Il colesterolo

Il colesterolo è un composto organico appartenente alla famiglia dei lipidi steroidei. Nel nostro organismo svolge diverse funzioni biologiche, importanti ed  essenziali:
  • è un componente delle membrane cellulari, di cui regola fluidità e permeabilità;
  • è il precursore della vitamina D, dei sali biliari e degli ormoni steroidei, sia maschili che femminili (testosterone, progesterone, estradiolo, cortisolo ecc.).

Nonostante questo ruolo biologico di primo piano, quando il colesterolo circola nel sangue in concentrazioni superiori alla norma si trasforma in un acerrimo nemico della nostra salute. Come tutti gli avversari più tenaci, il colesterolo alto può essere sconfitto soltanto conoscendolo a fondo ed utilizzando tali informazioni per elaborare adeguate strategie difensive e di contrattacco. Per aiutarvi in questa “missione” abbiamo raggruppato nella tabella sottostante tutti i collegamenti agli articoli del sito dedicati al tema colesterolo”.

CONOSCERE IL COLESTEROLO

CAPIRE LE ANALISI DEL SANGUE

COLESTEROLO E SALUTE

ALIMENTAZIONE, DIETA E COLESTEROLO

ABBASSARE IL COLESTEROLO ALTO

FARMACI CONTRO IL COLESTEROLO ALTO

INTEGRATORI PER ABBASSARE IL COLESTEROLO

QUIZ SUL COLESTEROLO – VERIFICA LE TUE CONOSCENZE

IMPARA A CUCINARE SENZA COLESTEROLO

Videolezioni sul colesterolo

Altri video sul colesterolo

Il colesterolo deriva sia dall’alimentazione che dalla sintesi endogena. Gli alimenti ad alto contenuto di colesterolo sono quelli di origine animale, generalmente ricchi di grassi saturi come uova, burro, carni, salumi, formaggi ed alcuni crostacei. Circa l’80-90%  del colesterolo totale viene prodotto autonomamente dal nostro organismo, soprattutto dal fegato ma anche dal surrene e dalle ghiandole sessuali. Ciò spiega come mai in alcuni soggetti, nonostante un alimentazione equilibrata e un regolare programma di attività fisica, i livelli di colesterolo permangano elevati. Quando la produzione endogena è fisiologicamente elevata, come in questi casi, si parla di ipercolesterolemia familiare. Qualunque sia la sua origine l’ipercolesterolemia è caratterizzata da una concentrazione di colesterolo nel sangue (colesterolemia) superiore al valore normale.

VALORI DI COLESTEROLO NEL SANGUE

<200 mg/dl Colesterolemia normale
200-249 mg/dl Ipercolesterolemia lieve
250-299 mg/dl  Ipercolesterolemia moderata
>299 mg/dl  Ipercolesterolemia grave

Essendo il colesterolo un lipide, è scarsamente solubile in acqua e per essere trasportato nel torrente circolatorio necessita, pertanto, di  legarsi a specifiche lipoproteine. Il colesterolo si lega sopratutto alle lipoproteine a bassa densità o LDL. Si calcola infatti che circa il 60-80% del colesterolo totale sia legato alle LDL. Il colesterolo in eccesso legato a tali lipoproteine tende ad accumularsi sull’endotelio delle arterie, formando aggregati sempre più densi fino a generare delle vere e proprie placche, dette ateromi. Queste placche fanno perdere la naturale elasticità delle arterie e possono causare gravi danni soprattutto al cuore (infarto) o al cervello (ictus) .

Il colesterolo buono è invece rappresentato dalle HDL (lipoproteine ad alta densità) che ripuliscono le arterie catturando il colesterolo in eccesso e trasferendolo ai tessuti (soprattutto al fegato), dove viene smaltito. Più è alto il livello di HDL nel sangue e minore sarà il rischio di sviluppare l’aterosclerosi e tutte le altre conseguenze negative dell’ipercolesterolemia. In virtù di questa loro caratteristica, negli ultimi anni il ruolo delle HDL è stato rivalutato in maniera importante, tanto che oggi si ritiene più significativo il rapporto tra HDL e LDL, rispetto al valore del colesterolo totale. In genere il colesterolo “buono” (HDL) non dovrebbe essere inferiore al 30% del colesterolo totale (LDL + HDL). Un altro parametro, detto indice di rischio cardiovascolare, mette in relazione il colesterolo totale con le HDL. Se tale rapporto è superiore a 5 nell’uomo e a 4,5 nella donna, il paziente è considerato a rischio.

http://www.my-personaltrainer.it/colesterolo.htm

Funzioni del colesterolo

A cura del dr. Riccardo Borgacci

Il colesterolo è uno steroide avente una struttura policiclica detta ciclopentanoperidrofenantrene, è di colore bianco ed ha una consistenza simile a quella della cera. Il colesterolo è indispensabile per la vita animale, mentre le piante contengono altre sostanze lipidiche strutturalmente simili dette fitosteroli. L’organismo umano sintetizza autonomamente la maggior parte del colesterolo necessario (circa il 70%) completandone il fabbisogno attraverso l’alimentazione (il rimanente 30%); nel paragrafo che seguirà ci occuperemo proprio dell’importanza che esso riveste nei processi fisiologici, indicando tutte le funzioni del colesterolo.

Le funzioni del colesterolo sono diverse e tutte fondamentali all’omeostasi organica:

  1. Strutturale: il colesterolo rappresenta una componente essenziale delle membrane cellulari eucarioti animali. La sua presenza o meno ne determina la fluidità, la stabilità e la flessibilità.
  2. Precursore ormonale: a partire dal colesterolo è possibile sintetizzare ormoni e paraormoni quali: aldosterone, cortisone, testosterone, estradiolo e vitamina D.
  3. Emulsionante e pro-digestiva: buona parte della produzione epatica di colesterolo viene impiegata nella sintesi della bile, un liquido digestivo contenuto nella cistifellea poi secreto nell’intestino tenue attraverso il dotto cistico ed il coledoco; chimicamente, la bile è definita una “sospensione” e l’alterazione delle sue componenti può causarne la separazione con relativa formazione di sedimento (anche detto fango/fanghiglia) e, nella peggiore delle ipotesi, calcoli biliari.
  4. Essenziale nello sviluppo embrionale: l’alterazione della biosintesi del colesterolo si associa a malformazioni fetali.
  5. Essenziale nel metabolismo cellulare: il colesterolo è una componente importante per il mantenimento delle funzioni cellulari, al punto che la sua assenza ne precluderebbe la crescita e la differenziazione.
  6. Sinergico-regolatore nella trasmissione dei messaggeri: il colesterolo interviene anche nei processi di trasmissione molecolare trans-membrana, assieme ai canali e ai recettori di origine proteica.

Da quanto citato sopra è chiaro che le funzioni del colesterolo, oltre ad essere di vitale importanza al mantenimento di un buon stato di salute, si possono definire essenziali per la vita stessa.  E’ comunque fondamentale ricordare che, salvo alterazioni patologiche, la produzione endogena di colesterolo è mediamente in grado di ottemperare alle necessità fisiologiche dell’organismo umano. Inoltre, tenendo in considerazione che un regime dietetico equilibrato comprende anche alimenti di origine animale (il cui apporto esogeno/dietetico totale di colesterolo non deve superare i 300mg/die),  è possibile affermare che il rischio di incorrere in una carenza di colesterolo è pressoché nullo.

  Fonte: http://www.my-personaltrainer.it/salute/funzioni-del-colesterolo.html  

Colesterolo: assorbimento e circolo entero-epatico

L’assorbimento del colesterolo alimentare avviene a livello dell’intestino tenue, soprattutto nel duodeno e nel digiuno, tratti prossimali ed intermedi di questo segmento di tubo digerente. Dei 300 mg di colesterolo che introduciamo approssimativamente ogni giorno con gli alimenti, ne viene assorbito soltanto il 50%. Tale percentuale varia in misura significativa in relazione alle riserve di colesterolo; per le leggi omeostatiche, infatti, l’assorbimento enterico risulta tanto inferiore quanto più abbondanti sono le riserve di colesterolo dell’organismo, e viceversa.

