“Usa: preparativi di guerra civile. O peggio” di Maurizio Blondet

4 febbraio 2012

Il Pentagono, e più precisamente il corpo dei Marines, ha costruito una finta città «più o meno grande quanto il centro di San Diego» per esercitarvi i suoi militari nella guerra urbana. La finta città sorge nella base militare di Twentynine Palms, presso la vera San Diego e consta di ben 1.560 edifici: numero impressionante. Si estende su 110 ettari. Consentirà l’addestramento di 15 mila fra marines e commandos della Marina militare. E comprende una finta riva fluviale, decine di cortili e complessi di edifici, oltre a 700 metri di tunnel sotterranei per l’addestramento più realistico possibile agli scontri in ambiente urbano. In quale città? Il comunicato ufficiale dei marines asserisce che quella incredibile installazione «permetterà alle truppe di praticare e affinare capacità che saranno usate in giro per il mondo». Ma la finta San Diego è troppo simile ad una città americana per non suscitare allarme. I militari già dispongono di finte città medio-orientali e pseudo-villaggi afghani per il loro addestramento. L’ultimo in ordine di tempo è il complesso mostrato ai giornalisti a novembre a Camp Pendleton, imitazione di un abitato afghano recentemente quadruplicato in estensione, dove i marines (dice il comunicato ufficiale) «si aprono il passaggio in un labirinto di muri di fango che portano a moschee, scuole e venditori di tappeti, fra esplosioni hollywoodiane». È logico che, se si vogliono addestrare i soldati per l’Afghanistan, si costruiscano modelli di urbanizzazione afghana Ma la falsa San Diego esibisce hotel, supermercati, uffici e fognature da primo mondo. Il 22-26 gennaio s’è tenuto un «addestramento congiunto di polizia e militari, più altre agenzie» nel centro d’affari di Los Angeles; addestramento notturno, con elicotteri da combattimento Black Hawk ed almeno quattro elicotteri OH-6 (detti Little Birds) che sostavano a mezz’aria sopra banche e grattacieli, in uno scenario di guerriglia. (LAPD joining in “multi-agency tactical exercises” in Los Angeles) Prima, nel luglio 2011, militari avevano compiuto esercitazioni dentro e attorno a Boston; nell’agosto, era avvenuta una esercitazione chiamata Vibrant Response 12, a cui avevano preso parte 7 mila fra soldati, militari dell’Aeronautica e della Marina e civili del Pentagono: lo scenario simulava «un’esplosione atomica da 19 kilotoni su Cincinnati». L’esercitazione era stata condotta in un’altra città civetta di un ente poco noto, il MUTC, o Muscatatuck Urban Training Center, che ha allestito nella Jennings County, nell’Indiana, un ambiente urbano che comprende una scuola, un ospedale, strutture industriali leggere, villette mono-familiari, dormitori, mense ed edifici amministrativi. Una città del primo mondo, ancora una volta. Nel sito ufficiale del MUTC si legge che gli addestramenti che fornisce sono «ritagliati su misura per scenari sia esteri sia nazionali (domestic) e possono essere utilizzati da varie organizzazioni civili e militari». Infatti, le attrezzature sono state «utilizzate» da tutte le forze armate (comprese le Special Operations, usate per la guerra clandestina), la FEMA (il semisegreto ente per la gestione delle emergenze), il ministero della Sanità, l’FBI, il Dipartimento della Homelamd Security (Sicurezza Interna), le varie polizie di Stato, le agenzie anti-terrorismo, eccetera. Si aggiunga che la Casa Bianca e il Congresso hanno varato la legge per la Difesa Nazionale (National Defense Authorization Act) che consente alle autorità di detenere cittadini americani indefinitamente e sulla base di semplici sospetti, e diventa urgente la domanda che si pone un sito ben informato: «Perchè le forze armate sembrano prepararsi alla guerra urbana dentro gli Stati Uniti?». (Why does the military seem to be preparing for urban warfare in the United States?) Non basta. Un lettore mi invia un video, postato su youtube, che mostra incredibili installazioni sotterranee, lunghe decine o centinaia di chilometri (vi si muovono persino piccoli treni super-veloci ), percorse da grandi autocarri, dove i militari americani apparentemente stanno accumulando generi alimentari a lunga conservazione. Costi valutabili in miliardi di dollari. Scavano e scavano, immagazzinano e stoccano, nonostante la crisi … Una visione davvero impressionante:

