavato i piedi agli Apostoli, dice: «Vi ho dato, infatti, l’esempio, perché come ho fatto io, facciate anche voi» (Giovanni 13, 15) e anche il Papa, vertice della gerarchia terrena, si definisce «servo dei servi di Dio». Dunque ogni strato della piramide cristiana ha amorosa cura per il successivo, che sostiene col servizio. Il principale e più grande servizio che si possa rendere ai fratelli è quello di metterli in contatto con Gesù, ognuno secondo le proprie possibilità: i ministri attraverso i sacramenti (che hanno in sé la presenza reale del Maestro) e i laici attraverso la testimonianza di questa presenza, che essi stessi incontrano abitualmente.

La seconda caratteristica della piramide cristiana è che è viva e i suoi legami sono vitali: come dice Gesù: «Io sono venuto perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza» (Giovanni 10, 10) e sempre nel Vangelo si specificano i legami vivi nel corpo della Chiesa: «Io sono la vite, voi i tralci» (Giovanni 15,5). Fuori dalla metafora, la vita di Dio, che abita in Cristo con ogni pienezza, si trasmette a tutti i suoi fratelli, figli dell’unico Padre, in virtù del battesimo. E tale vita, che all’interno della Santissima Trinità è l’amore tra il Padre e il Figlio, porta il nome personale di Spirito santo, di cui diciamo che «è Signore e dà la vita» (simbolo niceno-costantinopolitano). E così questa vitalità, connaturale all’essere Chiesa, viene sintetizzata dall’apostolo Paolo con il concetto dei figli che vivono la vita paterna: «E che voi siete figli ne è prova il fatto che Dio ha mandato nei nostri cuori lo Spirito del suo Figlio, che grida: Abbà, Padre!» (Galati 4,6).

La terza caratteristica della piramide cristiana consiste nella sua unitarietà. Infatti anche il suo capo, che è Gesù, pur essendo di natura divina è simultaneamente perfetto uomo. D’altro canto anche il battezzato ospita in sé una presenza divina: è l’inabitazione della Santissima Trinità nell’anima del cristiano in grazia: «Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui» (Giovanni 14, 23). Dunque nella struttura della Chiesa non vi sono discontinuità o fratture perché la natura umana e divina dei suoi componenti sono intrecciate indissolubilmente. Anche le differenti funzioni delle varie parti del «corpo mistico di Cristo» convergono nella misteriosa unità superiore della comunione dei santi, come bene spiega San Paolo: «Come infatti il corpo, pur essendo uno, ha molte membra e tutte le membra, pur essendo molte, sono un corpo solo, così anche Cristo» (1Corinti 12, 12) e l’apostolo conclude: «Ora voi siete corpo di Cristo e sue membra, ciascuno per la sua parte» (1Corinti 12, 27). Notiamo nella piramide cristiana delle altre peculiarità: la base, quella che sta in alto, non è chiusa ma tende ad allargarsi, perché la vita cristiana è offerta a tutti gli uomini, sia a quelli che si convertiranno, sia a quelli che nasceranno. Anzi quello di crescere di numero non è un invito, ma un imperativo del Signore, sia in senso fisico: «Siate fecondi e moltiplicatevi» (Genesi 1, 28) sia in senso spirituale: «Gesù disse loro: Andate in tutto il mondo e predicate il Vangelo ad ogni creatura. Chi crederà e sarà battezzato sarà salvo …» (Marco 16, 15-16).

Infine notiamo nella rappresentazione grafica tre fasce di colori: bianco, azzurro e rosso. Questi colori simboleggiano le tre categorie delle funzioni cristiane nella società: l’autorità, il potere e l’ordine. L’autorità è la categoria religiosa che ha il compito di dispensare la salvezza esercitando il ministero dei sacri riti, nonché di insegnare la vera fede e la retta morale attraverso cui il mondo possa reggersi in equilibrio. Il potere è quello politico, a cui spetta di elaborare secondo ragione un architettura sociale che rispecchi i principii religiosi e favorisca la vita cristiana sulla terra. L’ordine è quello economico che, nella creatività locale che gli è propria, tende a realizzare concretamente opere che siano coerenti con i valori religiosi, attraverso le vie maestre disegnate dal potere. Abbiamo scelto questi colori perché il bianco dell’autorità si ispira all’Eucarestia, a cui sono inscindibilmente legati il ministero e il Magistero; l’azzurro, che indica il servizio attraverso il potere delegato, è il colore della Madonna, sublime modello di delega divina nel portare Cristo al mondo; il rosso dell’ordine economico perché è il colore della carne e del sangue, che sono ciò che realmente produce la ricchezza e non, come a volte si equivoca, l’oro; insieme, questi colori, sono quelli che più risaltano nel Gesù della misericordia di Santa Faustina Kowalska.

La struttura del maligno, invece, è perfettamente rappresentata sulla banconota da un dollaro, attraverso la piramide degli illuminati.