Assorbimento del colesterolo

 

Alla quota di colesterolo proveniente dagli alimenti, a livello del duodeno si associa quella racchiusa nella bile, pari a circa 1.000 mg al giorno. Pertanto, l’organismo assorbe circa 650 mg di colesterolo al giorno (il 50% di 1.300), mentre la quota rimanente viene eliminata con le feci. La quasi totalità dei trigliceridi/acidi grassi circolanti deriva dall’assorbimento alimentare; il colesterolo introdotto con gli alimenti rappresenta soltanto il 20-30% del colesterolo ematico, mentre la rimanente percentuale proviene dalla produzione endogena da parte del fegato. Anche in questo caso l’entità della sintesi epatica dipende dall’apporto alimentare: tanto più questo risulta consistente, tanto minore risulta la produzione endogena e viceversa. In linea di massima, si stima che l’assorbimento del colesterolo a livello intestinale non possa superare il grammo al giorno. Anche se le percentuali appena esposte possono variare sensibilmente da individuo ad individuo, è chiaro come il colesterolo alimentare influenzi in misura tutto sommato modesta i livelli di colesterolemia. Infatti, oltre al già citato limite fisiologico di assorbimento, l’aumento del colesterolo nel sangue, conseguente agli alti apporti alimentari, determina un’inibizione dell’enzima 3-idrossi-3-metilglutaril-CoA reduttasi (HMG-CoA reduttasi) necessario alla sua sintesi endogena; di conseguenza, esiste un sistema omeostatico in grado di adeguare la sintesi endogena all’assorbimento intestinale. Semplificando il tutto: in condizioni di deficit di colesterolo, l’organismo risponde incrementandone l’assorbimento e la sintesi endogena e viceversa.

Negli alimenti, il colesterolo è presente sia in forma libera che in forma esterificata, ovverosia legato ad un acido grasso. A livello intestinale, tale legame viene scisso da un’esterasi presente nel succo pancreatico, dato che il solo colesterolo libero può essere efficacemente assorbito dalla mucosa intestinale. Grazie all’intervento della bile, il colesterolo libero viene emulsionato in micelle, goccioline lipoproteiche ricche di fosfolipidi, acidi grassi, sali biliari e monogliceridi. Il colesterolo micellare può quindi attraversare passivamente la fase acquosa a contatto con le membrane cellulari degli enterociti, al cui interno viene in parte riesterificato ad opera dell’enzima acil-colesterolo-acil-transferasi (ACAT2) ed incorporato nei chilomicroni. Questi aggregati lipoproteici vengono quindi convogliati nel circolo linfatico e da qui a quello sanguigno, che li trasporta al fegato dove vengono processati e distribuiti ai vari tessuti. Una parte del colesterolo assorbito dalla mucosa enterica non viene incorporata nei chilomicroni (processo piuttosto lento), ma escreta dall’enterocita nel lume intestinale, quindi allontanata con le feci. Tale percentuale è nettamente elevata nel caso dei fitosteroli. 

Diminuire l’assorbimento di colesterolo

La controparte vegetale del colesterolo è rappresentata dagli steroli vegetali o fitosteroli. Queste sostanze, presenti nella dieta in concentrazioni simili al colesterolo, vengono tuttavia assorbite in percentuali nettamente inferiori, nell’ordine del 2% (un eccessivo assorbimento sta alla base di una malattia nota come Beta-sitosterolemia). A livello della mucosa intestinale, il colesterolo compete con i fitosteroli per l’uptake da parte degli enterociti; di conseguenza, maggiore è la percentuale di fitosteroli nella dieta, minore risulta l’assorbimento intestinale di colesterolo. Tale strategia, concretizzata nell’assunzione di integratori a base di steroli vegetali, viene utilizzata per diminuire i livelli ematici di colesterolo in presenza di ipercolesterolemia, con tutti i limiti legati da un lato al rischio di un eccessivo assorbimento di fitosteroli in soggetti predisposti e dall’altro al scarso impatto del colesterolo alimentare sui livelli plasmatici. Anche la fibra alimentare, specialmente quella solubile, contribuisce a ridurre l’assorbimento intestinale di colesterolo, attraverso la formazione di un gel che incorpora vari nutrienti diminuendo e rallentando l’assorbimento di sali biliari e colesterolo. Un farmaco chiamato ezetimibe agisce ostacolando l’assorbimento di colesterolo, mentre il principio attivo colestiramina inibisce leggermente le capacità di assorbimento del colesterolo impedendo quello degli acidi biliari. Molto importante risulta la limitazione dietetica degli zuccheri e dei grassi saturi, che hanno un impatto equivalente, se non addirittura superiore al colesterolo, sulle concentrazioni ematiche di questo lipide. Infatti, gli acidi grassi saturi e gli zuccheri aumentano la disponibilità di acetil-coA (intermedio comune dell’ossidazione dei carboidrati e dei lipidi) necessario alla sintesi di colesterolo a livello delle cellule epatiche. Di conseguenza, in presenza di ipercolesterolemia si consiglia di limitare l’introito di acidi grassi saturi a percentuali inferiori al 7% dell’energia introdotta, riducendo il più possibile l’apporto di acidi grassi trans e limitando quello di colesterolo a non più di 300 mg al giorno. Tale risultato si ottiene preferendo le carni magre e le fonti proteiche vegetali, preferendo il latte scremato e limitando il consumo dei suoi derivati più grassi, ma anche minimizzando l’introito di lipidi parzialmente idrogenati presenti in molte margarine e prodotti confezionati (snack dolci e salati, e prodotti da forno in genere). Allo stesso tempo è importante minimizzare l’introito di bevande e prodotti alimentari addizionati di zucchero.

Fonte: http://www.my-personaltrainer.it/fisiologia/assorbimento-colesterolo.html

Il corpo produce colesterolo

Il termine colesterolo endogeno si riferisce alla quota di colesterolo prodotta dall’organismo; in condizioni normali, il corpo di una persona adulta sintetizza circa 600-1000 mg di colesterolo al giorno. Il fegato in misura prevalente, ma anche intestino, surreni e pelle sono gli organi più attivi. Alla quota di colesterolo endogeno si affianca quella assunta dall’esterno, attraverso gli alimenti, definita “colesterolo esogeno”; in genere, una dieta equilibrata apporta da 200 a 300 mg di colesterolo al giorno.

Funzioni del colesterolo

 

      Colesterolo endogeno

Il fatto che una quota così importante di colesterolo sia prodotta all’interno dell’organismo, ci rammenta quanto questo lipide sia importante per la salute del nostro corpo: il colesterolo, infatti, risulta essenziale per la trasmissione nervosa (rientra nella composizione della guaina mielinica), per il metabolismo cellulare (regola fluidità e permeabilità delle membrane), per l’equilibrio endocrino (è il precursore degli ormoni steroidei e corticosurrenali), per l’omeostasi del calcio (precursore della vitamina D), per la funzione protettiva della pelle (si oppone ad un’eccessiva disidratazione e all’assorbimento di sostanze dannose) e per la digestione e l’assorbimento intestinale dei lipidi alimentari (come precursore dei sali biliari).

Valori nel SangueDati alla mano, la quota endogena influisce per circa il 70-80% sui valori plasmatici di colesterolo (colesterolemia), mentre il contributo alimentare è modesto. Si tratta comunque di percentuali indicative, dal momento che l’organismo è perfettamente in grado di adattare la sintesi endogena all’apporto alimentare, e ancor di più ai livelli del lipide nell’organismo. Di fatto, la sintesi endogena viene tanto più rallentata quanto maggiore è il colesterolo ricavato dagli alimenti e viceversa. Ne consegue che la concentrazione plasmatica del colesterolo, di solito, non varia oltre il ± 15% in risposta a variazioni dell’apporto dietetico (sebbene la risposta individuale possa variare sensibilmente).Ipercolesterolemia famigliare

In alcuni soggetti, a parità di apporto alimentare, la sintesi di colesterolo endogeno è superiore alla norma; ne consegue che qualunque sforzo dietetico atto a ridurre la colesterolemia, risulta insufficiente a riportare nella norma i livelli plasmatici di colesterolo. L’ipercolesterolemia familiare è una malattia ereditaria caratterizzata da un difetto dei geni coinvolti nella sintesi dei recettori di membrana per le LDL; in assenza di tali recettori, il fegato non riesce a captare le lipoproteine HDL e LDL derivanti dal metabolismo periferico del lipide, interpretando la situazione come una carenza di colesterolo; di conseguenza, la sintesi del lipide viene esaltata. I soggetti affetti da ipercolesterolemia familiare presentano concentrazioni di colesterolo plasmatico finanche 6 volte superiori alla norma (600-1000 mg/dl); non sorprende, quindi, come molti di questi soggetti muoiano prima dei 20 anni per fenomeni aterosclerotici e malattie correlate.

 

Ipercolesterolemia poligenica

Fortunatamente, l’ipercolesterolemia familiare (monogenica, omozigote) è abbastanza rara (un caso circa ogni milione di soggetti), mentre la forma eterozigote interessa un individuo su 500. La maggior parte della popolazione (fino al 20% di quella occidentale) è soggetta ad una condizione più moderata, definita ipercolesterolemia poligenica, con valori di colesterolo di solito compresi tra 250 e 300 mg per decilitro di sangue. L’aumento dei livelli di colesterolo oltre la norma deriva dalla combinazione di un’innata predisposizione genetica con fattori ambientali, quali dieta aterogenica (alto apporto di grassi saturi, idrogenati e colesterolo), obesità e sedentarietà. L’età tipica di insorgenza dell’ipercolesterolemia poligenica è quella adulta, in genere dopo i 30 ani.

