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“La massoneria alla conquista della Chiesa” di Carlo Alberto Agnoli

In queste pagine non ci proponiamo di provare la veridicità, nome per nome, della famosa lista di prelati massoni pubblicata il 12 settembre 1978 dal giornalista Mino Pecorelli in seguito a molteplici altre liste che erano già trapelate sulla stampa. Infatti, come escludere che Pecorelli, che era un piduista, o comunque vicinissimo a Licio Gelli, Venerabile della più famosa e famigerata Loggia massonica italiana, possa avere inserito dei nomi per confondere le acque o danneggiare qualche avversario? Certo, come meglio vedremo, c’è il significativo riscontro della lista di “Panorama”, del 10 agosto 1976. Ma anche questo elemento di per sé non è conclusivo. Anche personaggi fortemente indiziati di affiliazione massonica potrebbero in realtà non essere iscritti alla sètta, ma solo idealmente molto prossimi alle sue posizioni. Proprio per questa ragione abbiamo ritenuto opportuno non riprodurre per intero l’elenco apparso sull’ “Osservatore Politico” ritenendo che le posizioni individuali vadano valutate caso per caso. Quello che invece ci preme dimostrare è la generale attendibilità della lista pecorelliana, sintomo di una penetrazione della massoneria nelle più alte gerarchie ecclesiastiche così profonda da generare il dubbio che quella sètta si sia praticamente impadronita del timone di quella Chiesa cattolica che, nel segreto delle sue Logge, da secoli aveva giurato di distruggere e che la stia pilotando verso gli scogli di un disastroso naufragio da cui solo la mano potente di Dio potrà salvarla. 

Capitolo I – Mino Pecorelli e la “Gran Loggia Vaticana”: una rivelazione sulla penetrazione massonica nella Chiesa  

Il 12 settembre 1978 la rivista l’“Osservatore Politico” del noto giornalista Mino Pecorelli (1928-1979) pubblicava un articolo intitolato “La Gran Loggia Vaticana” che destava notevole scalpore. In detto articolo, il Pecorelli, premesso che:

a) tanto in ambiente massonico quanto in ambiente cattolico tradizionalista correvano insistenti voci su una massiccia infiltrazione della massoneria nelle più alte cariche ecclesiastiche;

b) che l’agenzia di informazioni “Euroitalia” il 17 e il 25 agosto di quell’anno aveva diffuso, con tanto di numero e data di iscrizione alla sètta addirittura i nomi di quattro «papabili» in vista dell’imminente Conclave;

elencava 113 nominativi di ecclesiastici e otto di altre personalità influenti in ambiente cattolico. Il tutto corredato con data di adesione, numero di matricola e sigla massonica. Il giornalista non precisava come fosse venuto in possesso di quei nominativi, ma è noto che era persona molto vicina al «Venerabile» Licio Gelli e alla famigerata Loggia P2. Da notare che nella lista in questione erano indicati, con identici dati di immatricolazione e di iscrizione alla sètta, anche i quattro cardinali di cui aveva parlato l’agenzia “Euroitalia” e precisamente gli autorevolissimi Sebastiano Baggio (1913-1993), Salvatore Pappalardo (1918-2006), Ugo Poletti (1914-1997) e Jean Villot (1905-1979).

L’autenticità di questo elenco – se veridico sconvolgente perché comproverebbe che già almeno dal 1978 (anzi, come vedremo in seguito, dal 1976) la massoneria, da sempre condannata ed esecrata come la setta dell’Anticristo, aveva acquistato un potere tanto più smisurato in quanto occulto e incontrollabile sull’intera Chiesa cattolica – ha formato oggetto di polemiche. Data l’eccezionale importanza del tema che getta lunghe ombre di sospetto sulla gerarchia ecclesiastica conciliare e persino sul suo insegnamento, riteniamo assai utile fare il punto sulla questione in base agli elementi in nostro possesso, molti dei quali sopravvenuti all’articolo del Pecorelli. Prima, peraltro, di passare alla discussione dell’argomento e affinché il lettore possa rendersi conto delle difficoltà in cui, a prescindere da certi indispensabili personaggi di facciata, si imbatte chiunque voglia accertare l’appartenenza di una o più persone a quella sètta, riteniamo necessario illustrare brevemente la questione del segreto libero-muratorio.

Capitolo II – Una premessa indispensabile: il segreto massonico

Checché affermino i suoi pubblici sostenitori, la massoneria è sempre stata e rimane una società segreta operante all’insaputa di tutti, tramite personaggi noti e spesso anche notissimi, ma la cui appartenenza ad essa resta circondata dal più rigoroso mistero. Costoro si incontrano in riservatissimi conciliaboli che li riuniscono al di là delle apparenti divergenze e dei contrasti anche clamorosi che appaiono al «mondo profano», per attuare piani e programmi comuni che devono restare ignoti al pubblico. Ciò è stato recentemente dimostrato dalla notoria vicenda della Loggia P2 nella quale confluivano uomini delle più diverse e in apparenza contraddittorie etichette politiche e ideologiche. Né si dica, per favore, che la P2 era una Loggia «atipica» e «deviata». È lo stesso incontestato storico ufficiale della massoneria, il professor Aldo Mola, ad affermare in un’intervista a “Il Sabato” del 26 settembre 1992 – come sintetizza l’articolista – che la P2 «non fu una Loggia deviata, ma si dovette sacrificarla perché non si scoprisse che la vera massoneria era coperta». Ciò, peraltro, è risultato ben chiaro a tutti in seguito alle indagini del giudice Agostino Cordova che hanno rivelato tutto un pullulare di Logge «deviate» in combutta con mafia, camorra e n’drangheta e immerse fino al collo nel «mercato» degli appalti truccati e delle tangenti. Tanto clamorose e numerose furono queste rivelazioni che il 17 aprile 1993 il professor Giuliano Di Bernardo, fino a poco prima Gran Maestro del Grand’Oriente d’Italia, fondò una nuova «obbedienza» massonica, denominata «Gran Loggia Regolare d’Italia» per prendere le distanze da una organizzazione ormai ampiamente screditata. A dimostrare la gravità, l’importanza e l’essenzialità del segreto massonico, riportiamo qui da “Il libro completo dei rituali massonici”, pubblicato nel 1946 da Salvatore Farina (33º e massimo Grado del Rito Scozzese Antico e Accettato) parte della formula del giuramento dell’Apprendista massone e cioè di colui che viene ammesso al primo grado della “luce” iniziatica; giuramento pronunciato di fronte ai “fratelli”, che vi assistono in piedi e con le spade in pugno ad asseverarne la gravità e l’importanza, nonché i pericoli in cui incorre l’incauto divulgatore: “Io N.N. liberamente e spontaneamente, con pieno e profondo convincimento dell’anima, con assoluta e irremovibile volontà, alla presenza del Grande Architetto dell’Universo: prometto e giuro di non palesare giammai i segreti della Libera Massoneria; di non far conoscere ad alcuno ciò che mi verrà rivelato, sotto pena di aver tagliata la gola, strappato il cuore e la lingua, le viscere lacere, fatto il mio corpo cadavere in pezzi, indi bruciato e ridotto in polvere, questa sparsa al vento per esecrata memoria e infamia eterna; prometto e giuro di prestare aiuto e assistenza a tutti i fratelli Liberi Muratori sparsi sulla superficie della terra”.

Un’altra significativa formula di giuramento massonico analoga, ma non uguale, viene riportata su “Il Sabato” del 30 giugno 1990 da Giano Accame (1928-2009) che lo trae dall’ “Emulation Ritual”, «un rituale assai diffuso dal Settecento nelle Logge inglesi» introdotto in Italia nel 1976, essendo Gran Maestro Livio Salvini, pubblicato dalle Edizioni Soc. Erasmo del Grand’Oriente d’Italia. Eccone il testo: «Al fine di impedire che le nostre arti segrete e i nostri misteri nascosti possano essere impropriamente conosciuti per colpa della mia imprudenza, io solennemente giuro di osservare questi diversi punti senza accampare pretesti, equivoci o riserva mentale di sorta, pena, violando anche solo uno di essi, di avere la mia g. t. di L, la mia 1. s. d. s. r. e s. s. 1. r. d. m. a. 1. d. b. m. o alla d. d. – u. g. d. r. dove i. f. e r. d. m. a. r. d. v. o. 24 o.». Ed eccovi, secondo la spiegazione fornita dal prof. Aldo Mola, in una pubblica conferenza, il significato di quelle iniziali: .«g. t. di t. significa gola tagliata di tondo, 1. s. d. s. r. lingua strappata dalla sua radice, s. s. 1. r. d. m. seppellimento sotto la riva del mare, a. 1. d. b. m. a livello della bassa marea, d. d. – u. g. d. r. distanza di una gomena dalla riva, dove i. f. e r. d. m. a. r. d. v. o. 24 o. il flusso e riflusso della marea arriva regolarmente due volte ogni 24 ore». In quell’articolo intitolato «Calvi horror show», Accame osserva come la morte del banchiere italiano Roberto Calvi (1920-1982) sotto il ponte dei «Frati Neri» di Londra ricordi singolarmente questo rituale. «Infatti – egli commenta – se uno viene strozzato per impiccagione gli si spacca la gola di netto mentre la lingua fuoriesce dalla sede naturale. Il cadavere del banchiere venne trovato alla distanza di una gomena dalla riva, dove il deflusso del Tamigi si imbatte ogni giorno con il flusso delle maree. E se manca il seppellimento nella sabbia, resta pur sempre la coincidenza del fatto che l’altezza del luogo in cui è stato ritrovato il cadavere di Calvi corrisponde esattamente al livello in cui si troverebbe la sabbia se non ci fossero gli argini costruiti artificialmente. Ce n’è quanto basta per autorizzare almeno la supposizione che dietro il suicidio di  Roberto Calvi, banchiere cattolico ma anche massone della Loggia P2 si celi in realtà un omicidio rituale massonico. Un’ipotesi che negli stessi ambienti massonici ha circolazione. Ho anzi motivo di ritenere che alla massoneria stessa non dispiaccia che lo si creda, a dimostrazione della sua tenebrosa potenza».

Sempre a proposito del segreto massonico, in un opuscolo senza data pubblicato a Roma nella seconda metà degli anni Cinquanta, intitolato “L’essenza del segreto massonico”, citato in “Massoni e Massoneria” di padre Giovanni Caprile s.j. [2], si leggono queste significative parole: «La massoneria è tutta un segreto per il mondo profano. Segreto di uomini, segreto di idee, segreto di cose e di fatti … (I nemici) hanno ragione di temere la pratica del segreto, perché è un’arma sottile e possente nelle mani della saggezza e della bontà. Li assilla costante il pensiero di questo esercito inafferrabile, i cui soldati non si sa chi siano, né quanti siano, ne dove siano, ne che facciano, né di che mezzi dispongano [...]. Disorienta la loro ostilità preconcetta, l’ignorare quali cose portino fra le pieghe nascoste il suggello di una nostra volontà l’influsso di uno spirito nostro» [3]. Ancora: dal libro “Geheimbünde in Tirol” (“Società Segreta in Tirolo”), di Helmut Reinalter [4], apprendiamo che nella Loggia massonica fondata a Innsbruck nell’autunno del 1799, in prevalenza fra studenti italiani, uno dei temi fondamentali di discussione all’atto della costituzione fu quello di stabilire «quando un membro meritasse la pena di morte per avere rivelato il segreto» [5]. In quella circostanza uno dei «Fratelli» fondatori, tale Giannini, compose un regolamento in versi in cui si leggeva:

“Chi rivela il segreto estinto cada,

Faccialo per nequizia o per follia;

Che l’util legge solo al danno bada” [6].