Innanzitutto è una piramide in posizione retta, poiché pochi comandano e molti ubbidiscono, ma soprattutto perché il superiore grava sull’inferiore. Infatti i rapporti che intercorrono tra gli strati più elevati e quelli sottostanti sono relazioni di dominio, di sfruttamento e di disprezzo. La condizione svantaggiata degli inferiori li spinge all’ambizione e alla brama di potere, che li rendono pronti al tradimento e al delitto e, in queste disposizioni, non si rendono neppure conto che esattamente questo è il risultato che il vertice della struttura voleva ottenere da loro (ecco il significato più profondo, anche se non il più evidente, del maglio massonico che batte le pietre della piramide). Tale è lo spregio che la gerarchia ha per i sottoposti, che divide in tre categorie la specie umana: gli pneumatici, cioè i pochi eletti dotati di una vita dello spirito, gli psichici capaci di esercizio intellettuale speculativo, e gli ilici, bruti dediti unicamente agli interessi materiali. Queste tre categorie corrispondono ai tre livelli di appartenenza massonico illuminatica: cioè gli adepti, che obbediscono senza sapere, gli affiliati a cui si impone un pensiero filosofico e che hanno accesso a cariche interne e, infine, gli iniziati che possono «consultare lo spirito» (cioè, in pratica, evocare il demonio). Tali nozioni appaiono chiaramente ne “L’eletta del dragone”, ovvero i diari della pentita Clotilde Bersone, che è un libro importante per conoscere la struttura satanica.

Seconda anti-caratteristica è che la piramide è mortifera. Morte spirituale, innanzi tutto, ma anche la morte materiale non viene assolutamente disdegnata, quale obiettivo satanico, come aveva ammonito Gesù: «Temete colui che, dopo aver ucciso, ha il potere di gettare nella Geenna» (Luca 12, 5). L’appartenenza alla piramide è già di per sé peccato mortale, gravato di scomunica latae sententiae, ma, inoltre, in essa si insegna la «cultura della morte», come splendidamente la definì Giovanni Paolo II, e pure la si pratica, sotto forma di omicidio rituale o di vendetta. I legami che uniscono i membri della setta sono anch’essi letali: giuramenti sacrileghi, patti scellerati, minacce e ricatti in base a segreti inconfessabili che gli adepti accumulano nei riti di iniziazione, durante i quali devono commettere atti ignominiosi. Ed è risaputo che, per accedere ai gradi alti dell’iniziazione, occora aver ucciso. In più, tra tale gente infida è facile cadere in disgrazia, cosicché, come ci informa Clotilde Bersone, la vita media degli iniziati non è molto lunga: infatti non è raro che dopo una rapida ascesa segua un’altrettanto rapida caduta, conclusa spesso con l’eliminazione fisica. Va detto anche che questi legami sono pochi, (la rappresentazione grafica lo denota tramite i mattoni sfalsati, a guisa di camere stagne), e pochi debbono essere, sia per ragioni di segretezza, sia perché è opposto al progetto di Dio: «Non è bene che l’uomo sia solo» (Genesi 2, 18). Cosicché la solitudine del massone lo mantenga in uno stato di scoraggiamento e gli comunichi un senso di impotenza nei confronti dell’organizzazione. Terza caratteristica della piramide satanica è il fatto di essere tronca. Questo, in primo luogo, perché il diavolo è un puro spirito, mentre il suo esercito temporale è fatto di uomini, da qui la rappresentazione di una piramide di mattoni (materiali) a cui si sovrappone, in modo discontinuo, il triangolo con l’occhio onniveggente, simbolo trinitario (spirituale) usurpato sacrilegamente dall’angelo decaduto. Una chiave di lettura aggiuntiva può essere quella che vede ai vertici della setta solo coloro che sono in diretto contatto con lo spirito (cioè gli iniziati satanisti) mentre tutti gli altri sono puri esecutori dei suoi programmi.

Simmetricamente alla struttura cristiana, notiamo che la base non è aperta a nuove espansioni, ma finisce nel deserto. Il che è molto logico, dato che si tratta di una struttura di morte e tende, quindi, a esaurirsi, spegnendo gli ultimi barbagli di vita. Anzi è un ambizione luciferina quella di sostituirsi a Dio nel determinare la fine del mondo, dato che «quanto a quel giorno e quell’ora, però, nessuno lo sa, neanche gli angeli del cielo e neppure il Figlio, ma solo il Padre» (Matteo 24,36). Invece, nel suo folle piano, satana vorrebbe indurre l’uomo a distruggere il mondo, così da attribuire a sé quella decisione che spetta solo al Padre. Infine anche nella piramide diabolica distinguiamo tre colori: rosso nero e verde. Anche qui designano l’autorità, il potere e l’ordine, ma con un senso deviato rispetto a quello cristiano. Abbiamo desunto questi colori dai rispettivi cavalli dell’Apocalisse (confronta Apocalisse 6). Si dice del rosso che ha il potere di togliere la pace e tale è il compito dell’autorità nella religione infera: condurre la guerra contro Dio tramite l’adorazione di satana e la profanazione dell’Eucarestia e poi, come accessorio, istigare alla guerra fra gli uomini, grande momento di mietitura per l’inferno, che, durante i massacri bellici, inghiotte anime numerose come fiocchi di neve. Non è un caso che rosse fossero le bandiere di tutte le rivoluzioni: francese, sovietica, maoista, spagnola e altre ancora. Il cavallo nero ha la facoltà di imporre la carestia. Questo è il compito del potere che, per un disordine indotto dal maligno, non è più di natura politica, ma è detenuto dalle elites economico-finanziarie. Dunque ad esse spetta di progettare l’architettura sociale atta a seminare la carestia di verità e di spiritualità, tramite il finanziamento di una cultura e di un’informazione false, nichilistiche e irreligiose. Come sempre, al male dell’anima fanno seguire quello del corpo procurando fame, miseria e ingiustizie economiche diffuse. Il cavallo verde, infine, ha il potere della malattia, compito assegnato all’ordine, che ha invertito la sua funzione col potere. Alla politica, dunque, ridottasi a serva della finanza, non resta che decidere della malattia morale e sociale. Fuor di metafora, la distruzione della famiglia e dei costumi, che i partiti cosiddetti di sinistra vogliono perpetrare in modo pubblico, mentre quelli cosiddetti di destra vogliono eseguire in modo più privato. Naturalmente anche l’aspetto materiale della malattia ha la sua parte, tant’è che negli ultimi anni abbiamo visto nascere, in sede politica, un autentico culto delle pandemie. Ma la malattia principale che deve essere indotta dall’area dell’ordine è quella demografica, scoraggiando e ostacolando in tutti i modi la natalità e prevenendola con la contraccezione e con l’aborto.

