“Enrico Letta e la sinistra elitaria” di Italo Romano

23 giugno 2012

In questo piccolo pezzo vorrei parlare del vicesegretario del PD Enrico Letta e di alcune sue dichiarazioni. Oggi, in Italia, lui rappresenta in toto il politico medio della cosiddetta sinistra. Mi spiego.

E’ un uomo delle elite, la più fine e sgradevole espressione di quella pseudo sinistra radical chic e politcally correct, asservita ai poteri finanziari e mondialisti. Dobbiamo subito dire che ha alle spalle un percorso umano e formativo all’insegna del “più Europa”. Dall’infanzia a Strasburgo, dove frequenta la scuola dell’obbligo, alla laurea in Diritto internazionale all’Università di Pisa. Sempre a Pisa consegue il dottorato di ricerca in Diritto delle comunità europee alla Scuola Superiore di studi universitari e di perfezionamento Sant’Anna, fucina italiana di dirigenti di partito, manager e specialisti di ogni sorta. A 25 anni è presidente dei Giovani del Partito Popolare europeo. Nel 1990 conosce Beniamino Andreatta, uno dei padri dell’euro e padrino politico di Romano Prodi. All’epoca, quando fu ministro del Tesoro, Andreatta scrisse a chiare lettere più volte in riferimento allo “svincolo” tra Banca d’Italia e Tesoro del 1981 (che impedì da allora in poi di finanziare il deficit italiano emettendo moneta): “Naturalmente la riduzione del signoraggio monetario e i tassi di interesse positivi in termini reali si tradussero rapidamente in un nuovo grave problema per la politica economica, aumentando il fabbisogno del Tesoro e l’escalation della crescita del debito rispetto al prodotto nazionale …”.  (Il Sole 24 Ore)

Ed ecco spalancarsi le porte del potere. L’arrampicata sociale può iniziare.

Diventa ricercatore dell‘Arel, l’Agenzia di ricerche e legislazione di cui è segretario generale dal 1993. Nello stesso anno il primo contatto con le istituzioni. Segue infatti Andreatta, come capo della sua segreteria, al Ministero degli Esteri, nel governo Ciampi. Proprio Ciampi lo chiama nel 1996 al Ministero del Tesoro come segretario generale del Comitato per l’euro. Dal gennaio 1997 al novembre 1998 è vicesegretario del Partito popolare italiano. Nel novembre del 1998, con il primo governo D’Alema, diventa a 32 anni ministro per le Politiche Comunitarie. È il più giovane ministro della storia repubblicana e batte Andreotti, ministro a 35 anni. Nel 2000 è ministro dell’Industria, Commercio e Artigianato nel secondo governo D’Alema. Incarico che conserva, con il governo Amato, per il quale è anche ministro del Commercio con l’Estero fino al 2001. Nel 2001 diventa deputato per la prima volta e s’iscrive alla Margherita. Nel giugno 2004 rassegna le dimissioni dalla Camera e, da capolista dell’Ulivo, viene eletto deputato europeo per la circoscrizione Italia Nord-Est. Nella XV Legislatura torna deputato della Repubblica italiana e tra il 17 maggio 2006 e l’8 maggio 2008 è sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri nel governo Prodi. Nel 2007 si candida alla segreteria del neonato PD ottenendo, con le primarie del 14 ottobre, oltre l’11% dei consensi. Nelle elezioni del 13 e 14 aprile 2008, capolista PD nella Circoscrizione Lombardia 2, viene eletto alla Camera dei Deputati.  Poche settimane Walter Veltroni lo chiama a far parte delgoverno ombra del PD in qualità di responsabile Welfare. Nel 2009, in occasione del Congresso del Partito democratico, decide di appoggiare Pier Luigi Bersani e la mozione che lo sostiene. Il 9 novembre 2009 – dopo le primarie che eleggono Bersani segretario nazionale – viene nominato dall’Assemblea nazionale, ad amplissima maggioranza, vicesegretario unico del Partito Democratico. Dal 2004 è vicepresidente di Aspen Institute Italia, circolo elitario che riunisce la crema dell’industria italiana, delle banche e delle assicurazioni, della cultura e della politica. Una vera e propria organizzazione di capitali parastatale mascherate di buonismo e falso intellettualismo.

E’ membro della Commissione Trilaterale, think tank non governativo, un gruppo di interesse di orientamento neoliberista fondato nel 1973 da David Rockefeller, presidente della Chase Manhattan Bank, e da alti dirigenti mondiali tra cui Henry Kissinger e Zbigniew Brzezinski, la mente del progetto Trilateral. E’ una commissione molto speciale. E’ un triangolo industriale-economico che lega America, Europa e Giappone. Questa organizzazione elitaria riunisce i massimi dirigenti industriali e del commercio per imporre subdolamente un Nuovo Ordine economico.

Inoltre, per la prima volta, il 31 maggio 2012 a Washington DC, ha partecipato (lista partecipanti) alla riunione annuale del gruppo Bilderberg. Ennesimo fanatico e conservatore circolo elitario, nato nel 1954, dove vengono decise a tavolino le sorti di intere nazione e continenti. Qui si creano le crisi economiche, militari e sociali. L’unico scopo è raggiungere l’obiettivo finale: il governo mondiale. I leader politici vengono invitati per essere indottrinati a servire la causa, manipolando poi l’opinione pubblica, veicolandola nel modo più “pacifico” possibile.

Insomma, che dire, se questa è la sinistra italiana, siamo messi bene. Peccato che gli elettori piddini sono tanto fanatici quanto ignoranti.

Non è passato neanche un mese dalla “lezione americana” che il nostro Letta è partito come un toro, a testa bassa, nello svolgere i “compiti per le vacanze” assegnati dai professori illuminati.