A conclusione di questo argomento ricordiamo che il «segreto dell’Istituzione», a quanto ci riferisce il “Dizionario massonico” di Luigi Trofei [7] è uno dei Landmarks e cioè di quei «fondamenti immutabili e immutati che fanno della istituzione massonica quello che è e senza i quali essa sarebbe qualcosa di completamente diverso». L’importanza di questo Landmark è tale che il «Fratello» massone viene continuamente richiamato alla sua osservanza dallo stesso segno di saluto massonico. Infatti, in un “Vademecum del Libero Muratore Apprendista”, pubblicato dal Saggissimo della Valle del Tevere nel 1948 e riedito quest’anno in ristampa anastatica dalle Edizioni Brenner, leggiamo queste parole:

Posizione all’Ordine: per stare in piedi all’ordine si mette la mano destra sotto la gola, con le quattro dita strette e il pollice aperto in forma di squadra, e il braccio sinistro pendente lungo il corpo;

Segno di saluto: stando all’ordine si stende il braccio e la mano destra orizzontalmente verso la spalla destra e si lascia poi cadere lungo il lato destro del corpo, formando così la figura di una squadra. Questo segno, detto gutturale, significa che il Libero Muratore preferirebbe avere la gola tagliata anziché mancare al suo giuramento e rivelare i segreti massonici” [8].

Il taglio della gola è una vera e propria ossessione! Questa lunga premessa serve per dire che sarebbe del tutto fuori luogo, per non dire ridicolo, pretendere di accertare e verificare l’appartenenza di una persona alla massoneria allo stesso modo che si accertano i dati di Tizio o di Caio all’ufficio anagrafe. «Massone scoperto non serve più … Massone notorio è spesso poco utile all’idea che professa», ebbe a dire il Gran Maestro Aggiunto della Massoneria italiana G. Francocci [9]. E dunque evidente che la massoneria, il cui sistema di potere e di dominio è dato dalla infiltrazione nelle organizzazioni politiche, amministrative, culturali, economiche e nella stessa Chiesa, ha tutto l’interesse e a mantenere occulti i nomi dei propri adepti e che tale interesse è tanto maggiore quanto più estraneo alla sètta è l’organismo infiltrato. Come, dunque, accertare l’appartenenza di una persona alla Libera Muratoria? A questo riguardo occorre tener presente che trattasi di una società segreta assai vasta: i suoi iscritti in Italia ammontano a qualche decina di migliaia, mentre in Inghilterra siamo nell’ordine delle centinaia di migliaia e negli USA addirittura in quello dei, seppur pochi, milioni. In una struttura cosi estesa (vi sono Logge massoniche in tutto il mondo) e numerosa, nonostante le tremende minacce rivolte a chi viola il segreto, ma che possono essere attuate solo in casi estremi per non allarmare eccessivamente la società civile, sono inevitabili fughe di notizie. Si consideri, ad esempio, che non è affatto raro il caso di frammassoni che, pentiti, si convertono al cattolicesimo e apertamente o per interposta persona, rivelano i segreti di cui sono venuti a conoscenza. Vi sono poi all’interno della massoneria gravi e aspre contrapposizioni fra varie «obbedienze»basti citare, per l’Italia, quella notissima fra la massoneria detta «di Palazzo Giustiniani» e quella detta «di Piazza del Gesù» - e persino fra Logge. Non possiamo qui intrattenerci sulla natura e i limiti di quei dissidi, però anche la rivelazione di nomi della parte avversa può entrare nel quadro di siffatte contese. Non mancano, poi, i casi in cui, a prescindere da ogni infrazione dell’obbligo del segreto, autorità sèttarie diffondono singoli nomi o interi elenchi per dimostrare, ad esempio, l’importanza culturale o sociale della loro istituzione o la sua insospettabilità. Fu, ad esempio, in questo ordine di idee che in un’intervista apparsa su “La Stampa” del 23 marzo 1990 l’allora Gran Maestro Di Bernardo fece presente l’affiliazione massonica del presidente degli USA George Bush. Altri elenchi o nominativi possono venir diffusi da «liberi battitori» che si servono dei segreti appresi in Loggia a scopo di ricatto o per ripicche o vendette, o per altri fini personali. Non è da escludere neppure che a un certo momento e per particolari motivi le centrali del potere latomistico decidano di sacrificare un’intera Loggia o parte di essa, come un giocatore di scacchi non esita a sacrificare una pedina o un alfiere, al fine di raggiungere determinati obiettivi. È verosimile che questo sia stato anche il caso della Loggia P2. Infatti, il noto scrittore piduista Pier Carpi (1940-2000) nella sua biografia di Licio Gelli [10], definisce quello della P2 «uno scandalo calcolato e mirato preparato nella sua strategia a tavolino». Certo, comunque, si è che di queste incertezze la massoneria si avvale spregiudicatamente anche nella ricostruzione delle vicende storiche che la videro protagonista. Così, ad esempio, mentre da un lato rivendica come creazione propria la Rivoluzione Francese, dall’altro, attraverso altri autori, la ripudia, mantenendo sempre quel clima di equivoco e di bivalenza che costituisce uno degli aspetti caratteristici del segreto massonico. Aldo Mola, nel suo libro “Storia della Massoneria dalle origini ai nostri giorni” [11], riferendosi agli «studi» di un autore contemporaneo, certo Charles Porset, nega che siano stati massoni numerosi protagonisti o precursori della Rivoluzione dell’89, e in particolare Siéyès, Condorcet, D’Alembert, Diderot e Robespierre.

In tal modo però egli contraddice quanto sempre asserito da altri autorevoli storici sèttari che indubbiamente avevano ingresso agli archivi delle Logge, inaccessibili ai «profani». Il fatto si è che l’ultimo libro del Mola è stato scritto in un frangente in cui, con le vicende della P2 e di «tangentopoli», occorreva tranquillizzare il pubblico allarmato dall’emergere del potere oscuro delle Logge, implicate nei più loschi traffici e in tenebrose mene politiche e presentare la massoneria come una inoffensiva associazione di velleitari priva di reale incidenza sulla vita e sui governi delle nazioni.

Capitolo III – Le liste di “Panorama” e di “O.P.”: loro valore probatorio

Abbiamo così inquadrato il problema del segreto massonico e delle difficoltà che incontra chiunque voglia individuare, anche sul piano della pura indagine storica, quali eventi rechino il sigillo della massoneria e quali siano stati gli uomini di cui quella istituzione si è servita, al di là dei nomi dei pochi dignitari che debbono esporsi pubblicamente per poter sostenere di fronte al pubblico che la massoneria non è una società segreta e di quelli dei rari adepti che preferiscono manifestare pubblicamente la propria affiliazione. A questo punto possiamo finalmente passare a discutere la questione della attendibilità che va attribuita alla lista di “O.P.” del 12 settembre 1978 e a quella ad essa precedente, apparsa su “Panorama” del 10 agosto 1976. Esse ci risultano essere le principali liste di prelati assertamente aderenti alla massoneria che siano state pubblicate da quando, nel 1717, è stata fondata quella istituzione [12]. Giova notare che i nomi che figurano nei due elenchi sono pressoché gli stessi: la differenza è che O.P.” omette due nominativi riportati da “Panorama” e ne aggiunge altri otto che in quest’ultima rivista non figurano. Quale valore possiamo attribuire a detti elenchi? Anzitutto va detto che sarebbe gravemente erroneo liquidarli come senz’altro inattendibili, come sbrigativamente fece il giornalista di “Panorama” con riferimento a quello da lui stesso pubblicato. Egli, infatti, specificò che quei nominativi «circola(va)no da qualche mese» in Vaticano. È ragionevole, dunque, arguirne che in ambiente così qualificato essi trovavano, quanto meno, qualche credito. Tanto ne trovavano che [13] alcuni Cardinali «chie(sero) con insistenza che si fa(cesse) chiarezza» e che Paolo VI (1897-1978), tramite l’allora Vescovo, poi Cardinale, Monsignor Benelli, fin dal 1975, affidò in via discreta e confidenziale le indagini nientemeno che al Comandante Generale dell’Arma dei Carabinieri Generale Enrico Mino, con particolare riguardo alla persona del Vescovo Annibale Bugnini (1912-1982), autore della discussa e rivoluzionaria riforma liturgica. Riferisce il giornalista di “30 Giorni” che, sulla base degli elementi da lui acquisiti, quell’alto ufficiale espresse il convincimento che l’elenco fosse vero [14].