Interpreti e gerarchie

Non occorre definire minuziosamente gli organigrammi e le funzioni dei dignitari del regno di Dio perché sono perfettamente conosciuti, perciò ci limiteremo a ricordare alcuni punti essenziali per comprendere i parallelismi analogici. Prima di tutto dobbiamo ricordare che il piano della salvezza si articola in due grandi fasi: quella preparatoria e pedagogica dell’Antica Alleanza e quella definitiva della Nuova Alleanza. In mezzo, «nella pienezza dei tempi» è situato l’Evento che ha trasformato il mondo con una nuova creazione spirituale: l’Incarnazione di nostro Signore Gesù Cristo, con la sua passione, morte e resurrezione. Dunque se i patriarchi, i giudici, il re Davide, i profeti e tutti i giusti dell’Antico Testamento erano protesi al futuro messianico, la Chiesa del Nuovo Testamento, con i suoi Apostoli, martiri, confessori della fede, vergini e tutti i Santi è protesa a conservare e compartecipare l’avvento salvifico del Figlio di Dio, non proprio rivolta al passato, ma al presente, grazie al miracolo eucaristico che attualizza perennemente ciò che già è stato. Sia nell’Antico che nel Nuovo Testamento, Dio stesso scelse i suoi fiduciari, persone e un popolo eletto, distribuendo compiti e responsabilità. Tuttavia notiamo che, salvo poche eccezioni, non stabilì un’unica gerarchia teocratica, ma suddivise molte mansioni tra i suoi fedeli, distinguendo compiti regali, sacerdotali e profetici. E questi compiti a volte si cumulano nella stessa persona, magari con differenti gradi per ciascuna mansione. Da qui scaturisce la complessa articolazione della Chiesa, a cui non concorre solo la gerarchia ecclesiastico-apostolica (a cui comunque spetta la direzione generale), ma a cui contribuiscono anche ordini religiosi che apportano consacrati sia laici sia ordinati ministerialmente (per cui può esserci un monaco sacerdote che è superiore a un monaco laico, ma che, all’interno dell’ordine, gli è sottoposto con obbedienza) e a cui pure aderiscono numerosi movimenti e associazioni, specializzati nel servire il corpo mistico di Cristo in qualche modo peculiare.

Questa complessità di funzioni e di articolazione gerarchica, che riscontriamo nella Chiesa, viene ulteriormente complicata nel campo avverso, in quanto le due fasi, di preparazione e di governo, non sono ancora distinte dall’evento definitivo, il regno dell’anticristo. Pertanto osserviamo strutture che si richiamano a quelle del Vecchio Testamento, come è logico in una fase ancora preparatoria, ma, al tempo stesso, il vanesio Lucifero non ha resistito a precorrere i tempi e a parodiare anche quelle del Nuovo, che dunque coesistono con quelle antiche. Vediamone le più importanti nel dettaglio. Se ritorniamo alla piramide del dollaro, noteremo che è composta di tredici piani, che di solito si fanno corrispondere ai gradi della setta di Weisshaupt nella versione riformata da Knigge (originariamente erano solo tre). Questo numero tredici (che ritorna ossessivamente nel gran sigillo americano e nei simboli illuminatici) gode di un’esaltazione eccessiva per riferirsi soltanto a dei livelli gerarchici. Ma un altro indizio ci porta a battere la pista giusta: nel 1773 Amschel Mayer de Rothschild convocò a Francoforte dodici grandi esponenti del mondo finanziario, economico e scientifico per coinvolgerli in un piano di dominio mondiale e tracciarne le linee guida. L’anno seguente forniva a Weisshaupt ogni supporto per la fondazione degli Illuminati di Baviera, garantendogli la copertura delle spese e persino ospitando le riunioni in casa sua (fonti: W. Carr e N. Webster). Stando le cose in questi termini, è lecito pensare che, più che un supporto, Rothschild desse un autentico impulso alla fondazione della moderna controchiesa. Ed ecco che l’analogia appare in tutta la sua evidenza: il numero tredici rappresenta i dodici Apostoli riuniti con Gesù, a cui si oppongono i dodici apostoli diabolici riuniti intorno all’anticristo (la logica e la tradizione designano la famiglia Rothschild quale stirpe dell’anticristo). Come fu il Cristo a chiamare i dodici, così il Rothschild chiamò i suoi dodici sodali, che sarebbero: gli Astor, i Bundy, i Collins, i DuPont, i Freeman, i Kennedy  i Li, gli Onassis, i Reynold, i Rockefeller, i Russell e i Van Duyns. Notiamo che non si parla di singole persone, ma di famiglie e anche per questo vi è una logica: mentre il sacramento dell’ordine imprime un carattere, segno indelebile sull’anima, che permette una trasmissione personale dell’eredità apostolica, fondata, nello spirito, sulla fede, viceversa non vi è nessun incantesimo diabolico che abbia effetto irrevocabile e che non possa essere distrutto dalla confessione o da un esorcismo.