Importanza di una dieta corretta

A differenza della precedente, questa forma risponde abbastanza bene alla dieta. Prima di ricorrere ai farmaci per abbassare il colesterolo è quindi importante intervenire in prima istanza sull’alimentazione, associandola eventualmente ad un regolare esercizio fisico (previo consulto medico). Le raccomandazioni dietetiche si basano generalmente su questi punti:

  • ridurre l’apporto energetico totale nei soggetti in sovrappeso;
  • ridurre i grassi totali della dieta a meno del 30% dell’energia totale;
  • ridurre l’apporto di acidi grassi saturi (alimenti di origine animale) a meno del 10% dell’energia totale; ricordiamo infatti che una dieta ricca di grassi saturi può aumentare la colesterolemia del 15-25%; tale incremento è la conseguenza del deposito di grassi nel fegato, da cui deriva una maggior quantità di Acetil-CoA disponibile per la sintesi epatica di colesterolo; aspetto spesso sottovalutato, la riduzione dei grassi saturi nella dieta risulta quindi addirittura più importante della semplice riduzione del colesterolo alimentare;
  • ridurre, possibilmente eliminare, gli alimenti ricchi di oli idrogenati (presenti nella margarina ed in molti prodotti da forno);
  • ridurre il consumo di carboidrati ad alto indice glicemico (alimenti particolarmente dolci, come quelli da pasticceria ed alcuni tipi di frutta);
  • incoraggiare il consumo di acido oleico (presente nell’olio di oliva) e linoleico (presente nel pesce);
  • incoraggiare l’uso di carboidrati complessi;
  • aumentare il consumo di frutta (ad eccezione di banane, fichi, uva, cachi e frutta disidratata), vegetali e legumi;
  • moderare l’apporto di sale. 

Farmaci

L’eventuale insuccesso della dieta impone il ricorso a farmaci ipolipidemizzanti, che non devono tuttavia sostituirsi, ma associarsi, ad essa, in modo da sfruttare l’azione sinergica dei due interventi terapeutici. I medicinali più utilizzati in presenza di ipercolesterolemia sono le statine (inibitori dell’HMG-CoA reduttasi) ed i fibrati (più utili in presenza di trigliceridi alti). Altri farmaci comunemente impiegati sono l’ ezetimibe, la niacina e i sequestranti degli acidi biliari.

Fonte:  http://www.my-personaltrainer.it/salute/colesterolo-endogeno.html

Sintesi colesterolo e HMG-CoA riduttasi

Dal momento che il colesterolo è una sostanza fondamentale per la vita, l’organismo umano non poteva dipendere dal solo apporto alimentare. Presumibilmente per questo motivo l’evoluzione ha fatto sì che il corpo sviluppasse un efficace meccanismo per la biosintesi del colesterolo. A fronte di un apporto dietetico quotidiano di circa 300 mg (0,3 grammi), il corpo di una persona adulta sintetizza ogni giorno circa 600-1000 mg di colesterolo. Fegato, intestino e pelle, in tal senso, sono gli organi più attivi. Considerando anche che non tutto il colesterolo ingerito viene assorbito a livello intestinale (circa il 50% passa nelle feci), l’influenza dell’alimentazione sulla colesterolemia totale (concentrazione di colesterolo nel sangue) è modesta e stimabile in un 15%. Modificazioni importanti dell’apporto dietetico di colesterolo possono comunque provocare variazioni fino ad un ±30%. Assunzione alimentare e sintesi endogena sono infatti fortemente legate da un meccanismo regolatorio a feed-back, per cui la sintesi endogena viene tanto più rallentata quanto maggiore è il colesterolo di origine dietetica, e viceversa.

La produzione del colesterolo nell’organismo è frutto di una complessa serie di reazioni. Si parte dall’aceti-CoA derivato dal metabolismo dei vari nutrienti (carboidrati, proteine ed in particolare grassi) per arrivare finalmente, dopo una trentina di reazioni, al colesterolo. Tra i numerosi enzimi che intervengono in tale processo, un ruolo di primo piano è ricoperto dal HMG-CoA riduttasi, che interviene in una delle prime tappe catalizzando la riduzione dell’HMG-CoA a mevalonato. Questo enzima, infatti, si caratterizza per una vita media di sole 4 ore, motivo per cui dev’essere continuamente sintetizzato a livello epatico. La velocità con cui viene prodotto dipende dai livelli cellulari di colesterolo; quando sono bassi il ritmo di sintesi aumenta e viceversa. Questo sistema regolatorio è particolarmente attivo a livello epatico, dov’è massima l’influenza alimentare; in tal senso l’attività dell’HMG-CoA riduttasi è inibita dal colesterolo neoformato e da quello assunto tramite le LDL. L’inibizione di questo enzima può avvenire non solo per diminuzione della sintesi, ma anche tramite fosforilazione ad opera degli ormoni corticosteroidi e glucagone; insulina ed ormoni tiroidei, invece, ne favoriscono la defosforilazione esaltandone l’attività.

Passaggi biochimici in dettaglio

Come riportato in figura, dove sono mostrate le principali tappe della biosintesi del colesterolo, alcuni farmaci (le statine) ed il riso rosso fermentato, agiscono come inibitori competitivi dell’HMG-CoA riduttasi e come tali diminuiscono il ritmo di sintesi del colesterolo. Di conseguenza, il fegato attinge maggiormente al colesterolo ematico contenuto nelle LDL, aumentando il numero di recettori per queste proteine e diminuendo la concentrazione di LDL nel plasma. Il blocco della sintesi non è comunque totale e ciò assicura alle cellule sufficienti quantità di colesterolo per mantenere l’integrità delle membrane plasmatiche e sintetizzare ormoni steroidei.

Fonte: http://www.my-personaltrainer.it/fisiologia/sintesi-colesterolo.html

oOo

Il colesterolo è stato spesso sopravvalutato nello studio dei fattori di rischio cardiovascolare e questo articolo vuole fare un po’ di chiarezza. Si tratta di una molecola lipidica sterolica [???], tipica degli organismi animali, soprattutto dei vertebrati. È presente in tutti i tessuti e in maggior quantità nel cervello, nella bile e nel sangue. A causa della sua struttura ha caratteristiche idrofobiche ed è quindi scarsamente idrosolubile. L’intestino lo assorbe grazie ai sali biliari.

È presente sia in forma libera (35-40% del totale) sia esterificato [???] con acidi grassi a catena lunga. La sintesi del colesterolo si svolge soprattutto a livello epatico, anche se vi partecipano numerosi altri organi (surrene, testicolo, aorta ecc.). Il colesterolo viene eliminato con la bile, trasformato in acidi biliari e poi in sali biliari (dai calcoli biliari il colesterolo può essere ottenuto allo stato puro cristallino).

Colesterolo: finalmente la verità!

Fin dal 2000, dalla nascita di questo sito, abbiamo portato all’attenzione dei nostri visitatori il grande abbaglio del colesterolo. Spesso siamo stati irrisi da medici rimasti al Medioevo (con la banale scusa che Roberto Albanesi non è medico, ma un ingegnere) o da medici che, non sapendo nulla di statistica, non sapevano leggere i dati delle ricerche più affidabili. Ora (2011) in un recente articolo del “British Journal of Nutrition” sono stati esaminati tutti gli studi precedenti, arrivando alle conclusioni cui noi siamo arrivati dieci anni fa: il colesterolo non è pericoloso se non è associato ad altri fattori di rischio che sono i veri killer del cuore, fumo e ipertensione in primis. Temiamo che l’interesse per il colesterolo sia diminuito non tanto per una corretta visione scientifica del problema, quanto per la comparsa sul mercato dei fitosteroli  [1] che di fatto hanno reso molto meno interessanti le statine, una volta scriteriatamente prescritte a tappeto, anche a coloro che avevano un colesterolo erroneamente ritenuto alto.

Il colesterolo è utile

Il colesterolo è fondamentale per il nostro organismo:

interviene nella formazione e nella riparazione delle membrane cellulari;

è il precursore della vitamina D, degli ormoni steroidei e degli ormoni sessuali (come androgeni, testosterone, estrogeni e progesterone);

è contenuto nell’emoglobina;

è il precursore dei sali biliari.

I tipi di colesterolo

Il colesterolo non è libero nel sangue, ma è legato a particolari proteine dette lipoproteine; il colesterolo totale si divide in colesterolo VLDL (a bassissima densità), LDL (a bassa densità) e HDL (ad alta densità).