Nuovi e più approfonditi accertamenti sulla lista di “Panorama” vennero richiesti al medesimo generale verso la metà del 1977 dall’autorevole Cardinale Arcivescovo di Genova Giuseppe Siri (1906-1989), evidentemente insoddisfatto perché vedeva rimanere ai loro posti di comando nella Chiesa persone in forte odore di massoneria. Ma il generale Mino il 31 ottobre di quell’anno precipitò col suo elicottero, in Calabria sul monte Covello, trovando la morte in circostanze che “30 Giorni” dell’11 novembre 1992, indica come altamente sospette [15] «portando così nella tomba – commenta sempre quella rivista – i risultati della seconda indagine». «Restano poi da spiegare - prosegue il nostro giornalista – delle misteriose telefonate, di cui esistono le intercettazioni, nel corso delle quali Licio Gelli parlava della successione al Generale Mino prima ancora che questo morisse nel tragico incidente aereo». Perché quella lista trovò tanto credito in Vaticano? È evidente che essa dovette essere presentata con qualche sostanziosa parvenza di veridicità. È quindi verosimile la storia, riferita dal giornalista di “30 Giorni”, che essa fosse stata compilata sulla base di documenti fotocopiati presso la sede del Grand’Oriente d’Italia da un giovane impiegato – nipote di un frate - che, in presenza dello zio, consegnò il tutto a Mons. Giovanni Benelli (1921-1982), allora Sostituto della Segreteria di Stato, il quale li fece giurare entrambi «che non stavano mentendo su un argomento così grave» [16]. Certo si è che un plico di fotocopie di quei documenti, verosimilmente di seconda generazione, era in possesso del Cardinale Dino Staffa (1906-1977). Anche “30 Giorni”del 6 giugno 1992 ne riproduce tre. Ma ecco che dopo la lista di “Panorama” sopravviene quella dell’ “O.P.” che aggiunge, come si è visto, altri nominativi. Mino Pecorelli, come risulta dagli atti della commissione di inchiesta parlamentare su quella famigerata Loggia, è membro della P2: le sue parole sono quelle di uno che è addentro alle segrete cose. Nella premessa all’elenco, terribilmente corredato, a differenza di quello di Panorama, di tanto di data e numeri delle tessere di iscrizione, il che gli conferisce un tono di grande attendibilità, egli dice, in sintesi, di essere venuto in possesso della lista il 28 agosto precedente. Invita quindi l’appena eletto Albino Luciani (1912-1978) a un rigoroso controllo e conclude con queste parole: «Pubblicando questa lista di ecclesiastici forse affiliati alla massoneria riteniamo di offrire un piccolo contributo (alla chiarezza nella Chiesa cattolica). O una pioggia di smentite o nel silenzio l’epurazione» [17]. Mancò la «pioggia» e mancò anche l’epurazione. Anche perché di lì a pochi giorni Giovanni Paolo I – «che aveva manifestato l’intenzione di metter mano alla questione dello IOR e di far chiarezza in merito alla lista dei presunti prelati iscritti alla massoneria», che egli evidentemente non sottovalutava [18] – morì nelle circostanze a tutti note, mentre Mino Pecorelli fu freddato a colpi di pistola pochi mesi dopo, precisamente il 20 marzo 1979. Perché Pecorelli fu ucciso? A quanto pare non per questa lista o non solo per questa lista. Ma egli era persona, come si è detto, a conoscenza di molti segreti e non era facile smentirlo. Ragioniamo un pò: Pecorelli pubblica il suo elenco; il Vaticano è già in subbuglio per elementi già in possesso di alcuni autorevoli Cardinalie voci conturbanti corrono per tutta la penisola. Quale occasione più opportuna perché tutti gli elencati si collegassero smentendo con grande pubblicità un’accusa tanto più indegna in quanto corredata di dati che, se falsi, non potevano essere che frutto di un’ignobile invenzione, sollecitando essi stessi un’indagine chiarificatrice, a partire dall’analisi grafologica delle sigle in calce ai documenti che supportavano l’accusa? È giocoforza riconoscere che questa mancanza di smentite e questo silenzio, sottolineato anche dal “Messaggero” del 29 maggio 1981, sono estremamente eloquenti di per sé soli e rivestono un valore indiziario di grandissimo rilievo. Ma questo è ancora poco. Anzitutto va detto che prima ancora della loro pubblicazione le future liste di “Panorama” e di “O.P.” avevano trovato una significativa conferma. Abbiamo già visto, infatti, che l’oggetto principale dell’indagine avrebbe dovuto essere Monsignor Bugnini, particolarmente sgradito ai prelati tradizionalisti per avere predisposto quella riforma liturgica che ha sconvolto in maniera inaudita il rito millenario della Santa Messa. Ebbene, nel luglio 1975 quel prelato veniva eliminato dalla Curia romana e nel settembre spedito come Nunzio in Iran, ed è lui stesso, nel suo libro “La riforma liturgica” a riconoscere che il suo allontanamento fu dovuto alle prove di appartenenza alla sètta raccolte a suo carico [19]. Naturalmente il Bugnini nel suo libro sostenne trattarsi di una «perfida calunnia». Bisogna però credere che si trattasse di prove assai robuste se Paolo VI, che con lui aveva strettamente collaborato alla riforma liturgica, lavorando al suo fianco per ore e ore [20] e il cui atteggiamento nei confronti della massoneria era altamente favorevole, si decise a un simile passo.

Più ancora, però, la lista pecorelliana trovò conferma tre anni dopo, allorché scoppiò clamorosamente il caso della Loggia P2. Infatti, in quella circostanza non solo venne alla luce la strettissima collaborazione con la massoneria di un personaggio assai importante – il Vescovo Paul Casimir Marcinkus (1922-2006), presidente dello IOR, elencato nella lista, ma si riportò la traumatica certezza che il Vaticano fosse largamente implicato nell’oscura vicenda, a partire dall’incarico di liquidazione dei beni della Santa Sede in Italia conferito al finanziere piduista Michele Sindona (1920-1986) dal Cardinal Sergio Guerri (1905-1992) su consiglio dello stesso Paolo VI  [21]. Infatti, come tutti ricordano, intorno a Marcinkus fu fatto robusto quadrato a partire dal sommo vertice della gerarchia vaticana e quel prelato rimase tranquillo al suo posto ancora per molti anni. E ciò malgrado che, a quanto asserisce Nick Tosches, uno dei più famosi giornalisti degli USA, in un libro intervista che viene a buon diritto considerato «il memoriale postumo di Michele Sindona», Giovanni Paolo II (1920-2005), per pagare i duecentocinquanta milioni di dollari che lo IOR versò per quella vicenda allo Stato italiano, abbia ritenuto di dover ricorrere addirittura all’indizione di un Anno Santo straordinario, quello del 1983 [22]. È superfluo richiamare alla memoria il discredito che quell’affare tenebroso gettò sulla gerarchia ecclesiastica di allora e attraverso di essa, sull’intera Chiesa. Il bello si è che, sebbene siano ormai decorsi tanti anni dalla sua pubblicazione, la lista del Pecorelli mantiene una sua attualità e continua a gettare luce su nuovi fatti di cronaca giudiziaria. Alludiamo qui, in particolare, al più clamoroso e odioso degli scandali che hanno travolto il governo dei partiti, quello del Ministero della Sanità, definito da “Panorama” del 14 novembre 1993 una truffa che in vent’anni è costata al contribuente italiano almeno 40.000 miliardi di vecchie lire. Ebbene, in questa vicenda emerge il nome di Mons. Fiorenzo Angelini, che figura nell’elenco di OP come entrato in Loggia fin dal lontano 14 ottobre 1957 [23]. Di questo prelato, nominato Cardinale nel penultimo Concistoro da Giovanni Paolo II e che fin dal 1985 riveste la carica di presidente del Pontifìcio Consiglio Pastorale degli Operatori Sanitari, creato proprio in quell’anno dal medesimo Giovanni Paolo II, sono venuti alla luce gli stretti contatti col famigerato Duilio Poggiolini, Direttore generale del Servizio Farmaceutico Nazionale. Non vogliamo qui soffermarci sui fatti che hanno valso a quel Monsignore il soprannome di «Sua Sanità», ma solo sottolineare che, guarda caso, il Poggiolini è, come Calvi e Sindona, membro della Loggia P2. 

A questo riguardo, infatti, la giornalista Laura Maragnani, su “Panorama” del 14 novembre 1993, premesso che la militanza massonica del Poggiolini è talmente nota che in ambiente farmaceutico egli viene scherzosamente chiamato «Loggiolini», riferendosi a quel personaggio, così scrive: «Naturalmente è un chiacchierato. Tutti sanno che è protetto dal Cardinale Fiorenzo Angelini. E tutti sanno che è un massone, anzi, un piduista, codice E 18.91, tessera 2247. Altrettanto noto è il fatto che intrattenesse ottimi rapporti con le industrie farmaceutiche guidate da massoni». Non possono non colpire questi stretti rapporti fra un Cardinale e un noto esponente di una sètta che, fino al Concilio Ecumenico Vaticano II, è stata la più anatemizzata in centinaia di documenti pontifici in tutta la bimillenaria storia della Chiesa e che, per bocca di uno dei suoi più alti esponenti, il Gran Maestro del Grand’Oriente di Francia, Jacques Mitterrand, omonimo dell’ex Presidente della Repubblica francese, si autodefinisce ancora oggi «la controchiesa» [24]. Un altro fra i più clamorosi episodi di tangentopoli è quello dei novantadue miliardi in titoli di Stato pagati dalla Montedison ai partiti. Quei titoli sono stati riciclati dallo IOR – che fà così la sua ricomparsa sulla scena dei grandi scandali – con complesse manovre bancarie all’estero riscuotendo però un’esosa provvigione di parecchi miliardi [25]. Tale provvigione, per il suo spropositato ammontare, costituisce prova del fatto che i responsabili del Vaticano erano perfettamente consapevoli della illecita provenienza di quel danaro. Orbene chi ha gestito l’operazione? Per l’Enimont Luigi Bisignani, che è un notorio tesserato della P2 [26], mentre per il Vaticano si parla di Mons. Donato De Bonis (1930-2001), il quale pure – sconcertante coincidenza – figura nell’elenco pecorelliano come iscritto alla massoneria il 24 giugno 1968 [27]. Era lui «l’uomo chiave dello IOR che ha l’incarico di tenere i rapporti tra la commissione dei cinque Cardinali che gestiscono le finanze vaticane e l’organo laico che presiede l’istituto» 28.

Capito IV: altreprove di veridicità

Uno dei personaggi più altolocati indicati nella lista di OP è certamente il Cardinale Agostino Casaroli, che ricoprì poi per diversi anni la carica di Segretario di Stato e cioè la più prestigiosa, nella Chiesa, dopo quella del Papa. Ebbene, sull’appartenenza alla massoneria di questo prelato, oltre a una gravissima prova di cui parleremo in seguito, vi è un significativo indizio fornito dal Padre paolino Rosario Esposito. Questi, in un suo libro recante il programmatico titolo “Le Grandi Concordanze tra Chiesa e Massoneria”, pubblicato nel 1987 presso la massonica casa editrice Nardini di Firenze, riferisce che il Casaroli, in data 20 ottobre 1985, in occasione delle celebrazioni del quarantesimo anniversario dell’ONU, tenne, nella chiesa di San Patrizio, a New York, «un’omelia di vasto respiro» i cui contenuti, sui quali non è qui il luogo di soffermarsi, «attestano che le concordanze fra Chiesa e Massoneria possono essere considerate di fatto acquisite» [29]. Nella sua relazione su quel sermone, Padre Esposito fà osservare che nel corso di esso il Cardinale usò per ben due volte all’incirca le stesse parole che aprono e designano la Bolla “In eminenti apostolatus specula” con cui nel lontano 1738 Papa Clemente XII (1652-1740) aveva fulminato la prima scomunica contro la massoneria, ma in un contesto e con valenza inversi, quasi a ricomunicare ciò che era stato scomunicato [30]. La persona del Cardinal Casaroli richiama poi alla mente un’altra lista di prelati indicati come appartenenti alla massoneria: quella apparsa sul numero di luglio del 1976 della rivista francese “Introibo”. Tale rivista, cattolica e quindi di matrice del tutto diversa da quella del giornale di Pecorelli, riportava, oltre un anno prima, insieme con quello del nostro porporato, i nomi di numerosi altri ecclesiastici che figureranno poi negli elenchi di “Panorama” e di “OP”. Con questa differenza, però: che essa reca le date di affiliazione, ma non i numeri di tessera mentre, come si è visto, “Panorama” non riproduce né le une né gli altri, e “OP”, il più completo, li pubblica entrambi. Si registrano, inoltre, fra la lista di “Introibo” e quella di Pecorelli, alcune differenze nelle date di affiliazione. Pare logico dedurne che la seconda non derivi dalla prima e che la sua maggiore specificità e completezza si spieghi col fatto che Pecorelli era uomo di Loggia e come tale più addentro nei segreti della sètta. Ma se le cose stanno in questi termini se ne deve dedurre che l’elenco di “Introibo” va considerato come un ulteriore riscontro dei due già citati. E allora non può non colpire il ricorrere dei medesimi nomi, fra cui, oltre a quello del Casaroli, indicato con la stessa data di iscrizione della lista di OP, anche quelli del Cardinal Leo Jozef Suenens (1904-1996), del Cardinal Baggio, del Cardinal Michele Pellegrino (1903-1986), di Mons. Bugnini, di Mons. Angelini, del Vescovo di Trento, Mons. Alessandro Maria Gottardi (1912-2001) e via discorrendo. Fra i nomi di spicco indicati dal Pecorelli figura anche quello del famoso Padre scolopio Ernesto Balducci, scomparso in un incidente stradale il 26 aprile 1992, in occasione della cui morte l’“Osservatore Romano” ebbe ad esprimere profonda emozione e dolore. Ebbene, è sufficiente una conoscenza superficiale dell’opera di questo frate per rendersi conto che abbiamo a che fare con un uomo profondamente permeato dagli insegnamenti della Loggia. Ci limiteremo a spigolare alcune citazioni traendole dal suo libro “L’Uomo Planetario” [31]: «Chi ancora si professa ateo o marxista o laico e ha bisogno di un cristiano per completare la serie delle rappresentanze sul proscenio della cultura, non mi cerchi. Io non sono che un uomo» [32]. Più oltre, commentando l’incontro «ecumenico» di Assisi del 27 ottobre 1986, così si esprime: «Siamo così alla resa dei conti. E in questa resa dei conti le religioni sono costrette a rivelarsi per quel che sono: produzioni simboliche di gruppi umani, sistemi ideologici in veste sacra [...]. Timor fecit deos» [33]. Poco prima, infatti, aveva scritto: «Nella generale eclissi delle identità, il nostro primo dovere è di restare fedeli a quella che abbiamo costruito [34], con una variante però, che essa va ritenuta non come il tutto ma come un frammento del tutto, di un tutto ancora nascosto nel futuro [...]. Come il vero Dio, così anche il vero uomo è absconditus» [35].