Cosicché Satana si deve accontentare della tradizione più stretta a cui può far accedere i suoi, che è la linea di sangue. Peraltro la scelta di dodici Apostoli significava, nel piano di Dio, il perfezionamento dell’alleanza con le dodici tribù di Israele, preparata attraverso linee di sangue e poi sublimata sul piano spirituale, aspetto questo che rafforza il parallelismo tra le due chiese.

Ricordiamo anche che tra i dodici vi fu un traditore, Giuda Iscariota, che poi fu sostituito dal fido Mattia: allo stesso modo pare proprio che una delle tredici famiglie abbia tradito, abbandonandosi  a perseguire valori di giustizia e di pace, orrore! Non ci vuole molto a capire che si tratta della famiglia Kennedy, sterminata ed epurata dalle alte sfere del potere, come pure non occorre un genio dell’investigazione per capire chi l’abbia sostituita: basti osservare quale copioso numero di matrimoni abbia legato la famiglia Warburg con la famiglia Rothschild. Dunque le tredici famiglie rappresentano il collegio anti-apostolico, riunito attorno alla famiglia dell’anticristo, ma si può dire che, reggendo la setta degli Illuminati, essi governino la controchiesa? Dopo tutto la fortuna degli Illuminati di Baviera durò pochi anni, per poi essere dichiarati fuori legge dalle autorità civili e ufficialmente perseguitati. E si trattò di una setta minoritaria rispetto alla massoneria tradizionale. Tuttavia al convegno di Wilhelmsbad del 1782 la linea degli Illuminati ebbe un trionfale successo, (come riportato nelle testimonianze dei conti De Virieu e von Haugwitz) e fu adottata dalla massoneria speculativa. Anche la Bersone riferisce un dettaglio interessante: che lo stesso Principe di Galles, reggente ufficiale della massoneria, aderì come adepto (il livello più basso della setta) nel gennaio del 1882, conseguendo il grado di affiliato l’anno successivo, per non essere tagliato fuori dai giochi che contavano. Del resto lo Weisshaupt raccomandava agli illuminati di mimetizzarsi nelle logge tradizionali di grado basso, cosa che lui stesso fece in prima persona, affiliandosi col grado minimo a una loggia bavarese della stretta osservanza. Così, per infiltrazione, per adesione o per assimilazione, l’illuminatismo divenne la guida della massoneria, al punto che, secondo lo storico A. Sang, già nel 1788 tutte le logge del Grand’Oriente di Francia erano controllate dagli illuminati. E, secondo Clotilde Bersone, esisteva una gran loggia degli illuminati a Costantinopoli nel 1874, e ve n’erano talmente tante negli Stati Uniti, che John Abram Garfield (già Grand’Oriente a Parigi) fu inviato in America, dove divenne anche presidente, per essere da guida e organizzatore della moltitudine di adepti inferiori che colà si trovavano.

In poche parole si può concludere che tutta la massoneria (o le massonerie, che dir si vogliano, comprese quelle orientali, come i Fratelli Musulmani, che costituiscono un braccio politico degli illuminati impiantato nell’islam) obbedisca, direttamente o indirettamente, agli illuminati, e quindi è, consapevolmente o inconsapevolmente, satanista. E quindi il collegio antiapostolico delle tredici famiglie regge effettivamente la controchiesa universale illuminatica. Proseguendo con l’analogia, viene spontaneo chiedersi se non esista anche una sorta di papa. La risposta è affermativa ed è confermata dalla testimonianza (del 1989) di Angel, pseudonimo di un satanista californiano pentito (1), secondo cui in Scozia risiede, protetto da un ferreo segreto, il «maestro del mondo», capo supremo di tutti i satanisti. Non sappiamo se questa figura venga eletta nel conclave delle tredici famiglie, ma è lecito supporre di sì. Un piccolo interessante scorcio di documentazione sulla gerarchia della controchiesa appare in un filmato non autorizzato, ripreso probabilmente con un telefonino nel contesto di una riunione particolare (2). Ebbene tali immagini vanno prese sul serio e non possono essere frutto di uno scherzo o di una montatura, perché, come si nota tuttora nella sequenza finale, il personaggio che detiene il bastone del comando e arringa i presenti, sotto il manto di porpora con cappuccio porta una maschera d’oro massiccio, articolo che non si rintraccia nelle mercanzie dei retroscena teatrali né, tra i gadget di carnevale. Questi particolari suscitano anche la riflessione che il demonio, mentre suggerisce ai suoi nemici di adottare dottrine moderniste, di compiere fantasiosi aggiornamenti e introdurre innovazioni liturgiche, in casa sua adotta una regola strenuamente conservatrice. La Chiesa di Cristo è sostenuta anche dai consacrati che vivono i consigli evangelici (castità, povertà, obbedienza). Costoro sono organizzati in ordini religiosi, che servono la famiglia dei battezzati secondo un carisma proprio (quindi esistono ordini predicatori, contemplativi, caritativi e così via). Gli ordini hanno una propria gerarchia, che è sottomessa solo alla suprema autorità papale. Ebbene anche la controchiesa ha degli ordini (e si chiamano proprio così!), di tradizione rosacruciana, con gerarchie e carismi propri, come gli ordini martinisti contemplativi o l’ordine di Memphis e Misraim, specializzato in magia sessuale, contrappasso della clausura, o la società teosofica, dedita alla predicazione. Probabilmente la conciliazione della loro apparente anarchia avviene per opera del maestro del mondo.