Le lipoproteine a bassa densità (LDL) veicolano tra il 60% e l’80% del colesterolo sierico, presentano affinità con le cellule dell’endotelio delle arterie, depositano il colesterolo sulla parete dei vasi (costituendo la placca ateromatosa nell’aterosclerosi, anche se non è ancora chiaro se rappresenti il fattore eziologico della malattia); al contrario, le lipoproteine ad alta densità (HDL), rimuovono il colesterolo dalle arterie e lo riportano al fegato.

Incerto è invece la funzione del colesterolo presente nelle lipoproteine VLDL.

Nei laboratori il colesterolo LDL è ricavato da altri valori con la formula di Friedewald:

LDL = colesterolo totale – (HDL + 1/5 trigliceridi).

Quando il valore dei trigliceridi supera 400 mg/dl (un valore decisamente preoccupante) la formula di Friedewald non è attendibile ed è necessario eseguire la determinazione del colesterolo LDL con metodiche di ultracentrifugazione.

Il colesterolo (per esempio quello assunto dai cibi) è sempre lo stesso; che sia LDL o HDL dipende dal legame a lipoproteine diverse.

Perché il colesterolo non deve salire troppo

Riassumiamo quanto detto.

1) Le LDL distribuiscono il colesterolo alle cellule. E questa funzione è positiva.
2) Purtroppo durante questa funzione, parte del colesterolo LDL si deposita sulle pareti interne delle arterie formando le placche.
3) Le lipoproteine HDL rimuovono l’eccesso di colesterolo dalla parete delle arterie e lo riportano al fegato. Avere il colesterolo HDL alto consente di diminuire l’effetto negativo dell’ LDL nella formazione delle placche.

L’indice di rischio

Un valore di colesterolo totale nel sangue (colesterolemia) superiore alla norma non è di per sé preoccupante, soprattutto se non esistono altri fattori di rischio cardiovascolare (le lipoproteine LDL provocano comunque una proliferazione cellulare che può restringere il lume delle arterie), occorrendo distinguere fra colesterolo “cattivo” (legato alle lipoproteine LDL) e colesterolo “buono” (legato alle HDL). La vecchia interpretazione considerava valori ottimali quelli inferiori a 240 mg/dl di colesterolo totale (a 200 mg/dl o addirittura a 160 mg/dl se sono presenti fattori di rischio cardiovascolare o è già in atto una coronaropatia) e inferiori a 160 mg/dl di colesterolo LDL (rispettivamente 130 mg/dl e 100 mg/dl nel caso di fattori di rischio o di coronaropatia ). La vecchia interpretazione considerava solo il colesterolo totale anche perché nella popolazione sedentaria (e spesso con cattiva alimentazione) il colesterolo buono è molto basso. Con il diffondersi di concetti salutistici (attività fisica e alimentazione sana) ciò non è più vero e l’incremento del colesterolo buono spesso porta il totale oltre i vecchi valori di attenzione. Oggi, per una valutazione migliore della situazione, si considera l’indice di rischio cardiovascolare, cioè il rapporto fra colesterolo totale e colesterolo HDL; tale indice per un soggetto sano deve essere inferiore a 5 per l’uomo e a 4,5 per la donna.

Un soggetto con colesterolo totale a 250 e colesterolo HDL a 85 ha un indice di rischio a 2,94 ed è in una condizione decisamente migliore di chi ha il colesterolo totale a 200 e quello HDL a 40, dove l’indice di rischio è 5. Per i dettagli si veda l’articolo sui grassi saturi. L’importante è capire che il valore del colesterolo totale ha scarsa rilevanza e che ciò che conta è l’indice di rischio.

Fattore di rischio non vuol dire certezza

Non è ancora chiaro come l’ LDL contribuisca alla formazione delle placche, tant’è che un soggetto potrebbe avere LDL alto ma nessuna placca e un altro averlo abbastanza basso ma avere la formazione di placche a livello pericoloso. In altri termini: il colesterolo non è il fattore di rischio più importante. Infatti in ogni soggetto il meccanismo LDL-HDL dovrebbe assicurare che le arterie restino pulite. Se ciò non accade è possibile pensare che sia il meccanismo LDL il solo responsabile ecco perché nella valutazione del rischio cardiovascolare contano altri fattori: il fumo, l’ipertensione, il sovrappeso, la sedentarietà (come è stato dimostrato dalla ricerca condotta in sette paesi europei – denominata appunto Seven Countries Study – iniziata negli anni ’50 e durata 25 anni) e perché si stanno valutando altri indicatori della situazione (come la proteina C reattiva o l’ omocisteina).

La formazione della placca inizia con un processo infiammatorio sulla parete interna delle arterie (endotelio), che richiama i linfociti, che a loro volta fissano colesterolo, calcio e altre sostanze e formano la placca.

Nel 2003 l’équipe del dott. Umesh. N. Khot ha analizzato i risultati di 14 studi internazionali che hanno coinvolto 122.000 pazienti. L’86,4% degli uomini e l’80,6% delle donne colpiti da infarto coronarico presentava uno dei seguenti fattori di rischio:

fumo;

ipertensione;

diabete;

colesterolo alto;

obesità.

Colesterolo e alimentazione

Un errore comune è credere che tutto il colesterolo provenga dai cibi. In realtà al massimo solo il 20% del colesterolo proviene dall’alimentazione, mentre l’80% è di origine endogena. La produzione è circa di 1-2 g al giorno mentre l’organismo ne assume con la dieta da 200 a 500 mg, (per l’uomo occidentale medio circa 340 mg, 220 mg per la donna). Una parte del colesterolo in eccesso viene eliminata dal fegato.

I cibi contenenti colesterolo

Ecco un semplice elenco di cibi contenenti colesterolo (le quantità sono in mg per 100 g di alimento edibile):

  • Organi di animali (cervello)
  • Tuorlo d’uovo (un uovo intero contiene 400 mg di colesterolo per 100 g)
  • Burro (250)
  • Frutti di mare (aragosta, gamberi, ostriche, cozze 150)
  • Salumi grassi (100)
  • Formaggi grassi (pecorino, grana, parmigiano ecc. 100)
  • Carne e pesce magri (petto di pollo, tonno, pesce spada ecc. 70).

Il controllo della produzione endogena avviene secondo un meccanismo che riduce la quantità di colesterolo endogeno se aumenta quello assunto con la dieta e viceversa, per cui è troppo semplicistico sperare di controllare il colesterolo, eliminando dalla propria alimentazione i cibi ricchi di colesterolo. Con un’alimentazione ipercalorica non ha senso l’uso di integratori alimentari (fitosteroli …) che riducano l’assorbimento del colesterolo né ha valore il consiglio di ingozzarsi di fibre e di cibi ricchi di colesterolo sperando che le fibre ne ostacolino l’assorbimento. In chi ha un cattivo stile di vita gli integratori anti colesterolo sono un controsenso perché tutte le ricerche hanno dimostrato che riducono l’assorbimento del colesterolo in modo irrilevante.

L’azione dei fitosteroli è significativa se:

si hanno alti apporti di colesterolo alimentare derivanti da iperalimentazione. Come dire che gli integratori a base di fitosteroli sono giustificati solo se si mangia male. Ma che senso ha abbassare il colesterolo del 10% dal 300 a 270 mg/dl (270 resta comunque un valore elevato e non si risolve il problema) quando con una dieta appropriata ed esercizio fisico lo si abbassa a 220 (innalzando fra l’altro la frazione HDL)?

nonostante uno stile di vita corretto e un’attività fisica costante, l’indice di rischio resta alto. Anziché assumere statine, si può provare un’ulteriore leggera riduzione dell’ LDL con i fitosteroli con dosaggio appropriato (circa 2 g al giorno).

Come si controlla il colesterolo endogeno?

Agendo sul meccanismo di produzione. Esistono diverse strade che passano tutte attraverso l’alimentazione. Ricordando che:

  1. a) i precursori del colesterolo sono i glicidi;
    b) la sintesi del colesterolo nel fegato è controllata dall’enzima HMG-CoA-reduttasi che a sua volta viene attivato dall’insulina

vediamo alcune soluzioni:

1) si usano sostanze naturali in grado di inibire l’HMG-CoA-reduttasi (come il tè verde). Questa soluzione è fra le più ottimistiche, perché nessuna sostanza naturale è così potente da essere un farmaco ipocolesterolemizzante. Infatti bisogna ricordare che l’inibizione dell’HMG-CoA-reduttasi ha effetti collaterali (rabdomiolisi, una patologia che provoca lesioni muscolari – ricordiamo che il cuore è un muscolo!) e che se esistesse una sostanza naturale che controllasse potentemente l’HMG-CoA-reduttasi avrebbe lo stesso grado di pericolosità dei più comuni farmaci anticolesterolo (vedasi caso Lipobay Bayer). Un’alternativa è l’eliminazione di sostanze che aumentano i livelli di colesterolo.