Il Deus absconditus, il dio del futuro che si deve ancora rivelare e che nascerà dalla fusione e dalla morte di tutte le religioni esistenti! È, pari pari, l’insegnamento del 32º Grado del Rito Scozzese Antico e Accettato. Concludiamo il nostro excursus su Padre Balducci con questa citazione di sconvolgente crudezza: «È finita l’età dei popoli eletti. È finita anche l’età dei salvatori. Come mi appare vera, oggi, la frase che Nietzsche rivolgeva ai cristiani del suo tempo: “Chi vi salverà dal vostro Salvatore”»? [36]. A questo punto è opportuno ricordare brevemente chi è quel Friedrich Nietzsche (1844-1900) alla cui autorità Padre Balducci si richiama per ripudiare Gesù e il suo messaggio. Autore, tra l’altro, di un libro il cui titolo, “L’Anticristo” è già tutto un programma, quel filosofo preconizza un «Superuomo» «liberato» da ogni precetto e remora di ordine morale e contrappone Dioniso, dio della gioia, al Nazareno, predicatore di una tetra «morale da schiavi» [37]. Il suo pensiero, compreso il mito dell’eterno ritorno, è tutto permeato di quelle dottrine gnostiche che, secondo i più autorevoli trattatisti massonici (Albert Pike, René Guénon, ecc. …) costituiscono il midollo della massoneria e che evidentemente il Balducci in gran parte condivide. Un altro dei personaggi più in vista della lista di “OP” è certamente il cardinale Leo Suenens, Primate del Belgio. Ebbene, il 24 settembre 1970, questo prelato, fatto senza precedenti negli annali della Chiesa belga, tenne una importante conferenza in una riunione massonica organizzata dall’alta massoneria ebraica del B’nai B’rith [38]. Questo fatto rivela, quanto meno, una sorprendente vicinanza a quella massoneria che la Chiesa preconciliare anatemizzava come la sua principale, acerrima nemica. L’indizio, già di per sé assai grave, è tanto più significativo in quanto Mons. Suenens è autorevolissimo esponente di Pax Christi, un’organizzazione in cui l’impegno politico-sociale soverchia quello propriamente religioso fino a farlo scomparire. Ciò risulta evidente ai più sprovveduti dalla lettura del suo manifesto sul disarmo del maggio 1982, dove Dio, Gesù, la Vergine e i Santi non sono neppure nominati e tutto il discorso è incentrato, in buona sostanza, sulla prospettiva di quel Governo Mondiale o Repubblica Universale cui la massoneria aspira fin dai suoi primordi, come già si evince dalle Costituzioni di Anderson del 1723, testo fondamentale della sètta libero-muratoria [39]. Un’ulteriore gravissima conferma della lista Pecorelli viene da un’intervista apparsa sul settimanale “Oggi”, del 17 giugno 1981, sotto il titolo «Salvini mi confidò nomi di insospettabili». In tale intervista, l’avvocato Ermenegildo Benedetti di Massa Carrara, già Grande Oratore del Grand’Oriente d’Italia e quindi, come egli stesso si esprime, numero due della massoneria italiana, poi espulso per essere entrato in rotta di collisione con Licio Gelli e con i Gran Maestri che lo appoggiavano, dopo avere indicato fra i piduisti quasi sicuri Gianni Agnelli (1921-2003), e il conte Agusta, oltre che Vittorio Emanuele di Savoia, venendo al mondo ecclesiastico rese una dichiarazione che ci pare importante riportare per intero. «In massoneria – egli disse – di Cardinali e di preti è piena la storia: si diceva di Monsignor Bettazzi, di monsignor Casaroli, del Cardinale Paletti, di Padre Giovanni Caprile, direttore di “Civiltà Cattolica” e del Cardinale Marcinkus, l’uomo delle finanze vaticane, il cosiddetto “banchiere di Dio”. Di questa gente si è cominciato a parlare dal 1970 in poi. Sia chiaro, non erano chiacchiere di corridoio, erano informazioni riservate che ci scambiavamo noi del vertice della massoneria italiana». A parte due imprecisioni, irrilevanti ai nostri fini e a quelli del Benedetti [40], cosa si ricava da questa dichiarazione uscita dalla bocca di un espulso e di un deluso che non ha più interesse a mentire e confondere le acque e che non ha avuto, a quanto pare, alcun rapporto con gli ecclesiastici indicati, onde è assurdo ipotizzare un suo intento diffamatorio?

- che i nomi da lui proferiti sono tutti riscontrabili nella lista Pecorelli;

- che non si trattava di «voci», sia pure autorevoli, bensì di «informazioni riservate» correnti fra i sommi vertici della massoneria italiana.

Non ci risulta, poi, che nessuno dei prelati chiamati in causa sia intervenuto a querelare l’alto dignitario massonico nonostante la grande diffusione della notizia, pubblicata su un settimanale nazionale a larga tiratura. Le parole dell’ex Grande Oratore ci offrono lo spunto per un ennesimo riscontro in ordine all’attendibilità della lista Pecorelli: tra gli ecclesiastici menzionati dall’avvocato Benedetti figura infatti il famoso Padre gesuita Giovanni Caprile. Costui, che pure era stato per molti anni il campione dell’antimassonismo italiano, dopo il Concilio Vaticano II effettuò una virata di 180º gradi. Tale svolta fu così radicale da indurlo a entrare a far parte con don Vincenzo Miano, Padre Rosario Esposito, don Franco Molinari, professore alla Cattolica di Milano, e altri sacerdoti meno noti, di un gruppo preposto al dialogo Chiesa-Massoneria, che tenne contatti e pubblici incontri con i massimi dignitari italiani di quella sètta [41]. Non solo: il Caprile arrivò al punto di scrivere, in collaborazione con un altro gesuita spagnolo, Padre José Antonio Ferrer Benimeli, un libro intitolato “Massoneria e Chiesa cattolica ieri oggi e domani” [42], in cui, sia pur citando un altro loro confratello, Padre Michel Riquet (1898-1993), si giungeva sino ad auspicare che fra Chiesa e Massoneria si pervenisse, da un iniziale «ecumenismo dei cuori» ad un «ecumenismo delle intelligenze e delle dottrine» [43], vale a dire, niente meno, che alla fusione, anche sul piano delle credenze, fra cristianesimo e massoneria, fra Chiesa e «Antichiesa»! Un’ennesima verifica della lista di Pecorelli e di quella di “Panorama” che proponiamo al lettore è quella relativa al servita Padre Davide Maria Turoldo, morto il 6 febbraio 1992, esaltato dai suoi ammiratori come «profeta» e «poeta» dei nuovi tempi. Ebbene, è gioco-forza riconoscere che anche costui era un cattolico e un frate molto sui generis: convinto sostenitore del divorzio ai tempi del referendum promosso dai cattolici contro quell’istituto, nel 1971, nel santuario di Tirano, spezzò una corona del Rosario e la scaraventò fra i fedeli gridando: «Basta con queste superstizioni da Medio Evo»! Si ammetterà che da parte di un «servo di Maria» è un gesto piuttosto sconcertante. Ma di non diverso stampo era la sua «devozione» per Gesù Cristo: sul numero di “Panorama”, del 26 maggio 1988, infatti, scrivendo a proposito dell’esposizione dei crocifissi nei luoghi pubblici, egli ebbe a sostenere: «Ci sia o non ci sia appeso ai muri non cambia niente. Il crocifìsso non vale più niente per il mondo d’oggi; non dice più nulla a questa società [...]. Oggi il Crocifisso in sé non rappresenta più nulla [...]. Il Crocifisso per me è Oscar Romero ucciso, è il povero Luther King ucciso, sono i neri del Sud Africa, è Mandela in galera [...]. Quelli sono i veri crocifissi»! Ci si domanda: c’è proprio tanto da stupirsi a trovare un frate di questo stampo in una o più liste massoniche? A noi, davvero non pare! L’ultimo, ma non certo in ordine di importanza, dei personaggi della lista di cui esaminiamo le posizioni è il Cardinale Jean Villot, per lunghi anni Segretario di Stato di Paolo VI e poi fino alla morte, avvenuta il 9 marzo 1979, di Giovanni Paolo II.

Questo porporato, visto il suo nome pubblicato sul mensile francese “Lectures Françaises” in una lista di ecclesiastici assertamente iscritti alla massoneria, i cui nomi poi apparvero tutti nell’articolo del Pecorelli, eccezion fatta per quello del Cardinale Achille Liénart (1884-1973), scrisse al direttore della rivista una lettera del seguente tenore:

Il Cardinale Jean Villot – Segretario di Stato

saluta distintamente il Signor Direttore di “Lectures Françaises”. Avendo appreso recentemente che la rivista, nel suo numero di settembre del 1976, aveva menzionato il suo nome presentandolo come massone, il Cardinal Villot dichiara nella maniera più formale che non ha mai avuto in alcun momento della sua vita il minimo rapporto con la massoneria né con alcuna altra società segreta. Aderisce pienamente alle condanne inflitte dai Sommi Pontefici. Il Cardinal Villot prega il Direttore di Lectures Françaises di volergli inviare un esemplare del numero che pubblicherà questa smentita, e con anticipo lo ringrazia.

Vaticano, 31 ottobre 1976

Jean Cardinal Villot 44.

Dopo la sua morte, però, fra le sue cose fu trovato un libro intitolato “Vie et perspectives de la franc-maçonnerie traditionnelle” (Vita e prospettive della massoneria tradizionale), di Jean Tourniac, Grande Oratore della Gran Loggia Nazionale di Francia. Sul frontespizio di detto libro figuravano due dediche manoscritte al medesimo Villot, una dello stesso autore, e l’altra del Gran Maestro della medesima Loggia.

Di fronte a questo documento la «formale» assicurazione del porporato di non aver mai avuto «in alcun momento della sua vita il minimo rapporto con la massoneria», appare, francamente, poco credibile. Del resto, le posizioni teologiche e ideali di Villot erano notoriamente quelle dei Cardinali Suenens, Poletti, Casaroli, del Vescovo Gottardi di Trento, ecc. …, che figurano insieme con lui nella lista di “Introibo”, in quella di “Panorama” e in quella dell’ “O. P.”