Il Vangelo presenta anche la missione dei settantadue discepoli, inviati ad andare in ogni dove, portando la pace, preannunciando il regno di Dio, con la facoltà di guarire i malati e a cui, persino, si sottomettono i demoni (confronta Luca 10). Essi sono la figura esemplare dei missionari, incaricati personalmente dal Signore di preparare il suo regno. Ebbene, anche qui il numero è rivelatore e appare sulla piramide illuminatica come totale dei mattoni: questo numero coincide con quello dei «maestri di saggezza» o «savi anziani di Sion». Il contrappasso è chiaro: essi hanno ricevuto il proprio mandato personalmente dal principe di questo mondo ed è logico che abbiano il compito di preparare il regno dell’anticristo. Come pure è evidente che portino discordia in ogni dove. E sul fatto che abbiano facoltà di diffondere malattie (morali e sociali senza dubbio!) e di evocare i demoni, è cosa connaturata alle loro mansioni, espletate per conto dei «dominatori di questo mondo di tenebra, gli spiriti del male che abitano nelle regioni celesti» (Efesini 6,12).

La cristianità ha anche espresso la sua fede e la sua devozione erigendo le cattedrali, monumenti visibili dell’amore per Dio e per il prossimo. In particolare, il tempio ove risiede la cattedra di Pietro è il centro simbolico della Chiesa militante, quella storica. Parallelamente gli adepti di Lucifero hanno eretto un tempio in suo onore, che esprima il suo odio e il suo traviamento. Si tratta della corte suprema di Israele, perfetta sinagoga di satana (Apocalisse 2, 9) di cui si può leggere e si possono vedere immagini assai eloquenti sul web (3). Come si diceva nella premessa di questo paragrafo, le organizzazioni del maligno si richiamano anche alla fase propedeutica al suo regno, di analogia veterotestamentaria. Un primo elemento che si nota facilmente è che Satana ha un popolo eletto, che è quello farisaico. Falsa elezione di un falso popolo (più khazaro che semita) che professa una falsa religione (non la giudaica, ma lo gnosticismo luciferino, talmudico-cabalistico). È tutto talmente falso che il padre della menzogna se ne rallegra oltremodo. Ed è secondato da questi suoi disgraziati figli (hanno per padre il diavolo Gv 8, 44) che giustificano la propria esistenza così come scrive il fariseo Vladimir Rabi: «Cosa dirà, alla fine dei secoli l’ultimo ebreo al suo creatore? Non credo alla divinità di Gesù Cristo!». Pertanto i farisei, popolo eletto dal demonio, sono da lui momentaneamente privilegiati e svettano nelle sue gerarchie, anche se, compiendosi il piano satanico, non potranno certamente gioire a lungo: non si pensi che il diavolo sia sincero e leale o mantenga fedelmente le sue promesse!

Figure fondamentali nella guida dell’Israele biblico furono i profeti, che ebbero il compito di esortare Israele alla purificazione, proiettandone il destino verso l’avvento del regno messianico.

Allo stesso modo i profeti del maligno sono i falsificatori della storia, hanno il compito di preparare il clima spirituale di odio e violenza atto a instaurare l’abominio della desolazione nel tempio santo di Dio. Un esempio perfetto di antiprofeta fu Voltaire, il cui motto di falsificatore era: «Calunniate, calunniate, qualcosa resterà», aggiungendo: «Occorre mentire come il diavolo, non timidamente, non per una volta, ma arditamente e sempre». Cosicché, a furia di accusare la Chiesa passata di misfatti mai compiuti, è riuscito a suscitare persecuzioni contro la Chiesa presente e futura, queste, sì, perpetrate realmente con una terribile e concreta efficacia. Altro antiprofeta maggiore fu Jules Isaac che inaugurò le moderne campagne propagandistiche volte a diffondere l’opinione (gratuita e falsa) che i Vangeli non fossero storicamente attendibili, suscitando così dei movimenti di disinformazione teologica dalle sinistre conseguenze. Per completare l’opera, accusava i Padri della Chiesa, sempre in nome del motto voltairriano, di essere bugiardi e aguzzini. Così, tali ispirati, sospingono gli eserciti delle tenebre verso la loro meta.