2) Il ruolo degli acidi grassi saturi è stato spesso esagerato. Se è vero che aumentano i livelli LDL di circa 2,5 mg/dl per ogni 1% di calorie totali nella dieta è pure vero che una loro diminuzione nella dieta diminuisce i livelli di colesterolo HDL (per il rischio di infarto un aumento di colesterolo HDL di 1 mg è equivalente – cioè compensa – ad un aumento di circa 4,4 mg di LDL): quindi il rischio cardiovascolare è immutato. Considerate l’esempio di molti vegani che hanno colesterolo totale a 190 e colesterolo HDL a 40 con rischio cardiovascolare al limite! Diversa è la situazione dei grassi trans che alzano il colesterolo cattivo e basta! Con un regime normo calorico in cui si evita il sovrappeso e si varino le fonti di grassi (per esempio con una ripartizione equivalente fra polinsaturi, monoinsaturi e saturi) si controlla il rapporto di rischio mantenendolo abbondantemente sotto a 5. Come si vede la demonizzazione dei grassi saturi è del tutto arbitraria in presenza di dieta equilibrata.

Le regole della dieta italiana

di un’alimentazione ipocalorica (che esclude “matematicamente” gli alimenti grassi, almeno in quantità);

di una limitazione dei cibi contenenti la dizione generica grasso o olio vegetale

di un’eliminazione dei cibi contenenti grassi idrogenati e delle margarine

risolvono praticamente il problema, cioè portano l’indice rischio sotto i valori di attenzione.

3) Riducendo la quota di carboidrati si migliora la situazione. La ripartizione della dieta italiana 50-20-30 tende a limitare i carboidrati, limitando la risposta insulinica. Realisticamente una riduzione al 50% dei carboidrati diminuisce la produzione endogena di un 10% rispetto alle classiche diete dove la quota dei carboidrati arriva al 70%.

Come aumentare il colesterolo buono

L’attività fisica aerobica aumenta la frazione di colesterolo buono. Perché l’attività fisica produca gli effetti desiderati occorre che sia aerobica (corsa, ciclismo, sci di fondo ecc.) e sia a media intensità (l’allenamento a bassa intensità è praticamente inutile). Per dare un’idea il colesterolo HDL non si muove significativamente per attività dell’ordine delle due ore settimanali. Per ogni ora in più si può stimare un aumento medio del colesterolo HDL di 10 mg/dl.

I farmaci

Dovrebbero essere utilizzati solo nel caso di fallimento dei punti precedenti: 

  • dieta ipocalorica;
  • ripartizione dei macro nutrienti 50-20-30;
  • limitazione dei “grassi e oli vegetali”;
  • eliminazione dei grassi idrogenati (anche parzialmente) e delle margarine attività fisica aerobica a media intensità;
  • uso di fitosteroli con dosaggio corretto (2 g al giorno).

L’inibizione della sintesi avviene farmacologicamente grazie a farmaci come le statine, i prodotti attualmente più usati. Le resine aumentano la conversione del colesterolo in acidi biliari nel fegato, legando poi gli acidi nell’intestino. I fibrati aumentano l’ossidazione degli acidi grassi nel fegato, diminuendo i trigliceridi. Infine gli acidi nicotinici consentono di abbassare l’indice di rischio, alzando la frazione buona e abbassando quella cattiva.

La ricetta contro il colesterolo

Considerate l’indice di rischio cardiovascolare. Per esempio osservate questa tabella (soggetto maschile).

Colesterolo totale Colesterolo HDL Indice di rischio Valutazione
190 30 6,33 ko – Preoccupante
220 40 5,5 ko – Preoccupante
250 45 5,55 ko – Preoccupante
235 70 3,36 ok
195 50 3,9 ok
300 45 6,67 Ko – Preoccupante
245 85 2,88 ok
210 35 6 Ko – Preoccupante

Come si vede, il colesterolo totale non è un indice attendibile. Molti medici lo usano perché danno per scontato che tutti abbiano il colesterolo buono basso.

Consideriamo un soggetto di 42 anni, sedentario, alto 175 cm, con peso di 74 kg che abbia 240 mg/dl di colesterolo totale e 35 mg/dl di colesterolo HDL. La sua alimentazione apporta giornalmente 2400 kcal; il 65% di queste deriva da carboidrati e il 20% di queste calorie deriva da grassi saturi. Non fuma. Il suo indice di rischio è 6,85! Vediamo cosa può fare.

1) Verificate il sovrappeso. Se il soggetto è in sovrappeso (come nel caso sopra riportato) si imposti una dieta ipocalorica:

600 kcal (per le donne 540) * (l’altezza in m. al quadrato).

Da questa dieta eliminate i soli alimenti compatibili con una dieta ipocalorica e ricchi di colesterolo: uova e fegato.

2) Abolite uno dei principali fattori di diminuzione del colesterolo HDL: il fumo.

3) Usate una ripartizione dei macronutrienti 50-20-30, con il 50% di carboidrati e nel 30% dei grassi non utilizzate più di un terzo di grassi saturi (che così diventano il 10% della dieta).

  • limitare pane, pasta, pizza, dolci (in pratica devono costituire meno della metà del contributo calorico, visto che i carboidrati vengono assunti anche con frutta e verdura);
  • limitare formaggi grassi (preferire ricotta o fiocchi di latte);
  • eliminare salumi grassi e carne grassa (preferire carne e pesce magri e prosciutto crudo o cotto magro o bresaola);
  • eliminare i cibi contenti grassi idrogenati o margarine;
  • per arrivare a coprire il 30% del fabbisogno giornaliero di grassi usate cibi grassi contenenti acidi grassi essenziali (imparare a usare alimenti come il salmone al naturale, noci e legumi) e grassi monoinsaturi (olio di oliva extravergine);
  • limitare i cibi contenenti ingredienti con la dizione generica di grasso vegetale o olio vegetale;
  • limitare il caffè;
  • le fonti proteiche dovrebbero derivare un terzo da carni, latte e formaggi, un terzo da pesce e un terzo da vegetali (in particolare derivati della soia).

4) Iniziate un protocollo di attività fisica aerobica che porti nell’arco di sei mesi il soggetto a superare le quattro ore settimanali, garantendo un aumento del colesterolo HDL.
5) Non utilizzate integratori a base di omega 3, olio di riso o gammaorizanolo. Rimandiamo all’articolo sugli acidi grassi essenziali per i dettagli scientifici. Qui ci preme sottolineare perché gli integratori di omega 3 non hanno senso. A differenza di altre sostanze, gli omega 3 possono essere facilmente assunti con una dieta equilibrata (per esempio con salmone al naturale o altro pesce).
6) Nel caso di soggetti che permangono con un indice di rischio alto dopo i passi 1-4, prima di ricorrere ai farmaci, provate fitosteroli in forma alimentare. Sono usciti prodotti (Becel, Danacol ecc.) che si possono assumere come comuni yogurt da bere, molto comodi ed efficaci.
7) Solo dopo il fallimento dei punti 1-6 e con indice di rischio preoccupante, assumete farmaci anticolesterolo (statine). Fatelo solo sotto controllo medico.

Purtroppo troppe persone assumono farmaci anticolesterolo per la pigrizia di non fare sport o perché non vogliono mettersi a dieta. Il fatto è che nel 90% dei casi il colesterolo alto è la spia di uno stile di vita sbagliato e uno stile di vita sbagliato ha anche altre conseguenze oltre al colesterolo. Risolvere una colesterolemia alta con i farmaci lascia aperti tutti gli altri problemi che sono pronti a scoppiare nei prossimi anni.

Vediamo come l’applicazione della ricetta può modificare il quadro del nostro soggetto d’esempio:

  1. a) Nel nostro caso la dieta sarà di 1.800 kcal, eventualmente integrando la dieta se il soggetto inizia un’attività sportiva. Realisticamente, grazie alla riduzione delle calorie di un terzo, si guadagna come minimo un 6% di colesterolo esogeno.
  2. b) Il soggetto è già non fumatore.
  3. c) Riducendo i carboidrati al 50% e i grassi saturi al 10% (con le altre avvertenze del punto 3) si recuperano 25 mg/dl (grassi saturi) e almeno un 8%(riduzione carboidrati)

D – Con 4 ore di attività fisica aerobica dopo sei mesi si guadagnano 20 mg/dl di colesterolo buono.

Componendo i vari contributi, il colesterolo diminuirebbe a 200 e quello buono aumenterebbe a 55. Il nuovo indice di rischio è: 3,63.