Capitolo V: che conclusioni trarre se la lista è vera? Il giudizio di “Panorama”. Ma vi erano altri cardinali assai sospettabili anche al di fuori della lista. la dichiarazione di Lichtenau. Cardinali grandi elettori. Loggia di San Pietro. Il cardinale Liénart e il Vaticano II. L’ecumenismo conciliare nel giudizio di un 33°. Il grande iniziato Oswald Wirth e la sua religione.

La gravità delle implicazioni derivanti dalla conclusione che le liste di “OP” e di “Panorama” sono, per lo meno in rilevantissima parte, veridiche, non può sfuggire a nessuno. Invero lo stesso “Panorama”, proprio nel citato numero del 10 agosto 1976, nel commentare la sua lista, che pur definiva inattendibile e falsa, non esitava ad affermare: «Se l’elenco fosse autentico, la Chiesa sarebbe in mano ai massoni. Paolo VI ne sarebbe addirittura circondato. Anzi, sarebbero stati loro a fargli da grandi elettori e poi a pilotarlo nelle più importanti decisioni prese durante questi tredici anni di pontificato. E, prima ancora, sarebbero stati loro a spingere il Concilio Vaticano II sulla strada delle riforme». Questa deduzione appare evidente sol che si consideri che la lista riporta i nomi di due Cardinali (Villot e Casaroli) che sono stati niente meno che Segretari di Stato della Santa Sede, e quello di un altro Cardinale (Poletti) che all’epoca era addirittura Cardinal Vicario di Roma e cioè il rappresentante di Paolo VI nel governo della Diocesi dei Papi. Più ancora allarma il fatto che vi siano fortissimi elementi per ritenere che i detti elenchi non fossero esaustivi. Ad esempio, esistono gravissimi indizi di affiliazione massonica sul Cardinale Franz Koenig (1905-2004), autorevole Arcivescovo di Vienna, che fu, col Cardinal Suenens e altri, uno dei principali promotori delle innovazioni conciliari. Il Koenig, infatti, che è stato il grande elettore di Giovanni Paolo II [45], viene indicato da Aldo Mola al condizionale ma, come egli stesso dice, sulla base delle informazioni di un «altissimo e ottimamente informato dignitario giustinianeo», come membro di una Loggia coperta romana, di cui facevano parte, Cesare Merzagora, Marcello Saccucci, Giuseppe Caradonna, Luigi Preti, Eugenio Cefis, Guido Carli, Enrico Cuccia, Michele Sindona, insieme con altri personaggi celebri e celeberrimi [46]. Anche la rivista “Il Borghese”, del 15 agosto 1976, parlò di una sua presunta affiliazione alla massoneria. Un’ulteriore gravissima prova a carico di Koenig è data dal fatto che egli, insieme col Gran Maestro Delegato della Massoneria austriaca, Dottor Kurt Baresch, fu il promotore della commissione che approvò, in gran segreto, la «Dichiarazione» di Lichtenau del 5 luglio 1970, messa per iscritto da Rolf Appel, membro del Senato delle Grandi Logge Riunite della Massoneria tedesca.

Detta dichiarazione, elaborata e sottoscritta da una commissione mista massonico-cattolica, esordisce, incredibilmente, con una invocazione al Grande Architetto dell’Universo e conclude auspicando la revoca di tutte le innumerevoli condanne emesse dalla Chiesa cattolica contro quella sètta nel corso dei secoli, e in particolare dei canoni del Codice di Diritto Canonico del 1917 che irrogano ai massoni la scomunica. Tale auspicio fu poi adempiuto da Giovanni Paolo II con la promulgazione del nuovo Codex Juris Canonici del 1983 [47]. Un altro nome di Cardinale che non figura nella lista Pecorelli è quello di Antonio Samorè (1905-1983), definito da “30 Giorni”, del 4 aprile 1993 (pag. 51), «grande pioniere», insieme con Koenig, «del dialogo catto-massonico». Questo ecclesiastico viene indicato da Pier Carpi in un’intervista rilasciata all’ “Europeo”, del 12 dicembre 1987, sotto il titolo «Nella Loggia di San Pietro», come membro attivo e influente della Loggia Ecclesia. Tale Loggia, a detta del Carpi, opererebbe in Vaticano alle dirette dipendenze del duca di Kent, Gran Maestro della Gran Loggia Madre d’Inghilterra. Essa viene definita da Gelli, nelle sue confidenze all’amico scrittore, come «potentissima» e sarebbe composta «solo (da) Cardinali e alti prelati» (pag. 53). Una notizia analoga ci giunge dal lontano Messico, riportata sulla rivista messicana cattolica progressista “Proceso”, del 12 ottobre 1992: il Commendatore del Supremo Consiglio della Massoneria messicana Carlos Vasquez Rangel, nel commentare la partenza per Roma del Gran Maestro della Massoneria di quel Paese, Enrique Olivares Santana, per assumervi la carica di ambasciatore presso la Santa Sede, così ebbe a dire: «Certamente troverà lì (in Vaticano) molti reazionari, ma anche molti Fratelli massoni: negli otto quartieri che formano il territorio del Vaticano funzionano quattro Logge massoniche. Alcuni degli alti funzionari del Vaticano sono massoni. Appartengono come noi al Rito Scozzese, ma in forma indipendente (e cioè sono collegati direttamente al duca di Kent, come afferma il Carpi). Anche nei Paesi dove la Chiesa non può operare, essi esplicano la loro attività segretamente, tramite le Logge». Tornando ai Cardinali in carica all’epoca della lista, ma non elencati dal Pecorelli, su cui nondimeno sussistono fondati sospetti di affiliazione e sicure prove di simpatie massoniche, citiamo Richard Cushing (1895-1970), Arcivescovo di Boston, che tenne in quella città, rispettivamente nel 1965 e nel 1966, due conferenze in Logge libero-muratorie [48] e partecipò unitamente ad altri presuli a «riunioni conviviali» [49] con esponenti della massoneria; il Cardinale Avelar Brandào Vilela (1912-1986), Arcivescovo di Sào Salvador de Bahia, che il 26 dicembre 1975 arrivò addirittura a celebrare una messa di Natale per i membri della Loggia massonica Libertade della sua città, e i loro familiari [50] e il Cardinale Paulo Evaristo Arns, cui nel 1976 fu conferita «un’alta onorificenza massonica» [51].

Sempre con riferimento all’ambiente americano, la rivista “Renaissance traditionelle”, al suo numero 27 del luglio 1976 (pag. 200), riferisce che la stampa massonica aveva annunciato con soddisfazione che il 28 marzo 1976 il Cardinale Terence James Cooke (1921-1983) aveva assistito a un grande banchetto cui erano intervenuti tremila massoni della Gran Loggia di New York e in quella occasione aveva preso la parola per deplorare «i passati malintesi» ed esprimere la speranza che i medesimi non avrebbero compromesso il «riavvicinamento fra Chiesa e Massoneria» [52]. Un Cardinale il cui nome non figura nella lista di Pecorelli e in quella di “Panorama”, ma appare in quella del periodico “Introibo”, del luglio 1976, è Achille Liénart, vescovo di Lilla. Il nome di questo prelato era già incluso in una lista di alti ecclesiastici massoni pubblicata dal settimanale “Il Borghese”. Il Liénart sarebbe stato iniziato alla massoneria a Cambrai nel lontano 1912 e nel 1924 sarebbe stato elevato addirittura al 30° Grado del Rito Scozzese Antico e Accettato. Sul suo letto di morte, a detta della rivista francese “Tradition-Information” (nº 7, pag. 21), egli avrebbe esclamato: «Umanamente parlando, la Chiesa è perduta» [53]. Ed è giocoforza riconoscere che, sapendo quel che pare sapesse sulle infiltrazioni massoniche nella Sposa di Cristo, «umanamente parlando» aveva ottime ragioni per esprimersi a quel modo. Liénart è un personaggio particolarmente significativo e importante perché, oltre ad essere il presidente della Conferenza Episcopale di Francia [54] fu lui che, il 14 ottobre 1962, in occasione della prima seduta dei lavori del Concilio, diede inizio alla ribellione contro i programmi della Curia romana, respingendo i nomi da questa proposti per la composizione delle varie commissioni. In tal modo, pose le basi per la messa in discussione di tutti i lavori preparatori [55] per l’introduzione di quelle «novità» conciliari che nel giro di qualche lustro avrebbero profondamente modificato la liturgia e la stessa fisionomia e il concetto di Chiesa [56]. Liénart fu uno dei capi di quel gruppo organizzato di padri conciliari del Nord Europa, di tendenze dichiaratamente liberali, che riuscì a prendere il timone del Concilio, pilotandolo verso lidi nuovi e inattesi. Tra gli esponenti più di spicco di tale gruppo figuravano il Cardinale Koenig e il Cardinal Suenens. Il nome di quest’ultimo si riscontra sia nell’elenco di “Panorama” che in quello di Pecorelli, ed è noto che egli fu in seguito il grande elettore di Paolo VI [57], il quale lo nominò  moderatore del Concilio a fianco del Cardinale Grégoire-Pierre Agagianian (1895-1971) [58]. Tali essendo le condizioni della Chiesa ai tempi di Paolo VI e di Giovanni XXIII, non può stupire che il barone Yves Marsaudon, 33º Grado della Massoneria di Rito Scozzese Antico e Accettato, membro del Supremo Consiglio di Francia della Massoneria, nel suo libro, intitolato “L’oecumenisme vu par un franc-maçon de Tradition” (L’ecumenismo visto da un massone di tradizione) e prefazionato da Charles Riandey, Sovrano Gran Commendatore di quel medesimo Supremo Consiglio, già nei primi mesi del 1964 e quindi molto prima della conclusione del Concilio Vaticano II e della redazione dei suoi documenti più rivoluzionari – le dichiarazioni conciliari Nostra Ætate e Dignitatis Humanæ – scrivesse parole che dovrebbero far riflettere ogni cattolico: «Essi (cioè i cattolici) non dovranno dimenticare che ogni strada (ossia ogni religione) conduce a Dio e mantenersi in questa coraggiosa nozione di libertà di pensiero, che – a tale proposito si può veramente parlare di rivoluzione partita dalle nostre logge massoniche – si è estesa magnificamente sotto il Duomo di San Pietro» [59]. E altrove, dopo avere esaltato «la rivoluzione voluta da Giovanni XXIII, la libertà di coscienza» [60], aggiunge: «Noi pensiamo che un massone degno di questo nome non possa che felicitarsi senza alcuna restrizione dei risultati irreversibili del Concilio» [61].