A proposito di eserciti, l’Antico Testamento presenta un esercito vittorioso per eccellenza, in quanto fatto di guerrieri personalmente prescelti da Dio per la loro caratura morale. È l’episodio dei trecento uomini di Gedeone che sconfissero il numerosissimo esercito dei «Madianiti, Amaleciti e tutti i figli dell’Oriente» (confronta Gdc 7). Così pure la task-force della controchiesa è composta dai «trecento uomini dalla mano nascosta» o comitato dei trecento. Si tratta di un gruppo esecutivo (non direttivo, cosa che spetta all’autorità) dell’area del potere, quindi legato all’alta finanza, che ha il compito di trasformare il mondo con la potenza dell’oro, portandolo gradualmente verso la dittatura satanica mondiale. È interessante segnalare, a proposito di questi numeri e funzioni rituali, come qualcosa sia filtrato nella letteratura. In Finzioni, il più celebre libro di racconti del grande scrittore J. L. Borges, al termine del pezzo di esordio (confronta in Finzioni Tlon Uqbar Orbis tertius), si parla di una società segreta, dedita agli studi ermetici, la filantropia e la cabala, sorta per inventare un paese. Comprendendo che una generazione non basta per concludere l’opera, ciascuno dei maestri della società assume il compito di formare un discepolo che prosegua la sua opera. Tramite l’alleanza con un milionario americano, il programma si estende a inventare un pianeta, alla condizione, però, che «l’opera non patteggerà con l’impostore Gesù Cristo». Dopodiché la società affida ai suoi collaboratori, che sono trecento, il completamento dell’enciclopedia di Tlon (il pianeta immaginario), primo passo per la sostituzione del mondo reale con quello virtuale … parole troppo chiaroveggenti per essere casuali. Infine i fedeli cristiani hanno costituito opere caritative, assistenziali e culturali, per servire i fratelli e il bene comune, quali possono essere la società San Vincenzo, la fondazione don Gnocchi o i vari centri cattolici di studi e formazione. Non sono da meno i volenterosi del campo avverso, che si sono prodigati, tramite analoghi organismi, a promuovere, per il nostro bene, la cultura malthusiana che prevede l’eliminazione del 90% della popolazione mondiale, a programmare, per nostra soddisfazione, l’eliminazione della famiglia tradizionale, rimpiazzandola con quella omosessuale e con i ritrovati dell’eugenetica, a concentrare, per il nostro benessere, le leve economiche in pochissime mani fidate e a progettare, per la nostra sicurezza, un sistema di controllo totalitario e poliziesco, magari con l’utilizzo di microchip sottocutanei. È il caso del club di Roma, della fondazione Planned Parenthood, della Commissione Trilaterale e del Club Bilderberg, che ci commuovono per il disinteressato ardore umanitario e per l’impegno a favore del prossimo!

Programmi

Il Catechismo di San Pio X sintetizza in modo mirabile le intenzioni divine spiegando perché Dio ha creato l’uomo: «per conoscerLo, amarLo e servirLo in questa vita e goderLo poi nell’altra in Paradiso». Per quanto si possa specificare in modo più raffinato o più dettagliato, e per quanto si consulti la Sacra Scrittura, i concetti basilari restano quelli. Basta rovesciare questa definizione per comprendere gli obiettivi del demonio: portare l’uomo a ignorare Dio, odiarLo e disubbidirGli, per rimpiangerLo poi, eternamente, all’Inferno. È chiaro, tuttavia, che il diavolo non possa esporre così apertamente i propri progetti, perché avrebbe ben scarso seguito. Perciò, fin dalla tentazione primordiale, il suo programma è dissimulato, coperto da intenzioni apparentemente vantaggiose, che però conducono all’obiettivo da lui voluto. Abbiamo chiamato vantaggiosi gli aspetti appetibili dei programmi diabolici (o tentazioni) perché sono buoni sotto qualche aspetto particolare che cattura l’attenzione, ma negano il bene totale dell’essere a cui si riferiscono. Osservando la tentazione originale (confronta Genesi 3, 1-7) notiamo una serie di caratteristiche metodologiche importanti, comuni a tutti i piani satanici. In primo luogo il serpente non va direttamente al punto, ma la prende alla lontana: «È vero che Dio ha detto … » e poi ancora: «diventereste come Dio … » (al condizionale). Questo metodo è detto dei piccoli passi cioè una serie graduale di conquiste, anche apparentemente slegate fra di loro, che in realtà convergono all’obiettivo voluto. Altra caratteristica è la strategia comunicativa, di indicare un problema (diventereste come dei, se non ci fosse il problema del divieto di mangiare dell’albero), la cui soluzione coincide con l’obiettivo diabolico, (la trasgressione). Chiamiamo il sistema obiettivo-problema-soluzione una strategia comunicativa, in quanto il problema stesso è artefatto, sostanzialmente falso. Nell’esempio del Genesi, la donna vede il problema nella sua impossibilità di crescere sul piano ontologico, senza violare l’ordine divino, quando nel piano del suo essere non aveva nessun bisogno di crescere, in quanto era stata creata perfetta. Ancora notiamo la gradualità dei contenuti dell’azione diabolica, che 1) vorrebbe essere lui stesso adorato, non potendolo si accontenta di 2) indurre l’odio per Dio, se non quello almeno 3) la dimenticanza di Dio, ma accetta anche di buon grado 4) l’esaltazione dell’uomo, primo passo verso i precedenti obiettivi. Anche perché questa esaltazione dell’uomo è sempre indotta in modo da andare contro la sua vera natura. Lo si vede nell’episodio della torre di Babele, in cui l’uomo vuole costruire una città e una torre che tocchi il cielo e «farsi un nome»: se in precedenza Dio aveva concesso ad Adamo di chiamare col giusto nome ogni essere vivente (ogni essere tranne se stesso, segno che il suo significato l’uomo lo riceve da Dio), ecco che qui il limite viene valicato proprio con l’esaltazione di sé, facendosi un nome (allocuzione che nel linguaggio biblico corrisponde all’autodeterminazione, replica prometeica della superbia dei progenitori). Infine le linee d’azione del maligno vengono smascherate al momento in cui viene giudicato, cioè durante le tentazioni a Gesù: il materialismo, la vanità, la brama di potere, che vengono sintetizzate da San Giovanni con i termini: «concupiscenza della carne, concupiscenza degli occhi, superbia della vita» (1Giovanni 2, 16). Nella circostanza delle tentazioni nel deserto, il diavolo non può dissimulare le sue intenzioni di fronte a Gesù, suo creatore, ed è costretto a mostrare come seduce gli uomini. In particolare, nella terza tentazione, dopo aver indicato tutti i regni del mondo gli dice: «Tutte queste cose io ti darò, se, prostrandoti, mi adorerai» (Matteo 4, 9), rivelando così un legame tra il principe di questo mondo e il governo mondiale.