Fonte: https://www.albanesi.it/notizie/colesterolo.htm

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Il colesterolo è un grasso essenziale alla salute, viene in parte prodotto da alcuni organi (principalmente dal fegato ed in misura minore dalle ghiandole surrenali) e in parte assunto con l’alimentazione. Questo grasso entra a far parte di vari tessuti del corpo tra cui il fegato, i reni, il sistema nervoso e il cervello, che ne contiene circa il 2%. È presente anche nei globuli rossi e nel siero del sangue, sia allo stato naturale che combinato ad altri grassi. Agisce come lubrificante per le arterie, è un componente essenziale delle membrane cellulari (di cui regola la fluidità e la permeabilità) ed è il precursore degli acidi biliari, del cortisone, degli ormoni sessuali maschili e femminili e di altre sostanze. Poiché nei casi di arteriosclerosi si è riscontrato che i calcoli e i depositi trovati sulle pareti delle arterie contengono colesterolo si è pensato che essi siano stati causati da un’alimentazione ricca di questo grasso. Questa teoria è vera solo parzialmente in quanto non è il colesterolo che rappresenta un pericolo, bensì il suo eccesso dovuto ad una dieta errata dove compare un uso eccessivo di grassi animali, generatori, appunto, di colesterolo. Per comprendere come il tasso di colesterolo nel sangue possa superare il giusto livello dobbiamo comprendere come avviene il suo trasporto nell’organismo. Questo grasso, per poter essere trasportato nei punti dove è necessario, deve prima legarsi a particolari sostanze chiamate lipoproteine che, tramite il flusso sanguigno, provvedono al suo trasferimento. Le lipoproteine si differenziano a seconda del proprio peso specifico e densità in:

LDL (bassa densità)

Provvedono al trasporto del colesterolo dal fegato ai tessuti. Quando arrivano a destinazione vengono inglobate dalle cellule che ne hanno fatto richiesta insieme al loro carico di colesterolo. Se le LDL diventano troppo numerose creano degli aggregati che tendono ad accumularsi sulle pareti delle arterie (placche arteriosclerotiche), che le privano della necessaria elasticità arrivando persino ad ostruirle completamente. Se ciò accade nelle coronarie, vi può essere un alto rischio di infarto, se è localizzato in una arteria che porta sangue al cervello può generarsi un ictus cerebrale, quando, invece, interessa il circolo arterioso periferico vi è la possibilità di una trombosi.

 HDL (alta densità)

Sono delle cellule che hanno il compito di raccogliere il colesterolo in eccesso e riportarlo al fegato (o in altri organi) dove potrà essere gestito nel modo più opportuno. In questo modo provvedono ad una continua pulizia dei vasi sanguigni. In genere questo colesterolo non dovrebbe mai essere inferiore del 30% del colesterolo totale. Numerose ricerche hanno dimostrato che problemi quali: litiasi biliare, diabete, obesità e ipercolesterolemia, sono assai più frequenti presso le popolazioni che utilizzano molti grassi animali. Pertanto il colesterolo, indispensabile alla vita, diventa assai pericoloso se prodotto in quantità esagerata, in questo caso rappresenta un nemico, responsabile di gravi e numerose problematiche, oltre a quelle che abbiamo già esaminato. Può infatti depositarsi nell’organismo sotto forma di calcoli alle vie biliari o depositi sulle pareti arteriose, oppure causare arteriosclerosi e ipertensione, o anche disturbare gli occhi provocando cataratte ed alcune forme di retinite. Va anche notato come alcune malattie della pelle, come l’acne e l’eczema, comportino un notevole aumento del colesterolo cutaneo.

Come eliminare il colesterolo in eccesso

Per eliminare il colesterolo in eccesso bisogna innanzitutto cessare di assumerlo con gli alimenti, la dieta risulta perciò di basilare importanza. Pertanto è necessario:

  • eliminare i grassi saturi (tutte le sostanze grasse provenienti dagli animali: insaccati, burro, panna, formaggio, mascarpone e le margarine). Le uova dovranno essere usate solo alla coque e non fritte;
  • eliminare l‘aceto, perché riveste un ruolo molto importante nella sintesi del colesterolo;
  • ridurre o meglio eliminare i cibi che ostacolano il corretto funzionamento del fegato, ovvero: carni rosse (anche se magre), selvaggina, fritture, maionese, frutta secca oleaginosa (mandorle, noci, ecc.), [???] gelati e super alcolici in tutte le loro forme;
  • non bere bevande ghiacciate;
  • assumere un cucchiaio al giorno di olio di girasole, spremuto a freddo;
  • assumere un cucchiaio di lecitina di soia al giorno.

Seguendo questo programma una parte di colesterolo verrà trasformata in sali biliari, questo è il modo normale di eliminazione quando il fegato funziona bene. Una piccola frazione verrà eliminata con le feci, dopo che i batteri intestinali lo avranno trasformato in coprosterolo. Qualche milligrammo al giorno verrà espulso con l’urina e il resto verrà eliminato mediante il sudore.

Riferimenti bibliografici:

Giorgio Perotti, Iter di acidi grassi e suggestioni. Collana Scientifica VEGETAL-IMPORT – Ciriè (To)

Massimo Cocchi, Biochimica della nutrizione. Università di Glasgow – Scottish Agricultural College.

Pironi, M. Miglioli, Acidi grassi.Università degli Studi di Bologna.

Fonte: http://www.viveremeglio.org/0_tavola/12_colesterolo.htm

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 Statine, colesterolo ed effetti collaterali

Le statine sono dei farmaci utilizzati per ridurre il colesterolo e in linea di massima sono abbastanza ben tollerati, anche se gli effetti collaterali possono essere numerosi. Esiste una forma di allergia a questo prodotto che può provocare mialgie (ovvero dolore alla muscolatura), ma anche l’aumento dei livelli di transaminasi. Purtroppo l’ipercolesterolemia è un problema molto diffuso e deve essere curato perché è la causa di numerose malattie, come il diabete, i problemi cardiaci, gli ictus. Come si fa a mantenere basso il colesterolo? Seguendo una dieta ben equilibrata, ricca di frutta e verdura e povera di grassi e facendo tanto sport. Quando queste due tecniche non portano i risultati sperati, il medico può scegliere una terapia farmacologica a base di statine, che inibiscono la produzione di colesterolo. Attenzione però agli effetti collateraliQuali sono? I principali sono la debolezza e i dolori muscolari, causati dalla perdita di coenzima Q10. Un altro fastidio disturbo sono le vertigini, probabilmente causate dall’abbassamento della pressione sanguigna. Come muoversi? Ovviamente la prima cosa da fare è comunicare al proprio medico il malessere. Se sono degli effetti collaterali minimi, il dottore dovrà valutare quali sono i rischi di interruzione del farmaco altrimenti sarà costretto a trovare un’altra terapia. Per mantenere controllato il colesterolo, infatti, esistono altri prodotti farmaceutici e numerosi integratori, anche omeopatici, abbastanza efficaci.

Fonte:http://hardoctor.wordpress.com/2012/10/28/statine-colesterolo-ed-effetti-collaterali/

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Le HDL non proteggono dall’infarto!

dr. Francesco Perugini Billi – 4 giugno 2012

Sembrava il cliché di una delle tante favole che si raccontano ai bambini, dove c’è il personaggio buono e quello cattivo, la perenne lotta tra il bene e il male. Purtroppo, o per fortuna, non è così che funzionano le cose nella moderna favola della colesterolofobia: il colesterolo “buono” non esiste, alzarne i livelli, anche artificialmente, non protegge dall’infarto, così recita impietosamente la conclusione di un recente studio. Uno dei capisaldi della teoria lipidica vacilla, teoria già abbondantemente messa in discussione da troppe eccezioni per essere minimamente credibile.

Dalle dichiarazioni dei ricercatori traspare tutta la confusione e l’incertezza che la scienza medica ha sull’argomento “colesterolo”: “In ogni caso – conclude il direttore scientifico del Policlinico – non c’è solo il colesterolo a mettere in pericolo il cuore, ma una serie di fattori di rischio, come ad esempio il fumo di sigaretta. Tanto è vero che chi ha il colesterolo basso può comunque sviluppare un infarto, mentre ci sono persone che, nonostante abbiano valori ‘alle stelle’, sono al riparo da attacchi di cuore(1).

Davvero una dichiarazione incredibile, soprattutto perché fatta da un ricercatore, da uno scienziato, quelli con il camice bianco e con in mano fogli pieni di numeri e statistiche, e non da uno sciamano o uno stregone analfabeta! Se il colesterolo causa l’infarto, come fa ad essere “al riparo da attacchi di cuore” uno che ha una colesterolemia “alle stelle”?? Qui c’è qualcuno che ha le idee molto, molto confuse. Il fatto è che sulla base di queste vacillanti certezze parecchia gente assume inutilmente farmaci, come le statine, non prive di effetti collaterali.