In prefazione, del resto, aveva scritto: «Questo senso di universalismo che sta venendo alla luce a Roma è veramente la nostra ragion d’essere. Di conseguenza, non possiamo ignorare il Concilio e le sue conseguenze» [62]. Molto meno dovrebbe felicitarsene, a nostro avviso, un «cattolico degno di questo nome». Infatti, a pag. 82 del medesimo libro, apprendiamo che il barone Marsaudon, richiamandosi alla «teologia» evoluzionistica di Teilhard de Chardin (1881-1955) [63], si augura che il concetto di Dio che alla fine prevarrà sarà quello di «una congiunzione della scienza e della mistica in un accordo ormai possibile». In tale congiunzione il punto Omega teilhardiano (e cioè Dio), «coinciderà finalmente con l’infinito matematico», nel contesto di un «relativismo metafisico», posto «ad un livello talmente lontano dai dogmi da non avere più nulla di assoluto» [64]. Ma più ancora dovrebbe allarmare il fatto che il barone Marsaudon, come prefaziona l’editore al suo libro, fosse discepolo di quel «Grande Iniziato che fu Oswald Wirth» [65], noto cultore di magia e satanista, come risulta, ad esempio, dal suo libro “I Tarocchi”, dove si incontrano frasi come le seguenti: «Il diavolo è il grande agente magico grazie ai quale si compiono i miracoli» [66]: oppure: «Senza ardore diabolico noi rimaniamo freddi e impotenti: dobbiamo avere il diavolo in corpo [67] per influenzare gli altri e per agire in questo modo al di fuori di noi stessi» [68]; o ancora: «Sulla terra nessuno può regnare se non fà alleanza col Principe di questo Mondo» [69]. Da notare che il Wirth auspicava come il suo discepolo Marsaudon e come tutta la massoneria, «l’unità religiosa dell’umanità fondata sull’esoterismo comune a tutte le religioni» [70] e cioè sulla fusione ecumenica di tutte le religioni indistintamente. Tale fusione si realizzerà grazie «alla rivolta luciferina contro i dogmi regnanti» [71] e la nuova fede sincretistica sarà posta sotto la presidenza di un «papa» di nuovo genere. Trionferà finalmente in tal modo quello che il Wirth chiama il vero «cattolicesimo integrale» e quel papa sarà «il Sommo Pontefice di tutta l’umanità credente» [72].

Capitolo VI – Giovanni XXIII, Paolo VI e Giovanni Paolo II e il loro atteggiamento verso la massoneria: dalla scomunica alle “grandi concordanze”

Il tema della nostra indagine si ferma qui, alla lista di Mino Pecorelli considerata punto di arrivo di tutta una serie di liste pubblicate da altri periodici e probabilmente riproduzione fedele di quella che già circolava in Vaticano da almeno due anni. D’altro canto, non è certo cosa di tutti i giorni che una benemerita «talpa» riesca a infiltrarsi negli archivi del Grand’Oriente e a sottrarne i documenti più riservati. Vanno comunque tenuti presenti i limiti della lista, derivanti dal fatto che, se è esatta la fonte indicata di “30 Giorni”, i nominativi pubblicati da “OP” sono solo quelli – e forse neppur tutti – esistenti presso la sede del Grand’Oriente d’Italia, con esclusione quindi di quelli di altre Logge straniere o più riservate. Al capitolo V, ci siamo sforzati di dimostrare le ragioni per cui vi è motivo di ritenere che la lista Pecorelli sia largamente incompleta. Così delineati i limiti del nostro lavoro, comprendiamo tuttavia perfettamente e condividiamo, l’interrogativo che inevitabilmente si affaccerà alla mente dei nostri lettori e cioè: se tale era la situazione del 1978, anzi del 1976, quale sarà quella di oggi?Altri nomi di prelati sono stati indicati dalla stampa, in questi anni, come sospetti di appartenere alla massoneria o quanto meno di collusioni con la medesima. Si parla anzi di un’altra lista di ventotto ecclesiastici massoni, recentemente venuta in possesso della magistratura nel corso delle indagini del giudice Cordova su vicende criminose in cui la massoneria risulta largamente coinvolta [73]. Senza affrontare quelle nuove accuse, ci limitiamo ad osservare che tra i nomi della lista Pecorelli figurava anche quello del Cardinale Sebastiano Baggio [74]. Orbene, quel porporato era Prefetto della Congregazione dei Vescovi e quindi preposto alla nomina dei nuovi Vescovi, e tale fu lasciato, nonostante l’accusa pendente sul suo capo, ancora per lunghi anni. È logico inferirne che, se esatte sono le accuse risultanti anche da “Panorama”, da “Introibo”, da “Lectures Françaises” e dal comunicato dell’agenzia “Euroitalia”, egli abbia inondato le diocesi del mondo intero di iscritti alle Logge e che la situazione, lungi dal migliorare, sia di gran lunga peggiorata. D’altronde è caratteristico dei poteri occulti, estendere sempre più le proprie radici fino ad invadere per intero, a somiglianza di un tumore maligno, il corpo aggredito. Il Cardinal Siri, del resto, che, come abbiamo visto, della questione si era largamente occupato, nel febbraio 1988 espresse a due giornalisti di “30 Giorni” il timore che la sètta potesse arrivare a manipolare i Conclavi, e quindi ad eleggere un proprio «papa» [75]. Giova comunque notare, anche se questo è un argomento che esula dal nostro esame, che l’atteggiamento di Giovanni XXIII, Paolo VI e Giovanni Paolo II nei confronti della massoneria è purtroppo radicalmente diverso da quello di tutti coloro che li hanno preceduti sul Soglio di Pietro. Il 25 settembre 1964 appariva sul giornale francese “Juvénal” un’intervista rilasciata dal già citato barone Yves Marsaudon, ministro del Supremo Consiglio di Francia della Massoneria di Rito Scozzese, a Jean André Faucher che il Padre paolino Rosario Esposito riproduce nel suo libro [76]. Ne riproduciamo qui le parti salienti:

- Jean André Faucher: «Lei ha conosciuto bene Papa Giovanni»?

- Yves Marsaudon: «Ero molto legato a Mons. Roncalli, Nunzio Apostolico a Parigi. Mi ha ricevuto più volte alla Nunziatura e in diverse occasioni egli è venuto nel mio domicilio di Bellevue nella Seine-et-Oise. Quando sono stato nominato ministro dell’Ordine di Malta ho manifestato al Nunzio le mie perplessità a causa della mia appartenenza massonica. Mons. Roncalli mi ha confermato formalmente di restare in massoneria».

- Jean André Faucher: «L’ha riveduto dopo la sua elevazione alla tiara»?

- Yves Marsaudon: «Sì, mi ha ricevuto a Castel Gandolfo nella mia qualità di Ministro emerito dell’Ordine di Malta e mi ha dato la sua benedizione rinnovandomi il suo incoraggiamento per un’opera di riavvicinamento tra le Chiese, come pure tra la Chiesa e la massoneria di tradizione».

Date tali premesse non stupisce che Marsaudon abbia premesso al suo libro “L’oecumenisme vu par un franc-maçon de tradition”  la seguente dedica: «Alla memoria di Angelo Roncalli, Prete, Arcivescovo di Mesembria, Nunzio Apostolico a Parigi, Cardinale della Chiesa Romana, Patriarca di Venezia, Papa sotto il nome di Giovanni XXIII che si è degnato di accordarci la Sua Benedizione, la Sua Comprensione e la Sua Protezione, Al Padre dei Poveri, Al Papa della Pace, Al Padre di tutti i Cristiani, All’Amico di tutti gli Uomini, al suo Augusto continuatore Sua Santità il Papa Paolo VI». Più recentemente il Gran Maestro della Massoneria italiana, Virgilio Gaito, in ben due occasioni si è espresso in merito ai rapporti tra la massoneria e Giovanni XXIII: la prima volta in un’intervista a Fabio Andriola apparsa su “L’Italia Settimanale”, del 26 gennaio 1994 e la seconda in un’intervista a Giovanni Cubeddu apparsa su “30 Giorni”, del febbraio 1994. Riportiamo nell’ordine i testi delle due interviste nella parte che qui importa:

- Italia Settimanale: «Sì dice che Giovanni XXIII sia stato iniziato alla massoneria quando era nunzio a Parigi. Riferisco quello che mi è stato detto. Del resto nei suoi messaggi ho colto molti aspetti che sono proprio massonici».

- 30 Giorni: «Papa Giovanni XXIII, del resto, pare che sia stato iniziato a Parigi ed abbia partecipato ai lavori delle Officine ad Istanbul. Quando poi ho ascoltato le gerarchie ecclesiastiche parlare nelle omelie dell’uomo come centro dell’Universo mi sono commosso fino alle lacrime».

Di fronte a dichiarazioni così autorevoli e pubbliche ci lascia gravemente perplessi il fatto che, a quanto almeno ci risulta, il Vaticano non abbia ritenuto di dovere intervenire con vigorose e documentate smentite [77]. Quanto a Paolo VI, la sua posizione nei confronti della massoneria è stata, se possibile, ancor più favorevole di quella del suo predecessore. L’autorevole Padre paolino Rosario Esposito, professore in diverse Università Pontificie, grande fautore dell’accordo Chiesa-Massoneria, riferisce infatti che egli «seguiva e incoraggiava» [78] i pubblici incontri che, in spirito di ecumenica fratellanza, ebbero luogo nel periodo 1969-1977 fra esponenti della Chiesa e altissimi dignitari della sètta libero-muratoria. Di tali incontri l’Esposito parla con cognizione di causa perché ne fu protagonista con Don Miano, segretario del Segretariato per i non credenti, con il Vescovo Alberto Ablondi (1924-2010), presidente della Commissione Episcopale per l’Ecumenismo, (il cui nome apre la lista “Pecorelli” e quella di “Panorama”) e con l’autorevole Padre Caprile di Civiltà Cattolica. Da parte massonica era quasi sempre presente il Gran Maestro Giordano Gamberini († 2003), poi clamorosamente coinvolto nella vicenda P2, affiancato di volta in volta da altri esponenti del Grand’Oriente d’Italia e in un caso da un rappresentante della Gran Loggia Nazionale di Francia 79.