Abbiamo preferito una lunga premessa teologica a un’analisi minuziosa delle informazioni più o meno filtrate dagli ambienti della controchiesa, perché, più ancora che per i paragrafi precedenti, l’analogia è strumento essenziale, laddove l’alternativa potrebbe essere un incerto processo alle intenzioni. La perfetta coerenza con gli intenti satanici, avvalorerà dunque la veridicità dei documenti che possediamo. E ne nominiamo qualcuno.

Relativamente all’obiettivo numero 1)

Nel carteggio Picke-Mazzini, il generale americano, già «sovrano gran commendatore del supremo consiglio dei 33°» scrive: «La moltitudine … riceverà la vera luce, attraverso la manifestazione universale della pura dottrina di Lucifero, rivelata finalmente alla vista del pubblico, manifestazione alla quale seguirà la distruzione della Cristianità e dell’ateismo, conquistati e schiacciati allo stesso tempo!». L’originale di questo testo non è consultabile, che si tratti dunque di invenzione, fantasiosa calunnia, errore di trascrizione? Niente affatto: in un discorso in occasione del centenario della Rivoluzione Francese lo stesso Picke ribadisce: «Sì, Lucifero è Dio e sfortunatamente anche Adonai (il Dio dei cristiani) è Dio … La dottrina del satanismo è un’eresia; e la vera e pura religione filosofica è la fede in Lucifero, Dio di Luce e Dio del Bene, che sta lottando per l’umanità contro Adonai, il dio delle tenebre e demonio». Questo programma esplicito di adorazione di Satana e odio a Dio non era rivolto però ad orecchie qualunque, ma era esposto a un consesso selezionato di alti iniziati, come pure lo era il Mazzini. Si notano in queste frasi le intenzioni di culto e la subordinazione della conquista del mondo al fine di assoggettarlo alla nuova religione diabolica, distruggendo la Chiesa, corpo mistico di Cristo. Realizzando, quindi, i primi due propositi satanici: adorazione per sé e odio per Dio.

Riguardo all’obiettivo numero 2)

Un secondo interessante documento, sempre sul filone religioso, è il «Programma della massoneria per la distruzione della Chiesa in 33 punti», testo venuto alla luce nella decade del Concilio Vaticano II (4). Questo testo, dedicato ai massoni infiltrati nella gerarchia ecclesiastica, è incentrato sull’odio verso Dio e la sua Chiesa che si vuol demolire passo per passo, tuttavia, alla conclusione dell’opera, si finisce per inneggiare alla guida di Satana sulla Chiesa riformata. Dettaglio che suggerisce che questo sia il punto finale d’approdo di tutti i progetti strategici della controchiesa, indipendentemente dall’obiettivo prossimo da cui si parta. È proprio vero che l’uomo non può servire due padroni: meglio pertanto servire per amore Colui che salva, piuttosto che farlo con odio nelle fila di quello che dà la retribuzione nefasta. È illusorio credere in altre vie, poiché, per l’uomo, il tentativo di non servire nessuno o di servire solo se stesso, conduce tosto alla schiavitù sotto il padrone pessimo.

Per il punto 3)

Altro celebre programma è quello de “I Protocolli dei savi di Sion” (5). Sono un buon esempio del terzo passo mitigato degli obiettivi diabolici: la dimenticanza di Dio. Il conte Malinsky aveva giustamente sottolineato che la tradizione cattolica vedeva l’imperatore «regnare per grazia di Dio» (così nel giuramento all’incoronazione), mentre la sovversione pretendeva uno Stato senza Dio. Ebbene nei Protocolli si afferma che «bisogna che il popolo sia privato dell’idea stessa di Dio». Dopo l’esposizione dei metodi macchiavellici per conquistare il potere, il testo si profonde in uno slancio utopistico per tentare di delineare il futuro e perfetto regno dell’uomo (anche se tale regno assomiglia sinistramente all’Unione Sovietica, che, forse, tanto perfetta non fu) il che ci introduce,

all’Obiettivo numero 4)