Ecco la dichiarazione a cui facevo riferimento nell’incipit dell’articolo:

Dobbiamo lavorare molto sul tema privatizzazioni. Il patrimonio pubblico è ancora enorme. Da una parte bisogna lavorare su una scatola finanziaria che valorizzi il patrimonio pubblico e grazie a questo riesca ad abbattere il debito. Bisogna, poi, cominciare a mettere nel mirino ulteriori privatizzazioni di pezzi di Eni, Enel e Finmeccanica“. Lo spiega ad Affaritaliani.it Enrico Letta, vicesegretario del PD in una video-intervista al direttore Angelo Maria Perrino al Festival di Lodi.

“Non immediatamente perché il mercato non lo consente”, prosegue l’ex ministro del governo Prodi sempre sul tema privatizzazioni, “ma è possibile farlo perché oggi con la legge sulla golden share, che è vidimata da Bruxelles, possiamo difendere queste aziende da possibili attacchi ostili senza dover per forza avere, come Stato, il 30% di proprietà di quei gruppi. Avevamo già posto in Parlamento alcune cose e sarà uno dei temi del nostro esecutivo quando, mi auguro, gli elettori ci faranno governare, perché non si può più caricare oltremodo sui cittadini il peso del risanamento”.

Ci devono svendere, senza sé e senza ma. Le prime aziende pubbliche ad essere cedute saranno Eni, Enel e Finmeccanica. E non è certo un caso che gli amministratori delegati di Eni ed Enel abbiano preso parte all’incontro annuale del gruppo Bilderberg.

Praticamente è la stessa politica proposta e attuata dal governo Monti. Ah Monti, dimenticavo, anche lui membro preminente dei medesimi gruppi di potere di cui fa parte il nostro rampante piddino.

In più, visto che, fino a prova contraria, per andare al governo il caro Enrico Letta dovrà essere votato, avrà il “difficile” compito di persuadere l’opinione pubblica, con ogni mezzo si intende, in modo da racimolare i voti necessari per poter servire al meglio il vero padrone, per compiacerlo e dimostrargli di saper fare bene il proprio lavoro di cameriere, con passione e dedizione.

I quotidiani della “sinistra bene” (La Repubblica e Il Corriere della Sera) hanno già avviato una campagna mediatica di terrore “pro euro” e “pro Europa”. I vari Scalfari e Maltese hanno iniziato il lavoro di propaganda sugli Stati Uniti d’Europa, senza ritegno e senza vergogna, anche se questa, a mio modesto avviso, non è una novità.  Al resto ci penseranno le Università del sistema, totalmente incapaci di formare giovani competenti e con spirito critico, oramai divenute fucine industriali di automi decerebrati, saccenti e convinti del loro nulla.

Quelli che noi vediamo impegnati sulla scena politica sono degli attori, dei figuranti, messi lì per fare scena. Altri non sono che gli ubbidienti servi della élite illuminata, che con la potenza devastante del sistema capitalista sta radendo al suolo l’intera civiltà.

E’ ora perciò di costituire un fronte unico popolare, l’unico che possa fare realmente l’interessa del popolo. Questi loschi figuri ci stanno trascinando nell’insolvenza e nella disperazione sociale. Dobbiamo sollevarci adesso, prendere coscienza di questa fetida realtà, aggregarci e creare una piattaforma programmatica sopra cui discutere il nostro futuro e quello delle generazioni a venire.

Dobbiamo riprenderci in mano il nostro paese prima che sia troppo tardi. E’ arrivato il momento di svegliarci e impegnarci per la cosa pubblica, per troppo tempo trascurata e delegata senza cognizione di causa.

E’ giunto il momento che si affermi una vera democrazia popolare, l’unica che possa garantire, con l’impegno di tutti, diritti, doveri e libertà individuali, una volta considerati/e inalienabili e oggi liquidate/i da una congrega di magnati globalisti.

La democrazia rappresentativa si è tramutato in un regime democratico oligarchico, diretto dalla finanza internazionale e da gruppi massonici e paramassonici che mirano al controllo totale sulla popolazione.

Solleviamoci e creiamo una democrazia diretta, la vera democrazia del popolo e per il popolo.

Se non lo facciamo adesso, lo rimpiangeremo per molti anni a venire.

Siamo noi il cuore pulsante del sistema, dobbiamo scegliere se essere liberi, e quindi di assumerci le nostre responsabilità, o schiavi, e vivere anestetizzati e in ginocchio per l’intero arco di vita.

Vi lascio con le parole di Etienne la Boetie, tratte dal suo “Discorso sulla servitù volontaria“. Spero vi facciano riflettere:

“… quel che avviene in tutti i paesi, ogni giorno, fra tutti gli uomini, ossia che uno solo ne opprima centomila privandoli della libertà, chi potrebbe mai crederlo se ne sentisse soltanto parlare e non ne fosse testimone? Se accadesse soltanto in paesi stranieri e in terre lontane, e ce lo venissero a raccontare, chi di noi non penserebbe che si tratta d’invenzione, di una trovata, e non della verità? Per di più, non c’è bisogno di combattere questo tiranno, né di toglierlo di mezzo; si sconfigge da solo, a patto che il popolo non acconsenta alla propria servitù. Non occorre sottrargli qualcosa, basta non dargli nulla […] Sono dunque i popoli stessi che si lasciano incatenare, perché se smettessero di servire, sarebbero liberi. È il popolo che si fa servo, che si taglia la gola da solo, che potendo scegliere tra servitù e libertà, rifiuta la sua indipendenza e si sottomette al giogo; che acconsente al proprio male, anzi lo persegue”.

Fonte: http://www.oltrelacoltre.com/?p=12642

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