Da notare che l’Esposito, in un’intervista al periodico massonico “Corriere Partenopeo”, si è professato «massone fino al profondo dello spirito» aggiungendo: «Talmente solidale con loro, condivido tutto: le Costituzioni, i Landmarks, gli Antichi Doveri: sono totalmente con loro» [80]. E sempre il medesimo Padre Esposito su “La Rivista Massonica” del luglio 1978: «Il domenicano P. Felix Morlion, molto noto come fondatore della Università internazionale “Pro Deo” [...] mi confidava un giorno di avere parlato con l’allora Mons. G. B. Montini dei rapporti disastrosi esistenti fra la Chiesa e la massoneria. Il Montini gli disse: “Non passerà una generazione e tra le due società la pace sarà fatta”» [81]. II religioso paolino commenta osservando che più che di una «previsione» sarebbe il caso di parlare di una «decisione», che poi il Monsignore lombardo, divenuto Paolo VI, attuò nei termini temporali preannunciati [82]. Del resto, parlando dei rapporti fra Montini e la massoneria non si può dimenticare che non solo il suo grande elettore fu il Cardinale Suenens, ma anche che la sua nomina fu preceduta, propiziata e probabilmente decisa in una specie di «preconclave» tenutosi nella villa di Grottaferrata di Umberto Ortolani (1913-2002), membro famoso della P2 e indicato da taluni come il vero cervello della Loggia massonica di Licio Gelli [83]. L’atteggiamento di favore di Paolo VI nei confronti della massoneria si manifestò anche nella fiducia accordata al famigerato finanziere Michele Sindona, poi condannato all’ergastolo come mandante dell’omicidio Ambrosoli e suo amico fin dai tempi in cui era Cardinale a Milano [84]. A lui, infatti, tramite il Cardinale Guerri, egli diede l’incarico di liquidare buona parte del patrimonio immobiliare della Santa Sede [85]. Sempre a proposito del Montini, non possiamo esimerci dal citare un altro atto, ben più univoco e significativo. Intendiamo riferirci al ricevimento ufficiale, in pubblica udienza, di una rappresentanza dell’alta massoneria ebraica, denominata B’nai B’rith, che ebbe luogo il 3 giugno 1971, e fu reso noto al mondo intero attraverso le pagine dell’ “Osservatore Romano” [86]. Non per nulla, alla morte di Montini la “Rivista Massonica”, del luglio 1978, uscì con un articolo dell’ex Gran Maestro della Massoneria italiana Giordano Gamberini dal contenuto fortemente apologetico, in cui si legge fra l’altro: «Per noi è la morte di chi ha fatto cadere la condanna di Clemente XII e dei suoi successori. Ossia è la prima volta che muore il capo della più grande religione occidentale, non in stato di ostilità coi massoni. E per la prima volta nella storia i massoni possono rendere omaggio al tumulo di un Papa senza ambiguità né contraddizioni» [87]. Venendo, infine, a Giovanni Paolo II, le sue manifestazioni di benevolenza e di apprezzamento nei confronti della sètta libero-muratoria sono state anch’esse purtroppo assai esplicite. Egli, invero, ha ricevuto delegazioni delle Logge del B’nai B’rith per ben tre volte: la prima il 22 marzo 1984, la seconda il 19 aprile 1985 e la terza il 6 dicembre 1990. Nel corso della prima udienza indirizzò ai delegati parole di caloroso benvenuto chiamandoli «cari amici» e proseguendo: «Sono molto felice di accogliervi in Vaticano. Voi siete un gruppo di dirigenti nazionali e internazionali dell’Associazione ebraica ben conosciuta la cui sede è negli Stati Uniti, ma la cui attività si estende in numerosi paesi, compresa Roma, ed è appunto la Lega del B’nai B’rith contro la Diffamazione [...]. Il versetto di apertura del Salmo 113 viene a proposito: “Come è bello e dolce abitare tutti assieme come fratelli”» [88]. La seconda udienza fu molto più significativa della precedente perché ebbe luogo in occasione delle celebrazioni del ventesimo anniversario di uno dei più importanti documenti del Concilio Vaticano II, la Dichiarazione “Nostra Ætate”, sulla cui origine e sul cui contenuto la massoneria del B’nai B’rith aveva influito in maniera determinante, attraverso negoziazioni col Cardinale Augustin Bea (1881-1968), come fu reso noto in un sensazionale articolo apparso il 25 gennaio 1966 sulla rivista americana “Look” [89].

Di quelle celebrazioni commemorative romane il B’nai B’rith fu uno dei  promotori insieme con la Facoltà Teologica della Pontificia Università San Tommaso d’Aquino e altre organizzazioni cattoliche [90]. In tal modo quella massoneria apponeva, anche di fronte al mondo intero, la propria firma sotto il documento conciliare e il ricevimento in quella occasione da parte di Giovanni Paolo II convalidava e confermava quella rivendicata paternità. Anche l’udienza del 1990, infine, fu correlata, non a caso, a un anniversario, il 25°, della “Nostra Ætate”. Questa partecipazione del B’nai B’rith al Concilio Vaticano II come forza determinante e ispiratrice di almeno uno dei documenti fondamentali di quell’assise non può non sconcertare. Ciò tanto più ove si consideri che detta organizzazione è da anni al centro di aspre polemiche a causa di contatti, attraverso suoi esponenti di spicco, col traffico degli stupefacenti e con la malavita americana [91], nonché per il favore e il sostegno da essa accordato a Playboy, la più famosa rivista pornografica del mondo, impegnata anche nel campo della diffusione della «cultura della droga» [92]. Il B’nai B’rith, infine, si è segnalato per la lotta senza quartiere che conduce negli USA allo scopo di cancellare dalle istituzioni di quel Paese ogni traccia di cristianesimo [93].

Ciò premesso non può poi ragionevolmente considerarsi casuale il fatto che Giovanni Paolo II abbia scelto come proprio «Teologo di Palazzo» il domenicano Georges Cottier, autore di un saggio intitolato “Regards catholiques sur la Franc-Maçonnerie” (Uno sguardo cattolico sulla massoneria), apparso sui numeri 4 e 5 del 1987 della rivista “Nova et Vetera”, e anche sui numeri 2 e 3 del medesimo anno della rivista del Segretariato per i non credenti “Athéisme et Dialogue”. In quello scritto, il Cottier auspica «dialogo e collaborazione» tra Chiesa e massoneria non solo nel campo dei grandi compiti che si impongono all’umanità tutta intera come «la sopravvivenza della specie» e quella «della cultura», i «problemi della pace e della guerra» e via discorrendo, ma anche «sui valori etici» e «sul piano strettamente dottrinale» nei quali, evidentemente, ritiene che la Chiesa abbia qualcosa da imparare dalla massoneria cui deve associarsi nella comune «ricerca della verità». L’affermazione, lo si ammetterà, è piuttosto strana da parte di un esponente di una Istituzione che si afferma di origine divina, arca della verità rivelata e della salvezza e che ora, invece, riconosce di dovere andare a scuola da un’altra istituzione o almeno di dovere, con essa, mettersi alla ricerca di una verità evidentemente ancora ignota. Tanto più strana ove si consideri che la nuova compagna di strada è stata in passato, nell’arco di 245 anni, anatemizzata dalla Gerarchia ecclesiastica circa 590 volte [94]. Eppure tanta è la fiducia che Giovanni Paolo II attribuisce a Cottier che lo ha nominato presidente della Commissione Teologica [95] che dovrebbe preparare quel Giubileo del Terzo millennio che sembra costituire l’obiettivo massimo del suo lungo governo. Del resto, come già accennato, Karol Wojtyla, accogliendo i voti della massoneria mondiale, ha promulgato nel 1983 il nuovo Codice di Diritto Canonico che, dopo due secoli e mezzo, cancella la scomunica contro gli aderenti della massoneria. In questo contesto non può stupire che nell’ultimo Concistoro egli abbia elevato al cardinalato due personaggi che figurano nella lista Pecorelli, e precisamente Fiorenzo Angelini, indicato come iscritto alla sètta fin dal lontano 14 ottobre 1957 [96] e Virgilio Noè, che viene dato come affiliato il 3 aprile 1961 [97]. D’altronde, si è già visto che il «grande elettore» di Giovanni Paolo II è stato quel Cardinal Koenig i cui strettissimi legami con la massoneria sono stati da noi illustrati e che Aldo Mola, indica come probabilissimo adepto di una riservatissima e assai potente Loggia romana. Né si può trascurare il fatto che Giovanni Paolo II risulta essere membro del Rotary Club, un’associazione non segreta ma di incontestabile impronta massonica, fondata il 23 febbraio 1905 dall’avvocato massone Paul Harris (1868-1947) di Chicago e da altri tre colleghi, massoni come lui [98].

La notizia è apparsa sulla rivista ufficiale del Rotary italiano del 9 settembre 1986, in una lettera intitolata «Una precisazione sull’articolo: “La Massoneria va a Canossa?”», riprodotta poi sulla rivista della massoneria italiana “Hiram” del novembre-dicembre del medesimo anno, a firma di Lamberto Mosci, Governatore del 203° distretto rotariano. In essa, l’autore, prendendo lo spunto da una riunione dei Rotary torinesi cui intervenne l’allora Gran Maestro della Massoneria italiana, Armando Corona (1921-2009), dopo aver esaltato i «valori spirituali comuni alla massoneria e ai Rotary Clubs», fà presente che ormai la scomunica nei confronti della prima è caduta e insieme con essa anche i divieti canonici nei confronti dei secondi. A sostegno del suo assunto afferma, né ci risulta che questa autorevole e pubblica affermazione sia mai stata smentita, che «lo stesso Pontefice Giovanni Paolo II è un Paul Harris Fellow», vale a dire un rotariano. Non per nulla, infatti, Wojtyla ha reiteratamente ricevuto in Vaticano delegazioni del Rotary lodando i principi ispiratori di quell’associazione [99]. Il fatto tanto più sconcerta in quanto la “Rotary Foundation” appoggia la diffusione del “Notiziario della Buona Volontà Mondiale”, organo neopagano e neognostico del “Lucis Trust”, già “Lucifer Trust” [100]. Anche alla luce di questi fatti, va analizzata un’asserzione di Padre Rosario Esposito che nel suo libro  parla non pure, come già fece a suo tempo Mons. Montini, di una «pace» fra le due istituzioni, ma addirittura di una identità [101] di idee e di programmi fra la gerarchia ecclesiastica postconciliare e la sètta libero-muratoria. Perché mai quell’autorevole e ben noto religioso non solo non è stato scomunicato per queste sue tesi, ma neanche, almeno che ci risulti, richiamato o solennemente smentito? Egli è tanto sicuro di quanto sostiene che nel ribadire il suo impegno per una stretta collaborazione fra Chiesa e massoneria e i suoi panegirici nei confronti di quest’ultima, sul  n° 2 di “Vita Pastorale” del 1993, rispondendo a un sacerdote che gli rimproverava il suo conclamato fìlo-massonismo, poteva tranquillamente scrivere: «Più volte ho chiarito che intendo portare avanti questo dialogo  nello spirito della Chiesa [...]. Ogniqualvolta se n’è presentata l’occasione, ho detto che sono e intendo rimanere figlio umile e devoto della Santa Chiesa, aderendo incondizionatamente alla sua dottrina su questo argomento senza eccezioni e restrizioni. Lo ripeto anche ora. È proprio in questo spirito che seguendo l’insegnamento dei Sommi Pontefici (evidentemente di quelli «conciliari», non certo dei precedenti; N.d.A.), del Concilio e di tanti compagni di viaggio proseguo il dialogo con la massoneria».

NOTE

1 EILES, Roma 1996. Scritto reperibile alla pagina web http://www.vho.org/aaargh/fran/livres8/massoneriaechiesa.pdf

2 Edizioni La Civiltà Cattolica, 1958, pag. 18.

3 Il grassetto è dell’Autore.

4 Athesia Ed., 1982.

5 Cfr. H. Reinalter, Geheimbunde in Tyrol, pagg. 230-231

6 Ibid., pag. 230.

7 Ed. Bastogi, Foggia 1987.

8 Cfr. Vademecum del Libero Muratore Apprendista, pagg.45 e 46. Il grassetto è nostro.

9 Cfr. Todisco, «Le quattro Massonerie», in Il Mondo, del 18 febbraio 1950.

10 Il Venerabile, Gribaudo e Zarotti Ed., 1993, pag. 361.

11 Bompiani, 1992.

12 Esistono bensì liste di sacerdoti e prelati massoni assai abbondanti, fornite a un noto sacerdote antimassone dall’ex Gran Maestro della Massoneria G. Gamberini, ma tali liste hanno scarso interesse riferendosi a personaggi quasi tutti del tardo Settecento primi Ottocento, per lo più dimenticati.

13 Vedi 30 Giorni, dell’11 novembre 1992, pag. 30 e ss.

14 Ibid., pag. 32. 30 Giorni nella Chiesa e nel mondo è un’autorevole e qualificata rivista cattolica con edizioni, oltreché in italiano, in tedesco, inglese, francese, spagnolo e portoghese e distribuzione in Europa e nelle due Americhe. Ultimamente determinando un nuovo indirizzo, ne è diventato direttore l’ex Presidente del Consiglio Giulio Andreotti.