I programmi sinarchici o di generico governo mondiale, che rappresentano un’autentica ossessione degli autori massonici. Non si capisce perché la repubblica universale dovrebbe essere la panacea di tutti i mali (o il vaso di Pandora che li generi tutti, visto il concetto alquanto alterato di bene e di male che circola nella setta) dato che un governo è solo un mezzo per giungere a dei risultati e non è detto che tale mezzo vada sempre nel verso voluto o sia sempre efficace. Comunque fin dal 1644, con la Panorthosia di Comenius, si progetta una società globale, retta da tre consigli centrali, di educazione, governo e religione, che agiscano in base ai principii rosacruciani, anziché quelli dell’ordine cattolico. Saint-Yves d’Alveydre riprende il discorso in chiave federativa, indicando degli organi di sintesi, civili e religiosi, come il «consiglio degli Stati nazionali» e il «consiglio delle chiese nazionali», lamentando in proposito la scarsa attitudine della Chiesa cattolica, retta dal Papato (questi fastidiosi ostacoli!), ad assimilarsi sincretisticamente con le altre religioni. L’Alveydre espone poi il suo concetto di suddivisione dei compiti nella società, che coincide con la creazione di vere e proprie caste. Al seguito di questi autori, una pletora di teorici e dignitari della massoneria sono tornati a parlare della necessità di un governo mondiale, segnatamente gli esponenti della massoneria atlantica, che ricoprono abitualmente le più alte cariche civili, come quella di presidente degli Stati Uniti, segretario di Stato e simili. Questi ultimi hanno utilizzato il termine nuovo ordine mondiale che va per la maggiore, pur non avendo assolutamente niente di nuovo, in quanto già teorizzato in modo esplicito dal Comenius, il quale, a sua volta, aveva attinto a dottrine cabalistiche e rosicraciane ancora più antiche (del resto lo stesso Platone ne La repubblica aveva disegnato qualcosa di simile).

Ma ecco che, ancora una volta, il Vangelo ci viene in soccorso, illuminandoci sulle motivazioni di queste dinamiche. Nel discorso della montagna, Gesù esordisce con il «beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli» (Matteo 5, 3) e, nella parabola delle mine, i premi per i servi fedeli e operosi sono «ricevi il potere sopra dieci città» e «anche tu sarai a capo di cinque città» (confronta Luca 19,12-19). Il Signore, in questi passi, svela all’uomo il suo desiderio profondo di regnare, cioè di lasciare la propria traccia personale nei disegni cosmici di ordine, sapienza e bellezza, al punto che collega la beatitudine al possedere il regno. Ma questo regno, è il regno di Dio, un regno spirituale d’amore, dalla natura compartecipativa che, tanto più si condivide, tanto più cresce. Invece Satana non può offrire amore e, tantomeno, il regno dei cieli. Ecco che allora offre quello che può: il regno temporale, il quale tuttavia è di natura esclusiva. Infatti più uno lo possiede e meno ne partecipano gli altri, più uno domina e più gli altri sono assoggettati e schiavizzati. E per conseguire il regno di questo mondo si mente e si uccide, come vuole il diavolo, «menzognero e omicida fin dal principio» (confronta Giovanni 8, 44). Inoltre, dei quattro obiettivi, questo è quello più facilmente realizzabile, attorno a cui si può coinvolgere il maggior numero di persone attratte da motivazioni differenti, più o meno razionali. Ed è un ottimo punto di partenza per arrivare anche agli altri tre.

Dovendo riassumere con una frase i programmi di Dio e del diavolo, ecco le intenzioni del cielo: «Dio sia tutto in tutti» (1Corinti 15, 28) e quelle dell’Inferno: «Privare di tutto tutti».

Conclusione

Abbiamo delineato i tratti della controchiesa, evidenziandone la struttura generale, gli organismi e le gerarchie e le quattro progressive finalità. Come abbiamo già affermato nella premessa, non si pretende di fornire qui una descrizione di ciò che è, ma un metodo interpretativo per dare un senso a ciò che sappiamo, sia in modo certo, sia in modo indiziario. I modelli teorici hanno l’obbligo della coerenza con i fatti, pena la falsificazione, ma, a partire da questo requisito, sono tanto migliori quanto più sono completi, ovvero spiegano la più gran quantità di fenomeni, e quanto più sono semplici. Pertanto questa teoria non è assoluta e siamo pronti ad abbandonarla non appena se ne fornisca una altrettanto coerente e più completa o semplice. Ma, fino a quel momento, ci sentiamo in dovere di reputare questa spiegazione assolutamente valida.

1) Intervista rilasciata nell’ottobre 1989, al giornalista televisivo Giorgio Medail.

2) Stralci di tale filmato sono stati inseriti a questo indirizzo: http://www.youtube.com/watch?v=y9E35N3LicI (il documento consta di pochi secondi iniziali e finali, alcuni mesi fa la sequenza conclusiva pubblicata era ben più lunga e consentiva di apprezzare parecchi particolari che ora sfuggono, se qualcuno fosse a conoscenza di un indirizzo che riproduce il filmato in modo più esteso, si renderà benemerito col segnalarlo).

3) Digitando su un motore di ricerca, quale google: La dimora di satana esiste e si trova in Israele comparirà un ottimo articolo corredato di numerose foto esplicative.

4) Scrivendo su un motore di ricerca Piano massonico per la distruzione della Chiesa in 33 punti verranno selezionati diversi siti che lo espongono per intero. Lettura breve ed istruttiva.

5) Testo facilmente rintracciabile sia in formato cartaceo, sia sul web. Lettura lunga ma altamente istruttiva.

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