In conclusione, le HDL non sono così “buone” come si crede. Tra queste si possono addirittura nascondere delle frazioni (apoC-III) che, secondo recenti studi, sarebbero dannose per il cuore e aumenterebbero l’infarto (2). Stesso discorso vale per le LDL, che non sarebbero così “cattive” come si crede, se non per alcune frazioni.

Bibliografia

1) Dubbi su colesterolo buono, aumentarlo non salva da infarto. 17 maggio, 2012. Androkos Salute. Fonte: univadis.it

2) Some HDL, or “Good” Cholesterol, May Not Protect Against Heart Disease. Press releases http://www.hsph.harvard.edu

Fonte: http://www.dottorperuginibilli.it/index.php/alimentazione/517-le-hdl-non-proteggono-dallinfarto-

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Bassi livelli di LDL sono predittivi per il tumore

dr. Francesco Perugini Billi – 30 aprile 2012

L’associazione bassi livelli di colesterolo e aumento del rischio di tumore è nota fin dagli anni ’70. La scienza ufficiale non ne ha mai tenuto conto perché già dagli anni sessanta si era imbarcata nella santissima guerra contro i grassi e non poteva certo fare marcia indietro e mettersi in discussione. Il colesterolo del sangue, fonte di ogni possibile malattia, doveva essere abbassato e a questo avrebbero provveduto le industrie alimentari con oli di semi e margarine e le industrie del farmaco con le loro medicine abbassa colesterolo. Il presunto (sì perché rimane ancora oggi una fragile teoria) legame colesterolo alto rischio cardiovascolare è diventato un dogma, invece il legame colesterolo basso rischio di tumore non se l’ è filato nessuno. Il colesterolo alto nel sangue dovrebbe causare l’infarto (non importa poi se oltre la metà degli infartuati ha la colesterolemia normale!), mentre il colesterolo basso non avrebbe nessun significato e nel caso di tumori, secondo alcuni, sarebbe una conseguenza e non una causa. Poveri noi se questa è scienza! Recentemente nuovi dati dal famoso Framingham Heart Study (FHS) fanno ulteriore luce su questo spinoso argomento. I ricercatori con sicurezza affermano che il colesterolo basso, segnatamente le LDL, non è un effetto del tumore, perché lo precede di molti anni (circa 18). Alla constatazione però non segue una spiegazione ragionevole. Neanche uno straccio di teoria? Ma come, per spiegare l’aumento delle malattie cardiovascolari non si è perso tempo e si è puntato il dito contro il colesterolo senza indugio, spesso manipolando gli studi scientifici? I ricercatori di quest’ultimo studio, tuttavia, si affrettano a ribadire che non c’è nessun nesso causale tra bassi livelli di colesterolemia e rischio di tumore.  Inoltre, ben allineati (anche perché in questi casi si rischia la carriera e si perdono i fondi), ci tengono a ribadire che abbassare il colesterolo con le statine è sacrosanto e privo di rischi. Insomma, il colesterolo fa male solo quando è alto, quando è basso… boh!

Bibliografia

– C. T. Beh, C. R. McMaster, K. G. Kozminski, A. K. Menon. A Detour for Yeast Oxysterol Binding Proteins. Journal of Biological Chemistry, 2012; 287 (14): 11481 DOI: 10.1074/jbc. R111.338400

Fonte:

http://www.dottorperuginibilli.it/index.php/alimentazione/515-bassi-livelli-di-ldl-sono-predittivi-per-il-tumore

Note:

[1] I fitosteroli sono molecole di natura sterolica distribuiti in modo ampio nei vegetali. La loro struttura è analoga a quella del colesterolo, ma da esso differiscono in quanto sono presenti gruppi etilici o metilici nella posizione 24 della catena laterale del carbonio (C-24). Nel regno vegetale sono presenti anche steroli saturi che vengono denominati stanoli, meno diffusi dei corrispondenti insaturi. Comunemente, con il termine fitosteroli si indicano complessivamente stanoli e steroli.

Gli effetti ipocolesterolemizzanti (riduzione dei livelli ematici di colesterolo) dei fitosteroli sono noti fin dagli anni ’50 del XX secolo.

Come nel caso di molte altre sostanze, i fitosteroli non possono venire sintetizzati per via endogena nell’essere umano e quindi possono essere assunti solo tramite la dieta. Il numero di fitosteroli identificati fino ad adesso è superiore a 250, ma per quanto riguarda l’alimentazione i più presenti sono il beta-sitosterolo (65%), il campesterolo (30%) e lo stigmasterolo (4%). Gli alimenti che contengono una maggiore quantità di fitosteroli sono in primis gli oli vegetali; altri alimenti che ne contengono quantità significative sono la frutta a guscio, i cereali e i derivati di questi ultimi.

Nei Paesi occidentali l’apporto dietetico di questi steroli è piuttosto simile a quello del colesterolo, oscilla, infatti, dai 150 ai 450 mg pro die; in chi segue un regime alimentare di tipo vegetariano si registra un apporto dietetico di fitosteroli mediamente superiore del 50% circa.

Fitosteroli e colesterolo: assorbimento e metabolismo

Nonostante i fitosteroli e il colesterolo abbiamo una struttura molto simile, l’organismo umano li assorbe e li metabolizza diversamente; l’assorbimento del colesterolo, come è noto, varia da soggetto a soggetto (si va dal 20 all’80% circa), mentre l’assorbimento netto dei fitosteroli varia da minimo del 2 a un massimo del 5% (l’assorbimento dei fitostanoli è ancora minore); ne consegue che i valori ematici dei fitosteroli risultano molto ridotti rispetto a quelli del colesterolo (0,10-0,14% circa). L’assorbimento dei fitosteroli avviene nell’intestino tenue; qui arrivano attraverso il regime alimentare oppure attraverso il circolo entero-epatico.

Fitosteroli e colesterolo: l’approccio alimentare

Da diverso tempo ormai, per quanto riguarda il mero approccio alimentare, sono molte le voci favorevoli all’introduzione nella dieta di prodotti alimentari addizionati con queste molecole; l’ormai provata significativa azione ipocolesterolemizzante rappresenta infatti uno strumento che può valere la pena di sfruttare per ridurre il rischio di cardiovascolare. Per quanto riguarda le ipercolesterolemie più gravi, molti medici oltre a prescrivere la terapia farmacologica (e cioè le statine) consigliano ovviamente una drastica modifica dello stile di vita; questa modifica prevede spesso l’inserimento nel regime alimentare di prodotti addizionati con fitosteroli; esistono infatti diversi studi che hanno mostrato che l’assunzione contemporanea di statine e steroli nelle ipercolesterolemie severe ha sommatori effetti positivi sulla diminuzione dei livelli ematici di colesterolo LDL; ciò è considerato di notevole importanza perché potrebbe portare alla riduzione dei dosaggi di statine, farmaci che devono essere assunti vita natural durante e che non sono privi di effetti collaterali anche importanti; peraltro non tutti li tollerano molto bene.

Efficacia dei fitosteroli

Come detto, la significativa azione ipocolesterolemizzante è ormai dimostrata da tempo e non è oggetto di discussione. Per molti anni, nelle prove sperimentali sono stati somministrati notevoli quantitativi di fitosteroli pro die (dai 10 a 20 g circa); nel 1977, Grundy et al. dimostrarono che un dosaggio di 3 g/die aveva la stessa efficacia nel ridurre l’assorbimento di colesterolo; sempre nel 1977, Mason et al. introdussero il processo di esterificazione degli steroli; ciò consenti di rendere solubili i fitosteroli nei grassi alimentari; in seguito fu dimostrato che il processo di esterificazione, non solo incrementava la loro solubilità nei cibi a base essenzialmente lipidica (come per esempio la maionese), ma contribuiva anche ad aumentare la loro dispersione a livello intestinale con un netto miglioramento della loro efficacia. Gli studi su queste sostanze sono diventati numerosissimi ed ormai è da tutti accettato che i benefici derivanti dall’assunzione dei fitosteroli sono dose-dipendenti; la relazione ha un andamento curvilineo. Diversi studi mostrano che, affinché sia possibile riscontrare un effetto sui livelli di colesterolo clinicamente rilevabile è necessario assumere una dose di fitosteroli pari a 1 g pro die; per riduzioni significative dei livelli di colesterolo LDL e colesterolo totale è necessario assumere una dose pari a 1,6 g pro die; si anche osservato che aumentando la dose giornaliera (2,4 o 3,2) non risultavano ulteriori riduzioni dei livelli di colesterolemia. Alla luce dei vari studi effettuati, diverse linee guida indicano 2 g pro die come dosaggio più idoneo alla riduzione significativa dei livelli ematici di colesterolo LDL.