15 Ibid., pagg. 34 e 35.

16 Vedi anche Il Sabato, del 10 agosto 1991, pag. 21 e ss.

17 Il grassetto è nostro.

18 Cfr. 30 Giorni, del 9 settembre 1993, pagg. 44-45.

19 Cfr. 30 Giorni, dell’11 novembre 1992, pag. 31 in fondo e 32.

20 Cfr. 30 Giorni, del 6 giugno 1992, pagg. 49 e 51.

21 Cfr. N. Tosches, Il Mistero Sindona, Sugar Ed., 1986, pag. 138.

22 Ibid., pag. 282.

23 Numero di matricola 14/005, nome di Loggia ricavato, more massonico, dalle lettere iniziali del cognome e del nome: ANFI.

24 Cfr. R. Valnève, Teilhard l’apostata, 1971, pag. 52.

25 Cfr. Il Corriere della Sera, del 15 gennaio 1994, sotto il titolo «E così Di Pietro si è mangiato un altro alfiere».

26 Cfr. Il Corriere della Sera, del 10 gennaio 1994, pag. 5, sotto il titolo «Così fu benedetta l’operazione CCT».

27 Matricola 321/02, nome di Loggia «Dondebo» (DONato DE BOnis).

28 Cfr. La Stampa, del 10 gennaio 1994, sotto il titolo «Di Pietro indaga sul monsignore dello IOR».

29 Cfr. P. R. Esposito, Le Grandi Concordanze tra Chiesa e Massoneria, pag. 210.

30 Ibid., pagg. 210 e 211.

31 Ed. Cultura della Pace, San Domenico di Fiesole, 1990.

32 Cfr. P. E. Balducci, L’Uomo Planetario, pag. 178.

33 Ibid., pag. 182.

34 Ossia la cristianità. Si noti quel «costruito» che postula l’idea della religione come creazione dell’uomo.

35 Cfr. P. E. Balducci, op. cit., pag. 173.

36 Ibid., pag. 167.

37 Cfr. Al di là del bene e del male, aforisma nº 129.

38 Cfr. Y. Moncomble, Les professionels de l’antiracisme («I professionisti dell’antirazzismo»), Yann Moncomble, Parigi 1987, pag. 277.

39 Nel suo Storia della Massoneria in Italia dalle origini alla Rivoluzione Francese (Nuova Italia Ed., 1975, pag. 156), Carlo Francovich, che appartiene alla ristretta schiera degli storiografi ufficiali della Massoneria, riferisce che già in un rapporto della polizia asburgica del 3 agosto 1756, che sintetizzava un programma massonico andato perduto intitolato Istruzione italiana, si diceva chiaro e tondo che l’obiettivo perseguito dalla Massoneria era sin da allora quello di «estinguere tutti i principati e ridurre il mondo a una Repubblica Universale».

40 Marcinkus era vescovo, ma non Cardinale e Padre Caprile, gesuita, era autorevolissimo redattore, ma non direttore di Civiltà Cattolica.

41 Cfr. P. R. Esposito, op. cit., pag. 27.

42 Ed. Paoline, 1979.

43 Cfr. P. R. Esposito, op. cit., pag. 178.

44 Cfr. G. Virebeau, Prelats et Francs-Maçons, Publications Henry Coston, Parigi 1978, pagg. 13-14. Il grassetto non è nostro.

45 Cfr. 30 Giorni nella Chiesa e nel mondo, del 12 dicembre 1993, pag. 53; e del 10 dicembre 1992, pag. 10.

46 Cfr. A. Mola, Storia della Massoneria italiana dalle origini ai nostri giorni, Bompiani Ed., 1992, pag. 744.

47 Sulla parte avuta da Koenig nella dichiarazione di Lichtenau, poi propalata, contro gli accordi, dall’alto dignitario massonico Raolf Appel e dal teologo Herbert Vorgrimler nel 1975, vedi M. Adler, Die Freimaurer und der Vatikan, Claus P. Clausen Verlag, Lippstadt, 1985, pagg. 123 e ss. Il testo della dichiarazione trovasi anche in J. A. Ferrer, G. Caprile, Massoneria e Chiesa cattolica, Pia Società San Paolo 1979, pagg. 191-194.

48 La citazione è tratta dal quindicinale Sì sì no no, del 30 novembre 1992, pag. 7.

49 Cfr. J. Ferrér-Benimeli, G. Caprile, Massoneria e Chiesa cattolica, pag. 116.

50 Cfr. P. R. Esposito, op. cit., pag., pag. 36.

51 Cfr. J. Ferrér-Benimeli, G. Caprile, op. cit., pag. 148.

52 Cfr. G. Virebeau, op. cit., pag. 127.

53 Cfr. Introibo, luglio 1976, pag. 2; G. Virebeau, op. cit., pag. 12.

54 Cfr. R. Wiltgen, Le Rhin se jette dans le Tibre («Il Reno si getta nel Tevere»), Éditions du Cèdre, 1973, pag. 16.

55 Vedasi a riguardo P. Hebblethwaite, Giovanni XXIII, il Papa del Concilio, Rusconi Ed., 1989, pag. 618.

56 Oggi la Chiesa viene presentata non più come l’arca di salvezza fra gli errori del mondo e l’unica vera fede fra le molte false, ma come una via di trascendenza, un po’ migliore delle tante.

57 Cfr. 30 Giorni, del 7 luglio 1992, pag. 45.

58 Ibid.

59 Cfr. Y. Marsaudon, L’oecuménisme vu par un franc-maçon de Tradition, Éditions Vitiano, Parigi, 1° trimestre 1964, pag. 121.

60 Il grassetto è testuale.

61 Cfr. Y. Marsaudon, op. cit., pag. 120.

62 Ibid., pag. 25.

63 Teologia che specialmente attraverso Padre De Lubac, nominato poi Cardinale da Giovanni Paolo II per i suoi «meriti» dottrinali e conciliari, ebbe grande influenza sul Vaticano II.

64 Cfr. Y. Marsaudon, op. cit., pag. 82.

65 Ibid., pag. 20.

66 Cfr. O. Wirth, I Tarocchi, Ed. Mediterranee, Roma 1990, pag. 209.

67 Il grassetto è testuale.

68 Cfr. O. Wirth, op. cit., pag. 212.

69 Ibid., pag. 213.

70 Ibid., pag. 250.

71 Ibid., pag. 229.

72 Ibid., cap. V, «Il Papa», pag. 150.

73 Cfr. 30 Giorni, del 9 settembre 1993. pag. 29, sotto il titolo «Massoneria, Cordova bussa in Vaticano».

74 Nome di Loggia SEBA, matricola 85/2640, data di iscrizione 14 agosto 1957.

75 Cfr. Il Sabato, del 30 marzo 1981, nel contesto dell’articolo «L’Ombra della Loggia» in uno stelloncino a pag. 25 intitolato «Ci sono eccome…Un dialogo con Siri».

76 Nardini Ed, 1987, pag. 391.

77 Tra gli altri documenti su Giovanni XXIII e i suoi rapporti con la Massoneria richiamiamo qui brevemente la sconcertante testimonianza di Franco Bellegrandi, già Cameriere di spada e Cappa di Sua Santità, incaricato di Storia moderna all’Università di Innsbruck, giornalista e scrittore, nel suo libro Nichitaroncalli, International EILES Ed., Roma, pagg. 59-62 e 175-179.

78 Cfr. P. R. Esposito, op. cit., pag. 420.

79 Cfr. J. Ferrér-Benimeli, G. Caprile, op. cit., pagg. 125-127.

80 Cfr. Corriere Partenopeo, anno XIII, nº 5, luglio 1991.

81 Cfr. J. Ferrér-Benimeli, G. Caprile, op. cit., pag. 91.

82 Ibid.

83 Cfr. 30 Giorni, del 3 settembre 1993, l’articolo di Andrea Tornielli intitolato «Gli amici di Sua Eminenza», pag. 37; sottotitolo «Conclave in Villa». Parlando di quella riunione nel suo libro A ogni morte di Papa, l’on. Giulio Andreotti riferisce che uno degli intervenuti gli disse «fra il serio e il faceto che c’era già la maggioranza canonica». Su questa riunione confronta anche Il Papa non eletto, del famoso vaticanista Benny Lai, Laterza Ed. 1993, pag. 202.

84 Cfr. N. Tosches, op. cit., pagg. 62-63, 71-73.

85 Ibid., pagg. 138-141.

86 Cfr. D. Leroux, Pietro mi ami tu?, Ed. Gotica, Ferrara 1989, pag. 93.

87 Cfr. J. Ferrér-Benimeli, G. Caprile, op. cit., pag. 91.. Anche in occasione della morte di Giovanni XXIII, il Gamberini aveva rilasciato all’agenzia Pantheon un altro elogio funebre altamente significativo: «Scompare un uomo che si prometteva di colmare [...] l’abisso scavato dalla Chiesa prima di lui fra sé medesima e la società moderna. E la sua morte è un gran male per tutti». Anche per quanto riguarda la sconcertante personalità di Paolo VI, rimandiamo il lettore ai vivaci, interessantissimi, ricordi di Franco Bellegrandi contenuti nel suo citato libro Nichitaroncalli.

88 Cfr. Documentation Catholique, nº 1874, pag. 509; cit. in D. Leroux, op. cit., pag. 95.

89 Vedasi al riguardo lo scritto di Léon de Poncins nel libro Infiltrations ennemies dans l’Église, Documents et temoignages, Ed. Henry Coston, Parigi 1970, pag. 79 e ss.

90 Vedi l’edizione settimanale dell’Osservatore Romano, del 25 aprile 1985, pag. 12. La fotografia del ricevimento venne pubblicata sulla edizione settimanale dell’Osservatore Romano, del 10 maggio 1985, a pag. 7.

91 Vedasi al riguardo il quaderno della Executive Intelligence Review intitolato The Ugly Truth about A.D.L. («La brutta verità sull’A.D.L.»), Washington 1992, nonché il volume della stessa editrice Dope Inc, specialmente alle pagg. 502 e ss., 603 e ss. L’A.D.L. è il braccio operativo del B’nai B’rith.

92 Cfr. Y. Moncomble, Le pouvoir de la drogue dans la politique mondiale («Il potere della droga e la politica mondiale»), Parigi 1990, pag. 95 e ss., e in particolare pag. 99.

93 Cfr. E. Ratier, Mystères et secrets du B’nai B’rith («Misteri e segreti del B’nai B’rith»), Facta Ed., Parigi 1993, pag. 105 e ss.

94 Tante sono le condanne contate da Padre Esposito, che riporta i dati di questa sua ricerca su Jesus, dell’ottobre 1988.

95 Cfr. 30 Giorni, del 4 aprile 1995, pag. 33.

96 Sigla di Loggia ANFI, matricola 14/005.

97 Sigla di Loggia VINO, matricola 43652/21.

98 Cfr. P. R. Esposito, op. cit., pag. 335. In quel volume, al capitolo IX, Padre Esposito sottolinea la matrice e l’ispirazione massoniche del Rotary.

99 Ibid., pagg. 348 e 349.

100 Vedasi il supplemento al nº 1 del 1995 del detto Notiziario della Buona Volontà Mondiale.

101 Cfr. P. R. Esposito, op. cit., pag. 197.

Fonte: http://www.crisidellachiesa.com/articoli/massoneria/massoneria_conquista_chiesa/la_massoneria_alla_conquista_della_chiesa.htm

 

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