http://www.youtube.com/watch?v=uEDAE_9v4h0&feature=player_embedded

Recentemente, la FEMA e l’Homeland Security hanno ordinato un miliardo di dollari di cibo disidratato: apparentemente, per fornire 3 pasti al giorni per dieci giorni a 14 milioni di persone. (La ‘FEMA’ ordina un miliardo di dollari di cibo disidratato, perchè?) Si aggiungano le centinaia di migliaia di bare di plastica fotografate da alcuni blogger in almeno una base militare USA; e i campi di detenzione di massa sorti e segnalati qua e là per il territorio americano, per ora vuoti. (Un blogger filma 500.000 bare di plastica in una struttura militare americana Video)

Torna alla memoria la costosa e misteriosa banca delle sementi o «Arca di Noè della nuova Apocalisse» ospitata in una vecchia miniera appositamente allestita per far durare i semi anche mille anni senza elettricità in una delle isole Svalbard (oltre il circolo polare artico) con tutte le possibili sementi esistenti, ufficialmente perchè «la diversità genetica sia conservata nei tempi a venire»: opera a cui hanno contribuito filantropi come Bill Gates attraverso la Bill and Melinda Gates Foundation, John D. Rockefeller III attraverso il suo Agricolture Development Council, nonchè Monsanto e Syngenta (la multinazionale elvetica di sementi geneticamente modificate). Ciascuno con stanziamenti di decine di milioni di dollari (30 ce ne ha messo solo Gates). Qui urge la domanda: che cosa sanno lorsignori che l’umanità comune non conosce ancora? Nell’insieme sembrano preparativi per qualche evento più grosso che «una bomba da 10 chilotoni su Cincinnati» e persino per una rivolta urbana da stroncare con l’esercito. Una epidemia sterminatrice? Una guerra mondiale atomica? Un asteroide? La profezia Maya? Oppure l’attentato false flag contro le portaerei americane nello Stretto di Hormutz – ben tre, di cui una vecchissima, in procinto di essere smantellata, vittima predestinata del «vile attacco iraniano», come scusa per una resa dei conti bellica e globale? (1). (Du USS Enterprise au USS Ponce, un état de la puissance) Sembra che questi signori del mondo si stiano preparando il rifugio per una qualche catastrofe – che probabilmente loro stessi hanno provocato.

1) Le portaerei inviate nel Golfo sono la USS Stennis, la Carl Vinson e la USS Abraham Lincoln, tutte a propulsione atomica . La Stennis deve essere rimpiazzata dalla USS Enterprise, la prima portaerei nucleare della storia, che doveva essere smantellata nel 2013. Ciascuna è accompagnata dalla sua squadra (incrociatore Aegis, un caccia, fregate, sottomarini e navi-rifornimento). Inoltre, si segnala la presenza del lanciamissili Bunker Hill, del cacciatorpediniere Halsey e dello USS Ponce: quest’ultimo un vecchio trasporto di forze anfibie, risalente al 1971, in preparazione di uno sbarco. C’è anche la corazzata USS Missouri, vecchia di quasi 70 anni (è stata fabbricata nel 1944), già ritirata dal servizio in anni lontani, e poi richiamata per la guerra del Vietnam e un’altra volta per la prima guerra del Golfo. Un altro ferrovecchio «spendibile» in un eventuale attentato false flag (anche a Pearl Harbour ai giapponesi fu consentito di distruggere le più vecchie navi americane). Il semplice affollamento di simili forze navali nello stretto di Hormutz, largo 30 chilometri e continuamente percorso da mega-petroliere, moltiplica la possibilità di «incidenti». Infine, il Pentagono ha fatto costruire 20 mega-bombe ad alta penetrazione: si chiamano MOT (Massive Ordnance Penetrator), ciascuna pesa 14 tonnellate e può penetrare oltre i 60 metri di roccia fino alle installazioni iraniane nel sottosuolo. Ogni MOT costa 16 milioni di dollari. 

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