Quante volte al giorno?

Per molto tempo si è ritenuto che, al di là della dose ritenuta corretta, per ottenere la massima efficacia dalla somministrazione dei fitosteroli, fosse necessario assumerli a ogni pasto contenente colesterolo, tant’è che la stragrande maggioranza degli studi effettuati sui fitosteroli sono stati condotti considerando 2-3 somministrazioni pro die. Studi successivi hanno però mostrato che assumere fitosteroli una volta al giorno o suddividere la razione giornaliera prevista in due o tre somministrazioni era assolutamente comparabile. Quindi, suddividere o no la dose giornaliera prevista diventa una mera scelta personale che non ha alcuna conseguenza sull’efficacia del trattamento.

I cibi addizionati con fitosteroli: quali alimenti sono più adatti?

Nella gran parte degli studi clinici effettuati, i ricercatori hanno utilizzato grassi spalmabili, oli vegetali, salse e margarine vegetali; a parità di dosaggio non sono emerse differenze di rilievo relativamente all’efficacia dei fitosteroli. È comunque evidente a tutti che utilizzare prodotti ad alto contenuto lipidico potrebbe mal conciliarsi con un regime alimentare che punta alla riduzione dei livelli ematici di colesterolo LDL; negli ultimi anni quindi l’interesse si è spostato sulla realizzazione di alimenti addizionati che avessero un tenore lipidico più basso di quelli utilizzati in precedenza; sono stati effettuati vari studi, quindi, proponendo alimenti pronti con un tenore lipidico relativamente più basso (carne, pasta, yogurt da bere ecc.) e i dati ottenuti hanno evidenziato che l’efficacia dei fitosteroli non dipende necessariamente dall’utilizzo di alimenti dall’alto tenore lipidico. Alcuni studi hanno poi focalizzato l’attenzione sia su integratori sotto forma compresse e tavolette contenenti complessi stanoli-lecitina formulati in modo opportuno sia su capsule gelatinose contenenti fitosteroli in mezzo oleoso. Al momento attuale, pur ritenendo che si tratti di una strada interessante e che vale la pena essere approfondita, gli studi effettuati non sono ritenuti sufficienti a valutare l’efficacia di questi ultimi tipi di prodotto.

Gli alimenti addizionati con fitosteroli sono sicuri?

Gli studi atti a valutare la sicurezza di utilizzo di cibi addizionati con fitosteroli sono veramente numerosi e sia il Comitato Scientifico per l’Alimentazione della Comunità Europea, sia il Panel on Dietetic Products Nutrition and Allergiesdell’European Food Safety Authority(EFSA) sono concordi nel ritenere che il consumo di fitosteroli possa dirsi assolutamente sicuro a patto che i cibi che li contengono non siano consumati in quantità tali da apportare un dosaggio di fitosteroli che oltrepassi la soglia di 3 g pro die.

I vari studi tossicologici e clinici effettuati somministrando miscele di fitosteroli e fitostanoli a vari tipi di modelli animali (cani, conigli e topi) non hanno messo in mostra alcun effetto tossicologico di rilievo, fatta eccezione per alcune variazioni di scarsa importanza relative ad alcuni parametri clinico-chimici ed ematologici.

L’attività estrogenica dei fitosteroli: un problema non rilevante 

Gli organi dell’organismo umano che hanno recettori per le lipoproteine a bassa densità (LDL), ovvero il fegato, i testicoli e le ghiandole surrenali possono captare i fitosteroli operando la conversione in ormoni steroidei. La concentrazione in questi tessuti è significativamente inferiore a quella del colesterolo, pertanto il fenomeno di conversione non fornisce nessun significativo contributo alla sintesi degli ormoni sessuali, tant’è che i vari studi condotti sull’uomo non hanno evidenziato alcuna variazione di rilievo relativa ai livelli ematici degli estrogeni nei soggetti che consumavano prodotti addizionati con fitosteroli.

Fitosteroli e antiossidanti liposolubili

Alcuni studi hanno messo in evidenza un aspetto che merita una certa attenzione, ovvero la diminuzione dei livelli di antiossidanti liposolubili derivanti dal consumo di tali steroli. I risultati degli studi compiuti sono contradditori: alcuni studi mostrano che i livelli di alcuni antiossidanti liposolubili (retinolo, vitamina D e vitamina K1) non vengono ridotti in seguito al consumo di fitosteroli, mentre altri mostrano significative riduzioni (vitamina E, alfa-carotene, beta-carotene e licopene). Diversi studi effettuati sull’uomo hanno mostrato che le riduzioni registrate possono essere efficacemente contrastate aumentando l’apporto nella dieta di frutta e verdura, soprattutto quelle ricche di carotenoidi.

I fitosteroli possono indurre aterosclerosi?

La letteratura sui fitosteroli è molto ampia; secondo alcuni studi, queste molecole, in determinate circostanze, non soltanto risulterebbero inefficaci per la riduzione del rischio cardiovascolare, ma addirittura potrebbero favorire i processi aterosclerotici con conseguente aumento del rischio di incorrere in patologie quali ictus, infarto miocardico e altre patologie di tipo cardiovascolare.

La possibilità in effetti esiste, ma va però precisato che essa è legata alla presenza di sitosterolemia (anche fitosterolemia o xantomatosi con sitosterolemiauna rara patologia genetica causata dalla deregolazione dell’assorbimento del colesterolo e dall’accumulo di steroli, soprattutto quelli di origine vegetale; nei soggetti affetti da fitosterolemia, a causa dell’alterazione genetica alla base della malattia (i geni responsabili sono due proteine trasporto: ABCG5 e ABCG8) si hanno elevate concentrazioni plasmatiche di colesterolo e accumulo di beta-sitosterolo nei tessuti e ciò è causa dello sviluppo, fin dalla giovane età, di patologie a carico delle coronarie. La fitosterolemia è caratterizzata da xantomi, aterosclerosi prematura delle coronarie, anemia emolitica e/o epatopatie.

La possibilità che il consumo di fitosteroli possa portare a un aumento del rischio di patologie cardiovascolari è stata quindi al centro di vari studi condotti su animali; tali studi risultano essere abbastanza rassicuranti in quanto sembrano mettere in mostra che la somministrazione di fitosteroli riduce le lesioni aterosclerotiche e rallenta la progressione di quelle già presenti; non essendo disponibili studi specifici di intervento sull’essere umano, le analisi degli studi osservazionali a disposizione mette in evidenza l’esistenza di risultati contraddittori che se da una parte non confutano la possibilità di un incremento del rischio aterosclerotico legato ai livelli ematici di fitosteroli, dall’altra non la provano. Attualmente quindi, alla luce dei vari studi disponibili, la possibilità che i fitosteroli possano rappresentare un fattore di rischio per le patologie cardiovascolari non è dimostrabile e sarà necessario approfondire ulteriormente la questione.

Miscele di fitosteroli derivati dalla soia: c’è rischio di allergenicità?

La soia è una materia prima ritenuta allergenica. Ci si è quindi chiesti se esiste la probabilità, in soggetti suscettibili, di reazioni avverse in seguito al consumo di prodotti addizionati con fitosteroli derivati dalla soia. Il Panel Scientifico NDA dell’EFSA fa notare come siano pochi i dati relativi al possibile contenuto di allergene residuo nei prodotti addizionati con fitosteroli derivanti dalla soia, tale contenuto dipende sia dalla qualità che dall’efficienza dei passaggi di purificazione adottati al momento della produzione del prodotto. Attualmente, dalla letteratura disponibile, non emergono casi di reazioni allergiche ai fitosteroli ed è ritenuto molto improbabile che i prodotti alimentari addizionati con essi contengano quantitativi di allergene tali da provocare reazioni in forma severa nei soggetti allergici alla soia.

Fitosteroli: a chi servono

I fitosteroli servono a soggetti con elevate concentrazioni ematiche di colesterolo e che seguono una dieta scorretta e ricca di colesterolo.

Il nostro giudizio in breve

Gli effetti dei fitosteroli nei confronti del colesterolo sono di interessante entità, ma evidenziabili soprattutto in alcune precise condizioni (vedi sopra); per la riduzione del colesterolo in soggetti affetti da ipercolesterolemia resta preferenziale uno stile di vita corretto; solo in un secondo tempo è opportuno rivolgersi all’integrazione alimentare o, eventualmente, ai farmaci. (Fonte: https://www.albanesi.it/alimentazione/fitosteroli.htm)

https://www.albanesi.it/salute/colesteroloabbaglio.htm

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